Primo Carnera: la montagna che cammina

Primo Carnera: la montagna che cammina

(Questa biografia è stata gentilmente messa a disposizione da Francesco Iovine)

 

Nome reale: Primo Carnera

Identità nel wrestling: The Ambling Alp

Nato il: 26 ottobre 1906

Deceduto il: 29 giugno del 1967

Luogo di nascita: Sequals, in provincia di Udine

Altezza: 205 cm (alcune fonti lo danno più basso di 200 cm)

Peso: 115 Kg

Debutto nella boxe: 12 settembre 1928 a Parigi, dove sconfisse Leon Sobillo per kot alla seconda ripresa

Ultimo match nella boxe: 12 maggio 1946, a Gorizia dove venne battuto da Luigi Messina ai punti

Numero dei match disputati nella boxe: 108 incontri; 88 vittorie (70 prima del limite) e 15 sconfitte (8 prima del limite)

Titoli nella boxe:

Titolo Mondiale pesi massimi ( 29 giugno 1933 a New York dove sconfisse Jack Sharkey)

Nel ’33 fu premiato con il Titolo europeo dei massimi (quando sconfisse Uzcudum) e con il Titolo italiano dei massimi (dal ’33 al ’35, sempre dopo la vittoria su Uzcudum)

Titoli nel pro-wrestling:

NWA San Francisco Tag Team Championship (con Sandor Szabo)

NWA Los Angeles International Television Tag Team Championship (con Bobo Brazil)

Claims Heavyweight Wrestling Championship (il 18 febbraio del ‘57, quando sconfisse King Kong)

Premessa

 Da sempre molti critici ed “esperti” americani di boxe si sono accaniti contro Carnera tentando di smontarne il mito. La tesi più ricorrente è che i suoi primi incontri fossero truccati affinché venisse lanciato il “personaggio Carnera”. A gettare le basi su tali sospetti fu proprio il suo ex manager Léon Sée, che realizzò una serie di articoli atti solo denigrare l’immagine del suo ex pupillo. Stando alle parole dei critici, i vari promotori decisero di fare quattrini sfruttando questo grosso giovanotto, tanto grande quanto ingenuo, grazie a incontri truccati e una massiccia pubblicità. La veridicità degli incontri di Carnera rappresenta ancora oggi uno dei retroscena più oscuri nel mondo della boxe, ad ogni modo non va dimenticato che si tratta pur sempre di commenti da parte di un manager dal dente avvelenato. E’ troppo comodo tentare in tutti i modi di smontarne la reputazione una volta esser stato tagliato fuori. E’ troppo comodo reputare veri (cioè non decisi a tavolino) solo gli incontri in cui Carnera ne uscì da perdente. E’ troppo comodo attaccare un uomo abbandonato da tutti quando non gli si poteva più speculare addosso nessun soldo solamente per rancore personale. In difesa del “colosso d’argilla” vi sono le dichiarazioni di Jack Sharkey, il quale smentì sempre tutte le voci infondate che davano per “macchiato” anche il match valevole il titolo mondiale in cui Carnera lo sconfisse (tra l’altro in quel periodo Léon Sée non era più il manager di Carnera, di conseguenza non c’era più tutta questa “protezione” dietro i suoi incontri).

Anche se le righe che seguono potrebbero farvi credere che si tratti di una favola, potete stare certi che si riferiscono a eventi del tutto reali. Sembra una fiaba, ma in realtà si tratta della storia di Primo Carnera, un ragazzo cresciuto nella povertà che grazie alla disciplina, l’impegno e una grande forza di volontà riuscì a cambiare radicalmente la sua vita diventando il primo italiano campione del mondo di boxe. Al contrario di molti, Carnera una volta raggiunto l’apice della carriera non cambiò mai: non abbandonò mai la sua umiltà, rimase sempre generoso verso gli altri e onesto e amorevole nei confronti di amici e parenti. Non accantonò mai quei sani e nobili valori che gli fecero guadagnare l’appellativo di “gigante buono”.

Alto più di sei piedi e sette pollici (2.01 m) per 270 pounds (122 kg), Carnera è stato uno dei più grandi campioni dei pesi massimi della storia del pugilato. Quando lo si vedeva sul ring, sembrava un gigante in confronto a molti pesi massimi della sua era, che a volte erano addirittura 20 kg più leggeri e 15 cm più bassi. Sicuramente trasse diletto dal considerevole vantaggio fisico, essendo dotato di una stazza enorme, sebbene in alcuni casi le sue eccessive dimensioni rappresentavano uno svantaggio. Bisogna smentire il luogo comune “era soltanto un omaccione dotato di una forza bruta”. Non ha mai disdegnato certe dimestichezze con i guantoni e a tesi di ciò c’è la vittoria contro King Levinsky. In quell’occasione Carnera non si limitò a “picchiare” il suo oppositore, ma mostrò la vera noble art. Alla fine i fatti danno ragione a Carnera, ma come accade a tutte le grandi leggende, il suo nome dovrà per sempre fare i conti con la critica.

