John Spellman: Obiettivo proteggere il campione

John Spellman: Obiettivo proteggere il campione

Verso la fine degli anni ’20, il mondo del Pro Wrestling cominciò a essere invaso da un numero sempre maggiore di ex giocatori di football.
Bisogna considerare che, all’epoca, il football professionistico era ai suoi albori, e non era ancora, contrariamente ad oggi, uno sport particolarmente ricco o remunerativo: molti giocatori potevano essere tentati dall’idea di arrotondare lottando nell’Off Season (pratica che rimarrà comune ancora per molti decenni, quasi fino ai giorni nostri), e i più arditi decidevano di dedicarsi interamente al Pro Wrestling.

Secondo Nat Fleischer, nel suo importante “From Milo To Londos”, pubblicato nel 1937, furono proprio loro a spingere la disciplina verso un impiego sempre maggiore di calci e pugni durante gli incontri, a differenza dello stile, più strettamente improntato alla lotta, in vigore nella prima parte del secolo scorso.
Dopo il fallimentare esperimento di Wayne Munn, il cui Double Cross, effettuato da Stanislaus Zbyszko, costò a Lewis e Sandow il controllo del titolo favore di Joe Stecher, il secondo atleta a arrivare al massimo alloro fu Gus Sonnenberg.
Sonnenberg era molto diverso da Munn: rapido ed esplosivo, con uno stile eccitante e che catturava le platee, contrariamente al precedente campione, lento e capace solo di eseguire prese e sollevamenti statici.
Tuttavia, il mondo della lotta professionistica rimaneva molto insidioso per un uomo non dotato di autentiche capacità da shooter: i promoter potevano proporlo come campione, ma la stragrande maggioranza dei wrestler che combattevano nei preliminari avrebbero potuto sconfiggerlo senza particolari difficoltà.
E fu proprio la necessità di proteggere il campione a portare a uno shoot match tenuto privatamente, uno dei più famosi della storia del wrestling.


Gus Sonnenberg
Gus Sonnenberg nacque nel Michigan nel 1900.
Dopo una brillante carriera nel football, ricevette un addestramento, nelle basi del Catch Wrestling, dal suo compagno di squadra John Spellman, che era un eccellente lottatore.
Sonnenber apprese i rudimenti dello stile, ma era determinato a non essere un wrestler come tutti gli altri: decise quindi di fare ampio uso di movimenti e tattiche da football durante i suoi match.
Il suo debutto sul ring avvenne il 24 Gennaio del 1928, all’Arcadia Ballroom, per il promoter di Providence, ed ex wrestler, Billy Mitchell.
Sonnenberg distrusse il veterano Ivan Ludlow in meno di due minuti.
In breve, la nuova star attira l’attenzione di Paul Bowser, potente promoter di Boston, e stretto alleato di Billy Sandow e Ed Lewis.
I wrestler di Bowser fanno apparire Sonnenberg come un mostro imbattibile, capace di sconfiggere ogni avversario in una manciata di minuti.
In un ideale scambio di consegne, Gus Sonnenber affrontò l’ex campione Wayne Munn, che possedeva ancora una certa presa sul pubblico, il 10 Maggio del 1928.
Il contrasto fisico tra i due non poteva essere più marcato: Munn aveva trenta chili e quasi trenta centimetri di vantaggio su Sonnenberg.
Ci si poteva aspettare un risultato diverso dal solito…ma, dopo un violento scambio di colpi iniziale, Sonnenberg trascinò a terra Munn e lo schienò in meno di due minuti.
Ancora peggio, per il povero Munn, andò la seconda ripresa, dove venne atterrato a testate e messo con le spalle al tappeto in circa venticinque secondi.
L’ascesa di Sonnenberg era fulminea, e in breve si arrivò al match per il titolo contro Ed Lewis: uno scontro rappresentante quasi un simbolico passaggio di consegne tra un modo e un altro di intendere il wrestling, il Catch Wrestling tradizionale contro più moderne acrobazie e colpi.
14.000 spettatori affollarono l’arena di Omaha per assistere all’avvenimento.
Questa volta l’incontro seguì un copione ben diverso dal solito: Ed Lewis sapeva che era giunto il momento di consegnare il titolo a un campione più giovane e capace di attirare più pubblico, ma non aveva certo intenzione di essere umiliato.
E il match doveva porre le basi di un lucroso rematch, quindi era necessario che apparisse come un rivale temibile.
Nelle fasi iniziali della prima caduta, non vendette addirittura il Flying Tackle e le testate di Sonnenberg, poi Gus riuscì a salvarsi da una presa di sottomissione solo raggiungendo le corde.
Solo dopo trentasette minuti di lotta Ed Lewis fu quasi sollevato da terra da un placcaggio e schienato.
Nella seconda avvenne l’imprevisto: Sonnenberg mancò Lewis con la Flying Tackle, e si schiantò fuori dal ring.
A Lewis fu assegnata la seconda caduta e, quando il rivale non poté tornare sul quadrato per riprendere il combattimento, anche il match.
Sonnenberg fu ricoverato in ospedale, si disse con il collo gravemente infortunato.
I suoi fan non potevano credere a quello che avevano visto, e nell’arena scese un silenzio attonito.
L’incontro era servito perfettamente a preparare il terreno per un lucroso rematch, ma l’ex partner di Sandow e Lewis, Toots Mondt, capite le intenzioni dei rivali, cercò di rovinare i loro piani: nel sud degli Stati Uniti cominciò ad apparire un falso Gus Sonnenberg, che perdeva regolarmente tutti gli incontri.
Tuttavia, Sandow e Lewis proseguirono imperterriti nel loro piano, e, il 4 Gennaio del 1929, Gus Sonnenberg sconfisse Ed Lewis, diventando il nuovo campione del mondo.
I 20.000 fan di Boston che assistettero all’evento erano entusiasti, ma il nuovo campione raccolse anche diverse critiche.
La sua mancanza di autentica esperienza nella lotta era troppo evidente per passare inosservata agli osservatori più attenti.
Clifford Thorne, ex wrestler dei tempi di Frank Gotch e coach dell’Università del Michigan, osservò:

“Dove sono finiti il side stepping, il low crocuh, e tutti gli altri metodi che possono facilmente bloccare una tecnica come la Flying Tackle?
Un qualsiasi lottatore di terza categoria può facilmente neutralizzare la Flying Tackle.
Lewis è un uomo grosso, ma veloce.
Avrebbe dovuto sconfiggere facilmente Sonnenberg.
Pare proprio che si sia dimenticato tutti i fondamentali del suo sport, e che si sia lasciato colpire come un manichino.
Se Sonnenberg è un wrestler, allora io sono un completo ignorante sul wrestling.”

Tuttavia, se la vera natura del business veniva esposta, al pubblico più esperto, da un campione come Sonnenberg, la stragrande maggioranza dei fan non vedeva l’ora di vederlo in azione.
E, dopo la vittoria contro Ed Lewis, iniziò un tour degli Stati Uniti.
La troupe che accompagnava Sonnenberg era composta da shooter veterani, che fungevano sia da sue guardie del corpo che da sparring parter.
Dan Koloff, l’ex olimpionico George McLeod, Freddie Meyer e John Spellman venivano sconfitti, serata dopo serata, da Sonnenberg, pronti però ad accorrere in sua difesa nel caso qualche wrestler, controllato da un promoter rivale, avesse cercato di umiliarlo.


John Spellman

Intanto, a New York, il potente promoter Jack Curley lanciava sfida dopo sfida a Sonnenberg perché affrontasse uno dei suoi campioni, Dick Shikat, Hans Steinke o Jim Londos.
E Al Haft, promoter di Columbus, propose a Sonnenberg un incontro con il suo protetto John Pesek.
Il tour di Sonnenberg, incurante dei detrattori, proseguiva trionfalmente, ma ecco che all’orizzonte si delineò un problema: tra le tappe era prevista anche la città di Phoenix, Arizona.
Il promoter del luogo, McPherson, aveva organizzato un torneo tra quattro uomini per stabilire uno sfidante per il campione.
I quattro erano: Pete Sauer (noto come Ray Steele), Dick Davinscourt, Paul Jones e John Spellman, uno dei “complici” di Sonnenberg.
Il rischio era che vincesse qualcuno di diverso da Spellman, per poi cercare di approfittare dell’effettiva incapacità del campione per rubare il titolo.
Tra i quattro, il più pericoloso era probabilmente Pete Sauer, ma, pochi giorni prima del suo match con Davinscourt, accadde un episodio che lo mise quasi fuori combattimento.
Non tutti i dettagli della vicenda sono emersi, ma sappiamo che Sauer affrontò in un match privato, davanti a soli cinquanta scommettitori, l’esperto judoka Yasuji Fujita.
Fujita era una cintura nera quarto dan, ed era stato capitano della Meiji University.
Arrivato negli Stati Uniti nel 1926, aveva cominciato presto a comparire nei match preliminari a Los Angeles, per il promoter Lou Daro.
Fujita infortunò gravemente il braccio e la spalla di Sauer, che riuscì a resistere al dolore per dieci minuti, ma alla fine dovette abbandonare l’incontro, incapace di proseguire.
Naturalmente, è impossibile non avere il sospetto che Fujita fosse stato pagato per infortunare deliberatamente un potenziale pericolo per Sonnenberg, ma non esistono prove al riguardo.
Sauer non riuscì a recuperare in tempo, e si presentò al match con Davinscourt in cattive condizioni.


Pete Sauer

Frustrato, quando capì che le sue precarie condizioni gli rendevano impossibile la vittoria, sferrò un violento gancio al volto del rivale, aprendogli un profondo taglio sopra la sopracciglia destra e facendolo svenire.
L’arbitro lo squalificò immediatamente, concedendo la vittoria e il diritto ad affrontare Sonnenberg a Davinscourt.
A questo punto, Spellman, si mise in azione per proteggere il campione.
Presentatosi nella camera d’albergo di Davinscourt, lo sfidò a un incontro privato, insinuando che fosse un codardo, e invitandolo a mettere in palio il match per il titolo.
Punto sul vivo, Davinscourt accettò, nonostante avesse già sostenuto un match molto duro.
Il giorno dopo, all’Arcadia, davanti a soli 35 spettatori, i due si scontrarono in un match descritto da testimoni oculari come uno dei più violenti della storia.
La benda sopra all’occhio di Davinscourt si strappò, e in breve entrambi contendenti furono ricoperti di sangue.
Dopo 24 minuti Spellman mise a segno una Double Arm Scissors e ottenne il primo schienamento.
Nel secondo, però, si trovò intrappolato in una Toe Hold e fu costretto a cedere.
Nella terza e decisiva caduta, Spellman ebbe finalmente la meglio su uno stanco avversario con una Arms Scissors.
Sonnenberg si trovava ora al sicuro, e, il 1 Aprile, lui e Spellman diedero vita al consueto spettacolo, con la prevedibile vittoria finale del campione.

Spellman aveva fatto tutto il possibile per proteggere Sonnenberg.
Tuttavia, il gioco non poteva durare all’infinito, tanto più che i nemici di Sandow e Lewis ricorsero a una tattica differente dal solito.
Un wrestler di origine siriana, Pete Ladjone, incontrò Sonnenberg, con il quale si era precedentemente accordato per un appuntamento, e, in pieno giorno a Los Angeles, lo stese a terra con una violenta testata, mettendosi poi a urlare che aveva picchiato il campione del mondo.
Ladjone, molto probabilmente sul libro paga di Jim Londos, venne immediatamente arrestato, ma la figuraccia di Sonnenberg mise in imbarazzo i suoi sostenitori.
Jack Curley fu rapido a unirsi ai detrattori, dichiarando:

“Sonnenberg è un bidone.
Un tremendo bidone.
Potete immaginarvi un campione dei pesi massimi che ha bisogno di chiamare la polizia per difendersi da un aggressore?”

Alla fine, si decise di far sconfiggere Sonnenberg da Ed Don George, un ex olimpionico.
Il cambio di titolo era avvenuto senza il consenso di Sandow e Lewis, che se lo riprese quattro mesi più tardi.
Sonnenberg continuò lottare per tutti gli anni ’30, morendo a causa della leucemia nel 1944.

Qualche tempo dopo, si tenne una rivincita pubblica tra Sauer e Fujita.
Il giapponese aveva molti estimatori nella comunità nipponica locale, che si trasferì in massa per assistere al match.
Si trattò di un Mixed Match, con round di Ju-Jutsu alternati a round di Catch Wrestling.
Questa volta Fujita fu sconfitto: specialmente nel Catch, senza gi e con un notevole svantaggio di peso, non poteva competere.
Tuttavia, molti notarono che Sauer era decisamente provato dopo l’incontro; il giapponese, se non altro, aveva ottenuto una vittoria morale.

 

Nicola Medici

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