Il mondo occidentale ha sempre subito il fascino della cultura e delle tradizioni orientali, in particolare del mondo delle arti marziali.
Decenni prima che Bruce Lee, negli anni ’70, rendesse popolare il Kung Fu, negli Stati Uniti un’ondata di artisti marziali giapponesi fece nascere una moda e un interesse verso gli stili di combattimento asiatici, in particolare il Judo e il Ju Jitsu di enorme portata.
Gli stili giapponesi, in quegli anni, hanno subito un rivoluzionario cambiamento, con la nascita del Judo di Jigoro Kano.
Kano, un esperto di Kito Ryu e Tenjin Shin’yo Ju Jitsu, crea la sua arte rimuovendo tutte le tecniche più pericolose e, soprattutto, rivoluzionando il metodo d’allenamento, ponendo una grande enfasi sul randori (sparring), a scapito dei tradizionali kata.


Jigoro Kano
Intorno al 1880, Kano apre la sua scuola, chiamata Kodokan, e, nel 1886, i suoi allievi spazzano via tutti gli avversari delle scuole tradizionaliste in un torneo.
Kano, dopo avere dimostrato la superiorità del suo metodo in patria, è estremamente interessato nella sua diffusione all’estero, e invierà molti dei suoi uomini migliori in ogni parte del globo, per diffondere ovunque il Judo.
Il più famoso, e il più influente, di quegli uomini, fu senza dubbio Mitsuyo Maeda, soprannominato il Conte del Combattimento (Conde Koma).


Mitsuyo Maeda
Nato nel 1878 nella remota prefettura di Aomori, Maeda, all’età di diciotto anni e dopo una sfortunata parentesi nel Sumo, diventa uno dei migliori studenti, sotto l’attenta guida di Tsunejiro Tomita, della nuova arte.
Dopo quattro anni di intenso studio, diventa cintura nera di quarto dan, in seguito a un torneo dove batte ben otto avversari uno di seguito all’altro.
In quegli anni, uno dei migliori studenti della Kodokan, Yoshiaki Yamashita, diventa istruttore della marina statunitense e arriva perfino a dare lezioni private a Theodore Roosvelt, allora presidente degli Stati Uniti.
Un anno dopo lo straordinario successo di Yamashita, Tomita decide di raggiungerlo, e porta con se Maeda e Soishiro Satake.
I tre arrivano a New York il 4 Dicembre del 1904 e danno il via a una serie di dimostrazioni negli stati di New York e del New England.
A una serie di kata, fa seguito una sfida aperta al pubblico, dove, non differentemente dai catch wrestler dell’epoca, i tre accettano di combattere contro qualsiasi spettatore.
Per rendere più impressionanti le vittorie, e meno dannose le sconfitte, si cercano come avversari soprattutto uomini più grandi, cosa non certo difficile per tre giapponesi negli Stati Uniti.
I tre continueranno a lungo il loro tour, arrivando a fondare un modesto club di Judo a New York.
Un piccolo incidente capita quando, durante una dimostrazione all’accademia militare di West Point, i judoka vengono sfidati da un robusto giocatore di football.
Maeda accetta, e il rivale si scaglia contro di lui, rovesciandolo a terra.
Nel Catch wrestling, far toccare le spalle dell’avversario a terra equivale a vincere, ma non nel judo, e Maeda continua a combattere, facendo cedere rapidamente l’americano con una leva al braccio.
Poi, il giocatore di football sfida anche Tomita, che non può non accettare, ma essendo più un insegnante che un vero combattente, viene sconfitto in modo umiliante.
Probabilmente anche a causa di questa umiliazione, verso la fine del 1905, Maeda si separa da Tomita, e comincia a allacciare rapporti con Akitaro Ono.
Ono, quando sarà raggiunto da Maeda in North Carolina, ha appena sostenuto uno dei Blood Match più violenti della storia.

