Il più famoso Double Cross della storia del wrestling, quando Dick Shikat umilia il campione Danno O’Mahoney

Il più famoso Double Cross della storia del wrestling, quando Dick Shikat umilia il campione Danno O’Mahoney

Come ho narrato in articoli precedenti, il primo tentativo di proporre come campione del mondo un non shooter, Wayne Munn, finì in modo disastroso, con il Double Cross di Stanislaus Zbyszko che costò a Sandow e Lewis il controllo della cintura e del business.
E tuttavia, nonostante la disastrosa esperienza, la tentazione di introdurre una grande stella sportiva nel mondo del wrestling era troppo forte perché la prova non fosse ripetuta.
E venne infatti ripetuta con Gus Sonnenberg, un altro giocatore di football passato alla lotta.
Nonostante il comune background, Sonnenberg e Munn non potevano essere due lottatori più diversi.
Munn non lottava in modo diverso da quello di qualsiasi altro wrestler della sua epoca, solo più goffamente, un puro performer che pretendeva di essere uno shooter.
Sonnenberg non era certo uno shooter, ma, se per questo, non pretendeva minimamente di esserlo.
I suoi incontri erano degli show dall’inizio alla fine, conditi di violenti schiaffi al volto dell’avversario e, soprattutto, dalla Flying Tackle, una tipica manovra del football portata di peso sul ring.
Questo innovativo lottatore fece il suo esordio a Providence, Rhode Island, poche settimane prima dello storico match tra Ed Lewis e Joe Stecher.
Quasi a voler simboleggiare un epocale cambiamento del business, mentre l’incontro tra i due veterani risultò una parziale delusione al botteghino, Sonnenberg si dimostrò ben presto capace di entusiasmare il pubblico.
Un promoter attento come Paul Bowser non poteva lasciarsi scappare una simile attrazione e Sonnenberg, sotto la sua guida, inanellò un’impressionante striscia di vittorie, sconfiggendo anche Wayne Munn.
Un articolo del “Time”, scritto nel 1936, otto anni più tardi, attribuisce a Sonnenberg il merito di avere cambiato per sempre il wrestling:

“Un cambiamento arrivò nel 1928, grazie a Gus Sonnenberg e alla sua Flying Tackle, che usava come giocatore di fooball di Dartmouth.
Il suo primo avversario, incapace di schivarla, fu scaraventato svenuto al tappeto.
Il successo di questa nuova tattica incrementò in breve la popolarità dello sport.
Con spettatori non così ingenui o folli come prima, la raffinatezza, in poco tempo, sparì completamente.
Dita negli occhi, capelli tirati e calci divennero una pratica comune.
Assalti all’arbitro diventarono un popolare diversivo.
In seguito, i wrestler introdussero una nuova moda: strangolare gli avversari con una corda.
Anche se persino i fan più assetati di sangue erano contrari, il cloroformio venne impiegato più di una volta per avere la meglio.”


Gus Sonnenberg

Dopo appena sei mesi dal suo esordio, Sonnenberg ebbe la sua prima occasione di ottenere il titolo, affrontando Ed Lewis il 29 Giugno del 1928.
La Boston Arena era affollata da 14.000 fan, in gran parte accorsi per l’ex giocatore di football, dato che la stella di Lewis era declinante da tempo.

