TITAN TRON #2: lo schermo sul passato – The Big Bossman: un campione dimenticato troppo in fretta – 05/01/2011

TITAN TRON #2: lo schermo sul passato – The Big Bossman: un campione dimenticato troppo in fretta – 05/01/2011

In questi giorni, il passato e la storia del wrestling sono tornati alla ribalta della pubblica opinione, in particolar modo qui in Italia.

No, non perchè è tornato il Titan Tron, bensì perchè come ormai tutti saprete, il noto quotidiano sportivo La Gazzetta dello Sport ha lanciato una nuova iniziativa che sta rapidamente riportando il wrestling sotto i riflettori anche nel bel paese; l’iniziativa si chiama “Wrestling Legends” e prevede una serie di venti DVD commentati da Dan Peterson, Michele Posa e Luca Franchini che, come si può intuire dal nome, sono dedicati alle più grandi leggende di questo sport quali Hulk Hogan, Ric Flair, The Ultimate Warrior e “Macho Man” Randy Savage.
Si stanno quindi avvicendando pubblicità in TV per promuovere questa bellissima iniziativa, le edicole delle nostre città riportano giganteschi manifesti con il faccione di Hulk Hogan in bella mostra, mentre sul “web” ed anche sulla carta stampata si è tornati a parlare dei grandi nomi che hanno reso grande questa disciplina, non solo dei fuoriclasse quali i sopracitati, ma anche dei personaggi che in qualche modo riuscirono a catturare l’immaginario della gente, tipo Koko B. Ware o Kamala, the Ugandan Giant.

Già, ma c’è un personaggio, che pur avendo fatto furore nelle telecronache di Dan Peterson di fine anni ottanta e primi anni novanta, sembra essere stato dimenticato.

Infatti, i più vecchi tra voi lettori ricorderanno sicuramente che vi era un tempo in cui la giustizia sui ring della World Wrestling Entertainment non era amministrata da losche figure, meglio note come “general manager”, che spesso hanno la pretesa di definirsi imparziali ed incorruttibili.

A dire la verità, oggi come oggi, non è facile parlare di giustizia od incorruttibilità, ne nell’ambito della WWE, ne in quello della TNA.

Pensiamo a TNA iMPACT!, dove il direttore esecutivo Eric Bishoff continua ad abusare del proprio potere politico costringendo Mr. Anderson a combattere nonostante abbia subito una commozione cerebrale che potrebbe compromettere per sempre la sua carriera e, soprattutto, la sua salute. Potremmo applicare lo stesso discorso, se pur con le dovute differenze, all’attuale “general manager” di SmackDown! Theodore Long, che poco tempo fa si è lasciato umiliare da uno come Drew McIntyre, che lo ha addirittura costretto ad inginocchiarsi di fronte a lui per scusarsi per averlo sospeso.

Tutto ciò non accadeva ai tempi in cui la giustizia nel wrestling veniva amministrata da The Big Bossman!

A dire la verità, anche The Big Bossman prima di diventare un onesto tutore della legge, ha dovuto provare a proprie spese l’infamia della corruzione, ma una volta compresi quali erano i reali valori della giustizia e dell’onestà, arrivarono i proverbiali tempi duri per tutti coloro che osavano trasgredire le regole!

The Big Bossman, al secolo Ray Traylor, si presentò nel circuito della World Wrestling Entertainment (all’epoca conosciuta come World Wrestling Federation) nella seconda metà degli anni ottanta, più precisamente nel 1988 e fin da subito fece capire al mondo che non era di certo arrivato da quelle parti per starsene seduto a guardare i colleghi combattere per le prestigiose cinture messe in palio dall’organizzazione.

Infatti, dopo aver tastato il terreno per capire come funzionavano le cose alla WWE, decise di ingaggiare l’intraprendente e privo di scrupoli Slick come suo “manager”.

The Big Bossman era una ex guardia carceraria, un uomo di legge insomma, cosa diavolo ci faceva in compagnia di un individuo subdolo e disonesto come Slick? Questa era la domanda che in molti si ponevano, ma all’epoca, se un atleta voleva farsi rapidamente un nome per poter competere ad alti livelli, doveva scegliere fin da subito da quale parte stare. E The Big Bossman questo lo aveva capito. Slick lo affiancò ad un altro dei suoi clienti, il mastodontico Akeem (in passato conosciuto come One Man Gang) e visto che anche Bossman era dotato di una ragguardevole stazza (un metro e novantasei per quasi centocinquanta chilogrammi), la loro coppia prese il nome di The Twin Towers, le torri gemelle.

Ma questo ancora non bastava per arrivare a competere negli eventi principali degli spettacoli organizzati dalla World Wrestling Entertainment (all’epoca conosciuta come World Wrestling Federation) ed è così che The Big Bossman, con la complicità di Slick ed Akeem, decise di aggredire nientemeno che l’immortale Hulk Hogan mentre stava conducendo un’intervista al Brother Love Show! L’attacco perpetrato da Bossman ai danni di Hogan fu uno dei più feroci che si siano mai visti nella federazione. L’ex guardia carceraria utilizzò il suo manganello di metallo per cercare di infortunare gravemente il malcapitato Hulk, che in quel periodo faceva coppia con il campione dei pesi massimi WWE “Macho Man” Randy Savage.

A quell’episodio seguì una lunga rivalità tra le Twin Towers ed i Mega Powers, la coppia formata da Hogan e Savage, che portò The Big Bossman a competere nei “main event” degli spettacoli organizzati dalla federazione. Grazie a questa faida, Bossman divenne uno degli atleti più gettonati del circuito, ovunque comparisse il suo nome nei programmi, si poteva star certi che le arene avrebbero fatto registrare un tutto esaurito.

Gli incontri con Hulk Hogan e con Randy Savage lo avevano elevato al rango di “main eventer” ed era ovvio che nel “team” delle Twin Towers fosse lui l’elemento dominante, mentre Akeem ha sempre rappresentato l’anello più debole della coppia.

Ma tutto ciò, Big Bossman lo aveva ottenuto pagando un caro prezzo, ovvero quello di dover rinunciare ai propri ideali di lealtà e giustizia, gli stessi che lo avevano portato ad intraprendere una carriera nell’ambito della legge. Ma si fa presto ad abituarsi ad un nuovo tenore di vita quando questo porta buoni frutti ed a quel punto The Big Bossman non era più un tutore dell’ordine, ma un giustiziere violento e spietato. Questo fino al giorno in cui non si rese conto di che pasta fossero fatti realmente i suoi presunti amici Slick ed Akeem! Per capirlo, The Big Bossman ha dovuto sperimentare a proprie spese il dolore e l’umiliazione del tradimento. E tutto ciò ebbe inizio quando Jake “The Snake” Roberts portò via la cintura da un milione di dollari a “The Million Dollar Man” Ted DiBiase; in quell’occasione fu chiesto a The Big Bossman, tutore della legge e dell’ordine, di fare il proprio dovere e di recuperarla. Per Bossman si trattava di un comunissimo caso di furto e non ebbe molti problemi a restituire la preziosissima cintura al legittimo proprietario, impartendo al “ladro” Jake “The Snake” Roberts una durissima punizione a suon di manganellate! Ma più tardi, Bossman venne a sapere che in realtà Ted DiBiase aveva pagato una grossa somma di denaro al “manager” Slick in cambio di questo servizio! Quello che Big Bossman, in quanto tutore dell’ordine, aveva considerato un normalissimo recupero di una refurtiva, in realtà aveva portato molti soldi nelle tasche di Slick, che naturalmente aveva pensato di intascare l’ingente somma alle sue spalle, con la complicità di Akeem e dello stesso DiBiase!

