TITAN TRON #13 – Generazioni a confronto – 16/01/2013

TITAN TRON #13 – Generazioni a confronto – 16/01/2013

di “Titan Morgan” Manuele Poli (@TitanMorgan)

Da un paio di anni a questa parte mi stava capitando sempre più spesso un fenomeno al quale non ero mai stato abituato. In giro per il web si parlava male di me e di quello che scrivevo. Non critiche costruttive, non differenze di vedute su una o più opinioni che avevo espresso, bensì veri e propri attacchi mirati alla mia persona ed a quello che è il mio modo di vedere, concepire ed intendere il wrestling. Fosse stato per me avrei potuto anche evitare di dare peso a questo fenomeno, probabilmente non me ne sarei neanche reso conto, visto che di solito, per mancanza di tempo, evito di farmi dei giri su altri forum di discussione o su pagine specifiche dei social network, tuttavia venivo spesso avvertito in privato da qualche amico o conoscente che, in buona fede, mi segnalava “Oh, hai visto cosa stanno dicendo di te su quel forum?“.
Così, anche solo per curiosità, cliccavo su quel link e mi mettevo a leggere cosa avevano scritto: talvolta si trattava di aspre critiche a qualche opinione personale che avevo espresso su un mio editoriale, altre volte di veri e propri tentativi di distruggere la mia credibilità come editorialista. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata quando qualcuno, in una discussione su un forum della quale io non ero neanche a conoscenza, mi ha definito un “imbecille, ignorante ed incompetente“.

Quello che so è che tredici anni fa, quando sono arrivato sul web, avevo un obiettivo ben preciso, ovvero quello di raccontare il wrestling ai giovani fans, a quelli che, magari, avevano cominciato a seguirlo da poco, aiutandoli ad approfondire le loro conoscenze facendo leva sulla mia lunga esperienza di appassionato che ha sempre seguito questa disciplina per quasi ventisette anni senza mai smettere.
E per quasi un decennio ha funzionato alla grande.
E’ stato il commentatore dei programmi WWE su Sky Michele Posa a “scoprirmi” tredici anni fa. Fu lui a farmi conoscere agli appassionati di wrestling su internet concedendomi l’opportunità di scrivere sul suo sito. Per un paio di anni, dal 2001 al 2002, abbiamo gestito un sito web dedicato al wrestling (The Bard) io e lui, da soli, riscuotendo un grande successo che ci permise in seguito di mettere in piedi un grande staff per dare vita ad un progetto che ricordo come una delle esperienze più gratificanti e positive nei miei trascorsi sul web.
Ma ciò che funzionava meglio, ciò che mi e ci dava maggiore soddisfazione, era proprio il rapporto con i lettori e con gli altri appassionati, soprattutto i più giovani. Tutti erano entusiasti dei miei articoli storici di approfondimento, tutti apprezzavano i miei editoriali perché, a detta loro, utilizzavo un linguaggio che riuscivano a comprendere, sapevo trasporre in scrittura le emozioni che avevo provato assistendo di persona agli eventi che stavo raccontando. Per me questo era il più bel complimento che potessi ricevere. Non mi interessava essere definito “il più grande esperto in materia” (anche se, per quanto possa sembrare inverosimile alla luce degli ultimi accadimenti, erano in tanti a ritenermi tale), mi bastava sapere che i miei editoriali ed i miei approfondimenti storici avevano trasmesso, a chi li aveva letti, le emozioni che mi ero prefissato di far vivere o che comunque avevano aiutato qualcuno ad ampliare le proprie conoscenze o semplicemente a maturare un’opinione (sia essa in linea o discordante dalla mia).

(Luca Franchini, “Titan Morgan” Manuele Poli & Michele Posa)

E allora come siamo arrivati al punto in cui qualcuno ha preso a ritenermi un “imbecille, ignorante ed incompetente“, mentre qualcun altro ritiene che “Titan Morgan scrive solo boiate“.
In questi sei mesi ho avuto modo di pensarci e sono giunto alla conclusione che, per quanto non condivida certi atteggiamenti che denotano mancanza di educazione e di rispetto per il prossimo, buona parte della responsabilità sia anche del sottoscritto.
Quando ho cominciato, nel periodo 2000-2001, la stragrande maggioranza degli appassionati che frequentavano il web erano si ragazzi più giovani di me, ma che facevano comunque ancora parte della mia generazione. Io sono nato nel 1977 ed ho vissuto in pieno gli anni ottanta e novanta. Quasi tutti questi ragazzi erano nati negli anni ottanta, avevamo vissuto esperienze simili, utilizzavamo lo stesso linguaggio, loro capivano me ed io capivo loro.
Quando è spuntata sul web una nuova generazione, quella dei ragazzi nati negli anni novanta, inizialmente ero entusiasta di questa opportunità che mi si presentava, ovvero quella di poter raccontare loro la storia di questa disciplina che io avevo vissuto.
Quando io ero un ragazzino, mi esaltavo a leggere sulle riviste dell’epoca le vicende dei campioni del passato come Bruno Sammartino, Lou Thesz e “Superstar” Billy Graham, personaggi che non avevo mai potuto vedere in TV perchè appartenevano a generazioni precedenti, ma dei quali avrei voluto conoscere vita, morte e miracoli.
Adesso spettava a me raccontare a questi giovani fans chi erano stati Ric Flair, Hulk Hogan, Andrè the Giant e “Macho Man” Randy Savage.

(“Superstar” Billy Graham vs Mil Mascaras: due superstar che ho sempre voluto conoscere meglio)

Ma ben presto ho capito che non sarebbe stato semplice come con quelli della mia generazione e la ragione stava tutta nella differenza di linguaggio. Appartenendo a generazioni differenti, utilizzavamo anche linguaggi differenti. Io non capivo loro e loro non capivano me. All’inizio non sono nate incomprensioni, anche perché non capendomi, molto semplicemente loro mi ignoravano. Evitavano di leggere quello che scrivevo, probabilmente perché lo ritenevano noioso o poco interessante. D’altronde quello non era il loro linguaggio, ma il mio, ovvero quello della mia generazione.
In realtà, e mi ci è voluto molto tempo per capirlo, si trattava del classico rovescio della medaglia. Non ricordavo che anche io mi ero trovato al loro posto tanti anni fa. Quando avevo dodici o tredici anni, i venticinquenni di allora, cresciuti con le telecronache del “catch” giapponese commentato da Tony Fusaro, mi dicevano che gli americani (intesi come la World Wrestling Federation) avevano rovinato tutto. Anche io avevo conosciuto questa disciplina nel 1986 vedendo in TV alcuni incontri dal Giappone, ma già un anno più tardi ero rimasto letteralmente catturato dagli show della World Wrestling Federation commentati da Dan Peterson su Italia 1 e francamente non riuscivo a capire come questi “ragazzi più grandi” potessero preferire Antonio Inoki e Tatsumi Fujinami ad Hulk Hogan e The Ultimate Warrior. Così come ai giorni nostri, trovandomi adesso io a recitare la parte del più vecchio, ho avuto qualche difficoltà ad accettare che John Cena e CM Punk prendessero il posto di Hulk Hogan e Ric Flair nelle preferenze dei fans.
Ma così è la vita, si tratta di una ruota che gira.

Ed allora ho provato a capire il loro modo di comunicare ed a farlo mio. Ed è qui che, con ogni probabilità, ho commesso il mio errore più grande.
Non sono certo l’unico della mia generazione ad aver avuto difficoltà a capire questi nuovi appassionati che si affacciavano sulla scena. Ho notato che anche i commentatori dei programmi della WWE trasmessi su Sky, Michele Posa e Luca Franchini (in particolar modo il secondo), hanno avuto non pochi problemi di comunicazione con i fans più giovani.
Ed io, leggendo le discussioni sui forum e sui social network, ho notato che questi ragazzi utilizzavano un linguaggio aggressivo, essenziale e che lasciava poco spazio alle divergenze di opinione. Se CM Punk era ritenuto dalla maggioranza il migliore al mondo, CM Punk era il migliore al mondo; guai a chi avesse detto il contrario, sarebbe stato metaforicamente “linciato”. Se Ryback era considerato dai più un buono a nulla senza speranza destinato a svanire in breve tempo, guai a chi lo avesse ritenuto un qualcosa di più importante. Se la maggioranza riteneva che la TNA facesse schifo, era inammissibile che qualcuno la considerasse una compagnia capace di divertire offrendo un prodotto di qualità.