La nascita in povertà

 Nato in Sequals il 26 ottobre del 1906, nelle vicinanze di Udine, Carnera sin dalla nascita dimostra di essere un individuo fuori dal comune: è un bel neonato di quasi 8 kg. Il padre mosaicista è costretto a viaggiare spesso (non riesce nemmeno ad assistere alla nascita di Primo perché impegnato col lavoro in Germania) e la madre casalinga non vessavano affatto in buone condizioni economiche. Più passano gli anni e più Carnera cresce a dismisura, così come la sua fame. Le sue dimensioni sono gigantesche, di conseguenza ha problemi nel trovare vestiti della propria taglia. Nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale e per la famiglia Carnera si prospettano tempi duri: il padre parte in guerra e la madre rimane da solo con a carico tre figli sempre più grossi e affamati.

Per quattro anni vive di stenti insieme ai suoi cari, e alla fine della guerra si trasferisce in Francia dagli zii. Qui trova lavoro presso le costruzioni, e data la grossa mole gli vengono affidati i lavori più faticosi. La fame si fa sentire sempre più, e i pasti degli zii non riescono a colmare il suo grande appetito. Per questo motivo cerca qualche lavoro extra in modo tale da potersi procurarsi qualche pasto in più. Un giorno decide di andarsene per cambiare lavoro. Il marito della cugina gli trova un impiego in un’impresa, ma anche qua sfruttano la sua stazza affidandogli i lavori più pesanti. La paga almeno è più alta. Mangia e dorme in una pensione, dove comunque non riesce a saziarsi a sufficienza. Considerate le sole difficoltà per il nutrirsi, il giovane Primo ormai si rassegna per quanto riguarda il vestiario, rinunciando anche all’idea di un paio di scarpe (è costretto a stare a piedi nudi).

Vive in queste condizioni sino al 1925, fino a quando non viene notato dal direttore di una baracca di spettacoli, che faceva il giro della Francia intrattenendo le folle con incontri di lotta. Il principale rimane da subito impressionato dalla grossa corporatura di Carnera, cosicché gli propone di unirsi a loro. Primo accetta l’invito e girerà per la Francia sino agli inizi del 1928. In queste esibizioni anche gli spettatori si proponevano di sfidare i lottatori del circo. In uno di questi spettacoli, un giorno Carnera fu sfidato da un uomo molto arrogante, che era accompagnato da una ragazza e altri amici, il quale colpì l’italiano al basso ventre. Questa scorrettezza mandò Carnera su tutte le furie che senza pensarci due volte strangolò lo sfidante rimanendolo a terra privo di sensi. Trascorse un mese dall’episodio, finché una domenica mattina Primo non viene assalito da quattro uomini: si tratta degli amici dell’individuò che lo sfidò il mese prima. Ebbene, data l’enorme forza e l’abilità acquisita nei numerosi combattimenti (la baracca teneva dai 18 ai 20 incontri al giorno), Carnera stende tutti i suoi assalitori senza sforzi eccessivi. Nel mentre tutta le gente nei paraggi si era radunata per assistere alla rissa, successivamente parte un grande applauso. L’accaduto compare sui giornali, tanto che nei giorni seguenti aumentò visibilmente il numero degli spettatori. Il direttore del circo, contento dell’accaduto, offre a Carnera un aumento, considerato che il merito dell’incremento degli introiti finanziari è da attribuire esclusivamente a lui.

L’ascesa nella boxe e la consacrazione del mito Carnera

 La vita di Carnera subisce una svolta decisiva il giorno in cui si imbatte per strada in Paul Journée, ex peso massimo, il quale già da tempo lo stava osservando e aveva intravisto in lui le potenzialità per diventare un grande pugile. All’inizio Carnera è indeciso, anche perché non ha il coraggio di lasciare il circo, ma poi sia accorda con Journée che gli trova anche un nuovo lavoro da falegname in modo che si possa mantenere. Iniziano così gli allenamenti abbinati all’attività di falegname, che consentono a Carnera di irrobustire ulteriormente il proprio corpo. Passano alcuni mesi e i miglioramenti di Primo sono notevoli, al punto che Journée scrive una lettera al grande manager Léon Sée per fargli vedere con i proprio occhi la giovane promessa. Il manager, però, è riluttante all’idea perché si era sentito proferire quelle parole da Journée troppe volte, rimanendo sempre deluso. Malgrado ciò Sée decide di recarsi ad Arcachon, ma principalmente per fare visita ad un suo vecchio allievo. Una volta avvenuto l’incontro con Sée, Journée porta il manager in palestra a osservare l’allenamento di Carnera. Alla sola vista del gigante, Sée rimane incantato da quel ragazzone e cambia totalmente opinione. Stavolta è convinto di aver trovato l’atleta che fa per lui.

 Sée, da grande affarista qual è, fa in modo che Carnera incontri il campione mondiale in carica di boxe, Gene Tunney (lo stesso campione è molto fiducioso sulle potenzialità di Carnera), e ne approfitta per scattare qualche foto che ritrae Carnera e Tunnel insieme. Le suddette foto vengono pubblicate sui giornali, aprendo le porte alla popolarità Carnera. Dopo una sola settimana, Sée decide di misurare i progressi di Carnera in un match di allenamento contro un peso massimo francese, il cui peso si aggira sui 110 kg. Alla terza ripresa Carnera sfodera un pugno che spedisce al tappeto il suo avversario privo di sensi. Soltanto trenta minuti dopo il pugile riacquista conoscenza. Primo, che è sempre stato un bonaccione, si scusa ma Lée lo rimprovera dicendogli che non deve mai scusarsi perché questo è il suo lavoro, e dovrà farlo sempre se vorrà avere successo. Da questo episodio già si evince di che animo gentile era dotato Carnera. Sée essendo rimasto alquanto sorpreso dalla potenza del suo futuro pugile, subito convoca l’organizzatore Jeff Dickson per fargli esaminare questo mastodontico ragazzo. Il “provino” va a gonfie vele, dato che Carnera stende i suoi due avversari entrambi prima della 3° ripresa. Il gigante ormai è pronto per il debutto.