Senza esclusione di colpi: Ono Vs Olsen

Ono fu il primo judoka giapponese a fare tappa negli Stati Uniti, stabilendo la sua base a Ashville, dove organizzava regolarmente esibizioni.
La sua fama finì per attirare l’attenzione di “Big Tom” Frisbee, un catch wrestler molto famoso nella zona.
Di proporzioni gigantesche (oltre i 130 kg di peso) l’americano sovrastava il pur robusto giapponese.
Allenato dal grande William Muldoon, Frisbee voleva combattere alternando round di Catch As Catch Can ad altri di Judo, ma alla fine si decise di procedere per intero con le regole giapponesi e con entrambi i contendenti che indossavano gi.
Ono non sembrò intimidito dalla colossale mole del rivale e, dopo avere cercato invano di sollevarlo diverse volte, mise a segno uno strangolamento, con l’americano che gli batté su una spalla.
Prendendolo per un segno di resa, Ono lasciò la stretta, ma l’arbitro ordinò di riprendere l’incontro.
Senza scoraggiarsi, Ono si aggiudicherà altre due cadute e il match, afferrando per il bavero Frisbee e soffocandolo.
La vittoria di Ono farà molto rumore e la fama dell’esperto giapponese si diffonderà nei dintorni, fino a giungere alle orecchie di Charles Olsen e del suo manager William Barton.
Per molti uomini, un fisico insignificante è un fastidio, per Olsen era una grande opportunità di guadagno.
Nonostante fosse uno dei più grandi catch wrestler della sua epoca, e i duri allenamenti ai quali si sottoponeva, Olsen aveva un corpo non particolarmente muscoloso e atletico.
Grazie al suo aspetto banale, Olsen si infiltrava in un paese, trovava lavoro come cuoco o fattorino, e poi lasciava sapientemente cadere, come per caso, che lui sapeva lottare “un poco”.
Dopo qualche mese, si trovava in un match contro il campione locale, e, naturalmente, tutti scommettevano contro di lui: chi poteva credere che quell’uomo che sembrava un semplice impiegato potesse vincere?
A questo punto, Olsen tirava fuori le sue reali capacità, sconfiggeva facilmente l’avversario, e abbandonava la zona con molti più soldi in tasca e, presumibilmente, molte persone infuriate dietro di lui.
E il gioco poteva ricominciare da capo.
Barton lanciò una sfida a Ono per conto di Olsen, e il match venne fissato per il 15 Settembre 1905.
Inoltre, venne fissata la stipulazione di un match senza regole, con tutte le mosse di lotta, compresi gli strangolamenti, permesse.
L’incontro durò un’ora e dieci minuti, e, se Ono dimostrò una notevole abilità e perizia tecnica, riuscendo diverse volte a mettere a segno delle spettacolari tecniche di Judo, Olsen riuscì sempre a reagire, e a aggiudicarsi la vittoria finale, facendo ricorso a ogni genere di falli, in particolare, una serie di violente testate portate per tutto l’incontro.
Il gi di Ono divenne completamente ricoperto di sangue, il suo volto tumefatto e con la parte destra, come scrisse un giornale dell’epoca, “ridotta a una polpa sanguinante”.
Olsen e i suoi sostenitori raccoglieranno la cifra, impressionante per l’epoca, di 10.000 dollari, ma la sfida rischiò di avere addirittura delle ripercussioni diplomatiche.
Hirano, amico e collega di Ono, si recherà a Washington, presso l’ambasciata giapponese, per redigere una formale lamentela per i metodi brutali utilizzati da Olsen durante la sfida.
La cosa ovviamente finirà nel nulla, ma, se la rivincita non venne ottenuta per mezzi burocratici, arrivò con il combattimento.

 

Maeda raggiungerà un Ono ancora provato dalla sconfitta, e, ansioso di vendicarlo, sfiderà Olsen a un match privato, dal quale uscirà trionfatore.
Poco dopo, sconfiggerà anche Sam Murbarger, in un incontro organizzato ad Atlanta.
In questo periodo, la vita di Maeda giungerà a una svolta decisiva: voltando le spalle, senza dubbio, spinto da pressanti necessità economiche, agli ideali del Judo, diventerà un wrestler professionista e comincerà a lavorare regolarmente in match predeterminati.
Nel corso dei successivi venti anni, Maeda girerà il mondo, insieme ai suoi fidi compagni Soishiro Satake, Akitaro Ono e Tokugoro Ito, un temibile judoka diventato pro wrestler e, pare, originariamente chiamato a Seattle dalla comunità giapponese per risolvere con le spicce alcune rivalità interne.
La prima tappa di questo lungo viaggio sarà Cuba, dove saranno soprannominati “i quattro re”, poi è il turno dell’Europa.
Ed è proprio in Europa, per la precisione in Inghilterra, che Maeda avrà la possibilità di dimostrare le sue doti al mondo intero.

