Il Rapporto tra i Mass-Media italiani ed il Wrestling

Il Rapporto tra i Mass-Media italiani ed il Wrestling

(Data originale di pubblicazione: 15 Aprile 2010)

L’origine del tumultuoso rapporto tra i mass media italiani ed il fenomeno del wrestling risale molto probabilmente alla prima metà degli anni ’80, quando arrivarono nel nostro paese le prime telecronache della versione giapponese della disciplina.
Queste trasmissioni erano irradiate da vari network a diffusione regionale (io ricordo Super Six) e venivano commentate dall’ormai leggendaria voce di Tony Fusaro, sempre in compagnia di qualche gradito ospite tra i quali rammento Marina Massironi, celebre attrice comica che oggi lavora con il trio di Aldo, Giovanni & Giacomo, e Vittorio Castronovo, presidente dell’associazione “La Contea delle Farfalle”, un club di appassionati di wrestling che, si dice, abbia anche portato Antonio Inoky in tournèe a Roma, dove pare abbia affrontato un lottatore italiano al PalaEur.
La trasmissione curata da Tony Fusaro si chiamava “Catch the Catch”. Ma da dove arriva questa abitudine, apparentemente impropria, di chiamare il wrestling giapponese “catch”?

Il realtà, in Giappone la disciplina viene promossa ufficialmente con il termine “Wrestling”, infatti le varie federazioni si chiamano New Japan Pro Wrestling, All Japan Pro Wrestling, la più recente Pro Wrestling NOAH di Mitsuharu Misawa, ecc.
Il termine “catch” deriva da “catch as catch can”, una specialità del wrestling sviluppata negli Stati Uniti nei primissimi anni del secolo scorso ed adottata su larga scala da noi europei per distinguere la disciplina del wrestling dalla lotta libera. Infatti fino a qualche anni fà avevamo alcune federazioni che ancora utilizzavano questa denominazione nella propria sigla, quali la Catch Wrestling Association (CWA) di Otto Wanz e la vecchia associazione francese dilettantistica “Comitè pour la Diffusion du Catch”. Oggi gli appassionati preferiscono individuare la versione giapponese con il termine “puroresu”, letteralmente “pro wrestling” (lotta professionistica). Ma non voglio divagare troppo e sconfinare in un altro argomento.

(Manifesto del “tour” della WWE in Italia del 1988)

Nel frattempo, altre emittenti regionali trasmettevano anche qualche episodio di WWE Championship Wrestling, il programma televisivo precursore di WWE Superstars of Wrestling, lanciato da Vince McMahon nei primi anni ottanta; io lo ricordo sull’emittente toscana rete 37 commentato da Mario Mattioli, che oggi è un telecronista di Rai Sport, ma alcune fonti sostengono che nella prima metà della decade questo spettacolo sia andato in onda pure sulla Rai.
Ma la vera “wrestling era” nel “bel paese” è cominciata grazie ad Italia 1, che dal 1986 ha acquisito i diritti di trasmissione del nuovo “show” settimanale WWE Superstars of Wrestling, un programma all’avanguardia per l’epoca, dato che lo potremmo paragonare ai vari WWE Raw e WWE SmackDown! di oggi; per un po’ di tempo sono stati trasmessi anche alcuni incontri della AWA (American Wrestling Association) di Verne Gagne (che ha chiuso i battenti nel 1990 quando il campione del mondo Larry Zbysko è passato alla WCW), ma una volta cominciato il calvario della WWE, in Italia si è velocemente sviluppata una vera e propria “wrestling fever”, culminata con le tournèe tutte italiane del 1988 e 1989!
Italia 1 trasmetteva WWE Superstars of Wrestling il sabato sera con l’indimenticabile commento di Dan Peterson, voce storica per quanto riguarda lo sport americano in Italia. Italia 1 irradiava anche i “pay per view” con una formula del tutto particolare. Ad esempio, WrestleMania andava in onda sempre il sabato sera all’interno di WWE Superstars of Wrestling e veniva spezzata in più “puntate” di un’ora ciascuna. Questo salvo rari casi, infatti mi sembra di ricordare che alcuni eventi speciali molto inportanti sono andati in onda anche per intero e forse pure in diretta.
La domenica mattina, sempre su Italia 1, il contenitore USA Sport trasmetteva invece il miglior incontro della serata precedente andato in scena nel corso di WWE Superstars of Wrestling. Durante l’estate del 1990 Italia 1 ha trasmesso anche il wrestling giapponese in un contenitore chiamato semplicemente “Catch” (alcune guide televisive ponevano anche il sottotitolo “il wrestling serio”), trasmesso sempre il sabato sera, ma intorno a mezzanotte.
Questo perchè solitamente, durante l’estate, le trasmissioni della WWE venivano interrotte per un paio di mesi (ovviamente soltanto in Italia).