Lo Strangler era più alto, più pesante e infinitamente più esperto, ma rimase vittima, nella prima ripresa, della Flying Tackle.
Nella seconda, Sonnenberg sbagliò le misure di una seconda Tackle e volò fuori dal ring.
Non potendo continuare, il match venne assegnato a Lewis, ma il booking fece sì che Sonnenberg apparisse chiaramente come il più forte dei due, sconfitto da un errore di inesperienza più che dal suo rivale.
L’inevitabile rematch si tenne, sempre al Boston Garden, nel Gennaio del 1929.
Sonnenberg, nel frattempo aveva condotto la sua squadra, i Providence Steam Rollers, a vincere un titolo NFL.
Il grande successo sportivo aveva contribuito ad accrescere ulteriormente la sua popolarità, e 20.000 spettatori non vedevano l’ora di vedergli strappare il titolo all’odiato Lewis.
Sonnenberg non deluse le loro aspettative: si aggiudicò la prima ripresa per schienamento, dopo avere ripetutamente schiantato Lewis a terra con la sua Tackle, mentre, nella seconda, lo “Strangler” fu fatto volare fuori dal ring sette volte.
Alla settima, non riuscì a risalire (Ed Lewis non intendeva, probabilmente, concedere due schienamenti al rivale) e il braccio di Sonnenberg fu alzato al cielo in segno di vittoria, provocando un’assordante esultanza da parte di tutti gli spettatori.
L’Educational Films Exchange riprese il match che fu proiettato non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa.
La sconfitta di Lewis per mano di Sonnenberg fu orchestrata da Bowser, che offrì molto denaro al vecchio campione per convincerlo a essere sconfitto.
Con questa mossa, spiazzò gli altri promoter.
Bowser creò poi una nuova cintura per Sonnenberg e lo proclamò campione della nuova American Wrestling Association (AWA).
Curley, il promoter più potente di New York, cercò di parare il colpo convincendo la National Boxing Associatio a formare una branca, chiamata National Wrestling Association, dedicata alla lotta, che riconobbe come primo campione Dick Shikat.
E tuttavia, Bowser continuò ad avere la meglio nella contesa.
Nei due anni successivi, Sonnenberg mantenne il titolo e si confermò come il wrestler più popolare degli Stati Uniti, ma, tuttavia, la sua mancanza di ogni reale capacità di lotta continuò a essere un problema.
Qualsiasi shooter lo avrebbe potuto sconfiggere senza alcun problema e la memoria del Double Cross di Stanislaus Zbyszko ai danni di Munn era ancora molto viva nella mente dei promoter.
Sonnenberg era costantemente circondato da un nutrito gruppo di autentici lottatori, pronti a difenderlo da ogni sfidante legittimo.
I suoi protettori erano anche i suoi avversari durante i numerosi tour dell’America, un fatto apertamente denunciato dalla stampa.
Uno dei suoi policeman, Dan Koloff, lottò contro di lui sotto cinque nomi diversi.
Ovviamente, nulla di tutto questo danneggiò in alcun modo la sua popolarità: gli spettatori, semplicemente, non sembravano più interessati al vecchio stile degli shooter.
Certo, Sonnenberg non mancava di detrattori all’interno del business: Tom Packs si rifiutava di utilizzarlo a St.Louis e la commissione atletica della Pennsylvania lo sospese per non aver voluto affrontare alcuni avversari.
E John Pesek, l’ex policeman di Ed Lewis, lo sfidava, con il suo manager, Al Haft, che lo definiva apertamente un “campione sintetico”.
Nel Luglio del 1930, Sonnenberg era impegnato in un match con Jack Wagner a Dayton, Kentucky.
In quell’occasione, i suoi protettori non erano con lui, e Al Haft voleva che Pesek salisse sul ring e lo sfidasse.
Ma, alla fine, Pesek non lo fece.
Come raccontò in un’intervista concessa anni più tardi:

“Il poveretto sembrava così terrorizzato al solo vedermi che mi sentii dispiaciuto per lui.”

Più tardi, Haft e Pesek entrarono nello spogliatoio.
Pesek si fece avanti e strinse la mano di Sonnenberg, dicendo, con un freddo sorriso:

“E così sei tu il campione.”

Sonnenberg sbiancò e respirò profondamente, senza replicare nulla.
Nonostante queste disavventure, non ci sono dubbi che il regno di Sonnenberg fu un grande successo.
Il suo terzo match con Ed Lewis, tenutosi a Fenway Park, stabilì un nuovo record di incasso, 90.000 dollari con 25.000 spettatori paganti.
Lewis si aggiudicò la prima caduta, diventando il primo uomo a schienare Sonnenberg, per poi perdere le due successive.
Un altro straordinario successo fu il tour della California, dove Sonnenberg sconfisse nuovamente Lewis, un rientrante Joe Stecher e la stella emergente Everett Marshall, in un altro match che attirò 25.000 spettatori, nuovo record dello stato.
Nel frattempo, però, altri wrestler si stavano ritagliando la loro fetta di popolarità e uno di loro, Jim Londos, stava diventando (dopo un insoddisfacente regno di Hans Steinke) l’asso nella manica di Curley.
Figlio di immigrati greci, Londos era relativamente piccolo di corporatura e, nonostante fosse diventato un professionista nel 1917 e avesse avuto molti importanti match negli anni ’20, questo difetto gli aveva impedito di avere una grande carriera: i promoter non credevano che il pubblico avrebbe accettato di vederlo sconfiggere avversari che lo superavano nettamente in altezza e peso.
Ma la popolarità che stavano riscuotendo wrestler del tutto sprovvisti di conoscenza del cath Wrestling, li convinse che i tempi stavano cambiando e Londos ripagò la loro fiducia, dimostrando una capacità di attrarre pubblico con pochi eguali nella storia.
Londos, tra le altre cose, era un uomo di bell’aspetto e attirò, per la prima volta, molto pubblico femminile nelle arene.


Jim Londos

Questo non deve però trarre in inganno: anche se molti storici hanno sminuito le capacità di wrestler di Londos, presentandolo come un semplice intrattenitore privo di credenziali legittime, in realtà era anche uno shooter da non sottovalutare.
Londos si aspettava che gli venisse assegnato il titolo di Sonnenberg, e , vistoselo negare, si alleò con Toots Mondt e cominciò a lottare per conto proprio.
Ventimila fan assistettero, a Philadelphia, alla sua vittoria contro Dick Shikat che gli valse la conquista del titolo mondiale NWA.
La guerra promozionale che seguì fu intensa, e combattuta con ogni mezzo.
Londos arrivò addirittura a proporre incontri con un falso Sonnenberg, facendogli perdere tutti i match, pratica che diventerà piuttosto comune in seguito.
Ma questo non bastava ancora.
Come scrive Lou Thesz, nella sua autobiografia “Hooker”:

“Londos si mise d’accordo con un suo amico, un ottimo peso medio, per affrontare Sonnenberg in una strada affollata di Los Angeles e pestarlo a sangue.”

Il piano riuscì perfettamente: Pete Ladjone, l’amico di Londos, prese a pugni e testate Sonnenberg davanti alla folla, per poi urlare di avere appena sconfitto il campione del mondo.
La reputazione del campione ne uscì danneggiata, senza contare che il suo stile esplosivo ed atletico, anche se eccitante per il pubblico, stava progressivamente danneggiando il suo fisico.
Se a questo aggiungiamo che il wrestler aveva contratto il vizio del bere e che era rimasto ferito in numerosi incidenti d’auto, si può capire come il suo tempo come campione stesse giungendo alla fine.
Il regno di Sonnenberg durò comunque ancora un anno, venendo interrotto nel Dicembre del 1930 da Ed Don George, un lottatore olimpionico proveniente dall’università del Michigan.
Non possiamo sapere con assoluta certezza le cause che spinsero i promoter a tale passo; forse ci si rese conto che Sonnenberg non aveva bisogno del titolo per attirare pubblico, e allora tanto valeva affidare la cintura a un vero lottatore, capace di badare a se stesso, mettendosi così al riparo da agguati e tradimenti.
Una decisione perfettamente logica…ma che Bowser prese da solo, senza consultare i suoi soci Sandow e Lewis.
Il vecchio Lewis non la prese bene, e, quattro mesi più tardi, il 14 Aprile del 1931, George pagò il prezzo dell’errore di Bowser.
Racconta lo stesso George:

“Dovevamo avere un match al meglio delle tre cadute, e io avrei dovuto vincere, ovviamente.
Andammo al centro del ring per le istruzioni dell’arbitro e Ed mi disse, in modo molto casuale ed amichevole:
‘Bene Don, stanotte è la notte’
Capì immediatamente cosa intendeva dire, che voleva riprendersi il titolo, e tutto quello che riuscii a dire fu: ‘Oh No’.
Lewis sorrise e replicò: ‘Oh sì’.”

