(Questa biografia è stata gentilmente messa a disposizione da Michele Di Francesco)


Nome e Cognome:
Aloysius Martin Thesz

Altezza: 6’2’’ (1,88 m), altre fonti danno 6’1’’(1,85 m)

Peso: 225 lb (102 Kg)

Nato il: 24 Aprile 1916

a: Banet, Michigan

Morto il : 28 aprile 2002

Mossa finale: The Lou Thesz Press

Mossa preferita: Stepover Toehold Faclock (STF)

 

 TITOLI VINTI IN ORDINE ALFABETICO:

AWA (Boston) World Heavyweight Title (2 volte)

AWA (Montreal) World Heavyweight Title (3 volte)

AWA (Ohio) World Heavyweight Title

Los Angeles Olympic Auditorium World Heavyweight Title

MWA World Heavyweight Title

NWA International Heavyweight Title

NWA Southern Heavyweight Title

NWA (National Wrestling Alliance) World Heavyweight Title (3 volte)

NWA (National Wrestling Association) World Heavyweight Title (3 volte)

TWWA World Heavyweight Title

US Heavyweight Title (Mississippi)

US Junior Heavyweight Title

UWA World Heavyweight Title

WWA (Los Angeles) World Heavyweight Title

 

RICONOSCIMENTI:

Stampede Wrestling Hall of Fame

WCW Hall of Fame (23 maggio 1993)

RSPW Hall of Fame (1994)

Puroresu Hall of Fame (maggio 1996)

Tragos-Thesz Hall of Fame (24 aprile 1999)

 

 Lou Thesz è considerato da molti il più grande campione nella storia del wrestling, per quanto riguarda le competizioni singole.

Questo fenomenale atleta non solo ha collezionato una lista chilometrica di cinture, ma ha avuto il merito di affermarsi come campione del mondo indiscusso: negli anni Cinquanta Thesz non solo riuniva nella sua persona i titoli di campione di tutte le principali federazioni americane, ma persino in Giappone veniva considerato una leggenda vivente, degno della stessa venerazione riservata ai più grandi nomi del wrestling nipponico.

Questa è la storia di un ragazzo che, nato nella miseria, grazie alla passione, alla determinazione e alla voglia di imparare e migliorare è diventato, per il wrestling, l’equivalente di un eroe dei due mondi, una sorta di imperatore della disciplina, oltre tutto stabilendo record sia di precocità che di longevità.

Oltre a questa serie di successi, però, va sottolineato il rispetto di cui Thesz ha goduto da parte di tutto l’ambiente; Thesz veniva considerato un “hooker”, ossia un maestro di tecniche estremamente dolorose e potenzialmente pericolose, definite crippling, cioè capaci nelle estreme conseguenze di portare addirittura alla mutilazione.

Pochissimi lottatori sono arrivati a mostrare abilità e profonda conoscenza della disciplina da meritarsi lo status di “hooker”. Thesz ha ammesso, una volta finita la carriera, che questa sua conoscenza di tecniche di questo tipo (“hooks”) lo ha salvato sul ring in molte occasioni, contro avversari che volevano sfidare la sua tanto decantata abilità o che volevano attaccarlo seriamente rifiutando di rispettare la keyfabe.

Thesz è stato insomma un emblema di dignità, professionalità e serietà sia sul ring che fuori, con una tecnica e una conoscenza di lotta assolutamente straordinaria: agli occhi di tutti rappresentava un uomo capace con le sue arti di lotta di tirarsi fuori da ogni situazione.

Dagli anni d’oro di Thesz ai giorni nostri il wrestling è enormemente cambiato ed è sicuramente difficile, come in tutti gli sport, fare confronti tra campioni di epoche diverse. Quel che è certo è che dopo Lou Thesz nessuno mai si è potuto fregiare con uguale diritto della qualifica di Indiscusso Campione del Mondo.

Figlio di Martin “Thesz” Tijas, un immigrato ungherese che sbarcava il lunario negli States facendo il calzolaio, Aloysius Martin Thesz nacque a Banet, Michigan, il 24 aprile 1916; tre anni dopo la sua famiglia si spostò a St. Louis, e fu proprio qui che Thesz crebbe. Fu proprio il padre ad insegnargli i rudimenti della lotta libera, essendone stato campione dilettantistico ungherese in gioventù.

Il debutto nel mondo del wrestling professionistico di Lou fu estremamente precoce: ad appena 16 anni fece il suo esordio su un ring di East St. Louis (Illinois). Il giovane Thesz poté avvalersi dell’allenamento di nomi leggendari del wrestling dei primi decenni del XX secolo: George Tragos, Ad Santell e soprattutto il leggendario Ed “Strangler” Lewis, che in futuro fu anche suo manager e che Thesz ha sempre considerato il proprio mentore.

