Questa biografia è stata gentilmente messa a disposizione da Michele Di Francesco

Vero nome: Bruno Francesco Sammartino

Altre identità: The Italian Strongman, The Living Legend

Data di nascita: 6 Ottobre 1935

Luogo di nascita: Pizzoferrato, Abruzzo, Italia

Peso: 125 Kg

Altezza: 187 cm

Debutto nel wrestling: 1959

Mossa finale: Bear Hug, Back Breaker

Federazioni: WWWA, NWA, WWWF, AJPW, WWF, WWA, UWF, WCW

 

Titoli vinti

International Tag Team Champions (con Whipper Billy Watson)

WWWA U.S. Tag Team Champions (con Argentina Apollo)

WWWF Heavyweight Champion (2 volte)

WWWF U.S. Tag Team Champions (con Spiros Arion)

WWF International Tag Team Champions (2 volte: 1 con Tony Marino, 1 con Dominic DeNucci)

WWA World Tag Team Champions (con Dick The Bruiser)

Quando parliamo di “The Italian Strongman” Bruno Sammartino, parliamo forse della più importante causa per cui siamo qui ad occuparci di questo sito, ovvero della radice della grande popolarità raggiunta oggi dal nostro amato wrestling.

Pur non essendo un sommo maestro di tecnica come molti suoi illustri predecessori, Sammartino ha sopperito con l’impegno e con una voglia di competere assolutamente strabilianti, che lo hanno proiettato su vette di popolarità mai raggiunte da nessun lottatore prima di lui e probabilmente nemmeno dopo (forse l’unica eccezione è rappresentata da Hulk Hogan) e a raggiungere risultati fantascientifici in termini di successi sul ring.

Il nostro Bruno è diventato campione della WWWF appena quattro anni dopo il suo debutto come wrestler professionistico e ha mantenuto il titolo per 7 anni, battendo, l’uno dopo l’altro, una serie di temibilissimi avversari; dopo essere stato detronizzato, è tornato di nuovo in possesso del titolo WWWF e lo ha mantenuto, questa volta per 4 anni, sempre annientando chiunque (e si parla di campionissimi) si trovasse sulla sua strada. Tirando le somme, Bruno detiene il record assoluto per la durata di un regno da campione (7 anni) e anche il record di tempo totale con la massima cintura alla vita (11 anni).

Ma forse il merito maggiore di Bruno lo scopriamo andando a leggere altri suoi impressionanti record: per esempio, Sammartino ha figurato nell’incontro principale di un evento della WWE al Madison Square Garden di New York (arena che si avviò a diventare un leggendario tempio del pro wrestling proprio parallelamente alle gesta di Bruno) per qualcosa come 211 volte, e per 187 di queste serate l’arena registrò il tutto esaurito!

Ma il successo di questo nostro grande connazionale non era confinato alla Grande Mela, basti pensare alle 21 serate consecutive in cui riuscì a riempire gli impianti durante una tournée della WWWF in Australia, oppure alle 40.000 persone che affollavano gli spalti dell’arena nella Plaza de Toros di Caracas, Venezuela, per l’occasione deputata ad ospitare un evento di wrestling USA,

Sammartino lottava per cinque, a volte sei, sere alla settimana dando sempre il massimo e scatenando l’entusiasmo delle folle, tanto da poter rivaleggiare in popolarità a New York con le stelle dei New York Yankees e gli altri beniamini sportivi “tradizionali” della città. Al Madison, così come in tutte le grandi città degli USA nordorientali, territorio d’azione della WWWF negli anni ‘60-’70, Bruno combatteva a ritmi massacranti guadagnandosi l’acclamazione dei tifosi e dando al wrestling una fama e una credibilità tali da insidiare i tradizionali sport americani.

E’ incalcolabile dunque il debito che, non soltanto la federazione dei McMahon, ma tutto il wrestling professionistico ha con Bruno Sammartino; ed è comprensibile come il suo nickname “The Italian Strongman” dopo tanti anni di dominio e successi venne rimpiazzato da quello, altisonante quanto meritato, di “The Living Legend”.