(WWF Superstars of Wrestling)

Nel frattempo (siamo a fine anni ’80) si affacciava sul panorama televisivo nazionale ancora in fase di sviluppo e privo di una chiara legislazione, l’emittente sportiva Tele Capo D’Istria, in seguito ribattezzata Koper Sport e successivamente Tele+2, che mandava in onda ogni giorno vecchi incontri nel corso del programma WWE Wrestling Spotlight (sempre con Dan Peterson).
E la stampa? La stampa nazionale era capace soltanto di creare confusione in materia; ricordo sempre, nell’agosto del 1987, l’annuncio su vari quotidiani nazionali della morte sul ring di King Kong Bundy! In realtà il wrestler deceduto era il britannico Malcolm “King Kong” Kirk, morto in seguito ad un “Big Splash” ad opera dell’enorme (153 Kg) lottatore inglese “Big Daddy” Shirley Crabtree (considerato dai fans del Regno Unito l’Hulk Hogan britannico per la sua straordinaria popolarità) a Great Yarmouth, Inghilterra.
La stampa ha cominciato ad occuparsi di wrestling in modo “specializzato” verso il 1989, con la nascita della versione italiana del mensile Wrestling All Stars pubblicato dalla casa editrice Play Press.
Prima di allora il wrestling aveva trovato spazio soltanto su poche pagine di qualche rivista come l’Intrepido Sport o alcuni giornaletti per ragazzi (mi viene in mente Masters e il Team dell’avventura ed Il Corriere dei Piccoli).
Wrestling All Stars era una precisa traduzione dell’originale “magazine” americano (l’unica parte gestita dalla redazione italiana era la posta), usciva mensilmente e pubblicava gli articoli con un ritardo abbastanza consistente rispetto a ciò che si vedeva in televisione.
Tuttavia, era forse l’unico modo per leggere qualcosa (almeno in italiano) sul wrestling.

(La rivista Wrestling All Stars)

Visto il successo tributato al nostro “sport-entertainment” preferito all’epoca, altre case editrici hanno cominciato a pubblicare qualche traduzione di riviste americane (trimestrali o addirittura “uscite uniche”).
Posso citare Wrestling Ringside e Superstar Wrestler (Euro Publishing) e qualche anno più tardi, addirittura il WWE Magazine (Merlin Publishing).
Era quindi logico aspettarsi la nascita di una rivista interamente gestita da una redazione italiana, quindi ecco arrivare nelle edicole nel novembre 1991, il piccolo Wrestling Magazine edito dalla Renzo Barbieri Editore. Il “target” del magazine in questione era costituito da un pubblico di lettori prettamente adolescenziale. Il problema della rivista era che non annoverava tra i suoi “giornalisti” dei veri e propri esperti del settore. Ecco quindi, per inaugurare il primo numero, la clamorosa intervista ad Andrè the Giant, il quale alla domanda: – Qual’è l’incontro più spettacolare che tu ricordi?- , risponde: – Quello con Hearthquake in Wrestlemania V. Eravamo davvero inferociti e ad un certo punto lui iniziò perfino a mordermi le gambe come un cane rabbioso. I colpi che ci davamo riuscivano a far vibrare il ring, la folla gridava impazzita in un delirio comune… Questi sono gli incontri che ti fanno amare il nostro sport!- . Parole bellissime. Peccato che (tralasciamo il fatto che John Tenta si chiamava Earthquake e non Hearthquake…) lo sanno pure i sassi che Andrè the Giant a WrestleMania V è stato sconfitto per squalifica da Jake “The Snake” Roberts! E poi un giornalista italiano (presumibilmente appassionato di wrestling) che incontra Andrè the Giant e gli chiede per prima cosa – E’ vero che hai morso il tuo manager?- … bah!

(Manifesto del “tour” della WWE in Italia del 1992)

Anche nei negozi di giocattoli arrivano, già dal 1991, le famose “action figures” dei campioni WWE (in alcuni negozi si trovavano pure quelle della WCW), realizzate dalla Hasbro ed importate in Italia dalla GIG che le pubblicizza abbondantemente anche sulla televisione commerciale. Questi giocattoli e “gadgets” (accessori per la scuola, tempo libero, videogames) conquistano rapidamente l’italia, tributando al wrestling un successo senza precedenti soprattutto tra i giovani.

