L’approdo di Aleister/Malakai Black a Dynamite è solo l’ultimo di un’infinita serie di cambi di federazione destinato a spaccare in due la community dei fan di wrestling. Se da un lato c’è chi spera che l’ex Tommy End venga valorizzato, ricevendo un trattamento migliore rispetto a quello che gli è stato riservato in WWE, dall’altro c’è chi teme che gli venga dedicata una corsia preferenziale a discapito di chi si trova nella compagnia di Tony Khan da più tempo. Entrano dunque in gioco i concetti di scarto, di fedeltà, di “I busted my ass here” che vengono riproposti ogni volta che un wrestler lascia la WWE per approdare in un’altra federazione: si tratta di considerazioni che partono da un presupposto sbagliato e che creano un pregiudizio a parer mio ingiusto.

E’ sicuramente innegabile il fatto che arrivare dalla WWE porti alcuni vantaggi, come la capacità di connettere subito con il pubblico, che conoscendo già l’atleta in questione tende ad affezionarsi più facilmente e a desiderare il suo “riscatto” contro la malvagia federazione che lo ha maltrattato e licenziato; inoltre, la vita del team creativo viene resa più semplice, in quanto non deve creare un personaggio da zero, ma può gestire un atleta già conosciuto a livello mainstream. Tuttavia, l’atleta in questione deve anche confrontarsi con le esigenze dello stesso pubblico, spesso convinto che la WWE lo abbia limitato sul ring e quindi desideroso di vedere le sue vere abilità ; inoltre, approdare in un’altra compagnia non è sempre facile, in quanto cambiano il tipo di prodotto, il booking e così via.

Ma quando possiamo parlare di scarto? E perché l’accezione è sempre negativa quando il wrestler proviene dalla WWE, ma mai quando invece approda alla corte di Vince McMahon? Per quanto mi riguarda, la parola “scarto” andrebbe abolita dal gergo del wrestling, perché i roster sono talmente profondi che è normale che qualcuno resti ai margini e venga infine rilasciato, ma non per questo si tratta di un atleta senza talento e soprattutto senza possibilità di trovare riscatto in una compagnia in grado di esaltare le sue caratteristiche. A parte coloro che sono meritatamente arrivati al titolo, come Christian Cage, John Moxley, Mr Anderson, mi viene da pensare a The Pope, che in WWE aveva fatto vedere ottime cose, soprattutto durante il feud con CM Punk, ma in TNA ha potuto beneficiare di una gimmick più marcata che lo ha portato a diventare un solido uppercarder. Se ci pensiamo, è lo stesso percorso di Chris Jericho, che in WCW non andò oltre il titolo televisivo, ma nei primi due anni a Stamford fece incetta di titoli, diventando addirittura il primo Undisputed Champion della storia. In quel caso, fu esaltato il genio creativo della WWE, mentre Bischoff e compagni vennero messi alla berlina e accusati di favorire solamente i veterani, ignorando tra l’altro l’approdo nel main event di Goldberg e Diamond Dallas Page e la costruzione costante di Chris Benoit, che lo portò a vincere un titolo poi revocato. Al giorno d’oggi, l’esempio più lampante è quello di Karrion Kross e degli MSK, attualmente campioni a NXT, mentre a Impact Wrestling non conquistarono nessun titolo: come si potrebbe parlare di scarti di fronte al loro talento?

Alcuni fan parlano di scarti anche quando si tratta delle superstar più blasonate, accusandole di rubare spazio agli “originals” e pretendendo un’assurda gavetta. Ricordo quando si parlava di Total Nonstop Angle tra il 2007 e il 2010, nonostante gli sforzi dell’eroe olimpico nel mandare over AJ Styles, Christian Cage, Kazarian, Jay Lethal ; anche nell’era Hogan ci furono critiche per i titoli vinti da Rob Van Dam e Jeff Hardy, che già erano stati campioni in WWE, e qualcuno ha avuto da ridire anche sui regni di Chris Jericho e Jon Moxley in AEW. Stando a questo ragionamento, Ric Flair non avrebbe dovuto conquistare l’allora WWF Title vincendo la Royal Rumble del 1992, mentre AJ Styles non si sarebbe dovuto laureare campione, rubando la chance del Dolph Ziggler di turno. Trovo, anche in questo caso, che il ragionamento sia alquanto forzato, anche perché si va a colpevolizzare l’atleta proveniente da Stamford, costretto alla gavetta nonostante sia già over coi fan e si sia già fatto le ossa altrove. Sembra, inoltre, che solo questa tipologia di atleti vada a ostacolare i cosiddetti “originals”, e si tratta di una discriminazione tanto superficiale quanto non veritiera, come dimostra il caso di James Storm, mandato over a più riprese da Kurt Angle e pronto a diventare il topface della federazione conquistando la cintura a Bound For Glory 2012: l’improvvisa ascesa di Austin Aries portò la TNA a stravolgere i propri piani, mettendo fine anzitempo al regno di Bobby Roode in favore del Greatest Man That Ever Lived e cancellando in maniera repentina il push del Cowboy, che da allora non ha più ritrovato la stessa sintonia col pubblico.

I cambi di direzione ci sono sempre stati, e non è sempre e solo un debutto a influenzarli ; talvolta può essere un ritorno da un infortunio o una rapida ascesa, ragion per cui non si può colpevolizzare un atleta per il sempre fatto di essere approdato in una nuova compagnia. Si ha poi l’impressione che questa tanto invocata gavetta per gli ex WWE debba durare in eterno, visto che ogni volta che uno di loro fa sua una cintura, si dice che l’ha vinta troppo presto, anche se sono passati diversi mesi o addirittura un anno, mentre per altri lottatori si usa in maniera positiva il termine “bruciare le tappe”. Prendendo esempio dalla TNA, si ebbe più da ridire per Daivari/Sheik Abdul Bashir, laureatosi X-Division champion a tre mesi dal debutto, che non per Robbie E, che vinse lo stesso titolo, ma al suo match di esordio, solamente perché il primo proveniva dalla WWE.

Tornando a Malakai Black, spero vivamente che questo straordinario atleta riesca a scalare le gerarchie della AEW e a togliersi numerose soddisfazioni. E guai a farlo passare per scarto…

If you don’t know… Now you know!

Alessandro Bogazzi

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