Frank Gotch, il Re del Catch Wrestling (Parte 2/2)

Frank Gotch, il Re del Catch Wrestling (Parte 2/2)

La sfida con Tom Jenkins

Al ritorno dal suo viaggio in Alaska, dimostrato al di là di ogni dubbio a Farmer Burns il suo valore, Frank Gotch è uno dei lottatori più in vista di tutti gli Stati Uniti.
Dopo avere conquistato il titolo dello Iowa e avere sconfitto tutti i wrestler più importanti del Nebraska e degli stati confinati, il naturale passo successivo è di tentare l’assalto al titolo assoluto, allora detenuto dal grande Tom Jenkins.
Il primo match tra i due avviene a Cleveland, città natale di Jenkins, il 22 Febbraio del 1903, e si rivela essere una terribile lezione per l’ambizioso Gotch.
Jenkins, non particolarmente dotato dal punto di vista tecnico, possiede però una forza fisica spaventosa e la determinazione a fare tutto ciò che è necessario per portare a casa la vittoria.
E, all’epoca, una certa dose di tecniche sporche veniva considerata facente parte del gioco, e ampiamente tollerata.
Come racconta Nat Fleischer, nel suo importante “From Milo to Londos”, Jenkins cominciò a usare la sua strategia dopo essere stato tenuto al tappeto per circa 35 minuti dall’avversario:

“…alla fine cedette, ma non prima di avere colpito violentemente Gotch con un destro sulla bocca.
Gotch protestò, ma l’arbitro si mise semplicemente a ridere e gli disse di proseguire.
Jenkins si assicurò una Headlock che si trasformò in uno strangolamento; Gotch protestò rumorosamente ma l’arbitro, ancora una volta, gli rise in faccia”


Frank Gotch

Alla fine Jenkins si aggiudica la vittoria grazie alla sua celebre Jaw Lock.
Gotch torna a casa reso irriconoscibile, pesto e pieno di graffi.
In questo delicato momento della sua carriera emerge una delle sue caratteristiche più importanti: il non arrendersi mai di fronte a nessuna difficoltà.
Quando era un ragazzo che si divertiva a lottare con i più grandi, il fatto di perdere sempre non lo aveva scoraggiato dal continuare a provarci, ancora e ancora, fino a riuscire a batterli tutti.
Né si era tirato indietro dall’affrontare lottatori come Dan McLeod e Farmer Burns, che lo sovrastavano in termini di tecnica ed esperienza.
Allo stesso modo, la devastante sconfitta contro Jenkins, che avrebbe stroncato il morale di un altro atleta, riesce soltanto ad aumentare la sua determinazione.
Negli incontri successivi, inanella sette vittorie consecutive, due delle quali contro il suo mentore, Farmer Burns.
E, il 28 Gennaio del 1904, è pronto a prendersi la sua rivincita.
La sua preparazione fisica, in vista dell’evento, è stata maniacale: il suo biografo, Robbins, riporta che, per fare fiato, era solito correre 30 miglia al giorno.
Esagerazioni agiografiche a parte, è indubbio che, nella seconda sfida con Jenkins, Gotch appare avere maturato pienamente quella che sarà una delle sue armi più temibili: una spaventosa velocità nelle gambe.
D’altra parte, Jenkins sembra avere preso un po’ sottogamba il match, o forse, semplicemente, il suo corpo comincia a risentire dei continui sforzi a cui l’ha sottoposto.
Appesantito, non ha più la muscolatura perfetta e guizzante di qualche anno prima, e i suoi riflessi e la sua agilità sono calati allo stesso modo.
Davanti ai cinquemila spettatori del Beck’s Theatre, a Bellingham, Gotch si avventa su di lui come una pantera.
La prima caduta viene vinta da Gotch in 53 minuti.
Nella seconda, Jenkins, vistosi in difficoltà, tenta nuovamente uno strangolamento.
Ma Gotch ha imparato la lezione e, anziché protestare con l’arbitro, gli conficca un dito in un occhio, costringendolo a lasciare la presa.
Jenkins, preso dalla disperazione, parte con qualche pugno, e viene immediatamente squalificato.
Commenta la “Montreal Gazette”:

“In quello che è stato probabilmente il match più duramente combattuto nella storia del wrestling nel nostro paese, Frank A.Gotch, di Humboldt, Iowa, ha dimostrato, davanti a 5.000 persone, che Tom Jenkins, di Cleveland, Ohio, che ha mantenuto il titolo per sei anni, non può paragonarsi a lui per velocità e conoscenza della lotta.
Alla fine della prima caduta, i secondi di Jenkins hanno dovuto trascinarlo al suo angolo e farlo rinvenire.
Nella seconda caduta, preferendo perdere per un fallo piuttosto che per uno schienamento, Jenkins ha tentato uno schienamento, e, quando il ragazzo dello Iowa lo ha evitato, ha sferrato un violento gancio che, se fosse andato a segno, avrebbe provocato un KO.”

