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WWE WOW Talk #2


Ciao a tutti e benvenuti nella seconda puntata di questo editoriale volto a parlare dell'universo WWE. È un appuntamento un po' improvvisato dal momento che sono successe molte cose importanti in questa settimana, forse troppe. Mentre scrivevo il primo numero mi dilungavo e mi dicevo che avevo tante cose da dire poiché era la prima puntata e mi chiedevo di cosa avrei potuto parlare da lì a due settimane, e passati soli sette giorni tuttavia è già capitato il finimondo. Quindi bando alle ciance, ringraziamo Matteo Riva per la sempre ottima copertina, e immergiamoci immediatamente nel mondo delle nostre superstar preferite, proprio ora che Great Balls of Fire (davvero lo hanno chiamato così?) è alle porte!

 

L'Independence Day – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l'America

 

È il 4 luglio, festa dell'Indipendenza degli Stati Uniti. E chi meglio di John Cena per aprire la sagra dell'onanismo americano? Nessuno, infatti torna John Cena. Carramba! Torna nella nuova veste di free agent, che tuttavia non copre la vecchia uniforme di soldatino perfetto e patriota che l'America sente il bisogno di celebrare. Cosa manca per innalzare il perfetto soldato americano? Un nemico. Ed ecco infatti Rusev inaugurare una guerra fredda 2.0, a ricordarci i bei fasti del feud tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Ora, non voglio certo stare a trovare il parallelismo con la situazione attuale e i rapporti non idilliaci tra Trump e Putin, ma quel che è certo è che questa faida ricorrente se non è completamente anacronistica quantomeno è venuta un po' a noia.

Non è comunque finita qui: nella serata trova spazio la terza sconfitta di fila, la più cocente, per la “russa” Lana, in quella che sta prendendo sempre più i contorni di un'umiliazione per fatti a noi forse non completamente noti; ma anche la preponderanza di Randy Orton che vince il duello a distanza con Jinder Mahal e respinge con poco garbo le accuse di razzismo del wrestler “indiano” (in questa festa del virgolettato non posso fare a meno di fare notare che Lana sarebbe americana e Mahal canadese); così come il vincitore della Battle Royal è nientepopodimeno che lo statunitense AJ Styles, entrato malconcio e risultato vincitore di un triello finale coi due canadesi Tye Dillinger e Sami Zayn, peraltro uscendo indenne da un attacco del canadese e “Face of America” Kevin Owens, detentore del Titolo US. Non che quest'ultimo scenario mi disturbi, lo ammetto.

In tutto questo la puntata è briosa, a tratti parecchio divertente, il pubblico connette meravigliosamente ed è uno dei protagonisti della serata, ma serve veramente un'occasione così speciale per gli Stati Uniti perché la WWE sfrutti il potenziale a disposizione? La risposta per me sta nel momento più caldo della puntata, il segmento in cui tutto il pubblico era unito, i minuti che hanno visto protagonista il General Manager di SmackDown Daniel Bryan. Perché sì, AJ Styles era tifato in quanto face e in quanto Styles mentre mostrava al pubblico la cintura con la bandiera americana, ma aveva pur sempre vinto un'opportunità per il Titolo US e brandiva un simbolo a stelle e strisce con fierezza, John Cena nel momento in cui ha deviato l'attenzione sulla giornata e sul patriottismo è tornato a essere tifato incondizionatamente quando cinque minuti prima invece si sentivano i soliti cori “Cena sucks”, Bryan al contrario è stato acclamato indipendentemente dal contesto di orgoglio nazionale che appariva assolutamente marginale se non irrilevante, senza nominare l'America, senza farne accenno, senza fare proclami, niente di tutto questo. Bryan funzionava perché era Bryan: per il suo talento, per la sua connessione col pubblico, per il suo carisma. Anche se non combatte più, il GM di SmackDown è la dimostrazione che una attenta costruzione su un personaggio e un wrestler non certo irrilevante per il panorama di questa disciplina è più forte di una ghiotta occasione che tuttavia presenta una scadenza.

 

Quando ci si spoglia della cintura dietro le quinte

 

A proposito di Us Title, è notizia fresca e inaspettata il fatto che proprio AJ Styles sia il nuovo detentore della cintura. Kevin Owens è stato battuto non in un pay-per-view, non in una puntata di SmackDown Live, è stato battuto a sorpresa in un live event al Madison Square Garden di New York, in un match non trasmesso in diretta dalle televisioni e dal Network, un vero e proprio passaggio di testimone a fari spenti che ha colto di sorpresa gli appassionati della WWE. Il feud peraltro appariva per certi versi sprecato per un titolo “minore”, e forse non aveva mai davvero ingranato appieno nonostante il valore indubbio dei due contendenti, due dei performer più apprezzati dal pubblico non solo della federazione della famiglia McMahon ma anche dell'intera disciplina.

Detto questo è facile vedere alcuni tifosi passare dalla sorpresa allo sconcerto chiedendosi se sia giusto o meno che un evento di tale portata, potendo scegliere, non venga ripreso dalle telecamere in diretta permettendo agli appassionati della WWE di vivere e godersi l'attimo. Beh, il discorso è ben più complesso di quanto si possa pensare, non ha una risposta scontata né univoca. Da un lato tutto questo viene definito sport, e uno sport non dovrebbe sottostare alla legge della telecamera, la realtà non smette di esistere se non è ripresa e trasmessa, per cui può benissimo starci che questo evento costituisca un'occasione di godimento per pochi eletti. Non che sia improbabile che la WWE ci riproponga i momenti salienti martedì prossimo a SmackDown. D'altro canto ciò non è solo definito sport ma ha anche e soprattutto il carattere di entertainment, per cui il proprio pubblico e giudice non è solo quello presente fisicamente alla vicenda narrata ma anche quello televisivo, che anzi costituisce la maggioranza.

