Sono passati più di due mesi dall’ultimo “The Line Is Crossed” che, al contrario di quanto si possa pensare, non è stato accantonato a favore dell’ “Ultimate X”: semplicemente mi serviva una piccola pausa per riflettere al meglio sull’argomento odierno, ossia l’apparentemente inspiegabile cambiamento di AJ Styles, il quale ha voltato le spalle ai fans imbrogliando nel suo match contro Kurt Angle a Genesis e scegliendo Ric Flair come suo nuovo mentore. Ora sono pronto a dimostrare come la scelta di quello che, insieme a Kurt Angle e Christian Cage, è il mio wrestler preferito sia stata coerente e per certi versi persino prevedibile. Per fare questo, bisogna ripercorrere una carriera piena di soddisfazioni ma anche di immeritate delusioni e di voltafaccia di un pubblico non sempre all’altezza.

Tralasciando i suoi brevi trascorsi in WCW e la sua permanenza nella ROH e nelle indies, mi concentrerò sulle sue gesta nella Total Nonstop Action, dove AJ ha esordito col botto, vincendo in pochissimo tempo l’X-Division Title e i Tag Team Titles. The Phenomenal non ci mette molto a diventare l’atleta più bravo della federazione, ma nonostante ciò la gente stenta a tifarlo, gli dà dell’arrogante, del presuntuoso. In questo momento il più tifato è Jeff Jarrett, che in WCW ne aveva combinate una peggio dell’altra, arrivando persino a “fregare” Hulk Hogan in quel di Bash At The Beach. Ecco allora che AJ sente il bisogno di qualcuno di forte, che lo protegga e lo aiuti, e la sua scelta cade su Vince Russo: proprio grazie a lui, Styles conquista il titolo NWA per la prima volta. L’alleanza in senso stretto dura pochi mesi, ma poi i due restano amici praticamente per tutto il tempo in cui Russo resta on-screen. Negli anni successivi, AJ fa incetta di cinture, ma si trova spesso a fare i conti con gli invidiosi(Michael Shane, Frankie Kazarian, Christopher Daniels, ecc.), a subire tradimenti(tra questi, Syxx Pac, che gli costa il titolo NWA a Slammyversary 2005) e a vedere il pubblico che gli preferisce altri lottatori(Raven, ex drogato che conquista la cintura proprio a Slammyversary; Samoa Joe, che ha infranto il codice della X-Division e mandato Daniels all’ospedale). Come se non bastasse, Styles, uno che dà tutto sul ring e che è capace di eseguire praticamente ogni tipo di mossa, viene accusato da molti di essere senza carisma, di non saper parlare al microfono, di non riuscire a spiccare sugli altri.

A questo punto un wrestler decide di prenderlo sotto la propria ala protettiva, il suo nome è Christian Cage e lui di carisma ne ha da vendere: questa alleanza fa bene a The Phenomenal, il quale comincia ad acquistare fiducia nei propri mezzi e diventa, finalmente, un “personaggio”. In seguito sorgono due problemi: Styles perde letteralmente il controllo, diventando schiavo del suo nuovo personaggio, che gli sfugge letteralmente di mano e lo trasforma in una macchietta. D’altronde, il personaggio di Eric Young sta funzionando, l’idiota che crede nelle favolette è acclamato dal pubblico e AJ ne segue l’esempio, ma il successo per lui non arriva, anzi, piovono critiche a non finire. Il secondo problema è rappresentato dalla TNA, che lo umilia a più non posso, arrivando a farlo vestire da tacchino. Ed è così che Styles si ritrova a fare una scelta sbagliata, allontanandosi da Christian e alleandosi con Kurt Angle, il quale prima si serve di lui e poi lo tradisce, attaccandolo brutalmente. Senza rendersene conto, però, l’eroe olimpico fa un favore a The Phenomenal, il quale torna in sé e ritrova la forza per combattere al meglio: i match tra i due sono favolosi e alla fine della faida è AJ a spuntarla. L’atleta si ricongiunge a Christian, ma stavolta l’alleanza dura pochissimo a causa del prematuro abbandono della federazione da parte dell’Instant Classic; senza una figura di riferimento, Styles si affida ancora una volta alle persone sbagliate, come Samoa Joe, il quale lo tradisce a Slammyversary 2009. Arriva poi il periodo più nero della carriera di AJ, il quale perde totalmente la fiducia in sé stesso, incappa in una serie di sconfitte e arriva addirittura a pensare al ritiro: per fortuna, Sting salva la situazione, ridà fiducia a The Phenomenal e lo porta addirittura a vincere il titolo mondiale, che mancava nella sua bacheca da oltre quattro anni. I due si affrontano in quel di Bound For Glory e in questa occasione l’allievo supera il maestro: dovrebbe esserci il passaggio di consegne, ma la folla preferisce acclamare ancora Sting, il quale poi sparisce dalle scene lasciando Styles da solo.

