Frank Gotch: dallo Iowa allo Yukon (Parte 1/2)

Una delle più grandi carriere nella storia del wrestling e dello sport moderno è iniziata quasi per caso.
In una calda giornata dell’estate del 1899, Dan McLeod, uno dei più grandi lottatori della sua epoca, si stava guardando intorno, annoiato, mentre aspettava che il suo treno ripartisse.
Il campione stava viaggiando da Sioux Falls, nel South Dakota, e aveva fatto una fermata a Livermore, un piccolo e sconosciuto paese nello Iowa.
Lo sguardo di McLeod fu catturato da un gruppo di giovani del luogo che si esercitavano nel lancio del peso in aperta campagna.
Dopo averli esaminati brevemente con occhio critico, McLeod non era solo un lottatore, ma un atleta esperto di tutte le discipline, decise di unirsi a loro, nella speranza di passare un po’ il tempo.
Appreso che si stavano allenando per una gara di atletica che si sarebbe tenuta da lì a poco, e che li avrebbe visti contrapposti a un team di Humboldt, il wrestler stabilì di unirsi a loro.
Quando gli venne chiesto il suo nome, disse loro di chiamarsi Charles W.Andrews.
All’epoca era pratica comune, per i barnstormer come McLeod, combattere sotto falso nome, per evitare che la fama di temibile combattente allontanasse qualche ingenuo campione locale dal confrontarsi con loro e qualche ancora più ingenuo contadino dallo scommettere su di lui.
Nelle gare di atletica, McLeod/Andrews non ebbe particolari problemi nell’imporsi nel lancio del martello, nel salto in alto e nel salto in lungo.
O meglio, non ebbe problemi tranne un giovane e robusto contadino del luogo che riuscì sempre a arrivare secondo, a un soffio da lui.
All’occhio attento del veterano, il fisico possente del rivale e le sue orecchie che cominciavano già a mostrare un qualche segno di deformità indicavano una qualche esperienza nel Catch Wrestling.
E così, quando i suoi compagni di squadra gli chiesero se avesse anche potuto lottare contro di lui, non se ne stupì troppo.
Inizialmente, McLeod rispose di non conoscere la lotta: non si trovava lì per lavoro, ma solo per divertimento, e, dopo avere sconfitto centinaia di bifolchi nel corso della sua carriera, è facile immaginare come l’idea di doverne affrontare un altro non fosse di particolare interesse per lui.
Ma, dopo avere sentito che gli amici del giovanotto sarebbero stati disposti a scommettere la fattoria su di lui in un incontro, rivelò la sua vera identità e si dichiarò disponibile a lottare per una posta di 50 dollari.
Tutti accettarono.
La reputazione del giovane atleta doveva essere davvero alta, nella zona, perché i compagni di squadra di McLeod gli si fecero incontro con aria dubbiosa.

“Sei davvero sicuro di poter vincere?”

Il campione scoppiò in una sincera risata.

“Sono sicuro di poter battere qualsiasi persona che non conosco.
E non ho mai sentito parlare di questo ragazzo.”

Dopodiché, scommise su di se, prontamente imitato dalla sua troupe, tutto il denaro che aveva.
Mentre il suo rivale si riscaldava, la deformazione professionale, acquisita in anni e anni di esperienza, lo spinse a prendere da parte i suoi uomini e ad accordarsi con loro.

“Farò in modo di far durare l’incontro almeno venti minuti e, nelle fasi iniziali, darò l’illusione di essere in difficoltà.
Vedrete che ci cascheranno tutti e aumenteranno le scommesse contro di me.”

Finito di parlare e di indossare i suoi vestiti da lottatore, trovò il suo rivale ad aspettarlo in una zona delimitata della strada.
McLeod osservò il terreno: era pieno di ghiaia e di piccoli sassi.

“Qui non possiamo lottare.
E’ meglio se ci spostiamo in un qualche prato nelle vicinanze”.

La risposta fu pronunciata con tono arrogante:

“No.
Lotteremo qui”.

