TITAN TRON #20: TRENTA ANNI DI HULKAMANIA – 24/01/2014

TITAN TRON #20: TRENTA ANNI DI HULKAMANIA – 24/01/2014

Il 23 gennaio di trenta anni fa, aveva inizio il fenomeno che avrebbe cambiato per sempre la storia del wrestling, portando la disciplina a livelli di popolarità mai visti prima!

di “Titan Morgan” Manuele Poli
(@TitanMorgan)

Era molto raro che una di queste promotion sconfinasse nel territorio di qualcun’altra, in virtù di un tacito accordo che stabiliva che ogni promoter rispettasse i confini che erano stati stabiliti all’epoca della fondazione della gloriosa NWA, negli anni cinquanta.
Questo fino a quando Vincent Kennedy McMahon, figlio del promoter Vincent James McMahon, subentrò a suo padre al comando della World Wrestling Federation.
Vince McMahon, Jr. aveva una visione completamente inedita per l’epoca, ovvero un tipo di wrestling basato su storie e personaggi decisamente fuori dagli schemi ed ispirati agli eroi dei fumetti e dei cartoni animati, un prodotto per famiglie che non fosse appetibile soltanto nell’area in cui la sua promotion era stata confinata, ma in tutti gli Stati Uniti e nel mondo.
Per realizzare questo “sogno”, Vince McMahon aveva assolutamente bisogno di un personaggio che qualche anno prima aveva lasciato la World Wrestling Federation di suo padre per la American Wrestling Association di Verne Gagne: Hulk Hogan.
Secondo Vincent Kennedy McMahon, Hulk Hogan era l’unico in grado di rappresentare la personificazione di quella che era la sua visione e voleva costruire il suo progetto di wrestling globalizzato interamente intorno alla sua figura.

Hulk Hogan, nel frattempo, godeva di una straordinaria popolarità grazie al ruolo che aveva avuto nel film di Sylvester Stallone Rocky III, nel quale aveva interpretato il campione di wrestling “Thunderlips” (Labbratonanti), ma nonostante il pubblico del Minnesota stravedesse per lui ed a tal proposito era già stato coniato il termine “Hulkamania” (che veniva sfruttato anche per la commercializzazione delle t-shirt), il promoter Verne Gagne si rifiutava di concedergli la possibilità di diventare campione del mondo della AWA. Gagne aveva infatti la brutta abitudine di mettere come stelle della compagnia soltanto i wrestler che gli erano in qualche modo più vicini dal punto di vista della parentela o delle amicizie familiari. E secondo le intenzioni di Gagne, se desiderava divenire campione, Hulk Hogan doveva prima sposare la sua figlia maggiore per poter entrare a far parte della famiglia; inoltre avrebbe dovuto garantirgli una percentuale sui guadagni ottenuti negli incontri disputati in Giappone per la New Japan Pro Wrestling (altra federazione per la quale Hogan lavorava all’epoca).

Ma nel 1983, durante un evento organizzato dalla AWA, un fotografo chiamato Steve Taylor (che in seguito è divenuto uno dei produttori esecutivi della WWE), consegnò di nascosto nel backstage un biglietto ad Hulk Hogan, sul quale stava scritto di chiamare Vince McMahon il prima possibile.
Inizialmente Hulk indugiò, ma dopo l’ennesima discussione con Verne Gagne, si decise a contattare Vince McMahon e successivamente a lasciare la AWA.
Vince McMahon spiegò ad Hulk Hogan la sua intenzione di espandere la sua compagnia a livello mondiale, proponendo la sua visione di wrestling convertito in intrattenimento per famiglie e per farlo pensava di sfruttare questo fenomeno della “Hulkamania” esploso nel Minnesota, facendo di Hulk Hogan il campione del mondo dei pesi massimi della WWF ed il protagonista indiscusso della sua promotion. Questi erano gli accordi che portarono Hogan a lasciarsi alle spalle l’esperienza del Minnesota per cominciare una nuova fase della sua carriera in quel di New York.

