TITAN TRON #12 – L’uomo che chiamavano Vader – 10/07/2012

TITAN TRON #12 – L’uomo che chiamavano Vader – 10/07/2012

TITAN TRON #12 – L’uomo che chiamavano Vader

di “Titan Morgan” Manuele Poli (@TitanMorgan)

Girovagando per i vari forum o sui social-network, mi capita spesso di imbattermi in veri e propri ultras delle promotion di wrestling, in particolar modo della WWE.
Costoro si lasciano spesso andare a commenti che, in tutta sincerità, non riesco proprio a concepire, quali ad esempio “Spero che la TNA fallisca!” o “WWE Rules / TNA Sucks!” e roba di questo genere.
I tempi sono cambiati, non c’è alcun dubbio su questo. Ed è cambiata anche la mentalità dei fans.
Qualcuno afferma che questo succede perchè quelli della WWE sono gli unici show che vengono trasmessi sulla TV italiana, ma in realtà nel nostro paese, fatta eccezione per un paio di anni dal 1999 al 2001, la WWE ha di fatto quasi sempre monopolizzato la scena televisiva negli ultimi venticinque anni.
Eppure un tempo non si faceva il tifo per la WWE (o meglio, per la WWF). Si tifava piuttosto per i campioni che salivano sul ring, qualsiasi fosse la lega che pagava loro il salario.

Anche nei primi anni novanta, la World Wrestling Federation era l’unica compagnia i cui show venivano irradiati sulle emittenti nostrane. Fatta eccezione ovviamente per le repliche del “catch” giapponese, ancora trasmesse su alcuni circuiti locali e commentate dalla leggendaria voce di Tony Fusaro. Per quel che mi riguardava, quello della WWF era il wrestling americano, in tutta sincerità ignoravo addirittura l’esistenza di altre organizzazioni che promuovevano questa disciplina negli Stati Uniti, semplicemente perchè non ne avevo mai sentito parlare.

Questo finchè non cominciarono ad uscire nelle edicole i vari giornaletti mensili dedicati alla disciplina, tra i quali i più famosi Wrestling All Stars e Wrestling Magazine, ma anche altri la cui periodicità non aveva una cadenza precisa, ovvero Wrestling Ringside e Superstar Wrestlers.

E proprio su quest’ultimo, nel 1991, trovai un reportage su un wrestler che mi lasciò davvero a bocca aperta. Si trattava di un colosso che combatteva soprattutto in Giappone e che di tanto in tanto si recava negli Stati Uniti per esibirsi alla World Championship Wrestling (un po’ come facevano anche The Great Muta e Jushin Thunder Liger), lega concorrente della WWF e della quale avevo scoperto l’esistenza poco più di un anno prima, proprio leggendo questi giornaletti, visto che in TV gli incontri di questa compagnia non venivano trasmessi.

Il nome di questo mastodontico wrestler era Big Van Vader. Si trattava di un enorme gigante mascherato che, sia per le foto che lo ritraevano, sia per il racconto che lo descriveva, suscitò fin da subito la mia curiosità. Chiaramente non lo avevo mai visto combattere in TV, dato che, come detto, sui nostri schermi venivano trasmessi esclusivamente gli show della WWF e la mia famiglia si procurò un impianto di ricezione satellitare soltanto quattro anni più tardi, ma morivo dalla voglia di saperne di più su di lui. Così come su tutta la WCW.

Dico sul serio, mentre molti fans di oggi schifano tutto ciò che non è WWE, odiando a priori la TNA e facendo il tifo per la promotion (anzichè per i wrestler) come se fossero ultras di una squadra di calcio, all’epoca il modo di intendere il wrestling della maggior parte di noi fans era praticamente agli antipodi. Eravamo felici e soddisfatti per quello che ci proponeva la TV, ma avremmo fatto carte false per poter vedere anche altro, in special modo gli spettacoli della WCW, dei quali si potevano soltanto leggere le cronache su questi giornaletti, ammirando le foto di campionissimi del ring quali Sting, Ric Flair, Lex Luger, gli Steiner Brothers ed ovviamente questo Big Van Vader.

L’articolo che raccontava la sua storia sul magazine Superstar Wrestlers, affermava che Leon White (vero nome di Big Van Vader), dopo una promettente carriera nel football americano che lo aveva portato a giocare addirittura nei Los Angeles Rams, era stato costretto ad abbandonare questo sport a causa di un brutto infortunio.
Per questo aveva completamente cambiato ramo per guadagnarsi da vivere, mettendosi a fare l’agente immobiliare.
Tuttavia, già da ragazzo ai tempi della scuola, Leon White aveva ottenuto svariati successi nei campionati di wrestling universitario, nonostante la sua scuola non avesse un programma specifico per questa disciplina. Questo lo portò a contatto con un importante dirigente della American Wrestling Association (AWA) di Verne Gagne e da lì ebbe inizio la sua carriera nel wrestling professionale sotto il nome di Leon “Bull Power” White.

Una carriera che lo portò ben presto a combattere in Europa per la CWA (Catch Wrestling Association) di Otto Wanz, in Messico per la UWA (Universal Wrestling Association) ed in Giappone, sia per la All Japan Pro Wrestling di Shoei “Giant” Baba che per la New Japan Pro Wrestling di Antonio Inoki.

Ed in tutti e tre i continenti, conquistò il titolo di campione dei pesi massimi!
Sull’articolo di Superstar Wrestlers, Big Van Vader veniva dipinto come il wrestler americano che aveva ottenuto maggior successo a livello internazionale ed è proprio grazie all’esperienza in Giappone che aveva assunto il nome che lo ha reso popolare in tutto il mondo.
Infatti, il nome Vader sarebbe derivato da Wada, un antico guerriero samurai della mitologia nipponica, la cui leggenda aveva fatto appassionare Leon White alla tradizione ed alla cultura del sol levante.
In più, sempre su questo articolo che descriveva con una tale attenzione ai particolari il personaggio di Big Van Vader, veniva riportato che questo colossale wrestler originario del Colorado, in Giappone aveva trovato la via per la serenità interiore, che nell’essere umano veniva ostacolata esclusivamente dal desiderio di beni materiali. Tanto che Vader era divenuto l’unico wrestler che trascorreva il tempo libero a scrivere poesie!

Una figura del genere non poteva che affascinarmi, anche se non avevo idea di quello che Big Van Vader fosse in grado di fare sul ring o quale fosse il suo stile, tanto è vero che pensavo che fosse più o meno come Earthquake, Akeem, The Big Bossman e gli altri big-man che si esibivano alla WWF all’epoca. Ma questo non mi impediva certo di apprezzarlo, visto che su quella rivista si parlava di lui come di un autentico fuoriclasse, sicuramente un vincente!

Tanto è vero che l’anno successivo, nelle edicole italiane uscì un numero speciale del mensile Wrestling All Stars edito dalle edizione Play Press, interamente dedicato alla WCW e visto che anche su quello era presente una piccola biografia di Big Van Vader con tanto di foto, la mia curiosità nei suoi confronti non faceva che aumentare.

In quel breve articolo si continuava a rimarcare gli impegni di Vader nella terra del sol levante e addirittura il colosso, per qualche strana ragione (forse un semplice errore in fase di traduzione), veniva erroneamente indicato come “giapponese”, visto che in quel periodo si esibiva con una maschera molto più vistosa (simile a quelle dei luchadores messicani) rispetto a quella rossa che indossa abitualmente. Io sapevo che in realtà Vader era americano, ma poco mi importava, avrei tanto voluto vederlo combattere in TV ma purtroppo ciò non era possibile.

E qualche mese dopo parlarono di lui anche sul Wrestling Magazine della Renzo Barbieri Editore, con un ottimo articolo che raccontava i successi e le vicissitudini della sua carriera, stavolta anche esaltando la sua agilità ed il suo stile decisamente insolito per un gigante della sua stazza.

Fino a quel periodo, Vader alla WCW e negli Stati Uniti in generale, era soltanto una superstar di passaggio, visto che la sua carriera era concentrata soprattutto nell’estremo oriente. Soltanto un po’ più tardi venni a sapere, sempre tramite il Wrestling Magazine, che Big Van Vader aveva conquistato il titolo di campione del mondo dei pesi massimi della WCW, addirittura battendo Sting! Questo mi fece capire che, evidentemente, Vader aveva cominciato a combattere con una certa regolarità anche in America.
Ma per poterlo vedere in azione, ho dovuto attendere altri tre anni! Come ho già avuto modo di raccontare nelle precedenti edizioni de Titan Tron, è nel 1995 che la mia famiglia si è dotata di un impianto di ricezione per la TV via satellite e da allora per me la visione del wrestling non ha avuto più confini!

Se fino a quell’anno avevo visto soltanto la WWF, adesso potevo seguire di tutto: WCW, Giappone, Messico! Ed è in quel periodo che venni a sapere che Vader era impegnato in una faida proprio con il mio idolo di tutti i tempi, l’immortale Hulk Hogan!