Il tono strafottente del giovanotto lo lasciò per un attimo interdetto, ma poi McLeod sorrise tra se e se: era evidente che il suo nemico non capisse nulla di lotta, l’incontro sarebbe stato senza dubbio una passeggiata.
L’irritazione per la sicumera del giovane lo spinse a partire subito al massimo, mettendo da parte i propositi di prolungare la sfida.
Non appena venne dato il segnale d’inizio, si abbassò e si lanciò contro le gambe del rivale, facendolo rovinare a terra.
Poi lo sollevò di forza e lo fece atterrare violentemente col volto sul terreno.
Serrandogli strettamente la nuca con una mano, gli sfregò il viso contro il pietrisco sul terreno.
A questo punto, McLeod capì che questo avversario aveva qualcosa di speciale.
Tanti campioni locali, ragazzini sbruffoni convinti di saper lottare davvero, cedevano rapidamente dopo aver assaggiato un po’ di dolore fisico.
Questo, invece, sembrava divertirsi.
E la sua forza e la sua resistenza erano sufficienti a tenere testa alla sua esperienza immensamente superiore.
Entrambi pensarono di sfruttare le peculiari condizioni del terreno a loro vantaggio, scagliando manciate di terra negli occhi dell’altro e schiacciandoli con forza qualche parte del corpo su dei sassi aguzzi.
McLeod aveva pensato di far durare l’incontro venti minuti per far crescere il giro delle scommesse, ma, dopo una buona mezz’ora, la sfida prosegue.
I due nemici non avevano più un singolo centimetro di pelle che non fosse ricoperto di sangue, con la ghiaia conficcata ovunque.
Sfiniti, mezzi accecati dal pietrisco gettato negli occhi, proseguivano ormai a lottare per la disperazione.
Alla fine, il giovane sfidante commette un errore d’ingenuità e si fa schienare, dopo 52, estenuanti minuti.
Recuperata la fiducia in se stesso, McLeod si aggiudicò agevolmente anche la seconda caduta, in meno di dieci minuti.
Riprendendo fiato, i due lottatori si osservarono: il giovane con un intatto orgoglio nei suoi occhi, consapevole di avere messo in difficoltà un autentico professionista, il veterano con un interesse professionale, lo sguardo di un esperto che soppesa un potenziale campione.

“Come ti chiami, ragazzo?”
“Frank Gotch”

Frank Alvin Gotch nasce il 27 Aprile del 1878, in una piccola fattoria a circa tre miglia da Humbdolt, cittadina situata nel nord dello Iowa.
Ultimo dei nove figli di Frederick Rudolph e Amelia Gotch, il piccolo Frank passa gran parte della sua infanzia e della prima adolescenza a lavorare nei campi, sviluppando un fisico robusto.
Frequenta la scuola locale, consistente di una sola stanza in una baracca di legno, solo nei mesi invernali, quando il lavoro dei contadini diminuisce.
Non ama particolarmente i libri, ma apprezza l’opportunità di conoscere altri ragazzi della sua età, soprattutto per un motivo: confrontarsi fisicamente con loro.
All’epoca, la lotta non era un semplice spettacolo; era parte delle vita di tutti i giorni.
In ogni raduno di giovani uomini, davanti alla chiesa, alle fiere o in ogni altra occasione non mancava mai qualcuno che si cimentava nel wrestling, combattendo su una improvvisata materassina di fieno o, semplicemente, su un prato.
E Frank Gotch è, fin dai primi anni, uno dei praticanti più assidui, anche se, almeno in questa primissima fase della sua carriera, non uno dei più fortunati.
Secondo la testimonianza del suo compaesano George Bicknell, quasi tutti i suoi compagni di classe potevano batterlo senza particolari difficoltà.
Si può intravedere, qui, uno dei tratti caratteristici del futuro campione: la sua straordinaria tenacia.
Nonostante le ripetute umiliazioni, Gotch non demorde, continua a lanciare sfide, senza demoralizzarsi per le ripetute sconfitte.
Lo stesso Bicknell scriverà, ricordando, molti anni dopo, la sua infanzia con Gotch:

“Frank non era all’altezza dei suoi vicini e dei suoi amici.
Ciascuno di loro poteva batterlo senza problemi.
Ma Frank persistette.
Non perse mai la fiducia in se stesso.
Nel suo cuore, mantenne la determinazione di diventare un wrestler.”

In questo periodo, il suo idolo è John Sullivan, e sogna di diventare un pugile.
Ma i confini tra la lotta e il pugilato sono labili, all’epoca.
Il Catch praticato tra dilettanti nei piccoli paesi della provincia americana è una cosa selvaggia, brutale, con poche regole.
E quelle poche regole vengono spesso disattese senza troppi problemi.
Il primo successo arriva nel 1894, all’età di 16 anni, quando Gotch sconfigge il suo maestro, Ed Kennedy, di sette anni più grande e di parecchi chili più pesante.
Kennedy ammette di aver sottovalutato il rivale e chiede una rivincita, che si tiene nel giardino di fronte alla casa di Gotch.
Secondo le parole di un testimone oculare:

“Gotch si scagliò contro il suo avversario come un demone e rimase avvinghiato a lui come un bulldog.”