Ed è tragicamente ironico che adesso Sammartino sia protagonista di un’eterna e feroce polemica con la federazione che lui, più di ogni altro, ha contribuito a rendere grande.

Ma andiamo con ordine.

Bruno Sammartino è un tipico “paisà”: nato il 6 ottobre 1936 a Pizzoferrato, piccolo centro nell’odierna provincia di Chieti, emigrò con la sua famiglia negli States a 14 anni, stabilendosi a Pittsburgh, Pennsylvania.

Bruno era un ragazzo molto esile che amava, però, la lotta libera e passò la sua adolescenza ad impegnarsi in modo quasi maniacale nel fortificare il proprio fisico, tanto che a 22 anni si era costruito un corpo incredibilmente robusto (oltre 120 kg di muscoli a fronte di un’altezza rispettabile ma tutt’altro che fuori dal comune) ed aveva raggiunto grandi risultati nel sollevamento pesi. Fu Vince McMahon Sr., allora promoter NWA, a notare il potenziale del ragazzo come lottatore professionistico ed a convincere Bruno a debuttare nel 1959.

Il primo titolo del giovane italiano arriva nel maggio del 1962, quando insieme a “Whipper” Billy Watson si aggiudica l’International Tag Team Title; un altro titolo di coppia arriverà l’anno successivo, assieme ad Argentina Apollo, nella breve parentesi con il WWWA US Tag Team Title.

Già nel 1962, però, Bruno era proiettato verso ben altri lidi, ovvero, verso il titolo mondiale NWA detenuto da Buddy Rogers. Ma strappare il titolo all’originale “Nature Boy” per Sammartino fu tutt’altro che un’impresa facile: già nel febbraio 1962 i due ebbero un match a Toronto, che disgraziatamente vide Rogers infortunarsi all’inguine per una testata involontaria di Sammartino mentre effettuava una manovra aerea; l’arbitro dovette dichiarare Rogers incapace di continuare, ma Bruno sportivamente si rifiutò di accettare il titolo, dicendo che lo avrebbe vinto in modo chiaro e netto al centro del ring.

Altre due opportunità per Bruno arrivarono nel novembre 1962 a Pittsburgh, ma si tramutarono in un nulla di fatto per l’astuzia di Rogers, il quale in entrambe le contese impostò il match sulla difensiva e riuscì a rimediare due pareggi per limite di tempo scaduto.

Due mesi dopo Rogers venne battuto da Lou Thesz a Toronto e qui avvenne il fondamentale split di alcuni promoters NWA che si rifiutarono di riconoscere Thesz come nuovo campione, sia perché non condividevano l’inusuale stipulazione del match (“one fall”) sia perché il leggendario Thesz non attraversava un grande periodo e dunque non lo ritennero degno di una shot per il titolo.

In ogni caso, questi promoters dissidenti, a capo dei quali c’era proprio McMahon Sr., fondarono la WWWF (World Wide Wrestling Federation) consegnando il proprio neonato titolo a Rogers, di cui Bruno tornava ad essere il primo sfidante.

Il 18 aprile 1963, a Washington, Bruno ebbe un’altra opportunità con Rogers e questa volta l’incontro fu violento e selvaggio e terminò in una doppia squalifica: ancora una volta, “The Nature Boy” aveva beffato la giovane stella pur senza aver ottenuto la vittoria!

Il trionfo però fu solo rimandato di un mese: il 17 maggio, al Madison Square Garden, Sammartino divenne finalmente WWWF World Champion, nel delirio della folla che già lo adorava, battendo Buddy Rogers in un incontro brevissimo, durato circa 47 secondi (in realtà pare che Rogers abbia sofferto di un attacco di cuore prima del match e questo spiegherebbe la brevità della contesa e anche l’immediato congedo dai ring durato quattro anni per “The Nature Boy”).

