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Slobberknocker N.2: Special Attractions, Starpower & Fucking Marks


Ballerini, Orsi e Bestie

Il nostro passatempo preferito ha delle radici che affondano nelle fiere itineranti che, tra la fine dell'800 e i primi decenni del '900, tra donne barbute, nani, uomini forzuti e giganti, ospitavano anche lottatori, che mettevano in palio qualche spicciolo per chi, tra gli spettatori, era disposto a provare a resistere qualche minuto contro di loro.
I tempi cambiano, e le cose si modificano...tuttavia, il Pro Wrestling ha mantenuto a lungo (forse la mantiene tutt'ora?) una componente fieristica, circense.
E così, anche nel Secondo Dopoguerra, con la nascita della National Wrestling Alliance, con il boom televisivo dei primi anni '50 e con lo sviluppo di numerose e fiorenti promotion, erano presenti, e rimarranno presenti ancora a lungo, diversi lottatori che non erano lottatori, ma piuttosto attrazioni speciali itineranti.
Vediamone alcune insieme.


Ricky Starr, un ballerino nel mondo del wrestling

Un tempo, il Pro Wrestling era una cosa austera e seria, dove tutto sembrava uno shoot...ok, forse ho sbagliato foto.
Allora, già che ci siamo, parliamo di Ricky Starr, che forse non era una cosa seria, ma sicuramente era divertente.
Bernard Herman voleva, più di ogni altra cosa, diventare un Pro Wrestler, ma aveva un problema, apparentemente insormontabile: era troppo piccolo, e, nella sua nativa St.Louis, il celebre promoter Sam Muchnick era restio a concederli dei booking.
Non si può dire che la soluzione che escogitò non fu ingegnosa: si iscrisse a una rinomata scuola di danza, intorno al 1951, e si allenò fino allo stremo, cinque o sei ore al giorno, per diventare un autentico ballerino.
Poi, mischiò la danza alla sua routine di wrestler, creando la gimmick di un ballerino che schivava danzando gli assalti del suo avversario, per poi sconfiggerlo prendendolo alla sprovvista con i suoi insoliti movimenti.
Un numero spassoso, insolitamente fine per uno spettacolo, il wrestling, spesso un po' greve, e capace di strappare un sorriso anche ai più accigliati detrattori della disciplina.
Come Dan Parker del “New York Mirror”, che pur disprezzando il Pro Wrestling, apprezzava Starr:

“Ricki Starr è diverso.
Non c'è nulla di offensivo nella sua routine.
Oltre a essere originale, è genuinamente divertente, a differenza dei tanti goffi tentativi di commedia che sono diventati un cronico problema del wrestling.”

La gimmick, dapprima appena abbozzata, fu poi lanciata in pieno nel Texas Occidentale, intorno al 1954.
Contro le aspettative di molti, si rivelò uno strepitoso successo.
A New York, che proprio in quegli anni stava tornando ad essere una delle capitali del wrestling, gli fu concesso di sconfiggere in modo pulito l'astro nascente Dick The Bruiser.
Qualche volta, però, il suo avversario non era contento di perdere contro un lottatore con una gimmick così effeminata.
Ad esempio, Skull Murphy, quando scoprì, il 4 Febbraio del 1957, di dover perdere, al Madison Square Garden di New York, contro Ricky Starr, diede in escandescenze: non solo Starr aveva la gimmick del ballerino, ma pesava anche almeno venti chili meno di lui.
Però c'era una cosa che Murphy non sapeva: Herman non era solo un Pro Wrestler e un ballerino, ma anche uno shooter.
Saputo che Murphy aveva dei problemi a concedergli un job, il job, semplicemente, se lo prese, demolendolo in pochi minuti e facendogli fare la figura dell'imbecille davanti ai quasi ventimila spettatori presenti.
Oltre a essere un ballerino e uno shooter, Herman era un uomo intelligente, consapevole dei limiti della sua gimmick, e capace di sfruttarla al meglio.
In una lettera al promoter Jack Pfefer, conservata all'Università di Notre Dame, lo avverte del rischio di sovraesporsi:

“Si è parlato molto della possibilità di tornare subito dopo Milwaukee per altre due settimane.
Jack, non credo sarebbe troppo vantaggioso tornare subito e consumare troppo la novità della mia attrazione.
Il pubblico in tutti i luoghi IMPAZZISCE per me.
Mi adorano fino a quando non possono vedermi troppo spesso.”

