Bruno Sammartino: la storia di un immortale

Bruno Sammartino: la storia di un immortale

Data originale di pubblicazione:  6 Aprile 2013

 

La storia del più grande campione della storia della WWE, the Living Legend, The Italian Strongman… Bruno Sammartino!

Il più noto lottatore italiano è con molta probabilità Bruno Sammartino. Nato il 6 ottobre 1935 a Pizzoferrato, si trasferisce negli Stati Uniti, dove da tempo si trovava il padre, nel 1950.

Con ancora addosso le sofferenze della guerra, quando contrasse la febbre reumatica, una conoscenza superficiale della lingua, e un fisico esile, divenne presto un bersaglio dei bulli e per questo inizio a dedicarsi al sollevamento pesi.

Il liceo che frequentata non aveva un programma di wrestling e si allenò alla University of Pittsburgh sotto il coach Rex Peary. Sammartino divenne noto per le esibizione da strongman e il giornalista sportivo Bob Prince lo mandò in onda. Fu così che il promoter locale Rudy Miller lo vide e capì che poteva essere presentato per attirare l’attenzione degli italiani che seguivano il wrestling.

Mentre lavorava come nelle costruzioni nel 1956, Sammartino affrontò ad una fiera un orangutango. Dopo aver subito a lungo, Sammartino colpì allo stomaco il primate venendo squalificato, vedendosi negati i soldi pattuiti ed uscendo dalla gabbia con i vestiti strappati e gli occhi gonfi.

Debutta nel wrestling il 17 dicembre del 1959 sconfiggendo in 19 secondi Dmitri Grabowski e 4 giorni dopo Miguel Torres. In poco tempo diventa una celebrità. Nel 1966 acquista la Spectator Sports promotion, dove periodicamente lottavano stelle come Gorilla Monsoon (vero nome: Gino Marella), The Crusher, Bill Watts, George Steele, Bobo Brazil, e talenti locali come Johnny De Fazio, Frank “Carnegie Cop” Holtz, Hurricane Hunt, Tony “The Battman” Marino, and John L. Sullivan (in seguito noto come Johnny Valiant).

Sebbene non vi fossero particolari problemi, cedette la promotion nel 1971. La nuova proprietà, di Buffalo, gli chiese di restare per occuparsi degli show nella zona di Pittsburgh. Tre anni dopo lo show TV viene cancellato e la promotion chiude permettendo alla WWWF di accaparrarsi la zona di Pittsburgh.

Il 2 gennaio del 1960, meno di un mese dal suo debutto, Sammartino lotta per la prima volta al Madison Sqaure Garden di New York contro Bill Curry (che sostituiva Killer Kowalsky): sei mesi dopo iniziò ad essere una presenza nei main event dell’arena, all’inizio in coppia con Antonino Rocca.

Il 18 febbraio del 1961, affronta Chick Garibaldi al Sunnyside Gardens (New York). Dopo un bodyslam, Sammartino vide gli occhi dell’avversario girarsi. L’arbitro non fece in tempo a controllare le condizioni di Garibaldi che questo era deceduto, come dirà in seguito l’autopsia, per un attacco cardiaco. Sammartino impiegò diversi anni per superare l’episodio.

Sammartino fu il primo ed unico uomo a sollevare il colossale (290 kg) Haystack Calhoun in un incontro: lo alzò all’altezza delle spalle e lo fece cadere.


Stanco di promesse mancate e dei pochi soldi ricevuti, Sammartino lascia la WWWF e passa alla promotion dell’ex socio di McMahon Sr., Kola Kwariani. La stretta di Kwariani sul mercato di New York si indebolì e su consiglio di Rudy Miller, Sammartino torna alla WWWF, dove trova meno soldi per lui e meno incontri.

Sammartino annuncia a McMahon che vuole trasferirsi a San Francisco dove vi è una forte comunità italiana. Una volta giunto in California, viene informato dalla commissione atletica locale che non può lottare in quanto sospeso. Non riuscendo a lottare in nessuno posto (tutte le commissioni atletiche rispettavano la decisione di sospensione) fa ritorno a Pittsburgh dove lavora come operaio e scopre il motivo della sospensione: aveva saltato un incontro a Baltimora, lo stesso giorno in cui doveva lottare a Chicago. Nella sua biografia, Sammartino sostiene che fu McMahon a incastrarlo come punizione per aver lavorato per Kwariani.

Su consiglio del lottatore Yukon Eric, Sammartino contatta il promoter di Toronto (dove ancora oggi vi è una forte comunità italiana), Jack Tunney. McMahon cerca di impedirgli di lottare anche lì, ma non ci riesce: debutta a Toronto nel marzo 1962, in poco tempo diventa un’attrazione e nel settembre dello stesso anno conquista il primo titolo, e viene richiesto da altri promoter canadesi.

