Flashback: TNA The Line is Crossed #3 – 04/12/2009 – Kurt Angle: il fardello del migliore

Flashback: TNA The Line is Crossed #3 – 04/12/2009 – Kurt Angle: il fardello del migliore

Oggi riesco finalmente a realizzare un desiderio che avevo da circa un anno: scrivere un pezzo su Kurt Angle. L’idea di un’analisi psicologica dell’eroe olimpico mi era infatti venuta in mente sul finire del 2008, in pieno periodo Main Event Mafia, ma, purtroppo, il fallimento dell’iniziativa “Wrestling World sul forum” mi aveva momentaneamente tarpato le ali. Dopo tanto tempo è finalmente arrivato un altro momento propizio, col buon Kurt che secondo molti è cambiato, ha, per dirla in gergo smart, “turnato”, mentre a mio avviso non è affatto così, è semplicemente rimasto coerente col suo modo di pensare.

Per capire veramente la mentalità di Angle, che la linea l’aveva già superata molto prima che lo slogan “Cross The Line” venisse creato, è necessario ripercorrere la sua carriera, partendo da quell’indimenticabili 31 luglio 1996. In questo glorioso giorno, Kurt Angle ha conquistato la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta, combattendo nonostante un brutto infortunio al collo(da qui lo slogan “with a broken freakin’ neck!”): una cosa del genere gli avrebbe dovuto assicurare stima e affetto da parte di tutti gli americani, ma sappiamo benissimo che non è andata così. Sin dal suo esordio in WWF, infatti, Kurt Angle è stato fischiato, insultato da spettatori e avversari, persino preso in giro perché aveva pianto dalla gioia dopo aver vinto la medaglia d’oro. E qui bisogna abbattere un altro pregiudizio sul wrestling, quello secondo quale l’heel desidera con tutte le sue forze essere odiato dal pubblico: certo, molti l’hanno fatto, specie nell’era gimmick, ma per fortuna non tutti! Penso invece che a ogni wrestler dovrebbe far piacere l’appoggio del pubblico, perché crede sempre di essere nel giusto e quindi l’approvazione delle sue idee e delle sue azioni dovrebbe spingerlo a continuare per la sua strada. Kurt Angle questo appoggio non lo ha mai trovato, se non in modo parziale, e ha dovuto imparare a fregarsene di quello che pensa la massa, anche se non sempre vi è riuscito. Nel suo primo anno di wrestling, Kurt ha vinto praticamente tutto, ma, nonostante prestazioni fenomenali, non è riuscito a ottenere il rispetto di pubblico e avversari; nel 2001 è stato tifato per la prima volta durante il feud contro Stone Cold Steve Austin, ma dopo qualche mese il fenomeno era già scemato e l’eroe olimpico è stato messo da parte, le sue imprese sono state sminuite.

Nel 2003, Angle ha, secondo molti, cambiato atteggiamento, mostrando rispetto nei confronti di un giovane lottatore, un certo Brock Lesnar: un gesto che analizzerò in seguito, ma che lo ha reso uno dei preferiti del pubblico seppur, ancora una volta, per un breve periodo. Un altro atleta gli ha poi rubato le luci della ribalta: si tratta del compianto Eddie Guerrero, che a quel tempo non era affatto uno stinco di santo e aveva un passato non proprio limpido. Kurt, allora, ci ha regalato un promo simile a quelli che sta facendo CM Punk su Jeff Hardy: in modo schietto e sincero, ha fatto notare a tutti che Eddie Guerrero era un ex drogato, che conduceva una vita disonesta dentro e fuori dal ring e che quindi chi lo prendeva come modello commetteva un grosso sbaglio. Nonostante avesse detto solamente la verità, Angle non è riuscito ad ottenere l’approvazione della gente, che si sentiva più vicina a chi aveva sbagliato che non a chi si era sempre mantenuto sulla retta via. L’esplosione del fenomeno John Cena, poi, ha rappresentato un vero colpo di grazia per Kurt, e a nulla è servito quel World Title conquistato in modo magistrale, ma perso contro un altro idolo alquanto controverso, Rey Mysterio. Kurt Angle ha vinto tantissimi allori in WWE, ha combattuto diversi match straordinari, eppure le luci della ribalta continuavano a prendersele altri: a questo punto all’eroe olimpico non è rimasta altra scelta che quella di cambiare aria, ed eccolo approdare in TNA, con un colpo di scena che ha lasciato tutti, me compreso, di stucco.