La vittoria su Jenkins, unita al precedente tour dell’Alaska, rende Gotch l’atleta professionista più ricco degli Stati Uniti, mentre la sua fama si diffonde da un capo all’altro del continente.
Il 1 Febbraio del 1905, di nuovo a Cleveland, Gotch ottiene un’altra vittoria sul rivale.
Ma Jenkins è troppo duro per arrendersi così facilmente.
E 43 giorni dopo, a New York, si prende la sua rivincita, sconfiggendo Gotch e riappropriandosi del titolo.
In un Madison Sqaure Garden tutto esaurito, e con molti spettatori, fuori, Gotch perde la prima caduta, per poi, in un’inaspettata fiammata di vigore, aggiudicarsi la seconda in circa sei minuti.
La terza, e decisiva, sarà vinta da Jenkins.
Se i primi incontri tra i due sono da considerare (specialmente il primo) degli autentici shoot, il copione dell’incontro tenutosi a New York sembra seguire la falsariga di tanti work, con Gotch che perde di proposito il primo round per poi sembrare imbattibile nel secondo.
In questo modo le scommesse si concentrano tutte su di lui, e l’inaspettata vittoria di Jenkins spenna un bel po’ di incauti scommettitori.
Molto più duro sembra essere stato il secondo match a New York tra i due lottatori, descritto dal “New York Times” come sensazionale, e che quasi spinse il pubblico alla rivolta.
Jenkins apparve in evidente difficoltà per tutta la durata del match, e solo la tattica di cercare a tutti i costi di toccare le corde lo salvò dall’essere schienato più volte.
Innumerevoli le infrazioni, con entrambi i contendenti che ricorsero a calci e strangolamenti.
Jenkins si lamentò addirittura di essere stato morso, mostrando il suo avambraccio sanguinante all’arbitro.
L’incontro fu fermato diverse volte, a causa delle proteste da entrambe le parti.
Iniziato alle 22.30, si era già arrivati a oltre la mezzanotte prima che iniziasse il secondo round.
Gotch era completamente prosciugato quando il combattimento finì: i suoi secondi dovettero portarlo fuori dal ring di peso.
Né lui né Jenkins erano riusciti a ottenere uno schienamento.
Ma ormai, la carriera agonistica di Tom Jenkins stava arrivando alla fine: a 33 anni e ormai fuori forma, ricevette l’offerta del Presidente degli Stati Uniti, Theodore Roosevelt (un entusiasta appassionato di lotta, pugilato e jujitsu giapponese) di insegnare a combattere ai cadetti di West Point.
Prima di accettare la vantaggiosa offerta, Jenkins doveva solo, per non danneggiare il business del wrestling, cedere il suo titolo.
E lo fece, il 26 Maggio del 1906, a Kansas City.
L’incontro si distingue dagli altri: completa mancanza di scorrettezze e di violenza, rispetto reciproco, fair play e tecniche regolari di wrestling.
Nonché, naturalmente, soldi spillati agli scommettitori, Jenkins, bisognoso di denaro, non aveva certo intenzione di lasciare il mondo della lotta povero.
Horace Lerch, il manager di Gotch, disponeva di 3.000 dollari, provenienti dai sostenitori del suo assistito.
Dopo la facile vittoria di Jenkins nel primo round, utilizzò quel denaro per coprire tutte le scommesse che si stavano riversando su di lui.
Come prevedibile, Gotch, in circa trenta minuti, vinse facilmente le successive due cadute.

La Toe Hold

Dopo lo scontro, Jenkins si congratula pubblicamente con Gotch, prevedendo che rimarrà campione per molti anni.
Previsione azzeccata, ma prima Gotch dovrà subire una sconfitta inaspettata.
Il 1 Dicembre del 1906, a New Orleans, si ha uno dei risultati più inaspettati della storia del Wrestling: Fred Beell, pound by pound uno dei più grandi lottatori di tutti i tempi, ma di una categoria di peso inferiore a Gotch, vince il suo incontro con il campione e si aggiudica il titolo.
Gotch ha battuto la testa durante un tentativo fallito di takedown, e il suo abile avversario è stato capace di sfruttare il suo momentaneo stordimento per schienarlo.
Alcuni studiosi vedono in questo episodio un punto di svolta nella storia della disciplina, considerandolo il primo match work, anche se, come abbiamo visto, gli episodi dubbi erano stati all’ordine del giorno da molto prima.
Mark Hewitt, nel suo pregevole saggio sul Catch Wrestling, riporta l’opinione di Ed Lewis, secondo cui l’incontro non poteva che essere stato un work, perché nessun uomo con il peso di Beell, per quanto abile, poteva battere un peso massimo come Gotch.
E’ della stessa opinione Karl Gotch, che, intervistato da Matt Furey, dichiara:

“Gotch lo ha caricato e mancato, battendo poi la testa sull’angolo del ring e svenendo.
E’ stato un work.
Alcuni dei match di Gotch erano work.
Dovevano esserlo.
L’obiettivo era fare del denaro, e se tu semplicemente arrivi in città e prendi tutti a calci nel culo, nessuno vorrà più combattere contro di te.”

Mike Chapman, autore di una recente biografia di Gotch, ribatte a queste accuse, rilevando come l’incidente, un lottatore che scivola e batte la testa, non sia nulla di così inverosimile o straordinario da dover far necessariamente pensare a un esito concordato del match.
Impossibile arrivare, a tanti anni di distanza, a poter stabilire con certezza la verità.
Vale comunque la pena rilevare come, Beell, nel resto della sua carriera sarà un nemico regolare di Gotch e entrerà a far parte della troupe di Farmer Burns.
E che, grazie a quest’episodio, diventerà un lottatore di rilievo, passando dal guadagnare 60 dollari alla settimana a quasi 3.000 solo per il rematch con Gotch, che vedrà l’atleta dello Iowa riprendersi facilmente il titolo.
Frank Gotch appare al culmine della sua carriera, ma deve ancora affrontare quello che sarà il suo avversario più pericoloso.