Il 29 dicembre 1937, a 21 anni, Lou Thesz divenne il più giovane detentore di un titolo del mondo nella storia del wrestling: battendo Everett Marshall conquistò il Midwest Wrestling Association World Title.

Pochi giorni dopo la AWA, importante federazione con sede a Boston, gli concede il proprio massimo alloro, ma il regno di Thesz nella AWA durerà solo un mese: l’11 febbraio 1938, proprio a Boston, deve cedere la cintura a Steve Casey. Un anno più tardi, il 23 febbraio 1939, Thesz batte di nuovo Everett Marshall nella “sua” St. Louis conquistando il NWA (National Wrestling Association) World Heavyweight Title (la NWA aveva concesso il titolo a Marshall non riconoscendo Casey come campione del mondo e dissociandosi così dalla AWA Bostoniana).

Il 23 giugno 1939, a Houston, Thesz viene poi sconfitto da Bronko Nagurski, a cui lascia il titolo.

Nel 1940 si consola conquistando il titolo della AWA con sede a Montreal: è la prima delle tre volte in cui Thesz si fregerà del massimo alloro di questa federazione canadese, fra il 1940 e il 1947.

Tre volte divenne campione dei Pesi Massimi del Texas, battendo Hans Scnabel, Ernie Dusek e infine, nel 1946, Buddy Rogers, un rivale che ritroverà più tardi nella sua carriera; nel 1944 per breve tempo ha detenuto anche, in coppia con Managoff, il Texas Tag Team Title, avendolo conquistato battendo la “Omaha Riot Squad” composta da Ernie ed Emil Dusek.

Il 25 aprile 1947 Lou Thesz per la seconda volta vince il titolo del mondo versione NWA (National Wrestling Association), sconfiggendo “Whipper” Billy Watson a St. Louis.

Dopo sette mesi, verrà sconfitto da Bill Longson a Houston, ma il 20 luglio 1948 a Indianapolis Thesz si prende la rivincita su Longson, conquistando il titolo NWA per la terza volta in carriera.

Da questo momento, Lou Thesz comincerà un’incredibile striscia vincente che durerà per più di 7 anni e qualcosa come 936 incontri!!! E durante questo lasso di tempo, l’America intera incoronerà Thesz come supremo re di questo sport.

Ma andiamo con ordine: il terzo regno di Thesz da NWA Champion è lungo e stabile, e durante il 1949 viene fissata una riunificazione dei titoli con Orville Brown, campione del mondo per un’altra NWA (la National Wrestling Alliance, federazione che in seguito diverrà la più importante degli Stati Uniti). Il match fra Thesz e Brown è fissato per il 25 novembre 1949 a St. Louis, ma disgraziatamente Brown si infortuna in un incidente d’auto prima del match. Di fronte all’indisponibilità di Brown, il 27 novembre 1949 Thesz viene così nominato d’ufficio campione della NWA “unificata” (che assume definitivamente il nome di National Wrestling Alliance).

 Da qui in poi, Thesz, oltre a difendere immancabilmente il suo titolo, porterà avanti una politica di riunificazione dei titoli delle varie federazioni, allo scopo di riunirli tutti nella sua persona e di rendere l’NWA World Championship l’unico e indiscusso titolo mondiale delle federazioni americane: il 27 luglio 1950 a Chicago batte Gorgeous George e conquista così la cintura della AWA di Boston, tornando ad indossarla dopo dodici anni e quindi annettendo i destini futuri di questo titolo a quello della NWA.

Il 21 maggio 1952 a Los Angeles sconfigge invece Baron Michele Leone, facendo sua anche la versione del titolo mondiale dell’Olympic Auditorium di Los Angeles.

Così Thesz diventa il pressoché indiscusso campione mondiale per le federazioni statunitensi e la sua striscia di vittorie prosegue di incontro in incontro, fino al 22 marzo 1955, quando, a sette anni e 936 vittorie consecutive, viene sconfitto per squalifica da Leo Nomellini a San Francisco: ma la NWA stabilisce che il titolo non può cambiare possessore in seguito ad una squalifica.

Il regno quasi decennale di Thesz termina il 15 marzo 1956 a Toronto, quando “Whipper” Billy Watson lo sconfigge per conteggio fuori dal ring, portandogli via il titolo; ma è solo questione di tempo: otto mesi dopo il grande campione, che ormai ha superato la quarantina, si prende la rivincita e riconquista il pluri-mondiale.

