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Talk of Honor #9


The DREAM Has Come True. Frase fatta e scontata? Forse sì, forse no. Di certo c'è solo il fatto che mai come questa volta sia azzeccata, perfettamente adatta alla situazione. Giorni fa, prima di Best in the World, avevo già in mente cosa scrivere in caso di vittoria di Cody Rhodes, eppure subito dopo il conteggio vincente dell'arbitro tutto questo è svanito, è uscito dalla mia mente per far posto ad una sola figura... quella dell'”American Dream” Dusty Rhodes, a cosa possa aver pensato in quell'attimo in cui suo figlio è salito sul tetto del mondo. Subito dopo ho osservato Cody, steso sul tappeto che tra commozione e incredulità abbracciava quella cintura tanto prestigiosa, quel titolo che gente come Kevin Steen, Bryan Danielson, CM Punk e Samoa Joe hanno detenuto prima di lui. Forse non sarà il miglior campione della storia della Ring of Honor, il più tecnico o il più talentuoso, ma per un attimo ho creduto che lo fosse, perchè Cody ce l'aveva fatta, ci aveva dimostrato una volta di più che i sogni a volte diventano realtà. Benvenuti a tutti,cari lettori del Talk of Honor, ad un nuovo numero dell'unica rubrica che analizza le vicende in casa ROH. Stavamo parlando di Best in the World e di Cody Rhodes, ormai la notizia ha fatto il giro del mondo e anche chi non segue questa federazione ha avuto modo di scoprire che quel ragazzino che debuttò in una puntata qualunque di RAW nel 2007 ha conquistato uno dei titoli più prestigiosi nel mondo del pro wrestling attuale. Giusto? Sbagliato? Personalmente io sto nel mezzo. E' vero che il fu Stardust non ha le qualità dei grandi campioni passati dalla Pennsylvania dal giorno della sua fondazione ad oggi, ma è anche vero che dopo gli addii di Kyle O'Reilly e Adam Cole la federazione aveva bisogno di una scossa, un nome forte, di grido, per rilanciarsi dopo gli ultimi mesi un po' altalenanti. E nel panorama indipendente sono davvero pochi i nomi che, a livello di fama, possono competere con Cody Rhodes ora come ora. A questo aggiungiamo che tra pochi giorni Cody affronterà Kazuchika Okada in un incontro valido per l'IWGP Heavyweight Championship in occasione del primo show organizzato dalla NJPW nella terra di George Washington e degli hamburgers e capiamo perchè la ROH abbia fatto bingo con questa scelta. Forse i fan più hardcore potranno storcere il naso, ma tant'è. Analizzata la situazione dal lato della promotion vorrei aggiungere due parole sulla situazione dell'atleta, di cui ho già abbozzato qualcosa nelle prime righe. Quando Cody ha lasciato la WWE il popolo internettiano e non solo si è diviso tra chi sosteneva che uno come lui avrebbe potuto sfondare anche in realtà che con la WWE spesso hanno poco a che spartire e chi pensava che il secondogenito di casa Rhodes avrebbe fallito nella “Compagnia delle Indie(s)” (semi cit.). A dire il vero all'inizio i cosiddetti “haters”, o semplicemente “dubbiosi”, ci avevano preso. I primi match di Cody nelle federazioni indipendenti non furono granchè. Nemmno gente come Zack Sabre Jr. e Will Ospreay, che di solito regalano sempre match da leccarsi i baffi, sono riusciti a far faville con Cody. Normale. Un periodo di adattamento ci sta. E poi Cody non è Chris Hero, questo va detto. Dopo uno stint abbastanza fallimentare ad Impact Wrestling Cody è arrivato in ROH (e NJPW). Primo match e prima vittoria... contro Jay Lethal. Qualcosa avremmo dovuto capirla già in quel momento. Per il fratellino di Goldust la Ring of Honor finora sta rappresentando una totale rivincita. I più maligni potranno dire che va avanti grazie al suo cognome, io non voglio pensarla così e dò a Cesare quel che è di Cesare. Finora i fatti stanno smentendo chi non credeva in lui (e io, seppur parzialmente, ero tra quelli). Sono felice che il ragazzo abbia raggiunto un così prestigioso traguardo dopo il terribile lutto che lo ha colpito ormai due anni fa, le possibilità che l'1 luglio realizzi una storica e clamorosa doppietta rasentano lo zero, ma a volte, si sa, i sogni si avverano.



