La più importante rivalità della storia: Joe Stecher vs. Ed Lewis

La più importante rivalità della storia: Joe Stecher vs. Ed Lewis

La fulminea ascesa di Joe Stecher

“L’ascesa dall’oscurità alla fama, in tutti gli sport più duri, è solitamente lunga e accompagnata da fatica e dolore, ma Stecher l’ha compiuta pressoché istantaneamente, grazie alla scoperta della Body Scissors Hold, la prima tecnica realmente nuova sviluppata in questa disciplina da un secolo a questa parte.”
Nat Fleischer


Joe Stecher

Quando i due fratelli Joe e Antone Stecher lasciarono la loro fattoria a Dodge, nel Nebraska, non potevano certo immaginare che sarebbero diventati una delle più importanti forze nella storia del wrestling e i più significativi candidati a riempire il vuoto lasciato da Frank Gotch.
Il padre li cacciò di casa perché non accettava la loro scelta di guadagnarsi da vivere come lottatori professionisti, uno stile di vita che considerava inadatto a delle persone oneste (in seguito riaccoglierà i due fratelli e diventerà un loro entusiasta sostenitore).
Joe e Antone, o “Tony” come veniva chiamato, viaggiarono in lungo e in largo nel Midwest, organizzando incontri ovunque fosse possibile.
Joe, con un peso di 205 libbre, gareggiava nella categoria dei pesi massimi, mentre Tony, che arrivava solo a 165 libbre, lottava contro pesi leggeri e medi, ed ebbe diverse grandi battaglie con il celebre Clarence Eklund.
Inizialmente, era Tony ad essere la “star” del duo, ma presto emerse che Joe era un autentico fenomeno.
All’apparenza, con il suo sorriso amichevole e il suo torso sottile e poco muscoloso, non sembrava neppure un lottatore.
Ma i suoi muscoli, anche se sottili, erano fatti d’acciaio, e il suo magro torso poggiava su un paio di gambe poderose come due querce.
Inizialmente, lui stesso non sapeva come sfruttare queste peculiarità fisiche, come commentò alcuni anni più tardi:

“Quando lottavo contro il mio avversario, non ero consapevole dell’utilità delle mie gambe, perché le usava semplicemente come leva per tenerlo a terra.
Ma, alla fine, imparai di possedere qualcosa di speciale, che gli altri non avevano, così lo perfezionai.
E questa presa mi rese celebre.”

Joe Stecher possedeva una incredibile Body Scissors, alla quale nessun avversario poteva sperare di resistere.
La allenava in continuazione, prima su sacchi di grano, poi sui maiali, e, infine, sui muli.
Montava in groppa al povero animale, per poi cominciare a esercitare pressione con le sue gambe: dopo qualche minuto, il mulo piegava le ginocchia a terra, privo di fiato.
Il primo match di Stecher di cui abbiamo notizia avvenne nell’Aprile del 1912, con il futuro campione del mondo Earl Caddock.
Organizzato dai contadini locali, si svolse in un fienile, davanti a 38 spettatori.
Stecher si aggiudicò la vittoria e l’intera borsa, poiché Caddock, che non intendeva diventare un professionista, rifiutò la sua parte.
Ma il mondo del wrestling si accorse, per la prima volta, che Joe Stecher era qualcosa di speciale grazie a un incidente capitato al grande Farmer Burns.
Burns stava girando l’America con Yussif Hussane, che sperava di far diventare il nuovo Frank Gotch, e pensava che Stecher fosse un facile bersaglio per il suo campione.
Un buon contingente di giornalisti accompagnò Burns e Hussane a Dodge, e si sviluppò una febbrile attività di scommesse.
Joe Stecher aveva già un leale seguito di sostenitori, disposti a scommettere grandi cifre su di lui, in alcuni casi arrivando addirittura a giocarsi la casa e la fattoria.
Hussane fu completamente preso alla sprovvista dalle capacità del rivale, che pensava essere un semplice contadino con un’infarinatura di Catch Wrestling, e fu costretto a morderlo alla gamba, perdendo il match per squalifica, per evitare l’umiliazione dello schienamento.
Una delle poche volte in cui una vecchia volpe come Farmer Burns finì per perdere denaro in un incontro.
Hussane fu solo il primo di una lunga serie di avversari a scoprire che la Body Scissors di Stecher era invincibile.
Una volta che le gambe del giovane lottatore del Nebraska si serravano intorno al rivale, ogni resistenza era futile, e si finiva inesorabilmente con le spalle inchiodate al tappeto.
Oltre a ciò, Stecher era fermamente contrario a predeterminare i match, rimanendo strettamente uno shooter.
Nessuno riusciva non solo a sconfiggerlo, ma anche solo a guadagnare una singola caduta contro di lui.
Marin Plestina, Bob Managoff, Paul Martinson, Jack Leon e Allen Eustace furono tutti duramente sconfitti.
La voce che in Nebraska combatteva un abile wrestler con un seguito di scommettitori disposto a rischiare qualsiasi cosa su di lui si diffuse molto rapidamente, e non si limitò a attirare l’interesse degli sportivi.
Un’organizzazione criminale dedita alle scommesse, con ramificazioni a Chicago, Kansas City e Omaha venne a sapere della cosa, ed era determinata a sfruttarla per il proprio guadagno.
Data l’onestà di Stecher, si decise di assoldare un esperto shooter, che, come consuetudine a quei tempi, lo avrebbe affrontato sotto falso nome: Ad Santel.
Santel apparve ad Omaha, dove cominciò a lottare sotto il ringname di Otto Carpenter.
Disputò una mezza dozzina di match nel Nebraska, vincendo contro avversari abbordabili, in modo da attirare l’attenzione dei sostenitori di Stecher, ma senza mai mostrare tutte le sue capacità.
Il trucco funzionò, e venne organizzato un match tra i due, il 5 Gennaio del 1915 a Fremont.
Gli scommettitori sciamarono nella zona con impressionanti quantità di denaro.
I contadini del Nebraska erano così sicuri del loro eroe che arrivavano ad accettare scommesse folli, anche di 10 contro 1, contro Carpenter.
Quando si sparse la voce che i bifolchi del Nebraska erano disposti a gettare via il loro denaro, gli scommettitori arrivarono da ogni parte degli Stati Uniti, anche da così lontano come San Francisco.
Solo nel giorno del match, con le scommesse ormai fatte, fu rivelata la vera identità di Carpenter.
All’inizio dell’incontro, i pantaloni di Stecher si ruppero, e pare che, nella pausa, Santel si sia rivolto ai suoi secondi, dicendo loro: “questo tizio non riuscirà mai a battermi”.
Ma tanta sicurezza era mal riposta: Joe Stecher vinse la prima ripresa in un’ora e undici minuti, dominando Santel con il suo magistrale utilizzo delle gambe, e la seconda in soli sette minuti.
Gli scommettitori di Omaha avevano perso così tanto denaro, che Santel dovette tenersi lontano dalla città per un certo periodo di tempo.
Si parlò di un rematch, ma non se ne fece nulla perché Santel non si fece trovare disponibile.
L’avversario successivo di Stecher fu un altro grande lottatore, Jess Westergaard.
Inizialmente, il match doveva svolgersi ad Omaha, ma gli scommettitori della città erano furibondi per non riuscire a controllare l’esito degli incontri di Stecher, ed esercitarono pressioni così forti sulla polizia che alla fine questa lo proibì, e così venne spostato a Lincoln.
Tremila entusiasti fan di Stecher lo seguirono fino al Lincoln Auditorium, per assistere ad un altro successo del loro idolo.
Con un approccio metodico, e stando sempre sull’offensiva, Stecher si aggiudicò entrambe le cadute con la sua Body Scissors in meno di venti minuti.
Westergaard era considerato uno dei migliori wrestler in circolazione, tra quelli che potevano reclamare la successione a Frank Gotch.
Battuto lui, rimanevano solo due ostacoli, a Joe Stecher, per essere riconosciuto come campione del mondo: Frank Gotch, che però ormai era pressoché ritirato, e Charles “Kid” Cutler di Chicago.
Dopo diverse altre vittorie di Stecher, il match tra lui e Cutler fu organizzato per il 5 Luglio del 1915, a Omaha.
La città era stata sottoposta a un duro boicottaggio economico da parte di numerosi sostenitori di Stecher, in tutto il Nebraska, per essersi rifiutata di ospitare il match contro Westergaard: i mercanti rifiutavano di rifornirsi dai suoi grossisti, e i contadini la evitavano, portando i loro maiali direttamente a Chicago.
Così, tutti gli uomini d’affari insistettero con i politici locali perché l’ostilità nei confronti di Stecher fosse abbandonata, e si potesse organizzare un suo match.
Kid Cutler era considerato da tutti, scommettitori ed esperti sportivi, una certezza.
Lui stesso si vantava:

“Sto per scommettere tutto il denaro che possiedo al mondo su me stesso e, se sei furbo, farai lo stesso.
Questo contadino non ha una sola possibilità di battermi.”

Le vanterie di Cutler non erano infondate, visto che aveva già delle vittorie contro Strangler Lewis, Ad Santel e Earl Caddock, ed era universalmente considerato l’erede di Frank Gotch.
E tuttavia, Cutler non sembrava davvero prendere sottogamba il suo avversario come sembrerebbe dalle dichiarazioni pubbliche.


Charley Cutler

Riunì tutti i migliori lottatori disponibili e li utilizzò come sparring partner, perdendo molto peso nel processo e raggiungendo la forma fisica migliore della sua carriera.
Gli scommettitori di Chicago videro la loro opportunità di rifarsi della batosta subita con il match tra Stecher e Santel.
Billy Rochelle, il manager di Cutler, arrivò a Omaha con 20.000 dollari (una cifra impressionante, per l’epoca), pronto a coprire tutte le scommesse.
Nel complesso, girarono centinaia di migliaia di dollari, con i contadini che aspettavano l’arrivo degli scommettitori alla ferrovia con i contanti in mano.
Le scommesse erano parte integrante e fondamentale del Wrestling professionistico di quel periodo, ma mai erano state numerose come in questo match.
18.000 fan entusiati affollarono Rourke Park per assistere all’incontro.
Frank Gotch in persona sedeva tra il pubblico e fu costretto ad alzarsi in piedi per salutare la folla 44 volte.
C’era un forte contrasto fisico tra i due contendenti: asciutto, quasi eccessivamente magro Stecher, muscoloso e dall’aspetto taurino Cutler.
Stecher cominciò a lottare con il suo solito metodo, calmo e riflessivo, quasi come un automa, mentre Cutler era aggressivo e pronto a prendere l’iniziativa.
Dopo dieci minuti di lotta in piedi, Cutler scagliò Stecher a terra, atterrando su di lui, ma il suo avversario, con grande velocità, gli afferrò la schiena e cominciò a lavorare per assicurarsi la Body Scissors.
Cutler cominciò a perdere il respiro sotto la stretta di due gambe forti come pitoni, e nonostante i suoi disperati tentativi di divincolarsi, le sue spalle vennero schiacciate al tappeto.
Giacque spossato a terra per sette minuti, con i suoi secondi che lo assistevano.
Rialzatosi in piedi, si avvicinò a Stecher e gli disse:

“Joe, se è mai esistito un campione nato, quello sei tu.”

Il secondo round seguì un copione simile al primo, con Cutler che partì in modo aggressivo, si assicurò una Crotch Hold su Stecher e lo mise a terra, solo per finire intrappolato nuovamente nella micidiale Body Scissors e essere schienato.
La vittoria di Stecher su Cutler dev’essere considerata una delle più grandi sorprese non solo nella storia della lotta, ma di tutto lo sport.
Come commentò, con grande sportività, Cutler dopo la sconfitta:

“Siamo stati un branco di stupidi.
Avevamo l’idea che un altro contadino fosse stato abbastanza presuntuoso da proclamarsi un contendente al titolo dei pesi massimi, e siamo arrivati qui con l’idea che batterlo sarebbe stato come rubare un dolcetto a un bambino…siamo stati ingannati…Stecher è un lottatore migliore di me.
Può schienare qualsiasi uomo al mondo.
Frank Gotch non lo può battere, non lo può fare nessuno.
Le sue gambe sono meravigliose, quando si stringono attorno a un avversario, buona notte…è come un gigantesco boa…lentamente, ma inesorabilmente, si stringono sempre di più.”

Joe tornò a casa con 11.500 dollari per la borsa, più diverse altre migliaia di dollari che aveva guadagnato scommettendo su se stesso.
Pare che Strangler Lewis e Earl Caddock avessero investito tutti i loro risparmi per scommettere su Cutler.
Frank Gotch, invece, conoscendo il valore del wrestler del Nebraska, aveva scommesso su Stecher.
Dopo il primo round, avvisò Lewis di cambiare la sua scommessa, e il lottatore, rimasto senza contanti, scommise il suo anello di diamanti.
Si parlò a lungo di un possibile incontro tra Frank Gotch e Joe Stecher, evento che avrebbe sicuramente replicato il grande successo dei due match Gotch Vs Hackenschmidt.
Il 21 Maggio del 1916, Gotch incontrò i promoter Gene Melady e Joe Hetmanek per cominciare le trattative sull’incontro.
Purtroppo, la sfida tra Frank Gotch e Joe Stecher non avvenne mai, ed è il più importante “match mancato” della storia della disciplina.
La salute di Gotch cominciò a declinare e morì qualche anno più tardi.
Nel frattempo, muoveva i suoi primi passi l’uomo destinato a diventare il grande rivale di Joe Stecher.

