Roman Reigns è il miglior personaggio della WWE?

Roman Reigns è il miglior personaggio della WWE?

Il suo ritorno a SummerSlam ha scosso profondamente le gerarchie del roster di SmackDown (e della WWE tutta), riscrivendo i rapporti di potere gerarchizzati in precedenza dalla presenza di “The Fiend” Bray Wyatt. Stiamo parlando di Roman Reigns, ovviamente. Ma non dello stesso Roman Reigns di cui ci siamo riempiti le bocche, chi per lode e chi per critica, negli ultimi anni. Quello che pochi mesi fa ha fatto ritorno sul quadrato è un Reigns diverso, cinico e spietato, consapevole dei suoi mezzi e del ruolo che deve ricoprire all’interno della federazione che a lungo ha insistito per averlo come suo volto.
Questa nuova versione dell’ex Mastino dello Shield ha le caratteristiche adeguate per diventare il personaggio migliore che c’è, ad oggi, nella WWE? Quali sono le novità, o presunte tali, che sta portando in campo? E quali sono le altre gimmick che potrebbero “fregarle” il ruolo? Insomma,
Roman Reigns è o no il miglior personaggio della federazione?

Scavando nel passato recente, anche solo il porsi la domanda di cui sopra avrebbe fatto percepire chiunque come un perfetto idiota. Il Roman che tutti ci siamo, ahimè, abituati a conoscere era ben lontano dal poter essere definito il migliore, in qualsiasi ambito. Figuriamoci poi se si stava parlando di personaggi, di costruzione di essi e profondità narrativa. Pura pazzia!
Del resto la vecchia versione di Reigns era monodimensionale: un belloccio Superman col compito di non far sentire al pubblico la mancanza del John Cena della situazione, sempre ai vertici della card anche a scapito di talenti ben maggiori del suo. Vince McMahon ha deciso di infilarci giù per la gola il suo prototipo di lottatore da prima pagina. E come ha risposto il pubblico? Con un netto rifiuto, ovviamente.
Un rifiuto tanto rumoroso da dover far salvare il main event di Wrestlemania 31 da Seth Rollins e dal suo incasso provvidenziale della valigetta del Money in the Bank. A conti fatti, il pubblico rigettava non tanto Roman Reigns in quanto persona e personaggio, quanto la costruzione troppo rapida e piatta che lo aveva spinto in quel ruolo dagli abiti stretti.
Un uomo saggio, dopo un segnale tanto evidente, dovrebbe capire che forse la strategia migliore è quella di cambiare strategia. Ma il presidente della federazione che tanto amiamo ha anche una testa particolarmente dura, per cui negli anni successivi ha deciso di propinarci più e più volte Reigns in ruoli di spropositata importanza, spesso contro il solito Brock Lesnar, fino addirittura a farlo diventare l’unico altro lottatore oltre allo stesso Brock ad aver sconfitto The Undertaker in un’edizione di Wrestlemania. Roba da profanatori di divinità!

Il destino di Reigns all’interno della WWE sembrava dunque segnato: la dicotomia peggiore si stava ormai avverando sotto gli occhi di tutti, quella di essere un lottatore amato dai piani alti ma odiato dai fan. Cioè dal cuore pulsante dell’industria. Non certo una situazione brillante.
Solo la malattia è riuscita a far risultare Roman meno inviso agli spettatori, anche se dirlo sembra senza cuore. Quindi, quando il samoano tornò dicendo di aver quasi sconfitto il male terribile che stava affrontando, chiunque avrebbe scommesso su una sua
run vincente da face, finalmente, tifato. E per un certo tempo fu davvero così.
A fermare il corso positivo degli eventi per Reigns è arrivato poi il coronavirus e la sua conseguente esclusione da Wrestlemania 36. La notizia era nell’aria: per via delle sue incerte condizioni di salute, bersaglio perfetto per la malattia, Roman sarebbe stato ben lontano dalle scene per un bel po’ di tempo.

