Evan Lewis: l’ascesa del Catch As Catch Can

Evan Lewis: l’ascesa del Catch As Catch Can

Quando J.G.Chambers, intraprendente uomo di sport inglese, presentò al mondo, nell’anno 1871, per la prima volta il suo nuovo stile di lotta, battezzato Catch As Catch Wrestling, tutto si sarebbe aspettato tranne che, dopo una scarso successo in patria, la sua creatura avrebbe finito per conquistare il mondo del wrestling professionistico statunitense.
Basato su una eclettica fusione dei diversi metodi lottatori britannici, il Catch As Catch Can era però particolarmente debitore a quello praticato nel Lancashire, che si distingueva per la sua enfasi sul combattimento a terra e per il permettere le prese alle gambe.
Mentre nelle lotte praticate nelle altre zone dell’Inghilterra l’accento veniva posto sul lanciare l’avversario a terra, nel Lancashire quando uno dei due contendenti finiva con la schiena al suolo il combattimento non era finito…di fatto era appena iniziato.
Queste caratteristiche rendevano il Lancashire la tecnica di lotta più efficace, ma allo stesso tempo ne limitavano grandemente la popolarità.
Lottare al suolo era visto come poco dignitoso, con molti commentatori che sottolineavano come un vero gentiluomo inglese, anche in una situazione disperata, avrebbe dovuto concedere al suo avversario la possibilità di rialzarsi.
Senza contare la frequenza con cui i praticanti di questa lotta brutale erano soliti spezzarsi dita e mani; teoricamente l’arbitro, se si accorgeva che un lottatore aveva eseguito una tecnica allo scopo deliberato di infortunare l’avversario, aveva la facoltà di squalificarlo, ma incidenti di questo genere continuavano comunque a capitare con una cadenza impressionante.
Un almanacco sportivo del 1833 così descriveva la lotta praticata nel Lancashire:
“Un match di wrestling del Lancashire è uno spettacolo disgustoso: i feroci istinti animaleschi dei contendenti, simili a tori infuriati o a bestie selvagge, le urla belluine degli spettatori, l’avvinghiarsi dei lottatori; tutto contribuisce a rendere la cosa spaventosa anche per l’uomo più indurito.”

