Combination Woman: Mildred Burke e l’ascesa del wrestling femminile

Combination Woman: Mildred Burke e l’ascesa del wrestling femminile

Fin dagli albori del Pro Wrestling, le donne hanno fatto parte della disciplina.
Nel 1891, la “Police Gazette” sponsorizzò il primo torneo per il titolo femminile, che si tenne in una taverna di Bowery.
Il titolo passò di mano diverse volte, fino a essere vinto da Cora Livingston a Kansas City, nel 1914.
La Livingston fu la prima a dare una certa rilevanza alla lotta femminile: relativamente piccola, pesava meno di sessanta chili, le faceva da manager un wrestler che era anche suo marito.
La coppia girava per le fiere degli Stati Uniti, sfidando qualsiasi donna a resistere contro Cora per più di dieci minuti.
Occasionalmente, veniva organizzato anche uno scontro con qualche uomo.
Non mancavano i detrattori: John C.Meyers, uno dei principali esperti di wrestling dell’epoca, scrisse:

“Le donne non sono adatte alla lotta.
Queste esibizioni sono crimini degradanti, non dovrebbero essere permesse e sono un affronto alla decenza.”

Nonostante la sua abilità, la Livingston non riuscì mai a diventare nulla di più di una semplice attrazione da fiera: non c’erano abbastanza lottatrici contro le quali combattere e l’interesse del pubblico era poco significativo.
La campionessa che venne dopo di lei, Virginia Mercereau, fu quasi costretta, dato lo scarso numero di avversarie, e combattere contro gli uomini.
Il campione dei pesi medi, Joe Parelli, ci mise trentasette minuti per schienarla.
Negli anni ’30, nel periodo della Grande Depressione, le cose cambiarono, e, grazie ai sacrifici e alla passione di un pugno di wrestler, il wrestling femminile ascese a un livello di popolarità e di importanza mai visto prima e, probabilmente, mai più eguagliato.
Tra queste, la più decisiva fu senza dubbio Mildred Burke (vero nome Millie Bliss), la più grande lottatrice della storia del Pro Wrestling.

Millie Bliss nacque il 5 Agosto del 1915, a Coffeyville, Kansas, una cittadina di tredicimila abitanti famosa per le imprese criminali dei fratelli Dalton, e poi evolutasi in un fiorente centro manifatturiero.
Millie era la più giovane dei sei figli, cinque femmine e un maschio, di Bruce Edward Bliss e di sua moglie Bertha.
Bruce e la sua famiglia giravano per tutta l’America, fermandosi per pochi anni in diverse città.
Di professione inventore, la situazione economica di Bruce e dei suoi cari dipendeva dal successo delle sue ultime creazioni: nei momenti buoni la famiglia Bliss arrivò a possedere alcuni ristoranti, in quelli cattivi i bambini erano costretti ad andare a scuola senza calze.
Quando Millie aveva undici anni, i suoi genitori si separarono, e non rivide suo padre che dopo diciassette anni, quando Bruce assistette a un suo match.
Nel 1927, si spostò, insieme a sua madre, a Kansas City: i figli più grandi se n’erano andati a vivere altrove, ed erano rimaste soltanto loro due.
La madre la manteneva lavorando in un ristorante, e insegnandole i valori tipici della piccola provincia americana.
Millie si dimostrò fin da subito, nonostante un fisico minuto, un’atleta naturale, con gambe particolarmente forti e muscolose.
Aveva inoltre un carattere tenace, e spesso giocava a calcio o a rugby con i ragazzi, essendo in grado di sopportare meglio di altre ragazze un contatto fisico duro.
All’epoca, comunque, le sue aspirazioni erano simili a quelle di tanti altri giovani, e sognava di diventare una decoratrice d’interni.
La vita di Millie e Bertha, come quella di milioni di statunitensi, fu sconvolta dalla terribile crisi economica del 1929: a Ottobre, nel giro dei tre giorni peggiori della storia degli Stati Uniti, migliaia di banche fallirono e milioni di persone rimasero senza lavoro e senza denaro.
Millie dovette abbandonare la scuola, e trasferirsi con la madre in una pensione gestita da una vedova, già affollata da altri tredici inquilini.
Sua madre cominciò poi a lavorare come cuoca in un hotel, mentre lei ottenne un impiego temporaneo come stenografa.
In seguito, saranno costrette a trasferirsi a Black Rock, in una riserva indiana a sud di Gallup, nel New Mexico.
Millie odiò ogni singolo momento trascorso qui, e per andarsene, sposò un uomo, Joseph Martin Shaffer, di dodici anni più vecchio di lei.
Tra i due non c’era, con tutta probabilità, nessun affetto: la Bliss aveva scelto di sposarsi solo per poter fuggire dalla riserva indiana.
Insieme al marito e alla madre tornerà a Kansas City, e, nel 1933, i tre cominceranno a cercare di guadagnarsi da vivere come gestori di un piccolo ristorante.
Con il paese ancora stretto nelle spire di una terribile recessione, lavorava dodici ore al giorno, sette giorni alla settimana, per guadagnare abbastanza soldi da sopravvivere.
Tuttavia, successe qualcosa di inaspettato: suo marito la portò a vedere uno show di wrestling, alla Midway Arena.
Insieme a altre mille persone, Millie rimane incantata nel vedere lo spettacolo.
Quel giorno non diventò semplicemente una fan di wrestling, ma comincia a sognare di poter salire sul ring come lottatrice.
Durante i monotoni e duri giorni della sua vita, cominciò a immaginare se stessa sul ring, mentre applica prese e leve.
Nel frattempo, la sua vita cadeva a pezzi.
Poco dopo averla portata a vedere lo show, suo marito la lasciò, scomparendo per sempre dalla sua vita.
Negli stessi giorni, la Bliss scoprì di essere incinta.
Il ristorante vedeva ridursi costantemente gli incassi.
Diventare una wrestler cominciava ad apparire non solo un sogno, ma anche una stringente necessità economica.