Il 12 settembre del 1928 Carnera disputa il suo primo incontro da pugile professionista contro Leon Sebilo, a Parigi. Carnera vince l’incontro per knockout al secondo round. Nei primi sei match Carnera registra 6 vittorie, per poi perdere al cospetto di Franz Diener per squalifica in un unico round a Leipzig. Successivamente, Carnera vince sette match di fila per poi incontrare lo statunitense Young Stribling: il primo incontro tra i due ha luogo a Londra il 18 novembre del 1929, e vede trionfare Carnera per squalifica al quarto round. Il 7 dicembre si svolge a Parigi il rematch, ma stavolta è Stribling a spuntarla che fa suo l’incontro sempre per squalifica alla settima ripresa. Dieci giorni più tardi Primo si prende la rivincita sul tedesco Franz Diener (il primo pugile che lo ha sconfitto, anche se solo per squalifica) battendolo a Londra per kot al sesto round.

Nel 1930, Primo sbarca negli Stati Uniti, dove vince ben 14 match di fila per knockout. Il 23 giugno a Filadelfia George Godfrey interrompe la scia di vittoria per ko e kot del nostro connazionale, il quale vince ugualmente l’incontro al 5° round, ma solo per squalifica. Seguono altre 5 vittorie per il gigante, finché il 7 ottobre a Boston non rimedia la 3° sconfitta in carriera per mano del britannico Jim Maloney che vince ai punti. Dopo questa sconfitta Carnera fa ritorno in Europa, e nella prima tappa sconfigge Paulino Uzcudum ai punti (fino ad ora mai battuto per ko) a Barcellona nello stadio del Montjuich, tra 65.000 spettatori. Uno dei retroscena meno noti di questo match è il sospettoso comportamento degli organizzatori, che costringono Carnera a indossare dei quanti di taglia più piccola. Diciannove giorni più tardi a Londra è il turno di Reggie Meen, che perde per kot alla seconda ripresa. Intanto il 1930 volge al termine con il bilancio di ben 25 vittorie (tra cui 24 prima del limite) e una sola sconfitta ai punti.

Inizia il nuovo anno, e Carnera fa ritorno negli USA dove rincontra Maloney a Miami il 5 marzo, e stavolta al termine di 10 riprese il verdetto dei giudici è a favore di Carnera, che conquista la vittoria nonostante una lussazione ad una costola rimediata in allenamento. Primo totalizza altre 6 vittorie di fila, ma la sua scia viene poi interrotta il 12 ottobre a New York da Jack Sharkey (il futuro campione mondiale) che porta a casa la vittoria vincendo ai punti allo scoccare dei 15 round. Il 19 novembre a Chicago, Primo ottiene una vittoria ai punti contro King Levinsky, pugile dotato di una buona tecnica, dimostrando così di sapersi destreggiare anche sul piano tecnico. Otto giorni dopo tocca all’argentino Vittorio Campolo arrendersi alla forza del gigante italiano, che viene messo ko al secondo round in un incontro con in palio il titolo “fantasma” dei supermassimi (inventato dagli organizzatori del match). Il titolo fantasma in futuro non verrà mai più riproposto. Arriviamo così alle fine del ‘31, anno che ha visto Carnera vincere per 9 volte, 7 prima del limite, e perdere in una singola occasione ai punti (come nell’anno precedente).

Il 1932, è un’altra annata brillante essendo che Carnera ottiene 23 vittorie, con 17 knockout, e due sconfitte abbastanza discutibili. Né l’una e né l’altra delle due sconfitte sono state rimediate per knockout. La prima è giunta il 30 maggio a Londra, a causa di una decisione unanime dei giudici che hanno decretato la vittoria a Larry Gains, pugile proveniente dal Canada. In occasione della seconda sconfitta, invece, Carnera era opposto a Stanley Poreda nell’arena di Newark, NJ, il 16 agosto. Quest’ultimo viene designato vincitore ai punti dopo un match molto controverso.

Il 1933 è uno degli anni più importanti della vita di Carnera: il 10 febbraio mette fuori combattimento Ernie Schaaf in tredici riprese nel Madison Square Garden di New York, nella semifinale al Campionato Mondiale dei pesi massimi. Ma due giorni dopo il match accade la disgrazia: Schaaf passa a miglior vita in seguito ad una emorragia cerebrale, e Carnera deve affrontare il momento che tutti i pugili desiderano che non avvenga mai: la morte di un avversario. Colui che sarà nominato il gigante buono si ritira per due mesi e trascorrerà un periodo grigio, tormentato dai sensi di colpa. Grazie al conforto degli amici, della famiglia e della mamma del defunto Schaaf, Carnera riuscirà poi a superare il terribile momento, anche se questo episodio rimarrà indelebile nella sua mente.