Progressivamente, il giovane lottatore si scrolla di dosso la goffaggine, migliora la sua tecnica e comincia ad affinare quello che diverrà uno dei tratti distintivi del suo stile: la velocità.
Il 2 Aprile del 1899, pochi mesi prima dell’incontro con McLeod, viene organizzato un match tra Gotch e un lottatore, Marshall Green, che goveva di una buona reputazione a livello locale.
Come molti wrestler dell’epoca, Green non era un autentico professionista e, tra un match e l’altro, si guadagnava da vivere allevando polli.
Gotch si presenta all’appuntamento, l’incontro si teneva nel teatro di Humboldt, con una semplice tuta da lavoro, troppo povero per potersi permettere un autentico abbigliamento da lottatore.
Il suo aspetto e i suoi modi tradiscono la sua emozione, tanto che rischia di svenire prima dell’inizio.
Non appena comincia il combattimento, la paura si trasforma in aggressività: non lascia un attimo di respiro all’avversario, per poi finirlo con uno strangolamento.
I suoi genitori lo vedono tornare a casa a notte fonda, con una manciata di dollari in mano e un largo sorriso sul volto: il loro figlio, dopo avere vinto il suo primo incontro di un qualche rilievo, proclama di essere l’uomo più felice del mondo.

Un mese dopo il loro primo, fatidico, incontro, Gotch e McLeod hanno l’opportunità di incontrarsi nuovamente.
All’Humbdolt Opera House, McLeod affronta il giovane rivale in un Handicap Match dove deve guadagnare tre cadute nel tempo limite di un’ora.
McLeod è ora consapevole del valore del suo avversario, ma, ciononostante, riesce a aggiudicarsi una sola caduta e deve dichiararsi sconfitto.
Ulteriormente impressionato, informa Martin “Farmer” Burns che a Humbdolt si trova un lottatore dalle grandi potenzialità.
Burns ha presto l’occasione di verificarlo in prima persona.
In quel momento, il leggendario “Farmer” era impegnato a sfruttare la popolarità dei “Terribili Turchi” una moda creatasi negli anni ’90 dell’Ottocento, in seguito all’irrompere, sulle scene statunitensi, del possente Youssouf Ishmaelo.
Burns aveva un suo Terribile Turco, Hali Adali.
Certo, la vera origine del lottatore era inglese e, a dire la verità, le sue capacità sul ring non erano di prim’ordine, ma il pubblico sembrava essere contento lo stesso.
Burns e il suo “Turco” fanno tappa in una cittadina dello Iowa, Fort Dodge, offrendo 25 dollari a chiunque sia capace di resistere per 15 minuti.
A salire sul palco per raccogliere la sfida è proprio Frank Gotch.
Burns ricorda le parole di McLeod e decide all’istante di non rischiare la reputazione del suo Turco, sua principale fonte di guadagno: sarà lui in persona ad affrontare lo sfidante.
Il maestro e il principiante si fronteggiano sul ring.
Gotch si muove rapidamente, ma Burns non ci mette molto ad atterrarlo, cominciando poi a lavorare furiosamente per uno schienamento.
Gotch resiste in tutti i modi, cercando di sfruttare la sua superiorità di peso e di forza.
Burns utilizza ogni genere di presa, Quarter Nelson, Half Nelson e Full Nelson, ma non riesce a rovesciarlo sulla schiena.
Ogni muscolo, ogni nervo del corpo di Gotch è teso nello sforzo di resistere.
I due uomini sono bagnati di sudore, sudore che rende ancora più difficile il lavoro di Burns, che non riesce a ottenere una presa solida sul corpo di Gotch.
Tuttavia Burns, maestro della strategia, riesce a trovare una inaspettata Leg Hold e si aggiudica lo schienamento quando sono passati undici minuti e quaranta secondi.
Farmer Burns si rivolge alla folla:

“Signore e signori, non ho mai incontrato un lottatore dilettante come questo in tutta la mia vita.
Se mi seguirà, lo farò diventare campione d’America in pochi mesi.”