Un giorno dell’estate del 1934, Millie, mentre camminava verso l’ingresso del suo ristorante, notò due uomini che la osservano con insistenza, ridendo tra loro.
Riconobbe il più piccolo dei due, un wrestler che aveva visto lottare a Kansas City.
E d’altra parte, anche se non lo avesse riconosciuto, le vistose orecchie a cavolfiore dell’uomo avrebbero rivelato a chiunque la sua professione.
L’uomo le sorrise quando lei si voltò verso di lui, mostrando denti quadrati e molto distanti l’uno dell’altro, che lo facevano assomigliare a una zucca di Halloween.
Il sorriso la irritò ulteriormente, e la spinse a replicare:

“Voi due dovreste essere abbastanza grandi da avere già visto delle donne incinte, ma a quanto pare continuate a trovarlo divertente.
Spero che abbiate dato una buona occhiata.”

I due uomini la seguirono dietro al locale.
Il più grande dei due, si scusò e si presentò come Gus Karras, un promoter, e poi introdusse il suo amico, Billy Wolfe.
Fu così che Millie Bliss conobbe l’uomo più importante, e più odiato, della sua vita.


Billy Wolfe
Billy Wolfe, all’epoca in cui incontrò Millie Bliss, aveva trentasette anni, e la sua carriera aveva già imboccato una parabola discendente.
Ottimo lottatore, non era mai riuscito a sfondare, e la sua fama non si estendeva oltre a poche decine di miglia da Kansas City.
Da diversi anni, aveva cominciato ad adottare il nuovo stile che stava lentamente trasformando il Pro Wrestling da uno sport a uno spettacolo.
Wolfe sul ring era un heel rotto a ogni scorrettezza, e ferocemente odiato dal pubblico.
Negli ultimi tempi, aveva anche iniziato a promuovere ed allenare delle lottatrici, e possedeva una piccola palestra, a pochi isolati di distanza dal ristorante di Millie.
La giovane vide la possibilità di realizzare il suo sogno, e, un giorno, dopo averlo servito (Wolfe era diventato un cliente abituale) raccolse il coraggio e gli parla del suo desiderio di diventare una wrestler.
La risposta di Wolfe non è delle più incoraggianti:

“Tu?Guardati, non sei più grande di una pinta di piscio.”

Millie rimase inizialmente delusa dalla durezza della risposta, ma, dopo il parto, la sua situazione economica si aggravò ulteriormente e la disperazione le diede la forza di affrontare nuovamente Wolfe, con una tale insistenza da strappargli la promessa di una seduta d’allenamento di prova.
Il lottatore veterano era però seccato dall’insistenza della ragazza, e diede istruzione a Gipsy Joe, un suo giovane allievo di diciotto anni, di darle una dura lezione durante l’allenamento, in modo da farla desistere una volta per tutte.
Quel giorno, però, accadde qualcosa di completamente inaspettato.
Quando Joe la sollevò per schiantarla a terra, la Bliss, forse per pura fortuna, forse per talento innato, forse per istinto, riuscì a ribaltare la manovra e a schienare il rivale in pochi secondi.
Un secondo tentativo non andò meglio per Gipsy Joe: questa volta fu Millie a prendere l’iniziativa e a schiantarlo al suolo, per poi approfittare del suo stordimento per schienarlo di nuovo.
Wolfe non poteva credere ai suoi occhi, ma, in quel momento, cominciò a intravedere del potenziale in quella ragazza piccola e magra e decise di allenarla seriamente.
Le settimane successive furono dedicate a dei duri allenamenti fisici, con pesi e esercizi a corpo libero, e tecnici.
Wolfe mise nuovamente alla prova la Bliss, facendole affrontare diverse donne, tutte più pesanti e più esperte di lei, per assicurarsi che il suo successo iniziale non fosse stato un semplice colpo di fortuna: furono tutte sconfitte senza fatica.
Nel frattempo, Barbara Ware, la lottatrice di punta di Billy Wolfe, lo abbandonò, lasciandolo senza una partner per il consueto tour delle fiere (all’epoca, una delle attrazioni più popolari, nelle fiere, erano gli “athletic show”, o “at show”, dove dei membri del pubblico potevano sfidare un lottatore).
Millie Bliss vendette il suo ristorante (senza ricavarne neanche un soldo) e cominciò la nuova avventura con il suo allenatore, che promise, se la loro collaborazione si sarebbe rivelata un successo, di sposarla entro un anno.
Certo, la Bliss non poté illudersi a lungo che Wolfe la amasse, visto che scoprì molto presto la sua abitudine di andare a letto con tutte le donne che allenava.
Tuttavia, i dispiaceri sentimentali non potevano occupare troppo la sua mente: il mondo degli at show era brutale, e bisognava imparare a sopravvivere.
Ogni sera, uomini, di diversi chili più pesanti di lei, e donne la sfidavano, ogni sera il suo corpo si riempiva di lividi e abrasioni.
Per sua fortuna, si dimostrò molto talentuosa nel Catch Wrestling, stile che, basato principalmente sulla velocità e sulla tecnica (aveva soppiantato la Lotta Greco Romana, decenni prima, proprio perché permetteva a una persona piccola ma abile di sconfiggere avversari più forti), dava a una donna la capacità di ridurre lo svantaggio nei confronti degli uomini.
Una sera, si fece avanti a sfidarla una donna gigantesca, proveniente da una fattoria del Missouri: alta più di metro e ottanta, e con muscoli poderosi che guizzavano sotto ai vestiti, al suo confronto la Burke sembrava minuscola.
La Burke fu abbastanza abile da portarla a terra, ma non aveva la forza necessaria per schienarla.
Allora, avvolse le sue gambe intorno alla sua testa, cominciando a stringere con il massimo vigore.
Piangendo per il dolore, la gigantessa si arrese: Millie aveva imparato che, per sconfiggere un avversario che la sovrastava fisicamente, il metodo migliore era portarlo al suolo e lì utilizzare le sue potenti gambe.
Il trucco le fu senz’altro utili negli innumerevoli incontri, pare circa centocinquanta, che sostenne contro degli uomini.
Di questi, solo pochi risultarono in sue sconfitte.
Fu durante questo periodo che Billy Wolfe decise di ribattezzarla Mildred Burke, ringname che la accompagnò per tutto il resto della sua carriera.
Un pomeriggio, una donna dall’aria minacciosa e le mani particolarmente grandi volle sfidarla: la Burke cercò di convincerla a rimandare la sfida alla sera, quando ci sarebbe stato più pubblico, ma questo la fece solo infuriare, e ne nacque una violenta scazzottata.
Mildred Burke riuscì a stendere l’avversaria, ma la polizia la avvertì che aveva pestato a sangue la fidanzata di un gangster, e di stare attenta a eventuali vendette.
Nel gergo degli at show, un “combination man” era un uomo capace di praticare sia la lotta che il pugilato; Mildred Burke fu una delle poche “combination woman” della storia.