Passata la bufera, Carnera si allena per il suo prossimo match, che lo vedrà opposto ad una vecchia conoscenza, Jack Sharkey, ora divenuto Campione Mondiale dei massimi. La data dell’attesissima sfida viene fissata per 29 giugno nel Madison Square Garden. Trascorrono i giorni e arriviamo così al prossimo match di Carnera, nonché il più importante della sua carriera, tra la splendida cornice di 70.000 spettatori: dopo sei round Sharkey crolla per ko, e il bestione italiano si aggiudica così il titolo di Campione mondiale dei pesi massimi! Carnera entra così nella leggenda, diventando il primo italiano campione mondiale di pugilato! Grazie alla conquista del prestigiosissimo alloro, Carnera in Italia viene innalzato come un eroe nazionale, e al ritorno nella penisola italica riceve una grandissima accoglienza da tutte le massime autorità.

La prima difesa del titolo avviene il 22 ottobre a Roma contro Paulino Uzcudun (che vuole tentare l’impresa di consacrarsi come primo ispanico campione mondiale dei pesi massimi). In Italia si crea una grandissima affluenza attorno all’evento, e Carnera ci tiene moltissimo a non fare brutta figura dinanzi i suoi connazionali. Ad assistere all’incontro vi sono 14.000 spettatori, per di più anche numerose autorità tra le quali Benito Mussolini (il Duce dichiara di aver pagato il biglietto come tutti gli altri cittadini presenti). Carnera non delude il popolo italiano e conquista la vittoria ai punti al termine di un incontro molto intenso, nonostante una lussazione alla mano destra rimediata alla 1° ripresa (per tutto il match  è stato costretto ad usare quasi esclusivamente il sinistro). Nel post-match al Campione Mondiale vengono conferiti anche altri due titoli, quello europeo e quello italiano.

La perdita del titolo e l’addio alla boxe

 Per vedere di nuovo Carnera in azione dobbiamo attendere sino al primo marzo del 1934,  quando a Miami Carnera mette in palio il titolo mondiale contro l’ex campione dei mediomassimi, Tommy Loughran, sotto gli occhi di 10.000 spettatori. I primi due round sono a favore del colosso Italiano, che soffre solo dal 3° al 6° round, dopodichè conduce la gara fino al termine delle 15 riprese. Il voto dei giudici è a favore di Carnera, che già si prepara alla prossima sfida che lo vedrà impegnato il 14 giugno contro Max Baer. Giunti a Long Island, va in scena il massacro: l’animo di Carnera non è del tutto sereno, a causa dell’arresto del suo manager. Sciaguratamente al primo round Carnera si frattura la caviglia (precedentemente avevano lanciato un secchio d’acqua sul ring, e Carnera ignaro di questo si lancia contro il suo avversario, ma subito dopo scivola a terra con Baer che gli casca addosso), eppure l’infortunio non gli impedisce di stringere i denti e di continuare a lottare.

Nel corso del primo round Carnera già cade tre volte. Nei prossimi due round è visibilmente in difficoltà, e l’incontro inizia a prendere una brutta piega per l’idolo italiano. Dalla 6° ripresa in poi Carnera accenna qualche reazione aggiudicandosi 4 round. Il dolore alla caviglia aumenta man mano e gli limita visibilmente le movenze sulle gambe. Questo disagio comporto anche un altro problema, cioè quello di non far scorgere al proprio avversario il suo punto debole. Per ben dieci volte Baer atterra Carnera, il quale spinto dalla sua immensa forza d’animo e dal dignitoso coraggio si rialza tutte e dieci le volte. Partono due destri da parte di Carnera, un brivido per i suoi sostenitori, ma ciò non produce nessun risultato. Bear mette giù il campione per l’undicesima volta, che però stavolta non può far altro che provare l’amaro gusto della sconfitta: l’arbitro si accorge che qualcosa non va e decide di interrompere il match. Il titolo mondiale passa nelle mani di Baer che conclude l’incontro per kot dopo 11 round. L’unica consolazione sono le ovazioni del pubblico, che si alza in piedi ad applaudire Carnera mentre questi viene portato fuori dal ring.

Dopo una settimana i dottori scoprono che si tratta di una frattura (Primo viene portato in ospedale subito dopo il match, ma i medici non hanno potuto fare i raggi a causa del gonfiore) e gli ingessano fino al ginocchio la gamba destra. Dovrà restare al Columbia Hospital di New York per due mesi. In queste settimane Carnera viene abbandonato da tutto il suo staff: né il manager e né qualche allenatore si degna di fare una visita a colui che ha fatto la loro fortuna e che è stato spremuto come un limone per i loro introiti. Il suo solo conforto è rappresentato dalla presenza del fratello e di pochi altri parenti e amici. Solamente dopo altri due mesi Carnera potrà liberarsi definitivamente del gesso.

