Gli intrecci tra wrestling e politica nella carriera di alcuni dei più importanti presidenti degli Stati Uniti

Gli intrecci tra wrestling e politica nella carriera di alcuni dei più importanti presidenti degli Stati Uniti

Come ho spiegato in un articolo precedente, la cultura sportiva, negli Stati Uniti, si diffuse assai più lentamente che in Inghilterra, e soprattutto, a causa della forte influenza puritana sul New England, nella parte meridionale del paese.
Anche il wrestling seguì il destino degli altri sport, e fu aiutato, nella sua progressiva ascesa alla popolarità, dal fatto di essere praticato da un buon numero di Presidenti.
D’altronde, lo stesso George Washington, primo Presidente degli Stati Uniti, era, oltre a un grande cavallerizzo e a un entusiasta della vita all’aria aperta, un ottimo wrestler, esperto dello stile Collar And Elbow, allora dominante.
A soli 18 anni, Washington vinse un importante torneo, e continuò ad allenarsi, nonostante gli impegni sempre crescenti, per tutta la vita.
Ancora a 47 anni, mentre era comandante delle armate continentali, affrontò e batté sette sfidanti, dei Massachusetts Volunteers, consecutivamente.
Anche Andrew Jackson, Zachary Taylor, Ulysses Grant e William Taft furono praticanti di Collar And Elbow di una certa rilevanza.
Tuttavia, i due presidenti che passarono alla storia come i lottatori migliori furono Abraham Lincoln e Theodore Roosevelt.

Abraham Lincoln

Tra tutti i presidenti degli Stati Uniti, Abraham Lincoln è, senza dubbio alcuno, uno dei più celebri e importanti.
Tuttavia, se ogni studente conosce almeno il suo ruolo nell’abolizione della schiavitù e nella Guerra di Secessione, c’è un altro aspetto della sua vita ben poco conosciuto, almeno in Italia: Lincoln, nella sua gioventù, era un formidabile wrestler.
Per l’epoca, il futuro presidente degli Stati Uniti possedeva un fisico impressionante, alto oltre il metro e novanta, e reso muscoloso dal duro lavoro nei campi.
Secondo alcuni ricercatori, fu coinvolto in circa trecento incontri, nelle aree fluviali del Mississipi e dell’Ohio.
La maggior parte delle sfide si svolse secondo le regole dello stile scozzese, ma molti, inevitabilmente, degeneravano nel violento e pericoloso metodo “Rough And Tumble” tipico della frontiera.
Secondo alcuni storici (ma non esistono certezze al riguardo), Lincoln finì anche per uccidere alcuni dei suoi avversari.
L’episodio più famoso, e quello che finirà per diventare parte della sua leggenda, avvenne a New Salem, nell’Illinois.
All’epoca, Lincoln, che aveva venti anni, lavorava in un magazzino di proprietà di un certo Denton Offutt, e divideva il tempo tra il lavoro e le letture, nel tentativo di farsi una cultura da autodidatta.
Offutt cominciò a vantarsi della forza del suo nuovo impiegato e, come risultato delle sue spacconate, attirò l’attenzione di Jack Armstrong, noto bullo locale e capo di una banda chiamata Clary’s Grove Boys.
I Clary’s Grove Boys erano noti per giocare dei tremendi scherzi agli stranieri, come chiuderli dentro a una botte e farli rotolare giù da una collina.
Armstrong voleva confrontarsi con Lincoln, che inizialmente rifiutò, ma poi, di fronte alle continue insistenze di Offutt e degli abitanti del luogo, accettò di misurarsi in un match, con l’obiettivo di gettare a terra l’avversario.
Inizialmente, i due avversari si fronteggiarono con cautela, muovendosi in cerchio e tentando, con prudenza, qualche sporadica presa di lotta.
Lincoln, grazie alla sua superiore forza fisica, ebbe pian piano la meglio e Armstrong, frustrato, ricorse a una scorrettezza, cercando far cadere Lincoln con uno sgambetto.
Arrabbiato per la mossa sporca, Lincoln afferrò Armstrong per il collo con entrambe le mani e lo scosse come una bambola di pezza.
La cosa infuriò i compagni di Armstrong e, d’un tratto, sembrò che il giovane avrebbe dovuto combattere contro tutti loro.
Ma Lincoln, senza farsi intimidire, si mise con le spalle al muro e invitò i suoi nemici ad affrontarlo uno per uno.
Armstrong, colpito dal coraggio e dalla forza del rivale, pose fine alla cosa stringendogli la mano e dicendo davanti a tutti:

“Ragazzi, Abe Lincoln è la persona migliore che sia mai arrivata qui.
Merita di essere uno di noi.”


Un dipinto che illustra il combattimento tra Abraham Lincoln e Jack Armstrong
Alcuni anni più tardi, mentre svolgeva servizio come capitano di una compagnia degli Illinois Volunteers, impegnati nella repressione di una rivolta indiana, Lincoln subì la sua unica sconfitta documentata, contro un soldato di un’altra compagnia.
Ovviamente, le imprese sportive di Lincoln non erano discusse nei giornali dell’epoca, e sarebbero cadute nell’oblio se non fosse stato, paradossalmente, per un suo rivale politico.
Nel 1858, durante la campagna elettorale per il Senato dell’Illinois, Stephen Douglas, acerrimo avversario di Lincoln, citò per la prima volta il suo passato come lottatore, in un passaggio che fu riportato persino dal New York Times.
Douglas affermò di avere conosciuto Lincoln da decenni, affermando che:

“poteva sconfiggere qualsiasi avversario in un incontro di wrestling”.

Si trattò dell’unico complimento rivolto al rivale nel discorso, teso, per il resto, a denunciarlo come un abolizionista.
Ma Douglas, involontariamente, fece un importante favore a Lincoln: all’epoca era importante che gli uomini politici dessero dimostrazione di forza e vitalità, e quale migliore biglietto da visita che la lotta?
Lincoln perse la elezioni, ma, due anni più tardi, quando fu candidato alla presidenza dal Partito Repubblicano, il suo passato di wrestler tornò in gioco.
Alcuni quotidiani riportarono i commenti fatti da Douglas, e i suoi sostenitori diedero alle stampe una biografia dove si faceva ampia menzione del suo passato di lottatore.
Dopo che Lincoln venne assassinato, William Herndon cominciò a raccogliere numerose testimonianze degli abitanti di New Salem riguardo allo scontro con Jack Armstrong, gettando i semi della leggenda di Abraham Lincoln come grande lottatore.
Leggenda che sembra estendersi anche oggi: nel film “Fight Club”, di David Fincher, i due protagonisti discutono di quali personaggi storici siano stati i combattenti più forti, e viene citato Abraham Lincoln.

Theodore Roosevelt

Il più sportivo tra tutti i presidenti degli Stati Uniti, Theodore Roosevelt dedicava due ore e mezzo tutti i giorni all’attività fisica.


Una caricatura di Theodore Roosevelt

Da ragazzino era debole e asmatico, facile preda di bulli, e cominciò ad apprendere il pugilato per difendersi.
Come scrisse nella sua autobiografia:

“Essendo un ragazzino malato, privo di forza fisica naturale, ed essendo vissuto soprattutto a casa, ero incapace, inizialmente, di tenere testa ad altri ragazzi con esperienze di vita più dure.”

Dopo un pestaggio particolarmente duro e demoralizzante, il quattordicenne Roosvelt chiese al padre il permesso di prendere lezioni di pugilato, ricevendo l’entusiasta consenso del genitore.
Roosevelt non si dimostrò, almeno nelle fasi iniziali del suo apprendistato, particolarmente dotato, e ci mise qualche anno prima di ottenere risultati apprezzabili.
Ad Harvard, praticò sia il pugilato che il wrestling; nella “nobile arte”, in particolare, prese parte a diversi tornei, senza ottenere risultati eccezionali, ma dimostrando comunque un coraggio e una tenacia rimarchevoli.


Un giovane Theodore Roosevelt

In particolare, nel Marzo del 1879, continuò a disputare un incontro anche se in evidente difficoltà, con il volto coperto di sangue e privo di fiato.
Roosevelt aveva anche un carattere impulsivo, e non tutti i suoi combattimenti erano legali.
Scrive lo storico Philip M.Boffey:

“Frederic Almy, il suo segretario, ricorda che durante una fiaccolata, nella campagna presidenziale Hayes-Tilden, uno spettatore disse qualcosa di offensivo.
L’impulsivo Teddy lo raggiunse e lo stese con un pugno.”

Durante la sua carriera politica come governatore di New York (1899-1900), e durante i suoi due mandati come Presidente degli Stati Uniti (dal 1901 al 1909) Roosevelt divenne un fanatico del wrestling.
Mentre era Governatore, contattò il campione dei pesi medi, e procedette ad allenarsi con lui tre o quattro volte la settimana, comprando anche una materassina, e piazzandola nel suo ufficio.
Dopo un allenamento particolarmente duro, decise di sospendere gli allenamenti, che però furono ripresi con entusiasmo durante la sua carriera di Presidente.
Scrive Jenny Drapkin:

“Roosevelt non era esattamente timido riguardo al suo hobby.
Riempì il pavimento della Casa Bianca di materassine, e praticava con chiunque fosse disponibile, incluse sua moglie e sua sorella.
Una volta, rese divertente una noiosa riunione diplomatica scagliando al suolo un ministro svedese e dimostrando su di lui una presa di Judo, con grande interesse da parte di tutti.”

Né il presidente sembrava porsi particolari problemi nel prendere dei colpi:

“Si sottopose volontariamente a delle brutali sessioni di sparring con dei campioni.
Pugili, lottatori, artisti marziali…non importava per Roosevelt.
Se erano disponibili a schienarlo o a prenderlo a pugni in faccia, si allenava con loro.
Sentiva che era l’unico modo per mantenere la sua forma fisica.”

In un ulteriore tentativo di migliorare le sue capacità, Roosevelt cominciò a prendere lezioni di Judo dal maestro giapponese Yoshiaki Yamashita.
Figlio di un samurai, Yamashita aveva raggiunto in breve tempo il sesto dan alla Kodokan, diventando, in breve tempo, uno dei migliori istruttori della scuola.
Roosevelt aveva cominciato a interessarsi al Judo quando un lottatore statunitense gli aveva mostrato alcune tecniche, apprese durante un viaggio in Giappone, e si allenò assiduamente con Yamashita per approfondire l’arte giapponese.
A volte, l’entusiamo di Roosevelt per il combattimento rischiava di diventare pericoloso.
Come scrive Joseph R.Svinth:

“…Yamashita disse in seguito che Roosevelt era stato il suo allievo migliore, ma era anche molto pesante e impetuoso, ed era costato al suo istruttore innumerevoli lividi e preoccupazioni, per evitare di ferire il Presidente degli Stati Uniti durante l’allenamento.”


Yoshiaki Yamashita

Alla fine, la pazienza di Yamashita venne premiata.
Roosevelt divenne il primo americano a conseguire la cintura marrone, e il politico con il grado più avanzato nel Judo fino all’arrivo di Vladimir Putin.
Il presidente continuò ad allenarsi, fino a che non gli capitò, nel mezzo della sua presidenza, un grave incidente: durante una sessione di sparring con un pugile, un destro particolarmente forte lo centrò a un occhio.
Roosevelt perse parzialmente la vista, e non recuperò mai del tutto dall’infortunio.
Verso la fine della sua presidenza, nominò il grande lottatore Tom Jenkins come istruttore di Catch Wrestling a West Point.
Tom Jenkins dovette farsi insegnare dalla moglie Lavinia a leggere e scrivere, prima di cominciare il suo nuovo lavoro, ma poi svolse il suo compito in modo eccellente.
Si calcola che finì per addestare oltre 13.000 cadetti, in 37 anni di carriera come istruttore.


Tom Jenkins a West Point

 

Nicola Medici

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