Hogan Knows Sly: faccia a faccia tra due grandi icone

Hogan Knows Sly: faccia a faccia tra due grandi icone

Hulk Hogan e Sylvester Stallone, due icone dell’era contemporanea, due personaggi così diversi e allo stesso tempo così simili che in passato hanno visto i loro destini incrociarsi in circostanze molto particolari: da una parte la più grande leggenda nella storia del wrestling e l’artefice della diffusione “globale” di questa disciplina, dall’altra la più celebre action star hollywoodiana diventato un mito per intere generazioni….

Entrambi hanno dominato la scena negli anni ‘80, entrambi hanno legato la loro immagine e le loro gesta a una precisa “filosofia di vita” fatta di muscoli d’acciaio, di vittorie ottenute al prezzo di enormi sacrifici, di nemici cattivissimi privi di scrupoli ma anche di valori inossidabili come la famiglia, l’amicizia e la fiducia in se stessi o in un certo ideale. Entrambi infine, si sono saputi reinventare quando le atmosfere ottimistiche e un po’ plastificate di quel periodo hanno lasciato spazio a una visione più cruda e realistica, non solo nel wrestling e nel cinema ma in tutti gli aspetti della quotidianità.

Tra alti e bassi sia Stallone che Hogan hanno superato gli “spietati” anni ‘90 lasciandosi alle spalle nuovi successi ma anche momenti di difficoltà e cambiamenti, senza perdere mai la voglia di rimettersi in gioco e di continuare, con una rinnovata umiltà, la propria “corsa”  alla faccia di chi li considerava “finiti” o “anacronistici” per il ventunesimo secolo: il ritorno al cinema di Rocky e Rambo, L’Hulkmania let the Battle Begins Tour, il premio “Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker” (assegnato prima di Sly a grandi cineasti come Takeshi Kitano) e il passaggio alla TNA, hanno infatti dimostrato che questi due “grandi” non hanno perso lo smalto di un tempo e sono ancora capaci di regalare emozioni, di catalizzare l’attenzione di quella fetta di pubblico che non si accontenta delle mode passeggere e pretende una concretezza oggi diventata merce sempre più rara.

Ma che cosa lega davvero Hulk Hogan e Sylvester Stallone? E soprattutto: che nesso c’è tra la “finzione” cinematografica è la realtà del ring? Per capirlo è necessario fare un viaggio a ritroso nel tempo partendo proprio dai primi anni ‘80…

Rocky III: la furia di Thunderlips
Siamo nel 1981 e, per il terzo capitolo della saga che lo sta rendendo celebre, Stallone vuole un vero wrestler da contrapporre Rocky nel match di beneficienza all’inizio della pellicola: la sua scelta cade sull’astro nascente Hulk Hogan, una montagna di muscoli di oltre due metri che sta facendo parlare molto di sé non solo negli Stati Uniti. Hulk ha il look, la stazza, l’espressività e le movenze che Sly sta cercando però, quando gli viene fatta la prima offerta di partecipare al film, pensa allo scherzo di un collega e non prende la cosa sul serio: solo al ritorno da un tour in Giappone, dopo aver ricevuto una lettera con la richiesta ufficiale di Stallone per entrare nel cast (da firmare e rispedire subito al mittente), Hogan capisce che nessuno si sta prendendo gioco di lui…

Tutto sembra andare a gonfie vele per il biondo ragazzone della Florida, ma un grosso imprevisto lo sta aspettando dietro l’angolo: i giorni delle riprese coincidono infatti con quelli di uno show a Charlotte della WWWF, ed è improbabile che la dirigenza gli conceda un permesso speciale per assentarsi. Quando Vince McMahon Sr, proprietario della WWWF,  arriva addirittura a minacciarlo di licenziamento se “oserà” venire meno ai suoi impegni sul ring per andare sul set di Rocky III, Hogan si rende conto che il suo futuro e la sua carriera dipendono dalla decisione che sta per prendere: con una scelta tanto coraggiosa quanto azzardata, si rifiuta di cedere ai ricatti e senza ulteriori esitazioni accetta di vestire i panni di “Thunderlips” (Labbra Tuonanti) per poi firmare un nuovo contratto con l’AWA di Verne Gagne.

L’interpretazione di Hulk è strepitosa sotto ogni punto di vista e la perfetta alchimia con Stallone trasforma una scena in apparenza banale in uno dei momenti più intensi e divertenti dell’intera saga del pugile di Philadelphia: nei primi minuti del match Rocky viene letteralmente “distrutto” da Thuderlips e, solo dopo essersi tolto i guantoni, riesce finalmente a riportare lo scontro su un piano paritario e a contenere la furia del gigante. Anche da un punto di vista tecnico l’incontro  si rivela molto coerente con il mondo del wrestling, perché Hogan non si limita a sferrare pugni e calci ma sfoggia un reportorio “completo” di mosse (tra le quali spiccano un Running Powerslam, un Backbreaker, l’immancabile Leg Drop, un Suplex, un Gorilla Press Slam e un Two Handed Choke) oltre a un “attitude” da vero cattivo con tanto di accanimento sull’arbitro e di rissa generale fuori dal ring. L’apice comunque si raggiunge quando Paulie, il cognato di Rocky, sale sul ring per fermare il violento scontro e rompe una sedia sulla possente schiena di Thunderlips…

Il 28 maggio 1982 Rocky III esce in tutte le sale americane spianando la carriera di wrestler a Hogan e quella di attore a Mr.T (che nel film interpreta Clubber Lang, il pugile antagonista di Rocky): il primo, in seguito a una serie di prestigiose vittorie riportate in Giappone (tra cui l’IWGP Title vinto contro Inoki nella finale del torneo) torna a testa alta alla WWF aggiundicandosi il titolo di campione appena un paio di settimane dopo il suo debutto; il secondo, senza nemmeno sostenere un provino, ottiene la parte di B.A. Baracus (P.E. Baracus in italiano) in “A-Team”, una delle serie tv più famose degli anni ‘80.

Wrestlemania: Hulk Hogan sale sul ring…con Mr.T!
Il 13 marzo 1985, la WWF manda in scena la prima storica edizione di Wrestlemania proponendo un main event tanto atipico quanto affascinante in cui Roddy Piper e Paul Orndorff devono vedersela contro la “strana” coppia formata da Hulk Hogan e Mr.T: inutile dire che se Stallone avesse adottato delle scelte diverse per il casting di Rocky III, con ogni probabilità non avremmo mai assistito a questo match, specie nella suggestiva cornice di Wrestlemania…

La cerimonia della Hall of Fame
Il 2 aprile 2005 Hulk Hogan viene introdotto nella Hall of Fame della WWE, uno dei più importanti riconoscimenti nel mondo del pro wrestling e, a presentarlo, c’è un ospite d’eccezione: non un altro lottatore o un manager ma bensì Sylvester Stallone in carne e ossa, colui che per primo ha creduto nelle sue potenzialità e lo ha fatto conoscere al grande pubblico. Nel suo discorso Sly definisce Hogan un atleta straordinario, afferma che sarà sempre in debito con lui e, ricordando con il sorriso sulle labbra le riprese di Rocky III, racconta di quando Hulk lo mandò davvero al tappeto dopo averlo centrato in pieno con un colpo fin troppo realisitico, e dei numerosi stuntmen infortunati dalle devastanti mosse di Thuderlips. L’intervento di Stallone si conclude con l’ingresso di Hogan e un emozionante abbraccio fraterno tra le due icone.

Hogan e Stallone ai Taurus World Stunt Awards.
Il 25 settembre 2005 Sylvester Stallone è stato premiato ai Taurus World Stunt Awards con il Taurus Lifetime Achievement Award per le star del cinema d’azione e, a consegnargli il premio, si sono presentati guarda caso proprio Hulk Hogan e Mr. T: il loro modo di “sdebitarsi” per il successo ottenuto grazie a Rocky III.

Wrestlemania 23: Hogan e Sly insieme sul ring?
Sembra che Hulk Hogan, qualche mese prima di Wrestlemania 23, abbia proposto alla WWE un tag team match con lui e Stallone da una parte e Vince McMahon con il figlio Shane dall’altra: per fortuna questa bizzarra rivisitazione del già controverso tag team con Mr.T non si è mai concretizzata e, in fin dei conti, alla luce anche delle magre figure rimediate da altri attori come David Arquette alla WCW e Mickey Rourke a Wrestlemania 25, è stato meglio così sia per i fans di Hogan che per quelli di Sly…

Hulk Hogan intervista Stallone su WWE.com
Il 20 dicembre 2006, in coincidenza con l’uscita nelle sale americane di “Rocky Balboa”, Stallone torna a collaborare con la WWE per promuovere la pellicola e i suoi progetti futuri, rilasciando una divertente intervista apparsa poi sul sito ufficiale della federazione: a fare gli onori di casa non è Vince McMahon o un anonimo staffer di WWE.com ma…Hulk Hogan! Ecco qui di seguito l’adattamento in italiano della loro spassosa chiacchierata:

 Hogan: Sylvester Stallone, il più grande di tutti i tempi è qui: il mio grande amico, l’uomo che mi ha aiutato all’inizio della mia carriera. Ho un paio di domande per te Sly, sei pronto?

 Sly: Certo, prontissimo!

 Hogan: Ok!  E’ risaputo che noi superstars del wrestling ci infortuniamo spesso sul ring: quale è stato il peggior infortunio che una superstar degli action movies come te ha riportato in carriera?