Perso il mondiale e con la caviglia guarita, Carnera gira in tourné nel Sud america, lottando in Brasile, in Uruguay e in Argentina. Proprio in quest’ultimo paese disputa il primo match dopo la sonora sconfitta. All’Avellaneda di Buenos Aires accorrono circa 90.000 persone, tra le quali 30.000 rimangono fuori lo stadio. L’avversario è Vittorio Campolo che viene battuto senza problemi ai punti. A discapito della perdita del titolo mondiale, la fama di Carnera in tutto il Sud America è ancora molto accentuata. Gli altri due incontri della tourné terminano ancora in favore di Carnera, che benché non sia più in forma smagliante rimane comunque un temibilissimo pugile. Il ’34 si conclude con un totale di 2 vittorie e una sconfitta.

Arriviamo così al marzo del 1935, e Carnera si ritrova a lottare negli USA. Per la prima volta viene opposto ad un altro colosso: si tratta di Ray Impellettieri, gigantone alto 202cm per 102 kg. Tra i due titani è Primo a spuntala per kot al 9° round, cosicché adesso punta il tutto per tutto pur di non sparire dal giro che conta. Intanto gli viene chiesto di sfidare un giovane nero promettente di nome Joe Louis (un futuro illustre campione mondiale). Senza pensarci troppo Carnera coglie la palla al balzo e decide di andare contro l’ancora astro nascente. Confidando nell’inesperienza del suo avversario, Carnera è convinto di poter continuare a far parlare di sé con questa probabile vittoria, ma invece all’ex campione mondiale attenderà una brutta sorpresa… la sera del 25 giungo il match si conclude in un disastro con Louis che malmena letteralmente Primo, cosicché l’arbitro si vede costretto a sospendere il match alla 6° ripresa. Mai come ora la carriera di Carnera tocca il fondo, al che il gigante italiano affronta e batte vari pugili semi sconosciuti prima di ottenere l’opportunità di poter affrontare di nuovo un avversario di spessore. Il ’35 passa così agli archivi con 6 vittorie (5 prima del limite) e una sconfitta.

 Nel 1936 Carnera debutta con un successo ai danni dell’Argentino Isidoro Gaztanaga, ma si tratta pur sempre di un pugile di poco conto, per cui decide di sfidare un atleta più noto, il nero Leroy Hayanes. Tale decisione non si rivelerà molto saggia… La rivista “The Ring” riportava Haynes al 39° posto nella classifica dei pugili, ed è stata questa la ragione principale per cui Carnera e il suo staff hanno deciso di affrontare proprio lui. Ma il 16 marzo nell’arena di Filadelfia Hayanes dimostra come le riviste siano poco affidabili. Alla terza ripresa Haynes si aggiudica l’incontro per kot, e Carnera colleziona un’altra batosta ancora più umiliante di quella ricevuta per mano di Louis. Questo però non lo scoraggia, difatti Carnera insiste nella rivincita che gli viene concessa per il 27 maggio. Altro match ma stesso verdetto: Haynes stavolta vince addirittura per ko dopo aver dominato quasi tutti e nove i round. In realtà Hayanes è sempre stato un atleta molto promettente, ma godeva di scarsa considerazione a causa del colore della sua pelle. Purtroppo le discriminazioni nello sport costituiscono un serio problema, su cui però non ci soffermeremo in questa sede. Dopo il match Carnera subisce una paralisi alla parte sinistra del corpo per via di una trombosi, di conseguenza trascorre un anno e mezzo di inattività per curarsi. Subito dopo l’infortunio Carnera prende seriamente in considerazione l’idea di appendere i guanti al chiodo, ma dopo cinque mesi riesce a fare i primi passi con il supporto delle stampelle, così si riaccendono tutte le speranze. Trascorre un altro mese e Primo abbandona le stampelle per sorreggersi con il solo aiuto del bastone, per poi fare a meno anche di quello. Visti tutti i progressi, Jack Curley gli propone di aprire una nuova parentesi nella sua carriera con il catch, ma Carnera declina l’offerta ancora speranzoso di poter tornare da protagonista sui ring di pugilato.

Passato il periodo di convalescenza Carnera scalpita per ritornare a lottare, ma a Londra i medici gli proibiscono di salire sul ring in quanto non ritenuto più idoneo per potersi cimentare in un match di boxe. Dickson riesce a fargli ottenere una licenza a Parigi, e così dopo la lunga assenza Carnera torna di nuovo in azione. Il nome di Carnera riempie la sala Wagran di Parigi. Tutti sono lì per vedere il primo campione mondiale di pugilato italiano, il quale però è giunto in una fase di non ritorno. La malattia e gli anni hanno segnato vistosamente le sue condizioni fisiche, senza trascurare il fatto che è stato a riposo per circa 18 mesi. Il suo fisico non è più scaltro e robusto come un tempo. Il suo contendente, Albert Di Meglio, si dimostra da subito avvantaggiato e difatti fa sua la vittoria ai punti. Ritorno amaro quindi per il gigante di Sequals. A questo punto la fine della sua carriera pugilistica è dietro l’angolo. Lo vediamo di nuovo impegnato su di un ring a Budapest, il 4 dicembre del ’37, in un match che si rivela un altro fallimento, poiché viene sconfitto per ko al secondo round. In questo anno Carnera è salito due volte sul ring, e ne è uscito in ambedue le occasioni da perdente. I guai per Carnera però non si limitano agli avvenimenti sul quadrato: viene affetto dal diabete e nel febbraio del 38’ deve sottoporsi ad un operazione per la rimozione di un rene. Ciò lo costringerà ad un altro ritiro forzato sino al ’44.