Il 14 giugno 1957 a Chicago, durante la difesa del titolo contro Edouard Carpentier, Thesz si infortuna alla schiena e non può continuare l’incontro, dovendo forzatamente abbandonare il titolo. Poco più di un mese dopo, nella rivincita Thesz vince solo per squalifica e dunque lascia le cinture alla vita del rivale.

Tuttavia, disordini fra i dirigenti della NWA portano il manager di Carpentier, Eddie Quinn, ad andarsene dalla federazione, e di conseguenza Carpentier rinuncia al titolo NWA, così questa nomina campione ancora Lou Thesz. Da questa decisione si dissoceranno la sezione di Omaha, la AWA di Boston e la WWA di Los Angeles, che continuarono a riconoscere Carpentier come campione: da qui in poi, non avremo mai più un singolo campione del mondo comune a tutte le maggiori federazioni della scena americana.

Il 1957 è anche l’anno in cui la fama del leggendario Lou Thesz attraversa il Pacifico: assunto il nome di battaglia di Tetsujin (“Uomo di Ferro”) il grande campione è coinvolto in un’autentica sfida da sogni con Rikidozan, autentico Dio del wrestling giapponese.

Il 9 ottobre 1957 le due leggende danno vita ad un match straordinario che si conclude con un pareggio dopo 61 minuti di battaglia! Da questo momento in poi, i Giapponesi venereranno Lou Thesz come un maestro e una leggenda dell’arte del wrestling; e tutti gli atleti nipponici della generazione successiva, come Giant Baba e Antonio Inoki, si ispireranno a Thesz, di cui saranno anche avversari.

Thesz viene riconosciuto come primo Campione Internazionale dei Pesi Massimi della NWA in Giappone, titolo da cui nascerà molti anni dopo il prestigioso Triple Crown Championship.

Solo due mesi dopo Thesz lascerà il titolo NWA nelle mani di Dick Hutton.

Passano gli anni, ma la classe di Lou Thesz non invecchia: e il 24 gennaio 1963 a Toronto Lou ritorna sul tetto del mondo riconquistando il titolo NWA contro “The Nature Boy” Buddy Rogers.

Questa vittoria però vedrà l’inizio di una grande divisione: alcuni promoters del Nord-Est degli Stati Uniti non la ritennero valida e quindi si dissociarono dalla NWA formando un loro nuova federazione, la WWWF (World Wide Wrestling Federation), che avrà un radioso futuro.

Thesz continua comunque a scrivere pagine di storia; riunificherà al titolo NWA anche quella della AWA dell’Ohio, battendo Karl Krauser a Columbus nel 1964.

Il periodo trentennale da campione del mondo di Lou Thesz ha definitivamente termine il 7 gennaio 1966 a St. Louis, quando viene sconfitto da Gene Kiniski.

Ormai alla soglia dei cinquant’anni, Thesz si rivolge ad altre federazioni meno importanti: conquisterà il titolo della WWA di Los Angeles, e poi nel 1968 quello della TWWA.

Negli anni ’70, Thesz diviene NWA Southern Champion nel 1973 e poi, una seconda volta, nel 1978.

Nel 1973 conquista anche lo US Junior Heavyweight Title.

Il 25 luglio 1975, all’età di 59 anni, Thesz affronta il grande campione messicano Mil Mascaras e il match termina in pareggio; due anni dopo, memore di questa grande prestazione, la neonata federazione messicana UWA nominerà Thesz suo primo campione mondiale.

Nell’aprile del 1978, conquista il suo ultimo titolo, lo US Heavyweight Title del Mississippi.

Lou Thesz terminò la sua ineguagliabile carriera nel 1979, a 63 anni, perdendo un “retirement match” contro “Crazy” Luke Graham ad Atlanta.

Il 16 novembre 1987 (settantunenne) vinse la Legends’ Battle Royal organizzata dalla WWF, di cui gli altri partecipanti erano Nick Bockwinkle, Bobo Brazil, Gino Brito, Eduardo Carpentier, Al Costello, The Crusher, Dominic DeNucci, Tony Garea, Rene Goulet, Gene Kiniski, Killer Kowalski, Pedro Morales, Pat O’ Conner, Baron Scicluna, Arnold Skaaland, Ray Stevens, Jay Strongbow e Art Thomas.

Il leggendario campione diverrà allenatore nel gruppo della UWFI, ma con il passare degli anni il distacco tra il suo stile verosimile e “tecnico” e la direzione volta verso “l’entertainment” presa dal wrestling dagli anni Ottanta in poi lo portò, poco a poco, ad abbandonare il mondo di cui è stato il massimo esponente di sempre.

