Ripercorriamo la carriera del “Samoan Bulldozer” Umaga, uno dei migliori monster heel che abbia calcato i ring della WWE negli ultimi anni…

IL PIU’ GRANDE WWE MONSTER-HEEL DEGLI ULTIMI ANNI: “THE SAMOAN BULLDOZER” UMAGA

Entrava a suon di tamburi emettendo il suo terribile grido di guerra. Non c’è stato avversario di fronte al quale abbia mai indietreggiato, così come non c’è stata mai battaglia in cui lui si sia tirato indietro.

Il suo vero nome era Edward Fatu, ma negli ultimi tre anni di attività sul ring era ormai ben noto come Umaga, “The Samoan Bulldozer”, “The Samoan Strong Machine”, uno dei più grandi WWE monster-heeels, se non il più grande, di cui la WWE abbia giovato da un po’ di tempo in qua.

Eddie Fatu arrivava da un’illustre famiglia di wrestlers: The Rock, Rikishi, Yokozuna, The Wild Samoans (Afa & Sika), The Headshrinkers (Samu & Fatu), The Black Pearl, The Tonga Kid, soltanto per fare qualche nome. Chiaro, dunque, com’è che intendesse crearsi il suo spazio, fare egregiamente la sua parte e magari lasciare anche un segno, ed in un certo senso, potremmo dire che ci sia anche riuscito.

I primi passi in coppia col cugino Matt Anoai; svezzati dalla scuola di zio Afa, verranno entrambi messi sotto contratto di sviluppo dalla WWE. Superata la fatidica gavetta alla OVW, laddove erano conosciuti come The Island Boyz (Ekmo & Kimo), debutteranno a settembre del 2002 a Raw nei panni dei Three Minutes Warning (Rosey & Jamal).

Divennero in particolare un’arma micidiale per l’allora GM del roster rosso Eric Bischoff, che ne usufruiva per attaccare chiunque ostacolasse, a suo dire, i propri piani, o semplicemente per interferire nei confronti di chi potesse, in un modo o nell’altro, ledere il suo potere. Bastava, in pratica, che l’ex WCW owner riferisse al malcapitato di turno che erano trascorsi i suoi “3 minuti” di tempo ed in men che non si dicesse i Warning erano già sul quadrato a far piazza pulita.

Come quando, infatti, Rosey & Jamal si autoinvitarono, a Smackdown, al matrimonio “gay” tra Billy & Chuck (Billy Gunn & Chuck Palumbo), attaccando non solo i promessi sposi, ma persino il GM dello show blu Stephanie McMahon, ovviamente con l’ausilio di Bischoff, che frattanto si era travestito da sacerdote, e tuttavia senza dimenticare il tradimento di Rico, fino a quell’istante manager di quello che è stato (salvo future sorprese) l’unico tag team “chiacchierato” nella storia della WWE (alla faccia di chi credeva che fare wrestling fosse unicamente sinonimo di virilità).

Stephanie, in ogni caso, ricambiò la cortesia nella successiva puntata di Raw, travestendosi da femminista, distraendo in tal modo Bischoff ed i suoi “scagnozzi”, e permettendo così a Billy & Chuck di attaccare i Warning.
La definitiva resa dei conti ad Unforgiven, tra l’altro il debutto in PPV dei due corpulenti samoani, che riusciranno incredibilmente ad avere ragione dei ben più esperti avversari. Inseritisi nella card di Survivor Series, uno dei 4 big four annuali WWE, perderanno un Six Men Tables Tag Team Match, insieme a Rico, contro Bubba Ray Dudley & Spike Dudley & Jeff Hardy, pur dando, comunque, filo da torcere. Tra i 30 partecipanti alla Royal Rumble, spariranno di lì in poi dai PPV, riuscendo però a togliersi la soddisfazione di avere un match per le world tag team belts contro i campioni in carica Rob Van Dam & Kane.

Licenziato per aver preso parte ad una rissa in un bar, Jamal farà un po’ la spola tra TNA, All Japan Pro Wrestling e Nu-Wrestling Evolution, prima di fare il suo rientro alla WWE nel 2006: ironia della sorte, contemporaneamente verrà licenziato il suo storico tag-team partner Rosey.

Per Jamal, infatti, il buon Vince McMahon aveva in serbo ben altro che una semplice reunion dei Warning ed ispirandosi al giocatore di rugby dei mitici All-Blacks Tana Umaga, gli verrà in mente una delle trovate più geniali di cui la sua navigata esperienza di “business man” potesse essere in grado: “The Samoan Bulldozer” Umaga.