Il  22 luglio del ’45 Primo torna a lottare e a vincere; a Udine dinanzi alla sue gente batte al 3° round il francese Michel Blevens per kot. Il 25 settembre sfida a Trieste Sam Gardner. Ottiene il successo per ko al 1° round, ma ciò non è ancora sufficiente per risollevare la sua immagine. C’è bisogna di contrapporlo ad un pugile affermato, e per questo motivo lo oppongono all’ex campione europeo dei pesi mediomassimi, Luigi Musina (che viene privato del titolo senza averlo difeso). Il 21 novembre l’incontro tra i due parte con un’ora di ritardo, a causa di molti fan che tentano di intrufolarsi al Teatro Nazionale senza essere provvisti del biglietto. Nell’attesa Carnera si consola al bar con un paio di bicchieri di grappa insieme ai fan. Ripristinato l’ordine, si passa allo scontro: Musina parte forte mettendo Carnera immediatamente in difficoltà, ma non lo stende subito per non fermare troppo presto lo spettacolo. Al 7° round però l’ex campione europeo incrementa il ritmo fino a quando Carnera cessa di resistere perdendo per kot, concludendo l’annata con 2 vittorie (entrambe prima del limite) e una sconfitta.  Nel ‘46 seguono altri due match contro il goriziano Musina, che però si concludono sempre con lo stesso esito: sia il 19 marzo e sia il 12 marzo Carnera viene battuto ai punti. Gli ultimi insuccessi spingono Carnera a maturare la decisione di ritirarsi per sempre dal pugilato. S ritira con un totale di 103 incontri disputati, nei quali ha totalizzato 88 vittorie (70 prima del limite) e 15 sconfitte (8 prima del limite).

 

La nuova avventura nella lotta libera

 Si apre così l’ultima paragrafo della fantastica storia del gigante buono. Lasciatasi la boxe alle spalle, Carnera si lancia nel mondo del wrestling (già nel ’41 aveva pensato seriamente di iniziare una seconda carriera nella lotta libera, viste le numerosissime offerte che gli piombavano da tutte le parti del mondo). Da qui in poi si unirà ad una scuderia di lottatori e inizierà a girare il mondo per circa un decennio. Debutta dopo solo un mese di allenamento, sotto la guida del manager Joe Toots Mondt. Il 4 ottobre del ’46 disputa un match per la Georgia Championship Wrestling prevalendo su Cheif Saunooke. Sette giorni più tardi, sempre in un evento della GCW, Carnera ha la meglio su Jules Strongbow. Il  24 marzo del ’47 sconfigge George Macricostas, il giorno seguente vede Carnera ancora vincitore, questa volta ai danni di Babe Sharkey. Come nella boxe, anche nel wrestling con il trascorrere del tempo Carnera acquista popolarità. Arriva in questo modo il suo primo illustre avversario: si tratta del leggendario Ed “Strangler” Lewis. Quest’ultimo però, il 7 dicembre, a dispetto della sua maggiore esperienza nel wrestling e della sua grande fama viene sopraffatto da Carnera. Agli inizi del ’48, più specificamente il 2 gennaio, l’ex pugile torna a lottare per la Georgia Championship Wrestling aggiudicandosi il match che lo vedeva opposto a Roland Kirchmeyer. Cinque giorni dopo è impegnato a Jacksonville, in Florida, per confrontarsi con Pete Managoff. Altra vittoria, ormai Carnera sta diventando una forza incontrastata anche in questa disciplina.

Il 19 marzo a Miami aggiunge un’altra vittoria alla sua serie di successi contro Kola Kwariani. Nulla però è destinato a durare per sempre, di fatto Carnera resta imbattuto finché non si incrocia con un’altra leggenda di questo sport, Antonino Rocca (che è stato anche introdotto nella Hall of Fame della WWE). L’italiano nato a Treviso il 20 aprile trionfa su Carnera, mettendo fine alla sua fenomenale winning streak di 321 vittorie. Il 19 ottobre Primo è di nuovo a Miami, dove batte Vic Christy. Nel ’51 si disputa un match molto singolare contro Jim Londos, non tanto per l’importanza dell’incontro ma le per la presenza di un special referee con i fiocchi: a condurre il match vi è Max Baer, proprio colui che lo spodestò del titolo mondiale dei pesi massimi 15 anni prima. Il match si conclude in pareggio al limite dei 60 minuti regolamentari (la stipulazione prevedeva un limite di tempo di un’ora). Nel mese di dicembre Carnera si scontra con Red Menace a Miami, prevalendo sul rivale. Siamo nel ’52, e il 21 marzo il match che vede coinvolti Buddy Rogers e Carnera termina in un No Contest. Il 20 luglio assistiamo al match Carnera vs. Fred Von Schacht nel quale è il primo a trionfare. Due giorni più tardi tocca a Clyde Steeves soccombere per mano di Carnera, in un incontro tenutosi a Jacksonville. La rivincita si disputa il giorno successivo, ma anche in quest’altra occasione Fred Von Schacht non può nulla contro il colosso italiano.

Intanto nel ‘53 Carnera e la sua sposa Giuseppina Kovacic acquistano la cittadinanza americana e si stabiliscono a Los Angeles, città nella quale Carnera apre un ristorante e un negozio di liquori.