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Può darsi che la stretta parentela con uno stile così prigioniero di stereotipi negativi spieghi perché il Catch As Catch Can abbia riscosso un successo così scarso in patria.
Ma, sulla scia dell’immigrazione dal Vecchio al Nuovo Mondo, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, le “belve feroci” conquisteranno l’America, accompagnate sempre dalle urla del pubblico…e anche, tocco, questo, tipicamente americano, da un cospicuo giro d’affari.
Uomini come Tom Connors, Jim Parr, Edwin Bibby, Joe Acton e Tom Cannon, attraversando l’America in lungo e in largo, come membri di spettacoli itineranti, contribuiranno in modo decisivo a far conoscere e diffondere il Catch negli Stati Uniti.
In breve, la Lotta Greco Romana, trascorsi i fasti dell’era del grande William Muldonn, sarà soppiantata dal Catch As Catch Can come stile dominante del wrestling professionistico.
Già in origine uno stile misto, il catch negli Stati Uniti andrà arricchendo il proprio bagaglio tecnico; i suoi principali esponenti infatti, essendo costantemente impegnati a viaggiare, avevano modo di confrontarsi con ogni genere di avversario e di stile.
Così, tecniche di origine irlandese, giapponese (all’epoca si trovavano negli Stati Uniti diversi maestri nipponici di Ju Jitsu) e americano entrano a far parte dell’American Catch As Catch Can, uno stile praticamente imbattibile.
Molto probabilmente, il nuovo stile attingeva anche a un’altra fonte, più oscura e meno pubblicizzabile (difficile pensare che la WWE penserà mai di dedicare un DVD a questo predecessore del wrestling…): il Rough And Tumble, conosciuto anche come Gouging.
Diffuso nel Sud degli Stati Uniti, e ampiamente praticato per tutto il Settecento e ancora esistente, seppure in lento e progressivo declino, nella prima metà dell’Ottocento, più che di un vero e proprio metodo codificato di combattimento, si trattava di un modo per risolvere le dispute d’onore, meno letale forse delle pistole che lo soppianteranno, ma molto più brutale e macabro: i due contendenti si recavano in un luogo isolato, di solito un bosco, e poi si affrontavano in una lotta dove tutto era permesso.
Lo scopo era quello di mutilare e storpiare permanentemente l’avversario, di solito strappandogli i testicoli o gli occhi.
Nonostante la dura repressione attuata dalle autorità, chi usciva vincitore da questi scontri letali veniva considerato un eroe dalla popolazione locale.
Diversi resoconti della stampa dell’epoca riportano come gli uomini sfigurati da questa pratica fossero relativamente comuni, in alcune zone degli Stati Uniti.
Forse, l’influenza del Rough And Tumble sul Catch As Catch Can può essere notata dagli hook, leve dolorose agli arti simili alle tecniche di sottomissione in uso nei sistemi di lotta moderni, ma che, contrariamente a questi, venivano eseguiti a una velocità tale da non lasciare all’avversario il tempo di cedere, andando a spezzare direttamente ossa e legamenti.
Può sembrare paradossale, con il senno di poi, che uno stile così brutalmente efficace sia diventato il più popolare in un mondo come quello del wrestling professionistico dove, fin dagli albori, lo spettacolo e la capacità di attirare e intrattenere il pubblico ha sempre contato più della sostanza e delle vere capacità di combattimento.
Tuttavia, esaminando le caratteristiche tecniche del Catch As Catch Can balza agli occhi, anche a un profano, il maggiore dinamismo e la maggiore spettacolarità dello stile rispetto alla Lotta Greco Romana, il suo principale concorrente dell’epoca: la possibilità di afferrare le gambe e di continuare il combattimento al suolo contribuiscono senza dubbio a rendere l’incontro assai più movimentato e appassionante, lontano dalle lunghe, noiose e spesso inconcludenti gare di forza dello stile rivale.
Riguardo a quest’ultima, va anche sottolineato come la sua popolarità, negli Stati Uniti, dipendesse fortemente dalla figura di William Muldoon, e, quando questi cominciò a diminuire le sue apparizioni, non si riuscì a trovare un sostituto all’altezza della sua fama.
Certo, già all’epoca i match erano senz’altro più spettacolo che vera competizione, ma il pubblico non avrebbe accettato di vedere un campione sulla quarantina dominare avversari molto più giovani di lui.
Muldoon scelse come suo successore Ernest Roeber ma, se la scelta poteva essere giusta dal punto di vista delle qualità tecniche, Roeber mancava completamente del carisma del suo grande predecessore, il pubblico non si entusiasmava e non rimaneva coinvolto nei suoi match, e l’interesse verso la Lotta Greco-Romana si eclissò.
Non aiutava il fatto che Roeber non si era guadagnato il titolo di campione sul campo, essendo stato semplicemente designato da Muldoon.
La cosa comprensibilmente, non giovava alla sua credibilità e alla sua reputazione, e neanche una serie di importanti vittorie contro diversi lottatori europei riuscì a cancellare del tutto questa macchia.
E tuttavia, il vero motivo dell’affermazione del Catch Wrestling va individuato in un fenomeno esterno al mondo della lotta: la società statunitense, verso la fine dell’Ottocento, fu attraversata da una forte fervore nazionalistico.
La cosa ebbe una risonanza molto importante anche nel mondo dello sport: l’invenzione del basket viene fittiziamente attribuita a Abner Doubleday e si nega, o comunque si minimizza, l’influenza del rugby e del calcio nell’elaborazione del football americano.
E’ anche di questo periodo l’inizio della grande popolarità del basketball, un gioco tedioso ma che deve la sua straordinaria fortuna all’essere un prodotto al cento per cento americano.
Ovviamente, la Lotta Greco-Romana, a partire dal suo stesso nome, si presentava come uno stile straniero, mentre il Catch Wrestling poteva essere presentato come tipicamente americano.
Dopotutto, nella Greco-Romana, non potendo essere eseguite le prese alle gambe, la forza e la corporatura risultano decisive per la vittoria, mentre nel Catch la tecnica ricopre un’importanza maggiore e consente anche al lottatore più piccolo di imporsi grazie alla sua abilità: non è quindi uno stile più “democratico”, nella perfetta tradizione americana?
Certo, si trattava di una frode: le origini del Catch, come abbiamo visto, sono inglesi, senza sottovalutare l’influenza del Ju Jitsu giapponese, ma, talvolta, l’apparenza è più importante della realtà, e il poter spacciare questa tecnica di lotta come statunitense si rivelò decisivo per la sua popolarità.
Mancava solo un dettaglio per poter completare il quadro: un campione americano della disciplina.
A riempire questo vuoto ci pensò Evan Lewis, la prima delle grandi leggende del Catch Wrestling statunitense.