In quanti avrebbero scommesso che questa nuova pausa avrebbe trasformato il suo personaggio in ciò che stiamo ammirando oggi? La versione aggiornata di Roman Reigns ha fatto il suo sorprendente debutto durante SummerSlam, evento che portava come sottotitolo la scritta “you never see it coming”. Ammirevole ironia, col senno di poi.
La
mission che Roman voleva portare a compimento era semplice e descritta dalla sua stessa maglia: “Wreck everyone & leave”. La distruzione dura e pura, rapida ma non indolore, figlia della voglia del samoano di affermare una volta per tutte chi comanda in WWE.
Il personaggio, coadiuvato dalla sempre piacevole dialettica di Paul Heyman, non si può incasellare con precisione nelle categorie granitiche di
heel o face e verrebbe davvero la tentazione di definirlo tweener. Lo stesso Reigns arriva, però, in nostro aiuto cercando di indirizzarci verso la giusta categoria per la sua gimmick: l’interpretazione di se stesso. Ricorda ciò che diceva CM Punk e che aveva tatuato anche sulla pelle: “No Gimmick Needed”.

Ed è forse questa la nuova frontiera della scrittura dei personaggi nel wrestling, ciò che potrebbe rendere ai fini della nostra analisi il personaggio di Reigns il migliore nel panorama attuale della WWE?
La risposta che potremmo darci è un secco e deciso NO.
L’interpretazione di se stessi durante uno spettacolo di wrestling non può essere una nuova strada da percorrere per la costruzione di nuove
gimmick. Prima di tutto perché la strada non è nemmeno nuova e non battuta. Poi, non si può mai interpretare realmente se stessi, quanto al massimo creare un personaggio che sia più rispondente al carattere reale dell’uomo che lo interpreta. Fare in modo che il costume sia quanto più possibile tessuto su misura del corpo che deve indossarlo. Questo è ciò che faceva CM Punk in modo brillante e questo è ciò che stanno cercando di far fare a Roman Reigns. E per ora, dobbiamo dirlo, sta funzionando maledettamente bene!
L’uomo duro che si pone al comando simbolico di una lunghissima stirpe di lottatori, che cerca di preservare il nome e l’onore della sua famiglia e contemporaneamente è alla ricerca di una gloria personale che sia meritata e non solo frutto di fattori esterni al proprio agire. Questo è il modello che Reigns vuole presentare mentre parla al microfono nelle nostre TV. Un lottatore di wrestling senza troppe sovrastrutture e macchinazioni, un guerriero colto nella sua essenzialità. Questo non lo rende il miglior personaggio, ma lo fa salire almeno nella top 3.

L’ultimo fattore che conferma la tesi secondo cui un personaggio “tradizionale”, nel senso della scrittura che si pone alle sue spalle che non rispecchia per forza le caratteristiche reali dell’uomo-interprete, risulta ancora essere una scelta vincente rispetto al personaggio “realistico” è il resto della classifica: alle prime due posizioni, sopra Reigns, troviamo il Messia di Seth Rollins e il Mostro di Bray Wyatt.
Questi due sono ad oggi i personaggi migliori della WWE, con una leggera inclinazione verso la vittoria del
Fiend di Wyatt, fatto della stessa materia di cui sono fatti gli incubi. Personaggi che forse non rispecchiano i veri tratti caratteriali dei loro interpreti, che per questo rispondono a canoni più classici di scrittura e formazione, ma che risultano più incisivi e memorabili, al netto anche di una migliore recitazione forse da parte degli stessi lottatori chiamati in causa.

Il personaggio di Roman resta comunque da seguire con estrema attenzione e sarà capace, continuando lungo la direzione che si sta iniziando a profilare, di restare scolpito nella memoria di tutti come la migliore versione di Roman Reigns che abbiamo mai visto in WWE, almeno da quando ha intrapreso la carriera da singolo, dopo la distruzione dello Shield. Dobbiamo solo sperare che tutta la storia di orgoglio e lotta familiare possa sbocciare a Wrestlemania 37 in un bellissimo e attesissimo match di Reigns con il cugino The Rock. Perfetta sintesi di come l’unione tra wrestling e realtà possa portare a dei diamanti meravigliosi.

Francesco D’Agostino

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