A Tampa, sempre in Florida, il 28 marzo del ’55 sarebbe dovuto andare in scena l’incontro tra Carnera e Buddy Rogers, ma a causa delle condizioni metereologiche la contesa viene posticipata. Un anno dopo Carnera si misura con Don Leo Jonathan a Santa Monica, in California, in un match che termina per No Contest.

La consacrazione anche nel wrestling avviene il 18 febbraio del 57’, quando Carnera batte “King Kong” a Melbourne, in Australia, conquistando il Claims Heavyweight Wrestling Championship.

Carnera si spegne il 29 giugno del 1967 (proprio 34 anni dopo dalla notte magica in cui fu incoronato campione mondiale dei pesi massimi), in seguito ad una complicazione del diabete e della cirrosi epatica: Il 20 maggio del 1967 Carnera tornò in Italia nella sua villa a Sequals, proprio perché cosciente di essere ad un passo dalla fine dei suoi giorni. Decide di morire nella sua città natale, e così è stato. La morte lo abbraccia nel suo letto all’età di 61 anni.

A distanza di molti anni dalla sua scomparsa, lo spirito di Carnera vive ancora tra noi grazie alla fondazione istituita in suo onore dai figli Umberto e Giovanna, che ha lo scopo di fornire assistenza ai ragazzi disagiati che provengono da famiglie con problemi economici o gravi carenza sociali.

 

Alcuni aneddoti della sua vita

  • Durante il periodo trascorso in Francia in cui lasciò la casa della zia, stava quasi sempre con gli stessi abiti, tutti sgualciti, e scalzo. La domenica aveva molto tempo libero, dato che non si lavorava, allora prendeva la solita pagnotta di pane e se ne “scappava” al cinema, dove si nascondeva in un posticino in disparte e restava li fino a quando non calava il sole, guardando più volte lo stesso film, dopodichè faceva una corsa sino all’albergo, in modo da non farsi vedere in giro in quelle condizioni.
  • Frequentò solamente fino alla quarta elementare, che tra l’altro non concluse nemmeno, a causa delle pessime condizioni finanziare della famiglia. Con lo scoppio della prima guerra mondiale, Il padre fu reclutato per il conflitto e la madre fu costretta a provvedere da sola al sostenimento dei figli, vendendo anche la fede nuziale pur di ricavare qualche soldo per sfamare la famiglia. Primo e gli altri due fratelli giravano per le strade in cerca di elemosina. Un giorno in uno di questi giretti in cerca di soldi, Primo si imbatté in un cadavere, trovando un militare austriaco impiccato ad un albero. In questo caso però l’istinto di sopravvivenza prevalse sulla paura, al che non potette fare a meno di notare che le scarpe del cadavere a vista d’occhio erano proprio della sua misura… Primo, che stava scalzo, si fece coraggio e sfilò le scarpe all’ormai ex soldato. Indossandole notò con estremo piacere che gli calzavano perfettamente. Questa fu la prima volta che ebbe un paio di scarpe nuove.
  • Una volta, da bambino, Carnera fu mandato dalla madre a comprare il pane, ma tornò a casa a mani vuote poiché mangiò la pagnotta lungo il tragitto. Il grande appetito fu una delle connotazioni principali della sua gioventù, infatti fu proprio la fame a spingerlo a cercare un lavoro più redditizio (il circo) attraverso il quale ebbe la fortuna di essere notato da Paul Journée. Tutto il resto è storia.
  • All’età di dodici anni l’altezza di Primo era già pari a quella di un uomo adulto. La madre non riuscendo a trovargli degli abiti adatti, anche per via delle ristrettezze economiche, gli disse di cercarsi qualche divisa militare e di arrangiare… Ironia della sorte un giorno due ufficiali tedeschi videro Carnera in divisa e lo scambiarono per un soldato, quindi fu accusato di essere un disertore. Dovettero accorrere i suoi parenti e il sindaco di Sequels per convincere i tedeschi che Primo era soltanto un ragazzino dodicenne.
  • Nei giorni precedenti alla sfida in Italia contro Paolino, nella quale doveva difendere il titolo mondiale, Carnera tornò a stare a casa dei genitori nel paese natio. Un pomeriggio si ritrovò con molti amici di infanzia con i quali si intrattenne a lungo all’osteria del paese, dove trascorse molte ore a giocare a carte e a bocce. Intanto a casa tutti lo aspettavano per cena alle sette di sera. Tra una partita e l’altra, si fecero quasi le 21:00 al che Carnera si ritirò immediatamente. Si recò all’istante in cucina dove c’erano tutti tranne la madre. All’improvviso si sentì arrivare un ceffone in faccia, e al momento rimase alquanto confuso. Subito dopo si girò, trovando la madre intenta a ricordandogli che in casa loro si mangiava alle 19:00 e non a quell’ora. Da quel giorno in poi, il campione mondiale era a casa sempre per le 19:00 in punto.