L’entusiasmo, però, si spegne ben presto: i “campioni della gente” sono ancora una volta altri, Angle combatte incontri strepitosi ma il merito viene spesso e volentieri dato all’avversario di turno, quando vince il titolo ottiene solamente l’effetto di far scatenare il wrestling web, che parla di “Total Nonstop Angle” e di strapotere dell’eroe olimpico nel backstage. E questo nonostante Kurt lavori da subito con i giovani(ricordate il pin subito da Jay Lethal?) e conceda loro la possibilità di lanciarsi. L’atleta domina il 2007, ma non basta, fa dei match incredibili nel 2008(contro Samoa Joe nella gabbia d’acciaio a Lockdown, contro AJ Styles a Slammiversary e ad Hard Justice, contro Jeff Jarrett a Bound For Glory, contro Abyss a Turning Point) ma il rispetto, la stima, l’affetto continuano ad andare ad altri: ed eccoci arrivati alla svolta, alla nascita di quella Main Event Mafia in quel di Las Vegas. E qui bisogna fermarsi un attimo, perché bisogna capire come mai Kurt Angle ha deciso di allearsi con quelli che un tempo erano tra i suoi peggiori nemici. La mia prima considerazione è in realtà il filo conduttore di tutto questo editoriale: Kurt Angle è il migliore, sa di esserlo, ma non viene mai riconosciuto come tale. Per questo, se dovessimo tracciare un profilo psicologico, potremmo definire Angle un eterno frustrato, uno di quelli che hanno bisogno di ribadire mille volte i propri successi nella vana speranza di far capire agli altri la realtà dei fatti. Tuttavia, pochi sono in grado di capirlo, o meglio, pochi vogliono veramente farlo, in questo ventunesimo secolo in cui si tende alla mediocrità; in compenso, riesce ad attirarsi l’invidia di tutti e l’accusa di essere solamente un presuntuoso. In questa situazione, Kurt si rende conto che gli è impossibile avere amici veri, anzi, qualsiasi rapporto che non sia dettato dall’interesse: si guarda intorno e trova quattro persone che, seppur mossi da motivazioni diverse, inseguono i suoi stessi obiettivi, vogliono ottenere il rispetto e non si fanno problemi a considerare Angle il migliore. Nasce la Main Event Mafia e domina le scene, ma si verifica una situazione paradossale: quattro componenti del gruppo vengono sonoramente fischiati, mentre uno, Sting, continua a ottenere ovazioni nonostante le nefandezze di cui si macchia. Un sentimento di frustrazione pervade nuovamente Angle, che ingaggia una serie di duelli all’ultimo sangue con Sting, tra i quali va citato un Empty Arena Street Fight da brividi, e alla fine riesce a buttarlo fuori dal gruppo, nel quale fa entrare un altro suo vecchio nemico, Samoa Joe.