Una volta campione, Bruno, già grandemente popolare per essere un atleta così giovane, mise tutto sé stesso nell’impresa di rendere la neonata WWWF una federazione all’avanguardia e degna di assegnare un legittimo titolo mondiale. Uno dopo l’altro, Sammartino, sfidò e batté fulgide stelle del firmamento del wrestling come Killer Kowalski, Crusher Werdu, Waldo Von Erich, George “The Animal” Steele, Haystacks Calhoun e Gorilla Monsoon. Tra questi, Bruno annientò anche le aspirazioni di coloro che erano acclamati campioni di altre zone: ad esempio, “Classy” Freddie Blassie, supportato dall’area di Los Angeles, oppure Ray Stevens di San Francisco.

Combattendo con una frequenza impressionante e collezionando una serie di scalpi così illustri, Sammartino con il suo carisma procurò alla WWWF uno stuolo di tifosi considerevole, in grado di competere con successo con la “madrepatria” NWA: in tutti i maggiori palazzetti del Nord Est degli States risuonava il coro “Bruno, Bruno” e, accanto agli incassi di McMahon e alla fama del nuovo eroe, decollava anche la popolarità del wrestling.

Bruno non disdegnò nemmeno i titoli di coppia della federazione. Nel 1967, in coppia con Spiros Avion, si aggiudicò il WWWF US Tag Team Title, mentre nel dicembre 1969, per un breve periodo, lui e “Batman” Tony Marino detennero il WWWF International Tag Team Title.

Nel 1967 per la prima volta difese il suo titolo anche in Giappone, affrontando Giant Baba, che fu suo avversario anche in tutte le successive “trasferte” di Bruno nel paese del Sol Levante.

Sette lunghissimi anni durò questa gloriosa permanenza dell’italiano con la cintura alla vita; ma tutto finisce, prima o poi. Proprio nel “suo” Madison Square Garden, il 17 gennaio 1971, Sammartino capitolò contro il Russian Knee Drop del terribile “Orso” Ivan Koloff. Lo sgomento dei tifosi fu tale che un silenzio surreale regnò per minuti nell’arena mentre “The Russian Bear”, trionfante, alzava la cintura al cielo. Addirittura gli addetti alla sicurezza del Madison chiamarono la polizia a loro sostegno, in previsione che i tifosi, delusi per la sconfitta del loro idolo, potessero scatenare dei disordini.

Dopo poco tempo, Koloff perse l’alloro a vantaggio del portoricano Pedro Morales.

Nel corso del 1971 Sammartino si consolò parzialmente della sconfitta col russo detenendo il titolo di coppia assieme a Dominic Denucci, ma altre grandi sfide erano nel suo futuro.

La sfida dei sogni tra Sammartino e Morales andò in scena nell’evento “WWWF Showdown At Shea”, il 30 settembre 1972 allo Shea Stadium di New York (dove giocano i Mets di baseball) e fu la prima volta che il massimo titolo WWWF veniva conteso tra due beniamini del pubblico.

L’incontro fu una battaglia eccezionale durata ben 76 minuti e si concluse in pareggio: Morales mantenne così il titolo ed entrambi i contendenti uscirono fra gli applausi.

Dopo questa grandissima prestazione, Sammartino si prese un breve congedo dalla WWWF e si spostò provvisoriamente a combattere negli Stati centro-occidentali; in coppia con Dick “The Bruiser” formò gli “Annihilation Inc.” e i due conquistarono il WWA Tag Team Title il 7 luglio 1973 battendo Ernie “The Big Cat” Ladd e Baron Von Raschke. Mantennero le cinture per quasi sei mesi, prima di soccombere ai Valiant Brothers.

Il ritorno al suo palcoscenico preferito fu trionfale: il 10 dicembre 1973 Sammartino vinse per la seconda volta il WWWF Title sconfiggendo Stan Stasiak, che era diventato campione solo nove giorni prima battendo Morales.

Cominciò così per Bruno il secondo regno da campione che, a detta sua, fu ancora più difficoltoso del primo. La lista dei suoi grandi sfidanti stavolta comprende nomi come Ken Patera, Ivan Koloff, Bruiser Brody, Ernie Ladd, Tor Kamata, Nikolay Volkoff, Pampero Firpo, Baron Von Raschke, “Big Bad” Bobby Duncum, Mr. Fuji, The Valiant Brothers (Jimmy, Johnny e Jerry), Toru Tanaka, Ox Baker, Stan Hansen e “Superstar” Billy Graham.