Fedele a questo saggio principio, Starr si imbarcò in un lungo tour dell'Europa negli anni '60, per poi trasferirsi definitivamente a Londra nel 1975, tagliando poi tutti i legami con il Pro Wrestling.


Pugile e gigante

Si potrebbe discutere delle attrazioni itineranti del Pro Wrestling senza citarlo?
Una creazione di Vince McMahon Sr., che prese un semplice lottatore grande e grosso e lo trasformò in un Gigante, Andre The Giant è stato, per tanti anni, uno dei volti più significativi della disciplina, con il diritto a una percentuale degli incassi pari a quella dei campioni NWA e WWWF.
Con Andre, il filo rosso che collega il Pro Wrestling alle sue origini da fiera sono particolarmente evidenti: il colosso francese è solo l'ultimo di una serie di attrazioni che facevano di deformità o particolarità fisiche il loro punto di forza.
Con una differenza: Andre aveva passato lunghi anni a non essere una semplice attrazione speciale, ma un autentico lottatore, come testimoniano i match sopravvissuti della prima fase della sua carriera.
Per cui, se in apparenza non c'erano poi molte differenze tra lui e wrestler come Tex McKenzie o Sky High Lee, in realtà Andre era molto più completo, con una comprensione del selling e della psicologia dei match significativa: si può ipotizzare che queste capacità l'abbiano comunque aiutato a far durare più a lungo la sua carriera, trascendendo, almeno in parte, il ruolo di attrazione speciale da fiera.


Victor The Bear è arrivato in città

Chi dice che le attrazioni speciali dovevano necessariamente essere umane?
Un lottatore alle prese con un animale selvaggio ha sempre stimolato la fantasia del pubblico.
Gli orsi, poi, sono lottatori naturali, possono essere addestrati in modo relativamente facile e, nei casi migliori, hanno un selling migliore di quello di Roman Reigns.
Non c'è quindi da stupirsi che sono stati attivi, per lungo tempo, orsi lottatori, che attraversavano in lungo e in largo gli Stati Uniti, esibendosi in “match” contro qualche wrestler, disposto a chiudere un occhio pur di guadagnarsi la pagnotta.
Altre volte, il pubblico veniva invitato a misurarsi in prove di lotta contro questi orsi, dall'esito molto difficilmente positivo per lo sfidante.
Certo, il loro utilizzo non era esente da rischi, come dimostra la tragica vicenda di McKigney, promoter indipendente canadese la cui fidanzata fu uccisa dal suo plantigrado addestrato.


L'orso ammaestrato più costoso del mondo

Ironia a parte, nessuno, ovviamente, intende paragonare il grande Brock Lesnar a un orso ammaestrato.
Dopotutto, Victor The Bear costava molto meno, era meno pericoloso per gli avversari e si nutriva solo di cose naturali.
E poi, il povero orso doveva lavorare duramente, girovagando di promotion in promotion, mica poteva apparire in tre o quattro fiere all'anno e passare il resto dell'anno spaparanzato in gabbia ingozzandosi di miele.
Però, nonostante queste differenze significative, non notate anche voi delle somiglianze tra le attrazioni speciali di ieri e i part timer di oggi?
Dopotutto, oggi più che mai, visto che esistono meno promotion e quindi meno rotazione di wrestler, è necessario avere nello show qualche novità, che possa incrementare l'interesse degli spettatori.
Però riflettiamo su una cosa: perché nessuno ha mai pensato di dare a Andre The Giant (prendo l'attrazione speciale di maggior successo e fama come esempio) la cintura?
In verità, la WWE ha romanzato e abbellito molto tutta la faccenda, ma la malinconica realtà era che il gigante francese non era poi considerato molto diversamente dai midget, dagli orsi ammaestrati o dalle donne che lottavano nel fango: un fenomeno da esibire qualche volta e non molto di più.
Era un draw significativo?
Sì, ma questa affermazione va poi circostanziata, e la capacità di attrarre pubblico di Andre messa nel suo contesto.
Un'attrazione speciale, che passa una volta all'anno, può garantire un singolo tutto esaurito, ma su di essa non puoi poi costruire nulla, né può interagire in modo interessante o significativo col resto del roster.
Nessuno era interessato a vedere il match di Ricky Starr o di Andre The Giant contro il wrestler tal dei tali...erano tutti interessati a vedere Ricky Starr, punto.
Da una parte, questo magari rendeva non dannoso perdere contro di lui (tanto, era evidente a tutti che si trattava di un “fuori programma”), dall'altra però lo rendeva un corpo estraneo, avulso al resto del roster.
Probabilmente, il pubblico oggi è troppo smaliziato perché Brock Lesnar serva come attrazione vincendo delle Battle Royal o degli Handicap Match contro tre jobber alla volta.
Bisogna farlo interagire col resto del roster, ma così facendo, si finisce per abbassare il livello di tutti gli altri lottatori, e far calare l'interesse verso lo show: se i wrestler più forti compaiono solo in alcuni momenti dell'anno, tanto vale smettere di guardarlo negli altri.
Tant'è vero che la WWE sembra avere fatto, recentemente, la sbalorditiva scoperta che uno show dove il campione non appare mai perde un po' di interesse.
Ma d'altronde, bisogna tenere conto dello Starpower.