George Hackenschmidt, il Leone Russo

Il Dr. Von Krajevsky, medico personale dello Zar, ero un eccentrico milionario, con una grande passione per la lotta e la cultura fisica.
Nel suo sontuoso appartamento di San Pietroburgo era solito ospitare giovani e promettenti atleti russi, dove si potevano allenare combattendo tra loro e sollevando pesi.
Un giovane, metà tedesco e metà svedese, e nato in Estonia, un certo George Hackenschmidt, attirò un giorno la sua attenzione, ed entrò a far parte della sua squadra.
Hackenschmidt era un atleta naturale, fin da bambino era stato sempre più forte e più agile di tutti i suoi coetanei.
E si era già cimentato in un qualche incontro di Lotta Greco-Romana, con ottimi risultati.
Ma, sotto l’attenta guida del dottore, divenne in breve un autentico prodigio, uno degli uomini più forti di tutta Europa.
Poteva sollevare un cavallo da terra e innalzare un peso di oltre 130 chili mentre manteneva la posizione di ponte.
E la forza non era la sua unica dote: una volta, per vincere una scommessa, saltò per cento volte di seguito su un tavolo, a piedi uniti, partendo da fermo.
Dopo avere sconfitto il celebre forzuto francese Paul Pons in un incontro di lotta e essersi aggiudicato diverse gare di sollevamento pesi, arrivato a 20 anni di età, Hackenschmidt decise di sfidare Eugen Sandow.
Sandow, considerato da molti uno dei padri fondatori del bodybuilding, non era solo un uomo forte, ma anche un autentico showman.
Le sue esibizioni erano veri e propri spettacoli: il suo numero preferito era sollevare una sbarra di ferro con due grandi cesti alle sue estremità, nei quali faceva sedere dei membri del pubblico.
Mentre Sandow eseguiva i suoi soliti numeri a San Pietroburgo, Hackenschmidt gli rovina la festa.
Scrive David Chapman:

“Sandow eseguì la sua solita routine, sollevando pesi con sopra scritto “4.000 libbre”, spezzando sbarre di ferro a mani nude, permettendo a dodici uomini di salire su una piattaforma posizionata sul suo collo e poi sollevandoli tutti in un solo respiro dei suoi possenti polmoni.
Poi arrivò la sfida.
In quel momento, seguendo il piano studiato con attenzione, Hackenschmidt si tolse i pantaloni, si strappò la camicia e balzò sul palcoscenico con la sua divisa da ginnastica.
Lo scontro fu breve.
Hackenschmidt non solo superò Sandow in tutte le prove di forza, ma lo usò per spazzare il pavimento per poi scagliarlo tra il pubblico.
Questo segnò la fine della carriera di Sandow e l’inizio della sua.”


George Hackenschmidt

In breve, il giovane Hackenschmidt diventa uno dei contendenti più temuti nella scena della lotta Greco-Romana.
Alla fine del 1898 vince il suo primo torneo, a Vienna, se ne aggiudica un altro in Finlandia, nel 1899, e si guadagna il soprannome di “Leone Russo” alla fine dello stesso anno, in Francia.
Nel Giugno del 1900 diventa professionista, guadagnando mensilmente la cifra, impressionante per l’epoca di 2500 franchi, e vincendo i tornei di Mosca e San Pietroburgo.
A questo punto, Hackenschmidt è diventato una vera e propria star.
Gli uomini lo ammirano e le donne stravedono per lui, il pubblico si affolla per vederlo lottare e sollevare pesi.
Il suo fisico scultoreo, incredibile per l’epoca (ma ancora oggi Hackenschmidt gode di molta considerazione nell’ambiente del Body Building, dove è considerato un autentico pioniere), costituisce una vera e propria attrazione.
Uomo di grande intelligenza e cultura, sa parlare perfettamente sette lingue diverse, è ben accolto anche negli ambienti frequentati dalle classi sociali più elevate.
A Dresda combatte regolarmente contro tre o cinque avversari in una sola notte, avendo facilmente la meglio su tutti.
A Budapest, il turco Kara Ahmed lo impegna molto di più, e la lotta dura circa tre ore.
Una prova difficile, specialmente per un combattente abituato a disporre dei suo avversari con facilità irrisoria, ma dalla quale esce comunque vincitore.
Hackenschmidt ricorda che, al momento della sua vittoria:

“Tutta la folla si alzò come un solo uomo, e tuoni di applausi rimbombarono per tutto l’edificio.
Fui afferrato, issato sulle spalle di alcuni uomini e ricoperto di fiori.
Per un intero quarto d’ora sono stato portato in trionfo sulle vie come un generale vittorioso, abbracciato e baciato da tutti.
Sono stato davvero felice quando, alla fine, riuscito a fuggire, ho fatto ritorno alla tranquillità della mia camera.”

Nel 1901 arriva l’incoronazione definitiva: la vittoria del titolo mondiale nel torneo di Vienna, al quale parteciparono gran parte dei lottatori più importanti di tutta Europa.
Nello stesso anno, arriva un’altra vittoria significativa nel torneo di Parigi.