Particolarmente suggestiva fu una delle tante difese contro l’eterno rivale Koloff, il 15 dicembre 1975, quando i due disputarono uno “Steel Cage Match” con la gabbia, però, situata ad un’altezza di 15 piedi.

Ai tanti rivali va aggiunto Spiros Avion, suo antico compagno di coppia e fedele alleato, il quale venne rivoltato contro Bruno da “Classy” Freddie Blassie, ostico avversario che con gli anni si era trasformato in perfido manager; ma tutti i suoi sforzi si rivelarono inutili.

Certamente uno dei rivali più temibili fu il texano Stan Hansen. Il 26 aprile 1976 Hansen e Sammartino erano impegnati in un non-title match che ebbe conseguenze quasi tragiche. In seguito al terribile “Lariat” (il suo tipico braccio teso) di Hansen, Bruno riportò la frattura di alcune vertebre cervicali (anche se Bruno sostiene che l’infortunio non sia stato provocato dal Lariat ma da una Body Slam eseguita male); in aggiunta a questo grave infortunio, le vistose ferite sul volto di Bruno convinsero l’arbitro ad interrompere il match assegnando la vittoria a “The Wild Man from Borger, Texas”. Dopo un periodo di convalescenza per il campione italiano, i due rivali si ritrovarono di fronte il 25 giugno 1976 al secondo “Showdown At Shea” della WWWF e questa volta le cose andarono ben diversamente: Sammartino, estremamente determinato, inflisse al texano una punizione così dura che questi fuggì dal ring con il viso ridotto a una maschera di sangue, in preda alla disperazione, mentre i fans impazzivano per Bruno.

Per colui che era ormai “The Living Legend” il successivo grande rivale fu il possente “Superstar” Billy Graham, che già aveva tentato senza successo di strappargli la cintura più volte. Ancora una volta gli assalti di Graham sembravano andare a vuoto, sennonché, nell’incontro del 30 aprile 1977 a Baltimore, Graham riuscì a schienare Bruno per il conto di tre usando illegalmente le corde, azione però non vista dall’arbitro.

Il titolo passò così di mano: fu la fine del secondo regno di Bruno; mai nessuno ha detenuto il titolo della federazione di Stamford per un totale di undici anni.

Nonostante questa cocente sconfitta, Bruno si sentiva ben lontano dalla pensione: tentò di prendersi la rivincita su Graham più volte, ma non ebbe mai successo.

Nel 1980 Bruno fu coinvolto in un’accesa rivalità con Larry Zbyszko, che era stato suo allievo all’interno della federazione ma che si ribellò, dicendo di voler uscire dalla pesante ombra del maestro. Lo scontro si protrasse per mesi ed ebbe termine al terzo “Showdown At Shea” della storia della federazione (che nel frattempo da WWWF aveva cambiato nome in WWF), il 9 agosto 1980, quando i due si scontrarono in uno Steel Cage Match che vide il leggendario Sammartino uscire ancora una volta vincitore.

Bruno è stato l’unico lottatore sempre presente in tutti e tre gli eventi della WWF tenutisi allo Shea Stadium, e tutte e tre le volte ha disputato l’incontro principale.

Il glorioso campione italiano, ormai 45enne, si ritirò dalle scene nel 1981.

Poco dopo nella WWF avvenne il passaggio di consegne tra Vince McMahon Sr. e suo figlio dallo stesso nome.

Nel 1984 Bruno Sammartino tornò alla WWF in veste di commentatore, qualifica che comunque gli permetteva di partecipare attivamente alle storylines appoggiando, ad esempio, suo figlio David.

A Wrestlemania I, Bruno intervenne in aiuto del figlio impegnato nel match contro Brutus Beefcake, che era appoggiato da Johnny Valiant: il match si concluse con una doppia squalifica.

