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WWE WOW Talk #1


Ciao a tutti e benvenuti a WOW Talk, un nuovo editoriale volto a parlare dell'universo WWE. E proprio guardando alla federazione di Stamford si può ben capire l'origine del nome di questa rubrica che fa il verso a Raw Talk, programma che intrattiene gli spettatori nel post-Raw discutendo degli avvenimenti di giornata; allo stesso modo del suddetto show e di Talking Smack, seppur senza le presenze ben più invitanti delle superstar della compagnia (o di Renee Young), mi piacerebbe discutere di ciò che accade in WWE, cercando di ricapitolare e di tirare fuori spunti di riflessione, se possibile e se ne sarò capace. Ringraziando Matteo Riva per la bellissima copertina e sperando che questo viaggio possa essere una allegra scampagnata e non un viaggio sconclusionato direi di evitare altre dovute ma noiose premesse e di parlare solo di ciò che ci piace e che alle volte ci fa persino un po' arrabbiare, la WWE!

 

I roster di Raw e SmackDown sono reduci rispettivamente da Extreme Rules e Money in the Bank, mentre le superstar navigano a vista verso Great Balls of Fire e Battleground. Gli scontri dei pay-per-view si stanno già delineando, Brock Lesnar è finalmente tornato a presenziare alle puntate settimanali dopo una assenza prolungata, e nello show del martedì Jinder Mahal continua a sfoggiare il Titolo WWE frutto più della sua carta d'identità che del mero talento. In questo periodo la federazione di Vince McMahon ha più incognite che punti fermi, e i membri del team creativo dovranno essere bravi sia a non deteriorare quei pochi pilastri su cui poggia la compagnia sia a sfruttare per bene l'incertezza di alcune situazioni.

 

Coppie che scoppiano

Appunto, l'incertezza. L'incertezza maggiore, in particolare a Raw, è rappresentata dalle situazioni di alcune delle coppie dello show rosso. Non è notizia nuova lo split tra Goldust e R-Truth, mentre è una ferita fresca e, se è per questo, aperta una seconda volta quella della divisione turbolenta tra Big Cass e Enzo Amore; è invece in divenire la separazione tra gli sposini Miz e Maryse, con Bo Dallas e Curtis Axel che sembrano poter essere gli eredi designati della A-lister canadese.

Beh, il feud tra i primi due sta venendo portato avanti bene, e abbiamo l'opportunità di ammirare una nuova Golden Age, ma diciamocelo, considerando l'età dei due sarà un progetto facilmente fine a se stesso. Avranno probabilmente più ripercussioni al contrario le scelte di dividere il team che spopolò a NXT e, se non rimarrà solo una bozza su carta, gli sposi da poco reduci dal trasloco dalla 'terra delle opportunità', ma questa è una eventualità di cui avremo modo di parlare in futuro, per ora teniamo solo a mente i baci mancati tra i due nell'ultima puntata.

Ebbene, a tenere banco quindi è in particolare la divisione del duo Enzo & Cass, un tag team che ha riscosso molto successo tra il pubblico grazie anche ai tormentoni che sono riusciti a creare, un successo che ora la WWE sembra volere sfruttare diversamente, ponendoci diversi dubbi sul futuro dei due. Infatti entrambi i wrestler sono apparsi nel migliore dei casi acerbi – Big Cass – e nel peggiore inadatti a ricoprire un ruolo rilevante sul quadrato (vero Amore?). Insomma, il dilemma che molti credo si pongano è quale futuro aspetti i due al netto di pregi e difetti piuttosto evidenti, considerando che Cass s'è mostrato piuttosto grezzo sul quadrato e pare ancora troppo poco maturo per poter fare un ruolo, quello del big man heel, che peraltro è già una prerogativa di Braun Strowman, e considerando altresì che Enzo Amore sembra poco adatto a calcare i ring da solo se pensiamo come lui abbia costruito la sua carriera sulla bravura al microfono, con la WWE che addirittura neanche prova a nascondere questa sorta di compensazione per le scarse capacità in-ring (ricordate queste parole di Triple H?) Chiaro che a rischiare maggiormente sia proprio Enzo, per il quale già cominciano a girare le voci su un possibile approdo a 205 Live in futuro, se non persino una carriera da manager dando già per spacciate le sue possibilità come wrestler nella compagnia di Stamford, mentre Big Cass se non altro ha dalla sua un fisico adatto a richiamare le attenzioni di Vince McMahon.