Un’autentica macchina da guerra samoana invincibile, indistruttibile, inafferrabile, un carro armato, un rullo compressore che avrebbe inesorabilmente travolto chiunque si fosse parato sulla sua strada. Scortato dall’astuto e carismatico Armando Alejandro Estrada, grazie al quale viene d’incanto rinverdita la figura, ormai in disuso, del manager, Umaga va dritto a colui che era un simbolo nella federazione: “The Nature Boy” Ric Flair. Il 16 volte campione le prova tutte per ritrovare in sé la linfa dei vecchi tempi, quella che gli permise, a suo tempo, di aver ragione di colossi quali Vader e soci, ma per età e soprattutto forza fisica in meno, è costretto a farsi umiliare in quello che per Umaga, al loro confronto in PPV a Backlash, è quasi una sorta di squash-match.

Annientato il “Nature Boy”, a Vengeance il samoano ottiene un’altra vittoria facile contro Eugene (Nick Dinsmore). Nella successiva puntata di Raw riesce addirittura ad annullare “The Ugandan Giant” Kamala, una voce dal passato. “The Undefeated Samoan Bulldozer”, come Estrada era solito annunciarlo sul ring, semina ovunque il panico e più nessuno sembra nemmeno capace di scalfirlo o d’impensierirlo più di tanto.

Fin quando poi, però, non prenderà la parola “The Big Red Machine” Kane, intenzionato a far capire ad Umaga com’è che avesse lui la priorità quale supremo monster-heel del roster di Raw. Il loro scontro ad Unforgiven termina in un double count out, ma a Cyber Sunday è il samoano ad avere partita vinta.

A Survivor Series, “The Samoan” Bulldozer è in squadra con Big Show, Test (anch’egli recentemente scomparso), MVP e Finlay, contro il team di John Cena, Rob Van Dam, Sabu, Kane e Bobby Lashley; la vittoria arride al team face, con Cena e Lashley sopravvissuti per la propria squadra; Umaga verrà squalificato per attacco selvaggio a Cena, mantenendo così intatta la sua imbattibilità.

Il feud col rapper di Boston, WWE Champion in carica, in realtà era iniziato già da un bel po’, con Cena, infatti, accorso in aiuto di Maria, messa a Raw in un match contro Umaga per volere di un sadico Eric Bischoff, GM “one night only”; Survivor Series non è stata quindi che l’apoteosi.

Il samoano punta al titolo forte del fatto di non esser mai stato messo al tappeto; la sfida ha luogo a New Year’s Revolution, ma è Cena ad accaparrarsi match e cintura schienando Umaga da dietro. Una defajance che non scoraggia il samoano, che sfida il campione ad un Last Man Standing Match alla Royal Rumble; finisce però che Umaga svenga strozzato dalle corde del ring, da lui stesso spezzate precedentemente, e cosa di cui Cena ha poi saputo ampiamente approfittare.

Appena poco tempo però, nel corso di una puntata di Raw, Umaga sconfigge Jeff Hardy laureandosi in tal modo WWE IC Champion per la prima volta in carriera.
Non è soltanto l’aver messo finalmente in bacheca il primo titolo vinto a Stamford che soddisfa il “Samoan” Bulldozer”; Vince McMahon, infatti, lo sceglie quale suo rappresentante a Wrestlemania 23 nella “Battle of the Billionaires” contro Donald Trump (rappresentato dall’ECW Champion Bobby Lashley).

A parte le sfide titolate, il match, arbitrato da Stone Cold Steve Austin, occupa la parte centrale del PPV; in caso di sconfitta, uno tra Trump e McMahon è costretto, per contratto, a dire addio alla sua folta chioma. Umaga prende così parte a quello che, probabilmente, è il match più intenso, più significativo ed anche più importante di tutta la sua vita, al debutto in assoluto al mitico “Showcase of the Immortals” ed arrivandoci, per giunta, da campione intercontinentale in carica; ma nonostante s’impegni dando tutto se stesso, complice anche l’interferenza di Austin, è Lashley ad aggiudicarsi il match, costringendo Umaga alla resa, ma soprattutto Vince al temuto taglio di capelli a zero.