Infatti, la prima volta che ho visto in azione Big Van Vader è stato in occasione dell’evento WCW Bash at the Beach del 1995, un spettacolo suggestivo interamente allestito su una famosa spiaggia della California, tra le onde dell’oceano, il sole cocente ed una folla di bagnanti in delirio con le bellissime guardaspiaggia della popolare serie televisiva Baywatch!

Un incontro, quello tra il campione del mondo dei pesi massimi Hulk Hogan e lo sfidante Big Van Vader, disputato all’interno di una gabbia di acciaio, ma che non mi impressionò particolarmente. Tanti anni più tardi, leggendo l’autobiografia di Ric Flair, sono venuto a sapere che Vader non aveva molto piacere a lavorare con Hulk Hogan. Non perchè non gli piacesse come persona o non si trovasse d’accordo con lui, tutt’altro. Molto semplicemente, Big Van Vader non amava lo stile della World Wrestling Federation, anzi, disprezzava proprio il loro modo di proporre la disciplina come uno spettacolo di intrattenimento e nonostante Hogan fosse passato alla World Championship Wrestling, Vader continuava a vedere in lui il simbolo della WWF, la compagnia dove si tiravano i pugni per finta e si facevano spettacoli per far felici i bambini. Per questo, nonostante le buone potenzialità della faida, visto che Hogan ha storicamente sempre dato il meglio di se quando si è trovato a combattere con dei mostri di quasi duecento chili di peso, si notava che tra i due mancava l’alchimia che può fare la differenza in un incontro di questo genere.

La rivalità tra Big Van Vader ed Hulk Hogan ebbe comunque grande risalto, ma molti anni più tardi sono venuto a sapere, leggendo l’autobiografia di Ric Flair, che una delle ragioni che portarono Hogan in contatto con la WCW per la prima volta fu proprio un match tra Vader e Ric Flair, andato in scena a WCW Starrcade nel 1993. In quel match, “The Nature Boy” fu in grado, in seguito ad una prestazione a dir poco incredibile, di strappare il titolo mondiale al mastodonte originario del Colorado! Un’impresa che non lasciò indifferente l’antico rivale di Flair, Hulk Hogan (che in quel periodo aveva lasciato il wrestling per dedicarsi alla serie televisiva Thunder in Paradise), che il giorno dopo aver visto l’incontro in TV, telefonò al nuovo campione del mondo per congratularsi con lui e fargli sapere che si era addirittura commosso assistendo a quel match. E’ proprio da qui che cominciarono le trattative per portare Hogan alla WCW, dove Big Van Vader, subito dopo Ric Flair, fu il suo rivale più importante.

Lavorare a contatto con un’autentica celebrità come Hulk Hogan portò a Vader una notorietà che, almeno negli Stati Uniti, fino ad allora non aveva mai avuto, così che arrivò addirittura a recitare una parte importante in un episodio della popolarissima serie televisiva Baywatch.

Ricordo poi che un pomeriggio dell’autunno del 1995, stavo guardando uno show della WCW in TV sull’emittente tedesca DSF e Hulk Hogan aveva formato la sua squadra per partecipare agli War Games di Halloween Havoc, reclutando Sting, “Macho Man” Randy Savage ed il suo rivale Big Van Vader, che recentemente era passato dalla parte dei buoni. Tuttavia, qualche giorno più tardi venni a sapere che Vader era stato rimpiazzato da Lex Luger nel team di Hogan e la spiegazione di questo cambio, che in un primo momento avevo trovato senza alcuna ragione apparente, mi arrivò dopo qualche mese, quando fu annunciato che Vader sarebbe passato alla World Wrestling Federation!

L’arrivo di Vader alla WWF cominciò ad essere pubblicizzato prima della Royal Rumble 1996 ed anche io ebbi modo di assistere a questi promo sulle reti satellitari nei quali si annunciava il debutto di “The Man They Call Vader”, ovvero “L’Uomo Che Chiamano Vader”!

Anche se in quel periodo la WWF era davvero poco interessante, da parte mia pensavo che Vader avesse sicuramente bisogno di cambiare aria, visto che la sua carriera alla WCW aveva cominciato a ristagnare (e l’inspiegabile passaggio dalla parte dei buoni che non avevo digerito era un chiaro segno che i creativi non sapevano più come impiegarlo). In più, oltre a Vader, alla WWF stava per debuttare anche un certo Mankind, che fino ad allora avevo conosciuto soltanto come Cactus Jack attraverso le pagine delle riviste italiane. Senza contare che The Ultimate Warrior stava per fare il suo clamoroso ritorno! Per cui le cose si stavano facendo veramente interessanti, sia alla WCW che alla WWF. L’impressione che si aveva in quel periodo era che quello in cui stavamo vivendo, era davvero un bel momento per essere degli appassionati di wrestling.

Ma la permanenza di Vader alla WWF, purtroppo fu tutto meno che particolarmente impressionante. Se da una parte Vader aveva sempre detestato la World Wrestling Federation ed il suo stile per certi versi soft, dall’altra c’era qualcuno in questa compagnia che non vedeva Vader di buon occhio. In più di un’autobiografia pubblicata dalla WWE si racconta che l’allora campione dei pesi massimi Shawn Michaels rese la vita di Vader alla WWF un vero inferno, per la semplice ragione che non gradiva il suo modo di combattere duro e “stiff”. Per quanto, con il recente revisionismo storico messo in atto dalla WWE, si sia voluto presentare “The Heartbreak Kid” come il più grande performer di tutti i tempi, la verità è che Shawn Michaels non è mai stato un vero e proprio wrestler, bensì un’ottima superstar ed un grande showman, ma non certo un fighter. Shawn Michaels era a tutti gli effetti un prodotto della WWF, compagnia che ha sempre puntato a “costruire” degli intrattenitori piuttosto che dei lottatori. E se Vader aveva trovato qualche difficoltà a lavorare con uno come Hulk Hogan, il cui repertorio, per quanto sia stato successivamente imbastardito dalla sua lunga permanenza alla WWF, è stato comunque forgiato nel brutale e barbarico contesto dell’epoca dei territori e sui ring dell’estremo oriente, figuriamoci con Shawn Michaels, che in una federazione giapponese non ci ha neanche mai messo piede e la sua carriera l’ha interamente trascorsa a “recitare” negli show televisivi di Vince McMahon.

Infatti il mio entusiasmo per l’arrivo di Vader alla WWF si spense ben presto, visto che sui ring della promotion di Vince McMahon, riuscì a far vedere ben poco.
L’unico fatto che mi rimase particolarmente impresso in quel periodo, fu un episodio avvenuto nel corso di un tour della World Wrestling Federation in Kuwait, nel medio oriente, nella primavera del 1997. In quell’occasione, Vader era stato invitato insieme a The Undertaker a prendere parte ad un popolare programma televisivo chiamato Good Morning Kuwait e nel corso dell’intervista, il presentatore gli aveva posto la classica domanda “Il wrestling è tutto finto?“, al che, il gigante del Colorado si era alzato dalla sedia, aveva preso per il colletto della camicia il giornalista arabo ed aveva cominciato ad insultarlo, facendolo tremare dalla paura!

Quelle immagini fecero il giro del mondo e Vader si guadagnò molta della mia stima e del mio rispetto, anche se in seguito a quell'”incidente”, fu multato e sospeso.

Poco prima della fine del 1998, Vader lasciò la World Wrestling Federation alla volta del Giappone, dove tornò a mietere successi sia alla All Japan Pro-Wrestling che alla neocostituita Pro-Wrestling NOAH, ma questo periodo non ebbi modo di viverlo, se non leggendo qualche notizia a suo riguardo sulle riviste americane Pro Wrestling Illustrated e The Wrestler, alle quali ero abbonato.

Per rivedere Vader in azione dovetti attendere il 2003, quando in febbraio il mastodontico ex pluricampione si presentò alla TNA per disputare una serie di incontri.
Nell’autunno di due anni dopo, nel 2005, Vader fece un breve ritorno anche alla WWE, ma lo trovai davvero fuori forma, ormai non reppresentava neanche più l’ombra di ciò che era stato in passato.
Nonostante ciò, in questi anni Vader ha continuato a competere saltuariamente in Giappone e sulla scena indipenente americana e nella sua ultima comparsa a WWE Raw Supershow, risalente ad un mese fa, si è presentato molto più in forma rispetto alle sue apparizioni avvenute sette anni prima.

A tutti i fans del wrestling ha fatto piacere rivedere, anche se soltanto per una sera, questo eccezionale campione che ha dato così tanto a questa disciplina.
Ma qualcosa mi dice che quella non sarà stata l’ultima volta che gli altoparlanti di un’arena della WWE hanno gridato “It’s time… it’s time… it’s VADER TIME!!!“… brothers!!!

“Titan Morgan” Manuele Poli Twitter.com/TitanMorgan

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