Lewis si era tolto una soddisfazione ma non poteva non rendersi conto che, nelle sue condizioni, vicino alla quarantina, fortemente sovrappeso e quasi cieco, non era in grado di essere un campione perfetto.
Tre settimane più tardi, a Montreal, avvenne un match controverso contro Henri Deglane.
Lewis venne squalificato per aver morso Deglane, che, in realtà, si era ferito da solo, e gli venne strappato il titolo.
Lewis continuò a proclamare per tutta la vita che il match era stato uno shoot ma si trattò, con tutta probabilità, di un work che doveva creare due lottatori con una valida pretesa al titolo: così, nei territori dove il vecchio Lewis continuava a essere un’attrazione, poteva essere presentato come il campione, con Deglane che faceva lo stesso nelle zone a lui più favorevoli.
L’astuta mossa contribuì a far guadagnare denaro ai due, ma nessuno sembrava in grado di fermare l’ascesa di Jim Londos.
Resosi indipendente da Jack Curley e Toots Mondt, il greco spopolava a New York, dove attirava regolarmente folle acclamanti al Madison Square Garden.
In breve, rimpiazzò Deglane e Lewis come lottatore più popolare anche a Los Angeles.
Londos si era fatto molti nemici, ma ne era consapevole ed era estremamente attento a non salire sul ring con nessuno di cui non potesse pienamente fidarsi.
Alla fine però, si riuscì a imbrogliarlo, facendogli firmare un contratto che prevedeva un suo incontro col vincitore di un match tra Dick Shikat e Sammy Stein.
Londos si aspettava che vincere fosse il popolare Sammy Stein, ma fu invece Shikat, un duro shooter, a aggiudicarsi il successo.
Londos non si presentò all’incontro piuttosto che vedersela con Shikat, che, per metterlo in una luce ancora peggiore, concesse un job a Lewis.
La Commisione Atletica di New York ordinò un match tra Londos e Lewis per determinare il campione e, quando Londos si rifiutò, lo privò ufficialmente del titolo, nel Settembre del 1932.
Il complotto era stato ordito per danneggiare Londos, ma finì per sortire l’effetto opposto: il lottatore greco, è vero, non poteva più esibirsi a New York, ma continuava ad avere un enorme successo in California.
Mentre invece le arene di New York ospitavano sempre meno spettatori ad assistere alle sfide che vedevano come protagonista Ed Lewis.
Per cercare di porre rimedio alla caotica situazione, la Commissione ordinò a Ed Lewis di affrontare Ray Steele, uno degli shooter migliori dell’epoca e braccio destro di Londos, per determinare il campione legittimo.
Il 5 Dicembre del 1932, Steele, in un incontro tenutosi al Madison Square Garden, venne squalificato dopo una violenta serie di gomitate sferrate alla testa di Lewis (in realtà, le gomitate erano previste dal regolamento e non venivano normalmente sanzionate; squalificare Steele per averne fatto uso nel match contro Lewis sembra indicare che si trattò di un autentico shoot.)
Il match degenerò in una violenta rissa tra gli spettatori, e segnò la fine della guerra.
Lewis si era rivelato un disastro al box office, attirando una misera media di soli 5.000 spettatori al Madison Square Garden, e lasciò il titolo a Jim Browning.
Londos era invece una grande star e attrazione, e fu deciso concedergli una vittoria su Lewis, rendendolo di fatto il campione indiscusso, una decisione che permise a tutti di fare affari migliori.
Il match tra Londos e Lewis del 20 Settembre 1934, vinto da Londos, segnò uno storico record di pubblico e incasso, superando il precedente primato stabilito da Frank Gotch e George Hackenschmidt nel loro secondo incontro del 1911.
Il mondo del wrestling, tuttavia, sembra avere, allora come oggi, una stupefacente capacità di non imparare nulla dai propri errori.
Dopo Munn e Sonnenberg, si decise di puntare su un altro wrestler incapace di lottare: l’irlandese Danno O’Mahoney.


Danno O’Mahoney

Il promoter Paul Bowser desiderava fortemente avere un wrestler irlandese, nella speranza di renderlo popolare presso i numerosi immigrati negli Stati Uniti, e spedì il suo associato Jack McGrath in Irlanda, per trovare e reclutare l’uomo giusto.
Il primo bersaglio di McGrath fu il Dr.Patrick O’Callaghan, due volte medaglia d’oro olimpionica nel lancio del martello, che si rivelò presto una delusione.
Il dottore era interessato ad avere una carriera medica in Irlanda, e non manifestò alcuna intenzione di diventare un Pro Wrestler negli Stati Uniti.
Tuttavia, suggerì a McGrath di rivolgersi a Danno O’Mahoney, un soldato e atleta.
Campione di lancio del martello nell’esercito, contrariamente a O’Callaghan non aveva una carriera davanti, e così accettò con entusiasmo l’offerta di entrare nel mondo della lotta.
C’era solo un problema: O’Mahoney era un eccellente atleta, ma non possedeva neppure i rudimenti del wrestling.
Ma questo non sembrava una difficoltà grave per McGrath, che lo fece allenare per qualche giorno a Londra, prima di farlo esordire contro niente di meno che Ed Lewis.
Lewis era impegnato in un tour europeo, e affrontò O’Mahoney il 6 Dicembre del 1934, allo Stadium Club di Londra.
L’idea era quella di concedere a O’Mahoney un lungo e combattuto pareggio, risultato impressionante se ottenuto da un principiante assoluto contro il grande Ed Lewis, ma l’irlandese si rivelò un tale incapace che lo Strangler cambiò i piani in corso d’opera e lo schienò dopo cinque minuti.
O’Mahoney non si presentò neppure sul ring per la seconda ripresa, ma, ciononostante, il match venne dichiarato un pareggio.
Al pubblico americano venne raccontato che uno sconosciuto campione irlandese aveva sconfitto Ed Lewis in un incontro spettacolare.
Prima della fine dell’anno, O’Mahoney arrivò negli Stati Uniti, preceduto dalla grancassa pubblicitaria di Bowser, che lo presentava come il campione irlandese e l’uomo più forte del mondo.
Venne coinvolto anche Jack Dempsey, che si offrì di insegnare a tirare di pugilato al nuovo wrestler.
In realtà, l’irlandese era legata a Bowser da un contratto di cinque anni.