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A dire la verità, Lewis non risponde perfettamente all’immagine dell’eroe americano senza macchia e senza paura, e difficilmente una federazione attuale sceglierebbe un uomo con la sua reputazione come topface.
In una disciplina già brutale di suo, era noto al pubblico e agli avversari per prendersi parecchie libertà durante gli incontri: testate e calci assestati a tradimento e dita spezzate erano un suo marchio di fabbrica.
D’altra parte, il wrestling non era una disciplina al di sopra di ogni sospetto.
Era già iniziato, all’epoca, il declino della sua popolarità, che in qualche modo sopravviveva, ma non poteva essere paragonata a dei veri e propri fenomeni di massa come il football e il baseball.
I lottatori si videro quindi costretti a aumentare il numero degli incontri, per rimediare alla minore affluenza di pubblico, e, essendo il catch uno stile pericoloso e incline a provocare infortuni, mettersi d’accordo prima del match divenne una pratica indispensabile.
Anche l’affrontare i campioni locali nelle fiere, pratica che continuò per molto tempo, divenne un aspetto del wrestling pesantemente influenzato da considerazioni economiche: i promoter dell’epoca erano soliti mandare in avanscoperta un membro della troupe, per fargli sconfiggere il campione del luogo.
Quando poi arrivava il resto della squadra, si poteva organizzare una sfida tra due campioni.
Un altro metodo comunemente utilizzato consisteva nel mandare un lottatore ad accettare tutti gli sfidanti del pubblico…pubblico nel quale era stato introdotto un altro lottatore in incognito, che raccoglieva la sfida, presentandosi come un uomo comune.
La vittoria dello sfidante convinceva il pubblico delle debolezza del campione, invogliando gli spettatori a rischiare le proprie ossa, e il proprio denaro, nello sfidarlo.
L’ambiente delle fiere ebbe un’influenza molto forte sullo sviluppo della disciplina, facilitando, soprattutto nei promoter, la nascita di una mentalità che vedeva negli spettatori paganti (sprezzantemente definiti marks) dei polli da spennare.

Nato nel Winsconsin, a Ridgeway, e figlio di un macellaio, Evan Lewis muove i primi passi nel wrestling nel suo paese natale, dove si crea una solida reputazione come lottatore, prima di spostarsi verso l’ovest, in cerca di maggiori riconoscimenti.
Nel 1883 diventa campione del Montana, dopo essersi aggiudicato la vittoria in un torneo di 64 uomini.
Negli anni successivi dominerà la scena del Midwest, grazie alla sua terribile stranglehold, inventata nel 1885, mossa che consisteva, sostanzialmente, in una particolare variante della necklock.
Illustri vittime di questa tecnica sono Charles Moth e l’inglese Tom Cannon.
I successi di Lewis non sono esenti da controversie: il match con Moth viene infatti considerato da molti un “ippodromo”, termine che, nel gergo dell’epoca, designava un evento sportivo dal risultato deciso a tavolino.
Il fenomeno all’epoca piagava gran parte degli sport americani e il wrestling era uno di quelli più sospettati: anni prima, anche il grande Muldoon era stato sorpreso a cercare di fissare l’esito del match con il suo avversario.
Visto che, intorno ai match di wrestling, circolava un forte giro di scommesse, i sospetti erano senza dubbio legittimi, e, infatti, molti spettatori del match tra Lewis e Moth notano uno strano fenomeno: anche se la prima caduta se la aggiudica Moth, molte persone (evidentemente ben informate) continuano a scommettere grosse cifre su Lewis
E quando Moth si fa squalificare per una scorrettezza, consegnando la vittoria al rivale, il dubbio diventa ancora più forte.
Lo stesso Winsconsin State Journal denuncia il broglio, e i lottatori vengono contestati dal pubblico infuriato.
Ma l’episodio non danneggia particolarmente la carriera di Lewis, che si appresta a uscire dal Midwest per conquistare la scena della lotta degli Stati Uniti.
Il suo rapporto con il promoter Charles Davies, uno dei più importanti degli Stati Uniti, si rivelò un fondamentale asso nella manica.