 

Il grande torneo di Alhambra

Il 1908 è stato un anno di importanza fondamentale per il Catch As Catch Can Wrestling.
Mentre negli Stati Uniti si svolgeva il match forse più importante in tutta la storia della disciplina (Gotch Vs Hackenschmidt), nelle Olimpiadi di quell’anno, tenutesi a Londra, il Catch fu riconosciuto per la prima volta come disciplina ufficiale e, prima ancora, si tenne uno straordinario torneo all’Alhambra Theatre.
In quel periodo, la situazione del Catch, in Inghilterra, era analoga a quella del Nord America: caotica, incerta, con l’emergere di incontri predeterminati e una forte confusione sui campioni riconosciuti.
Il National Sporting Club (NSC) decise di fare ordine in tutta questa confusione, promuovendo un torneo mondiale aperto ai lottatori di tutto il mondo, divisi in tre categorie di peso: lightweight, middleweight e heavyweight.
Tutte le competizioni sarebbero state perfettamente legittime, con ogni anche minimo sospetto di work spazzato via.
Hackenschmidt, Andre Cherpillard e Yukio Tani, che inizialmente avevano dato la loro disponibilità, finirono per declinare, temendo che un’eventuale sconfitta potesse compromettere la loro futura carriera nelle fiere e nelle Music Hall, l’equivalente inglese dei “carnival” americani.
Ma comunque, il torneo vide la partecipazione di diversi wrestler di fama internazionale: l’australiano Henry Irslinger, il tedesco Peter Gotz, lo scozze Big Jimmy Esson e, naturalmente, Maeda, ansioso di cogliere l’occasione di confrontarsi con i migliori al mondo.
Ma la parte del leone la fecero i lottatori del Lancashire, la culla del Catch Wrestling.
La rivista “Health And Strenght” commenterà:
“Il torneo è stato il trionfo del Lancashire…davamo tutti per scontato che questi lottatori fossero esperti del loro stesso stile, ma i Londinesi non avevano la più pallida idea delle loro effettive capacità…nel Lancashire sembra che tutti siano dei lottatori, e che passino l’intera vita lottando.
Non c’è da meravigliarsi che abbiano fatto una tale strage degli avversari”.
Il primo avversario di Maeda (che partecipò al torneo con il nome di Yamato Maedi) fu Joe Holloway, che non rappresentò certo una sfida particolarmente ardua per il campione giapponese.
Scaraventato da una parte all’altra del tappeto, al termine della gara risulterà quasi svenuto.
Maeda, sportivamente, lo soccorrerà, aiutandolo a riprendere i sensi.
Nel secondo giorno, Maeda (che, coraggiosamente, nonostante un peso di circa 70 Kg, aveva preso la decisione di competere anche nella divisione heavyweight) dovrà affrontare il gigantesco nero Chambers Zipps, un compagno di allenamenti del celeberrimo Stanislaus Zbyszko.
Sicuro della sua superiorità fisica, tra i due c’erano oltre 40 kg di differenza, Zipps si lancia subito in un violento attacco, ma viene fatto volare a terra da Maeda.
Nel resto dell’incontro, Zipps starà sulla difensiva e a Maeda verrà assegnata un’incontestabile vittoria ai punti.
Il clamoroso successo lo farà diventare uno dei combattenti più in vista della manifestazione.
Un giornalista commenterà così il match:
“Che ci fosse un solo e unico lottatore nel match divenne presto evidente.
L’assenza della divisa sembra svantaggiare Yamato, ma Zipps non riusciva né a rimanere in piedi, né a tenere il suo avversario a terra, anche quando riusciva a portarlo lì.”
Nel terzo giorno, Maeda sarà eliminato dalla categoria middleweight da Inslinger, che lo schienerà in un match di cinque minuti definito da tutti un’incredibile esibizioni di tecnica lottatoria.
Nello stesso giorno, Maeda si toglierà comunque una soddisfazione, battendo rapidamente Abdullah nella categoria heavyweight.
Nella finale però, Maeda dovrà arrendersi di fronte alla potenza dello scozzese Esson, che riuscirà a schienarlo utilizzando la forza bruta, dopo che Maeda passò tutto il primo round ad evitare i suoi attacchi.
Nel Marzo dello stesso anno, si prenderà un’importante rivincita sconfiggendo Insglinger.