Sammartino affrontò Buddy Rogers, sconfiggendolo, per il titolo di campione NWA, ma rifiuta il titolo per un colpo accidentale subito da Rogers: in seguito affronta due volte (una sconfitta e un pareggio) un’altra leggenda del wrestling, Lou Thesz.

Vince McMahon Sr nel frattempo ha problemi ad attirare pubblico agli show con Buddy Rogers come campione. Proprio McMahon, assieme a Toots Mondt, pagò i 500 dollari di sanzione per permettere a Sammartino di tornare a lottare. Dopo settimane di trattative, accetta di tornare ad una condizione: un match per il titolo WWWF di Buddy Rogers. Come gesto di riconoscenza, Sammartino continuò a lottare per Tunney a settimane alterne.

Il 17 maggio del 1963 Sammartino conquista il WWWF World Heavyweight Title sconfiggendo al Madison Square Garden, Buddy Rogers in 48 secondi.

Secondo quanto racconta il lottare, Rogers dovette essere imbrogliato per prendere parte al match. L’accordo era che Rogers avrebbe vinto per squalifica: fu lo stesso Sammartino a dargli la notizia sul ring, dicendo semplicemente “Possiamo farlo con le buone…o con le cattive”.

Il pubblico fu scioccato dalla dominanza di Sammartino sull’avversario. Rogers lasciò subito il ring dopo l’incontro e l’italiano si confermò come il più dominante lottare al mondo, mantenendo il titolo per 7 anni, 8 mesi e un giorno: ancora oggi è un record.

Rogers sostenne fino alla sua morte che non era in condizioni di lottare quella sera, avendo avuto una settimana prima un attacco cardiaco e che lo avevano trascinato fuori dall’ospedale per il match. Non solo Sammartino, ma tutti i lottatori presenti allo show concordano che non sia la verità, in quanto la commissione atletica fece esami a tutti i lottatori come da prassi. Inoltre Rogers non si prese mai una pausa dopo quel match.

Nel 1965 la sua popolarità lo portò ad essere scelto come sfidante al titolo NWA di Lou Thesz, ma Sammartino rifiuta per i tanti incontri e il poco tempo per recuperare. Al suo posto, Gene Kiniski, che si laurea campione.

Il 28 settembre, uscendo da un ristorante scopre che dalla sua vettura è stata rubata la cintura di campione WWWF, del valore di 10.000 dollari e non assicurata, che viene prontamente sostituita dalla WWWF. In questo periodo Sammartino si trova ad affrontare nel main event al Madison Square Garden (dove lotta ogni mese) lottatori del calibro di Killer Kowalski, Giant Baba, Gene Kiniski, Dr. Bill Miller, Dr. Jerry Graham, Bull Ramos, Hans Mortier, Waldo Von Erich, “Crusher” Reginald Lisowski, Johnny Valentine, The Sheik, Freddie Blassie, Curtis Iaukea, Tarzan Tyler, Bill Watts, Gorilla Monsoon, Professor Toru Tanaka, Handsome Johnny Barend, The Kentucky Butcher (John Quinn) e George “The Animal” Steele difendendo il titolo anche in Spagna, Australia, Messico e Giappone.

Sammartino ha anche l’onore di essere ricevuto in udienza privata dal papa.

Mentre si trova in Giappone, si trova ad affrontare un match di coppia un giovane Antonio Inoki. Quando questi cerca di colpirlo duramente, Sammartino lo manda al tappeto senza pietà: Inoki lo eviterà per il resto del match. Quando la NJPW sigla un accordo con la WWWF, Sammartino rifiuta di lottarvi, preferendo restare fedele all’amico Baba con cui ebbe diversi match della durata anche di un ora, terminati in parità.

Il 18 gennaio del 1971, Ivan Koloff conquista il titolo WWWF tra lo stupore generale: il silenzio fa credere all’ex campione di aver perso l’udito. Sammartino resta sul ring mentre Koloff torna negli spogliatoi, togliendo così l’attenzione dal neo campione. Il pubblico inizia a piangere mentre Sammartino lascia il ring, episodio che lo turbò molto dopo il match.

Tre settimana dopo Pedro Morales conquista a sua volta il titolo WWWF e Sammartino si congratula con lui sul ring. Morales fa registrare un buon pubblico a New York, ma nelle altre città le presenza calarono.