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Un po’ abile uomo delle pubbliche relazioni con le testate giornalistiche, un po’ ciarlatano da fiera e un po’ semplice truffatore, Davies portava in giro per l’America compagnie itineranti di pugili e wrestler, facendo grandi affari.
Estremamente ben versato nei trucchi dei promoter tipici del suo tempo, il suo metodo preferito era quello di far apparire un competitore del posto come imbattibile, per poi, nell’evento finale della serata, farlo sconfiggere da un lottatore della troupe, quando ormai gli scommettitori si fidavano di lui ed erano disposti a rischiare grosse somme.
Anche se remunerativa, la vita dei wrestler “on the road” era comunque rischiosa: visto che si accettavano sfide da qualunque membro del pubblico, non si poteva mai sapere chi ci si sarebbe trovato di fronte, se un sempliciotto o un esperto intenzionato a creare dei problemi.
E quindi, anche se molti degli incontri tra i wrestler erano già prestabiliti, questi dovevano comunque essere perfettamente in grado di difendersi efficacemente.
Prima di poter essere una stella di questi spettacoli, Lewis doveva quindi dimostrare qualcosa, e Matsada Sorakichi era l’uomo giusto per metterlo alla prova.

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Matsada Sorakichi era una grande attrazione, uno dei diversi giapponesi che si esibivano in spettacoli di lotta negli Stati Uniti.
Contrariamente ad altri suoi connazionali, Sorakichi non aveva basi particolari di Judo o Ju Jitsu: il suo stile sostanzialmente era Sumo con l’aggiunta di qualche scorrettezza da strada.
La sua tecnica preferita era una violenta testata portata al busto dell’avversario, con tutto il peso del corpo; non certo la mossa più raffinata che si possa immaginare, ma parecchie costole era state spezzate in questo modo.
Un altro svantaggio del giapponese era la sua corporatura: non era insolito, per lui, trovarsi ad affrontare lottatori di dieci o anche più chili di peso di vantaggio.
Ma la cosa che gli permetteva di sopperire, almeno parzialmente, a tutti questi limiti era una forza fisica assolutamente mostruosa, del tutto sproporzionata in un uomo che non arrivava agli 80 chili di peso
Per darne un’idea, è sufficiente dire che, tra un match e l’altro, era solito intrattenere il pubblico piegando delle sbarre di ferro.
Tuttavia, questa prestanza fisica erculea non fu sufficiente a piegare Lewis, che lo sconfisse in un match al meglio delle tre cadute, aggiudicandosi la terza grazie alla sua terribile stranglehold, con l’avversario che svenne dopo avere sputato sangue.
La vittoria di Lewis attirò l’attenzione di Joe Acton, considerato il miglior praticante di Catch As Catch Can e l’allenatore di Sorakichi per l’incontro.
Acton sfidò Lewis a un match, da tenersi a Philadelphia o New York.
Ma prima di affrontare l’inglese, Lewis doveva prima sbrigare altre faccende.
Sorakichi era desideroso di avere la sua rivincita, ma a una condizione: niente più strangolamenti.
Lewis accettò senza problemi, dichiarando che, non potendo strangolare il giapponese, avrebbe provveduto a spezzargli una gamba.
E a Chicago, davanti a 3.000 spettatori urlanti, mantenne la sua promessa: la gamba di Sorakichi, intrappolata in una leglock, non si spezzò, ma venne gravemente danneggiata, al punto da gonfiarsi fino al doppio del suo normale volume.
Il pubblico però, non abituato a questo genere di prese e considerandole irregolari, contestò violentemente Lewis, e la situazione rischiò di degenerare nella violenza.
Davies, temendo il peggio mandò il giornalista R.L.Carey a spiegare al pubblico che questo genere di tecniche è legale nel catch, e che entrambi i contendenti avevano accettato di combattere consapevoli del rischio di rimanere infortunati.
Lewis si salvò dal linciaggio, ma l’episodio lascerà per sempre su di lui una cattiva reputazione, con il pubblico che per molto tempo continuò a fischiarlo per il suo comportamento crudele.
Una settimana dopo, a St Louis, è il turno di Bibby, inglese esperto di Catch Wrestling, a cedere all’abilità di Lewis e, nello stesso anno, anche il grande Muldoon perde due incontri con lui.
Ma i due avversari più impegnativi, battere i quali significava incoronarsi come indiscusso re del wrestling, erano Joe Acton e Tom Connors.
Lewis affrontò Acton in due occasioni, a Febbraio e a Aprile del 1887, venendo sconfitto la prima e vincendo la seconda, laureandosi così campione mondiale di Catch Wrestling.
Il match decisivo, contro Tom Connors, l’ultimo grande avversario non ancora sconfitto, avverrà due mesi dopo.