Burns prende sotto la sua protezione Gotch, e gli insegna a lottare, trasformando il volenteroso e tenace, ma grezzo, lottatore in uno dei più grandi grappler di tutti i tempi.
Sono due le caratteristiche, che Gotch comincia a sviluppare in questo periodo, sotto l’attenta guida di Burns, che lo pongono al di sopra degli altri lottatori della sua epoca.
La prima è la sua velocità: mentre molti wrestler allenano prevalentemente la forza, Gotch crede fortemente nello sviluppare riflessi e agilità, e, per questo di dedica a lunghe sessioni di handball.
In un manuale di lotta pubblicato negli ultimi anni della sua carriera, scriverà:

“E’ la velocità la caratteristica che ogni atleta deve avere.
Alcuni commettono l’errore di credere che il lottatore con muscoli enormi e scolpiti sia un uomo possente.
Ma a cosa gli serve la potenza, se non ha la velocità per renderla effettiva?”

Quando maturerà completamente, sarà forse il peso massimo più veloce della storia, capace di trovare la schiena di ogni avversario in pochi secondi.
La seconda è una perfetta comprensione delle tecniche del Catch Wrestling.
Se, a un profano, la lotta può apparire come una semplice gara di forza, in realtà si tratta di una gara di intelligenza e di strategia, che richiede una comprensione profonda delle leve del corpo umano.
E, anche se Gotch non era certo un uomo colto, la sua intelligenza di lottatore non era seconda a quella di nessuno.
Il Catch Wrestling era solo una parte degli insegnamenti che Gotch assorbe, entrando a far parte della troupe di Burns: i trucchi per intrattenere e coinvolgere il pubblico e, soprattutto, per imbrogliare gli scommettitori, erano parte integrante del bagaglio di ogni vero professionista.
Nei primi mesi del ‘900 Gotch schiena Jack Cregan, Linn Ruby, Jim Galentin e Bert Scheller.
La sfida più impegnativa, però, arriva nel Marzo dello stesso anno, quando deve vedersela con Carl Brown.

Brown è un lottatore e un pugile professionista con venti anni di pratica.
Come wrestler, può vantare incontri con lo stesso Burns e con William Muldoon.
Come pugile, ha costretto al pareggio Peter Maher.
Gotch ha la peggio contro di lui, ma, rapido come sempre a comprendere i punti deboli degli avversari e ad adattarsi ad essi, lo sconfigge in un rematch pochi mesi dopo, davanti a 5.000 persone.
I due si affronteranno ancora due volte: in una Gotch sarà squalificato per avere fatto ricorso a uno strangolamento, nella seconda, nella sua nativa Humbdolt, vincerà in modo decisivo.
Sempre a Humbdolt, il 25 Agosto, si tiene un grande show, dove combattono Burns e Gotch.
Si tratta chiaramente di un work, come i giornali locali non mancano di rilevare.
I due non si sforzano particolarmente di sopraffarsi, anche se danno vita a uno notevole esibizione di tecnica.
Nel Marzo del 1901, a Burlington, Gotch viene battuto da Oscar Wasem, esperto Catch Wrestler e banchiere locale.
Wasem è molto più piccolo di Gotch, ma riesce comunque ad avere la meglio, per poi sfidare Burns qualche settimana dopo, in un match pubblicizzato come valevole per il titolo mondiale dei pesi leggeri.
Il maestro vendica l’allievo e si aggiudica l’incontro.
Nel frattempo, mentre Gotch muove i primi passi della sua carriera, negli Stati Uniti è successo qualcosa di importante.

Il 16 Agosto del 1896 vengono casualmente scoperti dei ricchi giacimenti d’oro nello Yukon.
In breve, la notizia raggiunge gli Stati Uniti e si scatena quella che verrò definita “la corsa all’oro del Klondike”.
Persone provenienti da ogni parte del mondo e di ogni estrazione sociale si dirigono nella zona, attratte dalla prospettiva di facili ricchezze.
Dawson City, minuscolo borgo con appena qualche edificio, nel giro di breve tempo diventa una città da 30.000 abitanti.
C’è solo una cosa che i minatori desiderano quanto l’oro: il divertimento.
Burns riceve la visita di Dick Butler, un uomo che ha fatto fortuna nella corsa all’oro, che gli illustra i grandi guadagni che una troupe di wrestler potrebbe fare nella zona.

