Farmer Burns, il patriarca del Catch americano

L’immagine è una delle più celebri e impressionanti di tutta la storia del wrestling: Martin “Farmer” Burns che penzola impiccato a un cappio.

Ancora più impressionante è sapere che Burns riusciva a sopravvivere rimanendo impiccato per un minuto e mezzo (e dopo un caduta di quasi due metri) e, nel mentre, fischiettava.
Un uomo normale non sarebbe sopravvissuto, e, in effetti, anni dopo, un altro lottatore che tentò di ripetere l’impresa rimase ucciso sul colpo.
Ma Farmer Burns non era un uomo normale.
Nato da una famiglia di immigrati irlandesi nello Iowa, Burns dovette cominciare prestissimo a lavorare nei campi per mantenere la sua famiglia, in seguito alla prematura morte del padre.
Contemporaneamente, trova il tempo di dedicarsi al wrestling, per il quale nutre una passione divorante, che lo accompagnerà tutta la vita.
Già a scuola, alla tenera età di otto anni, uno dei suoi passatempi preferiti era lottare con dei compagni, anche molto più grandi di lui, con un piccolo giro di scommesse.
Con un regime di vita che prevedeva un massacrante lavoro nei campi di giorno, e incontri provinciali di lotta alla sera, Burns diventa in breve tempo un lottatore da tenere in considerazione.
All’età di diciannove anni è già un wrestler di buona reputazione nei dintorni di Dennison.
Non essendo dotato di un fisico imponente (Burns era intorno ai 75 chili di peso), sviluppa, per compensare il suo svantaggio in termini di forza fisica, una tecnica praticamente perfetta, unita a un’intelligenza strategica di prim’ordine.
Nonostante ciò, non possiede ancora l’esperienza e la capacità di un vero professionista, come dimostra il suo incontro del 1886 con il grande Evan Lewis, dove il campione lo sconfigge con la sua temuta Stranglehold.
Burns, umiliato dalla sconfitta, giura a se stesso di non essere più battuto da nessuna tecnica di strangolamento,e inizierà a sottoporsi a una serie massacrante di allenamenti per i muscoli del collo, che gli permetteranno, dopo qualche anno, di esibirsi nel numero dell’impiccagione.
Tre anni dopo, gli occhi del nostro Burns, che si trovava a Chicago per vendere alcuni maiali, cadono su un cartello pubblicitario, dove viene annunciato uno show in città con Evan Lewis e Jack Carkeek.
Desideroso di una rivincita, si presenta nel teatro dove i due veterani, secondo il copione tipico delle troupe itineranti dell’epoca, sfidano gli spettatori a lottare con loro, con un premio in denaro per chi dovesse riuscire a resistere quindici minuti con loro.
Burns lancia la sua sfida ma né Carkeek né Lewis, riconoscendo che il giovane non è un semplice ingenuo che si illude di saper lottare, vogliono avere nulla a che fare con lui, e provano a liquidarlo dicendogli che, per la serata, hanno già tutti gli sfidanti di cui hanno bisogno.
Ma Burns non si scoraggia così facilmente.
E, tutte le sere, torna a rinnovare la sua sfida, fino a che i wrestler non sono costretti ad accettarla.


Finalmente Burns può salire sul ring con i suoi vestiti da contadino, una “gimmick” che lo accompagnerà tutta la vita e affrontare i due professionisti.
E proprio in questa occasione che il maestro di cerimonie J.W.Kelly, vedendolo vestito in quel modo, lo chiama in modo derisorio Farmer Burns, soprannome che gli rimarrà appiccicato addosso per tutto il resto della sua vita.
Ma sarà Burns a ridere per ultimo.
Carkeek, nonostante dieci chili di vantaggio, non solo si dimostra tecnicamente non superiore, ma neppure in grado di sopraffare l’avversario con la forza fisica.
Burns non ha un fisico massiccio, ma i suoi muscoli sono di ferro, e la sua tecnica è sopraffina.
Carkeek non riesce a atterrare l’avversario, e neppure il grande Evan Lewis.
Non succedeva spesso che i wrestler professionisti fossero battuti nel loro stesso gioco, e il successo fa entrare Burns nella ristretta cerchia.
Entrato nella troupe di Tom Connors, Burns impara rapidamente tutti i trucchi del mestiere: come si lotta, come si intrattiene il pubblico e come togliere i soldi di tasca agli allocchi.
Uno dei metodi più popolari era invitare l’intera squadra locale di baseball o football a lottare contro di lui, uno dopo l’altro: se anche solo uno degli atleti fosse riuscito a batterlo, Burns avrebbe perso.
Durante un tour a New York, Burns ha l’opportunità di lottare contro Sorakichi, in quello che forse è stato l’ultimo match della carriera del giapponese.
Farmer Burns riesce a battere il suo avversario, ormai, probabilmente, in una condizione lontana da quella dei suoi giorni migliori, in circa quattro minuti.
Progressivamente, Burns diventa un’attrazione e uno dei lottatori più popolari del continente, e comincia a pensare di poter ambire al titolo, ma il campione in carica, Evan Lewis, dopo avere già constatato la sua forza due volte, non sembra essere entusiasta all’idea di affrontarlo di nuovo.
Finalmente, dopo più di un anno di sfide da parte di Burns, a Chicago, nel 1895 avviene il match.
Burns riesce con relativa facilità ad avere la meglio su un Lewis nella fase declinante della sua carriera, dalla salute malferma e visibilmente fuori forma e ingrassato.
Ciononostante, il match è molto controverso e a molti degli osservatori contemporanei appare un chiaro “work”.
John Kline, sostenitore di Lewis, arriverà a esprimere sul quotidiano “Inter Ocean” il suo disgusto:
“Mi vergogno per Lewis perché ha venduto il match, e non sopporto i falsi; inoltre, Lewis aveva rassicurato gli amici che non avrebbero perso denaro scommettendo su questo match.
Personalmente, sapevo già prima del match che Lewis avrebbe perso, ma ha perso in modo così maldestro che sono davvero sorpreso che nessuno si sia accorto della frode, e per poco non ha vinto il match senza volerlo.
L’arbitro non sapeva che era stato tutto concordato.”
Impossibile stabilire con certezza, a più di un secolo di distanza, se davvero l’incontro fosse stato truccato: di certo, dal punto di vista del business, era perfettamente logico togliere il titolo a un vecchio veterano ormai imbolsito come Evan Lewis e assegnarlo a un giovane popolare e capace come Farmer Burns.
O forse, semplicemente, Lewis non era più in grado di combattere come ai vecchi tempi, e l’incredulità di uomini come Kline derivava dal loro ostinarsi a credere alla leggenda dello “strangolatore”.
Comunque stiano le cose, Burns si dimostra un ottimo uomo d’affari, e sfrutta il suo titolo e la popolarità che ne consegue, per intensificare i suoi costanti tour in tutti gli Stati Uniti.
In breve, arriva ad avere una sua troupe, per la Richards & O’Donnell Company, con la quale gira in lungo e in largo tutto il paese.
Burns porterà a perfezione i metodi per separare gli spettatori del loro denaro, con il suo show che rimane in una determinata area fino ad averla prosciugata completamente.
La strategia più remunerativa era sempre quella di sfidare i campioni locali, sotto falso nome.
Nella prima caduta Burns faceva apposta a perdere, e un suo uomo, segretamente inserito tra il pubblico, gridava:
“Scommetto cento dollari che non lo riesce a fare una seconda volta!”
Ovviamente, i compaesani del campione, avendolo visto vincere la prima caduta, erano pronti a scommettere…e a questo punto Burns si aggiudicava le rimanenti due cadute in meno di un minuto.
Farmer Burns manterrà il titolo di campione per due anni, perdendolo nel 1897 contro Dan McLeod.


Ma il suo contributo più importante per la storia della disciplina lo ha lasciato come allenatore e diffusore dell’arte.
Frank Gotch, “Toots” Mondt, Charles Olsen, Earl Caddock, Marin Plestina e Charlie Hanson sono stati solo i più famosi dei suoi allievi.
Ha aperto scuole di wrestling in Iowa e nel Nebraska, due stati che hanno dato i natali ad alcuni dei più grandi catch wrestler di tutti i tempi.
Senza contare il suo corso per corrispondenza di Catch Wrestling, “Lessons in Wrestling And Physical Culture”, considerato, per molti anni, la bibbia di tutti gli aspiranti lottatori (lo stesso Lou Thesz ha raccontato che il libro di Farmer Burns è stato decisivo nell’introdurlo alla disciplina).
Il regista John Nash ritiene che la popolarità di professionisti come Burns abbia svolto un ruolo decisivo nello sviluppare una rinascita dell’interesse nazionale verso la lotta, che ha portato ha insegnarla nelle scuole e a renderla lo sport popolare e praticato che è oggi.

 

Nicola Medici

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