Se devo sbilanciarmi dico che sì, mi ha lasciato davvero sorpreso scoprire che il titolo fosse passato di mano in un live event, ma se dicessi che la cosa mi ha infastidito direi una bugia bella e buona. In realtà sono ancora più curioso. Preciso che credo e spero che la WWE abbia filmati e immagini da proporre come incipit della prossima puntata dello show blu, ma rinnovo la mia curiosità per come gestiranno la vicenda legata al titolo e alla rivalità tra KO e AJ, che facilmente sfocerà in un match decisivo a Battleground, sempre che questo passaggio di consegne non sia frutto di dinamiche che noi fruitori non conosciamo appieno. E, pur sapendo che passaggi di titolo nei live event sono eventi estremamente sporadici e rimarranno tali, dona anche una nuova aura di incertezza agli stessi show live, talvolta ritenuti troppo scontati proprio per quanto concerne i risultati. Ben venga un accadimento poco probabile per dare maggiore vitalità a un feud e a uno show che da qualche mese dimostra di avere necessità di un cambio di rotta.

 

Il rilascio di Austin Aries segna il fallimento di 205 Live?

 

Un altro fulmine a ciel sereno, uno squarcio dritto al cuore di molti appassionati: con ben poche avvisaglie Austin Aries è stato rilasciato dalla WWE. Ciò porta il buon umore in casa Aries, e i suoi fan già sognano ritorni leggendari o approdi verso nuovi e meravigliosi lidi ma ben consci dell'opportunità sprecata. Il dubbio è se questa opportunità l'abbia sprecata Aries o la WWE.

Prima di tutto farei un rapidissimo bilancio dell'esperienza di Austin nella compagnia di Stamford. Debutto a NXT, buoni feud, mai però la conquista del titolo, e chissà che non abbia contribuito quel maledetto infortunio; quindi l'approdo nel main roster, ma non a Raw o SmackDown bensì tra i cruiser, dove rapidamente scala le gerarchie e arriva a lottare per il titolo, persino a WrestleMania, ma venendo sempre sconfitto da Neville e mostrando la frustrazione sul proprio volto nell'ultimo match titolato. Ora col senno di poi quella frustrazione che faceva ben sperare assume un altro significato. Considerando la bravura e il palmares del wrestler stona un po' il fatto che tra NXT e 205 Live Aries non abbia conquistato nemmeno un titolo. Non che sia stato tenuto lontano da cinture o storyline importanti, tuttavia la sensazione di aver sprecato un'ottima opportunità rimane.

Ma cosa ha portato al rilascio? E cosa significa questa situazione per la WWE e 205 Live? Ebbene, ho la sensazione che il rilascio sia il frutto di un malcontento non unilaterale. Per certi versi la WWE ha preso atto del fallimento del progetto-Aries e non ha saputo porvi rimedio, dal punto di vista di Austin il professionista non è stato trattato come avrebbe dovuto venendo rinchiuso dietro le sbarre in quel carcere per diversamente dotati che è 205 Live. Perché per la WWE 205 Live altro non è che un progetto con i wrestler che sarebbero solo lettere su carta funzionali o meno al progetto stesso, un progetto che tuttavia non sta venendo assolutamente valorizzato, anzi, dà piuttosto la sensazione di un carcere per l'appunto per tutti i talenti sotto i 93 chilogrammi che non possono trovare spazio né a Raw, né a SmackDown, ma che non possono nemmeno fermare il processo di crescita di NXT, che prevede un passaggio continuo di nuovi talenti in vista del main roster. Sono sicuro che ci fossero e ci siano ancora le migliori intenzioni per quanto riguarda lo show, dopotutto nessuno crede che Vince McMahon voglia sprecare tempo e denaro, e anche Aries acquisiva un senso a 205 Live nel momento in cui si poneva un performer del suo calibro in un prodotto traballante nel quale la sua esperienza poteva fungere da guida per i tanti talenti presenti nel roster. Ma, ed è un grosso ma, bisogna anche essere capaci di capire che questa detenzione forzata in cui i talenti non sono valorizzati ma semplicemente riconosciuti come diversi, in cui su di essi non si pone l'accento ma divengono al contrario motivo di disinteresse, non può portare ad alcunché di buono. In un certo senso quindi il rilascio di Austin Aries segna per me il fallimento fin qui di 205 Live, in attesa di essere smentito dalla WWE.

 

 

Anche il secondo numero del WOW Talk è concluso. È stato un appuntamento ben più breve del precedente ma spero altrettanto interessante, nonostante sia uscito una settimana prima del previsto. Un paio di breaking news infatti avevano rotto la routine settimanale e sembrava opportuno parlarne. Ora occhi puntati su Great Balls of Fire, per pronostici e riflessioni a riguardo leggete e commentate il Forecast del nostro Ambrogio 'Rated R Superstar' Giacovelli (ecco il link), altrimenti come sempre...

...go to the bingo halls with your indie friends!

Tanti cari saluti e alla prossima!

Stefano Buonfino


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