Ole Anderson e lo Starpower

Allievo di Verne Gagne, e wrestler e booker tipicamente old school, Ole Anderson ha avuto un ruolo importante nel creare diverse star del wrestling moderno, come i Road Warriors e Tony Atlas.
Poi, verso la fine della sua carriera, è approdato in WCW, quando questa era diretta da Jim Herd e lì cominciò a notare alcune cose strane.
Usiamo le parole dello stesso Anderson:

“La WCW pagava Ric Flair 750.000 dollari perché era il campione del mondo dei pesi massimi.
Non notate nulla di strano in questa frase?
Non ho scritto quando era il campione del mondo.
Ho scritto perché era il campione del mondo.
I dirigenti della WCW erano così stupidi!
Io ripetevo di continuo:
<<Mio Dio, Jim!
Questo business è un work!
Flair non ha vinto la cintura!
Siamo noi che gliel'abbiamo data!”>>
A parlare con Jim Herd di Ric Flair e del titolo mondiale, uno finiva per pensare che Flair avesse vinto la cintura sconfiggendo Lou Thesz, Frank Gotch e Danny Hodge in uno shoot.
Una volta, in una riunione, mi alzai e dissi:
<<Siete i più stupidi bastardi che abbia mai conosciuto.
Se avessi saputo che eravate così dannatamente idioti da pagare qualcuno 750.000 dollari solo perché ha la cintura, me la sarei assegnata da solo, visto che sono il booker!>>

Poi arrivarono, dalla WWF in crisi, gli Hulk Hogan, i Kevin Nash e i Randy Savage:

“Il management della WCW non arrivò mai a capire che c'erano un migliaio di Randy Savage nel mondo.
Ok, magari non un migliaio, ma ne avrei potuto trovare alcuni ancora meglio.
Se si fossero presi la briga di cercare, avrebbero potuto trovare diverse migliaia di Hulk Hogan, ma la briga non se la presero mai, così continuarono a pensare che Terry Bollea fosse l'unico a poter essere Hulk Hogan.
E mentre la dirigenza continuava a pensare che questi tizi fossero gli unici a poter ricoprire certi ruoli, senza neanche capire quali fossero questi ruoli, divenne facile, per loro, ricattare la compagnia per salari sempre più grandi e lucrosi.
Si misero a offrire contratti da centinaia di migliaia di dollari a gente come Ric Flair “perché lui è il campione”.
Dimenticandosi che, se Flair era il campione, era solo perché lo avevano deciso loro a tavolino..
Una volta che i wrestler capirono che i mark non sedevano più tra il pubblico, ma erano nella dirigenza, furono lesti ad approfittarsene.”


Due superstar dotate di Starpower

Ok, se di Hulk Hogan, di Ric Flair e di Randy Savage se ne possono trovare migliaia, lo stesso non si può dire di ex campioni dell'UFC o di star di Hollywood...questi sono effettivamente rari.
E' anche vero però che Hogan non era un campione di boxe, e che Ric Flair non era un grande attore di teatro, eppure sono stati fatti diventare delle attrazioni.
Paradossalmente, nello stesso momento in cui i booker hanno un controllo pressoché totale sui wrestler, la WWE ritiene opportuno pagare milioni e milioni dei part timer, e far tenere loro in ostaggio lo show, “perché hanno lo Starpower”.
Parafrasando Ole Anderson “se hanno lo Starpower, è solo perché lo avete deciso voi a tavolino”.
Forse la realtà è più sinistra di così, però...
Forse lo scherzo di Anderson è diventato realtà, e i mark hanno abbandonato le campagne del Tennessee per invadere la stanza dei bottoni della WWE.
Qualcuno avvisi Vince McMahon.

 

 

 


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