Ed “Strangler” Lewis: gli inizi della carriera

Il secondo grande protagonista di questa storia, Ed “Strangler” Lewis, non ebbe un’ascesa rapida come quella dell’uomo che diventerà il suo più pericoloso rivale, Joe Stecher.
Nato nel Giugno del 1890 o del 1891 (non c’è chiarezza sulla sua effettiva data di nascita), Robert Herman Fredericks, questo il suo vero nome, fu un bambino possente, visto che alla nascita pesava più di cinque chili, e dal carattere focoso.
Già nella prima adolescenza era solito sfidare ragazzi molto più grandi di lui a colpirlo il più duramente possibile allo stomaco, mentre lui appoggiava la schiena contro un muro.
A 12 si imbatté in un manuale di wrestling curato da Evan “Strangler” Lewis, il primo grande campione statunitense di Catch As Catch Can, e forse sarà in suo onore che, più avanti nella sua carriera, assumerà il suo celebre soprannome.
Come lo stesso Lewis ammetterà, molti anni più tardi, “se non fosse stato per quel libro, dubito molto che sarei diventato un lottatore”.
Appassionatosi alla lotta, il giovane Fredericks cominciò a impratichirsi, assieme a qualche amico, delle tecniche illustrate nel libro, in un casa abbandonata eletta a palestra.
All’età di 14 anni trovò lavoro in un magazzino e la sua forza (era capace di sollevare con una mano sola sacchi del peso di oltre 130 chilogrammi) lasciò senza parole gli altri dipendenti.
La voce che a Nekoosa si trovava un ragazzo dotato di una forza prodigiosa si diffuse rapidamente, e il retro del magazzino divenne teatro di numerose sfide di lotta, anche otto al giorno.
Ernest Lindsay, allievo del celebre lottatore Fred Beell, fu il primo wrestler di fama ad affrontare Fredericks, che rimase impressionato dalle vistose orecchie a cavolfiore dell’uomo, e gli chiese come aveva fatto a procurarsele.
“Stasera te lo farò vedere”, fu la laconica risposta di Lindsay, che impegnò Fredericks in un pareggio.
In un rematch, tenutosi a Neilsville, la cittadina dove abitava Lindsay, Fredericks riuscì a strappare una vittoria.
Un pareggio e una vittoria vennero ottenuti da Fredericks anche contro Dave Sharkey, soprannominato “l’orgoglio di Rudolph”.
Il suo incontro successivo rischiò di sfociare in una tragedia.
In quel periodo, la prima passione di Fredericks era il baseball, e, come membro della squadra locale di Nekoosa, si trovava nella vicina Lindsville per una partita.
Ma la sua reputazione di temibile lottatore lo precedeva, e George Brown, il campione locale, lo sfidò a un incontro, che venne improvvisato con una vecchia materassina disposta in una capanna.
Fredericks sollevò di peso Brown, schiacciandogli il torace in una Bear Hug così forte da farlo prima diventare cianotico, e poi svenire.
La polizia, accorsa sul luogo della sfida, costrinse Fredericks, assieme a tutta la sua squadra, a trattenersi a Pitsville per diverse ore, fino a che non si fu certi che Brown non avesse riportato danni fisici permanenti.
Raggiunti i diciassette anni di età, Fredericks si trasferì a Rhinelander, nel Winsconsin, per lavorare nella cartiera dello zio.
Per quasi due anni, Fredericks lavorò duramente, per dieci ore al giorno.
Come il grande Tom Jenkins prima di lui, l’impegnativa esperienza lavorativa sarà di grande aiuto nella sua carriera di lottatore.
Nelle parole dello stesso Fredericks:

“Questa esperienza mi aiutò più avanti.
Nei match più impegnativi, come quello di cinque ore con Stecher, dove non si arrivava da nessuna parte, dicevo a me stesso che non era duro come nella cartiera, e andavo avanti.”

In questo periodo della sua vita, Fredericks impara che il wrestling non è solo questione di forza bruta.
A impartirgli la lezione è un maestro d’eccezione, Fred Beell.
Beell si offrì di affrontare Fredericks in un Handicap Match, dove, per vincere, avrebbe dovuto schienarlo due volte in un’ora.
Fredericks, eccessivamente sicuro delle sue capacità, insisté per combattere il veterano in un normale incontro al meglio delle tre cadute.
Beell fu irritato dalla supponenza del giovane, e, anche se avrebbe potuto facilmente sconfiggerlo in pochi minuti, fece durare il match un’ora, durante la quale sottopose Fredericks a una metodica tortura, facendogli provare tutte le sue prese più dolorose, arrivando quasi a spezzargli il collo.
Fredericks dovette passare una settimana con entrambe le mani sotto il mento per sostenersi la testa, ma capì molte cose sul wrestling.
E’ probabile (ma non esiste nessuna testimonianza al riguardo) che, in questa fase della sua vita, prese diverse lezioni di Catch Wrestling da Beell, che abitava vicino a lui.
Per un breve periodo studiò presso il Ripon College, dove si dedicò al football, ma poi scelse in modo definitivo la carriera di wrestler professionista.
Cominciò a percorrere le piccole cittadine del Wyoming, del Winsconsin, del Dakota e del Minnesota, pronto ad affrontare qualsiasi sfidante.
Un articolo di giornale, qualche anno più tardi, scrisse:

“…c’era sempre una fiera che offriva un premio a chi sarebbe riuscito a resistere qualche round con il pugile della casa, o qualche minuto con il lottatore della casa.
C’erano anche tornei ad eliminazione, sbrigativamente organizzati tra cowboy e boscaioli, o di pugilato, o di lotta, o ancora di una qualche brutale combinazione di entrambi.
Lewis imparò il suo mestiere in questa atmosfera primitiva.”

All’inizio del 1910, Fredericks si trova a Minneapolis, dove il promoter Billy Potts lo inserisce in un Handicap Match, al Dewey Theater contro il famoso Stanislaus Zbyszko.
Il campione polacco affrontò tre avversari uno dietro l’altro: i primi due vengono sopraffatti in pochi minuti, ma Fredericks, tenendosi continuamente sulla difensiva, riuscì a resistere fino al raggiungimento del tempo limite, vincendo così venti dollari in palio.
Zbyszko si complimentò con il giovane wrestler, definendolo l’uomo più forte della sua età che abbia mai incontrato.
La svolta definitiva arrivò grazie ai due promoter Barton e Walls, che gestivano un importante giro di incontri a Louisville e Lexington, nel Kentucky.
Ed è anche in questo momento della sua carriera che, grazie a un singolare incidente, Fredericks assume il nome di Ed “Strangler” Lewis.
Barton si era accordato con Fredricks perché si recasse a Louisville il 10 Gennaio del 1913, per affrontare Bob Managoff, con il vincitore del macth che avrebbe lottato contro William Demetral.
Il promoter però, spedì i dettagli del match a Lansing, Michigan invece che a Lansing,Iowa, dove abitava Fredericks, che, non avendo ricevuto conferma dell’incontro, accettò un altro booking contro Cyclone Thompson.
Barton si trovò in un bel guaio: era rimasto senza lottatore, dopo aver già pubblicizzato l’incontro.
All’ultimo momento si riuscì a trovare un escamotage: Managoff si spacciò per Fredericks e lottò lui stesso contro Demetral.
Quando, qualche settimana dopo, arrivò a Louisville il vero Fredericks, fu ribattezzato Ed “Strangler” Lewis, nome che lo accompagnerà per tutto il resto della sua carriera.
Lewis si trasferirà a Lexington, e trascorrerà alcuni anni tra questa cittadina e Louisville.
La Strangle Hold fu, in questo periodo, la gimmick principale del lottatore, che alterna match dove la tecnica è permessa, ad altri in cui viene proibita.
Il primo grande successo della carriera di Lewis è contro Benjamin “Doc” Roller (che, in precedenza, lo aveva sconfitto due volte), il 18 Settembre del 1913.
La Body Scissors di Lewis spezza un paio di costole a Roller, che si vede costretto a concedere la vittoria.
L’incontro era valevole per il titolo di campione statunitense; titolo, in se e per se, di scarso valore, visto che era reclamato da almeno altri sei lottatori nel territorio statunitense, ma il successo contro un importante campione come Roller contribuisce a cementare la reputazione di Lewis.
Nel Settembre dello stesso anno Lewis affrontò Demetral, presentandosi sul ring scalzo, cosa che diventerà una consuetudine nel resto della sua carriera (lottare scalzi, come fanno oggigiorno i fighter dell’UFC, rende più difficili le leve alla caviglia).
L’incontro fu così violento che la polizia lo interruppe, e arrestò entrambi i wrestler.
Il sindaco, J.E. Cassidy, annunciò che non avrebbe più permesso incontri di wrestling professionistico a Lexington.
Ma la decisione venne presto annullata, visto che il 21 Ottobre Lewis e Demetral si affrontarono nuovamente: lo strangolatore si aggiudicò la prima ripresa, ma cadde dal palco nella seconda, infortunandosi e trovandosi così costretto a concedere la vittoria al rivale.
Un mese più tardi, Lewis fece il suo esordio a Chicago, affrontando e sconfiggendo Paul Martinson.
La fama del wrestler era in continua ascesa, e si cominciò a parlare di un suo incontro con Chaley “Kid” Cutler, l’erede di Frank Gotch.
I due, insieme ai loro manager, si incontrarono in un affollato ristorante di Chicago per discutere della borsa, ma la trattativa degenerò in una rissa.
Lewis, esasperato dalla difficoltà di trovare un accordo, propose a Cutler di uscire dal ristorante e di risolvere subito i loro problemi.
Cutler rispose, arrogantemente, che non considerava Lewis alla sua altezza, ricevendo in tutta risposta un pugno sul mento che lo fece volare fuori dal tavolo.
Gli inservienti dovettero intervenire per separare i due lottatori, decisi a conciarsi per le feste.
In quel periodo arrivò per la prima volta a Lexington Billy Sandow, un uomo destinato a svolgere un importante ruolo nella storia di Lewis e del wrestling, insieme al suo protetto Billy Jenkins.
Sandow, un ex ottimo peso medio che aveva combattuto con i nomi di Young Muldoon, Chicago Sandow e Young Sandow, si dedicava ora al ruolo di promoter e manager.
Billy Jenkins era diventato il suo ultimo protetto dopo aver sconfitto Yussif Hussane.
Nel giro di un mese, Ed Lewis sconfisse Jenkins due volte, continuando nel frattempo a lottare nel Kentucky e a Chicago, acquisendo sempre più esperienza e reputazione.
Tuttavia, in questo momento della sua carriera le sue capacità non erano ancora all’altezza di quelle di un vero shooter, come dimostra il suo match contro Americus (il ring name di Gus Schoenlein) all’Empire Theater di Chicago.
Americus, pallido e leggermente sovrappeso, sembrava nettamente svantaggiato rispetto al giovane e aitante Lewis, ma la sua esperienza e la sua abilità erano nettamente superiori, e si dimostrarono decisive.
Fin dall’inizio della contesa, Lewis tenne un atteggiamento estremamente aggressivo, cercando in tutti i modi, senza successo, di mettere a segno un takedown sul rivale.
Improvvisamente, Americus fintò una Crotch Hold, per poi far volare a terra Lewis con una esplosiva Flying Mare.
Lewis rimase stordito dall’impatto e venne schienato dopo cinque minuti e dieci secondi.
Il secondo round si concluse allo stesso modo, anche se questa volta ci vollero ben cinquanta minuti perché Americus riuscisse ad avere la meglio sul suo aggressivo rivale.
Un’altra sconfitta fu quella contro Fred Beell, al suo ritorno sul ring dopo una lunga assenza.
Durante l’incontro, tenutosi a Chicago, Lewis si aggiudicò la prima caduta con una Arm Scissors, ma, nella seconda, fu battuto con una micidiale Headlock, che Beell continuò a stringere finché il suo avversario non crollò sulle ginocchia, e batté in segno di sottomissione.
E’ singolare notare che Beell sconfisse Lewis con la stessa tecnica, la Headlock, che rappresentava il tratto distintivo dell’avversario.
Un’altra tecnica di sottomissione, la Toe Hold, segna la sconfitta di Lewis nella terza e decisiva ripresa.


Ed Lewis

Mentre Lewis si trovava a Chicago per combattere contro Beell, Walls distribuiva dei volantini in cui si richiedeva un match tra il suo assistito e Wladek Zbyszko, cosa che fece infuriare il lottatore polacco.
All’Ada Meade Vaudeville Theater di Lexington, Lewis venne presentato come attrazione speciale, sfidando un qualsiasi membro del pubblico a riuscire a resistere con lui per più di dieci minuti.
Bill Sandow, che, nel frattempo, aveva scaricato Bill Jenkins, accettò la sfida, e, dopo avere resistito per il tempo stabilito, scommise che un suo uomo avrebbe potuto sconfiggere Lewis anche con la Strangle Hold permessa.
Lewis accettò, e, una volta conclusi gli accordi, l’uomo di Sandow si rivelò essere Marin Plestina.
Plestina era stato uno dei tanti allievi di Farmer Burns, che aveva sperato, per un certo periodo, di renderlo il successore di Frank Gotch.
Lottatore poderoso e lento, era un efficace shooter, ma mancava completamente di “colore” e di showmanship, elementi che stavano gradualmente diventando sempre più importanti.
Jerry Walls organizzò il match alla Lexington Opera House, ma si rifiutò di permettere la Strangle Hold.
Il 10 Febbraio del 1914, giorno del match, Sandow si presentò davanti al pubblico, dicendo che la Strangle Hold doveva essere permessa.
Gli spettatori mostrarono il loro accordo con fragorosi cori “Strangle Hold!, Strangle Hold!”.
Lewis mise a segno il primo Takedown, ma non riuscì a tenere il potente avversario al tappeto.
Plestina cercò di lavorare per una Toe Hold.
Dopo due ore di lotta, l’arbitro interruppe l’incontro e dichiarò il pareggio, ma Sandow chiese di riprenderlo con tutte le prese permesse.
La richiesta fu respinta, ma i fan attendevano con impazienza un rematch.
Il “Lexington Herald” riassunse così la sfida:

“Lewis era troppo veloce per l’austriaco, e l’austriaco era troppo forte per Lewis.”

Il match di ritorno si tenne la settimana successiva, con tutte le tecniche, incluse quelle di strangolamento, concesse.
Addirittura, venne pubblicizzato come la “Stranglehold Championship Of The World”.
Dopo un veloce scambio iniziale, Plestina mise a segno il primo strangolamento della serata, ma Lewis si liberò e restituì il favore.
I due, nonostante i ripetuti ammonimenti dell’arbitro, uscirono diverse volte dal ring, mettendosi a lottare tra le sedie degli spettatori.
Lewis balzò numerose volte verso Plestina, per poi mettere a segno una Headlock, tecnica volante che diventerà una costante degli incontri della sua carriera.
Alla fine, Lewis fu squalificato per essersi rifiutato di interrompere una Headlock, e Plestina si aggiudicò la prima caduta.
Non appena iniziato il secondo round, Plestina sorprese Lewis con una Crotch Hold e lo scaraventò a terra, stordendolo e schienandolo in un attimo.
Negli anni successivi, quando Marin Plestina divenne un “trustbuster” (un wrestler indipendente, che non accettava l’autorità dei cartelli), la sua vittoria contro Lewis fu utilizzata dal suo manager per promuoverlo.
Dopo essersi preso un breve periodo di pausa dalla sua estenuante agenda, Lewis ritornò per affrontare Stanislaus Zbyszko in un Handicap Match: il campione polacco doveva schienarlo due volte in un’ora.
Il match fu filmato dalla Chicago Feature Film Company, e Zbyszko riuscì a ottenere una sola caduta, con Lewis che ricorse alla strategia di uscire ripetutamente dal ring.
Nell’Aprile del 1914 fu il fratello minore di Stanislaus, Wladek Zbyszko, ad affrontare Lewis in due match.
Il primo match si tenne a Detroit, ed ebbe un esito imprevisto.
Wladek ricorse ai metodi scorretti per i quali era noto, riempendo Lewis di testate e ginocchiate.
Ma Lewis, anche se era un wrestler e non un pugile, possedeva una potenza impressionante nei pugni e mise al tappeto Zbyszko con un diretto al mento, per poi procedere a prenderlo a calci in testa.
Il pubblico, furibondo, salì in massa sul palco per linciarlo, e dovette intervenire la polizia per impedire che l’incontro degenerasse in una rivolta.
La vittoria, per squalifica, fu assegnata a Wladek.
I due lottatori dovettero essere separati anche negli spogliatoi.
Il match successivo tra Zbyszko e Lewis si tenne a Buffalo e fu vinto dal polacco, che schienò Lewis dopo una Crotch Hold così potente che il suo avversario non fu in grado di tornare a combattere per il secondo round.
Gli incontri con i due fratelli Zbyszko furono senza dubbio fondamentali per far conoscere Lewis al pubblico, e tuttavia il lottatore conserverà per tutta la vita un pessimo ricordo di Wladek.
Nella maggior parte dei casi le risse sul ring erano semplicemente un modo per far scaldare il pubblico e costruire un rematch, ma, negli incontri tra Wladek Zbyszko e Ed Lewis, non è da escludere che fossero molto reali.
Dopo i diversi incontri gli Zbyszko, Lewis ebbe una grande opportunità: Walls riuscì a riportare Cutler a Lexington.
Prima dell’incontro, Lewis dichiarò di essere stato svantaggiato nel primo match con Cutler: in quel periodo stava sostenendo un ritmo molto intenso, lottando diverse volte ogni settimana, mentre il suo rivale era fresco e riposato.
Inoltre, si trattava del suo primo incontro in un ring con le corde, tipologia di match con la quale Cutler era molto più familiare.
La seconda sfida Cutler Vs Lewis fu tenuto il 27 Aprile 1914, al Ben Ali Theater di Lexington.
Lewis mise a segno il takedown iniziale con una Headlock, Cutler si liberò, poi entrambi ricorsero a diverse scorrettezze.
Dopo venticinque minuti, Lewis riuscì a mettere a segno una Toe Hold, e cominciò a torcere il piede di Cutler in modo innaturale.
Cutler cercò disperatamente di resistere, ma alla fine dovette arrendersi, sopraffatto dal dolore.
Durante la pausa tra un round e l’altro, Cutler visitò Lewis negli spogliatoi e si congratulò con lui, dicendogli che era enormemente migliorato rispetto al loro primo incontro.
Ma, nonostante i complimenti, Cutler non era certo disposto a regalare il match al rivale, e, nel secondo round, diede mostra di tutta la sua bravura, liberandosi con grande velocità di tutte le prese di Lewis.
Alla fine, ottenne lo schienamento dopo una violentissima Crotch Hold.
Lewis combatté dignitosamente nella terza ripresa, ma era ormai troppo stanco per competere alla pari con l’esperto nemico, e fu sconfitto con una Arm Hold.
Verso la fine dell’anno, Lewis si separò, in termini amichevoli, da Walls, e si alleò con Billy Sandow, decisione che rappresentò la svolta decisiva della sua carriera.


Ed Lewis
Sotto la tutela di Walls, Lewis era un giovane e promettente lottatore, capace di dare filo da torcere anche a wrestler molto più dotati di lui e di vincere match importanti.
Ma fu Sandow a creare il personaggio Ed “Strangler” Lewis.
Fu nascosto il suo umile passato di lavoratore in un cartiera, creando una storia alternativa che lo voleva professore dell’università del Kentucky.
Lewis non era assolutamente una persona colta, ma era appassionato fino all’ossessione per i vestiti eleganti.
Questo, unito al suo carattere vivace e simpaticamente sbruffone, fece in modo che riuscisse a farsi accettare dal pubblico come un ex professore universitario.
Fu pubblicizzata la Headlock con la quale Lewis concludeva i suoi match, anche se, in un’epoca nella quale si riteneva ancora che il wrestling fosse uno sport legittimo, la tecnica era bandita dalle commissioni atletiche di molti stati.
In questi casi, Lewis ricorreva alla Neck Yoke, con la quale schiacciava il mento dell’avversario contro il petto con una Front Facelock, impedendogli di respirare.
Sandow fece costruire dal suo fratello minore, Alexander, la Headlock Machine, una macchina consistente in una testa di legno tagliata a metà, con una robusta molla nel mezzo.
Allenandosi con quest’insolito attrezzo, più una trovata pubblicitaria che altro, si disse che Lewis sviluppò una forza tremenda nell’applicare la presa.


Ed Lewis alle prese con la Headlock Machine

Anche se eccitante e spettacolare, per gli standard dell’epoca, la Headlock non è una tecnica legittima di wrestling (per eseguirla bisogna dare la schiena all’avversario, cosa che nessun lottatore appena decente farebbe), e il fatto che Lewis la utilizzasse costantemente è una chiara indicazione che molti match erano work.
Ma, trovate pubblicitarie a parte, Sandow era un autentico esperto di preparazione atletica: il metodo da lui inventato, chiamato Kinetic Stress, fece notevolmente aumentare la massa muscolare e il peso del suo assistito.
Se, nella prima parte della sua carriera, lo scarso peso era considerato uno dei punti deboli di Lewis, in seguito il wrestler aumentò di molto la propria massa, fino ad assumere un aspetto decisamente corpulento.
Sandow non si limitò a creare una leggenda su Ed Lewis: aveva anche il potere di renderlo una star.
Come scrive lo storico Steve Yohe:

“Prima del 1918, gran parte del potere, nel mondo del wrestling, era nelle mani dei manager.
Per essere una grande star nello sport, avevi bisogno di un buon manager.
I manager non si limitavano a occuparsi dei soldi e dei booking, provvedevano anche agli allenamenti dei loro protetti e, probabilmente, determinavano l’esito dei match.
Il manager con la star più grande, che poteva fare più soldi, decideva chi vinceva o perdeva.
Un buon manager era probabilmente ancora più importante di avere delle grandi capacità di lottatore.”

L’inizio della rivalità

Lewis e Stecher si affrontarono per la prima volta il 20 Ottobre del 1915, a Evansville, Indiana.
Stecher aveva vinto da soli tre mesi il titolo mondiale, ed era all’apice della fama, mentre Lewis aveva appena iniziato ad essere conosciuto a livello nazionale.
Nella conferenza stampa prima del match, Stecher apparve come un ragazzo di campagna, timido e riservato, mente Lewis, vestito elegantemente, parlava amabilmente con tutti.
Lewis sembrava decisamente più pesante e forte, ma l’incontro non confermò questa impressione.
In effetti, per essere il punto di avvio di quella che risultò essere la più importante rivalità della storia del wrestling il match non risultò particolarmente eccitante.
Per due ore, Lewis si limitò a stare sulla difensiva, evitando abilmente i tentativi di Take Down di Stecher, ma senza intraprendere alcuna azione.
Anzi, ogni volta che si trovava al tappeto in una posizione di vantaggio, la abbandonava per tornare in piedi, spaventato all’idea di rimanere vittima della terribile Body Scissors.
Tony Stecher si lamentò con l’arbitro, affermando che uno sfidante doveva lottare a viso aperto con il campione, ma senza risultato.
Al termine delle due ore, Stecher, spazientito dalla elusiva strategia del rivale, lo caricò dopo averlo chiuso in un angolo, e Lewis si gettò fuori dal ring, battendo la testa contro una sedia nella caduta.
L’arbitro assegnò la prima caduta a Stecher, mentre Billy Sandow dichiarava che il suo assistito non era in grado di continuare a combattere.
Lewis (nonostante due medici, nello spogliatoio, lo avessero visitato e trovato perfettamente in grado di lottare) non si presentò per il secondo round.
Stecher venne così dichiarato vincitore del match.
Il pubblicò fischiò rumorosamente la deludente performance dei due.
Il sindaco stesso si presentò sul ring, per annunciare il sequestro dell’incasso, che sarebbe stato devoluto in beneficenza, affermando che il match non era stato reale.
Si potrebbe pensare che un incontro così imbarazzante avrebbe potuto minare la credibilità di Lewis, ma Sandow era un autentico genio del “ballyhoo”(propaganda, nel gergo del wrestling dell’epoca) e sapeva che una bugia, se ripetuta a sufficienza, viene accettata come verità.
E così, a Chicago e New York venne raccontato di come Lewis avesse messo in difficoltà il grande campione Stecher, tenendogli testa come un leone per due ore consecutive.
La cinica strategia di Sandow ebbe un tale successo che, ancora oggi, a un secolo di distanza, in molti libri il match viene descritto come un pareggio o un No Contest, mentre in realtà fu una vittoria di Stecher!
Dall’8 Novembre 1915 al 29 Gennaio del 1916 si tenne a New York il secondo di due importanti tornei di Lotta Greco Romana, organizzati dal promoter Samuel Rachmann, che approfittò dell’arrivo negli Stati Uniti di molti lottatori europei, in fuga dalla Prima Guerra Mondiale.
Trattandosi di un torneo internazionale, Lewis venne presentato come di origine tedesca, e vinse cinque incontri di fila, prima di pareggiare con Wladek Zbyszko, in un incontro durato venti minuti.
Il torneo non riuscì a rivitalizzare, come si proponeva di fare, la scena della Lotta Greco Romana negli Stati Uniti: i tempi di William Muldoon e Roeber erano ormai lontani, e il Catch Wrestling era da tempo divenuto lo stile preferito dal pubblico.
Oggi viene ricordato soprattutto per due motivi: perché lanciò il primo lottatore mascherato degli Stati Uniti, Masked Marvel, e perché contribuì a costruire Lewis come uno dei top wrestler dell’epoca.
Lo Strangler ottenne infatti diverse prestigiose vittorie: contro lo stesso Masked Marvel, Ben Roller e Wladek Zbyszko.
In quegli stessi giorni, Joe Stecher fece il suo trionfale esordio a New York, in un incontro con The Masked Marvel, organizzato da Jack Curley, che lo vide ottenere una vittoria facile con due cadute a zero.
Verso la fine del 1915 si intravide la possibilità di realizzare il match che era il sogno di ogni promoter americano: Frank Gotch annunciò che intendeva uscire dal suo ritiro per affrontare il nuovo campione Joe Stecher.
Il tanto atteso match tra i due non si realizzò mai: Gotch si spezzò una gamba il 18 Luglio del 1916, mentre si allenava con Bob Managoff, e questo pose fine a ogni progetto.
Stecher aveva speso gran parte del 1916 in incontri con avversari di basso profilo, preparandosi al grande match con Frank Gotch.
Una volta uscito definitivamente di scena quest’ultimo, aveva bisogno di nuovi avversari in grado di attirare pubblico.
E Ed Lewis aveva le carte in regola per essere il primo di essi.
E così, un anno più tardi dal loro primo incontro, il 4 Luglio del 1916, i due si affrontarono nuovamente a Omaha, davanti a un’enorme folla di 18.000 spettatori.
Stecher e Lewis lottarono per quasi cinque ore e, quando il sole tramontò, il ring venne illuminato dai fari delle automobili.
Questa seconda sfida si risolse in un pareggio e risultò essere di una noia mortale, andando vicino a uccidere per sempre il Pro Wrestling a Omaha: in pratica non successe nulla per tutte e cinque le ore, tanto che, nei minuti finali, il pubblico cominciò a lanciare degli oggetti verso i due lottatori.
Inutile dire che, come già successo nel primo match tra i due, Sandow riscrisse la storia, descrivendo il match come brutale e appassionante, aggiungendo poi che Lewis, dopo avere lottato per cinque ore, si fosse recato a ballare, mentre Stecher giaceva in un letto d’ospedale.
Il secondo match tra Stecher e Lewis viene di solito considerato un punto di svolta nella storia del wrestling: questo incontro, secondo la tesi, rese evidente che gli shoot rischiavano di essere troppo lenti e noiosi per il pubblico, portando così a una sempre maggiore predeterminazione.
E, tuttavia, la storia ufficiale del wrestling potrebbe sbagliarsi.
Lo storico Steve Yohe ha portato, in tempi recenti, forti argomenti a sostegno della tesi che l’incontro tra Lewis e Stecher sia stato un work.
I fan del Nebraska erano seriamente convinti dell’invincibilità di Stecher; per loro la vittoria del loro idolo era scontata.
Le scommesse vennero fatte, quindi, non sul vincitore del match, ma sulla sua durata.
Avendo Stecher vinto tutti i suoi match in meno di un’ora, vennero scommesse enormi quantità di denaro sulla sua vittoria in meno di 30 o 60 minuti.
Man mano che l’incontro si trascinava, sempre più scommettitori venivano privati del loro denaro, denaro che finiva nelle tasche di Lewis e dei suoi sostenitori.
Scrive Yohe:

“Non fu solamente un brutto match, la gente del Nebraska perse migliaia di dollari scommettendo su Stecher.
Prima o dopo il match, nessuno pensava che Lewis avesse una sola possibilità di battere o schienare Stecher, così le scommesse venivano fatte sulla durata del match.
Joe vinceva tutti i suoi match in breve tempo, così i contadini pensavano che sarebbe stata una scommessa sicura puntare su ‘Stecher sotto i 60 minuti’, o anche sotto i 30.
Man mano che il match continuava, continuavano a alzare le loro puntate ogni mezz’ora.
Una piccola fortuna fu fatta da chi aveva scommesso su Lewis, scommettitori delle grandi città, in tutto il paese.”

E’ molto probabile, che Lewis, con il suo classico stile difensivo, abbia rallentato il match apposta, sapendo di poter guadagnare molto di più così che cercando la vittoria.
Difficile dire se Stecher fosse parte del piano oppure no; non è comunque da escludere che il richiamo del denaro abbia finito per corrompere anche uno dei pochi uomini onesti rimasti nel business che, fino ad allora, si era sdegnosamente rifiutato di arrangiare l’esito dei suoi incontri.
Impossibile arrivare, a tanti anni di distanza, a delle conclusioni definitive, ma, work o shoot che sia stato questo celebre match, non c’è dubbio che il mondo del wrestling stesse radicalmente cambiando.
Gli incontri più importanti attiravano quantità di pubblico molto superiori rispetto a quelli di solo qualche anno prima, e il pubblico sentiva sicuramente la necessità di incontri più veloci ed eccitanti.
Come ho spiegato in articoli precedenti, il promoter Jack Curley, allora l’uomo più potente del business, fu colui che, più di ogni altro, spinse verso una trasformazione del Pro Wrestling, sia in cambiamenti nelle regole volti a renderlo più divertente da seguire (utilizzo sempre maggiore di incontri a una sola caduta, meno pareggi che facevano infuriare il pubblico e l’adozione di limiti di tempo), sia un sempre maggiore controllo dei promoter sui wrestler, i quali videro progressivamente ridursi la loro indipendenza.
Il principale rivale di Curley era Gene Melady, un promoter dell’Ovest che organizzò molti dei match più importanti dell’epoca.
Alla fine, fu proprio un wrestler controllato da Melady a porre fine al primo regno del grande Joe Stecher.
Ma, prima che Earl Caddock irrompesse sulla scena del wrestling, Stecher fu messo, per la prima volta, in difficoltà da un wrestler finlandese chiamato John Olin.
Olin, medaglia d’argento alle Olimpiadi, aveva intrapreso da breve una carriera da lottatore professionista negli Stati Uniti; parlava poco l’inglese e dava sempre l’impressione di essere spaesato.
L’undici Dicembre del 1916 fu organizzato un suo match, a Springfield, contro il campione; Olin era lusingato dall’aver ottenuto un booking con Joe Stecher.
L’incontro non sembrava particolarmente importante e Tony Stecher non era presente.
Lundin, il manager di Olin, si diresse nello spogliatoio per discutere del match con Tony, ma, non trovandolo, decise di tentare il colpo gobbo, dicendo al suo uomo che Stecher era intenzionato a vincere in un solo minuto.
La cosa fece infuriare Olin, che era disposto a perdere, ma non a fare una simile figuraccia, e il previsto work si tramutò in uno shoot.
Dopo due ore di lotta in cui nessuno dei due riuscì a prevalere, Olin era intenzionato ad abbandonare, ma Lundin gli disse che erano presenti diversi scommettitori finlandesi tra il pubblico, che avevano puntato molto su di lui e che gli avrebbero sparato se si fosse allontanato.
E così, lo shoot durò altre due ore e quaranta minuti.
A quel punto, i due wrestler si erano abbandonati a una semplice rissa senza nessuna parvenza di tecnica, e Stecher, infortunato a una spalla, abbandonò l’arena.
Olin venne annunciato come vincitore, ma non come nuovo campione, anche se, tecnicamente, aveva tutto il diritto di rivendicare il titolo.
Agli occhi del grande pubblico, Stecher rimase il campione indiscusso, e pochi, al di fuori del Nebraska, vennero a sapere dell’episodio.

 

Earl Caddock, l’uomo dalle mille prese

Innumerevoli lottatori si sono fregiati, nel corso della storia, del soprannome di “uomo dalle mille prese”, ma il primo e il più grande di loro è stato Earl Caddock.
Caddock nacque in South Dakota nel 1888, ma la sua famiglia, in cerca di cure mediche per la malferma salute del bambino (si pensava che il piccolo Earl fosse malato di tubercolosi), si trasferì presto a Chicago.
Il futuro lottatore cominciò presto a dedicarsi all’atletica, ottenendo eccellenti risultati e migliorando la sua salute.
A 14 anni, in seguito alla morte del padre in un incidente, si trasferì da dei parenti ad Anita, Iowa.
Ad Anita, mentre si guadagnava da vivere lavorando nella bottega di un macellaio, di notte lottava con qualsiasi sfidante per raccogliere qualche dollaro in più con le scommesse.
Pare che uno degli uomini che lo sfidarono fu un giovane e allora sconosciuto Joe Stecher, che lo sconfisse guadagnando un po’ meno di quattro dollari.
Nell’inverno del 1913-1914 tornò a Chicago, seriamente intenzionato a prendere lezioni di lotta all’Hebrew Institute, dove insegnava il celebre Ernest Kartje.
Kartje, quando Caddock gli si presentò, lo mise alla prova facendolo lottare contro Ben Reuben, uno dei dilettanti migliori dell’epoca.
Incredibilmente, Caddock strapazzò Reuben per venti minuti, procurandogli un orecchio a cavolfiore e costringendolo a cedere.
Quando Reuben, incredulo, gli chiese chi fosse, rispose:

“Solo un contadino dello Iowa.
Mai preso una lezione in tutta la mia vita, ma pensavo di poter essere un rassler.
Ecco tutto.”

E non solo Caddock divenne un wrestler, ma anche un wrestler formidabile.
Nel 1914 vinse il titolo Light Heavyweight della AAU, nel 1915 si aggiudicò sia il titolo Light Heavyweight sia, lottando in una classe di peso superiore, quello Heavyweight.
Ma lottare come dilettante poteva dare grandi soddisfazioni sportive, ma non economiche, e così Caddock decise di passare al professionismo.


Earl Caddock mostra la sua Head Scissors

Gene Melady divenne il suo manager, e gli organizzò diversi allenamenti con Farmer Burns e Frank Gotch.
Nel Maggio e nel Giugno del 1916, Caddock lavorò come parte del Sells-Floto Circus, insieme a Frank Gotch e al campione di pugilato Jess Willard.
Lottava regolarmente con Burns e Gotch e, anche se, con tutta probabilità, gli incontri erano dei work, ebbe l’opportunità di assorbire tanti importanti insegnamenti dai due grandi campioni.
Fu proprio in questo tour che Gotch si infortunò gravemente a una gamba, mandando all’aria il tanto atteso match con Joe Stecher.
In breve, Caddock divenne una delle più grandi stelle del wrestling, e lanciò ripetutamente delle sfide a Stecher, ormai considerato all’unanimità il campione.
Melady riuscì a organizzare un incontro tra i due, per il 9 Aprile del 1917, a Omaha.
Caddock si preparò intensamente per il match, allenandosi con Charley Cutler, Frank Gotch e Bob Managoff.
L’incontro venne pubblicizzato come una sfida tra il Nebraska e lo Iowa, e attirò 7500 spettatori.
Joe Stecher era il favorito, e molti scommisero sul fatto che Caddock non sarebbe riuscito a resistere un’ora contro di lui.
Il match iniziò lentamente, con entrambi i contendenti rispettosi dell’avversario e consapevoli della posta in gioco.
Stecher cercò ripetutamente di atterrare Caddock, che però blocco ogni suo attacco per oltre un’ora.
A un certo punto, Caddock cadde dal ring, battendo violentemente la testa.
Quando tornò sul quadrato, rimase vittima di una Body Scissors combinata con una Wristlock, e venne schienato, dopo un’ora e venti minuti.
Fu il primo schienamento subito da Earl Caddock nella sua carriera da professionista.
Nella seconda ripresa Caddock accellerò bruscamente il ritmo, e Stecher sembrò incapace di contrastare la velocità dell’avversario.
Dopo cinquanta minuti Caddock ottenne uno schienamento, ma l’arbitro si rifiutò di convalidarlo perché entrambi gli uomini erano parzialmente fuori dal tappeto.
La decisione per poco non provocò una rivolta da parte del pubblico.
Caddock continuò a dominare uno Stecher ormai esausto e capace solo di difendersi, fino ad ottenere uno schienamento dopo un’ora e quaranta minuti di lotta.
Il pubblico impazzì nell’assistere al primo schienamento subito da Stecher in tutta la sua carriera.
Entrambi i lottatori tornarono negli spogliatoi, ma, all’inizio della terza ripresa, Joe Stecher non si presentò sul ring e Joe Hetmanek, il suo manager, spiegò che non era in condizione di tornare a lottare.
Caddock fu dichiarato vincitore del match e nuovo campione.
Il giornalista Dan Lyons scrisse su di lui:

“…non si è specializzato in nessuna presa, anche se la sua preferita è la Head Scissors.
Le ha perfezionate tutte, in modo altamente scientifico.
Si dice che la sua Head Scissors sia letale quanto la celebre Body Scissors di Joe Stecher.
E’ esperto nell’utilizzare il corpo, le gambe, le prese alla testa, le Nelson, le varie combinazioni di queste e le leve.
Ha tutte le qualità essenziali di un campione di lotta, possedendo forza, velocità, resistenza coraggio e una meravigliosa tempra che gli permette di resistere anche ai trattamenti più duri.”


Earl Caddock
La vittoria di Caddock non fu particolarmente sminuita dal fatto che John Olin avesse cominciato a rivendicare il titolo, che gli spettava dopo avere battuto in un controverso shoot Joe Stecher.
Il 2 Maggio del 1917, in un match arbitrato da Frank Gotch, Ed Lewis lo sconfisse (Olin dovette abbandonare per un infortunio alla spalla) e venne proclamato nuovo campione.
Frank Gotch affermò che Ed Lewis era il wrestler migliore del mondo.
Ma, nonostante il prestigioso sostegno di Gotch, il titolo di Lewis ricevette davvero poca attenzione e riconoscimento, e oggi, le vicende della Title Line di Olin sono quasi completamente dimenticate.
Caddock era, agli occhi della stragrande maggioranza del pubblico, il nuovo re del wrestling.
E pochi uomini nella storia del business hanno meritato questo riconoscimento più di lui: non solo era un grande shooter ma un worker eccezionale.
Tutti gli altri grandi dell’epoca sono incappati in match fallimentari, Caddock no, riusciva sempre a coinvolgere il pubblico e a farlo andare a casa soddisfatto.
Ma un evento inaspettato complicò la situazione: l’entrata degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale.
Gli altri wrestler importanti dell’epoca fecero tutto il possibile per evitare il servizio militare, o si limitarono a prestarlo presso basi nel territorio statunitense, senza mai vedere il fronte, ma Caddock, un autentico patriota, si comportò diversamente e intendeva recarsi a combattere in Europa.
Molti volevano che il campione rinunciasse al titolo ma George Melady si oppose fieramente: la sua paura era di rimanere tagliato fuori dal business del wrestling, e di lasciare tutto il potere nelle mani del rivale Curley.
La situazione divenne nebbiosa, con Joe Stecher, Ed Lewis e Wladek Zbyszko che venivano tutti annunciati come campioni.
E un giovane lottatore del Nebraska, John Pesek, stava cominciando a farsi conoscere come un altro serio contendente.
Nel Dicembre del 1917, Curley organizzò un torneo per il titolo a New York, nel tentativo di incoronare un nuovo campione del mondo.
Il 22 Dicembre, Lewis e Wladek Zbyszko si affrontarono nella finale: lo “Strangler” dimostro la sua superiorità per tutta la durata del match, ma fu sconfitto a causa di una distrazione.
La Commissione Atletica di New York consegnò a Wladek una cintura e lo riconobbe come nuovo campione.
L’otto Febbraio del 1918 Earl Caddock ottenne un permesso dall’esercito per lottare e sconfisse Wladek Zbyszko, riprendendosi il titolo.
Il 26 Aprile dello stesso anno, al Madison Square Garden di New York, si tenne il terzo match tra Joe Stecher e Ed Lewis, terminato in un pareggio dopo due ore.
Contrariamente ai due precedenti, l’incontro venne giudicato eccellente, con molta velocità e manovre tecniche.
Entrambi i lottatori riuscirono a neutralizzare la temuta finisher dell’altro.
L’otto Maggio, Caddock difese nuovamente con successo il suo titolo contro Wladek Zbyszko, con una vittoria per decisione arbitrale, ma il pubblico cominciò a parlare della sua incapacità di schienare avversari più pesanti e forti di lui.
Erano, infatti, appena state introdotte delle nuove regole, secondo le quali gli incontri avevano un limite di tempo, al termine del quale il vincitore veniva deciso da una giuria, in modo analogo al pugilato.
La nuova regola era stata presa per evitare match lenti, noiosi e poco coinvolgenti, come molti di quelli in cui era stato coinvolto Lewis, ma molti spettatori non sembravano apprezzarla.
Il 21 Giugno, a Des Moines, Caddock ottenne un’altra vittoria per decisione contro Ed Lewis.
L’incontro fu uno show di Caddock dall’inizio alla fine, con Lewis che non riuscì a portare a termine nessuna azione, annichilito dalle superiori capacità tecniche del rivale.
Il 4 Agosto del 1918, la divisione di cui faceva parte Caddock venne spedita in Europa, e il titolo mondiale se ne andò con lui.
Stecher e Wladek Zbyszko si affrontarono, in un pareggio da due ore, il 25 Febbraio a Sioux City.
L’incontro fu così brutto che il pubblico lanciò ogni genere di oggetti sul ring, e si rischiò seriamente una rivolta.
Zbyszko venne proclamato vincitore il giorno dopo, ma l’idea di utilizzare anche nel wrestling le vittorie ai punti morì quel giorno: anche se, tecnicamente, le regola continuò a esistere per diverso tempo, non venne quasi più utilizzata.
Imparata la lezione, il quarto match tra Lewis e Stecher, tenutosi il 3 Marzo, venne organizzato con la consueta regola delle tre cadute.
Se nessuno dei due avesse vinto entro un’ora e mezzo, si sarebbe andati avanti ad oltranza, e sarebbe stato giudicato vincitore chi avesse ottenuto il primo schienamento.
Il pubblico aveva diritto a essere rimborsato in caso di pareggio.
Il match durò più di un’ora e mezzo, e Lewis ottenne lo schienamento, e la sua prima vittoria contro Stecher, dopo oltre due ore di match.
Inutile dire che il successo contro Joe Stecher fu il momento più importante della carriera di Lewis, il suo lancio definitivo tra i grandi.
Nel frattempo Caddock era stato spedito a combattere e, in Francia, rimase coinvolto in un attacco in cui venne utilizzato del gas chimico, mettendosi troppo tardi la maschera antigas e rimanendo intossicato.
Le scarse condizioni igieniche del fronte e la pessima alimentazione contribuirono ulteriormente a minare la sua salute, al punto che dovette essere ricoverato in ospedale.
Il suo futuro nel mondo della lotta cominciava a essere in forse.
Jack Curley proclamò campione Wladek Zbyszko il 3 Marzo, dando per scontato che Caddock non fosse più in grado di combattere, o, forse, volendo assestare un colpo definitivo al suo nemico Melady.
Joe Stecher sconfisse Wladek, il 9 Maggio, con la sua Body Scissors, riconquistando il titolo.
Tuttavia, Earl Caddock tornò inaspettatamente negli Stati Uniti il 23 Maggio.
Sua moglie era malata, e Caddock utilizzò questo argomento per ottenere il congedo.
L’Esercito aveva dei progetti per lui, e si parlò addirittura di inserirlo nella guardia personale del presidente Wilson, ma Caddock non era più il patriota ingenuo ed entusiasta di prima della guerra.
Rifiutò tutti i progetti che gli vennero proposti, e mise in chiaro che sarebbe stato disposto a combattere nuovamente solo se gli Stati Uniti fossero stati invasi, un punto di vista condiviso da molti reduci.
Abbandonata la carriera militare, tornò ad allenarsi per tornare a combattere.
Tornato nel mondo del wrestling, arbitrò l’incontro tra Joe Stecher e Ed Lewis, il 4 Luglio del 1919, a Omaha, lo stesso luogo della storica debacle di tre anni prima.
Stecher vinse per due cadute a zero, aggiudicandosele entrambe con la sua Body Scissors.
Ma, ora che Caddock era tornato sulla scena, nessun campione poteva essere credibile senza una vittoria su di lui.
Così, fu organizzato un torneo a New York, dove parteciparono Wladez Zbyszko, Ed Lewis e Joe Stecher, con il vincitore che avrebbe affrontato Caddock al Madison Square Garden.
Stecher sconfisse Lewis (il 3 Novembre) e Zbyszko (l’8 Dicembre), guadagnandosi così il suo match con Caddock, fissato per il 30 Gennaio del 1920.
Raramente un incontro di wrestling aveva ottenuto, dopo l’era di Gotch, un così forte interesse a livello nazionale.
Denman Thompson, giornalista sportivo di Washington scrisse, a proposito del match:

“Che ci sia un genuino e ampio interesse per il wrestling, nonostante la cattiva reputazione in cui è caduto a causa di disonesti lottatori e avidi promoter, è dimostrato dalla grande attenzione per il prossimo match tra Joe Stecher e Earl Caddock…non ci può essere discussione sul fatto che, quando i due si incontreranno, al Madison Square Garden, sarà deciso il miglior lottatore degli Stati Uniti, e il vincitore sarà riconosciuto come degno erede di Frank Gotch.”

Jack Curley insistette perché il match si tenesse con la nuova regola di una sola caduta.
Stecher e Caddock si divisero una borsa di 40.000 dollari (25.000 al vincitore e 15.000 allo sconfitto), alla quale si aggiunsero altri 30.000 dollari per i diritti cinematografici; il match, infatti, fu uno dei primi a essere filmato.
Caddock si sottopose a dure sessioni di allenamento a Great Neck, Long Island, correndo tutti i giorni nonostante le strade ghiacciate.
In molti continuavano a ritenere che non fosse più lo stesso lottatore di prima, dopo l’esperienza della guerra.
Con tutta probabilità, gli effetti dell’avvelenamento da gas furono in parte esagerati negli anni successivi, ma non c’è dubbio che la sua salute e la sua condizione atletica fossero peggiorate.
La notte dell’incontro, 10.000 spettatori affollarono il Madison Square Garden, con migliaia di altre persone che si accalcavano fuori dall’arena.
Ad arbitrare il match, il grande campione dei pesi leggeri George Bothner.
Stecher fu accompagnato sul ring da un gruppo di marinai (durante la guerra aveva prestato servizio nella Marina), Caddock da dei soldati.
Entrambi i contendenti apparvero cauti all’inizio della contesa.
Si afferrarono a vicenda il collo e le spalle, spingendosi e tirandosi per tutto il ring, Stecher calmo e metodico, Caddock che mostrò la sua tipica aggressività, cominciando presto a sudare copiosamente.
Nessuno dei due sembrava in grado di ottenere una netta posizione di vantaggio.
A un certo punto, Stecher afferrò una gamba del rivale e lo rovesciò per terra.
Caddock ebbe la prontezza di spirito di strisciare sotto le corde, e Bothner fece ripartire l’incontro a centro ring.
Caddock sembrava aver sviluppato un metodo per difendersi dalla temuta Body Scissors di Stecher: sollevando le gambe e stringendo le ginocchia contro il suo corpo, impediva alle gambe dell’avversario di chiudere la loro stretta.
In un’occasione, si liberò dalla presa afferrando un piede di Stecher, e torcendolo violentemente.
E tuttavia Caddock, con tutta la sua incredibile abilità, sembrava soltanto capace di ritardare una inevitabile sconfitta.
Dopo due ore di lotta estenuante, Stecher era riuscito a portare Caddock al tappeto, mettendo a segno una Half Nelson, per poi cambiare fulmineamente posizione, spingendolo sulla sinistra.
Caddock, nel tentativo di liberarsi, si scoprì un attimo, e Stecher, con una velocità che lasciò a bocca aperta gli spettatori, ne approfittò per mettere a segno una Wristlock, con la quale conseguì la vittoria.
L’incredibile incontro era durato due ore e cinque minuti.
Stecher aiutò il nemico sconfitto a rialzarsi in piedi, Caddock gli strinse la mano per poi allontanarsi, zoppicando.
Il mondo del wrestling aveva finalmente un nuovo campione indiscusso, nonostante il maldestro tentativo di Melady, alcune settimane più tardi, di contestare la legittimità del match, con il pretesto che le regole del Catch prevedevano di vincere con due cadute, non solo una.

Lewis e Sandow prendono il controllo del business

Ed Lewis era considerato il terzo uomo nel mondo del wrestling, dopo Caddock e Stecher, una situazione particolarmente insoddisfacente per lui, visto che si considerava superiore a tutti per quanto riguarda le autentiche capacità di lotta.
A Chicago, gli era stata concessa una significativa vittoria contro Stecher, ed era diventato il primo uomo a schienare il lottatore del Nebraska due volte in un singolo match ma dovette poi restituire il favore, venendo sconfitto sia da Zbyszko, sia da Stecher in importanti match a New York.
Era tipico dello stile di booking di Curley il non fare apparire nessuno dei lottatori di punta nettamente superiore agli altri, probabilmente per evitare il nascere di un nuovo Frank Gotch, un wrestler così potente da prendere in ostaggio il business.
Il sistema funzionava e teneva vivo l’interesse del pubblico.
L’incontro tra Lewis e Zbyszko, nel Marzo del 1919, fece registrare il tutto esaurito al Madison Square Garden, con migliaia di fan che non riuscirono a trovare un posto a sedere.
Lewis ebbe l’opportunità di prendersi la sua rivincita su Stecher il 13 Dicembre 1920, in un incontro organizzato alla 71st Regiment Armory di New York.
I due combatterono un match veloce ed eccitante, ben diverso dagli incontri lenti e noiosi tra i due tenutisi in Nebraska.
La sfida giunse a un termine quando Lewis, liberatosi dalla Body Scissors di Stecher, chiuse il rivale in sette Headlock consecutive.
Stecher riuscì a liberarsi da tutti e sette gli attacchi, ma, indebolito, rimase vittima di un’ottava Headlock, che lo trascinò a terra e lo fece rimanere schienato.
Lewis insistette per anni che il match fu uno shoot, ma è davvero difficile crederlo, consideratone lo svolgimento.
Il “New York Times” fu entusiasta del macth, notando che Stecher e Lewis avevano fatto vedere più azione negli ultimi sette minuti che nell’ora precedente:

“In effetti, c’è stata più vivace e ininterrotta azione da parte dei due lottatori in questo spazio di tempo, di quanta ce ne sia solitamente in un intero match di pugilato.”

Il regno da campione di Lewis partì ottimamente, con una vittoria su Caddock che fece registrare il tutto esaurito.
Tuttavia lo “Strangler” non era ancora una vera e propria attrazione, e la sua popolarità era ancora ben lontana da quella di Stecher.
Il suo match con John Pesek dell’Aprile 1921 attirò soltanto 4000 spettatori, la metà di quelli che erano accorsi per vederlo alle prese con Caddock all’inizio dell’anno.
Inoltre, la commissione atletica di New York, guidata dal grande ex wrestler William Muldoon, nutriva molte perplessità sulla Headlock, considerata sostanzialmente uno strangolamento mascherato.
Il 6 Maggio 1921, Jack Curley organizzò un incontro, valevole per il titolo, tra Ed Lewis e Stanislaus Zbyszko, alla Twenty-Second Regiment Armory.
Zbyszko, un buon amico di Jack Curley, era tornato negli Stati Uniti da poco, dopo essersi trasferito in Europa nel 1915, rimanendo coinvolto nella Prima Guerra Mondiale e nella Rivoluzione Bolscevica.
Ritornato a lottare, aveva perso in breve tempo venti chili di peso, e si era rapato a zero i capelli, secondo alcuni per difendersi dalla Headlock.
10.000 spettatori assistettero alla sfida tra i due: Lewis, molto più agile e veloce, passò tutto il tempo sull’offensiva, mentre Stanislaus stette tutto il tempo chiuso in difesa, attendendo un errore dell’avversario.
Errore che arrivò dopo venti minuti, quando Lewis balzò verso Zbyszko per mettere a segno la Headlock.
Il veterano polacco schivò l’assalto, e Lewis cadde al tappeto, rimanendo stordito e rimanendo facile preda di una Neck Hold che lo schiacciò al tappeto.
Stanislaus era il nuovo campione, mentre il primo regno di Lewis era durato solo quattro mesi e ventiquattro giorni.
Si possono fare diverse ipotesi sui motivi che spinsero Jack Curley a togliere il titolo a Lewis dopo un lasso di tempo così breve.
Il fiasco del match contro Pesek fu probabilmente un fattore, insieme alle difficoltà del pubblico di accettare un campione “heel”, dopo anni di detentori del titolo dall’immagine rispettabile e sportiva, come Gotch, Stecher e Caddock.
Lewis era odiato con tutto il cuore dagli spettatori, e fischi e rivolte accompagnavano ineluttabilmente ogni sua vittoria.
O forse si trattò semplicemente di una scelta di booking nel solito stile di Curley, che amava i frequenti cambi di titolo.
Il match di ritorno tra i due, tenutosi nel Madison Square Garden, a Novembre, segnò una scioccante svolta nel mondo del wrestling: non fu organizzato da Jack Curley, ma dal suo rivale Tex Rickard, un promoter di pugilato.
Curley perse il controllo del wrestling, con Sandow e Lewis che si resero indipendenti.
Il 3 Marzo del 1922, Lewis si riprese in titolo, sconfiggendo Zbyszko in un incontro al meglio delle tre cadute a Wichita, Kansas.
La motivazione di questo cambio di titolo, come al solito, era il denaro.
Infatti, il campione di pugilato Jack Dempsey aveva lanciato una sfida a Zbyszko, proclamando:

“Metterò KO Zbyszko e una mezza dozzina di campioni di wrestling nella stessa notte.”

Sandow, intuendo il gigantesco potenziale di un simile incontro (Dempsey era l’atleta più popolare degli Stati Uniti, e i suoi incontri generavano incassi da capogiro), divenne ossessionato dall’idea di organizzarlo, ma voleva che a combattere contro il pugile fosse Lewis, non il più vecchio e meno capace Zbyszko.
L’incontro tra i due campioni fu pubblicizzato in lungo e in largo, ma alla fine non se ne fece nulla: Dempesy e Lewis proseguirono le rispettive carriere e nessuno seppe mai chi fosse il migliore dei due.
Nonostante ciò, il secondo regno di Lewis fu molto più fortunato del primo.
Lewis era enormemente migliorato come performer, diventando capace di svolgere match che piacevano al pubblico, ben diversi dai lenti e noiosi incontri svolti interamente sulla difensiva di una volta.
Un altro fattore importante da considerare è la trasmissione di diversi incontri sulla radio nazionale, che contribuì a portare il wrestling nella casa di ogni americano.
Tradizionalmente, molti articoli fanno risalire a questo periodo (dominato dal cosidetto “Gold Dust Trio” di Lewis, Sandow e Mondt, uno shooter entrato a far parte del gruppo nel 1922) l’inizio del wrestling moderno.
Secondo questa tesi, Lewis e Sandow portarono nel business un livello di organizzazione precedentemente sconosciuto, facendo sì che il risultato di ogni incontro avesse un senso, e costruendo con attenzione ogni pretendente al titolo.
Cambiarono anche il modo di apparire del wrestling sul ring, grazie soprattutto alle idee di “Toots” Mondt.
Nelle parole dello stesso Mondt:

“Prendemmo le cose migliori del pugilato e le prese della Lotta Greco Romana, le combinammo col vecchio stile di combattimento e chiamammo l’ibrido “Slam Bang Western Style Wrestling.”

In poco tempo, grazie alle innovazioni di Lewis, Mondt e Sandow, la popolarità del wrestling avrebbe raggiunto nuove vette, mentre la vecchia guardia fu messa in ginocchio e costretta a cooperare.
Il principale sostegno a questa narrazione è un libro pubblicato nel 1937, “Fall Guys”, dal giornalista Marcus Griffin, il primo “smart” della storia del wrestling.
Lo stesso termine “Gold Dust Trio”, mai utilizzato precedentemente, compare per la prima volta in questa opera, che è sempre stata ripresa pigramente da molti ricercatori.
Lo stesso Griffin, in “Fall Guys”, scrisse:

“Sandow faceva firmare contratti ai wrestler, e si dice che ne controllasse fino a cinquecento, di questi giganti, nello stesso tempo.
E così Sandow era in controllo, non solo dei wrestler, ma anche dei club di wrestling, perché, senza lottatori, i promoter indipendenti non potevano lavorare e, tramite i contratti, Sandow aveva ogni talento valido sotto il suo controllo.”

Lou Thesz, nella sua autobiografia “Hooker”, spiega così il contributo di Mondt:

“Mondt fu responsabile per aggiungere un dettaglio del gioco in esistenza ancora oggi: il wrestling come uno show confenzionato.
In effetti, è stato il suo più grande contributo al business.
Fino ad allora, i wrestler si muovevano molto di più, come i barnstormer di una volta, ottenendo booking ovunque potessero, di solito non più di una data o due in una città, mentre i promoter non erano molto più che matchmaker.
Mondt pensò che era molto più sensato, dal punto di vista ecomonico, organizzare il wrestling come uno spettacolo di vaudeville, mantenere una stable di wrestler e organizzare l’incontro come un pacchetto, rimpiazzando qualche talento di tanto in tanto per mantenere la novità.”

Per molto tempo, “Fall Guys” e “Hooker” sono state le uniche fonti disponibili per questo periodo della storia del wrestling, e non bisogna stupirsi se gran parte dei libri e degli articoli ripetono la stessa storia, sul geniale trio che rende popolarissimo il wrestling, sulle grandi trovate di Mondt, ecc., ecc.
Tuttavia, negli ultimi tempi, ricerche più accurate hanno messo fortemente in discussione questa versione della storia.
In un articolo pubblicato il 31 Dicembre del 1923, sul New York Herald, si osserva come il wrestling fosse al suo minimo storico di popolarità a New York e non stesse andando molto meglio nel resto degli Stati Uniti.
E, in effetti, se si osservano i dati di incasso e affluenza del periodo, la crisi appare evidente, in forte contraddizione con le tesi sostenute in “Fall Guys”.
Anche l’affermazione che ci fossero cinquecento wrestler messi sotto contratto da Sandow appare un po’ assurda, se non altro perché, quando Stecher riconquistò il titolo, quasi tutti cambiarono casacca e passarono nella sua fazione.
O questi contratti non erano mai esistiti o non erano scritti in modo particolarmente intelligente.
E molte delle innovazioni tradizionalmente attribuite al “Gold Dust Trio” presero forma definitiva nel terzo regno di Stecher.
L’introduzione di elementi di brawling negli incontri, e, soprattutto, la graduale scomparsa del giro di scommesse intorno agli incontri (provocata, quest’ultima, da una politica sempre più restrittiva da parte del governo) furono cambiamenti di grande rilevanza, ma difficilmente attribuibili a singoli individui, risultando piuttosto un’evoluzione naturale della disciplina.
E’ stata avanzata l’ipotesi, a mio avviso molto credibile, che Marcus Griffin, nello scrivere “Fall Guys”, sia stato fortemente influenzato da Toots Mondt (per non dire che Mondt fu il ghostwriter del libro).
Questo spiegherebbe perché “Fall Guys” è l’unico testo a descrivere in una luce favorevole Mondt, che appare, in tutte le altre testimonianze, come un ladro e una persona priva di scrupoli.
E, probabilmente, Mondt, megalomane come tutti i grandi protagonisti della storia del wrestling, ha fortemente esagerato la sua influenza presso Lewis e Sandow (sicuramente aveva delle buone intuizioni, ma non appare molto credibile che i due veterani trattassero alla pari un giovane come lui), e anche l’importanza del periodo storico in cui fu protagonista.
Se il business, nel 1922 e nel 1923, era in difficoltà, nel 1924 si fecero registrare buoni incassi e un graduale aumento del pubblico.
Ma, nel frattempo, Joe Stecher era ritornato sulla scena.
Nel 1922 e nel 1923 aveva tentato la carriera del giocatore di baseball professionista, ma, lasciatasi questa parentesi alle spalle, era pronto a sfidare nuovamente Lewis per il titolo.
E’ probabilmente per difendersi da Stecher che Lewis utilizzò, in questo periodo, un nutrito gruppo di “policeman”, duri shooter incaricati di affrontare i lottatori indipendenti.
Tra questi, il migliore era John Pesek, un wrestler del Nebraska dalle incredibili capacità.
Stecher, presente a bordo ring in un match tra Ed Lewis e Josef Gurkeweicz, salì sul ring durante la pausa tra le due riprese e sfidò il campione per il titolo.
Ed Lewis non era sicuro di poter sconfiggere Stecher in uno shoot, e pretese che, prima di lui, l’ex campione affrontasse Stanislaus Zbyszko, John Pesek e “Toots” Mondt.
Nel Gennaio del 1924, a St.Louis, Stecher sconfisse Zbyszko, pagandolo 10.000 dollari per farsi schienare in due cadute consecutive.
Stecher spese più di quello che guadagnò per comprare la vittoria contro il polacco, ma era disposto a questo e altro pur di avere un match contro Lewis.
Tuttavia, le trattative tra i due erano in stallo: Lewis era disposto a concedere al massimo un pareggio e continuava a temere un double cross da parte del rivale.
Mondt mandò un chiaro segnale a Stecher, prendendolo a pugni e facendosi così squalificare nel match tenutosi a Febbraio, a Kansas City.
L’incidente segnò la fine di ogni negoziato tra le due parti.

Double Cross

Il mancato match con Stecher fu un disastro per il wrestling.
Ed Lewis, infatti, stava rimanendo senza avversari credibili.
Ormai arrivato a più di trenta anni di età, il campione era ingrassato, costantemente fischiato dal pubblico di tutte le città statunitensi e tormentato dal tracoma, un’infezione batterica dell’occhio, al punto che era diventato quasi cieco.
Sandow capì che era il momento di cambiare le cose, ed ebbe un’idea che rivoluzionò il mondo del wrestling e segnò, allo stesso tempo, la fine del suo dominio.
In un momento in cui, ormai, le effettive capacità di lotta non erano più un fattore determinante, Sandow intuì che poteva essere pianificata a tavolino l’ascesa a campione di un wrestler carismatico e capace di far impazzire il pubblico, anche se totalmente incapace di badare a se stesso in uno shoot, e lanciò come star Wayne “Big” Munn.


Wayne Munn

Munn era un gigantesco giocatore di football che aveva raggiunto una grande popolarità presso l’università del Nebraska.
Divenne campione, dopo essere stato convinto a intraprendere la carriera di lottatore professionista, sconfiggendo Lewis a Kansas City, davanti a un folto pubblico, l’otto Gennaio del 1925.
Wayne Munn era adorato dal pubblico e garantiva incassi ovunque, ma la sua incapacità sul ring era evidente a chiunque possedesse un occhio esperto.
In particolare, Farmer Burns, in un ultimo tentativo di riguadagnare il controllo del business, gli lanciò una sfida per conto del suo protetto Charles Hansen.
Hansen e Burns lanciarono provocazione dopo provocazione a Munn, proclamando di essere in grado di batterlo facilmente.
Burns dichiarò:

“Hansen è l’unico uomo, con l’eccezione di Frank Gotch, al quale ho trasmesso tutte le conoscenze che ho sviluppato in cinquanta anni di esperienza…è il prossimo campione americano.”

Qualche tempo prima, quando il campione era Stanislaus Zbyszko, Hansen aveva lottato contro di lui, sotto il falso nome di Charley Whitlock.
Whitlock aveva costretto Zbyszko al pareggio, dopo tre ore di lotta, per poi rivelare la sua vera identità e sfidare il campione a un match per il titolo.
Zbyszko accettò, ma poi il titolo era passato nelle mani di Ed Lewis e l’incontro non si fece.
Hansen si presentava come un lottatore onesto, avendo rifiutato offerte di denaro da parte di Sandow e Lewis per mantenere la sua indipendenza.
Queste continue sfide stavano diventando imbarazzanti, e John Pesek fu incaricato di risolvere la situazione.
Il 27 Febbraio del 1925, a Omaha, Pesek sconfisse Hansen in due cadute consecutive, entrambe con la Head Scissors.
Il nemico esterno era stato sconfitto, ma Sandow e Lewis non erano pronti al tradimento di uno dei loro uomini, Stanislaus Zbyszko.
Il veterano polacco, antico alleato di Jack Curley, era passato dalla parte vincente, ma in cuor suo non apprezzava affatto il nuovo corso imposto alla sua amata disciplina, e il suo rancore era esacerbato da ogni sconfitta che gli veniva imposta.
E nel 1924 gliene vennero imposte molte, più di quante ne avesse subite nei dieci anni precedenti.
Inoltre Zbyszko, uomo dalla grande intelligenza, sapeva che l’ascesa di lottatori che erano dei semplici performer, come Munn, avrebbe segnato la fine di uomini come lui, grappler incapaci di incontri spettacolari.
Quando Curley e Tony Stecher lo contattarono per proporgli di giocare un tiro mancino a Lewis, accettò senza esitare la loro proposta.
Il 15 Aprile del 1925, Zbyszko affrontò Munn: doveva essere un incontro come un altro (Stanislaus aveva già lottato e perso con il campione a Febbraio), ma presto prese una svolta inaspettata.
Dopo otto minuti, il veterano schiantò Munn al tappeto e lo schienò senza nessuna difficoltà.
Sandow, nell’intervallo, affrontò a muso duro Zbyszko (pare che venne anche minacciato un intervento di John Pesek), ma il polacco non si fece impressionare e sconfisse Munn, nella seconda caduta, in meno di cinque minuti.
L’arbitro, un uomo di Sandow, cercò in tutti i modi di aiutare il campione, ma il dominio di Zbyszko era così evidente che alla fine non poté fare a meno di assegnargli la vittoria, per evitare una rivolta del pubblico.
Il 30 Maggio, a St.Louis, Zbyszko venne battuto da Joe Stecher, che ridiventò finalmente campione.


Joe Stecher lotta contro Stanislaus Zbyszko

Joe Stecher, suo fratello Tony Stecher, Jack Curley e Tom Packs, un promoter di St.Louis, erano il nuovo cartello dominante del mondo del wrestling.
Ed Lewis provò a correre ai ripari facendo finta che l’incontro non fosse mai avvenuto e proclamandosi campione dopo avere a sua volta sconfitto Munn, ma nessuno prese sul serio la sua pretesa al titolo.
Qualche settimana dopo, Wayne Munn tentò la fortuna nel pugilato, ma venne messo KO nella prima ripresa da Andre Anderson.
Nella conferenza stampa dopo il match, Anderson dichiarò:

“Sono stanco di perdere combattimenti e sdraiarmi per terra a comando!”

Tre mesi dopo, Anderson fu ucciso a colpi di pistola, e il suo assassino non fu mai scoperto.
Anche John Pesek abbandonò Lewis e Sandow, in parte perché voleva prima o poi vincere il titolo, che ormai non era più controllato dai suoi ex alleati, in parte per una forte rivalità personale con Mondt.
C’era sempre stata una forte tensione tra i due, ciascuno voleva dimostrare all’altro di essere lo shooter migliore, e fu proprio in questo periodo che la cosa venne risolta in un match privato, in cui Pesek emerse come vincitore.
Stecher lottò come campione per tre anni, difendendo il suo titolo soprattutto nella West Coast: la sua famiglia si era trasferita a Long Beach, in California, terra che stava lentamente diventando una delle capitali del wrestling, con affluenze record di pubblico all’Olympic Auditorium di Los Angeles.
Sandow e Lewis finsero di ignorare Stecher, continuando a proclamare lo “Strangler” come campione.
Per anni, i due lottatori non si confrontarono sul ring, ma sulla stampa, a colpi di proclami e pubblicità, ciascuno affermando la sua superiorità sull’altro.
Anche se Thesz, nella sua autobiografia, afferma che Stecher, spaventato da Lewis, si rifiutò di difendere il titolo contro di lui, dai giornali dell’epoca emerge una storia decisamente diversa: Joe accettò le sfide di Lewis in almeno due occasioni, a Chicago e a Los Angeles.
Entrambe le volte, Lewis preferì abbandonare la città che trovarsi in uno shoot con il rivale.
Sembrerebbe che lo “Strangler” non fosse così sicuro di se stesso, riguardo alla sua capacità di battere il campione del Nebraska.
E tuttavia, paradossalmente, fu proprio uno dei rifiuti di Lewis a far abbattere su Stecher un inaspettato tradimento.

Give up, or i break your damn’ arm!

Nell’Agosto del 1926, Billy Sandow e Ed Lewis decisero di invadere Los Angeles, allora una delle città più importanti per il gruppo degli Stecher, per sfidare i rivali direttamente sul loro territorio.
Mentre Stecher si allenava, in vista di un match con Pesek, i due arrivarono in città proponendosi come sfidanti.
I due consegnarono un assegno di 5.000 dollari presso la Commissione Atletica dello Stato per un match con Stecher e si spinsero ad affermare di essere disposti ad affrontarlo “anche in una cabina telefonica, pur di risolvere la questione una volta per tutte.”
Un altro campione avrebbe invitato uno sfidante del genere a vedersela con uno dei suoi “policeman”.
Lo stesso Lewis, durante il suo regno da campione, si era servito di Pesek e Mondt per tenere a bada gli sfidanti indesiderati.
Ma Joe Stecher agì diversamente: anche lui depositò il suo assegno da 5.000 dollari presso la Commissione e firmò un contratto con il promoter Lou Daro per combattere contro Lewis.


Joe Stecher mostra la sua abilità nel “leg wrestling”

Il match doveva svolgersi nelle prime settimane di Settembre, ma Sandow protestò, dicendo che Lewis non era in condizione di combattere e che aveva bisogno di più tempo per essere pronto (tutto questo dopo avere appena dichiarato in lungo e in largo che il suo protetto era pronto ad affrontare Stecher in qualsiasi momento).
L’incontro venne allora spostato al 6 Ottobre, ma Lewis rimase vittima di un infortunio durante l’allenamento e fece sapere che non poteva partecipare.
Pesek fu scelto come rimpiazzo di Lewis.
Joe Stecher e John Pesek si erano già affrontati in altre due occasioni, terminate con una vittoria di Stecher e con un pareggio, ma il loro incontro del 6 Ottobre 1926 si rivelò uno degli ultimi shoot nella storia del wrestling.
Nelle numerose scommesse che vennero fatte prima del match, Pesek veniva dato come favorito.
Stecher si aggiudicò la prima caduta in 41 minuti e 10 secondi poveri d’azione e piuttosto noiosi.
Pesek vinse la seconda con la sua solita combinazione di Head Scissors e Double Wristlock.
Nella terza, Pesek smise di collaborare e attaccò con tutte le sue forze.
Stecher venne schienato diverse volte, ma l’arbitro, Ted Travers, fece finta di non rilevarlo.
Stecher chiese a Pesek in cecoslovacco (lingua che conoscevano entrambi) cosa stesse succedendo.
“Shoot match”, fu la fredda risposta di Pesek.
John Pesek sapeva che, con un arbitro sotto il controllo del rivale, non poteva contare sugli schienamenti: doveva costringere l’avversario alla resa.
Intrappolò Stecher in una Head Scissors, ma l’arbitrò gli intimò di lasciare la presa, asserendo che si trattava di uno strangolamento.
Senza scoraggiarsi, Pesek mise a segno una precisa Wristlock, dicendo al rivale:

“Joe, o ti arrendi o spezzo il tuo dannato braccio!”

Stecher si arrese con tale entusiasmo che tutto il pubblico lo sentì, e anche Travers non poté fare a meno di battere sulla spalla di Pesek, segnale che sanciva la sua vittoria.
Stecher scoppiò a piangere sul ring, mentre Pesek, esultante, abbandonava l’arena, convinto di essere finalmente diventato il campione del mondo.
Ma aveva abbandonato la scena del delitto troppo presto, e non c’era nessuno a rappresentarlo.
Tony Stecher balzò sul ring e cominciò a discutere con Travers: i due trovarono una scappatoia, asserendo che Pesek aveva utilizzato uno strangolamento illegale per vincere.
E così, Pesek fu squalificato, e il titolo rimase nelle mani di Stecher.
La decisione non fu ufficialmente comunicata al pubblico che percepì comunque che stava succedendo qualcosa di strano, dando inizio a violente contestazioni e a un lancio di oggetti verso il ring.
Solo la mattina del giorno dopo Pesek scoprirà la piega inaspettata presa dagli eventi.
Deluso, rimarrà per qualche tempo nel suo ranch di Ravenna, con la sua famiglia e i suoi amati cani.
Nel resto dell’anno fu costretto ad accettare una lunga serie di sconfitte, come punizione per il suo tradimento.
La fazione di Stecher, contrariamente a quella di Lewis, era riuscita a parare il colpo di un “Double Cross”, ma non si deve pensare che il campione ne fosse uscito senza danni.
Joe Stecher aveva creduto, per tanti anni, di essere il miglior lottatore del mondo, in grado di sconfiggere chiunque in uno shoot.
L’incidente con Pesek instillò il dubbio nella sua mente e fu, probabilmente, uno dei motivi che portarono a non amare più il wrestling, e che causarono, anni dopo, il suo crollo psicologico.

Joe Malcewicz e il match fantasma

Nel frattempo, all’inizio del 1926, cominciò a circolare una strana voce riguardante il match del 1920 tra Caddock e Stecher.
Earl Caddock sarebbe stato sconfitto da un lottatore di Utica, Joe Malcewicz, poco prima del suo incontro per il titolo con Joe Stecher.
Addirittura, Jack Curley, terrorizzato dall’idea che Malcewicz potesse irrompere durante il match e proclamarsi campione, avrebbe posizionato delle guardie all’ingresso del Madison Sqaure Garden per impedirgli di entrare.
La storia era completamente falsa e costruita per screditare la pretesa al titolo da parte di Stecher, ma i quotidiani dell’epoca abboccarono e diedero ampio risalto alla cosa (la bufala è riportata come vera anche da molti libri di storia del wrestling).
Malcewicz era un abile esperto di Catch Wrestling, ed era riuscito a creare non pochi problemi a Ed Lewis, in un match tenutosi il 27 Gennaio a Utica, New York, ma non aveva mai affrontato Caddock prima del suo incontro per il titolo con Joe Stecher.


Joe Malcewicz

Sandow e Lewis riuscirono, tramite questa invenzione, a indebolire Stecher, mentre lo Strangler veniva ancora presentato come il legittimo campione.
Per complicare ulteriormente le cose, anche Malcewicz cominciò reclamare il titolo, dichiarando:

“Anche se molti potrebbero mettere in discussione la mia pretesa, il fatto che io abbia sconfitto Earl Caddock quando deteneva il titolo e che quindi lo abbia vinto non può essere confutato.
Ho vinto e ho vinto onestamente.
Vengo prima di Joe Stecher.
Sono pronto a scommettere 2500 dollari di poterlo schienare.”

Malcewicz lanciò anche sfide a Strangler Lewis e a entrambi i fratelli Zbyszko.
Pupillo dell’influente promoter di Boston, Bowser, cominciò a difendere il suo “titolo” in diversi match.
Così, nel mondo del wrestling tre uomini proclamavano di essere il campione: Ed Lewis, Joe Stecher e Joe Malcewicz.
Jack Curley, nonostante il suo centro di potere fosse a New York, cercò di invadere in diverse occasioni Boston, con entrambe la fazioni che speravano di convincere Stecher a lottare per loro.
Curley e Bowser concordarono di risolvere le loro divergenze con un incontro shoot tra i loro uomini migliori: Joe Malcewicz per Bowser e Charley Hansen per Curley.
Malcewicz emerse come vincitore, dopo aver fatto svenire Hansen con una violenta Slam sul tappeto.
La vittoria contribuì grandemente a cementare la reputazione di Malcewicz e la sua credibilità come campione.
Ma era necessario, per dare una qualche sostanza ai suoi proclami, un successo contro Joe Stecher, l’uomo con la più solida pretesa al titolo.
Bowser si recò a Chicago per trattare con Joe e Tony Stecher per trattare con loro.
I due fratelli erano molto diffidenti sull’idea di lottare a Boston, consapevoli che si sarebbero trovati in territorio nemico.
Misero in chiaro che Joe Stecher avrebbe combattuto solo con un arbitro di sua fiducia e contro Jake Brissler, utilizzato solitamente come sparring partner.
Bowser accettò tutte le condizioni…in apparenza.
In realtà la sua vera intenzione era di restituire agli Stecher il Double Cross Munn – Zbyszko di qualche tempo prima, che aveva gravemente danneggiato i suoi affari.
Bowser ritornò a Boston proclamando che:

“Ho messo sotto contratto Joe Stecher, per affrontare qualsiasi lottatore di Boston.”

Al pubblico non venne rivelato il nome dell’avversario di Joe Stecher; tutti si aspettavano un grande nome come Strangler Lewis, Joe Malcewicz o anche John Pesek.
La curiosità attirò molto pubblico, e il tutto esaurito fu assicurato.
Senza dubbio, gli Stecher cominciarono a sentire puzza di bruciato quando, la sera stessa del match, Bowser riferì loro che non poteva pagare la somma pattuita di 12.500 dollari, e propose una percentuale degli incassi; l’offerta venne comunque accettata.
Jake Brissler fu il primo a salire sul ring, accompagnato dai sonori fischi del pubblico, che si era aspettato un rivale ben più prestigioso.
Poi fu il turno di Joe Stecher, accompagnato dal fratello Tony, ma, a questo punto, avvenne qualcosa di inaspettato.
Diversi wrestler circondarono Brissler e lo costrinsero a uscire dal ring.
Nel frattempo, Joe Malcewicz, seduto a bordo ring in abiti civili, salì sul quadrato e si spogliò, rivelando di indossare una tenuta da gara.
Senza un attimo di esitazione, Stecher uscì dal ring e si avviò verso lo spogliatoio.
Nel frattempo, l’annunciatore proclamava:

“Joe Malcewicz di Utica è il campione del mondo.
Stecher si è rifiutato di combattere con lui, e l’arbitro ha dichiarato Malcewicz vincitore per l’abbandono del campione.”

Un frastuono incredibile sommerse l’arena; alcuni spettatori sostenevano Malcewicz, altri lo fischiavano.
Bowser era riuscito a umiliare pubblicamente Joe Stecher, anche se molti commentatori rilevarono, correttamente, che il campione era rimasto vittima degli intrighi di un promoter.
Poco prima di recarsi a Boston, era stato impegnato in un lungo ed estenuante tour, e non aveva avuto tempo e modo di prepararsi ad uno scontro con un avversario del calibro di Malcewicz, che comunque aveva battuto diverse volte negli anni precedenti.
La notte successiva, Joe Stecher difese con successo il suo titolo contro Stanislaus Zbyszko, mentre Malcewicz si imbarcò in un lungo e fruttuoso tour degli Stati Uniti, capitalizzando la sua “vittoria” contro il campione del Nebraska.
La Commissione Atletica dello Stato di New York (NYSAC) ordinò a Malcewicz e Stecher di stabilire una volta per tutte il vero campione con un incontro, pena l’essere sospesi dal poter combattere sul suo territorio.
Anche se molti promoter desideravano organizzare un simile grande match, non se ne fece nulla, e la Commissione proibì a Malcewicz di lottare a New York e negli altri stati affiliati.
A metà Aprile, Malcewicz venne riabilitato e la condanna girata su Stecher.
Visto che le possibilità di organizzare un match tra Stecher e Malcewicz erano assai basse, si cercò di combinare un incontro tra il wrestler di Utica e Ed Lewis.
Ancora una volta fu Bowser a riuscire a combinare il match, che si tenne il 1 Luglio del 1926, al Braves Field di Boston.
10.000 spettatori si radunarono per assistere allo scontro tra i due grandi lottatori.
Girò voce, prima del match, che i fratelli Stecher fossero pronti a ricorrere a vie legali per impedire al vincitore di proclamarsi campione, ma Bowser, serenamente, replicò:

“L’unica preoccupazione che Stecher mi abbia mai causato è la paura che non si presentasse.”

L’incontro durò tre ore e ventidue minuti, e terminò in pareggio, con uno schienamento a testa.
Entrambi i contendenti uscirono piuttosto malconci dalla sfida: Malcewicz zoppicava vistosamente a causa di una Toe Hold, mentre il braccio destro di Lewis era ricoperto di lividi e sangue.
Un mese dopo, i due lottarono nuovamente a Tulsa, per il promoter Sam Avey.
La prima caduta fu vinta da Malcewicz, che però, nella seconda, lanciò Lewis fuori dal ring, venendo squalificato.
Lewis ebbe così una prima vittoria, anche se non molto significativa, contro Malcewicz.
Nel frattempo, Stecher difendeva regolarmente il suo titolo, di città in città, nonostante la stampa gli facesse cattiva pubblicità, dipingendolo come un campione che evitava gli sfidanti più impegnativi.
Alla fine Tom Packs, il promoter di St.Louis, riuscì a organizzare la resa dei conti finale tra Lewis e Stecher, che si sarebbe tenuta il 20 Febbraio del 1928.
Lewis chiamò una dura squadra di sparring partner, tra cui Marin Plestina e “Toots” Mondt, e cominciò a allenarsi regolarmente all’università di St.Louis.
Qualche giorno prima dell’incontro, Tom Packs, Billy Sandow, Tony Stecher e l’arbitro Harry Sharpe si incontrarono al Maryland Hotel per stabilire le regole.
Alla fine si optò per un incontro al meglio delle tre cadute, senza limiti di tempo.
Circa 7500 spettatori assistettero al tanto atteso incontro, con un incasso complessivo di 60.000 dollari.
Molti wrestler, promoter e addetti ai lavori sedevano tra il pubblico.
Lewis, con il peso di 228 libbre, salì sul ring per primo, con Billy Sandow che lo guidava tenendolo per la mano.
L’infezione all’occhio, rimediata tanti anni prima, era andata progressivamente peggiorando, e, a questo punto della sua carriera, Lewis era praticamente cieco.
Scrive Marcus Griffin:

“Se la fazione di Stecher fosse stata a conoscenza delle condizioni degli occhi di Lewis, avrebbero potuto sfruttare questa debolezza, ma Mondt e Sandow tennero accuratamente nascosta la malattia di Lewis.
Anche se Lewis era in una splendida condizione fisica, poteva a malapena distinguere i contorni di una figura davanti a lui.”

Lewis e Sandow avevano sviluppato un sistema di comunicazione verbale, grazie al quale il wrestler era consapevole di quello che stava succedendo sul ring: nessuno, a parte la sua cerchia intima, era a conoscenza dell’handicap.
Stecher, 220 libbre, salì sul ring per secondo, accompagnato dal fedele fratello Tony e dal wrestler Nick Lutze.
La maggior parte del pubblico sosteneva Stecher, che, prima dell’inizio del match, non muoveva un muscolo, mentre Lewis appariva nervoso e saltellava.
Entrambi i lottatori erano ben allenati e, nella prima, lunga, ripresa non si risparmiarono.
Lewis fu di gran lunga il più aggressivo, cercando di mettere a segno Headlock, Armlock e Toe Hold, mentre Stecher adottò una strategia più attendista, aspettando un’apertura per passare al contrattacco.
Dopo due ore di lotta estenuante, Lewis mise a segno una ennesima Headlock.
Stecher si lasciò prontamente cadere sulle ginocchia, ma Lewis, intuendo la mossa, lo accompagnò nella caduta, guadagnandosi una posizione di vantaggio e, da lì, riuscendo a mettere a segno il primo schienamento.
Sandow si precipitò sul ring e accompagnò il suo protetto nell’angolo.
Dopo una pausa, i lottatori tornarono sul quadrato, con Lewis sorridente e rilassato.
Stecher si aggiudicò la seconda caduta in meno di un minuto, con una Double Wristlock.
All’inizio della terza e decisiva ripresa, Lewis si esibì in un breve balletto.
Poi procedette ad aggiudicarsi la vittoria con una Bar Armlock.
Lewis era il nuovo, indiscusso, campione del mondo.


Ed Lewis

Entrambi i lottatori rilasciarono interviste subito dopo l’incontro, con Stecher che dichiarò:

“Non ho scuse e accetto il risultato come un vero sportivo deve fare.
Penso che siano state le casualità della lotta a far finire l’incontro così.
Ma sono ancora convinto di poter battere Lewis.”

Mentre Lewis disse:

“Alcune persone pensavano che sarei fuggito per tutto il tempo o che avrei fatto ricorso a delle scorrettezze.
Non ho fatto nessuna delle due cose, e ho svolto tutto il lavoro aggressivo.
Stecher è un duro, lo devo ammettere.
Ha sopportato un bel po’ di dolore.
Ma non credo sia abbastanza bravo da battermi.”

Gli unici a mettere in dubbio la legittimità di Lewis come campione furono gli uomini della Commissione Atletica di New York, influenzati da Curley, che affermarono essere Hans Steinke l’uomo con la credenziali più in regola per rivendicare il titolo.
Lewis, negli anni successivi, continuò a ribadire che il match fu uno shoot, ma, nella sua autobiografia mai pubblicata, scrisse che solo il primo round lo era stato e che in esso fu determinato il vincitore, con i due lottatori che poi procedettero a offrire uno spettacolo al pubblico con le altre due riprese.
La cosa spiegherebbe l’esultanza di Lewis all’inizio del secondo e del terzo round, anche se lascia un po’ perplessi l’idea che i promoter accettassero l’idea di affidare al caso l’esito di un incontro di una tale rilevanza.
Negli anni successivi, Stecher, ormai entrato a far parte della scuderia di Sandow, lottò molti altri incontri con Lewis e Malcewicz.
Quella che era stata un’autentica rivalità fu ridotta a un numero di routine da offrire al pubblico.
Joe Stecher si ritirò nel 1934, soffrendo poi di un gravissimo esaurimento nervoso che lo portò a essere ricoverato all’ospedale di St.Cloud, in Minnesota, dove morirà nel 1974.
Vale la pena riportare il racconto che fa Lou Thesz, nella sua autobiografia “Hooker”, del suo incontro con Joe Stecher:

“Tony Stecher mi diede l’opportunità di lottare con suo fratello, il leggendario Joe Stecher.
Per me, fan di wrestling da quando avevo otto anni, avere l’opportunità di lottare con Joe Stecher era come essere invitato a giocare con Babe Ruth per un amante del baseball.
Lui era un grande, uno dei migliori a essere mai salito sul ring.
Nei tempi in cui l’effettiva capacità di lottare contava ancora qualcosa, era stato tre volte campione del mondo.
Sfortunatamente, Joe Stecher era andato incontro a una triste fine.
Aveva guadagnato estremamente bene nel business, per esempio, nel 1928 era stato pagato 28.000 dollari, un’autentica fortuna, per un singolo match, ed era destinato a un ritiro dorato.
Ma, nei primi anni ’30, un truffatore lo aveva ripulito fino all’ultimo centesimo.
Fu uno shock dal quale non si riprese mai, e suo fratello finì per farlo ricoverare all’ospedale di St.Cloud, Minnesota, per “malinconia”.
Si trovava quindi in un manicomio, quando Tony Stecher decise di farlo lottare con alcuni di noi.
I dottori credevano che la sua salute sarebbe potuta migliorare se avesse nuovamente lottato, così Tony, all’inizio del 1936, lo portò a Minneapolis per un allenamento.
Fui uno dei diversi lottatori invitato nella palestra, e fu una grande lezione per tutti noi.
Joe Stecher poteva avere seri problemi mentali, ma non c’era nulla che non andasse in lui fisicamente.
Era come una macchina.
Ci affrontò tutti, uno dopo l’altro, sconfiggendoci in modo pressoché istantaneo.
Il mio vecchio allenatore, George Tragos, aveva assolutamente ragione quando parlava dell’importanza di rimanere umili.
Ecco un uomo sulla quarantina che aveva passato gli ultimi anni in manicomio, senza mai allenarsi o lottare, che si confronta con atleti giovani condizionati e affamati, e se li mangia vivi tutti.”

Ed Lewis uscì vincitore dalla lunga faida con Joe Stecher.
Oggi è senza dubbio più ricordato, grazie al fatto di essere rimasto molto più a lungo nel mondo del wrestling e alla sua associazione con Lou Thesz.
E, probabilmente, riuscì a diventare una grande celebrità sportiva nazionale in modo superiore a quello del suo rivale.
Tuttavia, l’importanza di Joe Stecher non può essere sottovalutata.
A mio avviso, se esaminiamo gli inizi della carriera di entrambi, ci sono pochi dubbi sul fatto che il talento di shooter di Stecher fosse nettamente superiore.
Il campione del Nebraska rifiutava di predeterminare gli incontri e ha sconfitto numerosi allievi di Farmer Burns, che possiamo immaginare ben versati nell’arte del Catch Wrestling.
Lewis poteva magari tenergli testa grazie alla sua forza e al suo peso, ma tecnicamente Stecher era almeno una spanna sopra.
Anche dal punto di vista della popolarità e degli incassi, non ci sono particolari motivi per ritenere Lewis superiore a Stecher, che ha aperto il mercato della West Coast ed è diventato la prima grande star di Los Angeles.
Ma la storia viene scritta dai vincitori e Lewis ha avuto la fortuna di essere canonizzato da Sandow e da Thesz, mentre Stecher non ha avuto nessun agiografo, negli anni successivi, a rendere la sua vicenda un mito.

Cronologia:

5/7/1915, Omaha: Joe Stecher sconfigge Charley “Kid” Cutler, diventando il più giovane campione della storia del wrestling.
20/10/1915, Evansville: Joe Stecher sconfigge Ed Lewis nel loro primo incontro.
4/7/1916, Omaha: Un nuovo incontro tra Ed Lewis e Joe Stecher si risolve in un pareggio, dopo cinque ore di lotta
11/12/1916, Springfield: John Olin sconfigge Joe Stecher, senza però rivendicare il titolo.
9/4/1917, Omaha: Earl Caddock sconfigge Joe Stecher, diventando il nuovo campione
22/12/1917, New York: Wladek Zbyszko sconfigge Ed Lewis e viene riconosciuto campione dalla Commissione Atletica di New York.
8/2/1918, New York: Earl Caddock sconfigge Wladek Zbyszko, tornando a essere il campione incontrastato.
3/3/1918: Wladek Zbyszko viene proclamato nuovo campione da Jack Curley, preoccupato che Caddock non possa tornare a combattere.
9/5/1918, New York: Joe Stecher sconfigge Wladek Zbyszko, tornando a essere considerato il campione.
30/1/1920, New York: Joe Stecher sconfigge Earl Caddock e nessuno può più avere dubbi sul fatto che sia il campione.
13/12/1920, New York: Ed Lewis sconfigge Joe Stecher, dando via al suo primo regno da campione.
6/5/1921, New York: Stanislaus Zbyszko sconfigge Ed Lewis, diventando il nuovo campione.
3/3/1922, Wichita: Ed Lewis sconfigge Stanislaus Zbyszko, tornando a essere campione.
8/1/1925, Kansas City: Wayne Munn sconfigge Ed Lewis, diventando il primo campione della storia a non essere uno shooter.
15/4/1925: Stanislaus Zbyszko strappa, nel più famoso Double Cross della storia del wrestling, il titolo a Wayne Munn.
30/5/1925, St Louis: Joe Stecher sconfigge Stanislaus Zbyszko, tornando per la terza volta campione.
11/3/1926, Boston: tentato Double Cross di Bowser e Malcewicz ai danni di Joe Stecher
6/10/1926, Los Angeles: Double Cross di John Pesek ai danni di Joe Stecher, che riesce a mantenere il titolo grazie a una decisione arbitrale.
20/2/1928: Ed Lewis sconfigge Joe Stecher, tornando campione

Bibliografia:

Nel coprire un periodo storico complesso e pieno di controversie come quello descritto in questo articolo è molto importante scegliere con accortezza le fonti da utilizzare.
Per la prima parte della carriera di Stecher, il regno di Caddock e la vicenda di Malcewicz ho fatto ampio uso di “Catch Wrestling” e “Catch Wrestling: Round Two” di Mark Hewitt.
Alcune informazioni provengono da “Shooters” di Jonathan Snowden.
Molto importante la biografia di Ed Lewis “Ed Strangler Lewis: facts within a myth” di Steve Yohe, reperibile su internet.
Che io sappia, Yohe è stato il primo a mettere in discussione la validità della storia del periodo come narrata in “Fall Guys” e, complessivamente, il suo approccio disincantato e estremamente dettagliato alla materia mi è stato di grande aiuto.

 

Nicola Medici

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