Se la storia di Maeda terminasse qui, sarebbe al massimo una nota a margine dei libri di storia, del wrestling e delle arti marziali.
Ma, negli anni successivi, Maeda comincerà a percorrere il Sud America, e qui avverrà l’incontro con la famiglia Gracie, un incontro destinato a lasciare un segno indelebile nella storia.
Una notte del 1917, il giovane Carlos Gracie assiste a un’esibizione di Maeda al Teatro De Paz, e rimane affascinato dal judo del nipponico, un judo plasmato da centinaia di combattimenti con lottatori di tutto il mondo.
Diventato suo allievo, creerà uno stile di combattimento, il Brazilian Ju Jitsu, oggi considerato una delle arti più efficaci al mondo.
Non è chiaro quanto a lungo Carlos sia stato allievo di Maeda, le ipotesi vanno dai quattro anni ai due, e che cosa effettivamente il maestro giapponese gli abbia insegnato.
Sappiamo poco, infatti, delle modifiche apportate al Judo originario dal lottatore e dei suoi metodi di insegnamento; è possibile ipotizzare che lo sviluppo del Brazilian Ju Jitsu sia dovuto in gran parte anche al genio di Carlos, oltre che agli insegnamenti di Maeda.
Ma sicuramente, un’importante intuizione della cintura nera giapponese fu quella del vantaggio di portare il nemico a terra: Maeda era solito chiudere subito le distanze con un calcio basso, per poi entrare in clinch e trascinare l’avversario al suolo.
Carlos, e i suoi fratelli minori, Oswaldo, Gastao, Jorge e Helio continueranno la tradizione di Maeda (conosciuto in Brasile come Conde Koma, il conte del combattimento) delle sfide aperte a lottatori di altri stili.
Tradizione che porterà Helio, molti anni più tardi, a affrontare una leggenda del wrestling.

 

Helio Gracie contro i Catch Wrestler

Il primo catch wrestler a incrociare i Gracie fu Fred Ebert, un lottatore di origine tedesca proveniente da Harrisburg, in Pennsylvania, abituato a lottare in ogni parte del mondo.
Reduce da un lungo e fruttuoso tour dell’Australia, Ebert arrivò in Brasile verso la fine del 1932.
Nel circuito mondiale del pro wrestling, Ebert non era una star di prima grandezza: veniva utilizzato soprattutto per essere sconfitto dai vari campioni, facendoli risaltare.
Ma questo non deve far pensare che fosse solamente un intrattenitore, nel senso moderno del termine: la sua conoscenza del Catch Wrestling era invece profonda, e sapeva eseguire perfettamente ogni tipo di tecnica, dalla Double Wristlock alla Head Scissors.
Ebert affronterà Helio Gracie il 21 Ottobre del 1932.