Ma torniamo alla televisione. Dopo i grandi fasti degli anni ’80 (grande successo per i tour della WWE in Italia e per la trasmissione di WrestleMania VI), Italia 1 trasmette SURVIVOR SERIES 1990 e con questa chiude il proprio palinsesto al wrestling, cedendo i diritti di trasmissione della WWE a Tele+2.
Poco male, visto che Tele+2, la prima rete italiana interamente dedicata allo sport, comincia a trasmettere WWE Superstars con circa un mese di ritardo, ogni giorno dal lunedì al venerdì e WWE Wrestling Challenge, la domenica mattina.
Su Tele+2 c’era spazio anche per i quattro grandi eventi stagionali come la Royal Rumble (come non dimenticare quella del 1992, trasmessa in prima serata con la vittoria impressionante di Ric Flair! Il giorno dopo ne parlavano in tutte le scuole!), WrestleMania, SummerSlam e Survivor Series. Purtroppo, dal 1992, Tele+2 diventa una “pay TV”. WrestleMania VIII viene trasmessa soltanto per gli abbonati, ma addirittura in diretta! Nel frattempo, la televisione nazionale continua a creare confusione, diffondendo su vari telegiornali (anche RAI) la notizia della morte di Jim Hellwig, meglio conosciuto come The Ultimate Warrior. Notizia fortunatamente smentita dallo stesso Dan Peterson e da Wrestling Magazine. La beffa continuava affermando che l’Ultimate Warrior (effettivamente molto cambiato) accorso sul ring per salvare Hulk Hogan in difficoltà a Wrestlemania VIII, non era Jim Hellwig, bensì Kerry Von Erich (a.k.a. Texas Tornado). Macabra ironia della sorte, siamo nel 2010 e Jim Hellwig è ancora vivo e vegeto, mentre Kerry Von Erich (che tra l’altro ha dato i natali alla bellissima Lacey Von Erich della “stable” TNA The Beautiful People) si è suicidato con un colpo di pistola calibro 44 il 18 febbraio 1993, il giorno dopo essere stato trovato in possesso di cocaina.

Il 30 agosto 1992, il quotidiano “La Repubblica” dedica un’intera pagina al wrestling. Wow! Direte tutti voi, la Repubblica, il più celebre organo di stampa nazionale! Il titolo? “L’America dello sport cialtrone. Cattivi e Gonfiati: molto divertente… Sul ring e in tv vince il falso” curato (si fà per dire…) dal giornalista Carlo Pizzati. A fare da contorno alla “parte scritta”, una foto di Andrè the Giant che strangola un avversario (Tito Santana se non sbaglio), una di Dan Peterson e tre della trasmissione TV “American Gladiators”. Di buono, a proposito del wrestling, non viene scritto niente, anzi, lo si equipara alle nuove tendenze televisive americane come “Monster Truck Racing”, lo stesso “American Gladiators” e la lotta nel fango tra modelle (e, come al solito, si fà di tutta l’erba un fascio), come se il wrestling non si portasse dietro una storia centenaria (anzi, a dire di molti, millenaria…) e come se non fossero mai esistiti i vari George Hackeshmidt, Ed “Strangler” Lewis, Rikidozan, Frank Gotch, Lou Thesz, Buddy Rogers e Bruno Sammartino!

(Il discusso articolo apparso su La Repubblica nel 1992)

Ma come tutte le mode, anche il wrestling è destinato, almeno in italia, all’inevitabile declino. Dopo il grande successo delle tappe italiane (Forum Assago, Milano) del WWE European Tour nel 1992 e nel 1993 (che per poco non facevano registrare un “tutto esaurito” nonostante la diretta televisiva), Tele+2, dopo aver affidato per un brevissimo periodo (dal 5 al 30 Luglio 1993) il commento all’ex giocatore di Hockey su ghiaccio Jim Corsi, decide di chiudere per sempre con il wrestling! Il motivo va probabilmente ricercato nella grossa spesa sostenuta da Telepiù per acquisire i diritti della Serie A di calcio italiana, fatto stà che fino al 12 febbraio 1994, di wrestling in Italia non nè sentiamo più parlare. In questa data Italia 1 ricomincia a trasmettere la WWE con WWE Superstars il sabato, WWE Wrestling Challenge la domenica e dei piccoli segmenti settimanali di cinque minuti ciascuno chiamati “Wrestling Shop” e “Wrestling Report”, condotti tra l’altro dalla bella Terry Schiavo (a detta sua, grande fans di wrestling e di “Diesel” Kevin Nash). Ma ormai la frittata è fatta. Con questi sette mesi di assenza dagli schermi italiani, il pubblico si è disaffezionato al wrestling e sarà un po’ per la rinnovata WWE (che propone Lex Luger come nuovo supereroe americano…) e soprattutto per il lungo digiuno, va a finire che nonostante le trasmissioni di Italia 1, il tour italiano della WWE nel 1994 risulta un vero e proprio “flop” con arene semivuote e scarso interesse generale. Così, il 31 dicembre 1994, Italia 1 trasmette l’ultimo episodio di WWE Superstars. Le varie riviste hanno già cessato da tempo di esistere. I cosiddetti “die hard wrestling fans” si muniscono di impianto di ricezione via satellite (almeno quelli che non lo avevano ancora fatto…). Da segnalare però che dal Giugno 1994 all’agosto 1995 una rivista mensile chiamata Super Action (Egmont Publishing) si è occupata periodicamente di wrestling, pubblicando brevi articoli sulla WWE, su “Diesel” Kevin Nash e su Hulk Hogan.