Qualche mese dopo Bruno figurò come ospite al “Piper’s Pit”, l’angolo di interviste di Rowdy Roddy Piper: qui nacque un diverbio con Piper che si tradusse in un’accesa e violenta rivalità, che vedeva “Cowboy” Bob Orton alleato dello scozzese e “Mr. Wonderful” Paul Orndorff, precedentemente amico di Piper, dalla parte di Bruno.

Nel 1986 a Wrestlemania II, alla soglia dei cinquant’anni, Bruno è uno dei 20 partecipanti alla durissima Battle Royal che vede coinvolti wrestlers della WWF e stelle del football NFL… La prestazione del vecchio mito è buona, riesce infatti ad eliminare The Iron Sheik, ma poco dopo viene eliminato a sua volta, per 14°, dal gigantesco Big John Studd. Per la cronaca sarà Andre The Giant a portare a casa la Battle Royal.

Più avanti Bruno venne designato come arbitro speciale del match valido per il Titolo Intercontinentale WWF fra il campione in carica Macho Man Randy Savage e Tito Santana: da tempi i due atleti erano in competizione per questa cintura. La sfida vide Macho Man infuriarsi con Bruno (perché a suo dire contava troppo lentamente) e Adrian Adonis salire sul ring in rinforzo al campione, ma venire letteralmente distrutto dall’arbitro “molto” speciale.

E così, Bruno Sammartino affiancò Tito Santana nel feud contro Macho Man e Adonis: si disputò un primo incontro di coppia vinto dagli heel, poi Bruno e Tito ebbero la loro grande rivincita in un infuocato Steel Cage Match.

Per tutta la carriera, Bruno è rimasto imbattuto negli incontri all’interno di gabbie d’acciaio.

Da segnalare anche il successivo Lumberjack Match che Bruno ebbe contro Macho Man nel gennaio 1987.

L’ultima partecipazione ad un evento importante della WWF avvenne il 28 agosto 1987 al “Paul Boesch Retirement Show” tenutosi a Houston, quando Bruno ancora in grande forma batté Hercules Hernandez per count out.

Alla fine del 1987 scadde però il contratto di Bruno come commentatore e le divergenze ormai insanabili con McMahon Jr. sancirono la fine della collaborazione e l’esplosione di aperti contrasti tra Bruno Sammartino e la federazione di cui era stato campione per 11 anni e rappresentante per quasi 25.

L’ormai storico scontro con McMahon Jr. riguardava l’orientamento da questi dato alla federazione: Sammartino giudicò “bambinesche” le gimmick che McMahon affibbiava ai lottatori a fine anni ’80 con il risultato di ottenere un grandissimo successo di pubblico. A Sammartino non piaceva, e già non lo condivideva ai tempi del suo incarico da commentatore e lottatore “part time”, ciò che McMahon ha fatto dello sport che lui ama. Sammartino ha dichiarato che l’ “era gimmick” ha trasformato la WWF in una burla (“a joke”) e che ha avuto successo perché la gente non prende le cose con la dovuta serietà.

Il contrasto è stato acuito, a suo tempo, dal licenziamento, da parte della WWF, di David Sammartino per aver aggredito un fan; e Bruno, pur approvando la punizione, sostenne che David non fosse stato il solo a violare le regole ma che la federazione abbia volutamente colpito lui.

A tutt’oggi, ad anni dal ritiro, la WWF Hall Of Fame non include il nome di colui che ha mantenuto il titolo mondiale per 11 anni e che prima di tutti ha fatto grande la federazione con il proprio coraggio e il proprio sudore. Un autentico scandalo, ma nessuna delle due parti sembra voler ritrattare.

Dopo il polemico divorzio dalla WWF, Bruno Sammartino ha fatto delle singole apparizioni nella UWF (federazione di Herb Abrams) e nella WCW: in particolare, ha svolto il ruolo di arbitro speciale nel Tag Team Steel Cage Match che vedeva Sting & Ric Flair contro Terry Funk & The Great Muta a Helloween Havoc 1989.

Il 28 aprile 2007 è stato introdotto nella American Wrestling Federation Hall of Fame.

 

Francesco “Jena” Di Francesco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *