Clarence Eklund: il campione dimenticato

Clarence Eklund: il campione dimenticato

La progressiva trasformazione del Wrestling da sport, sia pure controverso e discusso, a spettacolo di intrattenimento ha progressivamente fatto diventare la disciplina quella che conosciamo oggi, creando tanti grandi personaggi, ma anche facendone dimenticare altri.
E nessuno è dimenticato più ingiustamente di Clarence Eklund, il più grande Light Heavyweight di tutti i tempi.
Solitamente, gli storici considerano l’era di Frank Gotch come la “Golden Age” della storia del wrestling; questo può essere vero in termini di popolarità e esposizione mediatica, ma, in termini di tecnica, il periodo migliore iniziò negli anni ’20.
Fu in questo periodo che uomini come Clarence Eklund, Earl Caddock, Joe Stecher e John Pesek svilupparono ai massimi livelli il cosidetto “Leg Wrestling”: questi lottatori erano capaci di utilizzare le loro gambe con la stessa naturalezza delle loro braccia, per soffocare, bloccare o controllare l’avversario.
Oltre che un tecnico senza rivali, Eklund è stato uno dei pochi campioni, insieme al leggendario Frank Gotch, ad essersi ritirato imbattuto, ed ha allenato numerosi importanti wrestler.

Clarence Eklund

Forse, l’oblio che ha avvolto la sua figura può essere spiegato con il suo scarso spirito di adattamento: Eklund non accettò mai la trasformazione della sua amata lotta da sport a spettacolo di intrattenimento e il suo carattere non era certo portato agli intrighi da politicanti che caratterizzarono il wrestling dei decenni successivi.
Nato nel 1887, a Cloud County, Kansas, Eklund, come molti wrestler della sua epoca, trascorse la prima giovinezza lavorando nei campi e lottando come passatempo.
Ma abbandonò presto la casa familiare, per girovagare l’America in lungo e in largo, lavorando come ferroviere, boscaiolo e in un circo.
Aveva già visitato 22 Stati prima di compiere diciannove anni.
Continuando sempre a combattere come seconda occupazione.
All’epoca, il wrestling era immensamente popolare negli Stati Uniti, anche se non ancora minimamente organizzato.
Ogni cittadina e ogni villaggio vantava un campione locale, regolarmente sfidato dai lottatori itineranti.
Eklund divenne una troupe di wrestling di una sola persona, organizzando personalmente i suoi match, affittando il teatro, disponendo la materassina con le sue mani e poi lottando.
Scommetteva di schienare cinque atleti locali in meno di un’ora, in cambio di 100 dollari, e di affrontare qualsiasi uomo del suo stesso peso per 500 dollari.
A quei tempi, la vendita dei biglietti non era particolarmente profittevole, e la principale fonte di profitto era il giro delle scommesse.
Nel 1916, Eklund cominciò a reclamare per se il World Light-Heavyweight Championship, titolo fieramente conteso da numerosi lottatori.
Il più importanti di essi era Ad Santel, uno dei più grandi protagonisti della storia del wrestling, noto per avere affrontato e sconfitto diversi judoka e per aver affinato, molti anni dopo, le doti di lottatore di Lou Thesz.
Tuttavia, Santel pesava 180-185 libbre, ed Eklund si dichiarava disposto ad affrontare solo pretendenti al titolo del peso di 175 libbre.


Ad Santel

Nella primavera del 1916, Eklund si trasferì vicino a Buffalo, nel Wyoming.
Un anno più tardi, il 17 Agosto del 1917, affrontò Earl Caddock, campione mondiale dei pesi massimi.
Caddock, con un peso intorno alle 185 libbre, era leggero per un peso massimo, ma la sua velocità e la sua tecnica (era stato uno straordinario campione universitario e, prima del passaggio al professionismo, si era allenato con Farmer Burns e Frank Gotch) gli permettevano di gestire senza particolari problemi uomini ben più grandi di lui.

