TITAN TRON #4: lo schermo sul passato – Finally The Rock has come back… home!!! – 22/02/2011

TITAN TRON #4: lo schermo sul passato – Finally The Rock has come back… home!!! – 22/02/2011

Finally The Rock has come back… home!!!

di “Titan Morgan” Manuele Poli

Buon sangue non mente, recita un famoso detto popolare, ma al campione che tutti noi oggi conosciamo con l’esotico nome d’arte di The Rock, gli ci sono voluti diversi anni per dimostrarlo. The Rock, al secolo Dwayne Johnson, ha infatti debuttato nella World Wrestling Entertainment dopo un breve periodo di “praticantato” trascorso in alcune federazioni minori degli Stati Uniti, quali la United States Wrestling Association (USWA), compagnia che purtroppo ha chiuso i battenti molti anni or sono.
Ma cosa c’entra il buon sangue con The Rock? Saranno bene in pochi, quelli tra di voi, a non essere a conoscenza del fatto che The Rock è figlio del grande Rocky “the Soulman” Johnson e nipote del celebre samoano “High Chief” Peter Maivia.

E sono state proprio queste le credenziali che hanno accompagnato il giovane Dwayne Johnson alla World Wrestling Entertainment nel 1996, creandogli non pochi problemi. Infatti, presentare qualcuno per ciò che di buono hanno fatto i suoi parenti piuttosto che per i meriti acquisiti sul campo grazie alla propria iniziativa, di certo non può servire a renderlo simpatico alla gente che difatti, in un primo momento, non accettò di buon grado il suo arrivo, vedendo in lui una sorta di raccomandato di lusso nonchè un classico figlio di papà.
Rocky Maivia, questo il nome che si era dato Dwayne per onorare sia suo padre che suo nonno, veniva costantemente fischiato e brutalmente offeso dal pubblico, nonostante il suo comportamento da ragazzone sorridente tipico del “buono” di quel periodo e le vignette pubblicitarie che, nei giorni precedenti al suo debutto, lo avevano presentato come il campione del futuro nonchè il più grande atleta di terza generazione nella storia del wrestling.

Il debutto di Rocky avvenne a Survivor Series 1996 come membro di una squadra composta da quattro elementi, della quale rimase l’unico sopravvissuto nel classico “survivor match” ad eliminazione tipico di questo evento che all’epoca, ricordo bene ancora oggi (anche perchè ne conservo la VHS), vidi su una emittente tedesca trasmessa via satellite (DSF).
Oltre alle poco simpatiche credenziali con le quali Rocky era stato presentato, bisogna anche dire che il suo talento sportivo lasciava parecchio a desiderare. Il suo repertorio era basato per lo più su calci, pugni e qualche semplice mossa di proiezione. Una brutta copia della tecnica di combattimento di suo padre Rocky Johnson insomma, uno stile che per chi non lo avesse mai visto operativo, posso dire che qualche anno fa era stato in parte riproposto alla WWE dal giovane atleta di colore Orlando Jordan, all’epoca l’allievo prediletto del padre di The Rock prima che cambiasse completamente la propria gimmick tramutandosi nell’ambiguo personaggio che si esibisce da un anno a questa parte sui ring della TNA Wrestling.

Ma Rocky Maivia era ben lungi dal riuscire a mettere in pratica l’accattivante stile dinamico che, tra la fine degli anni novanta ed i primi del nuovo millennio, lo ha fatto conoscere al mondo intero come l’atleta più elettrizzante dello “sport entertainment”. Quando gli insulti dei “fans” divennero sempre più pesanti, Rocky annunciò: – Volete odiarmi? Bene, adesso vi darò delle valide ragioni per farlo! -. E detto questo si alleò a Farooq ed alla sua Nation of Domination, una “stable” di mercenari operativa nella World Wrestling Entertainment. The Rock, arrivato a conquistare la prestigiosa cintura di campione intercontinentale, divenne rapidamente sempre più arrogante e presuntuoso e giunse addirittura a reclamare la “leadership” della Nation of Domination, fino ad allora saldamente occupata dal veterano, ex campione del mondo dei pesi massimi WCW, Farooq.
Sembrerà strano, ma è stata proprio questa arroganza il fattore che ha permesso a The Rock di essere accettato dalla gente! Verso la fine degli anni novanta infatti, nella WWE non andavano più di moda gli eroi positivi che davano il buon esempio ai bambini e la gente preferiva tifare per i ribelli del calibro di “Stone Cold” Steve Austin, un alcolizzato, violento, perennemente di pessimo umore, capace di mostrare il dito medio anche alla propria madre.