George Hackenschmidt

Ormai Hackenschmidt è l’eroe indiscusso dell’Europa continentale, e gli rimane da conquistare solo la Gran Bretagna.
Ma il tour inglese inizia in modo assai difficile.
La Lotta Greco-Romana, elaborata in Francia nell’800, non ha una particolare tradizione in Inghilterra, che è rimasta fedele ai suoi stili tradizionali, primo tra tutti il Catch As Catch Can.
E la grande fama del Leone Russo nel resto d’Europa non sembra significare molto per i wrestler britannici.
Solo Jack Carkeek, un veterano del Catch, con una grande esperienza nel suolo statunitense, dove si è confrontato con Farmer Burns e William Muldoon, accetta di affrontarlo.
Carkeek stava ripetendo il solito show dei wrestler dell’epoca, accettando tutti gli sfidanti all’Alhambra Theatre, quando il suo compare C.B.Cochran, nota il colossale russo.
Cochran prende sotto la sua ala protettrice Hackenschmidt e gli organizza un vero e proprio tour della Gran Bretagna.
Sotto la guida sua e del veterano Carkeek, Hackenschmidt impara i rudimenti del Catch Wrestling.
Impara anche che, nel business della lotta, non conta solo saper combattere.
Bisogna anche saper suscitare le giuste reazioni da parte del pubblico e aggiustare l’esito del match, senza farlo capire, per succhiare soldi agli scommettitori.
A Liverpool, viene organizzato un suo incontro con Tom Cannon, un altro veterano degli Stati Uniti.
Prima del match, il direttore del teatro ci ripensa e manda dei suoi uomini a dire alla folla, radunata davanti all’edificio in attesa dell’evento, che lo spettacolo è stato annullato.
Cochran, per tutta risposta, manda dei suoi sgherri a annunciare che l’evento, invece, si terrà.
In breve, tra le due fazioni scoppia una furibonda rissa, con diverse persone gravemente ferite da entrambe le parti.
Hackenschmidt riesce comunque a battere Cannon, impresa che ripeterà alcuni mesi dopo.
E’ molto improbabile che i successi di Hackenschmidt sul suolo inglese siano degli shoot genuini; come abbiamo già detto, il Leone Russo aveva capito rapidamente come funzionava il gioco nel Wrestling professionistico, senza contare che è davvero difficile credere che un assoluto novizio del Catch Wrestling possa sconfiggere dei consumati esperti dello stile.
Un episodio, avvenuto alcuni anni più tardi, getta luce su come si svolgevano le cose dietro le quinte.
Hackenschimidt organizzò un tour dell’Australia e chiese a Woods, un lottatore alle sue dipendenze, di perdere un match.
Al suo rifiuto, lo licenziò.
Riporta un quotidiano dell’epoca:

“Woods citò Hackenschmidt, pretendendo da lui 5.000 dollari di indennizzo per averlo licenziato.
Woods riferì alla corte che Hackenschmidt gli chiese di perdere contro Clarence Weber, un peso leggero locale, così ci sarebbe stata una certa aspettativa per l’incontro Hackenschmidt Vs Weber.
Woods si rifiutò di fare quello che gli veniva chiesto perché si riteneva immensamente superiore a Weber.
<<Perché non accetti di farlo, come hanno fatto gli uomi di Carkeek?>> chiese Hackenschmidt, sorpreso.”

Moralità discutibile a parte, ormai Hackenschmidt era una celebrità anche in Gran Bretagna.
E la sua carriera fu aiutata ulteriormente dall’amicizia nata con Antonio Pierri.
Un ottimo lottatore anch’esso, Pierri era soprattutto un intraprendente promoter che aveva riscosso un grande successo importando negli Stati Uniti un’infinità di Terribili Turchi.
Perché non replicare la gimmick, che ha avuto tanto successo in America, anche in Inghilterra?
Ed ecco apparire Ahmed Madrali, un nuovo lottatore turco che si costruisce una reputazione lottando all’Old Surrey Music Hall.
Gli storici sollevano molti e fondati dubbi su questo personaggio: con tutta probabilità non era né turco né un lottatore, ma uno scaricatore di porto di Marsiglia ben istruito a recitare la parte.
Il Leone Russo e il Terribile Turco si affrontano il 30 Gennaio del 1904 all’Olympia di Londra, davanti a 10.000 spettatori entusiasti.
Hackenschmidt vince in meno di un minuto, slogando il gomito a Madrali.
Al culmine della sua carriera, Hackenschmidt batte il grande Tom Jenkins all’Albert Hall, davanti a 6.000 fan, in un match combattuto secondo le regole della lotta Greco-Romana.
Jenkins appare un lottatore diverso da quello violento e scorretto ben conosciuto dal pubblico americano, e lotta in modo regolare e leale.
E tuttavia, l’incontro che avrebbe dovuto segnare l’apogeo della carriera di Hackenschmidt, segna invece il suo declino.
Un altro lottatore russo, George Lurich, accusa pubblicamente Hackenschmidt, rivelando di sapere che il match con Jenkins è stato organizzato, e che è già in programma una rivincita sul suolo americano, questa volta secondo le regole del Catch Wrestling, anch’essa dall’esito già scritto a favore del russo.
L’accusa non impedirà a Hackenschmidt di ottenere comunque una grande notorietà negli Stati Uniti, dove, probabilmente, le rivelazioni di Lurich non sono arrivate, e di battere Jenkins come programmato, ma la sua stella in Europa è offuscata.
Ritornato a Londra dopo il trionfale tour americano, un nuovo match con Madrali non riscuote un grande interesse da parte del pubblico.
Pesano, oltre ai crescenti sospetti sulla manipolazione degli incontri, la mancanza di nuovi avversari che possano riaccendere l’interesse.
E, come se ciò non bastasse, il corpo del campione, continuamente sottoposto a allenamenti massacranti, comincia a usurarsi.
Hackenschmidt era infatti solito allenarsi in questo modo: messosi sulle spalle un blocco di cemento di oltre cento chili di peso, si dedicava a esercizi a corpo libero.
Nell’Agosto del 1907 il ginocchio destro, che già da tempo dava qualche problema, si infiamma e Hackenschmidt trova sempre più difficile praticare con regolarità.
Quando, nel 1908, si realizza il match che tutti sognavano, lui contro Frank Gotch, non è più al meglio delle sue capacità.
Le sue gambe sono indebolite e la sua agilità ridotta, e, tuttavia, l’offerta del promoter William Wittig, 10.000 dollari, è talmente alta che rifiutare sarebbe folle.
E così, salpa verso gli Stati Uniti.
Il più grande lottatore europeo e il più grande lottatore statunitense possono finalmente affrontarsi.