Nel mese di agosto del 2009, quando Angle viene denunciato dalla sua ex fidanzata Rhaka Khan per stalking e trovato in possesso di sostanze dopanti, il mondo intero si scaglia contro di lui. Viene trattato in modo spietato dal web, a momenti si parla di lui come di un pluriomicida: è la prova che quando uno si dimostra migliore degli altri, chi vive nella mediocrità aspetta un suo passo falso per poter gettare fango su di lui. Il tutto si risolve in una bolla di sapone, le accuse vengono ritirate e i detrattori vengono smentiti, in compenso Jeff Hardy ne combina un’altra delle sue ma in quel caso l’opinione pubblica è divisa tra chi lo sostiene e chi si limita a sorridere e a dire che non è la prima volta: quando la recidività diventa un vantaggio. La stessa cosa, se ci pensate bene, accade anche sul ring: Angle, autore di match a cinque stelle, riceve critiche non appena si allontana leggermente dalla perfezione, mentre ad altri wrestler mediocri basta aggiungere una mossa al proprio repertorio e subito si grida al miracolo. Si arriva a Bound For Glory e Kurt Angle sconfigge Matt Morgan, dopo aver pareggiato contro il campione AJ Styles a Impact appena tre giorni prima: ed eccola lì, quella che per molti è una svolta, per me è una semplice conseguenza. L’eroe olimpico scioglie, seppur in modo non ufficiale, la Main Event Mafia ed esprime parole piene di stima e rispetto nei confronti di AJ Styles, Matt Morgan ma anche di altri atleti giovani come Eric Young. Perché tutto ciò? La risposta è semplice: Angle ha trovato ciò che ha sempre cercato, delle persone al suo livello, delle persone che come lui danno il massimo ogni giorno, senza prendere scorciatoie, ma incamminandosi nella lunga strada del lavoro onesto e meticoloso. Gli era già successo nel 2003 con Brock Lesnar, in lui aveva visto un atleta grande sotto tutti gli aspetti, ma questo suo atteggiamento gli si era ritorto contro: come direbbe una canzone dei Nightwish, “See me ruined by my own creation”. Un altro degli svantaggi di essere il più grande è proprio questo, appena mostri il fianco subito c’è qualcuno che cerca di approfittarne per appropriarsi di ciò per cui tu hai sputato sangue. E’ successo anche stavolta, dal nulla è spuntato fuori questo Desmond Wolfe che vuole togliere di mezzo Angle per prendersi lui la ribalta, come se la medaglia d’oro alle olimpiadi l’avesse vinta lui, come se i match incredibili contro Michaels, Lesnar, Styles, Jarrett li avesse fatti lui. Un autentico parassita, come tanti ce ne sono al mondo, che ha visto la strada più facile e ha iniziato subito a percorrerla, come altri prima di lui: uno che, non trovando alcuna macchia nel suo avversario, può solamente storpiarne il cognome e minacciarlo fisicamente. Kurt ha accettato la sfida, come sempre, e ora il pubblico sembra dalla sua parte, ma quanto durerà? Probabilmente fino a quando non troveranno un altro beniamino, che molto probabilmente varrà meno dell’eroe olimpico, che al momento, bisogna ribadirlo sempre, appartiene alla tanto invidiata elite dei “migliori”.

In Kurt Angle rivedo il pilota di formula 1 che vince sette titoli mondiali e viene tacciato di presunzione solo perché sa di essere il migliore, quello contro cui gli esordienti si scagliano con grande arroganza, ricevendo già al primo mezzo sorpasso notorietà e ovazioni. In Kurt Angle vedo un giocatore di calcio che segna un gol alla finale dei Mondiali che non è un colpo di fortuna, ma il frutto di anni di sacrifici e di lotte contro tutto e tutti, ma nonostante ciò viene insultato da tutti in modo gratuito e personale. In Kurt Angle vedo studenti e lavoratori che si fanno veramente in quattro ogni giorno per ottenere dei risultati che non vengono valorizzati, ma sminuiti dagli invidiosi che invece fanno un monumento a ignoranti, drogati, sciupafemmine, nullafacenti, buffoni: e se per caso osano fare vanto dei loro successi, ecco che subito qualcuno gli fa chiudere la bocca, talvolta anche con le cattive. In Kurt Angle vedo un bravo ragazzo che non fa mai mancare nulla alla ragazza di cui si è innamorato, ma questa gli preferisce lo stronzo di turno. Perciò, se Angle in futuro si ritroverà nuovamente a dover aggredire chiunque gli si pari davanti e a formare alleanze coi nemici del passato, non dategli dell’incoerente e non cercate di vedere in lui il classico “cattivo”, perché essere i più bravi non vuol dire necessariamente essere anche i più stupidi. Si conclude così il mio omaggio a Kurt Angle, ma anche a tutti coloro che, leggendolo, potranno rispecchiarsi nelle categorie alle quali ho accostato uno dei migliori atleti di sempre: con l’augurio che possano rendersi conto di aver vinto anche loro una medaglia d’oro olimpica “with a broken freakin’ neck”.

If you don’t know… Now you know!

Alessandro Bogazzi

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