Helio Gracie
Il wrestler ha dalla sua un notevole vantaggio di peso, circa 15 chili.
Le regole del match proibiscono pugni e calci, ma sono permesse ginocchiate e gomitate, e anche testate e lo sbattere la testa dell’avversario contro il tappeto.
Lo scontro inizia con uno scambio di colpi a mano aperta, poi Ebert carica Gracie e mette a segno un violento Takedown.
Gracie è sovrastato dalla forza dell’avversario, ma la sua grande esperienza e tecnica gli permette di ribaltare la situazione, portandosi sopra di lui.
Ottenuto il vantaggio, procede a martellare il viso di Ebert di pugni.
Ebert riesce a ritornare in piedi, ma l’incontro continua su questa falsariga: l’americano riesce a trascinare a terra Gracie, ma non a finalizzarlo.
Il piccolo brasiliano combatte furiosamente, colpendo in modo selvaggio l’avversario coi gomiti e le ginocchia.
Alla fine, i suoi gomiti saranno “neri come la suola di una scarpa”, a furia di sbatterli sul cranio di Ebert.
Ebert sembra colto alla sprovvista da tanta aggressività, e non riesce a reagire.
E tuttavia, non sembra accusare troppo i colpi, e continua a lottare, puntando a stancare il rivale.
Dopo un’ora e quarantacinque minuti, la polizia interrompe il combattimento, che termina così senza un vincitore e un vinto.
Nonostante ciò, la sfida contribuirà più di ogni altra a cementare la reputazione dei Gracie, come combattenti pronti ad accogliere ogni sfida e ad affrontare ogni avversario.
Due anni più tardi, nel 1934, la comunità marziale del Sud America fu scossa dall’arrivo della troupe di wrestler capitanata dai due celebri fratelli polacchi Stanislaus e Wladek Zbyszko.
Entrambi uomini colossali, Wladek, contrariamente al fratello maggiore, univa a una grande esperienza nella Greco-Romana delle solide basi di catch wrestling.
Agli inizi degli anni ’20, era stato uno dei quattro uomini (insieme a Ed Lewis, Earl Caddock e Joe Stecher) a dominare la scena del Wrestling statunitense e a reclamare il titolo mondiale.


Wladek Zbyszko
Dopo essersi stabiliti a Buenos Aires, cominciarono a viaggiare regolarmente in Brasile, facendo tappa a San Paolo e Rio De Janeiro.
Lo stile del wrestling americano, con spettacolari incontri predeterminati, viene accolto con una certa freddezza dai brasiliani, abituati ad assistere a combattimenti reali e scarsamente interessati a rappresentazioni.
Inizialmente, i Gracie, non essendo interessati ai match “work”, si rifiutano di partecipare ai loro show, ma, alla fine, si concorda un incontro shoot tra Helio Gracie e Wladek Zbyszko.
Se Helio aveva già avuto innumerevoli incontri con avversari più grandi e più forti di lui, in questo caso la differenza di stazza era davvero abissale, con oltre 30 chili di vantaggio in favore del polacco.
L’incontro sarà giudicato dalla stampa noioso, ma, a un attento osservatore, era evidente un complicato gioco di scacchi tra i due, con Wladek che cercava di schiacciare Helio sotto il suo peso e il brasiliano che pensava a difendersi.
Zbyszko, noto per le sue scorrettezze oltre che per la sua forza, per tutta la durata dell’incontro torse il collo dell’avversario, nella speranza di farlo cedere per il dolore.
Nessuno dei due riuscirà a sopraffare l’altro, e il verdetto sarà di parità.
Zbyszko, impressionato dall’abilità di Helio Gracie, cercherà invano di convincerlo a unirsi al suo tour, e tentare il successo negli Stati Uniti.
Nessuno può sapere come sarebbe cambiata la storia se il brasiliano avesse accettato.

 

La sfida tra George Bothner e Katsukuma Higashi

Maeda fu il più famoso, tra i combattenti giapponesi che tentarono la fortuna contro gli stili occidentali, ma non certo l’unico.
Katsukuma Higashi, ad esempio, fu un altro praticante giapponese che si misurò contro i catch wrestler americani.
Nonostante Higashi dichiarasse pubblicamente la sua affiliazione al celebre sistema di Kano, probabilmente per motivi pubblicitari, la sua vera scuola di appartenenza era il Tsutsumi Hozan Ryu Ju-Jitsu.
Higashi si recò negli Stati Uniti, ansioso di dimostrare la validità dei metodi giapponesi contro il Pugilato e il Catch Wrestling.
George Bothner, un eccellente praticante di Catch, ex campione di due diversi titoli (mondiale e lightweight) raccolse volentieri la sua sfida, visto che un suo previsto incontro con un altro combattente giapponese, previsto mesi prima, alla fine era stato annullato.