(Manifesto del “tour” della WWE in Italia del 1993)

Dal 1995, a parte alcuni canali locali come la romana GBR che trasmettono qualcosa della WWE, nessuna rete nazionale ha più irradiato i programmi della federazione di Vince Mc Mahon Jr.
I poveri fans del wrestling furono anche brutalmente presi in giro, quando l’emittente di Vittorio Cecchi Gori TMC 2, nel settembre 1996 annunciò l’inizio della trasmissione Super Wrestling, tutti i giorni alle 18.00, condotto da Dan Peterson. Non sò quale sia stato effettivamente il reale motivo, ma alla data di oggi, neanche una trasmissione di wrestling è andata in onda su quel canale (oggi divenuto MTV Italia), nonostante le guide TV lo abbiano segnalato per varie settimane! Alcune fonti sostengono che dopo la morte di un pugile sul ring avvenuta in quei giorni, Vittorio Cecchi Gori decise che le sue emittenti non avrebbero mai più ospitato nessuno sport da combattimento, senza fare eccezione nemmeno per il wrestling.

Verso la metà degli anni novanta, “La Gazzetta dello Sport Magazine” (oggi SportWeek) pubblica talvolta le foto degli “exploit” di Dennis Rodman sui ring WCW/nWo, quasi tutti i quotidiani ed i telegiornali nazionali parlano, mostrando anche foto e video, della rissa avvenuta sui ring della WWE tra “Stone Cold” Steve Austin e Mike Tyson, ovviamente un “angle” per l’imminente WrestleMania XIV e si parla pure di Jesse “The Body” Ventura, celebre lottatore degli anni ottanta divenuto governatore dello Stato del Minnesota (un ottimo articolo a riguardo è uscito su “l’Espresso” del 5 agosto 1999).

(Mike Tyson vs Stone Cold Steve Austin sui quotidiani italiani)

Il rotocalco di canale 5 “Verissimo”, racconta della presunta candidatura di “Hollywood” Hulk Hogan a presidente degli Stati Uniti d’America, i notiziari ed i quotidiani si occupano anche della morte di Owen Hart, avvenuta sul ring il 23 maggio 1999 al “pay per view” WWE Over The Edge. E, sempre nel 1999, l’approfondimento del Tg2, “Costume e Società” si occupa della WWE che viene quotata in borsa e si trasforma da Titan Sports a World Wrestling Entertainment Inc.
In occasione di quel servizio, la corrispondente dagli Stati Uniti Mariolina Sattanino esordisce con la frase : – Da oggi, tutti potranno acquistare i loro lottatori preferiti…- . Mentre “Studio Aperto” ogni anno, l’11 agosto, nell’edizione di mezzogiorno informa i telespettatori del compleanno di Hulk Hogan.

(La Gazzetta dello Sport Magazine parla dell’incontro di Dennis Rodman alla WCW)

Non parliamo di internet, perchè questa è storia recente, ma per poter di nuovo vedere il wrestling sugli schermi italiani bisogna aspettare la fine del settembre 1999, quando Italia 1 comincia a trasmettere una versione ridotta di WCW Monday Nitro (30 minuti) il sabato pomeriggio e la domenica mattina. Inizialmente il commento viene affidato alla coppia più discussa del wrestling in Italia, vale a dire Paolo Cavallone e Sergio Sironi (due simpaticissimi “DJ” di Radio 101 Network). Discussa perchè nonostante in giro ci siano diversi esperti di wrestling, i due commentano gli incontri lanciando delle affermazioni che fanno accapponare la pelle alla maggior parte dei fans più accaniti. Ricordo uno dei primi episodi quando Cavallone annunciava che Sting era rientrato dopo dodici anni di assenza dai ring (sara’ mancato al massimo per qualche mese!) e portava sempre lo stesso trucco che aveva dodici anni fà (lo sanno tutti che Sting ha adottato il look de “il Corvo” nel periodo nWo, vale a dire nel 1996!).
Ma le trasmissioni si rivelano soltanto a scopo commerciale per promuovere le nuove “action figure” della WCW importate in Italia dalla “Giochi Preziosi”. Ben presto, l’appuntamento del sabato pomeriggio svanisce nel nulla e la programmazione continua soltanto la domenica mattina per poi scomparire totalmente dopo poco tempo. In seguito ad una pausa di qualche mese, il Nitro di trenta minuti ritorna su Italia 1 la domenica mattina e stavolta alla postazione di commento ritorna Dan Peterson! Nonostante i cinque mesi di differita, gli ascolti per una fascia oraria mattutina sono altissimi e spesso superano anche il milione di telespettatori. La presenza di Dan Peterson genera un certo entusiasmo, soprattutto tra i nostalgici e gli si perdona anche qualche errore nelle telecronache.
Evidentemente, tutto ciò non basta alla Mediaset che nel giro di poco tempo chiude anche questo appuntamento.

