Wrestling & Cinema: Predator (Con Schwarzenegger, Weathers e Jesse Ventura)

Wrestling & Cinema: Predator (Con Schwarzenegger, Weathers e Jesse Ventura)

01SCHEDA TECNICA

Titolo originale: Predator

Titolo italiano: Predator

Nazione: USA

Uscita ITA: 23 Giugno1987

Uscita USA: 12 Giugno 1987

Genere: Azione

Regia: John McTiernan

Cast: Arnold Schwarzenegger, Carl Weathers, Elpidia Carrillo, Kevin Peter Hall, Sonny Landham, Bill Duke

Sceneggiatura: Jim Thomas, John Thomas

Produzione: Amercent Films/American Entertainment Partners L.P./Davis Entertainment/Lawrence Gordon Productions/Silver Pictures/Twentieth Century Fox Film Corporation

Distribuzione: Twentieth Century Fox Film Corporation

TRAMA
Un commando di Rangers delle Forze Speciali statunitensi viene inviato da un agente della CIA nello sperduto paese di Val Verde, in America Centrale, per soccorrere l’equipaggio di un elicottero con a bordo il ministro di un Paese alleato, che si pensa sia stato imprigionato dai guerriglieri antigovernativi della zona. La squadra, sbarcata nella jungla, scopre l’elicottero su cui viaggiava il ministro è stato abbattuto da un missile portatile. Vicino all’elicottero sono stati lasciati cadaveri scorticati, presumibilmente di altri soldati. Presto il commando, capitanato dal Maggiore Dutch Schaefer (interpretato da Arnold Schwarzenegger), verrà a conoscenza della terribile verità che affligge quei posti sperduti da anni.

RECENSIONE
Predator è un capolavoro dei film di azione.
Mi assumo tutto il peso di questa mia affermazione.
Può sembrare strano utilizzare il termine “capolavoro” per un film appartenente a questo filone, ma non temo di averlo usato a sproposito.
Non solo contiene tutti gli elementi del film di genere, ma li mescola sapientemente con altri due generi molto in voga all’epoca: fantascienza ed horror. Questo lo rende un prodotto molto diverso da un film d’azione “ammazza e spara” come Commando, Codice Magnum o altri della stessa filmografia del nostro culturista preferito.
Alla regia c’è un vero professionista, John McTiernan, che regalerà film come Trappola di Cristallo e Caccia ad Ottobre Rosso. Certo, non film impegnati, ma dotati di una solida regia e di un grande senso dello schermo per alcune scene e certamente si vede la mano di qualcuno che conosce la materia che tratta.
Non è però solo la mano di McTiernan a rendere grande questo film.
Grazie a lui abbiamo una pellicola dotata di un grande ritmo e di una magistrale costruzione sul tema portante della caccia, intesa nella maniera più primitiva e fisica possibile. L’intero film è girato in questo senso, con Schwarzy e la sua compagine nel ruolo (inusuale) di prede. Con loro viviamo la crescita della consapevolezza di essere obiettivi di un qualcosa che non riescono a vedere… ma che, con il senso del pericolo proprio di chi viene cacciato, riescono a percepire chiaramente.
?Proprio questa il crescere di questa sensazione di essere braccati, di ignoto, conduce fino al climax dello scontro finale con l’alieno, quel Predator del titolo che per molti rimane uno dei “mostri” migliori della storia del cinema.

(Ancora oggi, uno dei design più riusciti… tanto da non essere stato praticamente mai alterato nel corso del tempo)

Questa sensazione di andare verso un ineluttabile destino, pur senza sapere quale esso sia, viene come dicevo costruita a poco a poco. Anche con pochi, minuscoli dettagli: ad esempio Bill Duke che si passa il rasoio sul viso imperlato di sudore, teso, frustrato, osservando un’oscurità che sembra contenere tutti i pericoli del mondo… fino a farsi sanguinare la guancia!

(Una scena, nessuna parola, ma comunica perfettamente…)

Oppure nel restare fermo, immobile, di Sonny Landham (Billy) nel percepire la presenza che lo osserva…



(che per me, il personaggio di Billy, in alcuni momenti era più inquietante del predator…)

Questi momenti, utilissimi per l’economia narrativa ed emozionale del film, li percepisci solo dopo alcune visioni. Se si vede il film per la prima volta queste scene scorrono via in modo così naturale, da non venire quasi registrate nella mente. Sono però parte della costruzione del forte tema emotivo della pellicola.
Questo è merito sicuramente anche di una sceneggiatura solida, che non punta su giochi cervellotici, ma sviluppa su un tema atavico (la caccia) la storia, inserendola anche in un ambiente (la giungla) perfetto per rendere il tema. Anzi, la giungla diventa alla fine protagonista, con i suoi nascondigli, i rumori, la sua natura che sembra riportare verso la fine Dutch ad uno stato quasi primitivo.