 

Mischiamo le squadre?

Non pochi avranno notato come ormai da parecchio la WWE stia proponendo molti match a più uomini nelle puntate settimanali di Raw e SmackDown, purtroppo troppo spesso dando l'impressione di mischiare nello stesso calderone ingredienti presi a caso qua e là, con una scrittura ad essere generosi molto frettolosa, un po' come quando i pomeriggi dopo la scuola ci si trovava con gli amichetti a giocare a calcio e si sceglievano le squadre con le conte più improbabili. Certo, il fatto che ci siano stati un match per definire lo sfidante di Brock Lesnar e i due, anzi, tre Money in the Bank ladder match pare un collegamento alquanto ovvio, e fare questi match ha potuto creare dei presupposti per le faide ed essere banco di prova per i pay-per-view, ma questa spiegazione non ha certo accontentato tutti, ed alcuni, su tutti Dave Meltzer come riportato in precedenza, hanno invece puntato il dito sulla pigrizia creativa dei booker dei due show principali della compagnia. A parer mio questa pigrizia creativa non è il delirio di un hater, non è solo presunta, è invece il leit motiv che ha accompagnato Raw e SmackDown nella marcia di allontanamento da WrestleMania. Non ha aiutato lo shake-up, che ha creato confusione dando ancor più l'idea di casualità e contingenza, né la promozione di Nakamura o il ritorno di Finn Balor, i quali hanno mascherato alcune lacune e tuttavia hanno creato paradossalmente una situazione per certi versi invidiabile ma anche incredibilmente pericolosa per gli stessi wrestler se in concomitanza con un periodo di cattiva scrittura o pigrizia creativa, ovvero una sovrabbondanza di quantità e qualità che rischia di affossare taluni, e non per forza i meno talentuosi. La WWE ora ha secondo me quindi il dovere di abbandonare al più presto questa maniera di proporre il proprio capitale umano per cercare di valorizzare al meglio i propri punti di forza, attuali e potenziali.

 

L'epopea (in)gloriosa di Samoa Joe e Braun Strowman

Dove secondo me invece la WWE non ha peccato a livello di scrittura, forse perché certi personaggi si scrivono da soli o perché aiutati da un wrestler che genera attenzione a prescindere da ciò che si presenta al pubblico, è nei casi dei succitati Samoa Joe e Braun Strowman.

Il samoano rientra perfettamente nella prima definizione: è un buon performer, molto apprezzato in America, che ruba l'occhio per la profonda discrepanza tra le sue prestazioni e il suo fisico appesantito, e che, soprattutto, è un heel naturale dallo sguardo feroce che necessita di ben poca attenzione nello scrivergli i feud, un distruttore senza paura che non si ferma davanti a niente, nemmeno davanti al campione Brock Lesnar, colui che ha aperto la testa di Randy Orton in due o che ha rotto la streak di Undertaker. In pratica il perfetto avversario da mandare contro la Bestia, e uno dei pochi a potergli oltretutto tenere testa dal punto di vista fisico.

Alto più di due metri, muscolatura possente, ex strongman, anche Strowman, sebbene sia quasi un neofita del wrestling, non sembra aver bisogno di chissà quale scrittura per essere presentato al pubblico. Se non che i piani non sembrano essere andati come previsto, e la WWE si trova ad avere un monster heel stranamente tifato ed acclamato anche grazie a quello che è il suo avversario, il controverso Roman Reigns. E, come lasciato intendere in precedenza, la qualità del wrestler della famiglia Anoa'i è sicuramente quella di generare molta attenzione, positiva e negativa, attorno a sé, a prescindere da ciò che possa fare. Una qualità molto proficua peraltro per la WWE, che quindi insiste sul suo profilo nonostante si trovi ad avere un face fischiato e un monster heel acclamato e ringraziato dalla folla ogni qualvolta meni brutalmente l'avversario esanime.