Nel frattempo la WCW con Nitro, Thunder e WorldWide è passata alla “pay TV” Stream. Qui viene affidata a dei telecronisti competenti, ovvero Michele Posa e Luca Franchini e si recupera una certa serietà nei confronti della disciplina che mancava dall’ormai lontano 1993 (ai tempi di Tele+2).
In seguito, Vince McMahon ha acquistato la WCW e di conseguenza Stream TV si è accaparrata in esclusiva per due anni i diritti per trasmettere la WWE nel nostro paese, con le versioni “international” di Raw, SmackDown! e Sunday Night Heat. Poco più tardi, Stream TV acquisterà pure tutti e dodici gli eventi mensili da trasmettere in “pay per view” sul canale Primafila Show.
Grazie a queste emissioni ed al fenomeno sempre crescente di internet, nasce un vero e proprio movimento di appassionati italici di wrestling, che porta alla fondazione di alcune piccole federazioni tutte italiane, come la Italian Championship Wrestling, la Italian Wrestling Association (in seguito ribattezzata X-treme Italian Wrestling) e la Italian Wrestling Superstars, che di tanto in tanto si ritagliano spazi su emittenti televisive e organi di stampa locali in modo tale da promuovere i propri spettacoli.

(Trafiletto dedicato dal settimanale L’Espresso al fenomeno della WWE a fine anni novanta)

Ma nei mesi precedenti, la stampa nazionale aveva avuto modo di occuparsi ancora di wrestling: nel settembre 1999, il mensile “Cronache Estreme” dedica uno speciale di ben quattro pagine dai contenuti semplicemente ridicoli nei quali il wrestling viene definito “lo sport più violento del mondo”.
Nel gennaio del 2001, il celebre settimanale Sport Week dedica un servizio di circa cinque pagine al wrestling intitolato “Bello, sembra vero”. Nonostante il breve intervento dell’esperto Michele Posa, l’articolo non contribuisce di certo a far piacere il wrestling ai lettori della rivista. Infatti, oltre che a parlarne come un fenomeno da baraccone “capace di ingannare milioni di spettatori in tutto il mondo”, le uniche immagini pubblicate in esso vedono protagonista la modella Naomi Campbell ritratta in atteggiamenti alquanto volgari (per non dire di peggio) in compagnia di alcuni “finti” lottatori. Di certo, possiamo tranquillamente affermare che questo servizio pubblicato dal settimanale della Gazzetta dello Sport ha fortemente contribuito a dare una pessima reputazione all’immagine del wrestling in Italia.
Nell’agosto del 2001, la rivista di arti marziali Samurai, pubblica invece un breve articolo sul wrestling scritto dall’appassionato Alberto Rizzi, che naturalmente ne approfitta per parlare bene della disciplina. Un mese più tardi, anche la rivista di sport da combattimento Sphinx Magazine dedica ampio risalto al primo spettacolo tenuto a Torino dalla Italian Championship Wrestling, con un buon servizio curato interamente dal commentatore televisivo Michele Posa.

A cavallo tra l’ottobre ed il novembre del 2001, l’architetto Cavani decide di pubblicare sul Guerin Sportivo un editoriale altamente denigratorio nei confronti del wrestling, richiamando così l’attenzione di tutti gli appassionati (in particolar modo il ben noto editorialista Federico “Colosso” Moroni) che giustamente decidono di non fargliela passare liscia, inondandolo di lettere di protesta alle quali l’autore dell’articolo risponde direttamente dalle pagine del “Guerino”, prendendo come esempio una missiva del solito Michele Posa ed ammettendo anche la propria totale ignoranza in materia. La polemica tra gli appassionati di wrestling ed il Guerin Sportivo si protrarrà fino all’estate del 2004!
Verso la fine del 2002 la WWE comincia seriamente a pensare di portare in Italia una tappa del tour europeo del giugno 2003. A dicembre partono quindi le trasmissioni del programma WWE Velocity su Italia 1, commentato da Dan Peterson e irradiato ogni sabato mattina a completamento della programmazione settimanale già in onda su Stream TV.
Le trasmissioni di WWE Velocity su Italia 1 fanno registrare fin da subito dei dati di ascolto molto interessanti, mentre le vendite degli eventi in “pay per view” su Stream sembrano andare piuttosto bene, quindi il 4 aprile 2003, la World Wrestling Entertainment porta a Milano il lottatore Test e la valletta Stacy Keibler per promuovere ufficialmente la tappa italiana del tour europeo WWE Road to Insurrextion, prevista per il 4 giugno.
Purtroppo qualcosa va storto e la WWE cancella dal proprio programma diverse località europee, Italia compresa, nelle quali sarebbe dovuto sbarcare il “tour” di giugno.
La stampa italiana torna, anche se timidamente, ad occuparsi della disciplina, anche per venire incontro ai successi cinematografici di The Rock, protagonista nei film campioni di incasso al botteghino “Il Re Scorpione” e “La Mummia: il Ritorno”. Il Venerdì di Repubblica decide invece di analizzare il recente “matrimonio omosessuale” celebrato sul ring a SmackDown! tra i lottatori Billy Gunn e Chuck Palumbo.