O’Mahoney con Jack Dempsey

Il veterano Fred Moran lo sottopose a lunghe e dure sedute di allenamento; neppure lui poteva fare miracoli, ma, sotto la sua guida, O’Mahoney apprese comunque i fondamentali del wrestling, oltre a elaborare la tecnica che divenne il suo tratto distintivo, l’Irish Whip.
Il suo match d’esordio avvenne a Boston, il 4 Gennaio del 1935, contro il veterano Ernie Dusek.
O’Mahoney dominò facilmente il rivale, utilizzando ampiamente l’Irish Whip e altre manovre spettacolari, ottenendo un’importante vittoria.
Il pubblico in gran parte irlandese, era entusiasta del suo nuovo eroe.
E la sua popolarità crebbe vittoria dopo vittoria, così come le sue capacità sul ring, sotto l’attenta supervisione di Moran.
Jack Curley organizzò un suo incontro al Madison Square Garden di New York, il 1 Aprile del 1935, contro Dick Shikat.
Quello che Curley non poteva sapere, era che Shikat nutriva un profondo risentimento contro Lewis e Bowser, che riteneva colpevoli di aver sabotato la sua carriera e di non avergli concesso la giusta considerazione, ed era deciso a prendersi una vendetta sull’incolpevole O’Mahoney.
Fin dall’inizio della contesa, Shikat prese l’iniziativa, chiudendo l’irlandese in un angolo e impedendogli di muoversi.
Incapace di lottare alla pari con l’avversario, ed esasperato dalla sua tattica, O’Mahoney gli sferrò un violento colpo sul naso, che cominciò a sanguinare copiosamente.
Shikat rispose iniziando a strangolarlo, fino a che l’arbitro, George Bothner, non separò i due contendenti e li fece tornare al centro del ring.
Shikat, non appena il match fu fatto ripartire, lasciò che O’Mahoney eseguisse su di lui alcune Irish Whip, per poi sferrargli due violenti calci in rapida successione alla bocca dello stomaco.
L’irlandese crollò al tappeto, e il pubblico lo sentì chiaramente lamentarsi che le sue costole erano fratturate.
Arbitro e wrestler di enorme esperienza, Bothner capì immediatamente che piega stava prendendo il match, e squalificò Shikat per le sue tattiche illegali, assegnando la vittoria a O’Mahoney.
Shikat aveva preferito una sconfitta per squalifica che subire uno schienamento da parte di un wrestler sprovvisto di autentiche capacità.
Si potrebbe pensare che un simile incidente avrebbe potuto distruggere la carriera di O’Mahoney, ma le cose non andarono affatto così, e il wrestler continuò, dopo lo spiacevole incidente, nella sua routine di vittorie schiaccianti.
Vittorie che servivano per presentarlo come sfidante credibile di Jim Londos, che affrontò il 27 Giugno del 1935, senza avere mai subito uno schienamento.
Due settimane prima, un altro irlandese, James J.Braddock, aveva conquistato il titolo dei pesi massimi di pugilato contro Max Baer.
Si dice, ma non esiste sicurezza al riguardo, che Londos venne pagato l’astronomica cifra di 75.000 dollari per perdere il titolo contro O’Mahoney.
Sta comunque di fatto che O’Mahoney vinse il match e il titolo, facendo schizzare la sua popolarità a dei livelli mai visti prima.
Il pubblico americano lo amava per gli stessi motivi per cui amava il suo compatriota Braddock: vedeva in lui un povero “underdog” che vinceva contro avversari più celebri e quotati di lui, dando speranza a un paese ancora immerso nella Grande Depressione.
Il titolo di O’Mahoney venne riconosciuto sia dalla NWA (la National Wrestling Association, una branca della National Boxing Association) che dalla Commissione Atletica di New York.
La prossima tappa fu una sfida a Ed Don George, un altro lottatore che si proclamava campione.


Ed “Don” George

O’Mahoney era notevolmente migliorato sul ring, rispetto ai suoi goffi esordi: l’esperto di pugilato e lotta Nat Fleischer osservò come, nel suo match contro Londos, avesse dato prova di “solide abilità nella lotta” e che avesse “sorpreso quelli che lo avevano ridicolizzato”.
Ma un conto è essere capaci di costruire, con la collaborazione dell’avversario, un work piacevole da vedere e riscaldare il pubblico, cosa completamente diversa è trovarsi ad affrontare un vero shooter in uno scontro reale.
Shikat lo sapeva bene e aspettava solo il suo momento per prendersi un’ulteriore rivincita.
La resa dei conti tra O’Mahoney e Ed Don George fu fissata per il 30 Luglio del 1935, al Braves Field di Boston.
Circa 40.000 persone assistettero al match, tra cui anche il governatore del Massachussets.
Il traffico bloccò le strade per ore.
Il campione di pugilato James Braddock fece da arbitro e la sua inesperienza nel wrestling venne sfruttata per creare un finale controverso.
O’Mahoney venne scagliato fuori dal ring da George, e riuscì a rientrare solo dopo essere stato contato fino a venti.
George spiegò a Braddock che le regole del wrestling prevedevano la squalifica in tal caso, per poi dargli le spalle.
O’Mahoney, nel frattempo rientrato sul ring, approfittò della sua distrazione per scagliarlo a sua volta fuori dal ring, dove George sbatté violentemente la testa.
Braddock, messo al corrente della regola, contò regolarmente George e lo squalificò, alzando la mano di O’Mahoney e proclamandolo campione del mondo, decisione alla quale seguì una gigantesca rissa.
Simili finali controversi servivano, allora come oggi, per costruire il rematch.
Rematch che si tenne l’11 Settembre al Fenway Park, un’altra arena di Boston, e che vide O’Mahoney ottenere la sua settantesima vittoria consecutiva, davanti agli occhi di 25.000 fan.
Il mese successivo alla seconda vittoria contro George, O’Mahoney e McGrath si imbarcarono in un tour del sud, che si rivelò essere una cattiva idea.
Rudy Dusek stava organizzando un suo trust di promoter meridionali, e quello che doveva essere un trionfale tour si rivelò invece irto di trappole.
Ellis Bashara cercò di trasformare il match in uno shoot a New Orleans, e Whiskers Savage tentò di fare lo stesso a Houston.
Whiskers Savage, il cui vero nome era Ed Civil, era un wrestler estremamente popolare in Texas.
Dopo una breve carriera come pugile, era entrato nel mondo della lotta, dove aveva la gimmick del contadino povero che amava le risse.
Per dare maggior risalto al suo personaggio, era solito salire sul ring con una gallina viva sottobraccio, che poi sistemava a uno degli angoli.
McGrath era stato prudente, insistendo che fosse Paul Jones, un arbitro fidato, a condurre i due match, e questo permise a O’Mahoney di uscire indenne da entrambi gli agguati.
Ma il peggio doveva ancora venire: O’Mahoney doveva lottare contro Juan Humberto a Galveston, ma, mentre si trovava negli spogliatoi, gli giunse voce che i texani erano decisi a prendersi il suo titolo con qualsiasi mezzo.
Allarmati, O’Mahoney e McGrath abbandonarono Galveston, dirigendosi verso nord.
Per aver rifiutato il match con Humberto, O’Mahoney venne privato del titolo dalla NWA, che proclamò che non c’era nessun campione riconosciuto e ordinò che diversi wrestler partecipassero a un torneo per l’assegnazione del titolo, dietro al deposito di mille dollari.
L’unico uomo che consegnò il suo denaro e sembrava interessato a chiarire chi fosse il campione fu John Pesek, nessun altro si fece avanti.
Pesek fu riconosciuto campione d’ufficio, ma non difese praticamente mai il titolo: i promoter non si fidavano di un uomo noto per essere un grande hooker e gli altri wrestler non morivano dalla voglia di trovarsi sul ring con lui.
Ma, in fondo, gli avvenimenti del Texas e le decisioni della NWA pesavano davvero poco: nel Nordest, la fetta di mercato più importante, O’Mahoney era considerato da tutti il campione e continuava a entusiasmare il pubblico.
E tuttavia, avvenne qualcosa di imprevisto.
Il 2 Marzo, fu organizzato un match tra O’Mahoney e Dick Shikat al Madison Square Garden di New York.
Dopo un’inizio innocente, Shikat smise completamente di collaborare e diede all’irlandese una lunga lezione di Catch Wrestling, passando velocemente da una tecnica all’altra, con l’avversario completamente incapace di reagire.
Scrisse Charles A.Smith:

“Per dieci interi minuti di agonia, il tedesco passò da una presa all’altra.”

Shikat mise a segno una Body Scissors, e, con O’Mahoney immobilizzato, cominciò a lavorare per assicurarsi una Toe Hold.
O’Mahoney riuscì in qualche modo a raggiungere le corde, e l’arbitro George Bothner fece ripartire l’incontro al centro del ring.
Shikat pensò di avere umiliato a sufficienza il campione, e mise a segno una Hammerlock.
Invano O’Mahoney si agitò e cercò di liberarsi; in quella serata, il suo avversario non stava lavorando per renderlo “over”.
Shikat sapeva perfettamente che doveva ottenere la resa di O’Mahoney, in modo che la sua vittoria non potesse essere contestata, e minacciò di spezzare il braccio del rivale se non si fosse arreso.
Bothner chiese a O’Mahoney se intedesse arrendersi e la risposta fu:

“Sì! Mi sta uccidendo! Fermalo! Fermalo!”

Bohtner non ebbe altra scelta che proclamare Shikat vincitore e nuovo campione del mondo.
O’Mahoney ci mise diversi minuti a riprendersi e a dirigersi, tenendosi il braccio, nello spogliatoio.
Inizialmente, lui e McGrath riconobbero la sconfitta e dichiararono di sperare in una rivincita.
Nei giorni successivi, furono inventate numerose scuse, una più fantasiosa dell’altra: Bothner aveva frainteso l’irlandese O’Mahoney, che in realtà non si era mai arreso, il campione era esausto per un match sostenuto qualche giorno prima ed era svenuto mentre lottava…inoltre, si aggiunse alla fine, il match non era realmente valevole per il titolo perché non era stato combattuto al meglio delle tre cadute.
Tutte affermazioni davvero poco credibili, che non servirono a nascondere la realtà di quanto avvenuto.
Dopo il successo, Shikat utilizzò il titolo nella stessa maniera in cui lo aveva utilizzato Stanislaus Zbyszko dopo il Double Cross ai danni di Wayne Munn: lo mise in vendita al miglior offerente.
Curley gli offrì 40.000 dollari per perderlo in un rematch contro O’Mahoney.
Daro e Mondt arrivarono a 50.000 per consegnarlo al loro uomo Vincet Lopez, e pare che anche Londos fece una sua offerta.
Ma nessuno si stupì quando Shikat si alleò con il gruppo di Sandow, Haft e Marshall, che, probabilmente, avevano saputo del Double Cross ai danni di O’Mahoney prima che avvenisse.
Il Trust che Shikat aveva tradito si vendicò portandolo in tribunale: venne riesumato un vecchio contratto che legava il wrestler a Joe Alvarez e lo si usò per sostenere che si potevano ancora controllare le sue apparizioni.
Shikat venne così bookato a tradimento contro una serie di duri shooter, e, quando non si presentava, veniva inviata una segnalazione alla Commissione Atletica.
Per evitare problemi, il gruppo di Sandow fece perdere il titolo a Shikat contro Ali Baba, un wrestler di origine curda.
Una volta che Shikat non fu più in possesso del titolo, le accuse contro di lui furono fatte cadere.
Il giorno successivo a un’altra sconfitta con Ali Baba, la moglie di Shikat morì in un tragico incidente stradale, sospettato da alcuni di essere stato orchestrato dal cartello che il lottatore aveva tradito.
Ali Baba era solo un campione temporaneo, la cui utilità era solo quella di portare il titolo nelle mani di Marshall, che lo sconfisse due volte, la prima a Detroit e la seconda a New York City.


Ali Baba

E tuttavia, il breve periodo in cui, nel mondo della lotta, vi fu un unico campione, terminò con il regno di O’Mahoney.
In breve, il panorama tornò ad essere estremamente frammentato, con un campione in quasi ogni territorio.
Sarà solo Lou Thesz, anni dopo, a riportare ordine nel Pro Wrestling.

 

Nicola Medici

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