Ok ok Cody, i sogni, le rivincite e tutto... ma Christopher Daniels? Dopo tutta questa attesa per una sua vittoria perde il titolo dopo tre mesi? Beh... sì. Anch'io rimango un attimo perplesso, tuttavia se questo stint titolato aveva lo scopo di essere un premio alla carriera di Daniels per poi passare subito il testimone al “nuovo che avanza” direi che ha raggiunto a pieno il suo obiettivo. Christopher Daniels rimarrà comunque uno dei wrestler più importanti dell'ultimo ventennio e non sarà certo un regno finito in modo brusco a cambiare ciò. Cosa si prospetta ora per “The Fallen Angel”? Lui su Twitter ha scritto messaggi criptici incolpando i fan per la sua sconfitta e questo potrebbe portare ad un turn heel a breve. Forse oggi è la Ring of Honor ad aver bisogno di Daniels più di quanto Daniels abbia bisogno della ROH, e uno come lui, buono per tutte le stagioni, potrebbe essere utile per lanciare qualche nuovo prospetto, o per regalarci una gran bella rivalità con l'amico di una vita Frankie Kazarian. Solo il tempo ce lo dirà, ma nell'attesa ricordatevi che anche se l'angelo è caduto un'altra volta, saprà rialzarsi come sempre!



Veniamo ora a quello che gli stessi commentatori a bordo ring hanno definito (in modo abbastanza azzardato) “the upset of month... of the year... of the century”, ovvero la vittoria di Dalton Castle e dei suoi Boys, che insieme sono riusciti a strappare i ROH World Six-Man Tag Team Titles al grande Bully Ray e ai Briscoes. Questa è stata indubbiamente la sorpresa della serata per me, mai mi sarei aspettato che Dalton Castle e i suoi bizzarri amici potessero vincere le cinture ai danni di tre wrestler ben più blasonati, anche se pur apprezzando il buon Dalton (forse sono l'unico al mondo), questo risultato non fa che confermare il mio pensiero in merito a questi titoli, ovvero che sono perfettamente INUTILI. Per carità, il tentativo della ROH di dare interesse a queste corone è ammirevole, ma finora le hanno detenute sempre atleti per i quali la federazione non aveva idee narrative a lungo termine. Cosa c'è ora nel futuro di queste cinture? Probabilmente un discreto regno del “Party Peacock” e dei suoi amici, per poi passare il testimone ad un altro trio dalle basse prospettive o assemblato da tre wrestler che non hanno nulla a che spartire, e così in loop fino al ritiro dei titoli. Chissà se Castle riuscirà a smentirmi e a valorizzare delle cinture che sembrano sempre di più una forzatura, ma se non ce l'hanno fatta mostri sacri come l'ex Bubba Ray e i fratelli Jay e Mark questa sembra un'impresa irrealizzabile... Sono stato troppo duro? Forse sì, ma capitemi... non le sopporto proprio.



Se da un lato c'è un membro del Bullet Club che ride, dall'altro ce n'è uno che piange. Ovviamente parliamo di Marty Scurll. L'ex ROH TV Champion ha fallito l'opportunità di riprendersi il titolo a Best in the World, perdendo contro il sempre ottimo KUSHIDA. Nell'ultimo numero di questa rubrica pronosticai che l'ingresso nel Club più famoso del mondo pro wrestling potesse rappresentare per lui la spinta definitiva verso le vette più alte della Ring of Honor. A distanza di qualche mese posso dire che, almeno per ora, la federazione ha deciso di puntare su un altro cavallo, quello di cui abbiamo parlato nel primo paragrafo. Non è bastata dunque la grande popolarità, la grande esperienza in giro per il mondo e il grande affetto che il pubblico prova per Marty per farse in modo che diventasse lui IL villain della ROH, ma il tempo gioca a suo favore e uno come lui non può rimanere a lungo nel ruolo di gregario. E' lecito attendersi qualche altro mese nell'uppercard per l'inglese, per poi magari andare a contendere lo scettro proprio al suo compagno di stable, mai dire mai. Da buon villain, Marty avrà certamente un piano perfetto da sfoderare per l'occasione.

Chiudiamo questa parte dedicata agli incontri titolati parlando del match probabilmente più elettrizzante dell'intera serata del 23 giugno. Young Bucks vs War Machine... vs Trent & Chuckie T. Con questi nomi sul ring il divertimento è assicurato, e anche questa volta non hanno deluso le aspettative. Ritmo alto, spot molto belli e un paio di OMG Moments mica da ridere. I Bucks si confermano campioni e a questo punto ogni giorno che passa diventa sempre più difficile ipotizzare chi sottrarrà loro le cinture. Gli ultimi in grado di riuscire in una simile impresa furono gli Hardyz in circostanze molto particolari, staremo a vedere se la ROH opterà per un'altra scelta di questo tipo o se sarà qualche giovane leone a togliere gli allori a Matt & Nick Jackson. 



Purtroppo, abbiamo anche una cattiva notizia di cui parlare, cari fan della ROH.
Bobby Fish, colui che per anni ha rappresentato uno dei nomi più interessanti della federazione, ha lasciato la Pennsylvania. Non possiamo biasimarlo per questa scelta, dal momento in cui Bobby ha risposto alla chiamata che aspettava da una vita, quella più importante, quella dalla WWE.
Proprio così, a 38 anni, dopo quasi vent'anni di onorata carriera, Fish ha accettato un'offerta dalla federazione di Stamford, debuttando durante gli ultimi tapings dello show giallo.
Ma riflettendoci sopra, “The Infamous” ha tutte le carte in regola per sfondare anche in un palcoscenico importante come quello della major più conosciuta al mondo?

Fish è sicuramente un signor performer, non ha mai deluso sul ring e anzi mostrato grande duttilità, riuscendo a mettere a suo agio praticamente qualsiasi avversario, con l'obiettivo di sfornare la miglior contesa possibile. 
D'altra parte però, Bobby non si può dire un fuoriclasse in tutto quello che riguarda l'extra-ring, quello che esula dalla mera attività sul quadrato. Fish incarna perfettamente uno stile molto tecnico, old school, uno stile ponderato e ragionato, che potrebbe far storcere il naso alla platea “media” che segue la WWE. Ad ogni modo, il recente successo del tag team vecchia scuola per eccellenza, i “Revival”, ci fa ben sperare. 
In singolo Fish potrebbe sì dire la sua, considerato anche il trattamento (ottimo) che sta ricevendo Roderick Strong, uno a cui si potrebbero muovere le stesse critiche mosse a Fish, che invece sta godendo di ottima popolarità e riscontro con il pubblico. 
Nonostante questo, siamo convinti del fatto che la collocazione migliore per Bobby Fish sia un'altra, che si può riassumere in una parola chiarificatrice: ReDragon.
Proprio così, considerato l'attuale stato di free agent di Kyle O'Reilly, non è da escludere una reunion del noto tag team che per anni ha dato grande prova di sé nelle ROH, ridando lustro alla categoria team, e in numerose indies statunitensi.
Le carenze al microfono e nell'extra ring dei due performer potrebbero essere quindi nascoste proprio dall'azione sul quadrato, andando a creare il team successore quasi naturale dei Revival, promossi da qualche mesi nel main roster.
Non ci resta che sperare quindi che dopo una breve run in singolo, Bobby Fish si riunisca con il “Martial Artist” canadese, Kyle O'Reilly, reincarnando un tag team che potrebbe fare sfacelli ad NXT così come nei roster principali.



Anche per oggi è tutto. Prima di tornare a patire l'infernale caldo estivo vorremmo ringraziare il grande Matteo Riva, autore della copertina di questo numero della rubrica e consigliarvi di non uscire di casa nelle ore più calde e di bere molta acqua (dove ho già sentito queste parole?). Ok, ora è davvero tutto, Talk of Honor torna prossimamente sempre e solo su World of Wrestling!

We'll be back, babies!

A cura di Matteo Di Filippo e Mattia Rota


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