The Rock cominciò a definire se stesso il “campione del popolo”, nonostante nelle arene non ci fosse un solo spettatore ad acclamarlo. Infatti, l’appellativo di “campione del popolo”, è stato, almeno inizialmente, un titolo che The Rock si è attribuito da solo, nonostante non avesse ancora il pubblico dalla sua parte.
The Rock, dopo aver trascorso alcuni anni come favorito del pubblico, ha poi in seguito riproposto un personaggio analogo a quello che interpretava a pochi mesi dal suo debutto quando, memore dei successi cinematografici ottenuti in tutto il globo grazie al lungometraggio “Il Re Scorpione”, è rientrato alla WWE nel 2003 con una rinnovata arroganza e vanità.
Ancora una volta, sembrava chiaro che l’atleta si fosse, per così dire, montato la testa.

Quando The Rock si è ripresentato alla WWE nei primi mesi del 2003 per sfidare nuovamente Hulk Hogan, ci siamo trovati di fronte ad un uomo palesemente cambiato. In parte nutriva del risentimento nei confronti dei “fans” che, in occasione di SummerSlam 2002, lo avevano fischiato preferendo a lui la giovane stella nascente Brock Lesnar. Questo sentimento di rivalsa era presente nell’animo di The Rock già da WrestleMania X8, quando la stragrande maggioranza del numeroso pubblico presente aveva preferito acclamare Hollywood Hulk Hogan nonostante le nefandezze compiute da quest’ultimo nei giorni che precedevano l’evento.
In seguito a WrestleMania X8, The Rock ha, almeno all’apparenza, semplicemente ignorato quanto era accaduto ed ha stretto una apparentemente indissolubile alleanza con Hulk Hogan per contrastare un New World Order che non era mai stato così debole come in quel periodo, dopo il passaggio del “leader” della fazione dalla parte dei giusti. Ma è evidente che The Rock, nonostante l’alleanza con Hogan, stesse cercando in qualche modo di farla pagare cara a costui. Ed è così che quando Hulk Hogan, che mai si era comportato con tanta umiltà nei confronti di un avversario che lo aveva appena sconfitto come in occasione di WrestleMania X8, era convinto di essere stato ormai perdonato da The Rock, ecco che il “people’s champion” ritornava alla carica dopo qualche mese di assenza, ma il suo atteggiamento era a dir poco mutato.

Poco prima di No Way Out 2003, The Rock ha cominciato a sbeffeggiare The Hulkster tramite alcuni messaggi video trasmessi sul Titan Tron (lo schermo gigante dell’arena) di SmackDown! in diretta via satellite da Hollywood, in quanto i “fans” non erano neanche degni, a suo modo di vedere, della sua presenza dal vivo nelle arene. In tali occasioni, The Rock ha pesantemente insultato la leggenda vivente del wrestling, mancandogli di rispetto come mai nessuno aveva fatto prima di allora.
Ed è così che i “fans” hanno cominciato nuovamente ad odiare quello che un tempo era considerato il campione del popolo. In occasione dell’incontro di No Way Out 2003 contro lo stesso Hogan, The Rock ha addirittura stretto un patto con l’uomo più malvagio dell’intero panorama del wrestling mondiale, ovvero Vince McMahon, che ha reclutato come arbitro del match il giovane franco-canadese Sylvain Grenier, che più tardi si è rivelato essere il membro fondatore della squadra ultranazionalista francese de “La Resistance”.
The Rock così facendo non solo ha tradito i propri “fans”, ma ha pure rinnegato la parte più onesta e pulita del suo paese, in quanto ha preferito stare dalla parte più corrotta e meschina della società occidentale, fazione perfettamente rappresentata da Vince McMahon. A No Way Out 2003, Hogan si è quindi trovato a dover fronteggiare non uno, ma tre avversari: il suo malvagio datore di lavoro Vince McMahon, l’arbitro straniero e corrotto Sylvain Grenier ed il traditore The Rock. Forse, dieci o quindici anni prima, quando era ancora un lottatore invincibile, Hulk Hogan avrebbe anche potuto tenere testa ad un assalto di tale portata, ma non nel 2003, all’età di cinquanta anni. Un tempo Hulk Hogan, era in grado di fare tutto da solo, basandosi esclusivamente sulla propria forza fisica e sulle sue indiscusse capacità di recupero e di resistenza. Ma gli anni passano per tutti, anche per l’immortale, che probabilmente l’anno prima non sarebbe mai riuscuto a sconfiggere Triple H per il titolo di campione indiscusso dei pesi massimi WWE senza l’aiuto (pur non voluto) di The Undertaker. Hogan aveva trovato in The Rock non soltanto un prezioso alleato nella sua battaglia per il rispristino dei valori più giusti nel wrestling moderno, ma anche un amico che credeva essere sincero.