Burns, pur intuendo le potenzialità del progetto,  non è più lo stesso uomo di una volta: impegnato con la sua famiglia, non ha intenzione di spostarsi così lontano da essa.
A imbarcarsi nell’impresa saranno i suoi uomini più fidati: oltre a guadagnare un mucchio di denaro, è possibile supporre che la sua intenzione sia quella di mettere alla prova, in modo definitivo, il suo giovane apprendista, Frank Gotch.
Assieme a Gotch, si muovono Joe Carroll e Colonel James H.McLaughlin.
Joe Carroll è uno dei tanti “ringer” dell’epoca, un uomo che combatte con così tanti nomi diversi che, oggigiorno, non abbiamo certezza su quale sia quello vero (probabilmente George Marsh).
Un autentico maestro nello svuotare le tasche del pubblico, Carroll conosce tutti i metodi dei wrestler dell’epoca per far scommettere i contadini sull’uomo sbagliato.
McLaughlin, ormai sessantenne, è invece una vera leggenda del wrestling dell’epoca,accompagnato da una reputazione sinistra.


James McLaughlin

Campione di Collar And Elbow, uno degli stili popolari in America prima dell’avvento del Catch Wrestling, è stato il primo lottatore a indossare una cintura.
Noto per il suo temperamento focoso e estremamente irritabile, al limite della psicopatologia, ha assassinato almeno tre uomini sul ring e ne ha storpiati un numero molto maggiore.
L’episodio più famoso che lo vede coinvolto è il torneo del 1870, tenutosi a Detroit, dove, infuriato con Smith, il suo avversario, la massacra per poi scagliarlo, più morto che vivo, fuori dal palco, dove batte violentemente la testa.
La mattina successiva, Smith viene sorpreso a vagare nella pioggia, mormorando tra se e se frasi prive di senso.
Dichiarato pazzo, verrà ricoverato in ospedale, dove morirà poco tempo dopo.
Non appena arrivato nello Yukon, Carroll comincia a proclamarsi campione, sotto il nome di Ole Marsh, con tutte le fanfare della pubblicità.
Gotch lo segue, con un approccio molto più discreto: assunto la falsa identità di Frank Kennedy, un veterano di guerra del Missouri ansioso di fare fortuna, comincia a lavorare assieme agli altri cercatori d’oro presso il fiume Klondike.
Alcuni incontri improvvisati con i minatori cementano la sua credibilità, mentre il suo primo match ufficiale avviene il 14 Agosto del 1901 a Dawson.
Il suo avversario è Vincet White, e Gotch accetta di doverlo schienare tre volte nel giro di un’ora.
In realtà, White non si rivela essere un avversario all’altezza, e venti minuti si rivelano sufficienti per sbrigare la pratica.
I tre compagni cominciano poi a lottare tra loro: McLaughlin sconfigge Marsh, in un match di Collar And Elbow, e, il 30 Agosto, è il turno di Kennedy/Gotch di affrontare Marsh.
Marsh scaraventa Gotch fuori dal ring, contro l’orchestra, ma il suo avversario riesce a risalire, per poi essere schienato e battuto con una Hammerlock.
Molto denaro cambia di mano durante il match, e Gotch, nonostante la sconfitta, impressiona gli spettatori con la sua velocità.
Dato il successo, un rematch viene prontamente organizzato, e si svolge due settimane dopo.
La contesa segue il più classico dei copioni, con Gotch che si aggiudica la prima caduta, in modo da spingere il pubblico a scommettere su di lui, e il suo avversario che lo batte rapidamente nelle altre due.
La stampa locale comincia a diventare sospettosa, con uno quotidiano che riporta come, anche dopo la sconfitta di Marsh nel primo round, grosse quantità di denaro continuavano a essere scommesse su di lui.
Lo sconfitto protesta violentemente, dichiarando di essere stato derubato e che l’arbitro non sa distinguere uno schienamento.
Si sta preparando l’atto finale, la resa dei conti tra i due, e queste accuse servono a suscitare l’interesse del pubblico.
Gotch, da sempre interessato al pugilato, comincia a spostare la sua attenzione su Frank “Paddy” Slavin, un boxeur, un tempo serio contendente al titolo mondiale, considerato l’uomo più forte dello Yukon.
I due si accordano per un incontro di boxe, ma, prima che Gotch si cimenti nel suo primo tentativo in questo sport, lo attende un particolare incontro di wrestling.
Il 21 Settembre del 1901 si tiene un “Three Cornered Contest” tra McLaughlin, Marsh e Gotch.
I lottatori competono secondo le regole di cinque stili: Catch As Catch Can, Collar And Elbow, Greco-Romano, Side Hold e Cornish Jacket.
I tre si affrontano alternativamente, con lo stile estratto a caso.
Due sconfitte significano l’eliminazione dal torneo.
Mac Lauhglin e Marsh si affrontano nel round iniziale, con le regole del Collar And Elbow.
Il Colonnelo, nonostante l’età, è ancora un autentico maestro di questo stile, e riesce ad avere la meglio senza particolari difficoltà.
E quindi il turno di Gotch di affrontare McLaughlin, con il regolamento del Cornish Jacket.
In questo stile si indossano delle divise, in modo simile al Judo, ma le prese si possono portare ovunque e non devono essere mantenute per tutta la contesa.
Gotch sfrutta con intelligenza la divisa, utilizzandola per portare un violento strangolamento che fa crollare il rivale sulle ginocchia.
McLaughlin riesce in qualche modo a liberarsi, ma, ormai indebolito, viene schienato facilmente.
Gotch subisce una sconfitta, nel Catch As Catch Can, da Marsh, in circa cinque minuti.
Marsh, poi, procede a eliminare McLaughlin dal torneo, sconfiggendolo in un contesto di Side Hold.
Anche se tecnicamente fuori dal torneo, McLaughlin affronta ancora Gotch in un round di Lotta Greco-Romana, dove viene nuovamente sconfitto.
La finale viene disputata tra Marsh e Gotch, secondo le regole del Catch As Catch Can, la loro specialità.
Entrambi si scagliano contro l’avversario in modo aggressivo, con Gotch che solleva Marsh e lo scaglia violentemente a terra.
Gotch dà una dimostrazione della sua aggressività e velocità, conducendo tutto l’incontro, con Marsh constretto a stare sulla difensiva.
Infine, con una Half Nelson, Gotch si aggiudica lo schienamento e viene proclamato “campione dei campioni”.
Analizzando con attenzione il tour dello Yukon dei tre uomini, non si può non rimanere colpiti dell’abilità con cui è stato organizzato.
McLaughlin e Marsh hanno preso inizialmente il centro della scena, mentre Gotch ha cominciato a costruire la sua reputazione nell’ombra.
Poi, si è arrivati a proporre dei match tra i tre, con il pubblico ignaro della loro relazione.
Con spettatori ignari del funzionamento del wrestling professionistico, affamati di svago e divertimento e con molto denaro da sperperare, tutti e tre i lottatori si sono assicurati un guadagno assai cospicuo.
Ma, prima di abbandonare il territorio saccheggiato, Gotch deve affrontare Slavin, nel suo esordio come pugile.


“Paddy” Slavin

Prevedibilmente, l’incontro dimostra che Gotch ha commesso un grave errore di valutazione.
Anche se ormai lontano dagli anni migliori della sua carriera, Slavin è un pugile di enorme esperienza, dotato di pugni micidiali e che non esita a ricorrere a testate e calci quando necessario.
La gioventù e il maggiore vigore fisico di Gotch non bastano certo a compensare la sua completa mancanza di esperienza nella “nobile arte”.
Per due round, viene usato come un sacco d’allenamento.
Incapace di schivare i veloci colpi dell’esperto pugile, in breve entrambi i suoi occhi sono pesti e il suo naso sanguina copiosamente.
Slavin continua a combattere anche quando il gong segna la fine del secondo round, mettendo a segno un duro colpo sulla mascella del lottatore.
Gotch reagisce istintivamente, afferrandolo con una Half Nelson a scagliandolo a terra, gesto che gli costa l’immediata squalifica da parte dell’arbitro, Leroy Tozier.
La decisione arbitrale suscita un certo malcontento, ma Tozier potrebbe aver agito così per porre fine a un match sbagliato, che si stava tramutando in un autentico massacro.
Slavin rimmarrà il re dello Yukon fino alla primavera successiva, quando sarà sconfitto, per KO tecnico, da Nick Burley.
Gotch abbandona lo Yukon, ma non prima di uno spavento finale.
La nave che avrebbe dovuto riportarlo nello Iowa si inabissa, portando alla morte tutti i suoi passeggeri.
I vestiti e le valige di Gotch si trovavano già a bordo, ma il lottatore venne trattenuto, all’ultimo istante, per una festa improvvisata con gli amici.
Al suo ritorno, Frank Gotch non è solamente un uomo molto più ricco di prima.
Ha dimostrato il suo valore a Burns, l’uomo che tira le fila del wrestling professionistico, ed è pronto al grande passo.
É pronto a sfidare il grande Tom Jenkins per il titolo di campione degli Stati Uniti.

 

Nicola Medici

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