Nel gennaio del 1972, Sammartino lottò in California in una 22 Men Battle Royal che comprendeva tra gli altri Rocky Johnson, Mil Máscaras, John Tolos, Haystacks Calhoun, e Ripper Collins.

Sammartino e Collins sono gli ultimi due rimasti e dopo qualche minuto di lotta tra loro, Sammartino esegue diversi bodyslam su Collins, per poi eseguire un bearhug, facendolo cedere e vincendo anche gli 11.000 dollari in palio.

McMahon Sr chiede a Sammartino di tornare in WWWF, proposta che viene accettata solamente in cambio di una percentuale sugli incassi ed incontri meno frequenti: poco dopo Samamrtino e Morales inizano ad affrontarsi in diversi incontri di coppia e lottano allo Shea Satdium, quindi all’aperto, nel settembre 1972: l’incontro termina in parità dopo 75 minuti, e l’incasso per poco non fa segnare il record per un evento all’aperto.

Il 10 dicembre dell’anno dopo, Sammartino torna ad essere campione battendo Stan Stasiak, e difendendolo in seguito contro John Tolos, Bruiser Brody, Spiros Arion, Ken Patera, Bugsy McGraw, Freddie Blassie, Baron Von Raschke, Waldo Von Erich, Ivan Koloff, “Superstar” Billy Graham, Don Leo Jonathan, Angelo Mosca, Ernie Ladd, e Nikolai Volkoff.

Nell’aprile del 1976 subisce una frattura al collo durante un match contro Stan Hansen: torna sul ring due mesi dopo, in anticipo sui tempi, quando McMahon si accorge che le vendite per lo show allo Shea Stadium che avrebbe fatto da undercard card per il match tra Inoki e Alì (trasmesso a circuito chiuso in certe città) sono un flop.

Nonostante non fosse in condizione di lottare, vince per count out e gli ascolti sono alti: il match tra Alì e Inoki fa registrare pessimi ascolti dove non è accompagnata dallo show WWE.

Il secondo regno di Sammartino doveva durare solo un anno, ma i soldi offerti lo fecero restare: resterà campione per 3 anni, 4 mesi e 20 giorni.

Dopo l’infortunio al collo ed altri fastidi, Sammartino annuncia a McMahon che il regno era giunta al termine e viene sconfitto da “Superstar” Billy Graham in maniera controversa.

Dopo il secondo titolo di campione, Sammartino girò gli Stati Uniti e il mondo.

Nel 1979 scopre che McMahon Sr lo aveva imbrogliato sugli incassi degli show durante il suo secondo periodo in WWF: la questione verrà risolta in tribunale e come parte dell’accordo diventa un commentatore TV della WWF.

Nel 1980 iniziò una rivalità con il suo ex allievo Larry Zbysko che culminò in un Cage Match a Showdown at Shea (allo Shea Stadium) il 9 Agosto davanti a 36.295 spettatori segnando il tutto esaurito.

Nel 1981 si ritira dalle scene, tornando solo per aiutare il figlio David nella sua carriera di lottatore in WWF. David capisce presto che in realtà lo stanno usando per far lottare il padre e lascia più volte la WWF, mentre il padre resta e  viene coinvolto in alcuni feud con le stelle degli anni 80.

Il suo ultimo match in WWF è nel marzo del 1988 quando assieme ad Hulk Hogan affronta King Kong Bundy e One Man Gang.

Il 28 ottobre 1989, è l’arbitro nel match tra Ric Flair & Sting e Terry Funk & The Great Muta. Dopo il match scambia dei colpi con Muta facendolo scappare.

Negli ultimi anni, Sammartino è stato contattato più volte dalla WWE per un DVD su di lui, ma ha sempre rifiutato ogni coinvolgimento con il wrestling attuale, in quanto non di suo gradimento.

Tutto cambia tra il 2012 e il 2013, quando Triple H inizia ad essere un dirigente della WWE e non più un wrestler della federazione di Vince McMahon (Jr). cerca di ricostruire i ponti tra la federazione e la leggenda del wrestling, ottenendo libertà d’azione da parte di Vince, che si mostra scettico su un possibile coinvolgimento di Sammartino in WWE.

Invece succede qualcosa. Un miracolo? Forse. Triple H contatta Sammartino, parlano al telefono prima e di persona poi. Un po’ alla volta riesce a convincere La Leggenda che questa WWE non è male come pensa e che, soprattutto, tutto vogliono rendergli omaggio: wrestler, fans, dirigenti…anche Vince. Con una Wrestlemania a New York, una cerimonia della Hall of Fame al Garden, non può mancare lui. Sammartino si convince ed entra nella Hall Of Fame.

Lord Kobe

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