(RoadWarrior Hawk in Piazza del Duomo a Milano nel 1992)

Intanto fanno la loro comparsa su alcune emittenti private a carattere nazionale facenti parte del circuito Super Six i programmi della federazione americana Combat Zone Wrestling. Il commento viene affidato a Christian Recalcati ed a Maurizio “BullDozer” Repetto. Questo porta alla promozione di uno “stage” a Torino del lottatore “Sick” Nick Mondo, del quale parla anche la celebre rivista scientifica Focus pubblicando un lungo ed esauriente speciale dedicato al wrestling, nel quale finalmente vengono esaltate le caratteristiche principali della disciplina, ovvero lo spettacolo, la tecnica, l’atleticità, il coraggio e la bravura dei lottatori. Incredibilmente, molti appassionati esprimono attraverso internet tutto il loro disappunto nei confronti del servizio di Focus, giudicandolo denigratorio nonostante il lungo articolo non preveda neanche un passaggio in cui il wrestling venga palesemente messo in cattiva luce.

Il 5 luglio 2003, il sito TotalWrestling.it coadiuvato da alcuni “promoter” nazionali, porta in Italia, a Monza per la precisione, il leggendario pluricampione del mondo Bret “Hitman” Hart per un evento chiamato Wrestling Gala presentato dal sottoscritto, da Dan Peterson e da Luca Franchini, al quale partecipano anche altri campioni della scena indipendente del wrestling internazionale. Per questa grande manifestazione, accorrono più di quattrocento “fans” da tutta Italia ed Europa.
Il 27 settembre 2003, il presidente, nonché campione, della Combat Zone Wrestling John Zandig, partecipa ad una conferenza stampa indetta all’hotel Baglioni di Firenze per promuovere un “tour” della federazione cui fa capo previsto per il 25 ottobre a Pistoia. Nel pomeriggio della stessa giornata, Zandig mette a disposizione la propria esperienza per insegnare ad un gruppetto di volenterosi ragazzi italiani, me compreso, le basi per cominciare a praticare il wrestling.
Lo spettacolo della Combat Zone Wrestling al Palazzetto dello sport di Pistoia, viene visto dal vivo da circa settecento spettatori paganti e qualche mese più tardi, la stessa formula viene ripetuta anche a Parma, ma stavolta con una scarsa partecipazione di pubblico.

Nel frattempo, sia i diritti per le trasmissioni della WWE su Stream TV che quelli di Italia 1, il cui contratto era originariamente previsto fino alla fine di giugno del 2003, vengono rinnovati nel settembre dello stesso anno, quando nel frattempo, Stream TV e Tele+ sono state “fuse” nella piattaforma satellitare a pagamento unica chiamata SKY Italia.
Il nuovo contratto prevede alcune interessantissime novità, quali il passaggio in chiaro, su Italia 1, del programma SmackDown! e l’acquisizione da parte della nuova “pay TV” delle trasmissioni Raw e Velocity. In un secondo momento, Sky TV acquisterà anche i diritti per gli eventi mensili da trasmettere con il sistema “pay per view”, confermando il wrestling come unico sport in Italia insieme al calcio le cui trasmissioni vengono irradiate secondo la formula “paghi per vedere”. Su Italia 1, per quanto riguarda SmackDown!, si avvicendano due coppie di telecronisti, in un primo momento abbiamo Dan Peterson assistito dal commento tecnico di Christian Recalcati, ma in seguito il noto telecronista americano lascia il posto all’intrattenitore di professione Giacomo “Ciccio” Valenti, scelto da Italia 1 allo scopo di allargare il seguito della trasmissione anche ai profani, non necessariamente appassionati di wrestling. Ed il peso di tale scelta si fa subito sentire, nonostante alcuni “puristi” storcano giustamente il naso, gli ascolti del programma su Italia 1, complice anche la collocazione alle ore 19 della domenica pomeriggio, aumentano in maniera esponenziale assestandosi tra il milione e mezzo e i due milioni di telespettatori a settimana.
E complice questo inaspettato successo, l’azienda Giochi Preziosi decide di importare in Italia le “action figures” dei campioni del wrestling, la Tesla Distribuzione, lancia sul mercato le “trading cards” da collezione ispirate a SmackDown!, mentre la Halifax conduce affari d’oro distribuendo nel nostro paese il fantastico videogioco prodotto dalla THQ noto come WWE SmackDown! Here Comes The Pain.
Ma soprattutto, nei primi mesi del 2004, la World Wrestling Entertainment annuncia due tappe in Italia, la prima a Milano, la seconda a Pesaro, del proprio “tour” europeo noto come WWE SmackDown! Passport to Pain.
Per promuovere l’evento, la WWE invia a Milano il campione degli Stati Uniti John Cena e per incontrarlo si presentano quasi duemila “fans” scatenati, causando anche disagi a livello di ordine pubblico in quanto la sala allestita al Mondadori Multicenter per contenerli non era sufficiente.
Il 3 ed il 4 giugno 2004, hanno luogo i due spettacoli di Milano e Pesaro e sia al Forum di Assago (undicimilacinquecento spettatori) che al BPA Palace (dodicimila spettatori) si registra un tutto esaurito, decretando al wrestling un successo senza precedenti, superiore forse anche a quello ottenuto negli anni ottanta e nei primi anni novanta.

