AEW: un successo o un fallimento ?

Da poco più di un anno è nata una nuova realtà di wrestling in tutto il mondo, che ha portato un modo diverso di approcciarsi alla disciplina rispetto al gigante WWE, una vera e propria alternativa ad essa sotto ogni punto di vista. Chiaramente ci riferiamo alla All Elite Wrestling, AEW in sigla.
Credo che tutti ricordino con estrema chiarezza le emozioni che hanno circondato l’arrivo della nuova federazione nel panorama del wrestling mondiale. Dopotutto, si stava parlando di una compagnia che aveva in mente qualcosa di grande, non voleva semplicemente imporsi nel panorama delle indies. No, voleva andare in
all in, cercando di ritagliarsi il suo spazio nell’ambiente main stream.
Il colpo, che sarebbe stato fuori portata quasi per tutti, sembrava invece facile per la AEW. Seppur non scontato, ovviamente. Ma questa facilità era stata raggiunta grazie a due fattori chiave. Il primo erano le persone che facevano da sfondo alla federazione neonata: Kenny Omega, Cody Rhodes, Young Bucks, Pac, Pentagon Jr., per non parlare poi di Chris Jericho e il “
fu Dean Ambrose” Jon Moxley. Un roster da paura, che riusciva ad unire sotto un’unica bandiera alcuni dei migliori esuli dalla WWE e i lottatori indipendenti migliori del pianeta. Il secondo fattore era da ricercare nelle colpe della concorrenza: il prodotto degli ultimi anni della federazione di Vince McMahon è in crisi, tranne poche storyline efficaci e il roster di NXT, e ciò ha fatto si che ci fosse molto scontento tra i fan, soprattutto tra quelli più hardcore. Questo scontento si è tramutato presto in un entusiasmo quasi incondizionato per la novità di cui si faceva portatrice la AEW. Entusiasmo che la nuova arrivata ha saputo sfruttare alla grande, creando show imperdibili e sempre freschi all’inizio del suo cammino.
Nonostante questi presupposti eccellenti, a un anno di distanza si può sostenere che la AEW abbia fallito nel suo obbiettivo principale. Attenzione: se guardassimo la questione sotto un punto di vista economico, allora potremmo dire in realtà che questo primo anno di All Elite sia stato un successo, visti gli ascolti che fa registrare per i suoi show. Se però prendessimo in esame ciò che molti si aspettavano, l’obbiettivo più prettamente artistico per così dire, dovremmo ammettere che Cody Rhodes e compagnia hanno fatto un bel buco nell’acqua.

L’affermazione è di quelle forti e certamente non pacifiche, quindi c’è bisogno di una giustificazione solida.
Lo scontento che negli anni scorsi si percepiva riguardo al prodotto della WWE, e che in parte si percepisce ancora oggi, vedeva come fulcro dei problemi della compagnia non tanto il lottato e la parte atletica del match, quanto la narrazione che faceva da contorno alle contese e la scarsità di storie all’altezza rispetto a quelle del passato più glorioso. Di buon wrestling in WWE ne abbiamo sempre visto, ancor più in questo periodo in cui abbiamo diversi performer incredibilmente bravi nelle loro tecniche e manovre. Le storie sembravano però carenti, senza anima. E spesso atleti amati dal pubblico non riuscivano a trovare lo spazio adeguato a causa di scelte apicali non certo illuminate.

Serviva dunque un’alternativa di spessore che riuscisse a sopperire a queste evidenti mancanze nel prodotto WWE e magari spronarla anche a fare di meglio per l’effetto concorrenza. In questo contesto va ad inserirsi l’arrivo della All Elite Wrestling, la nuova Terra Promessa degli appassionati e di chi era stufo della WWE. Almeno in teoria.
Perché in pratica, dopo un anno, la AEW non è riuscita a proporre un’alternativa seria alla WWE per quanto riguarda le storyline, vera mancanza dell’offerta.
In All Elite vediamo del lottato magnifico e magistrale, delle contese sempre sul filo del rasoio e appassionanti. Inoltre viene dato molto risalto alla componente sportiva della disciplina, anche con lo stratagemma semplice ma molto efficace di tenere conto del record di vittorie e sconfitte, nonché tradurre questi dati in una classifica per i contendenti alle cinture messe in palio. La categoria femminile è alquanto imbarazzante purtroppo, punto a sfavore grave in un momento storico in cui donne come Becky Lynch, Sasha Banks, Bayley e Charlotte hanno rivoluzionato il modo in cui il pubblico guarda il wrestling femminile. Ma questa mancanza viene sopperita dalla categoria tag team migliore al mondo. Per tirare le somme, il lottato della AEW merita un 9 su 10.

Ma le storyline? Si attestano generosamente su un 5, ben al di sotto della rivale di Stamford.
A parte alcune piccole perle, come l’Inner Circle e MJF, oppure la lotta interiore di Adam Page, le altre storyline in questo anno sono state davvero soporifere. O peggio ancora, alcune sono state un fuoco di hype e basta. Penso all’introduzione di Brodie Lee come leader del Dark Order, anticipato per molto tempo con grande attesa ma poi reso inefficiente e poco interessante in pochissime settimane. Le rivalità per i titoli sono spesso piatte e non all’altezza dello spettacolo che poi invece mostrano sul ring.
Il più grande problema risiede però nel poco respiro che è dato ai personaggi. Nella maggior parte dei casi in AEW vediamo delle faide che coinvolgono tanti atleti diversi, tutti insieme indistintamente. Tutto ciò toglie lo spazio creativo ai personaggi presi nella loro singolarità, che fanno davvero molta fatica a trovare il loro chiaro percorso di sviluppo.

Così abbiamo di fronte inequivocabilmente il più grande fallimento in un anno di All Elite. Certo, è ancora presto per poter tirare davvero le somme e molto resta da fare nel futuro di questa compagnia e sono sicuro che con i giusti cambiamenti diverrà davvero un’alternativa fortissima al prodotto WWE. Eppure al momento non è riuscita a sopperire alle mancanze lasciate dalla più grande rivale, non è riuscita ad infilarsi in modo repentino nelle falle del sistema Raw/SmackDown. Un’ occasione persa che, se sfruttata, poteva dare un grande vantaggio iniziale alla AEW.
Vedremo come in futuro si evolverà questa rivalità tra giganti, sicuri che riusciranno a imprimere nelle nostre menti dei momenti di fenomenale e puro wrestling.

 

Francesco D’Agostino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *