Flashback: TNA The Line is Crossed #6 – 17/09/2010 – The Rise And Fall of the Main Event Mafia

Dopo diversi mesi, torno a scrivere quello che, senza offesa per l’Ultimate X, è il mio editoriale preferito. Ammetto di essere in attesa di nuovo materiale per un’analisi critica e psicologica di un personaggio o di una storyline della TNA: in questi ultimi mesi abbiamo avuto diversi ritorni al passato (EV 2.0 su tutti) e delle situazioni ancora troppo misteriose per essere studiate in modo dettagliato (Abyss, “They”, la Wolfpac). Ho preferito quindi concentrarmi sulla storia di una stable che è stata la colonna portante della TNA nel periodo 2008-2009 e che riassume il vero significato del vecchio slogan della federazione, quel “Cross The Line” al quale, lo ammetto, sono ancora affezionato. Credo che molti di voi abbiano già capito che sto parlando della main Event mafia e so già che alcuni storceranno il naso, ma quest’ultimo è un argomento che affronterò più tardi. Le origini della stable risalgono all’estate del 2008, quando Sting interviene più volte per punire i giovani Samoa Joe e AJ Styles, rei a parer suo di aver mancato di rispetto a due leggende come Booker T e Kurt Angle, colpendoli troppo duramente nel tentativo di infortunarli. La resa dei conti tra Joe e Sting avviene a Bound For Glory ed è The Icon a vincere, grazie all’aiuto di Kevin Nash, il quale riesce a vendicare l’amico Scott Hall, che fu attaccato un anno prima da un promo velenosissimo del samoano. Sono proprio Sting, Kurt Angle, Booker T e Kevin Nash a fondare la main Event mafia e lo fanno in grande stile: il 23 ottobre, durante una puntata di Impact girata a Las Vegas, li vediamo brindare nel backstage per festeggiare la nascita della nuova stable.

Si, avete letto bene, nessun run-in, nessun turn improvviso, solo una decisione maturata intorno a un tavolo dopo mesi e mesi in cui i quattro avevano dimostrato, seppur con punti di vista diversi, di condividere alcuni ideali e di volere il RISPETTO; questa parola sarà ripetuta in modo ossessivo da Booker T nei mesi successivi e rappresenterà l’obiettivo principale del gruppo. Qualche settimana dopo, Scott Steiner si unisce al gruppo, la cui composizione non cambierà più fino a giugno: Big Poppa Pump rinnega ben presto il suo “allievo” Petey Williams, infortunandolo gravemente. Un aspetto da non sottovalutare è proprio il fatto che la stable non accetta chiunque, come facevano l’nWo e tanti altri gruppi, ma solo vere e proprie leggende, individui che hanno fatto incetta di titoli mondiali nelle federazioni che hanno scritto la storia del wrestling. Questo è un vero e proprio tratto distintivo, tale da rendere la main Event mafia una vera e propria èlite di campioni, composta da coloro che ce l’hanno fatta, i migliori insomma. E proprio questi “migliori” tentano di difendere con le unghie e con i denti i privilegi che si sono guadagnati in anni e anni di onorata carriera dall’assalto dei giovani che vorrebbero prendere il loro posto nonostante abbiano fatto molta meno strada, molti meno sacrifici. Questi ragazzi vengono visti come arroganti, irrispettosi, non meritevoli di raccogliere l’eredità dei più grandi, ma c’è chi la pensa in modo opposto, come Rhino e il Team 3-D, i quali si schierano apertamente con i giovani, creando una nuova stable che prende il nome di Frontline. Secondo gli ex-ECW, i membri della main Event mafia non vogliono passare la torcia perché troppo egoisti e attaccati ai soldi: spetta al pubblico decidere da che parte schierarsi, anche se la scelta viene in parte facilitata dalle tante divergenze che sorgono in seno alla Frontline, che non riesce mai a presentarsi unita.