Ed è proprio su questa fiducia che si è basato The Rock per sconfiggere ed umiliare Hogan in occasione di No Way Out 2003, dato che The Hulkster non si sarebbe mai aspettato che il giovane Rocky avesse potuto orchestrare un piano così vergognosamente diabolico con la collaborazione di Vince McMahon. Per fortuna, a WrestleMania X9, Hogan l’ha fatta pagare con gli interessi al meschino proprietario della World Wrestling Entertainment. Ma The Rock ha continuato la sua opera di umiliazione degli avversari che un tempo erano suoi amici, detronizzando pure “Stone Cold” Steve Austin, nell’ultimo incontro della carriera del “Texas Rattlesnake”.

Tutto ciò è andato avanti fino all’irruzione di Goldberg nella WWE.
Questa autentica macchina da distruzione umana, ha battuto The Rock a Backlash un mese dopo WrestleMania X9 e in seguito a questa sconfitta, Rocky è nuovamente uscito di scena per girare qualche altro film, per meditare sul proprio futuro e soprattutto, per decidere una volta per tutte da quale parte stare.
Da allora, The Rock non si è più fatto vivo fino alla metà di dicembre dell’anno 2003, quando si è ripresentato a Raw per aiutare l’amico di lunga data Mick Foley dal prepotente assalto de La Resistance! Dopo la sua partecipazione in un Tag-Team match a WrestleMania XX, le apparizioni di The Rock alla WWE si sono fatte sempre più rare.
Quello che una volta era l’indiscusso campione della gente, si è infatti tramutato in un eroe d’azione cinematografico. Dal 2004, The Rock, non è più stato roba nostra, bensì patrimonio dell’industria cinematografica che lo ha accolto come una gallina dalle uova d’oro in un momento in cui i precedenti protagonisti del cinema d’azione, ovvero Arnold Swarzenegger e Sylvester Stallone, erano ad un passo dal pensionamento.
All’inizio ero felice per le partecipazioni cinematografiche di The Rock, in quanto ritenevo che per lui fosse possibile riuscire a coniugare i suoi impegni a Hollyood con quelli della WWE, come in passato aveva fatto Hulk Hogan. Non mi ero reso conto che la differenza tra i due contesti era invece abissale.
Innanzitutto, Hulk Hogan presentava un volto troppo caratteristico ed inconfondibile per poter sfondare in un panorama cinematografico di carattere polivalente: baffi ossigenati, prorompente calvizie, i pochi capelli attaccati alla nuca tenuti comunque lunghi e biondi, braccia enormi ed in generale, espressioni che lo rendevano più simile ad un personaggio dei cartoni animati piuttosto che ad un attore, anche perchè la sua persona veniva all’epoca considerata come l’unica figura sportiva statunitense universalmente riconosciuta in ogni angolo del pianeta. In pratica, qualunque parte potesse interpretare, la gente lo vedeva sempre e comunque come Hulk Hogan, a meno che non gli facessero togliere i baffi ed indossare una parrucca (come nei film “Assalto all’isola del diavolo” ed “Assalto alla montagna della morte”).
The Rock al contrario, giovane, dinamico, muscoloso e di bell’aspetto, impersona alla perfezione l’attuale stereotipo dell’eroe cinematografico d’azione gradito sia al pubblico maschile che a quello femminile. In più, l’industria cinematografica americana ha riconosciuto The Rock come l’uomo giusto, che si trovava nel posto giusto, addirittura nel momento giusto. E le grandi case di produzione non potevano certo lasciarsi sfuggire un’occasione come questa in un momento di ricambio generazionale come quello a cui stiamo assistendo.

C’è da dire inoltre che mentre Hulk Hogan è una figura comunque legata dal proprio passato alla dura e rigida concezione del wrestling territoriale, The Rock è invece un personaggio partorito dall’era dell’entertainment. Rocky ha più volte dichiarato che, quando la gente pensa a lui, non vede un lottatore, bensì un intrattenitore, in quanto il termine “pro wrestler” è ormai, a suo modo di vedere, caduto in disuso. Hulk Hogan, al contrario, ha debuttato alla fine degli anni settanta in un wrestling che, all’epoca, veniva considerato dai “mass media” alla stregua di un vero e proprio sport da combattimento. E’ vero che il termine “sport entertainment” è stato coniato proprio durante l’era della Hulkamania, ma è altresì noto che le origini di Hogan sono comunque da ricercare nel “pro wrestling” dell’era precedente a quella della grande espansione mondiale della WWE. Infatti Hogan è sempre stato molto devoto alla scena del puroresu (la versione giapponese del wrestling), un mondo nel quale l’aspetto legato all’intrattenimento riveste tutt’oggi un carattere secondario rispetto a quello della lotta sul ring. Per tale motivo, Hulk Hogan è molto più legato al wrestling (più volte Hulk ha dichiarato di considerarsi il più grande “fan” di questo sport) di quanto non lo sia invece The Rock. E questo credo lo si possa affermare in tutta franchezza, nonostante diversi anni fa, il compianto e leggendario pluricampione NWA Lou Thesz, invidioso marcio dell’inaspettato successo riscosso dal baffuto gigante biondo, non tardò a definire Hulk Hogan una grande “rockstar” piuttosto che un wrestler.
Molti sostengono che The Rock è un attore superiore ad Hulk Hogan. In parte può essere anche vero, ma non pensiate che l’essere in grado di sparare qualche frase ad effetto (che poi sono sempre le stesse, più o meno) di fronte ad una telecamera sul ring, equivalga a saper recitare l’Amleto.
The Rock ed Hulk Hogan, pur appartenendo ad epoche assai differenti tra di loro, sono entrambi dotati di un grande carisma in grado di scaldare le folle, ma sul “set” di un film non c’è il pubblico ad acclamarti dal vivo per ogni frase che esce dalla tua bocca. Ci si deve limitare ad imparare un copione ed a fare bene il proprio lavoro. Il saper improvvisare può essere utile negli spettacoli televisivi, ma nel cinema non basta.

Tuttavia, le sue indiscusse qualità di ottimo intrattenitore, sono valse a The Rock la qualifica di nuovo grande eroe dei film d’azione e pure di qualche commedia a basso budget.
Inizialmente The Rock aveva dichiarato di non avere intenzione di lasciare definitivamente il wrestling, anche perchè secondo lui, non esisteva un altro palcoscenico in grado di farti vivere il calore e la passione che solo i “fans” della World Wrestling Entertainment sono capaci di offrire.
Ma giustamente, a questi stessi “fans”, avere un The Rock a mezzo servizio, non poteva bastare. Ed infatti The Rock, anche con una certa rapidità, si è definitivamente defilato dal mondo del wrestling.
Tutti vedevano in lui la nuova grande icona del wrestling dopo Hulk Hogan, invece The Rock ha scelto di provare a divenire il nuovo Arnold Swarzenegger.

Ce l’ha fatta? Per il momento io direi proprio di no. Almeno per adesso, ad un film decente, ne ha sempre alternati almeno un paio veramente mediocri, per non dire di peggio. Perfino John Cena, dopo averlo visto recitare in 12 Rounds e Legendary (lasciamo da parte The Marine che era il primo…), mi è sembrato molto più in gamba di lui nei panni dell’attore.
E’ vero che ogni suo ritorno sulle scene della WWE, l’ultimo dei quali quello di lunedì 14 febbraio 2011, ha sempre lasciato gli appassionati più che soddisfatti e desiderosi di rivederlo di nuovo.
Ma ormai per The Rock, che tra l’altro ha preso l’impopolare (almeno per noi “fans” del wrestling…) decisione di farsi chiamare con il suo vero nome nelle locandine dei suoi film (vale a dire Dwayne Johnson), il wrestling e la WWE rappresentano soltanto il suo passato, un valido espediente durato qualche anno della sua vita che gli ha fatto da trampolino di lancio per arrivare a quello che, evidentemente, era il suo vero obiettivo fin dal principio, ovvero Hollywood.

“Titan Morgan” Manuele Poli
titanmorgan@hotmail.com
http://www.facebook.com/manuele.poli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *