L’altra sporca ultima meta

Titolo originale: The Longest Yard
Data d’uscita: 27 maggio 2005(USA), 29 luglio 2005(Italia)
Genere: Commedia
Regista: Peter Segal
Girato a: Long Beach, California
Durata: 113 minuti

Trama: Si tratta del remake di “Quella sporca ultima meta”, film uscito nel 1974. Paul Crewe(Adam Sandler) è un ex giocatore di football che è passato alla storia soprattutto per essersi venduto una partita importante. Quando viene arrestato per aver rubato l’auto della sua ragazza, essersi messo alla guida in stato di ebbrezza e aver provocato un incidente, conosce la dura realtà del carcere, coi secondini che lo picchiano a ogni occasione e gli altri detenuti che lo odiano per via di quella partita venduta. Il direttore del penitenziario di Allenville(James Cromwell) gli propone di fare da consigliere per la squadra di football dei secondini ma Paul si trova costretto a rifiutare a causa delle minacce del capitano Knauer(William Fitchner); accetta invece la seconda proposta, quella di creare una squadra di football di detenuti e prepararla per una partita contro i secondini. L’impresa non è facile, ma con l’aiuto di “Chetiserve”(Chris Rock) e di un altro ex giocatore di football, Nate Scarborough(Burt Reynolds, protagonista della pellicola originale), Paul riesce a mettere su un team niente male, che prende il nome di “Mean Machine”.

Questo film è, a mio avviso, un piccolo capolavoro, un remake riuscitissimo che “aggiorna” il film originale senza affossarlo(come è successo in altri casi). Sandler se la cava alla grande nel ruolo di Paul Crewe, ma c’è da dire che tutto il cast lavora molto bene. Oltre a vari wrestler, è presente anche il cantante Nelly, nel ruolo del velocissimo Meggett, mentre sul finale tra il pubblico notiamo Rob Schneider, amico di sempre di Sandler. Una bella commedia, con tanti momenti divertenti, ma anche diversi spunti su cui riflettere, primo su tutti il trattamento dei carcerati e l’opinione, talvolta sbagliata, che si ha di loro. Una pellicola che consiglio vivamente, e non solo ai fan di wrestling, anche se questi ultimi, come vedremo ora, saranno spinti sicuramente da una grande curiosità….

Goldberg

Bill Goldberg è Joey Battle, uno dei primi detenuti che vengono reclutati personalmente da Paul Crewe per entrare a far parte della squadra. La maggior parte dei discorsi su di lui riguardano le ragguardevoli dimensioni del suo pene: frasi come “a te ti ha ammazzato la mazza” e “aspettiamo te e il tuo iguana agli allenamenti” sono all’ordine del giorno quando lui è presente, senza contare che prima della partita gli viene regalato un sospensorio enorme. Joey gioca un bello scherzo al Sergente Engleheart(Kevin Nash), sostituendo i suoi steroidi con degli estrogeni; inoltre, è uno dei protagonisti dell’ultima scena del film, dove si fa beffe del direttore della prigione. Goldberg si adatta molto bene a questo ruolo comedy, come già aveva fatto in Babbo Bastardo; un’ottima interpretazione la sua, che strappa ben più di qualche sorriso.

The Gret Khali

Dalip Singh/The Great Khali è Turley, un detenuto molto particolare. Viene infatti recluso in una cella speciale, dalla quale esce raramente, di solito per giocare da solo a ping pong. Quando Crewe si presenta a lui per la prima volta, lo trova intento a prendere a testate il muro: il primo approccio non va per niente bene, dato che Turley gli ringhia addosso. E’ una partita di ping pong a smuovere il gigantesco detenuto, anche perché salta fuori che nella squadra dei secondini c’è Papajohn(Michael Papajohn), che lo ha sempre trattato malissimo e gli ha affibbiato il soprannome “Lochness”. Quando Turley parla, compaiono sempre i sottotitoli, dato che non si esprime in un linguaggio molto chiaro; sembra quasi che Khali porti sullo schermo i suoi personaggi futuri, dal gigante cattivo al bonaccione imbranato. Peccato solo che la prima gimmick l’abbia portato al titolo mondiale, l’altra a farsi eliminare dalla Rumble da Beth Phoenix…