Lou concesse un’appendice alla sua incredibile carriera oltre dieci anni dopo il ritiro: il 26 dicembre 1990, all’età di 74 anni, si misurò sul ring di Hamamatsu (Giappone) contro il suo allievo Masahiro Chono, di ben 47 anni più giovane e vari chilogrammi più pesante: come se non bastasse Thesz disputò l’incontro con un’anca artificiale!

Fu ovviamente Chono a portare a casa la vittoria, ma questa chiusura del sipario è davvero indicativa di quanto Thesz amasse il ring e il suo sport.

Riguardo alla decisione di affrontare Chono, Thesz ha poi detto: “Ero abbastanza vecchio per sapere che non dovevo farlo, ma l’ho fatto lo stesso!”

Durante gli anni ’90 Lou Thesz è vissuto a Norfolk, Virginia, con la moglie Charlie, per poi trasferirsi in Florida.

Sono anni in cui il leggendario Thesz entra trionfalmente come membro di tutte le varie Hall Of Fame del wrestling, da un lato all’altro del Pacifico.

Agli inizi del 2001 vede la luce la sua autobiografia, dal titolo: “Hooker: An Authentic Wrestler’s Adventures Inside the Bizarre World of Professional Wrestling” (“Hooker: Avventure di un Wrestler Autentico nel Bizzarro Mondo del Wrestling Professionistico”), pubblicato dalla Wrestling Channel Press, che Lou ha composto insieme a Kit Bauman.

Lou non risparmia critiche ed elogi ai suoi antichi avversari, colleghi e dirigenti, e ribadisce il fatto che non apprezza il wrestling di oggi. Riguardo a tutto il mondo dello sport, Thesz mostra di avere una visione decisamente realistica e pratica, che però non dipende dal cambiamento dei tempi:

“Quello che è veramente adesso (il wrestling, ndr), e non voglio essere sgarbato, è coreografia acrobatica (Choreographic Thumbling): essi (i wrestlers di oggi, ndr) sono entartainers. E oggi il wrestling è entertainment, non assomiglia neanche più ad una competizione”. “Secondo la mia opinione, se devi fare un incontro di wrestling dal vero devi sapere come lottare: alcuni di loro sono veramente dei grandi atleti, ma pochi hanno una sofisticata conoscenza di quest’arte.”

Posizioni forse dure, ma possiamo dire che Thesz si risponde da solo, quando, in riferimento ai critici che non colgono il lato sportivo dello spettacolo-wrestling, scrive, riguardo a tutto lo sport professionistico: “Sono tutti spettacoli con un fine economico e si svolgono senza alcun altro scopo oltre quello di divertire il pubblico pagante. Una volta che è stato venduto un biglietto per una competizione atletica, essa smette di essere sport e diventa business”.

“Il vincitore non era sempre il wrestler la cui mano veniva alzata, ma quello la cui prestazione rimaneva impressa nella mente dei fans quando questi se ne andavano a casa dopo gli incontri, quello per cui essi avrebbero pagato per vederlo di nuovo, indipendentemente dal fatto che lo odiassero o lo ammirassero”.

Il più grande lottatore di tutti i tempi esala il suo ultimo respiro il 28 aprile 2002, in un ospedale di Orlando, Florida.Lascia la moglie Charlie e tre figli.

Frank Lytski, giornalista del New York Times, lo ha definito: uno degli ultimi a puntare sull’abilità più che sullo show business.

Questo il saluto a lui dedicato il giorno successivo da Harley Race: Il wrestling ha perso uno dei propri migliori esponenti. Uno dei pochi talmente bravo da cambiare al passo con i tempi, da poter lottare dagli anni ’30 fino agli anni ’90. Io stesso sono stato aiutato da Lou, avendo avuto l’occasione di stare con lui in molti viaggi in Giappone. Mi ha insegnato a credere nella mia abilità di lottare; dopo tutto, proprio questo significa il nome di questo sport. Se eri in grado di fare un incontro di un’ora con un avversario, questo capiva che eri in forma e i fans lo percepivano a loro volta. Lou non aveva alcun problema nell’offrire queste grandi prestazioni. Il mondo del wrestling ha perso un grande lottatore e un grande uomo e io ho perso un buon amico.

 “The reality, or substance, of professional wrestling is the ability to perpetuate a fantasy. I never distinguished between fantasy and reality. I made my fantasy reality for over 60 years.” (Lou Thesz)

 

Francesco “Jena” Di Francesco

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