Lottare nelle fiere, però, non poteva portare la carriera di Mildred Burke molto lontano.
Il passo successivo, per lei e per Billy Wolfe, doveva necessariamente essere quello di combattere, contro un uomo, in qualche arena.
La lotta tra uomini e donne era all’epoca proibita in molti Stati, ma la regolamentazione del wrestling, fumosa e scarsamente applicata, permetteva comunque ad alcuni promoter di organizzare qualche incontro del genere, specialmente in piccole città del Sud.
La Burke chiese a Gust Karras se poteva preparare un match simile, e lui acconsentì: il wrestling non stava riscuotendo un grande successo, e la novità poteva rappresentare un piacevole diversivo.
E così, il 13 Febbraio del 1936, a Bethany, la Burke fece il suo esordio ufficiale, contro un certo Cliff Johnson.
Nell’Aprile dello stesso anno, ebbe un altro match, sempre a Bethany, con un lavapiatti di nome Carl Hunter.
La Burke iniziava a essere una piccola celebrità locale, e diverse centinaia di persone affollavano l’arena.
Tuttavia, mancava il suo avversario.
Hunter, nervoso all’idea di dover combattere contro una donna, aveva all’ultimo momento deciso di non lottare.
Lo sceriffo lo rintracciò e lo costrinse a prendere parte all’incontro, timoroso di una rivolta da parte del pubblico.
Sul ring, di fronte alla Burke, Hunter le confidò che aveva paura della reazione di sua moglie, se avesse saputo che aveva perso contro una donna: lei accettò di vincere solo dopo averlo fatto ben figurare.
Due settimane dopo, Billy Wolf mantenne la sua promessa di sposarla, e i due divennero ufficialmente marito e moglie il 24 Aprile del 1936.
Lei aveva vent’anni e lui trentanove.
Se mai era esistito amore o affetto tra i due, era già morto.
Come la Burke ricordò, anni dopo:

“Non ero assolutamente innamorata di Billy Wolfe.
Mi era diventato fisicamente repellente.”

Ma ognuno aveva bisogno dell’altro per affari: il matrimonio non fu reso pubblico e nessuno, a parte i diretti interessati, sapeva della cosa.
Dopo la cerimonia, si riuscì a organizzare un altro incontro, di più alto profilo, a Chillicothe, una cittadina nel nord del Missouri.
Il suo avversario, Buck Thompson, era un ex pugile, di una certa fama nella zona.
Il match aveva un limite di tempo di dieci minuti, e, quando ormai si era arrivati alla conclusione, Thompson sollevò la Burke e la fece cadere direttamente sulla sua testa, stordendola.
Sicuro della vittoria, Thompson si diresse verso il suo angolo, ma fu un errore: la Burke si rialzò e lo attaccò nuovamente.
Proprio in quel momento, suonò la campanella: la Burke era riuscita a strappare un pareggio.
Wolfe la riaccompagnò nella sua casa di Kansas City e poi se ne andò a un suo incontro, lasciandola sola con suo figlio Joe.
La mattina dopo, la Burke scoprì di non essere più in grado di muovere nessuna parte del suo corpo.
Le sue urla attirarono l’attenzione dei vicini, che chiamarono un dottore.
La paralisi durò quattro giorni, con le gambe e le braccia che solo gradualmente recuperano la capacità di muoversi.
Quando Wolfe tornò a casa, non le mostrò molta simpatia.
Aveva i pidocchi e le chiese di aiutarlo a rimuoverli.
Al suo rifiuto, si infuriò e, quando lei gli chiese di dare da mangiare a Joe, colpì il bambino alle labbra con il cucchiaio, tagliandoli le labbra.
Quando la Burke lo minacciò di lasciarlo, la colpì a uno occhio, con forza sufficiente per farle perdere la vista per qualche giorno.
Al termine del litigio, Mildred lasciò la casa, andando ad abitare con Joe da una sua amica.
Il giorno dopo, raggiunse sua madre e suo fratello in California.
Nei giorni successivi, Billy Wolfe passò all’offensiva, chiamandola quasi ogni giorno per scusarsi e chiederle di tornare a lavorare per lui.
Mildred dovette prendere una decisione, e la prese: scelse di tornare con un uomo che odiava, perché sapeva che, senza di lui, non avrebbe potuto sfondare nel business.
Contava sul fatto che la personalità di Wolfe riuscisse a spingere i promoter a promuovere qualche match tra donne nelle arene.
E la scommessa si rivelò vincente.