Strowman e Joe hanno in comune il fatto di ricevere le attenzioni dei booker e di conseguenza del pubblico, e sono esempi di buona scrittura se vogliamo. Eppure la loro epopea già solleva qualche mugugno prima dell'esito dei loro rispettivi feud, e non perché occupino spot non meritati o per antipatia, anzi, il borbottare deriva da questo sentore diffuso che questi altro non siano che gli ennesimi agnelli sacrificali di Brock Lesnar e di Roman Reigns, i veri cavalli di razza nella testa di Vince McMahon, quelli che idealmente dovranno arrivare alla sfida finale per il dominio di Raw, e chissà, semmai passando pure attraverso John Cena. Dopotutto, tolta la parentesi Goldberg che faremo purtroppo fatica a dimenticare e che è comunque servita per eliminare la bestia nera del sindaco di Suplex City, Lesnar è presentato come un mostro indistruttibile e imbattibile, mentre Reigns pare sulla via per la consacrazione definitiva come simbolo della compagnia, nonostante le proteste del pubblico che vede Reigns surclassare sistematicamente i propri beniamini, visti come più bravi e più pronti per il grande salto del Big Dog. E il fatto che tutto questo possa servire per arrivare a una sfida per l'inizio di una nuova era con un nuovo protagonista indiscusso e che il vincitore di questa sfida sia proprio Roman Reigns qualche perplessità inevitabilmente la crea.

Per ora in ogni caso godiamoci le scazzottate di Strowman e la prepotenza di Joe, dato che ci stanno regalando degli ottimi momenti in questo periodo e che non ha senso fasciarsi la testa prima di essersela totta.

 

Lo sport entertainment incontra lo sport professionistico

Una premessa è d'obbligo: dopo WrestleMania lo share della WWE è calato drasticamente, questo per il minore interesse dopo quello che viene percepito e venduto come lo show dell'anno e per la coincidenza spesso e volentieri con i playoff della NBA che hanno tolto sicuramente dei potenziali spettatori televisivi alla compagnia. Non che ora, salvo colpi di scena, gli ascolti si siano proprio impennati, anzi, giusto questa settimana Raw è tornata a scendere sotto i 3 milioni come nel periodo buio in cui Curry e Durant combattevano a distanza con Styles e Rollins.

Proprio a WrestleMania c'è stato un interessante crossover (anche se 'interessante' in realtà è una parola grossa) tra wrestling e football americano, con la stella della NFL Rob Gronkowski che è intervenuta nella Andre the Giant Memorial Battle Royal, dando il via peraltro a una vasta rete di voci che volevano il gigante quasi in procinto di darsi al wrestling. Non è la prima volta che stelle di altri sport sono chiamati a intervenire negli show della federazione, molti di voi ricorderanno Wayne Rooney schiaffeggiare Wade Barrett (come ci ha ricordato qui il team di WOW Smark Radio) o Ronda Rousey stendere Triple H, e tanti avranno sicuramente sentito del possibile dream match (per chi?) tra Big Show e Shaquille O'Neal, e lo sapevano bene i dirigenti della WWE quando hanno deciso di approdare a Los Angeles e ospitare l'eccentrico ex giocatore di football e creatore e proprietario del Big Baller Brand LaVar Ball coi figli LaMelo e Lonzo, quest'ultimo seconda scelta agli ultimi draft della NBA. Questa mossa commerciale, che ha strappato più di qualche risata nel segmento del Miz TV, non è riuscita ad arginare il calo dello share, ma insieme ad altri segmenti come quello di Gronkowski sembra un modo per ammiccare ai tifosi dello sport professionistico creando interesse verso la WWE non solo in ottica prettamente immediata ma anche a lungo termine, e per avere effetti a lungo termine questo ammiccare non deve essere fine a se stesso ma deve avere una certa continuità. E qui mi chiedo: questa ricerca di estensione, di sconfinamento dai limiti dello sport entertainment per invadere lo sport professionistico, tutto questo può diventare non una eccezione ma una maniera ricorrente per accalappiare nuovo pubblico?