Questo è per me il miglior film del periodo di Arnold Schwarzenegger, reduce dai successi di Conan, Terminator e Commando. Qui Schwarzy è in grandissima forma fisica, meno ipertrofico e più tonico proprio per rendere l’idea di un soldato professionista più che di un flagello di dio come era, ad esempio, Conan Il Barbaro.

Anche questa volta, si trova un personaggio perfetto per lui: un soldato professionista di poche parole, arcigno, che non si perde in chiacchiere o spiegazioni sul chi o cosa sia il suo nemico. Il suo obiettivo e sopravvivere e non gli serve sapere altro. Un personaggio essenziale, ma attenzione, per niente scontato come si potrebbe pensare. Tutta la sua umanità erompe nella scena finale, sull’elicottero, in cui a differenza di altri film di azione, non chiude la pellicola con una battuta ad effetto. Invece, vediamo un Dutch provato, taciturno, perso nei suoi pensieri e nella consapevolezza di aver affrontato un mostro di un altro pianeta.

Anche i comprimari comunque non sono da meno. Mac è reso benissimo da un Bill Duke in gran forma, che da al personaggio molte sfaccettature che emergono in vari momenti del film (la durezza con l’agente CIA, la tensione di cui parlavo sopra, la disperazione per la morte di Blain…).
Di Sonny Landham e del suo a tratti spaventoso Billy abbiamo già parlato… ma resta comunque un personaggio perfetto nell’economia di questo film, con le sue origini da nativo americano così perfettamente calato in un ambiente selvaggio ed alle prese con un nemico che per lungo tempo è più una presenza soprannaturale che una minaccia concreta.
Carl Weathers (l’ex Apollo Creed) ci regala un cinico, arrogante agente della CIA di nome Dillon. All’inizio presentato come commilitone di Dutch, si rivelerà essere un manovratore, “corrotto” dal suo ruolo nell’intelligence e lontano dal campo, dove i Rangers di Dutch combattono, sudano, sanguinano e muoiono. Protagonista di una delle morti migliori del film.

Ovviamente arriviamo a Blain, interpretato da Jesse Ventura!!!



(Sì, ho una gatling, una maglietta di MTv e mastico tabacco… Sono pronto per essere governatore)

Jesse “The Body” Ventura!
Ora sapete perché abbiamo la recensione di Predator sul sito: dobbiamo ringraziare lui.Discreto wrestler nei territori AWA e divertente commentatore WWF ed Hall of Famer nel 2004, Jesse (futuro goverantore del Minnesota…) appare qui nei panni di Blaine, esperto di demolizioni e addetto al fuoco di sopressione. Famoso per girare con la mitragliatrice M134 solitamente montata sugli elicotteri e sputare tabacco. Sua una delle battute iconiche del film: “Ain’t got time to bleed” (“Non ho tempo per sanguinare”).

Tutti personaggi definiti in poche battute, ma con ruoli precisi nell’economia del film e nel dipanarsi della storia. Ad esempio basta una frase di Mac che accenna ai trascorsi comuni con Blain in guerra per far capire il loro legame. Nessun flashback superfluo: sono due soldati, hanno combattuto insieme… non ci serve altro per definire la loro amicizia. E’ lasciato allo spettatore intendere cosa significa per uomini del genere essere commilitoni.

Un ultima nota va spesa per le musiche di Alan Silvestri.
Non saranno le musiche epiche di Conan Il Barbaro o quel tema rindondante di Terminator, ma sono funzionali al film. Sottolineano i momenti di tensione, accompagnano le scene di azione e soprattuto nella scena finale, chiosano meglio di ogni possibile battuta. Certamente non resteranno nella memoria come temi immortali (stile l’opening Theme di Star Wars, la Imperial March o il leit motif di Indiana Jones), ma Silvestri da un contributo musicale essenziale, funzionale e pratico allo sviluppo della pellicola.

Riassumendo, come detto in apertura, ci troviamo davanti ad una vera perla del film action degli anni ’80.Per storia, tecnica, protagonisti… insomma, tutti gli ingredienti giusti.Predator, ancora oggi, regge lo scorrere del tempo. Laddove gli effetti speciali che all’epoca erano molto innovativi e lasciavano lo spettatore a bocca aperta (uno su tutti la tuta mimetica del predator), oggi cedono il passo per ovvi motivi tecnologici, il comparto narrativo rimane di equale impatto.La situazione politica appena accennata all’inizio del film potrebbe valere per il sud america attuale come per qualche paese dell’est o del medio oriente, non relegando ad una specifica e ben precisa collocazione temporale il film.La sua costruzione, tutta incentrata sul crescere della tensione, sul dipanarsi di un mistero, sul crescere del senso di essere braccati, con un alieno svelato nel finale nel momento di massimo impatto narrativo… ancora oggi, a distanza di quasi 30 anni, regge il colpo e si dimostra senza tempo.

Predator è e rimarrà ancora a lungo un capolavoro dell’epoca per il suo genere, una pietra miliare nella carriera di Schwarzenegger ed un film ancora capace di intrattenere e divertire più generazioni.

Thierry “Tsunami” Gerbore

Data originale di pubblicazione: 13 Marzo 2014

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