Wolfe e la Burke avevano ambizioni molto più grandi dell’avere una carriera come quella della Livingston: il wrestling femminile, nella loro visione, doveva avere la stessa importanza dei match delle grandi star, come Jim Londos e Ed Lewis.
Wolfe trovò l’avversaria giusta per la sua protetta: Clara Mortensen.
Più alta e più pesante, la bionda Mortensen, contrariamente alla Burke, era nata nel mondo del wrestling, essendo stata allenata fin da bambina dal padre, il campione danese dei pesi leggeri Fred Mortensen.
Reclamava il titolo del mondo femminile, anche se, come molti dei campioni dell’epoca, la sua pretesa era piuttosto fumosa, e difficilmente confermabile.
La Burke, Clara Mortensen e Billy Wolfe si presentarono nell’ufficio di Chris Jordan, promoter di Birmingham, per cercare di convincerlo a proporre al pubblico il match.
La Burke racconta l’episodio nella sua (mai pubblicata) autobiografia.
Jordan stava per sbattere loro la porta in faccia, quando Wolfe gli promise che gli avrebbero portato il pubblico più numeroso della sua carriera.
Il loro primo match si svolse a Dotham, Alabama, dove Jordan pensava di non riportare troppi danni da un eventuale fallimento.
L’incontro fece invece registrare il tutto esaurito, e furono prontamente preparate delle repliche.
Visto che la Mortensen era il nome più famoso, le furono fatti vincere tutti gli incontri, e la cosa la rese arrogante e altezzosa.
Una sera, la Burke le diede una lezione, trasformando improvvisamente l’incontro in uno shoot, e umiliandola.
Il match terminò come di consueto, con una vittoria della Mortensen, ma Mildred Burke aveva dimostrato di essere la donna migliore.
Finalmente, il 28 Gennaio del 1937, davanti a 6.157 persone a Chattanooga, le parti si invertirono, e fu la Burke a sconfiggere la rivale strappandole finalmente il titolo.
Mai nessun match femminile, nella storia, aveva ricevuto un’attenzione pari a questo.
Resoconti della sua vittoria apparvero su numerosi quotidiani nazionali, e la sua immagine fece capolino su “Life”
Le due continuarono a lottare, attirando un pubblico record, di 2500 spettatori, a Charleston, ma, anche se avevano ormai dimostrato che il wrestling femminile poteva essere un successo, e avrebbero potuto continuare a fare soldi per tutti gli Stati Uniti, le loro strade si separarono.
Pare che ci fosse dell’autentica animosità tra le due, ed entrambe continuarono a proclamare di essere l’autentica campionessa fino al termine delle loro vite.
All’epoca, non esistevano organismi in grado di riconoscere ufficialmente i titoli: il vero campione era semplicemente colui che attirava più pubblico e faceva più soldi.
E, in questo campo, Wolfe e la Burke non avevano rivali.
Mildred compensò la sua mancanza di bellezza con un costume che accentuava le sue curve, e una grande cura del suo fisico: in un’epoca dove il body building era ancora ben lontano dal diventare una moda, esibiva degli addominali scolpiti raramente visti prima in una donna.
Inoltre, i due erano disposti a sostenere lunghi tour degli Stati Uniti, dando la possibilità al maggior numero di fan possibile di ammirare la campionessa.
La stampa cominciò a seguire con costante interesse le loro gesta, e le arene, come conseguenza, si riempirono ulteriormente.
La popolarità della Burke sembrava eguagliare, o perfino superare, quella delle grandi star maschili: a Chattanooga 7.000 persone accorsero per vederla, tremila in più di quelle che, qualche giorno prima, avevano assistito a un incontro di Jim Londos.
Wolfe cominciò poi a promuovere i suoi match in Ohio, territorio del promoter Al Haft, che conduceva una compagnia chiamata Midwest Wrestling Association (MWA).
L’alleanza con Haft si rivelerà decisiva per il futuro della Burke.
Indossò per la prima volta una cintura, fatta, così disse alla stampa, d’oro, e del valore di 525 dollari, all’epoca il costo di un’automobile.
Cintura che indossò, senza interruzioni, per i successivi diciassette anni.
Tuttavia, nonostante il successo, il wrestling femminile aveva anche molti detrattori.
A New York, in California, a Chicago e in molti altri luoghi le leggi non permettevano lo svolgersi di incontri tra donne, giudicati indecenti.
E, anche nel sud degli Stati Uniti, nascevano organizzazioni di cittadini contrari.
In Germania, in Partito Nazista utilizzò immagini della Burke come parte di una campagna propagandistica antiamericana, per dimostrare la volgarità e la brutalità della cultura statunitense.
Per questi motivi, il primo tentativo di Wolfe di contattare Jack Pfefer, il potente promoter di New York, andò a vuoto.
Nonostante ciò, Mildred Burke continuava la sua ascesa verso il successo, costantemente in tour per gli Stati Uniti, e facendo registrare ovunque dei tutto esaurito.
La prima avversaria ostica fu Betty Nichols, che affrontò in una serie di match per Al Haft.
La Nichols era una lottatrice scorretta, che non esitava a sferrare pugni al volto a tradimento, e a colpire col ginocchio al volto.
La Burke uscì regolarmente dai suoi incontri con lei pesta e sanguinante, ma vinse il terzo e decisivo match in poco più di dodici minuti.
In questo periodo si unisce al duo Glady Gillem, una giovane ragazza che lasciò la sua famiglia per inseguire il sogno di diventare una lottatrice.
Negli anni a venire, la Gillem avrà innumerevoli incontri con la Burke, che metterà sempre over.
Il copione che i loro incontri seguivano era quello canonico, con la Gillem (la heel) che dominava la parte iniziale grazie a delle scorrettezze, e la Burke che si prendeva la sua rivincita nel finale, vincendo.
Nella primavera del 1940, Jack Pfefer contattò Wolfe, informandolo che aveva la possibilità di far lottare la Burke in New Jersey.
Pfefer era un autentico personaggio nel mondo del wrestling, noto per promuovere lottatori deformi e dal fisico mostruoso.
Aveva anche un scarso senso dell’igiene personale: passava settimane intere senza lavarsi ed il suo alito era temuto da tutti i lottatori.
Il 10 Luglio del 1940, Mildred Burke e Glady Gillem ebbero il loro primo match nel suo territorio, che la Burke chiuse con una nuova tecnica, la “alligator clutch”.
Un mese dopo, il rematch attirò un pubblico record alla Meadowbrook Bowl, e terminò in un pareggio dopo quattordici minuti di strenua lotta.
Anche se a New York il wrestling femminile continuava a rimanere bandito, la Burke era sulla bocca di tutti, in città, e lei, insieme a Wolfe, cominciò a frequentare regolarmente i giornalisti nei locali più eleganti.
Dietro le quinte, il loro matrimonio procedeva come al solito, con Billy che ora andava a letto con la Gillem.
Nonostante il successo, molti promoter accettavano il wrestling femminile, vista la sua popolarità, ma non avevano una grande stima di esso.
Al Haft, in una lettera scritta a Jack Pfefer, scriveva:

“Per quanto riguarda le ragazze, ho scritturato Mildred Burke per qualche settimana.
Cominciano oggi, li faccio lavorare due volte all’anno.
Non mi piace proporre troppo wrestling femminile.
Dopotutto, questo è uno sport da uomini.”


Mildred Burke
Pfefer cercò di imitare Wolfe, ma il suo tentativo ebbe scarso successo (invece di mandare una troupe in giro per l’America, come Wolfe, cominciò a proporre lottatrici come parte fissa delle card, esaurendo presto l’effetto novità) spingendo però lo stato del New Jersey a bandire il wrestling femminile.
Nel frattempo, alla troupe di Wolfe si era aggiunta Johnny Mae Young, che pare avesse sfidato e sconfitto Gladys Gillem in un incontro.
Dalla personalità esuberante e fortemente mascolina, la Young sostituirà gradualmente la Gillem come heel e comprimaria della campionessa.

Nel 1942, gli Stati Uniti entrarono in guerra e, nel corso dell’anno, due milioni di donne fecero il loro ingresso nel mondo del lavoro, sostituendo gli uomini impegnati al fronte.
Qualcosa di simile avvenne nel mondo del wrestling: se, durante la Prima Guerra Mondiale, tutti i grandi talenti, con la notevole eccezione di Earl Caddock, erano riusciti ad evitare la leva, lo stesso non avvenne nella Seconda.
I promoter si trovarono improvvisamente a corto di talenti, e furono costretti a tornare a scommettere su lottatori ben oltre i loro giorni migliori, troppo vecchi per essere chiamati al fronte.
In questa situazione, il wrestling femminile ebbe la possibilità di riempire un vuoto: al termine dell’anno, Mildred Burke fu citata dal New York Times, in una lista delle figure femminili più importanti nel mondo dello sport.
All’epoca, il wrestling era caratterizzato da uno stile lento e statico: quello proposto da Wolfe era invece molto dinamico e veloce, risultando più appetibile per il pubblico.
Lo stato della California, nel frattempo, fece una timida concessione alle lottatrici, permettendo loro di lottare due volte ogni sei mesi nelle città che avevano una promotion.
Wolfe fu lesto a cogliere l’opportunità al volo, organizzando un match tra la Burke e la Gillem all’Hollywood Legion Stadium.
Con l’incremento del business, Billy Wolfe si trovò ad organizzare diversi incontri in diverse città.
Sempre più spesso, si trovò a guidare insieme alle altre lottatrici, con le quali, come suo solito, condivideva anche il letto, piuttosto che con la Burke, che si trovò così costretta ad affrontare dei lunghi viaggi da sola.
La cosa era però troppo pericolosa: i promoter erano soliti pagare in contanti, senza contare la cintura con diamanti che la Burke portava sempre con se.
Il rischio di rapine era troppo alto, così si stabilì che avrebbe viaggiato con George William, che tutti chiamavano G.Bill, il figlio di Billy Wolfe.
G.Bill aveva un carattere quieto e tranquillo, molto diverso da quello esuberante e spesso violento del padre.
In breve tempo, lui e Mildred Burke si innamorarono.
E’ probabile che Wolfe sapesse della cosa, ma non se ne curasse; alcuni sospettarono anche che avesse orchestrato il tutto, sperando di far dimenticare alla Burke i suoi continui tradimenti.
In questo periodo (nonostante la California, sotto la pressione di diversi gruppi femminili, che condannavano il wrestling come “degradante”, avesse nuovamente bandito la lotta tra donne) si può dire che la Burke divenne una delle più grandi star del wrestling statunitense: citata continuamente dalle riviste e richiesta dai tutti i promoter.
Tuttavia, la sua relazione con G.Bill mise in moto una serie di eventi destinati, anni più tardi, a far precipitare la situazione.