Una battaglia tra due mondi

Lo scontro tra Hackenschmidt e Frank Gotch fu qualcosa di più che un semplice combattimento tra due lottatori.
Fu presentato come una battaglia tra il Vecchio Mondo (rappresentato dal colto e civile Hackenschmidt) e il Nuovo Mondo (rappresentato da Frank Gotch, un rustico ex contadino).
A confrontarsi, inoltre, erano due differenti metodi di lotta: il russo era il più grande esponente della Lotta Greco-Romana, assai popolare in Europa ma declinante, ormai lontani i fasti di William Muldoon, negli Stati Uniti, mentre Frank Gotch era un campione di Catch Wrestling.
La promozione dell’incontro fu effettuata su scala nazionale, con titoli di giornale che riportavano l’arrivo del Leone Russo sul suolo statunitense e i suoi incontri di riscaldamento prima della grande sfida.
Nel Gennaio del 1908, Hackenschmidt affrontò Joe Rogers, un lottatore di proporzioni colossali (oltre 110 chili di peso), avendo la meglio su di lui in poco più di venti minuti.
Nel Marzo dello stesso anno, fu il turno di Gotch di affrontare Rogers, nel New Amsterdam Hall di New York.
Anche lui riuscì a vincere, ma solo con grande difficoltà.
I fan non poterono evitare di fare paragoni.
Hackenschmidt e Gotch, avevano affrontato lo stesso avversario e, mentre il russo se n’era liberato con facilità, lo stesso non si poteva dire dello statunitense.
Lo scopo di questo genere di match promozionali era chiaro: Hackenschmidt divenne in breve il grande favorito degli scommettitori.
In una nazione ancora non così istericamente sciovinista come oggi, gran parte del pubblico americano ammirava Hackenschmidt.
Il campione russo venne perfino ricevuto alla Casa Bianca da Theodore Roosevelt, come abbiamo visto un grande appassionato di discipline di combattimento, che arrivò a dichiarare:

“Se non fossi il Presidente degli Stati Uniti, vorrei essere George Hackenschmidt.”

Hackenschmidt, forse finendo per credere alla sua stessa pubblicità, prese un po’ sottogamba la preparazione per il match.
Frequentò per un breve periodo una palestra di Chicago, per poi limitarsi, dopo un litigio con il proprietario, a dei workout nella sua camera d’albergo.
Dall’altra parte, Gotch si stava preparando con grande intensità.
Lunghe corse nelle colline dello Iowa, alternate a estenuanti sessioni al tappeto con numerosi sparring partner lo rimisero, dopo un periodo di relativa inattività, in una condizione perfetta.
E studiò a lungo, assieme al suo maestro Farmer Burns, una strategia per l’incontro.
Il 3 Aprile del 1908, al Dexter Pavillion di Chicago, 8.000 fan entusiasti assistettero alla tanto attesa resa dei conti tra i due.

Hackesnchmdit e Gotch si stringono la mano

Gotch combatté un incontro molto difensivo, con l’evidente obiettivo di stancare l’avversario, più pesante di lui e abituato a incontri piuttosto brevi.
Hackenschmidt non riuscì a assicurarsi un presa sull’agile avversario.
Gotch tiene le distanze e controlla il match, senza dimenticarsi di ricorrere alle tattiche imparate a caro prezzo nelle sue sfide con Jenkins: pianta ripetutamente le dita negli occhi del russo, fin quasi ad accecarlo.
D’altra parte Hackenschmidt, già tormentato da problemi al ginocchio, è spaventato dalla Toe Hold, la tecnica più famosa di Gotch.
Anche se in realtà l’americano non chiudeva i suoi incontri con questa mossa, usandola solitamente come set up per uno schienamento, c’erano stati casi in cui aveva dimostrato una certa dose di sadismo, sfruttandola per infortunare l’avversario.
Un reporter del Washington Post scrisse, dopo aver assistito a un suo match:

“Frank Gotch è stato il primo a utilizzare una tecnica di tortura, che non ha niente a che vedere con il wrestling, il cui obiettivo è sempre stato quello di mettere l’avversario con la schiena a terra.
Gotch ha inventato la Toe Hold.
Con essa piega la caviglia di un avversario fino a farlo cedere.
Gotch è sempre sembrato pensare che ci fosse del fine umorismo, nascosto in una simile azione.
Una volta l’ho visto lottare contro un giovane e alto tedesco a Chicago.
Il tedesco non era assolutamente in grado di lottare alla pari, e così Gotch, per mettere un po’ di pepe nel match, si è seduto su di lui, ha messo a segno la sua Toe Hold, e ha cominciato a piegargli lentamente la caviglia, fin quasi a spezzarla.
Il lottatore tedesco, impossibilitato anche a girarsi sulla schiena, gridò in modo spaventoso.
Questo è successo prima dell’epoca odierna, dove i lottatori emettono dei versi per fare scena: era un autentico urlo di dolore.
Il pubblico è salito sul ring e ha separato Gotch dalla sua vittima.
Frank si è alzato e si è messo a camminare tutt’intorno, sogghignando.
Il tedesco è stato portato via di peso.
Ho sentito, in seguito, che la sua caviglia si era davvero spezzata e, a distanza di sei mesi, non riusciva ancora a camminare bene.”