(RoadWarrior Hawk con la maglietta dei “Drughi Bianconeri” in compagnia dei Carabinieri di Milano nel 1992)

La stampa torna a parlare della disciplina, autorevoli giornalisti quali Michele Serra e Beniamino Placido dedicano intere pagine dei loro articoli cercando di analizzare con occhio critico il fenomeno che, ancora una volta, ha investito la nostra penisola. Il più venduto settimanale italiano, TV Sorrisi & Canzoni (che ogni settimana riporta una “preview”, scritta da Christian Recalcati, degli incontri che andranno in onda a SmackDown!), dedica due intere pagine all’arrivo di John Cena in Italia e lo stesso fanno gli altri settimanali televisivi (come Tele Sette o Satellite) che non perdono l’occasione per occuparsi del clamoroso successo riscosso dalla World Wrestling Entertainment intervistando i commentatori dei vari spettacoli televisivi. Ma soprattutto, subito dopo i due “show” di Milano e Pesaro, viene annunciato che la World Wrestling Entertainment tornerà nuovamente in Italia il 9 ed il 10 ottobre 2004, rispettivamente a Firenze ed a Torino con un nuovo tour chiamato WWE SmackDown! Down & Dirty ed anche stavolta si registra un tutto esaurito. E lo stesso avviene anche nell’aprile dell’anno successivo, con le due tappe del WWE WrestleMania Revenge Tour a Bologna ed a Milano.
Nel frattempo, già nel 2004, anche la nuova emittente a carattere sportivo chiamata SportItalia ha cominciato ad occuparsi della World Wrestling Entertainment in una striscia quotidiana di trenta minuti chiamata WWE News e condotta in studio dal simpaticissimo giornalista Stefano Benzi.
I quotidiani, i rotocalchi e le altre pubblicazioni periodiche continuano ad occuparsi del fenomeno su larga scala, spesso con articoli denigratori e talvolta con riflessioni un po’ più approfondite e che presumibilmente avranno almeno richiesto un minimo di preparazione e documentazione da parte di chi le ha scritte.
Nel 2005 la Gazzetta dello Sport comincia addirittura a commercializzare mensilmente i DVD contenenti gli eventi in “pay per view” della WWE e sia il quotidiano rosa che il settimanale allegato SportWeek dedicano ampio risalto all’originale iniziativa.

Tra il 2004 ed il 2005, l’Italia è divenuta uno dei mercati di riferimento per la World Wrestling Entertainment ed anche altre federazioni cominciano a volgere lo sguardo verso il nostro paese.
E’ il caso della New Japan Pro Wrestling di Antonio Inoki, che promuove un “tour” nelle città italiane di Catania e Milano nei primi giorni del giugno 2005.
Ma anche le maggiori federazioni italiane quali la Italian Championship Wrestling e la Xtreme Italian Wrestling iniziano in questo periodo a riscuotere un enorme successo, riempiendo i palazzetti e presentando spettacoli che possono avvalersi della presenza di prestigiosi ospiti stranieri.
Il merito di questo successo va tributato soprattutto alla consistente presenza dei programmi di wrestling sui palinsesti delle emittenti nazionali, quali Italia 1 (WWE SmackDown!), Sky Sport 2 (WWE Monday Night Raw, WWE Sunday Night Heat, WWE Velocity e WWE Experience) e SportItalia (WWE News), alle quali in seguito si sono aggiunte anche l’emittente satellitare Play TV (che trasmette il programma NU Wrestling TV), GXT (WWE Afterburn e WWE Bottom Line), Eurosport (che per qualche settimana ha trasmesso TNA Impact!) ed altre emittenti a diffusione regionale che si occupano di diffondere gli spettacoli di alcune federazioni minori (CZW Fake You TV) ed italiane (IWS, ICW, XIW).