Caddock vinse con due schienamenti a zero.
Entrambi i lottatori dimostrarono di essere maestri di “leg wrestling”, capaci di utilizzare le loro gambe come se fossero un altro paio di braccia.
Il giornalista sportivo Bill Sopris scrisse:

“…è un genio nell’uso del Gravepine e nell’ostruire l’avversario con le sue gambe…il suo punto di forza sono le gambe…con questa grande potenza, è capace di liberarsi dalle prese e di stancare il rivale, battendolo infine con una Half Body Scissors e una Bar Arm.”

Dopo il match con Caddock, Eklund riprese i suoi vagabondaggi, lottando in Kansas, Missouri, Iowa e, infine, in Texas.
In quest’ultimo stato, affrontò un incredibile atleta, Elmer “Pet” Brown.
Brown aveva vinto un’incredibile serie di 500 incontri consecutivi, ed era considerato un eroe da tutti i texani.
Dopo avere sconfitto due volte George Gion, Brown si dichiarò campione dei pesi leggeri.
Eklund lo sfidò, e i due ebbero due match, il primo risoltosi in un pareggio, e il secondo vinto da Brown.
Un rematch fu organizzato il 14 Settembre del 1917, a Houston, dal Dr.Norton del Gulf Coast Club.
Dopo quattordici minuti di lotta veloce, Eklund intrappolò Brown in una combinazione di Body Scissors e di Double Wristlock.
Brown, incapace di liberarsi dalla doppia tecnica, cercò di resistere il più a lungo possibile, ma la sua schiena venne inesorabilmente schiacciata al tappeto.
A causa di un tendine leso nel braccio, Brown fu costretto a concedere il resto del match e incassò, dopo molto tempo, la sua prima sconfitta.
Brown richiese una rivincita, una volta che il suo braccio fosse guarito, e Eklund lo sconfisse nuovamente, due mesi più tardi, dominandolo completamente per entrambi i round.
Mentre si trovava in Texas, Eklund sconfisse anche Mike Yokel e Ralph Grant, consolidando ulteriormente la sua pretesa al titolo.
Solo Ad Santel era in grado di contrastarlo.
Quando non era impegnato a lottare, era impegnato nella sua fattoria nel Wyoming.
Dopo un breve e infelice matrimonio, terminato con un divorzio, sposò Florence Beaver, dalla quale ebbe quattro figli.
Eklund insegnò i rudimenti della lotta a molti giovani, in cambio di lavoro nella sua fattoria.
Jack Taylor, Rudy Dusek, Hugh Nichols e Andy Lutzi presero lezioni da lui.
Anche John Pesek, negli anni successivi, fu introdotto all’arte del Catch Wrestling da lui.
Nell’estate del 1919, Billy Mitchell e il suo campione, Pete Sauer, arrivarono a Sheridan, Wyoming.
Mitchell, immigrato russo e ex campione dei pesi medi del Maryland, aveva cessato la sua carriera di lottatore in seguito a un infortunio, ed aveva intrapreso la strada del promoter, organizzando incontri per Sauer.
Sauer, che in futuro sarà noto come Ray Steele e diventerà lo shooter di fiducia di Joe Stecher, era ancora agli inizi della sua carriera, ma era già un wrestler di tutto rispetto.
Il 4 Luglio i due si affrontarono, e Eklund, nonostante diversi chili di svantaggio, schienò il rivale dopo un’ora di estenuante lotta.
Durante il secondo round, Sauer cadde malamente sul tappeto, battendo la testa e risultando stordito e incapace di proseguire.
Mitchell cercò, inutilmente, di convincere Farmer Burns di spostare il limite di peso per i Light-Heavyweight da 175 a 178 libbre, in modo di annullare la pretesa al titolo di Eklund.
In un match di ritorno, Eklund intrappolò Sauer in una terribile Toe Hold, e Mitchell, vedendo che il suo atleta rifiutava di arrendersi, gettò la spugna.
Sauer, gravemente indebolito e zoppicante, non era più in grado di contrastare Eklund e una ulteriore Toe Hold lo finì.