Hackenschmidt, svuotato progressivamente di energie dalla strategia difensiva dell’americano, propone diverse volte di concludere l’incontro in parità.
Gotch, sentendo che la sua tattica sta funzionando, rifiuta sempre.
Dopo circa due ore, Gotch porta Hackenschmidt a terra e comincia a lavorare per la sua Toe Hold.
Il russo concede immediatamente la prima caduta, e, dopo una pausa di venti minuti, non si presenta per la seconda.
Frank Gotch è il nuovo campione mondiale.
La notizia viene immediatamente comunicata a Humbdolt, dove i festeggiamenti vanno avanti per tutta la notte.
Hackenschmidt, subito dopo l’incontro, dichiara:

“Non c’è un uomo in tutta l’Inghilterra che abbia una possibilità con Gotch.
E’ il re della sua categoria, di gran lunga l’uomo più forte che abbia mai incontrato.
Dopo avere lottato due ore con lui, i miei muscoli erano affaticati.
Anche i miei piedi hanno ceduto.
Mi sono allenato costantemente contro la Toe Hold, e l’interno delle mie cosce era stirato.
Quando mi sono accorto di essere indebolito, ho capito che non avevo alcuna possibilità di vincere e che non avrebbe avuto senso continuare.
Questo è il motivo per cui gli ho concesso il titolo.”

Qualche settimana dopo, tornato a Londra, Hackenschmidt cambierà tono e comincerà a lanciare ogni genere di accusa verso l’avversario.
Gotch si sarebbe ricoperto le braccia di olio, in modo tale da rendere le prese su di lui pressoché impossibili e avrebbe fatto ricorso a ogni genere di trucchi sporchi, accanendosi in particolar modo sulle malandate gambe del russo.
Ovviamente, dall’altro lato dell’oceano, le accuse vengono sdegnosamente respinte.
Lo stesso arbitro, Ed Smith, nega con veemenza la versione dei fatti di Hackenschmidt.
Se alcune delle accuse, come quella di essersi cosparso il corpo di olio, suonano piuttosto ridicole, non è da escludere che Gotch sia ricorso, nello storico match, a quel genere di violenza che, ricordiamolo, nei ring statunitensi era considerata la normalità, sin dai tempi di Evan Lewis, che era solito prendere a testate e spezzare le dita ai suoi avversari.

Qualunque sia la verità, il successo contro Hackenschmidt trasforma Frank Gotch in una star nazionale di dimensioni mai raggiunte prima da nessuno sportivo.
Il filmato dell’incontro fa il giro di tutti gli Stati Uniti e del mondo.
Gotch compare nella commedia “All About A Bout”, e, per 38 settimane di fila, tutti gli spettatori si alzano in piedi per tributare un’ovazione al nuovo campione del mondo.
La commedia sbarca anche in Europa, con una data a Londra.
Inoltre, diventa il primo sportivo a essere utilizzato nelle pubblicità di innumerevoli prodotti, dal whisky a un massaggiatore.
Jack Curley, un intraprendente promoter, organizza un tour chiamato “The Band Of Champions”, con lottatori, pugili e stelle del baseball.
Gotch fa una fortuna partecipando all’esibizione, lottando con il veterano Benjamin Roller ogni sera.
Una volta terminato il tour, Gotch comincia a pensare seriamente al ritiro, ma Curley, ritenendo che un rematch con Hackenschmidt possa avere un grande potenziale, lo convince a rimandare la decisione.
E non si può negare che Curley avesse il fiuto per gli affari.
Ex promoter di pugilato, si era dato al wrestling dopo che, nel 1909, la Nobile Arte era stata proibita in molti Stati.
Conosceva un po’ tutti, nel mondo del wrestling, e aveva già organizzato uno scontro tra Gotch e Yussif Mahmout, svoltosi davanti a 10.000 fan a Chicago.
Curley aveva anche curato il tour inglese di Roller e, nel 1910, diventa anche manager di Hackenschmidt.
In breve, Hackenschmidt torna sul suolo statunitense, affrontando e sconfiggendo, in una lunga serie di incontri, Roller.
I successi di Hackenschmidt servono a preparare il pubblico a un rematch con l’unico uomo ad averlo battuto, come non manca di notare il “Seattle Times”, in un articolo in cui veniva denunciata la predeterminazione degli incontri:

“Si può affermare con sicurezza che il 99% degli incontri dove si deve pagare per assistere e dove sono coinvolti dei professionisti abbiano un esito deciso prima ancora che i due contenenti si stringano la mano.
Molti si sono anche allenati insieme, almeno quelli che mostrano di avere fatto qualche allenamento.
Il colpirsi e il mordersi durante i match, l’usare termini volgari, le minacce, le cadute dal palcoscenico, le sfide da parte del pubblico- tutte queste cose sono solo scena per eccitare gli spettatori.”

E tuttavia, nonostante i segni della truffa siano ovunque, il pubblico non sembra badarci, continuando a assistere numeroso agli incontri e, cosa ancora più importante, a scommettere con passione.
Il successo convince ancora di più Curley che un nuovo Hackenschmidt Vs Gotch ha il potenziale per infrangere ogni record.
Gotch annuncia il suo ritiro più volte, tra il 1910 e il 1911, ma, alla fine, si riesce a organizzare il tanto sospirato incontro per il Settembre del 1911.
L’americano, che sembra nutrire una sincera disistima nei confronti del russo, rilascia delle dichiarazioni di fuoco alla stampa, alle quali Hackenschmidt risponde per le rime.
Il Leone Russo non ha intenzione di ripetere il suo errore e questa volta, assistito da Benjamin Roller, si prepara duramente all’incontro.
Forse anche troppo duramente.
Durante una sessione,a soli cinque giorni di distanza dal match, si infortuna al ginocchio.
Hackenschmidt considera per un attimo di rinunciare, ma gli sono stati offerti 11.000 dollari per combattere, e, alla fine, decide di combattere.
Nel corso degli anni si è sviluppata una controversia sulla effettiva entità dell’infortunio.
Hackenschmidt continuò a sostenere, per tutta la sua vita, di avere combattuto in condizioni pietose, a malapena in grado di muoversi.
Il suo mager, decenni più tardi, metterà in discussione le sue dichiarazioni, affermando di avere fatto esaminare Hackenschmidt da un celebre medico di Chicago, che lo avrebbe riscontrato perfettamente in grado di combattere.
Decine di migliaia di fan si sono radunati per assistere alla “Battaglia del Secolo”, stabilendo un record di affluenza che resisterà per molti anni.
E, tuttavia, non tutto va per il verso giusto.
Come scrisse la “Reno Evening Gazette”:

“Tre giorni prima del match divenne evidente che c’era qualcosa di sbagliato.
C’era stato un tentativo di iniziare un grande giro di scommesse, ma il pubblico si era rifiutato di partecipare.
Nel pomeriggio prima del match cominciarono a diffondersi delle brutte voci e, gradualmente, verso sera, iniziò a girare l’ipotesi che Hackenschmidt avesse una gamba in pessime condizioni e che avesse accettato di partecipare al match solo a condizione che Gotch non utilizzasse la Toe Hold, e non gliela toccasse in alcun modo.
Questa voce fu rabbiosamente smentita dagli amici dei promoter.
Tuttavia, la mattina seguente le voci persistevano.
Un giornale di Chicago, che sembrava conoscere qualche retroscena, pubblicò un avviso ai lettori, invitandoli a evitare il match.
Seguirono una marea di commenti indignati, e la folla che si radunò per vedere l’incontro era sospettosa e pronta alla rivolta.
Un’ora prima del match, Comiskey tenne una conferenza con i promoter, i wrestler e l’arbitro.
Disse loro chiaro e tondo che non poteva permettere l’uso del parco per una rapina ai danni del pubblico.
Lui ed altri avevano portato il problema all’attenzione del capitano della polizia, che ordinò all’arbitro di sospendere tutte le scommesse.”

Il match ha un andamento molto diverso dal primo: Gotch spazza via il rivale, aggiudicandosi entrambe le cadute in circa venti minuti.

Il secondo incontro tra Gotch e Hackenschmidt

Per Gotch è un trionfo, per il mondo del wrestling un disastro.
Come si evince dagli articoli dell’epoca che abbiamo riportato, molti americani nutrivano già molti dubbi sulla legittimità della disciplina.
E, se gli autentici maestri come Gotch erano in grado di far apparire vero un match predeterminato, non tutti i wrestler erano allo stesso livello e alcune frodi risultavano evidenti.
Per lo storico Scott Beekman il secondo match tra Hackenschmidt e Gotch segna la fine dell’epoca d’oro del wrestling professionistico, distruggendo in via definitiva la già traballante reputazione della disciplina.
Anche perché la mediocre prestazione dei due atleti fu ripresa e trasmessa in tutti i cinema degli Stati Uniti.

L’incontro sarà l’ultimo della carriera di Hackenschmidt.
Tornato in Europa, passerà il resto della sua lunga vita senza più salire sul ring, godendosi i soldi guadagnati e tornando spesso, con una certa acredine, agli incontri disputati negli Stati Uniti.
Frank Gotch, invece, si è ormai guadagnato la fama di invincibilità, e continua a combattere regolarmente fino al 1 Aprile del 1913, quando sconfigge George Lurich.
Poi si dedicherà a un lungo tour con il Sell-Floto Circus, insieme a diversi campioni di pugilato, offrendo 250 dollari a chiunque sia in grado di durare un quarto d’ora con lui senza essere schienato o sottomesso.
In centinaia ci proveranno, ma nessuno riuscirà a compiere l’impresa.
Nel 1916 comincia a mostrare segni di malattia, che lo costringe sempre più spesso a letto e che, alla fine, gli costerà la vita.
Con Gotch semiritirato, diversi wrestler si contendono il trono: Benjamin Roller, Jess Westegaard, Henry Ordeman e Charlie Cutler sono tutti legittimi pretendenti al titolo di campione.
Poi, il 5 Luglio del 1915, avviene in Nebraska una delle più grandi sorprese della storia della lotta: un giovane lottatore di provincia, Joe Stecher, sconfigge Charlie Cutler e diviene, tra la sbalordimento generale, il più giovane campione della storia.

Joe Stecher

Stecher, un uomo alto e non particolarmente muscoloso nella parte superiore del corpo, possiede una potenza sensazionale nelle anche e nelle gambe, spesse come dei pitoni, e la sua Body Scissors diventa la mossa più temuta della scena della lotta negli Stati Uniti.
Molti cominciano a vedere in lui il più forte e il naturale erede di Gotch.
Ma il fatto che non abbia mai affrontato il campione dello Iowa getta una pesante ombra su di lui: con la sua inattività, Gotch sta di fatto tenendo in ostaggio il business.
Naturalmente, i promoter muoiono dalla voglia di organizzare un incontro tra i due, ma le richieste avanzate da Gotch sono così esose che non se ne farà nulla.
Il 16 Luglio del 1916, durante un’esibizione con Bob Managoff, un infortunio riesce a fare ciò che non è riuscito a nessun avversario: far crollare il grande Gotch al tappeto.
La gamba del campione si incastra tra due tavole del ring, e si spacca malamente.
Gotch dichiara ufficialmente il suo ritiro, ma, come succede a tanti sportivi, non riesce a stare lontano a lungo dal ring.
A Agosto filma un incontro, destinato a essere trasmesso nei cinema, per la Selig Polyscope, rifiutando poi una incredibile offerta di 85.000 dollari per girarne altri due.
Il suo ultimo incontro, una vittoria contro Leo Pardello, si svolge il 1 Maggio del 1917.
Nella stessa serata lottano Earl Caddock e un giovane Ed Lewis.
La sera successiva, Gotch arbitra un match tra lo stesso Lewis e John Olin.
Ma si tratterà della sua ultima apparizione in pubblico.
Il suo peso comincia a scendere e fa fatica a mangiare senza vomitare.
Anche il suo comportamento diventa a tratti strano e spesso dimentica delle cose.
Nonostante le cure dei migliori medici dello Iowa, muore il 17 Dicembre del 1917, così debole che fatica ad alzare la testa dal cuscino.
Per decenni circolerà la voce che la causa della sua morte sia stata la sifilide, ma questo non è mai stato ufficialmente confermato.

Frank Gotch, eroe americano

E’ una discussione che ciclicamente riemerge, e torna ad appassionare esperti e semplici appassionati, quella su chi è il più grande wrestler di tutti i tempi.
Senza pretendere di poter dare una risposta definitiva a questa domanda, si può senz’altro affermare che Frank Gotch è un serio contendente a questo titolo.
Il Wrestling, all’epoca di Gotch, godeva di una fama e di una reputazione imparagonabili a quelle odierne: quotidiani nazionali pubblicavano i risultati dei match in prima pagina e i lottatori erano generalmente ritenuti autentici sportivi.
In un’epoca dove quelli che sono oggi considerati i grandi sport nazionali americani, football, basket e baseball, erano ancora in uno stadio pionieristico, erano il pugilato e la lotta a accentrare l’interesse del pubblico.
E le sorti delle due discipline erano spesso intrecciate.
Ai primi del novecento, la boxe era in grande discredito presso il pubblico statunitense.
Si era scoperto, in uno scandalo di proporzioni nazionali, che molti match tra alcuni degli atleti più in vista erano predeterminati.
E i promoter avevano solo aggravato la situazione, proponendo degli sparring come degli autentici incontri.
Se a questo aggiungiamo che persistevano preoccupazioni sulla salute degli atleti (ricordiamo che all’epoca il pugilato era uno sport molto più brutale di oggi, e spesso non si esitava a organizzare incontri anche tra combattenti di peso molto diverso, che terminavano in un massacro), che sfociarono nella proibizione in molti Stati, capiamo come, per un breve periodo, il wrestling abbia detenuto un sostanziale monopolio sulla scena dello sport statunitense.
Come scrisse la “Police Gazette”:

“Mentre il pugilato è bandito, i lottatori hanno l’opportunità di abbronzarsi al sole della celebrità.”

Viceversa, nel 1906, quando il pugilato fu reso nuovamente legale a New York, la capitale sportiva degli Stati Uniti, l’interesse verso il Wrestling crollò, tanto che Gotch, per un breve periodo, prese in considerazione l’ipotesi di perseguire una carriera pugilistica.
Nel 1908 succedono due cose importanti; da una parte la vittoria di Gotch su Hackenschmidt trasforma il lottatore dello Iowa in un eroe nazionale, dall’altra il texaano Jack Johnson sconfigge Tommy Burns, diventando il nuovo campione dei pesi massimi di pugilato.
E tuttavia, nel suo caso, la vittoria su un non americano non gli fa guadagnare l’ammirazione popolare.
Johnson, infatti, è un nero, appartenente alla prima generazione di afroamericani nati liberi.
Il suo match con Burns si è tenuto in Australia: impossibile organizzarlo negli Stati Uniti, il Ku Klux Klan ha minacciato di morte ogni persona che dovesse provarci.
La sua conquista del massimo alloro fa sprofondare il pugilato nell’impopolarità, a enorme beneficio del wrestling, disciplina il cui massimo rappresentante non è solo un autentico americano, ma, cosa ancora più importante, un bianco.
Durante il regno da campione di Johnson verranno proibite le riprese degli incontri, ci saranno rischi di rivolte e marce di protesta nei suoi confronti.
Alcuni si rivolgeranno anche a Gotch, chiedendogli di affrontare il campione per riscattare l’orgoglio della razza bianca, ma il wrestler, reso saggio dalla sua sfortunata esperienza con Slavin in Alaska, rifiuterà sempre.
Anche se, insieme a Farmer Burns, aiuterà ad allenarsi Jim Jeffries una delle tante “grandi speranze bianche” che tentano invano di sottrarre il titolo al campione di colore.
Un insieme di circostanze favorevoli, il momento più nero del pugilato, la fortunata colorazione patriottica della sfida con Hackenschmidt, permisero a Frank Gotch di raggiungere vette di popolarità impensabili per i lottatori delle generazioni precedenti.
Invitato alla Casa Bianca da Theodore Roosevelt in due occasioni, e molto amico del governatore dello Iowa, William Harding, verrà considerato dal Partito Repubblicano per una carriera politica, decenni prima di Jesse Ventura.

La copertina di un manuale di lotta curato da Frank Gotch

Mac Davis, nel suo libro “100 Greatest Sport Heroes” scrive:

“Bambini furono chiamati Frank in suo onore, così come edifici, giocattoli, atrezzi agricoli e cento altre cose.
Il nome Gotch era sinonimo di qualità e di forza.”

Ancora nel 1934, 17 anni dopo la sua morte, la Harley Davidson utilizzerà la sua immagine per una campagna pubblicitaria.
Il record di affluenza stabilito dal secondo match contro Hackenschmidt sarà battuto solo nel 20 Settembre del 1934, con l’incontro tra Ed Lewis e Jim Londos, 23 anni più tardi.
Ma soprattutto, nessun lottatore ha mai avuto un’influenza e un potere così grandi nella storia della disciplina, nessun lottatore è stato così “più grande del business” di quanto lo sia stato lui.
Al punto tale rischiare di far morire il wrestling con lui, e da tenerlo praticamente in ostaggio per diversi anni.
Tanto che, come vedremo nei prossimi numeri, la principale preoccupazione dei promoter, dopo la sua morte, sarà quella di evitare il sorgere di altri campioni come lui.

 

Nicola Medici

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