Bob Sapp

Bob Sapp è Switowski, detenuto dotato di grande forza fisica ma di poco intelletto. Spesso e volentieri si comporta da bambinone, affezionandosi in modo particolare a Paul Crewe e a “Chetiserve”. Il suo italiano, poi, è da brividi: “Mi ha rottuto il naso!”, “Ho sentito dire che hanno materassi molto morbidissimi laggiù”, “Mi imparate il football?” sono solo alcuni degli orrori grammaticali da lui pronunciati. In campo, però, Switowski si trasforma, specie quando Meggett gli rivela ciò che il secondino Dunham(Steve Austin) gli ha detto in biblioteca. Qui finalmente riconosciamo, anche se per poco, il lottatore feroce che risponde al nome di Bob Sapp. Va detto, però, che Switowski è uno dei personaggi più divertenti del film e che Sapp merita i complimenti per questa ottima interpretazione.

Stone Cold Steve Austin

Stone Cold Steve Austin è il secondino Dunham: irascibile, arrogante e razzista sono le tre parole adatte a definirlo. Non solo si lascia sfuggire certe battutacce negli spogliatoi(“ecco come l’uomo bianco suona la chitarra!”), ma tende anche un agguato a Meggett in biblioteca, umiliandolo con delle frasi poco ragguardevoli(“e perché dovrei leggere un libro su uno sporco negro?”, risposta al detenuto che gli aveva consigliato Malcolm X) e facendogli cadere tutti i libri. Il suo comportamento gli costa caro: durante la partita, proprio nel suo momento migliore, fa l’errore di chiamare Meggett “nero puttana”, inducendo quest’ultimo a riferire a Switowski ciò che era successo in biblioteca. Il detenuto sfoga tutta la sua rabbia con un pugno, che stende letteralmente Dunham e gli provoca un piccolo effetto collaterale: come dicono giocatori, arbitri e telecronisti “questo qui se l’è fatta sotto!”. Austin si trova a suo agio in un ruolo diametralmente opposto a quello che ha interpretato da lottatore: il ribelle che gode nell’umiliare il suo capo lascia il posto al “sottoposto” che alla fine del film viene umiliato. Ad ogni modo, si tratta pur sempre di un personaggio sopra le righe e quindi calza a pennello a uno come Austin, che infatti non delude le aspettative.

Kevin Nash

Kevin Nash è il sergente Engleheart e l’ho lasciato per ultimo perché, a mio avviso, si tratta del personaggio migliore di tutto il film. Inizialmente, Engleheart appare come un uomo forzuto e decisamente isterico(distrugge un tavolo urlando “chi si è bevuto tutto il Gatorade?”); non si pone problemi a prendere parte, insieme a Dunham e a un altro secondino, alla rappresaglia contro Meggett. Le cose cambiano quando il detenuto Joey Battle fa irruzione nel suo spogliatoio e sostituisce i suoi steroidi con degli estrogeni: inizia allora il lento ma inesorabile cambiamento di Engleheart, che da macho diventa una vera e propria checca. Si va dai problemi ai capezzoli(“Ho avuto le vampe per tutto il turno!”) alle grida isteriche contro il pubblico(e qui viene prontamente redarguito da Dunham, che lo accusa di comportarsi da cheerleader), dalle particolari attenzioni rivolte ai compagni(cerca di dare conforto a Papajohn quando questi viene infortunato da Turley, comportandosi come una nonnina premurosa; tra primo e secondo tempo, commenta lo sfogo del capitano Knauer pronunciando la frase “Lo adoro quando è incazzato!”) ai momenti di commozione perché Crewe lo definisce “il più fico della squadra”; verso la fine della partita, diventa una delle “ragazze”(in realtà, si tratta di travestiti) pon pon che fanno il tifo per i detenuti. Nash è, senza ombra di dubbio, quello che mi è piaciuto di più in questo film: si è fatto carico di quell’autoironia che lo ha sempre contraddistinto e l’ha portata nella pellicola, con un risultato grandioso. Certo, il ruolo della “femminuccia” è palesemente in contrasto con la sua ben nota fama di playboy, ma forse questo è più un valore aggiunto che altro: resta comunque il fatto che in questo film Nash riesce a far ridere, e pure tanto!!

Insomma, direi che in questo film è molto difficile criticare le interpretazioni dei lottatori, senza i quali “L’altra sporca ultima meta” perderebbe moltissimo. E così, dopo aver ringraziato Tommaso Consortini per le foto(sei un grande!!!) posso solo augurarvi una buona visione!!

 

Alessandro Bogazzi

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