Questa è stata la mia interpretazione, molto probabilmente approssimativa, di quello che era il loro linguaggio ed il mio sbaglio è stato il voler provare ad applicarlo ai miei editoriali per tentare di comunicare con questa nuova generazione della quale sapevo ben poco. Ovviamente, come mia abitudine anche nella vita, non mi sono conformato a quella che era l’opinione dilagante. Io di solito, nella vita come sul web, dico sempre quello che penso, anche a costo di scontentare qualcuno. Per cui non potevo certo affermare che Ryback fosse un incapace, visto che a me piaceva moltissimo. Non potevo certo dire che la TNA faceva schifo, visto che a me divertiva. E non potevo neanche ritenere CM Punk il migliore del mondo, considerato che per me, nonostante rispetti il suo talento e le sue qualità, ce ne sono altri molto migliori di lui.

Il problema è che queste opinioni ho cercato di esprimerle con quello che, secondo la mia interpretazione, ritenevo fosse il linguaggio di questa nuova generazione, ovvero mancando di rispetto a coloro che la potevano pensare diversamente da me, come se la loro fosse un’opinione “sbagliata”.
Qualcuno mi dirà “Embè, di cosa ti preoccupi? Mancare di rispetto a chi ha un’opinione diversa dalla loro, non è forse ciò che questi ragazzi fanno ogni volta che intervengono su un forum?“.
Sarà pure vero, ma io ho comunque sbagliato, perché con la mia esperienza di vita e con la mia maturità, ci si aspetta altro da uno della mia età.
Loro possono permettersi di sbagliare, io no. Anzi, essendo più “vecchio”, ci si aspetta saggezza e maturità da me e non che mi abbassi a fare il “ragazzino” mettendomi sullo stesso piano di qualcuno che ha quindici o venti anni meno. Io, anche alla luce del fatto che sono tredici anni che scrivo di wrestling su siti web, libri, riviste ed ebook, ho maggiori responsabilità, dovrei dare il buon esempio, loro no, possono anche permettersi di commettere degli errori perché hanno tanti anni davanti per imparare come ci si deve comportare, nella vita così come nel web. Io no, dovrei averlo già imparato da un sacco di tempo.

E’ per questo che mi assumo tutte le responsabilità per gli errori che posso aver commesso e che possano avermi portato a far maturare in taluni un’opinione così negativa sul mio conto e su ciò che scrivo.
Utilizzando questo nuovo linguaggio che non mi apparteneva, sono sicuramente riuscito ad attirare l’attenzione. In migliaia hanno letto i miei editoriali. Ma non sono stato ugualmente capito, anzi, è accaduto di peggio: come era prevedibile, hanno smesso di capirmi anche quelli della mia generazione!
E’ anche per questo che ho deciso di fermarmi. Mi era passata la voglia di scrivere perché lo stavo facendo senza un vero scopo, ma anche perché se fossi andato avanti su quella strada, la situazione avrebbe potuto soltanto peggiorare e personalmente la ritenevo già abbastanza compromessa.
Ho continuato a dare una mano al sito, perché è un progetto nel quale ho sempre creduto, ho pubblicato notizie quotidianamente, ho fatto promozione sui social network, ho scritto qualche report, ma nel contempo mi sono allontanato dai forum e non ho più pubblicato editoriali, perché prima di esprimere qualsiasi altra opinione dovevo capire. Capire cosa fosse successo, cosa si fosse rotto e perché fossi passato dall’essere “il racconta-storie che regala emozioni” all’ “imbecille, ignorante ed incompetente che spara solo boiate”.

Sarà tardi per ricominciare da capo? Forse si, forse no. Quello che è sicuro è che i tempi in cui sfornavo editoriali ed approfondimenti storici in grande quantità è finito, non ho più ne l’età, ne le capacità, ne l’ispirazione, ne il tempo per farlo. Ma tra newsboard, report e promozione pubblicitaria del sito, un articolo o due all’anno vorrei sempre provare a scriverli quando ho qualcosa da raccontare o qualche opinione da far conoscere. Ma considerato che questo che state leggendo potrebbe anche essere l’ultimo editoriale che scrivo, per me l’importante sarebbe riuscire a ritrovare un punto di incontro con i lettori della mia e della nuova generazione e mi auguro che questa edizione del Titan Tron possa riuscire in tale intento.
Non pretenderò che tutti capiscano il mio linguaggio, vorrei soltanto poter tornare a far vivere qualche emozione a chi lo leggerà. Emozioni positive, si intende, perché sono le uniche che mi interessano.