Curiosità

  • Circolano delle voci che abbia disputato un incontro di wrestling contro Max Baer, ma nessuna fonte o dato ufficiale ha mai confermato ciò. Probabilmente in molti hanno fatto confusione con il match che lo vide opposto a Jim Londos, nel quale Baer vi prese parte ma solamente nelle vesti di arbitro.
  • Nel periodo in cui stette lontano dalla boxe si recò a Hollywood in cerca di fortuna. Comparve in totale in 15 film, tra i quali vanno ricordati: Ercole e la regina di Lidia; Domani splenderà il sole; Due cuori fra le belve; La corona di ferro; La figlia del corsaro verde; Totò nella fossa dei leoni; Traversata nera; Senza cielo; La corona di ferro; Sette anni di felicità; Il tallone d’Achille.
  •  Il suo animo privo di cattiveria rappresentava un intralcio per l’attività pugilistica. Non colpiva quasi mai gli avversari con tutta la sua forza, e se lo faceva gli scappava istintivamente qualche cenno di scusa. Con la morte di Ernie Schaaf questo suo lato compassionevole si accentuò, e da allora anche la sua reazione spontanea ai colpi si rallentò.
  • Nel ’56 fu rilasciato il film “Il colosso d’argilla” (“The Harder They Fall” è il titolo originale), tratto dal romanzo di Budd Schulberg (pubblicato nel 1947), che narra la storia di un giornalista disoccupato che si mette in combutta con un gruppo di disonesti organizzatori. Questi decidono di far soldi lanciando un giovane e ingenuo pugile, combinando gli incontri a sua insaputa, agevolando l’impresa con una massiccia campagna pubblicitaria. Il film fu apertamente ispirato alla carriera di Primo Carnera, e quando nel 1956 la Columbia Pictures rilasciò la pellicola al grande schermo, Carnera citò in giudizio la compagnia cinematografica ma perse la causa.
  • E’ uno dei pochi pugili della storia ad aver vinto quasi 50 volte per ko.
  • Ebbe due figli (con la sua unica e amata moglie Pina Kovacic, fatta sua sposa il 13 marzo del 1939), Umberto e Giovanna Maria (la quale diede a Primo due nipoti) che divennero rispettivamente medico e psicologa. Il suocero, Joseph Kovacic, in un primo momento si oppose alle nozze e nemmeno dopo il “si” sull’altare accettò con serenità questo matrimonio. Ci volle del tempo prima che si rassegnasse. Non era ostile a Carnera come uomo, ma come pugile in quanto riteneva la sua professione poco affidabile, in particolare per la troppa notorietà.
  • Secondo alcune fonti pare che durante il match contro Jack Sharkey, lo staff di quest’ultimo non riteneva possibile che i colpi di Carnera fossero così potenti, per cui insistette nel visionare i guantoni del gigante in modo tale da scoprire se nascondesse qualche oggetto di metallo, ma sorpresa… Nei guanti non c’era niente, e a provocare tanto dolore erano i soli pugni di Carnera.
  • Aveva un modo molto singolare di combattere, infatti utilizzava quasi interamente jab sinistri nei suoi incontri.
  • Il Fascismo fece una vera e propria propaganda a favore di Carnera, innalzandolo come un eroe nazionale. In occasione della sconfitta contro Joe Louis, il movimento fascista, che controllava tutti i mezzi di informazione, vietò di pubblicare le foto che ritraevano Carnera al tappeto per ko. Un fatto quasi analogo si ripeté anche dopo la sconfitta di Budapest per mano del rumero Zupan: stavolta la propaganda fascista non si limitò a proibire foto o commenti che testimoniassero l’insuccesso del proprio beniamino, ma ordinò ai media di annunciare Carnera addirittura come vincitore dell’incontro.
  • Le ragioni principali che lo spinsero a deteriorare i rapporti con il manager Léon Sée furono due: il francese privava Carnera della maggior parte dei suoi guadagni, tenendosi per sé la fetta più grande delle borse, inoltre Carnera non voleva avere a che fare con la mafia: a quell’epoca il racket aveva molta influenza nella boxe, in particolare sulla carriera di Carnera (che è sempre stato ignaro di ciò) dato che Sée era coinvolto in questo giro malavitoso.
  • Alcuni dei primi avversari di Carnera furono pagati per perdere, affinché il gigante potesse migliorare i rudimenti della noble art e affinare la sua tecnica. Nel mentre il suo manager poteva contare sull’appoggio del giornalista Damon Ruynion, che provvide a mettere in piedi una campagna pubblicitaria immensa, dal momento che aveva la possibilità di esprimersi su un numero elevatissimo di quotidiani e riviste. Carnera fu sempre tenuto all’oscuro di tutti questi accordi illeciti, e a sua insaputa i manager gli sottrassero gran parte dei profitti.
  • Nel match svoltosi il 30 novembre del ‘30 contro Paulino Uzcudum, gli venne imposto di indossare dei quanti di taglia più piccola rispetto alle dimensioni delle sue mani, impedendo all’italiano di stringere addirittura il pugno. In realtà si trattava di una manovra per sfavorire Carnera, ma ciò nonostante questi dominò l’incontro grazie alla sua superiorità (colpendo quasi sempre con dei mezzi schiaffi) e alla fine i giudici gli decretarono giustamente la vittoria. Questo episodio testimonia che non sempre le manovre mafiose che controllavano il giro della boxe erano atte a favorire esclusivamente Carnera.

Francesco “Shao Lin”  Iovine

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