E’ a questo punto che Big Bossman si è ricordato chi era e cosa rappresentava realmente. Per tutta la vita aveva combattuto contro le ingiustizie e contro la corruzione e adesso si trovava a nuotare in tutto questo marciume con il semplice scopo di ottenere una scorciatoia che lo portasse dritto nei piani alti della compagnia. Per lui era il momento di tornare a percorrere la giusta strada ed è così che dichiarò al mondo intero che non si può comprare l’onestà di un vero poliziotto!

Il suo ritrovato senso della giustizia disgustò Akeem, Slick e DiBiase che nei mesi a venire lo perseguitarono con ogni mezzo possibile, arrivando addirittura ad ammanettarlo alle corde del ring per poterlo percuotere più facilmente (conservo ancora la videocassetta di quell’episodio di WWE Saturday Night Main Event andato in onda nell’ambito di WWE Superstars of Wrestling in un sabato sera dell’ottobre del 1990, ovviamente commentato da Dan Peterson…). Ma questo non interessava a Big Bossman, per lui tutto ciò che contava era essere tornato ad amministrare la vera giustizia e lo avrebbe fatto a qualsiasi prezzo, anche a quello di doversi guardare continuamente le spalle.

Tanto dalla sua parte aveva adesso dei veri amici di cui si poteva fidare, altre persone che come lui, a differenza di Slick, Akeem e DiBiase, credevano nella legge e nell’onestà: Hulk Hogan, “Hacksaw” Jim Duggan e TugBoat infatti, non ci avevano pensato due volte a perdonare The Big Bossman per i misfatti compiuti in passato e ad aiutarlo nella sua battaglia contro la corruzione e la criminalità dilaganti nella WWE.

Ma le costanti persecuzioni della banda di DiBiase non erano l’unico prezzo che Bossman aveva dovuto pagare per essere tornato sulla retta via. Questa scelta aveva infatti portato l’onesto poliziotto fuori dal giro del “main event”. Purtroppo, nel mondo del wrestling, non sempre comportarsi secondo le regole porta a dei buoni frutti.

A causa di questa sua nobile decisione, la carriera di Big Bossman intraprese una lenta ed inesorabile discesa che nel 1994 lo costrinse a passare alla World Championship Wrestling, allettato da un contratto particolarmente oneroso che gli fu proposto dal magnate delle telecomunicazioni Ted Turner.

Bossman non aveva altra scelta, la sua famiglia aveva bisogno di soldi e nella WWE i suoi guadagni non erano più quelli che percepiva all’epoca in cui combatteva nei “main event” contro Randy Savage ed Hulk Hogan. Nella World Championship Wrestling Bossman è stato costretto per il bene dell’economia familiare a fare scelte talvolta in contrasto con il suo modo di intendere la vita. Ad esempio, quando l’allora presidente della WCW Eric Bishoff minacciò tutti gli atleti di convertire il proprio contratto da WCW ad nWo (New World Order), pena le costanti persecuzioni o addirittura il licenziamento, Big Bossman si vide costretto ad accettare, per timore di rimanere senza un lavoro. Ma se ricordate bene, non appena Eric Bishoff ed il New World Order persero il loro potere decisionale all’interno della compagnia, The Big Bossman non ci pensò due volte a tornare a schierarsi dalla parte dei giusti.

Ma nella seconda metà degli anni novanta, il mondo del wrestling è palesemente cambiato. Se negli anni ottanta e nei primi novanta la corruzione veniva condannata ed i lottatori che trasgredivano le regole erano disprezzati dal pubblico, in questa nuova era l’andare contro la legge era divenuto la norma. Nella WCW avevamo i membri del New World Order che nonostante le nefandezze compiute, venivano incitati dai “fans”, mentre alla World Wrestling Entertainment, criminali organizzati quali i componenti della D-Generation X od i rinnegati solitari del rango di Stone Cold Steve Austin, erano stati elevati ad autentici idoli delle folle.

Vince McMahon, il proprietario della WWE, decise di utilizzare il proverbiale pugno di ferro per sedare questo fenomeno e ritenne opportuno avvalersi dei metodi di amministrazione della giustizia poco ortodossi, ma senz’altro efficaci, utilizzati da Big Bossman negli anni ottanta.

Ed è così che nel 1998, il poliziotto del ring si ripresenta alla World Wrestling Entertainment nell’era più corrotta, subdola, meschina e priva di valori che la federazione abbia mai attraversato: la cosiddetta era “attitude”! Ben presto Bossman resta travolto da questa depravazione dilagante ed il suo modo di amministrare la giustizia richiesto dallo stesso McMahon, si dimostra ancor peggiore dei metodi rivoluzionari dei vari Steve Austin, Triple H, Shawn Michaels, Roadd Dogg e Billy Gunn.

Per un po’ di tempo, questo ritorno alle maniere violente, ha riportato The Big Bossman nel giro dei “main eventer”, permettendogli di disputare incontri in “pay per view” con i vari Stone Cold Steve Austin e The Undertaker e gli unici titoli conquistati nella sua permanenza nella WWE, ovvero quello “hardcore” e quello “tag team” (in coppia con Ken Shamrock), Bossman li ha conquistati proprio in questo periodo.

Ma nonostante questi successi ottenuti a caro prezzo, la figura del poliziotto onesto, quella che realmente identificava Ray Traylor, non è mai più riuscita ad emergere ed il suo personaggio è rimasto soffocato dalla devianza di questa nuova era del wrestling WWE.

Ma i suoi “fans”, quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo per quello che era realmente, non scorderanno mai le sue battaglie condotte in nome della giustizia. Nessuno dimenticherà mai le rinunce ed i sacrifici che The Big Bossman ha dovuto fare per aver preso la decisione di tornare a servire la legge.

The Big Bossman non era soltanto un grande tutore dell’ordine; sul ring è sempre stato un ottimo atleta, uno che non ha mai avuto bisogno di una cintura intorno alla sua vita per essere definito un campione. L’ignoranza e l’incompetenza che dilagano oggi giorno nel mondo dell’informazione relativa al wrestling, grazie soprattutto al fenomeno di “internet”, un mezzo attraverso il quale chiunque è capace di spacciarsi per un esperto, hanno portato molte persone a pensare che per essere considerato un grande lottatore, occorre come minimo saper eseguire salti mortali e piroette volanti. Ma wrestling significa lotta, non gara di saltimbanchi. Da quando in quà, per saper lottare, è divenuto necessario saltabeccare come un cerbiatto o rimbalzare come una scimmia?

The Big Bossman era un gigante e nonostante questo ha sempre dimostrato un’agilità fuori dal comune. Un’agilità che gli permetteva di schivare i colpi dell’avversario quando necessario e mettere in pratica tecniche offensive di alto impatto sfruttando la velocità unita al suo peso.

La psicologia nei suoi “match”, il suo carisma e la sua presenza, facevano il resto. Come dimenticare quando The Big Bossman giungeva nei pressi del ring e guardando fisso negli occhi un malcapitato seduto tra le prime file del pubblico, sbatteva in maniera ritmata il suo manganello sulle scale metalliche?

Nel settembre del 2004, The Big Bossman ha compiuto il suo ultimo viaggio. Ci ha lasciato all’età di soli quarantadue anni e purtroppo non lo rivedremo mai più amministrare la giustizia sui ring del wrestling.

Ma non se n’è andato lasciandoci a mani vuote. Gli ultimi anni della sua carriera, Big Bossman li ha dedicati ad allenare i giovani talenti della Ohio Valley Wrestling.

Se questi ragazzi avranno fatto in tempo ad imparare tutto ciò che The Big Bossman aveva loro da insegnare, allora avremo la certezza, che il futuro del wrestling sarà senz’altro radioso! Per adesso, non ci resta altro da fare che salutare questo grandissimo campione che ha lasciato nelle nostre memorie un vero e proprio tesoro costituito da alcuni ricordi straordinari.

Alla prossima… brothers!!!

“Titan Morgan” Manuele Poli
titanmorgan@hotmail.com

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