Emozioni positive che, sicuramente, tra qualche giorno ci regalerà la Royal Rumble, la ventiseiesima che mi accingo a vedere!
Già, quando penso a qualcosa che unisce davvero tutti gli appassionati di wrestling, prima ancora di WrestleMania mi viene in mente la Royal Rumble.
C’è forse mai stato qualcosa di più divertente della Royal Rumble nella storia del wrestling? Magari è solo la mia opinione, ma questo evento ha sempre messo il sorriso sulle labbra degli appassionati di tutte le generazioni, dai ragazzini degli anni ottanta come me fino a quelli di oggi. Dio benedica Pat Patterson che l’ha inventata venticinque anni fa!
Poi capita anche che alla fine, un’edizione di una Royal Rumble, possa pure rivelarsi deludente, scontata o poco avvincente, ma mentre sei lì a seguirla, mentre attenti il conto alla rovescia che indica l’ingresso di un nuovo contendente, non puoi fare a meno di gioire ed esaltarti se ami davvero questo “sport”!

Pur essendo un grandissimo fan di Hulk Hogan, vincitore delle edizioni 1990 e 1991 della “Rissa Reale”, come tutti quelli della mia generazione sono rimasto letteralmente folgorato da quello storico evento che andò in scena ad Albany, New York nel 1992 e che l’emittente Tele+2 irradiò in prima serata sui nostri teleschermi.
Come sempre, quando c’era la Royal Rumble, a scuola non si parlava di altro! Chi vincerà? Chi entrerà per primo questa volta? Erano queste le discussioni più ricorrenti durante la ricreazione.
Ricordo come se fosse ieri quelle del gennaio del 1992. I miei coetanei seguivano il wrestling soltanto in TV, mentre io era da almeno un paio di anni che leggevo anche le riviste sulla disciplina pubblicate in Italia, per questo ero informato non soltanto sulla World Wrestling Federation (WWF), ma anche sulle altre organizzazioni quali la World Championship Wrestling (WCW), la American Wrestling Association (AWA) e le indies di allora, ovvero la United States Wrestling Association (USWA), la International World Class Championship Wrestling (IWCCW), la Universal Wrestling Federation (UWF) e tutte le altre.
Per cui, quando Ric Flair passò dalla WCW alla WWF nell’estate del 1991, io sapevo benissimo chi era e che tutti lo consideravano il più grande wrestler di tutti i tempi. Gli altri ragazzi no.

Nel giorno dell’evento, dopo il consueto allenamento pomeridiano con la squadra di calcio, nello spogliatoio si discuteva della Royal Rumble. C’era chi diceva che avrebbe vinto di nuovo Hulk Hogan, qualcun altro affermava che sarebbe stato The Undertaker a trionfare perché era imbattibile, mentre altri puntavano sul talento emergente Sid Justice. Ad un certo punto uno di loro si rivolse a me e mi disse: “E tu che sai sempre tutto, chi pensi che vincerà?“. Io alzai lo sguardo e dissi: “Non ho dubbi, vincerà Ric Flair!“.
Il silenzio calò in quella stamberga che utilizzavamo come spogliatoio, interrotto pochi secondi più tardi da una grassa risata che ne fece partire altre a ruota. “Ric Flair? Ma non hai visto che lo fanno volare da ogni parte? Quello lo elimineranno subito, pure io sarei capace di buttarlo fuori!” disse qualcuno. Ed io risposi semplicemente: “Ne riparleremo domani mattina.“.