Ecco un altro grande punto di forza della main Event mafia, che rende la stable grandiosa, ma soprattutto “umana”: stiamo parlando di individui dotati di personalità molto diverse, che in passato hanno avuto aspre rivalità l’uno con l’altro, ma che sono pronti a mettere il proprio ego da parte per il raggiungimento di un obiettivo comune. E qui, di esempi nella vita reale ne troviamo tanti: calciatori che inizialmente si detestano, ma che quando finiscono nella stessa squadra o nella stessa nazionale vanno d’accordo; band rivali che magari si ritrovano a suonare insieme per beneficienza; ma pensiamo anche alle ultime riforme della Gelmini, che hanno portato studenti e professori a manifestare tutti insieme, mettendo da parte sia le antipatie che nascono tra insegnanti e alunni, sia quelle che sorgono tra gli stessi allievi. A tutto questo, però, va aggiunto che, oltre all’obiettivo del rispetto, tutti i membri della main Event mafia hanno un secondo fine, che manifestano più o meno apertamente. Booker T punta al prestigio, ai privilegi di cui gode una leggenda e lo dimostra comportandosi da aristocratico nel backstage; Kevin Nash mira ai soldi, Scott Steiner alla libertà di poter massacrare chi vuole, quando vuole; Kurt Angle punta alla gloria, al riconoscimento della propria superiorità rispetto al resto del roster; Sting, anche se non lo ammetterà mai, punta al mantenimento del titolo mondiale vinto a Bound For Glory.

Nei primi mesi, la main Event mafia esercita un vero e proprio dominio, vincendo quasi tutti i match in cui è impegnata, sia in pay per view che a Impact; Christian Cage, al quale inizialmente era stato proposto di entrare nel gruppo, viene pestato a sangue e costretto a lasciare la federazione, mentre Petey Williams, Brother Ray e Samoa Joe vengono addirittura infortunati. Jeff Jarrett e Mick Foley tentano di contrastare il gruppo, ma il primo subisce la furia inarrestabile di Kurt Angle, mentre il secondo, pur infliggendo la prima significativa sconfitta della mEm in pay per view, non riesce a evitare che i giovani della Frontline cadano uno dopo l’altro sotto i colpi del potente gruppo. A questo punto, però, la main Event mafia rischia di sfaldarsi dall’interno a causa del conflitto di interessi tra Kurt Angle e Sting: il primo si rende conto che senza cintura non può essere considerato il migliore, ma il secondo non è per niente disposto a cedergliela. Quella che nasce è una rivalità grandiosa, una sorta di lite in famiglia che culmina in un Empty Arena Street Fight: i due guerrieri si affrontano all’interno di un’Impact Zone completamente vuota, dove si sentono solo le loro voci e il rumore dei loro colpi. Nash, Steiner e Booker T non prendono le parti di nessuno dei due, ma si limitano a cercare di far riappacificare il duo, con un Big Kev molto attivo in questo senso; Jarrett e Foley, invece, tentano di portare Sting dalla loro parte, ma il loro piano fallisce. Quella tra l’eroe olimpico e la bandiera della WCW sembra più una rivalità tra due amici che vogliono la stessa ragazza e finiscono con l’odiarsi, salvo poi fare pace quando lei esce di scena; lo stesso succede tra Angle e Sting dopo la perdita del titolo da parte di quest’ultimo. Fin qui, dal mio punto di vista, è tutto perfetto: per analizzare il periodo successivo, occorre fare un passo indietro.