Ancora una volta, AJ viene tradito, stavolta da Daniels, poi si trova nuovamente davanti Kurt Angle: il loro match del 4 gennaio 2010 è favoloso, uno dei migliori della storia della TNA, e viene vinto da AJ Styles, il quale, seppur di poco, in questo momento diventa il migliore in assoluto. A questo punto, però, succede una cosa veramente ingiusta: a Kurt Angle viene concessa un’altra possibilità e The Phenomenal viene nuovamente chiamato a dimostrare di essere migliore di lui, come se i match del 2008 e quello del 4 gennaio 2010 non valessero nulla. Come se non bastasse, gran parte del pubblico è dalla parte di Kurt, sembra davvero che tutti non vedano l’ora di vedere AJ perdere il titolo. Il resto lo conosciamo tutti, a Genesis AJ Styles colpisce Angle con la sua cintura e si schiera con Ric Flair, viene considerato un “cattivo” a tutti gli effetti e odiato in quanto presuntuoso e, a tratti, snob. Intanto, però, il suo regno da campione è il più lungo della sua carriera e, come se non bastasse, AJ fa passi da gigante al microfono, riuscendo a tenere testa agli avversari anche in quel campo e diventando, finalmente, un personaggio ben definito, sicuro dei propri mezzi e per niente infantile. Flair è riuscito dove gli altri hanno fallito: ha dato a AJ la certezza di essere il migliore. Al contrario di Kurt Angle, infatti (se non capite di cosa sto parlando, andatevi a leggere il terzo “The Line Is Crossed”. AJ Styles potrebbe essere definito un “migliore insicuro”, uno che ha sempre avuto bisogno di certezze dall’esterno senza rendersi conto che la risposta doveva trovarla dentro di sé. I continui tradimenti e le scelte sbagliate di un pubblico mediocre hanno danneggiato l’autostima di AJ Styles, tanto da fargli meditare il ritiro, ed è qui che la figura del mentore diviene fondamentale, perché non tutti siamo in grado di andare spontaneamente dal punto A al punto B, ma c’è anche chi ha bisogno che gli si indichi la strada e non per questo deve essere giudicato male. Chi di noi non si è mai affidato a un amico più grande e più esperto, arrivando poi ad assimilare alcuni tratti del suo carattere? AJ ha preso moltissimo da Russo, Cage, Sting, Flair, ma alla fine è diventato un atleta UNICO e non un semplice mix delle personalità dei suoi mentori, per quanto sia facile ritrovare in lui i tratti dei quattro maestri di vita.

A differenza di Angle, a Styles manca un ultimo passo: iniziare a camminare con le proprie gambe. Va detto che, in questo momento, AJ è più pronto che mai e lo dimostra il fatto che non si è demoralizzato per la scelta dei soliti mediocri di tifare un ex carcerato (Abyss), un drogato (Jeff Hardy), un “puttaniere” (The Pope D’Angelo Dinero): ha imparato finalmente a fregarsene del giudizio altrui, consapevole, finalmente, di essere il migliore. AJ non è più lo studente universitario che trema prima di ogni esame perché teme di non farcela, ora è un laureato che cerca lavoro con tranquillità e con la certezza di essere in grado di superare qualsiasi cosa; non è più il calciatore pre-Mondiale, che gioca con la costante paura di sbagliare, di essere odiato da tutti, di finire su youtube, ma è il calciatore post-Mondiale, che si fa persino caricare dai fischi, che segna in rovesciata, nei derby, nel rigore-scudetto. Tutto questo è il frutto di una lenta maturazione, che ha trovato il suo culmine proprio in quella tanto criticata alleanza con Ric Flair, il quale si è dimostrato una leggenda anche in questo frangente, dato che ci vuole stile anche nel passare il testimone, un gesto apparentemente facile ma che invece comporta delle grandi responsabilità: non basta, infatti, nominare il proprio erede, ma bisogna anche fare in modo che quest’ultimo non deluda le aspettative che comporta il ruolo di “Ric Flair del nuovo millennio”. Finora il Nature Boy ha fatto un lavoro egregio, mettendo AJ a suo agio senza rischiare di trasformarlo nella sua copia, e così Styles si è fatto trovare pronto a continuare la legazia del suo illustre maestro. Il resto ce lo riserva il futuro, magari un giorno AJ si ritroverà a lottare contro lo stesso Flair, ma lo farà come uomo che è consapevole della propria grandezza. Perché, non dimentichiamocelo mai, per quante strade ci possano indicare, siamo sempre noi a scegliere quali percorrere, siamo noi a scegliere di superare gli ostacoli, a emergere dalla mediocrità, a diventare dei grandi. E chissà che tra vent’anni non sia AJ Styles a mettere la propria esperienza a disposizione di un giovane meritevole e a farlo diventare un uomo…

Prima di concludere, voglio fare un ringraziamento particolare a coloro che negli ultimi mesi mi hanno fatto un po’ da Ric Flair, aiutandomi ad accrescere la mia autostima: Martina, Claudia Wolf, Claudia Frances, Jessica, Salvatore, Paola, Alle. Non dimentico però tutti coloro che, con piccoli e grandi gesti, mi hanno fatto crescere, e voglio che sappiano che sono fiero di portare con me una parte del loro splendido carattere.

If you don’t know… Now you know!

 

Alessandro Bogazzi

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