Quella sera, sintonizzato il mio televisore su Tele+2, guardai la Royal Rumble in compagnia di mia madre. Anche lei pensava che avrebbe vinto The Undertaker, ne era sicura. E quando vidi Ric Flair entrare con il numero tre, cominciai a pensare che forse mi ero sbilanciato un po’ troppo ostentando cotanta sicurezza nel mio pronostico. Ma dopo quasi un’ora di combattimento che aveva visto protagoniste tutte le più grandi superstars del wrestling dell’epoca, sul ring erano rimasti soltanto Sid Justice, Hulk Hogan e… Ric Flair!
Non avevo mai assistito a niente del genere, nessuno aveva resistito sul ring per tutto quel tempo. Gli editorialisti di Wrestling All Stars, la rivista che leggevo da un paio di anni, avevano ragione: Ric Flair era davvero il migliore al mondo.
Ben presto accadde l’inaspettato: Sid Justice eliminò Hulk Hogan e The Hulkster non accolse di buon grado questo voltafaccia da parte di qualcuno che credeva fosse suo amico, per questo, da fuori del ring lo afferrò per un braccio e cominciò a tirarlo, aiutando di fatto “The Nature Boy” ad eliminarlo!
Incredibile… dopo un’ora di combattimento, Ric Flair era l’unico sopravvissuto… ed il nuovo campione della World Wrestling Federation!

Già, perchè al vincitore di quell’edizione della Royal Rumble spettava anche il vacante titolo dei pesi massimi e Ric Flair era il primo wrestler nella storia ad aggiudicarsi quella cintura sconfiggendo ben ventinove avversari nella stessa serata. Un’impresa monumentale.
Per la prima volta da quando lo seguivo, Hulk Hogan veniva fischiato dal pubblico in seguito all’azione poco lecita che aveva commesso nei confronti di Sid Justice. In fondo le regole della Royal Rumble erano chiare, “Every man for himself”, ovvero ogni uomo doveva lottare per se stesso, mettendo da parte alleanze ed amicizie. Hulk aveva sbagliato a prendersela con Sid Justice, ma quello che era accaduto tra i due passava decisamente in secondo piano rispetto alla vittoria di Ric Flair.
Il giorno successivo a scuola, tutti mi chiedevano come facessi a sapere che Ric Flair avrebbe vinto ed io spiegai loro chi fosse “The Nature Boy” e che tutti gli esperti erano concordi nel considerarlo il più grande wrestler di tutti i tempi.

Per cui, da allora sono forse diventato un mago dei pronostici? Assolutamente no… mi pare di ricordare che quella sia rimasta l’unica volta in cui ho indovinato il vincitore della Royal Rumble. E sono passati ventuno anni!!!
E quest’anno chi vincerà? Purtroppo non posso ostentare la sicurezza che ebbi quel pomeriggio di gennaio del 1992 in quel piccolo spogliatoio, perché non ne sono così sicuro. Ma vado con Ryback. Un po’ perché faccio il tifo per lui fin da quando ha debuttato, un po’ perché penso che debba rifarsi alla luce delle recenti delusioni. Vorrei davvero vedere Ryback impegnato in un incontro importante a WrestleMania XXIX, anche se dopo la conquista del titolo mondiale da parte di Alberto Del Rio, vedo assai improbabile una sfida fra i due. Se il campione del mondo fosse rimasto The Big Show, un match tra Ryback e “The World’s Largest Athlete” sarebbe stato auspicabile, ma Del Rio è già stato battuto da Ryback in una recente edizione di WWE Main Event senza troppe difficoltà, quindi dando per scontato che il titolo WWE se lo giocheranno The Rock o CM Punk e John Cena, temo che il mio beniamino, per questa edizione, dovrà rimanere fuori dalla scena titolata, almeno quella relativa alle cinture “mondiali”.
Ma niente è stato scritto e tutto può ancora accadere. Staremo a vedere.

Quella che avete appena finito di leggere, potrebbe essere l’ultima edizione del Titan Tron. Non lo posso dire con certezza, ma è probabile che sia così. In fondo avevo già deciso di smettere sei mesi fa, solo che prima di chiudere definitivamente, sentivo la necessità di lasciare un ricordo positivo, di provare a regalare un’ultima emozione o almeno un sorriso sul volto di chi leggeva.
Non lo so se ci sono riuscito, se sono stato capace di comunicare con la nuova generazione o soltanto con la mia o con nessuna delle due, se almeno per l’ultima volta ho trovato un punto d’incontro ed il linguaggio giusto per farmi comprendere da tutti… non lo so, ditemelo voi, se vi va in fondo alla pagina potete lasciare i vostri commenti, come sempre.

Ciao a tutti… brothers!!!

“Titan Morgan” Manuele Poli

Segui Titan Morgan anche su Twitter: @TitanMorgan

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *