Il gatto selvatico sfida la tigre: Midget Fischer vs. John Pesek

Il gatto selvatico sfida la tigre: Midget Fischer vs. John Pesek

Midget” Fischer, soprannominato “Little Demon” e “The Winsconsin Wildcat”, era un wrestler basso di statura ma dalla possente costituzione fisica, simile al suo celebre compatriota del Winsconsin Fred Beell.
Nato anch’egli in una famiglia di origine tedesca, come molti wrestler della sua era iniziò con umili lavori manuali per guadagnarsi da vivere; diventato in giovanissima età boscaiolo, si fece presto notare per la sua notevole forza e per essere imbattibile negli incontri di lotta improvvisati tra colleghi.
Tuttavia, non prese seriamente la carriera di lottatore fino ai 26 anni di età: Fischer, che in quel momento si trovava a Chicago per lavoro, affrontò il wrestler Morris Rubenstein, e uscì inaspettatamente vincitore dal match.


Midget Fischer

Cominciò allora a dedicarsi seriamente alla lotta libera, e nel 1924, a Chicago, sconfisse 27 avversari in un solo giorno.
Con soli sei mesi di allenamento alle spalle, Fischer entrò a far parte dei trials olimpionici al Madison Square Garden.
Si comportò bene, ma, nonostante ciò, venne alla fine scartato dalla squadra olimpica; probabilmente, nella decisione pesarono la sua non appartenenza a un team universitario e il suo stile poco ortodosso.
Perduta la grande occasione, la naturale svolta, nella carriera di Fischer, era dedicarsi al Pro Wrestling: entrò a far parte dei ranghi dei professionisti nel 1925.
Qui, le sue grandi capacità gli permisero di far decollare istantaneamente la sua carriera: nello stesso anno dell’esordio sconfisse sia i campioni middleweight Johnny Meyers e Jimmy Demetral, che il campione light heavyweight Billy Edwards.
Fischer unificò i due titoli, pronto a difenderli contro qualsiasi sfidante.
Il wrestler aveva dalla sua delle caratteristiche fisiche peculiari: basso di statura (non superava i 160 centimetri), era però dotato di una forza assolutamente sproporzionata rispetto al suo peso, con due braccia molto più lunghe della sua altezza.
Fischer trovava inoltre straordinariamente facile guadagnare o perdere peso per competere in diverse categorie: naturalmente era un light heavyweight di 168-172 libbre, ma poteva scendere a 152 o salire fino a 180 con naturalezza.
La sua carriera ebbe un decisivo punto di svolta quando fu preso sotto la protezione di Max Baumann, fratello di Billy Sandow, uno degli uomini più potenti nel mondo del wrestling.


Fischer con Max Baumann

Fischer, non più soddisfatto di essere solo un buon peso medio, cominciò a puntare al titolo dei massimi.
Dopo aver sconfitto, con relativa facilità, diversi rivali, cominciò a proclamare “l’indiscusso titolo dei pesi massimi, fino a che un qualche aspirante al titolo non accetterà di affrontarlo”.
La Wichita Athletic Association riconobbe il suo titolo nel Gennaio del 1933.
Uno dei principali wrestler che potevano dichiararsi campioni era, all’epoca, “Tigerman” John Pesek.
Pesek e Fischer avevano molti tratti in comune.
Entrambi erano dei temibili shooter, entrambi avevano ricoperto il ruolo di policeman, Pesek negli anni ’20, quando il suo manager era Baumann, per conto di Billy Sandow e Ed Lewis, Fischer agli inizi della sua carriera, per Johnny Meyers.
E soprattutto, entrambi avevano un carattere indipendente che mal si adattava a un business dove i promoter avevano un controllo sempre più stretto e mal tolleravano lottatori imprevedibili, con la volontà e la capacità di trasformare un “work” in uno “shoot” in qualsiasi momento.
In quel momento, Pesek era ormai fuori dal giro più importante, e deteneva la cintura di campione della Mid-West Wrestling Association (MWA), gestita da Al Haft.
La separazione tra Baumann e Pesek non era stata certo amichevole, e tra i due correva ancora cattivo sangue.
Baumann cominciò a prendere di mira Pesek, sfidandolo a un match con Fischer, e, grazie ai suoi agganci nel mondo del giornalismo, i quotidiani di Wichita, dove il suo protetto stava lottando, diedero grande spazio alla cosa, creando una grande aspettativa per lo scontro tra i due.
John Pesek aveva già lottato a Wichita, il 22 Gennaio del 1926, vincendo contro il grande Ad Santel.
L’incontro era stato giudicato in modo entusiasta dal pubblico, che ora fremeva, aspettandosi di vedere un altro grande spettacolo di quel calibro.
Fischer aveva perso alcuni incontri per decisione arbitrale, ed era stato messo KO da Abe Coleman, ma, nel corso di tutta la sua carriera, sia come dilettante che come professionista, non era mai stato schienato.
Molti fan erano convinti che le spalle del “Wildcat” non potessero essere schiacciate al suolo.
Baumann e Fischer portarono avanti una calcolata campagna per attirare Pesek; il “Wildcat” era sinceramente ansioso di affrontare un peso massimo di quel calibro, consapevole che sconfiggere un avversario con la reputazione di essere uno dei migliori, se non il migliore, shooter del business avrebbe dato molta credibilità alla sua pretesa al titolo.
Jim Londos, Jim Browning e Joe Savoldi (gli altri wrestler che, all’epoca, detenevano un titolo di campione), non erano assolutamente interessati ad affrontarlo, ma Pesek era noto per il suo carattere competitivo, e difficilmente si tirava indietro da una sfida.
Baumann accusò Pesek di aver evitato uno scontro con Fischer, non essendosi presentato, alla data prevista, a Wichita.
Al Haft respinse le accuse, aggiungendo:

“John Pesek è pronto a ricevere ogni sfidante in qualsiasi momento.
Non evita nessuno.
Siamo pronti a affrontare Charley Fischer, in qualsiasi luogo e data.
Tutto quello che Maxwell Bauman deve fare è decidere la data e il luogo.
Le regole sono secondarie”


John Pesek
In realtà, John Pesek non si dedicava più alla lotta a tempo pieno: il suo allevamento di cani da corsa lo teneva costantemente impegnato, e necessitava di qualche tempo per tornare in piena forma fisica.
Inoltre, arrivato a questo punto della sua carriera, non si sentiva probabilmente molto interessato a competere contro un rivale più piccolo e leggero di lui.
Alla fine, la data fu fissata per l’8 Maggio del 1933, ma decidere il luogo della contesa si rivelò più complesso.
Pesek e Haft non erano entusiasti all’idea di tenere l’incontro a Wichita, sospettando che l’idolo locale Fischer potesse ricevere un trattamento di favore dall’arbitro.
Fischer e Baumann, dal canto loro, insistevano affinché il match si tenesse nella loro città.
A questo punto delle trattative, Pesek se ne uscì con una mossa a sorpresa, pretendendo che, prima di lottare contro di lui, Fischer affrontasse un altro lottatore misterioso.
Il match fu fissato per il 17 Aprile, e riconosciuto come valevole per il titolo light-heavyweight (Fischer non aveva difeso il titolo da oltre un anno); il lottatore misterioso risultò essere Jack Reed, un wrestler veterano della California.
Fischer iniziò il match assestando una serie di dure slam che misero a dura prova Reed, che divenne una facile preda per il campione.
Lo sfidante non sembrava essersi presentato all’appuntamento in forma ottimale, soprattutto dal punto di vista della resistenza, e la vittoria di Fischer risultò davvero facile.
Ci si può solo chiedere perché Pesek abbia sentito la necessità di mandare Reed contro Fischer, forse si trattò di un tentativo di irritare l’avversario.
Sembrava ora certo che i due lottatori si sarebbero affrontati l’8 Maggio al Wichita Forum; il perdente avrebbe dovuto rinunciare al titolo di campione.
Pesek spedì la sua cintura MWA alla commissione atletica del Kansas, garantendo che sarebbe apparso alla data stabilita, per mettere a tacere le voci che lo volevano fuori forma e poco propenso a gareggiare.
Vennero stabilite delle “regole modificate” per essere sicuri di stabilire un vincitore: il match sarebbe stato al meglio delle tre cadute, con un tempo limite di un’ora e un quarto.
Se, allo scadere del tempo, si fosse ottenuto un solo schienamento, esso sarebbe stato sufficiente a decretare il vincitore; se invece non ci fosse stato nessuno schienamento, il vincitore sarebbe stato stabilito per decisione arbitrale.
Un forte giro di scommesse precedette il match, con Fischer leggermente favorito.
Il “Wildcat” si allenò a porte chiuse a Wichita, Pesek nel suo ranch di Ravenna, perfettamente attrezzato come palestra.
Intervistato prima del match, Fischer asserì di essere sicuro di vincere perché “il leggero vantaggio del mio avversario in termini di peso sarà compensato dalla mia migliore condizione fisica”.
Nel giorno dell’evento, il Forum era affollato da 4100 spettatori paganti, con qualche altro centinaio assiepato fuori.
Il match ricevette un consenso entusiasta da parte dei giornalisti sportivi, che lo definirono il miglior incontro dell’anno e un decisivo passo avanti nel ripristinare la credibilità del wrestling.
Molto diverso dallo stile di wrestling affermatosi negli anni ’20, durante l’epoca di Joe Stecher e Ed Lewis, e ormai diventato dominante negli anni ’30, fu combattuto in modo da non lasciare alcun dubbio, negli spettatori, che si trattasse di uno genuino shoot.
Pesek si aggiudicò una caduta dopo 56 minuti e 45 secondi, con la sua classica combinazione di Head Scissors ed Headlock.
Nei restanti minuti Fischer non riuscì a portare a segno nessuna offensiva, e Pesek fu dicharato vincitore.
Non si può però dire, a giudicare dagli articoli di giornale dell’epoca, che Fischer rimediò una brutta figura o che si risparmiò: mantenne anzi un atteggiamento aggressivo per tutto il match, cercando in particolare di mettere a segno prese alla testa e alla caviglia.
Ma la difesa di Pesek si dimostrò inespugnabile.
Come scrisse il Wichita Eagle:

“Il lavoro difensivo di Pesek fu semplicemente straordinario…il lottatore del Nebraska sembrava essere un contorsionista per la sua abilità di sfuggire a qualsiasi presa…
Fischer ha dato tutto quello che aveva.
E il piccolo lottatore non ha in alcun modo sfigurato.”

Al termine della contesa, il pubblico si alzò in piedi e applaudì calorosamente entrambi i contendenti.
Fischer, con grande sportività, strinse la mano al suo rivale.
L’incontro tra i due può essere considerato uno dei più grandi match di Catch Wrestling di tutti i tempi.
Ancora dodici anni più tardi, quando, sempre a Wichita, John Pesek affrontò Roy Dunn, un quotidiano locale paragonò l’incontro, per elogiarlo, a quello tra Pesek e Fischer.

 

Nicola Medici

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