Il feud che oppone “The Real Deal” al “Samoan Bulldozer” non si conclude di certo a Wrestlemania, bensì si protrae anche per i vari show settimanali; in particolare, un brutto scherzo Lashley al samoano glie lo combina nella puntata di Raw trasmessa, per l’occasione, a Milano. Roso dall’essere stato aggredito, nelle settimane precedenti, più volte da Vince, Shane e dallo stesso Umaga, a quest’ultimo, l’ECW Champion costa addirittura l’IC title in un match contro il debuttante Santino Marella, un “italiano” balzato agli onori della cronaca per aver schienato nientepopodimeno che il più forte monster-heel del roster (seppur col supporto di Lashley) e di fronte al suo pubblico (anche se sappiamo benissimo che Marella è italiano, così come io posso essere eschimese). Ed è a questo punto che Vince, avendo bisogno di Umaga come il pane e volendo prendersi cura di lui personalmente, congeda Estrada dalle sue mansioni di manager destinandolo ad altri incarichi (sarà infatti GM alla ECW, in cui verrà impiegato persino come wrestler). L’alleanza con Estrada lo aveva portato in alto, ma quella con i McMahon, sulla carta, appariva di certo ancor più vantaggiosa.

A Backlash il trio formato da Vince, Shane ed appunto Umaga affronta, in un handicap match, l’ECW Champion Bobby Lashley; il samoano tramortisce letteralmente l’atleta di colore, ma è il WWE Chairman a prendersi il merito ed a fregiarsi del titolo di Campione Assoluto ECW, un merito che forse sarebbe spettato ad Umaga (il quale non avrebbe rubato assolutamente nulla) di diritto, anziché far posto ad un decrepito McMahon, al quale il titolo è servito semplicemente per avere un altro giocattolo col quale divertirsi; ma soprattutto per farla pagare a quel Lashley che lo aveva fortemente imbarazzato a Wrestlemania.

“The Real Deal” si gode il suo rematch contro il trio malefico a Judgment Day, ma avendo purtroppo schienato Shane, e non Vince, non può riprendersi il titolo; la sfida risolutrice ha luogo ad ECW One Night Stand, in un “Extreme Rules Falls Count Anywhere Match”, Lashley si riprende la cintura nonostante Umaga e Shane offrano un contributo non indifferente.

Chiusa tale parentesi e perso ormai Estrada, Umaga decide che sia giunto il momento di proseguire il suo cammino per conto suo, senza più altri intermediari di sorta, e riparte di preciso da dov’era rimasto, ovvero l’IC title, ancora nelle mani di Marella,
che a Vengeance sconfigge il samoano per squalifica, ma contro il quale nulla può nel rematch che ha luogo nella successiva puntata di Raw. Ripresa la cintura, Umaga la difende con successo sia a Great American Bash, contro Jeff Hardy, che a Summerslam, in un Triple Threat Match contro Carlito e Mr.Kennedy in cui lo si è visto, per la prima ed anche ultima volta, nelle vesti di face.

Settembre 2007- Umaga viene riscontrato positivo al Wellness Program e la federazione decide quindi per un mese di sospensione; e succede così che, nel corso di una puntata di Raw, il Samoan Bulldozer perda in un sol colpo sia il titolo (non lo rivincerà mai più), sconfitto da Jeff Hardy, che la faccia, letteralmente distrutto dallo sledgehammer di HHH.

Scaduto lo stop, il samoano va all’assalto del King of Kings in cerca di vendetta, affrontandolo in ben tre occasioni, almeno in PPV: Cyber Sunday, in uno Street Fight Match; No Mercy, con in palio il WWE Championship che Hunter, la sera stessa, aveva strappato a Randy Orton; Survivor Series, in squadra con Mr.Kennedy, MVP, Finlay, Big Daddy V contro il team di HHH, Jeff Hardy, Kane e Rey Mysterio (senza l’ausilio di Matt Hardy, infortunato e non sostituito). In tutte e tre occasioni è HHH ad averla vinta, una serie di sconfitte che ridimensiona di molto il personaggio del samoano, non più credibile nel ruolo di macchina schiacciasassi qual’era stato fino ad allora.

In ogni caso, i bookers continuano a nutrire fiducia in lui, come quando ha affrontato insieme ai Rated RKO (Edge & Randy Orton) la riformata Evolution (HHH, Batista, Ric Flair), od ancora quando ha tentato di porre fine, a Raw, alla carriera di Ric Flair, che stavolta, però, beffa il samoano battendolo per count out.

A Wrestlemania 24 il GM di Raw, William Regal, lo sceglie quale rappresentato del suo roster contro Smackdown, show rappresentato da Batista; prima volta che The Animal e The Samoan Bulldozer si affrontano in un single match, tra l’altro in PPV, ed a dire il vero, vince Batista, ma quest’ultimo suda letteralmente sette camice per aver ragione di Umaga.

