Sono passati ben diciotto anni dalla scomparsa di Curt Hennig, ma sono stati tantissimi, tra wrestler, siti specializzati, pagine Facebook e fans a rendergli omaggio, a testimonianza della sua grandezza. Mr Perfect si è garantito l’immortalità all’interno della nostra disciplina preferita, e lo ha fatto senza mai conquistare il massimo alloro, se si esclude quella settimana da campione in una AWA che stava per esalare il suo ultimo respiro. Anche se per molti è cresciuto nell’epoca sbagliata, Curt è l’esempio di un grande atleta che ha saputo approfittare di una scrittura superlativa, ma si è anche saputo rinnovare quando la sua carriera sembrava finita.

Approdato in WWF dopo una serie di vignette particolarmente azzeccate, che lo vedevano eccellere in tutti gli sport, Hennig è stato presentato come l’atleta perfetto, geneticamente superiore, dotato di una tecnica sopraffina e di una mossa finale dalla quale era quasi impossibile uscire. Mr Perfect è stato affiancato da manager del calibro di The Genius e di Bobby The Brain Heenan, che lo mettevano in maggiore risalto pur senza coprire le sue ottime mic skills. La winning streak ottenuta contro midcarder e uppercarder del calibro di Jimmy Snuka, Bret Hart e Koko B. Ware ha rafforzato ulteriormente il suo status, permettendogli di iniziare una faida col campione mondiale Hulk Hogan, culminata con la distruzione della cintura da parte di Hennig.

Era il 1989, e ai tempi conquistare il titolo massimo WWF era un’impresa riservata a pochissimi, come dimostra l’albo d’oro in cui l’unico nome fuori posto in quegli anni è quello di Sgt Slaughter. Essere solamente un gradino più in basso rispetto al campione significava godere di grandissima stima da parte della dirigenza ed essere particolarmente over coi fan. Hennig rappresentava un cattivo strepitoso, odiato ma nello stesso tempo rispettato per le sue abilità sul quadrato, e la sconfitta contro Hogan, che siglò il “raddoppio” eliminandolo per ultimo dalla Royal Rumble 1990, non intaccò il suo status, e fu, anzi, un trampolino di lancio verso la conquista del titolo intercontinentale. Anche questa cintura aveva un albo d’oro più ristretto e un prestigio molto alto, a quei tempi impreziosito dal fatto che Ultimate Warrior a Wrestlemania era stato il primo a risultare contemporaneamente campione intercontinentale e mondiale. Vincere l’alloro appena reso vacante dal Guerriero era un vero onore, e Curt ha ripagato la fiducia concessa con due regni a dir poco strepitosi. Il fatto di essere un heel che ogni tanto si concedeva qualche scorrettezza, ma che spesso era in grado di dominare l’avversario e vincere in maniera credibile ha giovato parecchio alla causa, ma lui ci ha messo sicuramente del suo.

Il match contro Bret Hart di Summerslam 1991 ha rappresentato uno dei punti più alti della sua carriera, ma è stato anche l’inizio di un lungo calvario di problemi fisici. Proprio allora è emersa la sua capacità di adattarsi alle situazioni più difficile, facendo un gran lavoro come manager di Ric Flair e comportandosi bene anche da telecronista. Il face turn, avvenuto all’interno di una storyline scritta in fretta e furia ma comunque d’effetto, è stato efficace nel primo periodo, ma le precarie condizioni dell’atleta hanno impedito alla WWF di fare piani a lungo termine. Hennig è tornato veramente attivo solo dopo il trasferimento in WCW, dove si è trovato a lavorare nuovamente con Ric Flair ed è entrato a far parte del new World order. Alla corte di Ted Turner, Curt ha raccolto un titolo US e poco altro, un po’ perché il suo periodo di massima forma era già finito da tempo, un po’ perché il suo personaggio aveva bisogno di evolversi. La capacità di Mr Perfect di reinventarsi è emersa nel 1999, quando ha fondato la stable dei West Texas Rednecks, trasformandosi in un cantante country. Hennig ha interpretato la sua gimmick con grande maestria, mostrando il suo lato comedy, fino a quel momento solamente accennato, e trasformando “Rap is crap” in un tormentone che viene ricordato ancora oggi. Inoltre, grazie al suo gruppo ha potuto aggiungere i titoli tag a una bacheca fino a quel momento composta esclusivamente da cinture in singolo.
Hennig ha concluso la carriera con un breve ritorno in WWE, che ha fatto esultare i nostalgici, e un breve stint in NWA/TNA, prima, purtroppo, di salutarci per sempre. Molti appassionati si sono chiesti cosa avrebbe raccolto questo wrestler se avesse debuttato tra il 1993 e il 1997, quando le New Generation permise ad atleti con meno star power dei “mostri sacri” di arrivare al titolo massimo (Bret Hart, Shawn Michaels, persino un redivivo Bob Backlund), o negli ultimi 20 anni, quando, complice soprattutto la divisione in brand, sono stati davvero in tanti a laurearsi campioni. Per quanto mi riguarda, penso che Curt avrebbe potuto conquistare la cintura nella seconda metà degli anni ‘90, diventando la “terza scelta” tra Hart e Michaels, mentre negli anni 2000 il suo palmares sarebbe stato simile a quello di Kurt Angle, con cui condivide l’esecuzione pulita delle mosse e il personaggio arrogante e a tratti comico. Negli ultimi anni, invece, avrebbe avuto più di un regno, ma, complice la gestione schizofrenica degli atleti e la progressiva svalutazione dei titoli, avrebbe avuto meno chance di passare alla storia. Possiamo tranquillamente dire che i due regni da campione intercontinentale di Mr Perfect valgono più dei titoli mondiali vinti da The Miz, Dolph Ziggler, Jack Swagger e Jinder Mahal messi insieme, e non solo per i limiti degli atleti citati, ma anche per lo status che hanno avuto prima e dopo i rispettivi regni.

Insomma, la speranza non è solo quella che nasca un nuovo Curt Hennig, ma anche quella di una rivalutazione delle cinture, principali o secondarie che siano, e di una scrittura più coerente per ogni performer.

If you don’t know… Now you know!

 

Alessandro Bogazzi

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