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L’atmosfera è carica di tensione, non solo per la posta in palio, ma anche per la reputazione di Lewis, ancora noto al pubblico per il suo strangolamento e le prese pericolose ai danni di Sorakichi.
Adesso, con un avversario molto più abile e il titolo in palio, ci si chiedeva a quali scorrettezze sarebbe ricorso.
E Lewis non delude le aspettative.
Il match Lewis Vs Connors è violentissimo, con i due atleti che si scambiano calci, testate e qualche pugno occasionale.
Quando Lewis, nella prima caduta, riesce infine a applicare la Stranglehold sul rivale, questo reagisce cominciando a torcergli le dita, strappando all’americano un grido di dolore.
Senza scoraggiarsi, Lewis riesce infine a assicurarsi la presa su Connors, ma il fratello del britannico, ritenendo la stranglehold illegale, sale sul ring e comincia a prenderlo a pugni.
L’ordine viene faticosamente ristabilito, ma il match ormai è degenerato e Lewis continua a assestare dei calci a Connors, che, esasperato, reagisce con diverse testate che gli costano la squalifica, facendo così assegnare il primo round al rivale.
Nel secondo round Connors si prenderà la sua rivincita, vincendolo per schienamento, mentre nel terzo Lewis sarà squalificato, dopo avere cominciato a stringere con le dita la trachea dell’avversario, per assicurarsi uno strangolamento più efficace.
Davies è furibondo per la sconfitta, mentre Lewis definirà il match una farsa, lamentandosi di non poter avere uno scontro regolare in Pennsylvania, la base del potere di Connors.
Può darsi che la pessima reputazione di Lewis abbia contriubuito a far degenerare l’incontro.
Come scrisse il Pittsburgh Dispatch:
E’ un fatto risaputo che Lewis è noto per le sue scorrettezze, in ogni contesa in cui è stato coinvolto ci sono stati calci e falli.
Connors, sapendo questo, si è presentato pronto a restituire tutto, e la contesa è presto diventata sanguinosa.
I due si scambieranno frecciatine a distanza, ma le trattative per un nuovo incontro finiranno sempre per arenarsi.
Lewis insisteva sulla legalità della stranglehold, che Connors riteneva invece proibita; in un’epoca dove non esistevano regole codificate era difficile risolvere questo genere di dispute.
Ancora più importante, non si riuscì a raggiungere un accordo economico.
Frustrato per le difficoltà incontrate nel raggiungere un compromesso, Connors sfidò Lewis in un Rough And Tumble Match, ma Lewis, pur avendo accettato, si ammalò prima dell’incontro, per poi cominciare, sempre sostenuto da Davies, un tour degli Stati Uniti insieme a William Muldoon.
Nonostante la sconfitta con Connors, Lewis tornerà a proclamarsi campione americano dopo una vittoria contro Jack Wannop, un mediocre lottatore propagandisticamente spacciato come campione di Catch.
Ma non tutti accetteranno la pubblicità: nelle menti di tante persone il vero campione continuava a essere Connors.
Nel frattempo, i due uomini si scambiavano reciproche accuse di match combinati, un problema che stava distruggendo la credibilità e la reputazione del wrestling.
Quando in una contesa sono coinvolti due lottatori abili e capaci, è praticamente impossibile, anche per l’osservatore più esperto, distinguere uno scontro reale da uno predeterminato, e il pubblico, di conseguenza, cominciò a dubitare di tutti gli incontri.
Anche quando Lewis affrontò Roeber, i sospetti minarono il successo dell’incontro, che attirò solamente 2000 spettatori.
Come scrisse un giornale locale:
Il wrestling ha acquisito una pessima reputazione, perché è impossibile distinguere i match autentici dalle esibizioni.
Prima del match, in cinque cadute, venne lanciata una monetina, con il vincitore che poteva decidere in quale stile si sarebbero combattute tre delle cinque riprese.
Essendo risultato vincitore Lewis, lo stile prescelto risultò ovviamente il Catch As Catch Can.
L’esito è prevedibile: Lewis battè Roeber nelle riprese con le regole del Catch, e venne sconfitto in quelle di Lotta Greco-Romana, aggiudicandosi così la vittoria.
Questo fu l’ultimo match di un qualche rilievo combattuto da Lewis.
Negli anni successivi, con la salute declinante e diventato grasso e fuori forma, guadagnò gli ultimi soldi concedendo vittorie a tutti gli avversari disposti a pagare abbastanza.
Uno di questi avversari, Martin “Farmer” Burns strapperà a Lewis il suo titolo di campione, e, negli anni successivi, porterà il Catch a dei nuovi livelli.

A cura di Nicola Medici

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