Per uno strano scherzo del destino, è proprio a Smackdown che Umaga viene dirottato dal draft e, frattanto a Raw era stato una stella di primo piano, sembra invece che nello show blu perda lo smalto di un tempo. Non lo si vede in PPV né a Backlash né a Judgment Day, riesce però a ritagliarsi un suo spazio ad ECW One Night Stand, affrontando in un Falls Count Anywhere Match quel Jeff Hardy che, tempo prima, gli aveva rubato l’IC title; la sorte però non gli sorride ed il samoano viene sconfitto una volta ancora.

Per giunta un grave infortunio lo mette KO per un lungo periodo, laddove si ipotizzavano già alcuni suoi feud con The Great Khali ed Undertaker; ma in molti ipotizzano che siano state proprio le politiche del backstage del becchino e di HHH (draftato anch’egli a Smackdown) a togliere spazio e meriti al samoano, che comunque recupera pazientemente fin quando non avverte il momento giusto per rientrare.

E quel momento arriva fatidico tra aprile e maggio del 2009; Umaga attacca CM Punk, vincitore del Money in the Bank a Wrestlemania ed in procinto di far valere la title shot alla cintura di Campione del Mondo contro Edge. Nel momento cruciale in cui lo Straight Edge sta per fare il colpo, il samoano lo atterra con tremendi colpi, per poi finirlo col Samoan Spike. Judgment Day segna il rientro ufficiale di Umaga in PPV, il match con Punk apre tra l’altro lo show; il samoano vince, facendo capire al mondo di essere rientrato più in forma che mai ed avere intenzione di riprendersi quanto gli sia stato tolto. E se è per questo, si permette anche il lusso di sfidare Punk ad un Samoan Strap Match ad Extreme Rules parlando in lingua americana, cosa che fino a quell’istante sembrava semplicemente un’utopia.

Il tutto, però, si trasforma in un fuoco di paglia e ad Extreme Rules lo Straight Edge fa suo il match facendo tornare Umaga coi piedi per terra. Appena pochi giorni dopo, l’11 settembre, il Samoan Bulldozer, due volte IC Champion, due volte consecutive rappresentante di Raw a Wrestlemania, viene clamorosamente licenziato.
Un fulmine a ciel sereno che nessuno si aspetta, essendo stato infatti il samoano utilizzato fino a poco prima; la colpa viene attribuita all’abuso di farmaci di cui il wrestler, trovato positivo al Wellness Program per la seconda volta, viene ritenuto responsabile. Avendo preso la WWE la decisione di spedirlo in una terapia riabilitativa per ovviare al problema, Eddie Fatu rifiuta, decretando così di sua mano la fuoriuscita dalla federazione dopo tre anni di proficua collaborazione.

Scottato da un addio imprevisto, Eddie decide di fermarsi,ma lo stop al ring non è che provvisorio, giacchè infatti Hulk Hogan ed Eric Bischoff, suoi amici ed estimatori, lo convincono a prender parte all’Hulkamania’s Australian Wrestling Tour. Avendo per sé scelto di cambiare il suo nickname da Umaga ad Aumanga, per motivi di copyright Eddie prende parte al tour combattendo col suo vero nome. Il suo ultimo avversario è stato Mr. Anderson (ex Mr.Kennedy), col quale, a dire di tanti, ha disputato un match strepitoso. In particolare, nessuno lo aveva mai visto così felice e sano come in quel momento. Tra i progetti in serbo, il sogno di un ritorno alla WWE, ma c’era anche chi diceva che Hogan volesse portarlo con sé alla TNA.

Tornato da appena qualche giorno dalla tournee australiana, Eddie viene trovato dalla sua ultima moglie, nella notte di giovedì 4 dicembre 2009, nella sua casa a Houston, in Texas, senza respiro e sanguinante dal naso. Pare che, precedentemente, si fosse addormentato sulla sua poltrona, mentre guardava la televisione. Ricoverato nel più vicino ospedale di Houston, i medici gli riscontrano immediatamente un massiccio attacco di cuore, un collasso dovuto, con ogni probabilità, al fin troppo uso di farmaci. Il suo cuore viene riavviato, ma, nel tardo pomeriggio, i medici non possono che constatarne la morte cerebrale.

Edward “Umaga” Fatu (36 anni) non è che l’ultimo di una lunga serie di lottatori tragicamente scomparsi in prematura età. Tra gli altri: Owen Hart (34 anni), Brian Pillman (35 anni), Eddie Guerrero (38 anni), “The British Bulldog'” Davey Boy Smith (39 anni), “Mr.Perfect” Curt Hennig (45 anni), Andrew “Test” Martin (33 anni), e Chris Benoit (40 anni), che nel 2007 uccise la moglie ed il figlio di sette anni, prima di suicidarsi.

Alberto “The Crow” Ferrero

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