 

Le donne fanno la storia, di nuovo

Il crescente interesse verso la divisione femminile, il cambio di nome con l'abbandono del poco lusinghiero 'Divas', il primo Hell in a Cell e il primo main event femminile in un pay-per-view della WWE, la streak di Asuka, e pure il primo Money in the Bank ladder match. Non c'è che dire, si stanno facendo passi da gigante. Non solo le donne, anche se molti, WWE in primis, sembrano suggerire questo, ma è la stessa compagnia a fare questi passi importanti poco alla volta, perché non erano certo le scarse capacità delle wrestler femminili in giro per il mondo il problema, quanto forse una considerazione piuttosto scarsa dell'universo WWE verso una realtà che già da tempo meritava e gridava la propria dignità.

Purtroppo però a Money in the Bank il ladder match non è andato come sperato, e la prima valigetta della storia femminile è stata arraffata da... James Ellsworth. Sì, James Ellsworth. Che avesse una certa affinità con le scale lo avevamo già capito, e lo aveva capito a sue spese pure Dean Ambrose a TLC, ma non avrei mai scommesso su un suo ruolo così determinante nell'impresa di Carmella. E che in un match storico e pubblicizzato come tale un uomo rubi lo spot che spetterebbe a una donna è o bieca delegittimazione o trolling livello esperto. La WWE oltretutto, non ancora sazia da questo simposio scellerato, ci ha regalato un rematch con un Ellsworth nuovamente decisivo in favore della sua Principessa, seppure in misura minore. Inoltre in quest'ultimo match la WWE è sembrata persino calcare la mano sull'inadeguatezza di Carmella nei confronti delle colleghe dello show blu, mostrandola spesso come un corpo estraneo al match: la fotografia di quanto detto sono le quattro altre atlete unite che abbandonano per un attimo la classica distinzione tra face e heel non tanto per combattere Carmella quanto per spostarla di peso dal suo tentativo di raggiungere l'agognato contratto.

Ora la curiosità va inevitabilmente a cosa ne farà Carmella della valigetta e come affronterà la campionessa Naomi, che esce ora (forse) da un feud imbarazzante per Lana, esposta al pubblico ludibrio nella fossa dei leoni.

 

SmackDown tag team division is on fire

Finalmente i tag team! Se la divisione dei tag team dello show blu dalla brand extension era stata con ogni probabilità il punto debole del brand, ecco che ora si trasforma invece in vero e proprio fiore all'occhiello. Dall'interessante viaggio alla conquista delle cinture della strana coppia Slater & Rhyno in poi c'è stato ben poco di cui essere felici. Lo stesso regno dei due succitati non è stato minimamente interessante quanto la conquista con le unghie e con i denti dei titoli, e la breve parentesi della Wyatt Family ancor meno rilevante essendo in funzione esclusivamente dei membri dell'inquietante stable. Aggiungiamoci il deludente regno degli American Alpha, ripiego con ogni probabilità degli Hype Bros che tuttavia non potevano concorrere per il titolo per l'infortunio di Zack Ryder, e il gioco è fatto, l'interesse è minimo.

In questo scenario tuttavia ecco l'inversione di tendenza: gli Usos si rendono apprezzabili come heel e rubano la scena coi loro segmenti semi-rappati, il New Day passa allo show blu grazie allo shake-up, i Breezango mettono in moto una serie di segmenti comedy decisamente ilari mostrando una vena comica che viene messa in risalto ogni giorno di più, e gli Hype Bros tornano essendo memori della title shot non sfruttata a dovere, anche se la posizione di questi ultimi appare la più debole, e già sento quasi odore di split.

Ad ogni modo, qui è dove SmackDown ha costruito degli ottimi presupposti, e qui i booker non devono fallire, non dopo mesi di nulla assoluto per i tag team. I Breezango forse non saranno mai seri candidati ai titoli, o almeno non ce li hanno mai presentati come tali, ma hanno un potenziale comico appena iniziato ad esplorare che va assolutamente sfruttato, e Usos e New Day hanno già cominciato a scontrarsi verbalmente e giusto martedì potrebbe esserci una battaglia rap tutta da gustare. Il New Day poi, dopo il record dell'anno scorso, non ha bisogno del titolo quanto il duo samoano, e potrebbe quindi aiutare Jimmy e Jey ad arrivare alla consacrazione definitiva.