 Sly: Il peggiore infortunio a telecamere spente l’ho riportato tra il 1979 e il 1980, quando sfidai Franco Columbu in una gara di Bench Press: a quei tempi era il bodybuilder più forte in circolazione e provare a batterlo si rivelò uno stupidissimo errore. Alla fine mi sono ritrovato con 160 punti di sutura, il pettorale mi si strappò dall’osso…è stata un’esperienza davvero traumatica. Il colpo più duro che abbia mai incassato sul set me lo hai invece sferrato tu ai tempi di Rocky III, ma quegli istanti ho preferito non inserirli nel film: a un certo punto, dopo avermi lanciato all’angolo, alzasti la gamba di scatto e, pur andandoci molto leggero con il piede (considerati anche i tuoi 140 chili…), il tuo stinco centrò in pieno la mia clavicola. Crollai al tappeto, non lo dimenticherò mai, mentre ero a terra pensai “non voglio guardare, l’osso sarà sicuramente uscito fuori e mi avrà lacerato la carne…è finita, questa è la fine del mio film…”. Quello è stato l’impatto più devastante che abbia mia sopportato, istantaneo e incredibilmente doloroso. Quando la gente mi dice “mai dai, il wrestling non è pericoloso!” io rispondo “credetemi, Hulk Hogan non ha esagerato con me quella volta e nonostante questo non ho visto bene per tre giorni…”.

Hogan: Sai una cosa? Mi ricordo di quel giorno, sono quasi sicuro di averti colpito con un High Knee!

 Sly: Si, una ginocchiata fin troppo alta! Dopo essermi ripreso il mio primo commento è stato : “che agilità ragazzi! Mi ha centrato la clavicola con lo stinco! Avete idea di che razza di salto deve aver fatto?”.

 Hogan: (Ride…) Ehi, perché non hai fatto tornare Thunderlips in “Rocky Balboa”?

 Sly: (Ride) Perché Thunderlips si occupa di altro adesso, è diventato un produttore di film per adulti!

 Hogan: (Ride ancora) Accidenti! Questa era la risposta alla mia prossima domanda ovvero…che fine ha fatto Thunderlips!?!

 Sly: E’ diventato “Thunderhips” (Anche Tuonanti), ecco che fine ha fatto.

 Hogan: Thunderhips…non suona male! Fino a quando Thunderhips non esce di scena come Mickey e Apollo Creed per me va bene.

 Sly: Tranquillo.

 Hogan: E del nuovo capitolo della saga di Rambo a cui stai lavorando cosa mi dici?

 Sly: In “Rocky Balboa” troviamo un’atleta ormai nella sua parabola discendente ma ci accorgiamo che dentro di lui arde ancora un fuoco, quel fuoco che gli permette di dare di nuovo un senso alla sua vita e di non restare a guardare mentre questa gli passa davanti: per Rambo le cose sono diverse. E’ uno dei tanti veterani rimasti traumatizzati dopo il Vietnam, convinti di essere stati traditi dall’America e che se ne stanno da soli non perché sono disorientati, ma perché si sentono derubati dalla nazione per la quale hanno perso i propri amici e versato molto del proprio sangue: nel film, nonostante le scene d’azione, ho cercato di lavorare realmente sulla psicologia del personaggio e di capire come arrivi a rendersi conto che finalmente è tutto ok, che il cerchio si è chiuso e che è tempo di tornare a casa, di accettare l’America.

 Hogan: Mi piace! Forse potresti coinvolgere di nuovo The Hulkster quando sarai pronto a spaccare di brutto in questo film!

 Sly: Chissà…potrebbe accadere in qualsiasi momento!

 Hogan: Alla grande fratello! Quando si tratta di Headlocks e di Legdrops Hogan la sa lunga ma quando si tratta di lavorare a Hollywood è Stallone a saperla lunga dico bene?

 Sly: Sai, tutte le volte che  ho provato ad uscire dalla “formula” di film più adatta a me si è sempre rivelato un disastro: l’uomo comune e il suo gran cuore è la cosa che conosco meglio, sono quelle le mie origini, restare fedeli a questa formula mostrando che tutti siamo dei perdenti ti aiuta a capire che la vita è un pugno in faccia, ed è proprio il modo in cui incassi quel pugno a determinare come saranno il resto dei tuoi giorni, se in ascesa o in discesa. Questo è ciò che più mi piace fare, ma adesso a Hollywood va un po’ meno di moda rispetto al passato.

 Hogan: Ok, mi è rimasta una sola domanda da farti: odio questo argomento più di ogni altro perché anche con me viene tirato fuori ogni volta, ma mi è stato chiesto di affrontare la questione e…

 Sly: Dai spara!

 Hogan: Allora…alcuni dei miei avversari sostengono che sono troppo vecchio per salire ancora sul ring: tu cosa rispondi alla gente quanto ti dice che sei troppo vecchio per un altro Rocky o un altro Rambo?

 Sly: Probabilmente pensano che sono troppo vecchio in termini assoluti ma non si rendono conto che atleti come noi non hanno dei “termini assoluti”. Quello che secondo alcuni non sarei più in grado di fare io riesco ancora a farlo con la forza di volontà, con l’esperienza e con la professionalità. So come tenere sotto controllo le mie debolezze ed enfatizzare le mie qualità, la cosa più importante è sapere dentro di te fino a che punto puoi arrivare e non permettere mai a nessuno di dirti quando è il momento di mollare. Capirai da solo quando sarà il momento di staccare la spina, ma fino a quel giorno nessuno ha il diritto di dirti di andartene. La nostra generazione, la generazione baby-boomer (la generazione del boom demografico riscontrato in Canada, negli Stati Uniti e in Inghilterra tra il 1945 e il 1964, ndr.) e quella successiva sono diverse dalle precedenti, anche nello sport c’è una nuova tendenza, i record vengono stabiliti da atleti con un’età media superiore al passato e tutto questo è possibile perché è cambiato il tipo di allenamento, sono cambiati gli integratori ma soprattutto perchè è cambiata la mentalità: il mondo è diverso e noi adesso riusciamo a posizionarci un po’ più avanti sulla “curva” della vita…è un concetto che potremmo riassumere così: “ciò che il corpo è in grado di fare può essere immaginato dalla mente e ciò che la mente immagina più essere fatto dal corpo”. Alla fine dei giochi è una sorta di dare e avere, e noi non usciremo di scena fino a quando non ci sentiremo pronti a farlo.

 Hogan: Quando ci siamo incontrati ai Taurus World Stunt Awards eri in forma strepitosa, ho visto anche il trailer di Rocky Balboa, stai benissimo! Stai dieci volte meglio di tanti giovani wrestlers con cui salgo sul ring!

 Sly: (ride…)

 Hogan: Continua così fratello! E grazie per il tempo che mi hai concesso! Ti faccio i miei migliori auguri per il tuo film e tutto il resto, continua così, sei grande!

 Sly: Sei tu l’esempio da seguire! Quando la gente mi chiede chi è il miglior combattente con il quale abbia mai lavorato rispondo senza esitazione “Hulk Hogan è stato il più professionale, il più forte e il più dotato con il quale abbia mai lavorato ed è considerato “solo” un wrestler. Non sottovalutate mai le capacità di un wrestler, tra loro ci sono alcuni dei migliori atleti al mondo…”.

Una nuova collaborazione in vista?
Difficile ipotizzare se e quando Hogan e Stallone torneranno a collaborare sul set di qualche film, ma l’attuale tendenza di Sly a curare in modo maniacale sceneggiatura, regia e cast di tutti i suoi progetti farebbe ben sperare:  l’attore, come già ha fatto capire con “The Expendables”, la sua nuova pellicola attualmente in fase di post produzione dove in vari ruoli compariranno anche Bruce Willis, Arnold Schwarzenegger, Dolph Lundgren, Mickey Rourke e addirittura Stone Cold Steve Austin, sembra preferire la collaborazione con amici e colleghi di vecchia data oltre alla presenza di wrestlers più o meno famosi. Chissà se nel futuro di Hogan c’è un ruolo nel già annunciato Rambo 5 o nell’eventuale sequel di The Expendables…

 

Curiosità
Hulk Hogan ottenne un compenso di 15.000 dollari per interpretare il ruolo di Thunderlips.

All’inizio del match in Rocky III, Thunderlips viene annunciato come un colosso di 2 metri e 13 centimetri anche se in realtà Hogan è alto poco più di 2 metri: una “licenza” ben camuffata per mantenere le proporzioni con l’altezza “ufficiale” di Rocky che era di 1 metro e 89 centimetri (malgrado Stallone sia circa 1 metro e 78).

Il main event di Wrestlemania I rischiò di saltare perché la security del Madison Square Garden non voleva far entrare nell’arena il folto staff di Mr.T: lo stesso Hogan fu costretto ad intervenire per convincere Mr.T a calmarsi e a non abbandonare lo show.

Per la sfida tra Rocky e Thunderlips, Stallone si è ispirato al match tra Antonio Inoki e Muhammad Alì tenutosi il 26 giugno 1976 e terminato con un pareggio, probabilmente il più celebre incontro “pugile vs wrestler” della storia.

Dedicato con tutto il cuore ai miei due eroi dell’adoloscenza e non solo…

Tommaso “T.C. the Punisher” Consortini

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