Mildred Burke con Lou Thesz
Nei primi anni ’50, il mondo del wrestling fu sconvolto da enormi cambiamenti.
Primo fra tutti, l’emergere delle televisioni, passate da qualche migliaio nel 1946, a dieci milioni e mezzo nel 1950.
Per la prima volta il wrestling divenne uno spettacolo televisivo, prediletto dal nuovo media perché, data la natura predeterminata dei match, poteva essere allungato o accorciato a seconda delle esigenze.
Poi, nel 1949, nacque la National Wrestling Alliance, un corpo di promoter destinato a diventare, in breve tempo, l’organizzazione più potente mai apparsa nella storia della disciplina.
La NWA non riconosceva il titolo MWA detenuto dalla Burke, preferendo concentrarsi esclusivamente sul wrestling maschile.
Tuttavia, nel Dicembre del 1949, Billy Wolfe (che aveva nel frattempo lanciato nuove star come June Blyers e Nell Stewart e meditava probabilmente di rimpiazzare con una di loro la Burke) fu ammesso nella nuova organizzazione.
Anche se la NWA non riconobbe mai un titolo femminile, il suo appoggio si rivelò determinante per Wolfe, che ora poteva far comparire le sue lottatrici in molte card, di praticamente tutti i promoter degli Stati Uniti.
Non tutti i lottatori erano entusiasti (Lou Thesz, per tutta la sua carriera, si rifiutò di lottare in una card dove erano presenti delle donne), ma gli affari, per lui, continuavano ad andare a gonfie vele.
Inoltre, con l’appoggio dell’NWA, poteva impedire a ogni lottatrice di rendersi indipendente, se non voleva essere messa nella “lista nera” di tutti i più potenti promoter d’America.
Nella rivista ufficiale della NWA, “Official Wrestling”, le atlete di Wolfe ricevevano molto spazio, quasi pari a quello concesso agli uomini.
Senza contare che il “Wall Street Journal” dedicò un lungo articolo al business del wrestling femminile, con Wolfe come protagonista indiscusso.


Mildred Burke sulla copertina di Official Wrestling
La prima cattiva notizia, per Wolfe e la Burke, fu la tragica, e ancora oggi misteriosa, morte di Janet Boyer, una giovanissima lottatrice (e, probabilmente, l’ultima amante di Wolfe) che, dopo un tag team match, accusò nello spogliatoio un terribile dolore alla testa.
Ricoverata d’urgenza, decedette poco dopo.
La sua morte ridiede fiato alle violente campagne per l’abolizione del wrestling femminile, che non avevano mai smesso di covare sotto alle ceneri.
Nel frattempo, G.Billy, dopo svariati anni trascorsi in una relazione clandestina con la Burke, voleva sposarla e cercò di convincerla a divorziare.
Nonostante tutti i tentativi della Burke di dissuaderlo, affrontò il padre e gli parlò dei suoi propositi.
La reazione di Billy Wolfe fu estremamente negativa: G.Billy e la Burke potevano avere la loro relazione, non gliene importava nulla, ma non avrebbe mai concesso il divorzio.
Oltre all’orgoglio personale, è probabile temesse, non a torto, che lo scandalo avrebbe distrutto i suoi affari.
G.Billy era sempre stato un bevitore, ma la delusione e la rabbia finirono per trasformarlo in un autentico alcolizzato.
E, a causa dell’alcool, il suo stile di guida divenne sempre più pericoloso, finché, un giorno, mentre lui e la Burke erano diretti a uno show, rimase coinvolto in un terribile incidente: miracolosamente, non morì nessuno, ma rimediò un grave trauma cranico e entrambe le gambe spezzate.
Mildred si ruppe cinque costole e riportò un grave trauma al collo.
Billy Wolfe era furibondo per l’incidente, del quale incolpò la Burke.
Prese l’iniziativa di allontanare suo figlio da lei, facendogli avere sesso con tutte le prostitute disponibili, e cercando di istigarlo ad odiarla.
G.Billy, non un carattere particolarmente forte, venne completamente trasformato: in breve, lui e la Burke divennero due completi estranei.
Le gravi ferite riportate dalla Burke nell’incidente mettevano in discussione il suo futuro come lottatrice: Nell Stewart e June Blyers, proposte per anni come contendenti al titolo, erano la scelta più naturale per la successione.
Anche quando la Burke, nonostante tutte le previsioni, riuscì a rimettersi in condizioni per lottare, Wolfe insistette perché pareggiasse il suo match di ritorno contro la Stewart, sostenendo che le sue continue vittorie danneggiavano gli affari.
La campionessa non la pensava così, e i due ebbero un terribile litigio, nel quale si rinfacciarono a vicenda le loro colpe.
Wolfe derise la Burke per le dimensioni dei suoi seni:

“Dovresti dare un’occhiata a Nell Stewart e alle altre ragazze per vedere come sono fatti i seni veri”

“Dove sono piccola io -replicò la Burke- posso rimediare comprando un reggiseno imbottito.
Dove sei piccolo tu non c’è soluzione”


Un momento di un match di June Byers
Tuttavia, dopo ore di estenuante discussione, alla fine Wolfe riuscì a strapparle quello che voleva.
Le due lottarono in un “broadway” (termine che all’epoca indicava un pareggio) di un’ora, davanti a 9.500 persone al Fairgrounds Coliseum di Columbus, Ohio, arbitrato dal celebre ex pugile Jack Dempsey.
Questa volta, le riviste diedero tutta l’attenzione alla Stewart, invece che alla Burke: la mano di Wolfe era sempre all’opera, dietro alle quinte, per attuare il desiderato cambio di consegne.
Ma Mildred Burke non era disponibile a farsi buttare via tanto facilmente: nei tre match successivi, dove Wolfe, impegnato in altri luoghi, non era presente a bordo ring, trasformò l’esibizione programmata in uno shoot, vincendo sempre le due cadute in meno di cinque minuti, dopo avere duramente strapazzato la rivale.
La tensione raggiunse il suo apice a Los Angeles, dove, a Settembre, si svolse il consueto meeting annuale della NWA.
Wolfe portò la Burke a pranzo in un ristorante elegante su Ventura Boulevard, insieme a Joe Burke, suo figlio, e a G.Bill.
Nell’occasione, le fu detto chiaramente che doveva perdere il titolo a favore della Stewart.
Quando la Burke si rifiutò, Wolfe e G.Bill la seguirono nel parcheggio e la pestarono a sangue.
G.Bill la tenne bloccata, mentre Billy Wolfe la martellò di colpi allo stomaco e al volto.
Non fu sporta nessuna denuncia: Wolfe sarebbe probabilmente finito in prigione, ma la Burke avrebbe visto distrutta la sua immagine di campionessa.
I due, comunque, divorziarono, ma, incredibilmente, la Burke non guadagnò un solo penny dal procedimento (è molto probabile che l’avvocato che la rappresentò fosse d’accordo, sotto banco, con Wolfe).
I forti guadagni che aveva fatto nel corso della sua carriera erano finiti tutti nelle tasche del suo ex marito, e, con i booking che calavano sempre di più, la Burke si trovò sempre più in ristrettezze economiche.
Una commissione della NWA presiedette alla disputa tra i due, e alla fine Wolfe rinunciò ai suoi diritti di promoter e di booker in cambio di 30.000 dollari.
La Burke si spinse fino a proporsi come prima membro donna della NWA, con un ufficio di booking per le lottatrici.
Apparentemente, la sua posizione era vantaggiosa, ma, anche qui, come nel divorzio, si dimostrò ingenua e troppo fiduciosa nei confronti di un’organizzazione, la National Wrestling Alliance, che un anno dopo finì nel mirino dell’FBI, con l’accusa di mantenere illegalmente il monopolio del wrestling.
Nelle mani degli investigatori finì anche una lettera privata di Sam Muchnick, presidente della NWA, nella quale veniva detto a chiare lettere che “non aveva nessuna intenzione di permettere a una donna di far parte dell’NWA”.
Con molte difficoltà, la Burke riuscì a raccogliere i 30.000 dollari necessari, e li consegnò personalmente a Wolfe, in un incontro organizzato il 26 Gennaio del 1953.
Al termine della riunione, fu avvicinata da Lou Thesz in persona, che la mise in guardia dal fidarsi della parola dei membri della NWA.
Come gli avvenimenti successivi dimostrarono, Thesz aveva perfettamente ragione.
Wolfe non poteva mettersi in competizione diretta con la Burke, ma l’ostacolo fu facilmente aggirato: fu creata una nuova società, la “Girl Wrestling Enterprises”, formalmente diretta da June Blyers e Nell Stewart che cominciò a promuovere wrestling femminile in concorrenza con lei.
E, prevedibilmente, i promoter della NWA sostennero la nuova associazione invece che, come avevano promesso, la Burke.
Intanto, la situazione del Pro Wrestling stava peggiorando a vista d’occhio.
Il boom televisivo dei primi anni ’50 si stava rapidamente sgonfiando, e le arene erano semivuote.
Era sempre più evidente che, con il business in uno dei suoi ciclici momenti di crisi, non potevano sopravvivere due gruppi che proponevano wrestling femminile.
L’unica cosa che la Burke aveva a suo vantaggio, nella guerra per la sopravvivenza, era il possesso del titolo: e anche questo ci si organizzò per strapparglielo.
Un promoter di Baltimora, Ed Contos, organizzò un torneo per incoronare una nuova campionessa: abilmente, Contos sottolineò come la NWA avrebbe riconosciuto per la prima volta un titolo femminile.
La Burke, anche se universalmente riconosciuta come campionessa, non deteneva altro che un vecchio titolo della MWA di Al Haft, che, ufficialmente, non aveva alcun valore per la NWA.
Era evidente che Nell Stewart sarebbe dovuta uscire dal torneo come campionessa, tuttavia una inaspettata mossa della Burke cambiò le carte in tavola.
In una lettera scritta a un giornale della città, rivelò che aveva sconfitto diverse volte di seguito la Stewart: la lettere ebbe un’enorme risonanza e distrusse la credibilità della lottatrice che, secondo i piani, sarebbe dovuta succederle.
E infatti, alla fine fu June Blyers a vincere il torneo e a essere incoronata nuova campionessa.
Come premio di consolazione, Billy Wolfe e Nell Stewart si sposarono poche settimane dopo.