Finora ho parlato degli avvenimenti, ma non delle reazioni dei fans, soprattutto quelli che stanno dietro uno schermo e sputano sentenze su tutto ciò che gli capita sotto mano. Viviamo in un’epoca in cui lamentarsi di ogni cosa è quasi un obbligo, così come cercare sempre il pelo nell’uovo. Sui siti web di tutto il mondo gli utenti si scatenano, trovando ogni pretesto per affossare la nuova stable. La main Event mafia non è coerente, perché mette insieme atleti che si odiavano, come Angle e Sting, Booker T e Scott Steiner (cosa mai successa, devo dire: ricordate Austin e Triple H nel 2001?); dovrebbe conquistare tutti i titoli, ma non lo fa; non è giusto che “cariatidi” come Kevin Nash e Booker T battano Samoa Joe e Christian Cage (due atleti che negli anni successivi subiranno sconfitte ben peggiori); è Total Nonstop Angle, con Kurt che ruba le luci della ribalta ai giovani; Sting è troppo vecchio; la stable è una copia sbiadita dell’ nWo (niente di più sbagliato); non vengono aggiunti nuovi membri, non ci sono tradimenti e colpi di scena, è una noia. Ecco, il problema principale è proprio quest’ultimo: la gente non riesce più a godersi una storyline a lungo termine. E’ la generazione del “tutto e subito”, fatta di persone che non riesce ad aspettare l’uscita di un cd o di un videogioco ma se lo scarica prima, che appena inizia un fumetto va a vedersi il finale sul web, che smette di vedere un telefilm non appena questo va oltre la seconda serie. Sono gli stessi che si leggono i tapings di uno show, danno spoiler a destra e a manca e credono di giudicare in base a dei risultati letti su internet, piuttosto che vedersi l’evento vero e proprio. Ho provato a pensare a cosa sarebbe successo se fossimo stati così avventati e critici in quella gloriosa estate del 1996, quando l’nWo cambiò la storia del wrestling per sempre. Come avrebbero reagito i saccenti fans del web? Ovviamente, il turn di Hogan sarebbe stato definito scontato e prevedibile, anzi, si sarebbe accusato lo stesso Hulkster di affossare i giovani e di non meritare il titolo; qualcuno avrebbe definito incoerente l’alleanza tra Hall e Nash, che in WWF erano rivali; non parliamo poi delle battute sulla presenza nella stable di midcarder come Vincent e Mike Rotunda; già a metà del ’97 la frase più frequente sul web sarebbe stata “ancora nWo? Ma basta!”.

Ora vi prego di non fraintendermi, non penso che internet sia il male del wrestling, ma l’uso che si fa di questo mezzo è spesso sbagliato. Dobbiamo imparare a criticare di meno e a goderci di più lo spettacolo che ci viene offerto, e parlo di spettacolo, non di risultati pubblicati in anticipo dai siti web! Ma torniamo alla mEm, affossata dalle eccessive critiche e preoccupata perché nonostante tutto i ratings non sono saliti il tanto che si sperava: ed ecco che il concetto di storyline a lungo termine viene eliminato in men che non si dica. Sting viene sbattuto fuori dal gruppo e il suo posto viene preso da Samoa Joe, un giovane che ha vinto veramente poco rispetto ai suoi nuovi compagni; viene proposto persino l’ingresso di Matt Morgan, che non ha mai ottenuto una cintura mondiale in carriera e che per fortuna alla fine rifiuta, al contrario di Traci Brooks, che invece diventa la knockout ufficiale della stable. Anche Taz entra nella main Event mafia, in qualità di mentore di Samoa Joe, ma dopo poche settimane lascia i suoi compagni e va a rivestire il ruolo di commentatore televisivo. La mEm vince finalmente tutti i titoli, ma già a settembre Kurt Angle deve dire addio al titolo dei pesi massimi, che viene conquistato da AJ Styles; a Bound For Glory, la stable viene privata di tutte le cinture e il giovedì successivo l’eroe olimpico scioglie ufficialmente il gruppo, poiché, a detta sua, i giovani atleti che rappresentano il futuro della TNA sono cresciuti moltissimo nell’ultimo anno, diventando persone mature. Un finale affrettato, come del resto sono stati affrettati gli ultimi mesi di vita della stable, che nell’era Hogan è stata definitivamente accantonata, a parte qualche piccolo rimando (Nash e Angle che si rispettano a vicenda in ricordo dei vecchi tempi è un esempio lampante).

Chissà, forse un giorno accadrà come certi film o certi dischi, stroncati inizialmente dalla critica per poi essere rivalutati dopo anni; o magari assisteremo a una vera e propria reunion di questa èlite dei migliori. Che tutto ciò accada o no, io continuerò a sfoggiare la mia maglia della main Event mafia, simbolo della battaglia che cinque leggende hanno portato avanti per ottenere il rispetto di chi deve ancora fare tanta strada prima di potersi considerare al loro livello. E’ tutto per oggi, la settimana prossima tornerà l’Ultimate X, ma spero di avere presto del materiale interessante per il The Line Is Crossed.

If you don’t know… Now you know!

Alessandro Bogazzi

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