Sempre nel 2005, nelle edicole di tutta italia ritornano le pubblicazioni dedicate al wrestling dopo dodici anni di assenza. La rivista Super Wrestling World, realizzata dallo “staff” del sito WrestlingWorld.it (oggi la maggior parte di quegli “staffer” scrive proprio qui su WorldOfWrestling.it), si presenta fin da subito come pubblicazione “leader” nel settore, mentre le fanno seguito Top of the Wrestling (sempre realizzata dallo “staff” di WrestlingWorld.it), Il Grande Wrestling ed un “magazine” ufficiale che consiste esclusivamente nella vendita di “gadget” e “posters” chiamato WWE Superstars.

(Jerry Saggs dei Nasty Boys & Jimmy Hart a Milano nel 1992)

Siamo arrivati dunque ad un’autentica svolta, il wrestling non aveva mai riscosso un tale successo nel nostro paese, neanche negli anni ottanta e nei primi anni novanta. Siamo arrivati ad un punto in cui non passa giorno che la televisione o la stampa italiana non si occupi in qualche modo di questo straordinario sport-spettacolo. Anche le associazioni moraliste quali il Codacons ed il Moige sono scese in campo per chiedere lo spostamento dei programmi dedicati al wrestling in una fascia oraria meno seguita dai bambini, ritenendolo un fenomeno potenzialmente pericoloso.
Trasmissioni televisive di acclamato successo quali Cronache Marziane e Lucignolo hanno cercato di spiegare le ragioni che portano la gente ad appassionarsi al wrestling. Il padre della “TV Spazzatura” in Italia, Maurizio Costanzo, ha iniziato una campagna denigratoria per tentare di far rimuovere il programma WWE SmackDown! dal palinsesto di Italia 1, probabilmente ritenendolo un concorrente pericoloso per i programmi prodotti da lui e da sua moglie Maria De Filippi che stanno di fatto monopolizzando la programmazione della principale emittente Mediaset presentando i nuovi modelli ai quali i giovani, secondo Costanzo, dovrebbero ispirarsi, ovvero tutti quei personaggi che pur non avendo nessun talento, sono riusciti ad entrare nel mondo della televisione grazie alla loro massiccia esposizione nei programmi pomeridiani quali “Uomini & Donne” o “Buona Domenica”, saltando a piè pari la gavetta che un tempo era necessaria per lavorare in questo ambito. Ci sarebbe da chiedersi se per i giovani sia più pericoloso il wrestling o questa nuova tendenza dettata da Costanzo e soci che ormai ha saturato il circuito televisivo del nostro paese, nel quale ormai soltanto gli abbonati alla “pay TV” possono godersi un buon film, mentre gli altri devono accontentarsi delle decine di “reality show” e similari che la televisione in chiaro ci propina ogni giorno in tutte le salse.

(Chris Benoit ed Eddie Guerrero)

Un primo colpo all’incredibile popolarità del wrestling in Italia viene dato dalla tragica morte di Eddie Guerrero, deceduto il 13 novembre 2005. Tutti i quotidiani e rotocalchi televisivi ne parlano, la notizia invade i telegiornali nazionali, ma non è niente in confronto al vero e proprio terremoto che, dopo quasi due anni, causerà la terribile vicenda dell’ex campione del mondo Chris Benoit, che si suicida dopo aver brutalmente assassinato sua moglie e suo figlio nella propria abitazione. La direzione di Italia 1 decide di sospendere la trasmissione del programma di WWE SmackDown, che invero, negli ultimi tempi aveva subito un calo negli ascolti. Questo fatto di cronaca da una frenata alquanto brusca all’esplosione di popolarità del wrestling in Italia, che rimane soltanto nei palinsesti delle “pay-TV” e sul digitale terrestre, mentre nelle edicole continua ad uscire ogni mese il TuttoWrestling Magazine, unica rivista sopravvissuta tra le numerose pubblicazioni uscite a cavallo del 2005. La WWE continua ad organizzare “tour” periodici in Italia anche se più raramente rispetto agli anni del “boom”. Anche la TNA si è affacciata, se pur timidamente, nei palinsesti televisivi delle emittenti nostrane e nel 2010 è arrivata addirittura la Ring of Honor sulla “pay-TV” Dahlia, irradiata attraverso il digitale terrestre.

Il wrestling è un fenomeno ciclico, è come un onda che talvolta spazza via tutto ciò che trova, mentre altre volte accarezza soltanto lievemente le coste sulle quali si abbatte, ma è un dato di fatto che ormai questa straordinaria disciplina è a tutti gli effetti entrata a far parte della nostra cultura popolare.

“Titan Morgan” Manuele Poli
titanmorgan@hotmail.com

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