George Bothner
I due uomini, e i rispettivi sostenitori, lavorarono diverso tempo per raggiungere un compromesso sulle regole: alla fine si concordò di permettere gli strangolamenti, che entrambi i lottatori avrebbero dovuto indossare dei gi e che si sarebbe dovuto trattare di un match al meglio delle cinque cadute.
Un punto particolarmente controverso fu la volontà di Higashi (alla fine accettata) di considerare i cosiddetti “flying falls”, cioè di far valere come uno schienamento anche un contatto di una frazione di secondo di una spalla sul tappeto.
Una simile regola, già usata in diverse circostanze, era fortemente impopolare presso gli appassionati di Catch Wrestling.
Lunghe discussioni provoca anche la scelta dell’arbitro, che alla fine ricadrà su Tim Hurst, uomo di grande esperienza, noto per avere già diretto diversi scontri.
Bothner, dopo avere firmato una polizza sulla vita, preoccupato dalle eventuali scorrettezze del nipponico, comincerà il suo allenamento in vista della sfida con John J.O Brien un wrestler veterano e anche uno studioso delle arti marziali giapponesi, che aveva avuto modo di conoscere durante un viaggio in Asia negli anni ’80 dell’ottocento.
La sua conoscenza di prima mano delle strategie del Ju-Jitus si rivelerà di incalcolabile aiuto a Bothner.
A New York, oltre 4.500 persone si radunano per assistere all’incontro; c’è molta curiosità di vedere in azione l’esotico stile di Higashi.
Tra il pubblico, centinaia di giapponesi immigrati, ansiosi di sostenere il loro compatriota, nonché impegnati a scommettere grosse cifre di denaro su di lui.
Non appena il match inizia, dopo la rituale stretta di mano tra i due atleti, Higashi parte come un fulmine all’attacco, afferrando il gi dell’avversario e cominciando a strangolarlo utilizzando il bavero.
Bohtner non viene preso alla sprovvista dalla strategia del nemico, che ha studiato durante la preparazione all’incontro, e cerca di allentare la stretta e utilizzare le tecniche del Catch.
E tuttavia, anche se alla fine riesce a liberarsi e a schienare il rivale, il tentativo si strangolamento dell’esperto giapponese lo lascia scosso.
Nei round successivi (all’epoca era comune che ci fossere 15 minuti di riposo tra una ripresa e l’altra) Bohtner conosce dei momenti di vera paura: le prese al collo del giapponese sono micidiali, e si trova costretto a ricorrere a tutte le proprie forze e abilità per non finire strangolato o con il collo spezzato.
Il match finisce per essere piuttosto monotono, con Bothner che passa tutto il tempo a difendersi dai tentativi di strangolamento del nemico, per poi passare faticosamente al contrattacco e aggiudicarsi, nonostante alcune proteste e denunce di fallo di Hiragashi, tutte le tre cadute.
Il pubblico più ingenuo, che probabilmente si aspettava di vedere qualche tecnica esoterica da parte del combattente orientale, rimase deluso, alcuni giornali, il giorno successivo, ironizzarono sul Ju-Jitsu, sottolineando la superiorità della vera arte americana, il Catch Wrestling.
Ma Bothner, anche ad anni di distanza, ricorderà questo incontro come uno dei più impegnativi e pericolosi di tutta la sua lunga carriera, affermando di avere subito più ferite durante lo scontro con Higashi, che in tutti gli altri combattimenti della sua vita.

Ad Santel: le radici del Puroresu

Oggi, Adolph Ernst, conosciuto nel mondo del wrestling dei primi decenni del ‘900 come Ad Santel, è ricordato soprattutto come uno dei tre insegnanti del grande Lou Thesz, insieme a George Tragos e a Ed “Strangler” Lewis.
Thesz ricorderà sempre con affetto Santel, indicandolo come colui che gli insegnò le raffinatezze tecniche del Catch Wrestling, laddove Tragos gli diede delle solide basi, e sottolineando le sue straordinarie qualità di hooker.
In risposta a un fan, che gli chiedeva se gli incontri di Santel fossero competizioni vere e proprie o semplice esibizioni, rispose:
“Non so con certezza quali match fossero work e quali shoot.
Ma una cosa è certa: se, al termine dell’incontro, era la mano del suo avversario ha essere alzata, questo avveniva solo perché lui lo aveva permesso.”
E non c’è alcun dubbio che, negli anni ’20, Santel, nonostante il suo peso relativamente ridotto (175 libbre) fosse una sfida più che difficile anche per molti lottatori molto più forti di lui.
Ma c’è un altro motivo per cui questo wrestler deve essere ricordato negli annali: nei primi anni del ‘900, proprio quando Maeda era impegnato a insegnare il Judo alla famiglia Gracie, emerse come uno dei più micidiali sfidanti dei lottatori giapponesi.
La vicenda inizia a San Francisco, con un incontro con Ito, compagno di scorribande di Maeda, ritornato negli Stati Uniti dopo che il suo amico si stabilì in Brasile.
Nel Febbraio del 1916, Santel si aggiudica una vittoria sul giapponese sbattendo la sua testa a terra, in modo così violento da farlo svenire.
Santel fiuta la possibilità di farsi un’ottima pubblicità, e comincia a proclamarsi il campione mondiale di Judo.
In questo modo, ha la possibilità di dare maggior prestigio alla scena della California, migliorando il business per tutti i wrestler dell’area.
Ito, però, non è contento di quello che percepisce come un affronto alla sua arte, e, quattro mesi dopo, si prende una brutale rivincita.
Durante il rematch, dopo avere scaraventato a terra l’americano, gli balza addosso e comincia a applicare una stranglehold: la faccia di Santel diventa progressivamente nera, poi, dopo un paio di grugniti, il lottatore sviene.


Ad Santel
La sconfitta però, non impedisce a Santel di recarsi, poco tempo dopo a Seattle, la città dove Ito abitava, in cerca di rivali.
Ito era diventato assai famoso qui, guadagnandosi, a suon di sfide verso ogni genere di avversario, la reputazione di grande combattente, e il poter vantare una vittoria su di lui aveva un grande peso.
A Seattle, Santel sconfigge altri due judoka locali, sbattendone uno a terra così duramente da lasciarlo stordito per qualche giorno.
L’establishment giapponese del Judo non è contento delle notizie che arrivano dagli Stati Uniti.
La sconfitta di Ito lo mette in imbarazzo, e si cercano delle giustificazioni: il judoka è assente dalla madrepatria da oltre 10 anni e non ha avuto la possibilità di allenarsi con i migliori.
Il suo stile, senza la possibilità di allenarsi alla Kodokan, si è imbastardito e indebolito; non può più essere considerato uno dei migliori rappresentanti della disciplina.
Ad Santel decide di verificare di persona la veridicità di queste affermazioni, e si reca personalmente i Giappone per affrontare i migliori atleti nipponici.
E così, nel Marzo del 1921, dopo una lunga e difficile traversata, Santel si reca nello stesso Kodokan, sfidando apertamente tutti i judoka.
All’epoca, nel judo erano accettati i match “misti” con esponenti di altri stili, ma era proibito il professionismo e non si poteva combattere in incontri con in palio del denaro.
La cosa non scoraggiò diversi lottatori ad accettare la sfida: Santel combatte tre macth, vincendone uno e riuscendo a strappare un pareggio negli altri due.
Uno dei judoka affrontati da Santel, Hikoo Shoji, tenterà in seguito di lanciare una sua promotion di wrestling, incontrando però scarso successo.
Il già citato Thesz racconta che Santel era rimasto completamente senza soldi, e che furono gli stessi giapponesi a pagargli il biglietto di ritorno, ansiosi di togliersi dai piedi quel gaijin che nessuno di loro riusciva a sconfiggere.
L’aneddoto non ha conferme e potrebbe essere soltanto una leggenda, di quelle che si inventano per accrescere la figura di un atleta.
Difficile sopravvalutare però, l’importanza di Santel nella nascita del puroresu, e l’influenza, sua e di altri lottatori occidentali (come Karl Pojello, che proprio in quegli anni stava compiendo un tour del Giappone) nello sviluppo della versione orientale del pro wrestling.
Se, decenni più tardi, sia la JWA che la IWE chiameranno a addestrare i propri lottatori autentici Catch Wrestler come Robinson e Karl Gotch, e se ancora oggi il Puroresu viene considerato più come un vero e proprio sport da combattimento che come una pantomima coreografata, parte del merito non può non essere attribuito a questo leggendario hooker.

 

A cura di Nicola Medici

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