 

Lo strano limbo di SmackDown

Per ultimo ecco un argomento un po' spinoso. Dalla brand extension SmackDown è stato per me molto spesso lo show stealer, sfruttando le incertezze di Raw e guadagnandosi una stima diffusa soprattutto per la scrittura meno schizofrenica e per la scelta del volto che doveva rappresentare il marchio; non a caso SmackDown è stata più volte presentata come la casa che AJ Styles ha costruito, e non solo dallo stesso wrestler americano. Dopo WrestleMania invece la tendenza è stata diversa, e alcune scelte hanno lasciato un po' a desiderare.

Baron Corbin come Mister Money in the Bank mi piace, sebbene non nasconda che il mio preferito fosse l'ormai vituperato Sami Zayn, ma il Lone Wolf ha dalla sua parte il personaggio, il phisique du rôle, e una crescita evidente e graduale sia a livello professionale del wrestler sia a livello di evoluzione del personaggio interpretato. Corbin può essere la mina vagante di SmackDown e mi fa piacere vedere che nonostante un fisico che lo avvantaggia decisamente in WWE il wrestler non si sia adagiato sugli allori, evolvendosi da pezzo di legno a performer con una propria dignità e la capacità di imbastire solidi incontri.

Kevin Owens è un altro wrestler che adoro, eppure devo ammettere che un po' ha fatto rimpiangere The Miz, il quale non sarà il migliore wrestler sulla faccia della terra ma ha una capacità di intrattenere forse unica nell'universo del wrestling entertainment. Ma è presto per fare il punto su questo, quello che invece crea più dubbi nell'immediato è la sostanziale immobilità di ciò che ruota attorno alla cintura degli Stati Uniti; tuttavia questo dovrebbe risolversi a breve, già per il prossimo martedì ci sarà una Independence Day Battle Royal per scovare il number one contender al titolo, un'occasione speciale che fa l'occhiolino a John Cena, anche se il fatto che sia free agent fa pensare a un passaggio a Raw. Senza dimenticare i conti in sospeso tra KO e l'ex best friend Chris Jericho.

Dove sono meno contento, e non credo di essere l'unico, è nel magico mondo dove la sola carta d'identità può garantire una title shot e, perché no, un titolo. Un mondo dove ci sono wrestler del calibro di AJ Styles, Shinsuke Nakamura, Kevin Owens, Sami Zayn e John Cena ma questi vengono tenuti ben lontani dal titolo e questo se lo becca quello che nel formare le squadre veniva scelto sempre per ultimo, quello che veniva umiliato fino all'altro ieri pure da un Mojo Rawley qualunque o dal già citato Rob Gronkowski. Avete già capito che sto parlando di Jinder Mahal, la più grande casualità della storia del wrestling. Casualità perché altro non può essere che una coincidenza il fatto che un wrestler di origini indiane ignorato e umiliato fino a due mesi fa vada per il titolo e addirittura diventi campione proprio nel momento in cui le concorrenti della WWE palesano l'intenzione di espandersi nel subcontinente indiano, no?

Lasciando perdere l'umorismo da quattro soldi, questa improbabile storyline tra Randy Orton e Jinder Mahal pare finalmente giungere a una conclusione nell'apice del trash wrestling: a Battleground infatti ci sarà un Punjabi prison match che già stuzzica i fan del Great Khali. Ma questo limbo in cui non si capisce se la WWE stia ancora contando i soldi provenienti dall'India o se abbia sviluppato un certo gusto per il sadismo finalmente dovrebbe avere una conclusione. E se così non sarà ho una sola richiesta: una End of Days liberatoria per Baron e per noi tutti.

 

Si ride, si scherza, si critica e si scherza ancora. La WWE alle volte delude per qualche scelta ma non si può mai accontentare tutti, e sicuramente ha una bravura senza eguali nell'appassionare i tifosi, a farli empatizzare con i propri beniamini. Quindi finché WWE sarà avremo sempre gente disposta a parlarne, nel bene e nel male, e se così non sarà meglio seguire il consiglio di The Miz e...

...go to the bingo halls with your indie friends!

Tanti cari saluti e alla prossima!

Stefano Buonfino

 


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