Pete Sauer

Incapace di sconfiggere Eklund sul piano della tecnica, Sauer cominciò ad allenarsi duramente per aumentare la sua massa muscolare.
Contando su questo vantaggio, affrontò nuovamente il rivale il 6 Agosto del 1919.
Sauer avrebbe dovuto schienare due volte Eklund in 90 minuti.
Riuscì a vincere la prima ripresa, ma, ancora una volta, la Toe Hold gli fu fatale nella seconda.
Ormai sconfiggere Eklund era diventata un’ossessione per Mitchell, che reclutò Charles Olson, un duro shooter del Montana.
Il match tra i due fu descritto dalla stampa come la “più spettacolare esibizione di wrestling aggressivo che si sia mai vista”.
Quando le gambe di Eklund si serrarono intorno al collo di Olson, le sue labbra divennero nere e cominciò a perdere sangue dal naso.
Indebolito, fu violentemente gettato al tappeto, cadendo sulla testa e perdendo i sensi dopo più di un’ora di combattimento.
Olson era sfinito, e, nella seconda ripresa, fu sconfitto in quattro minuti con una Toe Hold.
Dopo un’ulteriore vittoria di Eklund, che sconfisse Sauer Sheridan, Mitchell si rassegnò: il lottatore del Wyoming era davvero imbattibile.
E così, invece di combatterlo, preferì allearsi con lui, cominciando a promuovere i suoi match.
Uno degli avversari con cui si dovette misurare il suo nuovo protetto fu Helmer Myhre, soprannominato “The Mason City Wildcat”, un altro lottatore con una solida pretesa al titolo.
Eklund e Myhre si erano già affrontati tre volte, con una vittoria a testa ed un pareggio.
Per il quarto e decisivo incontro Eklund si allenò intensamente con il suo ex allievo John Pesek, divenuto uno dei migliori grappler del business.
Myhre si aggiudicò la prima caduta con un Short Arm Scissors, ma non riuscì a finire Eklund e, dopo due ore e venti minuti di strenua lotta, fu dichiarato il pareggio.
Entrambi i lottatori riuscivano a malapena a stare in piedi, e le labbra di Myhre erano nere per i ripetuti strangolamenti subiti.
Lo scontro decisivo venne allora fissato per il 27 Gennaio del 1920, all’Orpheum Theater di Sheridan, con una stipulazione che non prevedeva il pareggio: Eklund e Myhre avrebbero dovuto continuare a combattere fino a che non sarebbe stato decretato un vincitore.
Eklund sfruttò la sua incredibile abilità nelle gambe nel primo round, aggiudicandosi la vittoria con una Body Scissors micidiale.
Myhre, nel secondo round, vinse grazie a una dolorosa Toe Hold.
Il terzo e decisivo round decretò la vittoria di Eklund, con una serie di Arm Lock.
Mitchell e Eklund si spinsero poi, nel loro tour degli Stati Uniti, in Texas, dove il vecchio rivale Pete Sauer aveva inanellato una serie considerevole di vittorie.
Forse confidando eccessivamente nei suoi miglioramenti, Sauer tornò a sfidare Eklund, e fu organizzato un incontro a Houston.
Il risultato non fu diverso da quello dei precedenti match, e Sauer rimediò alcune costole spezzate nel tentativo di resistere alla stretta delle gambe del fenomenale wrestler del Wyoming.
Ma una dura sfida attendeva Eklund al suo ritorno a Sheridan: George “Dub” Gion, che proclamava di essere il vero Light Heavyweight Champion e voleva dimostrarlo a tutti i costi in un match.
Dub Gion è uno di quei personaggi di grande rilievo nella storia del wrestling, anche se in gran parte sconosciuti perché, avendo combattuto per gran parte della loro carriera sotto falso nome, è praticamente impossibile ricostruire la loro storia.
Sappiamo comunque che gestì una scuola di wrestling a Lincoln, Nebraska per diversi anni, in aperta rivalità con quella di Farmer Burns: i due erano soliti mettere i propri allievi contro quelli dell’altro nei tornei.
Il match tra i due sembra discostarsi dal solito stile di lotta di Eklund, segno, forse, di una animosità tra i due che andava al di là della semplice rivalità sportiva.
Clyde Ragan, un poliziotto che faceva da arbitro, ebbe il suo bel daffare a regolare la contesa, con i due wrestler che, ignorando i suoi richiami, si prendevano a pugni, calci e gomitate.
Con un occhio che sanguinava copiosamente e intrappolato in una Toe Hold, Ragan non ebbe altra scelta che arrendersi.
Con un lottatore esperto come Eklund avere una parte del corpo dolorante è fatale, e infatti, nel secondo round, Ragan si ritrovò con lo stesso piede chiuso in un’altra Toe Hold, e fu costretto a cedere in pochi minuti.
Lo sconfitto diede comunque dimostrazione di sportività, riconoscendo le superiori capacità di Eklund davanti al pubblico.
Nei mesi successivi vennero sconfitti Henri Irslinger, Billy Edwards, Taro Miyake, George Barnes e Toni Bernardi.
L’unico che riesce a battere Eklund e ha strappargli il titolo è Ted Thye, ma il suo è un regno di breve durata, con l’ex campione che si prende subito la sua rivincita.
A questo punto non rimane nessuno a poter contestare a Eklund il titolo di campione Light Heavyweight.
Nessuno tranne Ad Santel, con il quale si continua a non riuscire ad organizzare un incontro.
Rimasto senza avversari nei pesi leggeri, Mitchell mette il suo uomo contro il colossale peso massimo Stanislaus Zbyszko.
L’incontro tra i due si tenne nel Novembre del 1921.


Stanislaus Zbyszko
Il polacco acconsentì a un Handicap Match: per ovviare alle differenze di peso e di forza, avrebbe dovuto schienare Eklund due volte in 60 minuti.
John Pesek commentò:

“Clarence è l’uomo più abile che ci sia nel wrestling, oggi.
E’ facile immaginare che un uomo gigantesco come il polacco possa sollevare Ek e schiantarlo a terra, ma, mentre Stanislaus lo solleva, Ek non se ne starebbe a guardare.
Quelli che hanno visto Eklund lottare sanno che le sue gambe non sono attaccate al corpo solo come ornamenti, e quando uno di questi tentacoli si avvolgerà intorno alle braccia del polacco sarà una bella impresa sollevarlo.
Un po’ come cercare di sollevarsi da soli afferrandosi gli stivali.”

Nel corso del match, Eklund si dimostrò in ogni singolo istante superiore tecnicamente al suo avversario, senza però riuscire a superare la sua tremenda forza.
Rimanendo all’attacco, fu attaccato continuamente alla schiena di Zbyszko, che si limitava a liberarsi dalle prese con la potenza.
Dopo 45 minuti, Zbyszko afferrò Eklund per le gambe e lo fece cadere malamente, atterrando su di lui e guadagnandosi la prima caduta.
Eklund coraggiosamente, voleva continuare a lottare, ma era visibilmente indebolito e il polacco si rifiutò di proseguire, per paura di infortunarlo.
L’arbitro dichiarò vincitore Stanislaus Zbyszko.
Dopo questa parentesi, Eklund continuò a difendere il suo titolo, a volte perdendolo, ma sempre riconquistandolo prontamente.
Appariva spesso a Columbus, Ohio, per gli show del promoter Al Haft.
Le sue sconfitte erano infrequenti, e sempre contro avversari molto più pesanti di lui, come la sua vecchia nemesi Pete Sauer, ormai diventato a tutti gli effetti un peso massimo.
Il 6 Aprile del 1925 il tanto sospirato match sembrò concretizzarsi: Ad Santel affrontò Clarence Eklund a Houston.
Purtroppo, però, il titolo non era in palio perché Santel pesava 189 libbre, al di sopra del limite massimo.
Santel si aggiudicò entrambe le cadute, ma Eklund continuò a proclamarsi campione dei Light Heavyweight.
La situazione fu presa in mano da Dick Lean, un intraprendente promoter australiano deciso a mettere ordine, una volta per tutte, nella caotica situazione del titolo dei pesi leggeri.
Fu indetto un torneo internazionale, che coinvolse 22 lottatori da tutto il mondo.
In rappresentanza degli Stati Uniti furono invitati Ad Santel, Ted Thye, Mike Yokel, Clete Kaufman e Clarence Eklund, il più vecchio del gruppo con i suoi 41 anni.
Thye era pubblicizzato come il campione in carica e Ad Santel, che aveva accettato di ridurre il suo peso a 175 libbre, come il primo contendente.
Il match tra Eklund e Kaufman fu all’unanimità giudicato dal pubblico uno dei migliori di tutti i tempi.
Come sua abitudine, Eklund lottò scalzo, ed utilizzò magistralmente le sue gambe per neutralizzare gli attacchi dell’avversario.
Kaufman riuscì a chiudere una Headlock, che fece sanguinare le labbra di Eklund.
Il lottatore del Wyoming riuscì però a liberarsi e a gettare a terra il rivale, accompagnando la sua caduta con una dura gomitata sul torace.
Kaufman era svenuto, e, dopo essere stato fatto rinvenire, concesse il resto del match.
Nel frattempo, Ad Santel aveva sconfitto Yokel e doveva essere proprio lui il prossimo rivale di Eklund, in un incontro atteso da lunghi anni.
Il match fu tenuto il 29 Settembre del 1928, a Melbourne.
C.Jaasund, un ex lottatore, scrisse, per lo “Sporting Globe”:

“Surclassato, questo termine riassume la sconfitta di Ad Santel per mano di Clarence Eklund…non c’è stato un singolo istante in cui Santel abbia vinto nettamente una mossa per il posizionamento…non ha fatto nulla se non cercare di non essere schienato, semplicemente perché Eklund non gli ha lasciato fare nulla…per un inesperto, non è stato un buon match…per lo studioso di wrestling, è stato geniale da parte di Eklund, chiuso, teso lavoro ogni minuto, senza mai concedere un centimetro.”

Finalmente Eklund aveva dimostrato quello che andava affermando da diversi anni, di essere in grado di sconfiggere Santel al suo stesso peso.
Santel, riducendo il suo peso per poter partecipare al torneo, aveva perso troppo della sua forza e della sua resistenza.
Come disse lo stesso Eklund:

“Si è ridotto da un uomo grosso a un uomo piccolo, e nel farlo ha diminuito la sua forza, la sua velocità e la sua vitalità.
Ecco perché l’ho battuto.
Non voglio nessun particolare complimento per averlo fatto…era solo l’ombra di se stesso; se non l’avessi sconfitto non avrei il diritto di definirmi un lottatore.”


Un momento del match tra Ad Santel e Clarence Eklund

Il 6 Ottobre del 1928, davanti a 8.000 tifosi australiani, si tenne la finale tra Ted Thye e Clarence Eklund.
Tre anni prima, Thye aveva sconfitto Eklund, rifiutandosi poi di concedergli la rivincita.
Lo scontro tra i due fu una incredibile dimostrazione di tecnica e di abilità.
Thye domiò gran parte del macth, ma Eklund ottenne una caduta nel sesto round e grazie ad essa vinse.
Era giunto all’apice della sua carriera, e, per la prima volta, esisteva un indiscutibile campione nella categoria dei Light Heavyweight.
Nel 1930 la National Boxing Association (NBA) cercò di mettere sotto il suo controllo il mondo del pro-wrestling, come già controllava quello del pugilato.
La NBA progettava di tenere una serie di tornei ad eliminazione, arrivando ad avere un campione per ogni categoria di peso.
Eklund rifiutò di prendere parte al torneo, non aveva fiducia in simili organizzazione, e scelse di ritirarsi dal wrestling imbattuto.
Negli anni successivi ebbe qualche sporadico ritorno, l’ultimo dei quali nel 1937, ma, ormai, non riconosceva più il mondo del wrestling, diventato così diverso dallo sport al quale aveva dedicato la sua vita.
Qualche anno dopo il suo ritiro, visitò il team della NCAA, invitato dall’allenatore per verificare i progressi dei suoi ragazzi.
Eklund, lasciando tutti sbalorditi, si confrontò con tutti gli atleti, schienandoli uno dopo l’altro con il minimo sforzo.
Morì il 4 Gennaio del 1981, all’età di 94 anni.

 

Nicola Medici

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