Nell Stewart

Nei mesi successivi, Wolfe usò ogni genere di tattiche per mandare in bancarotta la Burke: in particolare, era solito offrire ai promoter la possibilità di avere un match femminile dove le sue atlete avrebbero lottato senza compenso.
Una simile sleale competizione non poteva essere sostenuta a lungo, e, d’altra parte, la Burke aveva passato la vita a lottare, non a fare la promoter, e non aveva le conoscenze e gli agganci del suo ex marito.
Pochi mesi dopo, Wolfe ritornava trionfalmente e ufficialmente nel mondo del wrestling come booker, riacquistando i suoi diritti dalla Burke, in bancarotta.
E tuttavia, la sua situazione non era così rosea come poteva apparire a prima vista.
La Byers stava fallendo al box office, attirando molto meno pubblico del previsto.
In gran parte, la cosa era dovuta al fatto che il pubblico non riusciva a vederla come una
campionessa credibile, non avendo mai sconfitto Mildred Burke.
Anni e anni di continui successi, non potevano semplicemente essere cancellati da manipolazioni e sotterfugi.
C’era un solo match che avrebbe garantito l’attenzione del pubblico e il tutto esaurito: June Byers Vs Mildred Burke.
E alla fine, le parti giunsero a un accordo: il tanto sospirato incontro sarebbe avvenuto il 20 Agosto del 1954.
Non sarebbe stato un incontro come gli altri: fu stabilito che si sarebbe trattato di uno shoot.
Mildred Burke, all’epoca, non si trovava certo nelle condizioni migliori per sostenere una simile sfida.
Anni di wrestling e l’incidente stradale avevano lasciato un pesante segno sul suo corpo.
Forti dolori alle ginocchia e alla schiena la costringevano sempre più spesso a disdire match programmati.
E tuttavia, confidava nella sua superiore esperienza per portare a casa la vittoria.
A sua insaputa, però, June Byers si era sottoposta a dure sessioni di allenamento per aumentare la sua massa muscolare: il giorno dell’incontro la donna che si trovò davanti sul ring non sembrava neanche la June Byers che aveva conosciuto.
Inoltre, Wolfe le aveva insegnato, nel breve tempo a disposizione, tutto quello che poteva sulla lotta, con l’assistenza del celebre shooter e hooker Ruffy Silverstein.
Come quasi tutti gli shoot della storia del Pro Wrestling, anche questo risultò in un incontro piatto e noioso: le due lottatrici passarono il primo quarto d’ora avvinghiate l’una all’altra, limitandosi a spingersi e strattonarsi.
Poi, al sedicesimo minuto, la Byers riuscì a trascinare la nemica a terra e a schienarla.
L’incontro era al meglio delle tre cadute: doveva solo ottenerne un’altra per vincere il titolo.
La Burke si era leggermente infortunata al ginocchio, quando subì lo schienamento, e il resto del match fu, per lei, un autentico incubo: con un ginocchio malandato e il collo e la schiena a pezzi, contro un’avversaria molto più giovane, pesante e forte.
L’unica cosa che la sostenne fu la forza di volontà: afferrò l’avversaria con tutte le sue forze, ben decisa a non cedere di un solo millimetro.
Il pubblico era decisamente annoiato, quasi incredulo di fronte a un match valevole per il titolo così poco spettacolare: svanite la rapidità e le tecniche fulminee per le quali il wrestling femminile era diventato famoso, rimanevano solo due lottatrici che sbuffavano e grugnivano, cercando di ottenere un qualche minimo vantaggio in mezzo al ring.
La Burke notò, dopo diversi minuti, un cambiamento nell’avversaria: il suo respiro era più pesante, la sua stretta meno forte.
Non aveva la forza di sconfiggerla, ma poteva provare a resistere fino al limite di tempo di un’ora: il titolo non sarebbe passato di mano, visto che la Byers si era aggiudicata una sola caduta.
Dopo un’ora di lotta, con la Byers paonazza e svuotata di energie, l’arbitro interruppe il match e dichiarò il pareggio.
La Burke, a 39 anni, era riuscita nelle difficile impresa di mantenere il suo titolo in uno shoot, ma, nelle settimane successivi, Billy Wolfe cominciò una campagna stampa per sostenere che la vera campionessa fosse June Byers, che l’aveva schienata nettamente.
La disputa andò avanti per anni, con diversi giornalisti schierati su entrambi i fronti, e non ebbe mai una conclusione definitiva.
Il match con la Byers, nonostante il suo significato, non generò un particolare interesse e risultò un tale fallimento di pubblico che il promoter si rifiutò di pagarla.

Pochi mesi dopo, la Burke si imbarcò in uno dei più importanti viaggi della sua vita: nel Novembre del 1954, condusse il primo tour di lottatrici americane in Giappone, durante il quale venne ancora presentata come campionessa.
Il 10 Novembre, una grande folla le aspettava all’areoporto di Tokyo, e il tour si rivelò un successo strepitoso con tre tutto esaurito di fila nella prestigiosa Kuramae Kokugikan Hall, arena dove tradizionalmente si tenevano gli incontri di Sumo.
Mildred Burke svolse un importante ruolo di pioniere, nella nascita e nello sviluppo del wrestling femminile giapponese: l’anno successivo al suo tour, nacque la All Japan Women’s Pro Wrestling Association, che ebbe un grande successo per tre anni, per poi veder spegnere progressivamente l’interesse nei suoi confronti.
Negli anni ’60, un secondo e più duraturo boom consacrò definitivamente il Giappone come capitale mondiale del wrestling femminile.
Tornata negli Stati Uniti, disputò il suo ultimo incontro il 18 Luglio del 1955, a Reno, Nevada, davanti a 2300 spettatori, un pubblico record per la cittadina.
La sua carriera nel mondo del wrestling le aveva riservato grandi amarezze e grandi soddisfazioni, ma poco denaro.

Il luogo comune vuole che il Pro Wrestling sia lo specchio della società.
Per quanto riguarda il wrestling femminile, è facile notare come le cose siano andate all’esatto opposto: più popolare e importante nei conservatori anni ’30 e ’40 di quanto lo sia oggi.
E la stessa Burke è oggi conosciuta da pochi, il suo rilievo nella storia della disciplina eroso dalla trionfante riscrittura del passato attuata dalla WWE, che propone Moolah come la più grande campionessa.
La stessa Burke, in un’intervista rilasciata poco prima della morte, esprimeva il suo dispiacere per lo stato attuale del wrestling femminile:

“Ciò che ho costruito per le donne nel wrestling, con i miei lividi e il mio sangue, quello che ho vinto per le donne in questo antico ed eccitante sport, è stato quasi interamente cancellato.”

 

Nicola Medici

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