Alla fine del 1983 però, l’allora campione del mondo dei pesi massimi WWF Bob Backlund, si rifiutò categoricamente di concedere all’astro nascente Hulk Hogan un incontro per il suo titolo!
Il motivo era che, secondo Backlund, chiunque non fosse stato un atleta olimpico o amatoriale non era degno di indossare quella cintura, questo nonostante prima di Hogan, il titolo di campione del mondo WWF (precedentemente noto come titolo di campione WWWF) fosse stato detenuto, tra gli altri, da Bruno Sammartino e da “Superstar” Billy Graham, lottatori che, come Hulk, non avevano mai avuto un “background” di lotta amatoriale.
Il padre di Vincent Kennedy McMahon, all’epoca molto legato a Bob Backlund, pensò di dar ragione al campione, per cui Hulk Hogan, vedendo che le promesse che gli erano state fatte non venivano mantenute, informò Vince della sua intenzione di lasciare immediatamente New York e di tornare in Minnesota a lavorare per la AWA, dove tutti impazzivano per lui. Ma Vince McMahon, Jr. gli disse di non preoccuparsi, perchè aveva intenzione di mantenere tutte le promesse che gli aveva fatto e per quel che riguardava Bob Backlund, riuscì a stabilire un compromesso: Bob avrebbe affrontato The Iron Sheik, atleta che pare avesse rappresentato l’Iran ai giochi Olimpici ed in altre competizioni internazionali, mettendo in palio la sua cintura di campione del mondo dei pesi massimi WWF. Hulk Hogan avrebbe poi sfidato il 23 gennaio 1984 al Madison Square Garden di New York, il vincitore di questa contesa.
Il 26 dicembre 1983, The Iron Sheik riuscì a sottomettere il campione Bob Backlund grazie alla sua terribile presa chiamata “camel clutch”, laureandosi nuovo campione del mondo dei pesi massimi WWF. Per soddisfare l’ego di Backlund, fu deciso che la sua sconfitta sarebbe stata proclamata dopo che il suo manager Arnold Skaaland, avrebbe gettato la spugna in segno di resa, in modo tale che lui non avrebbe dovuto cedere esplicitamente alla tecnica mortale dello sceicco.

E come aveva promesso Vince McMahon, il 23 gennaio 1984 potemmo assistere alla definitiva consacrazione del fenomeno della Hulkamania, quando Hulk Hogan si presentò al Madison Square Garden accompagnato dalla musica “Eye of the Tiger”, colonna sonora del film Rocky III. In questa data, Hogan sconfissee lo sceicco iraniano e diventò il campione del mondo dei pesi massimi WWF per la prima volta, cintura che difenderà per più di quattro anni consecutivi. Dopo l’incontro, The Iron Sheik raggiunse Hulk Hogan nello spogliatoio in lacrime, lo abbracciò, si congratulò con lui e lo informò in presenza di Vince McMahon che la sera prima aveva ricevuto una telefonata da parte di Verne Gagne che gli aveva offerto centomila dollari chiedendogli di spezzare una gamba all’ignaro Hogan nel corso dell’incontro. The Iron Sheik aveva rifiutato l’offerta e sicuramente ne valse la pena, dato che la sua carriera nella World Wrestling Federation, tra “rematch” titolati con lo stesso Hogan e vittorie delle cinture di coppia, è stata sicuramente molto più che dignitosa, mentre Gagne e la AWA intrapresero una rapida discesa che portò la compagnia al fallimento nei primi anni novanta. Verne Gagne e suo figlio hanno sempre negato che quel colloquio telefonico con The Iron Sheik abbia mai avuto luogo, ma chi al loro posto avrebbe ammesso di aver fatto qualcosa del genere?

Un altro retroscena su quel match del 23 gennaio 1984 riguarda l’infortunio, tenuto segreto per anni, che Hogan subì nel corso dell’incontro e che ha segnato per sempre la sua carriera. Infatti, ai tempi della scuola media, Hulk si ferì gravemente al ginocchio sinistro sbattendo contro una roccia mentre giocava con i compagni. All’epoca non si curò minimamente di quanto gli era capitato, nonostante questo ginocchio gli causasse periodicamente dei forti dolori. Durante l’incontro con The Iron Sheik al Madison Square Garden, Hogan tentò di colpire lo sceicco al petto con una ginocchiata volante, ma il ginocchio urtò il bordo di una delle tavole di legno che compongono il tappeto del ring, evidentemente non posizionata a regola d’arte. In quel momento, Hogan sentì un dolore insopportabile al ginocchio che non era mai stato curato come si doveva, ma decise di non rivelare niente a nessuno, specialmente a Vince McMahon, per timore che la sua scalata ai vertici del mondo del wrestling potesse subire un brusco ridimensionamento. Tuttavia da allora, Hogan è stato costretto a limitare notevolmente il suo repertorio sul ring, rinunciando anche a molte delle tecniche che eseguiva abitualmente in Giappone.

Ma nonostante questo, Hulk Hogan ci ha sempre e comunque regalato grandissime emozioni durante tutto l’arco della sua interminabile carriera.
Anche prima di quella fatidica data, aveva donato emozioni a quelle poche migliaia di appassionati che lo avevano visto strappare la cintura di campione del mondo AWA a Nick Bockwinkel. A quelle persone non interessava se Hulk Hogan non era un maestro di tecnica sopraffina. Loro si identificavano in lui e lo volevano vedere campione; soltanto l’ottusità di Gagne fece in modo che ciò non avvenisse, ribaltando il verdetto del match e restituendo il titolo al suo amico Nick Bockwinkel, ritenuto da lui un campione più degno e rappresentativo per la American Wrestling Association grazie alle sue abilità tecnico-atletiche e soprattutto ai legami familiari che gli avrebbero garantito la sua fedeltà alla promotion.
Ma giustamente, una compagnia che voleva come campioni i parenti (vedi il cognato Larry Zbyszko ed il figlio Greg Gagne) e gli amici del promoter Verne Gagne, stava stretta ad una stella nascente come Hulk Hogan ed ecco che nel 1983 ha continuato a regalare emozioni anche ai suoi estimatori giapponesi, sconfiggendo il leggendario Antonio Inoki e conquistando il titolo International Wrestling Grand Prix della New Japan Pro Wrestling, nella terra del sol levante.

(Hulk Hogan “campione del mondo AWA”)

Ma ad ogni modo, il 23 gennaio 1984 nacque ufficialmente il fenomeno della “Hulkamania” e non solo per merito di Hulk Hogan, ne di Vincent Kennedy McMahon. Era stata la gente a dar vita a questo fenomeno nazional-popolare senza precedenti.
Il prestigioso alloro rappresentativo del campione del mondo dei pesi massimi WWF rimase intorno alla vita di Hulk Hogan fino al 1988 ed in questi anni, alcuni tra i più grandi campioni della specialità avevano cercato di strapparglielo. King Kong Bundy, Andrè The Giant, “Mr.Wonderful” Paul Orndorff, Nikolay Volkoff, “Rowdy” Roddy Piper.
Soltanto il gigante francese Andrè, in un incontro dal finale discusso, riuscì il 5 febbraio di quell’anno a privare Hogan del titolo, che però riconquistò un anno più tardi sconfiggendo “Macho Man” Randy Savage a WrestleMania V, in uno degli incontri più lunghi, belli ed intensi della sua carriera e dopo una fantastica storyline che vide i due dare vita ad una straordinaria ed invincibile coppia chiamata “The Mega Powers”.
Momenti indimenticabili, contraddistiniti non soltanto dalle sue vittorie, ma anche dalle sue sconfitte. Perchè la “Hulkamania”, proprio come la nostra vita, non è stata costellata soltanto da trionfi, ma anche da brutte batoste e fallimenti. Poichè nella vita non si può sempre vincere, è impossibile. E se è vero che Hulk Hogan ha vinto per dodici volte il titolo di campione del mondo, è altresì vero che lo ha perso in altrettante occasioni.
Ed ecco allora la sconfitta subita da The Ultimate Warrior, in quell’epica battaglia alla quale ha fatto teatro lo SkyDome di Toronto, in occasione di WrestleMania VI nel 1990. In quell’occasione Hulk Hogan perse, ma anche se non vorrà mai ammetterlo, quello è stato senza ombra di dubbio uno degli incontri più belli di tutta la sua carriera.
Ed in quell’anno, poche settimane più tardi, tutti gli Hulkamaniacs cominciarono, forse per la prima volta, a temere per il ritiro del loro beniamino, dopo l’aggressione subita da The Canadian Earthquake al Brother Love Show, che gli procurò un infortunio allo sterno ed alle costole. Per cui, quando Hulk annunciò il suo ritorno sulle scene, assicurando tutti i suoi fans che si sarebbe ritirato soltanto il giorno in cui uno di loro, un “piccolo Hulkamaniac”, lo avesse sconfitto in modo pulito al centro del ring, l’emozione fu ancora più grande!

E l’anno successivo, in un clima di guerra ed in un’atmosfera unica, Hulk Hogan, nei panni del patriota statunitense, sconfisse il campione del mondo Sgt.Slaughter, un militare americano che aveva tradito la sua nazione passando dalla parte di Saddam Hussein durante il conflitto del Golfo Persico, riportando la cintura agli Stati Uniti d’America in occasione di WrestleMania VII. L’ha poi persa verso la fine dello stesso anno a favore di The Undertaker, nel clima surreale di Survivor Series. Quando “The Hulkster” fu sconfitto da The Undertaker in quella che resterà negli annali del wrestling come “The Greavest Challenge”, si videro numerosi bambini in lacrime tra il pubblico. Gli stessi bambini che oggi, da adulti, con tutta probabilità continuano a sostenere il loro eroe a distanza di tutti questi anni. Non era mai accaduto ad un lottatore che i suoi piccoli tifosi piangessero per una sua mancata vittoria. Ma Hulk Hogan ci ha abituati a questo e ad altro ed infatti, pochi giorni dopo questa grave sconfitta, “l’immortale” detronizzò The Undertaker tra il tripudio generale della folla, tornando per la quarta volta sulla cima più alta della montagna.

Se questi primi quattro regni furono contraddistinti da una grande pubblicità ed alla conseguente, inevitabile attesa che precedeva gli incontri, il quinto rappresentò invece una vera e propria sorpresa. Nel 1993, a WrestleMania IX, Hulk Hogan fu sfidato oralmente a combattere un match fuori programma da Mr.Fuji, manager dell’ex mastodontico lottatore di sumo Yokozuna, che aveva strappato la cintura pochi minuti prima a Bret “Hitman” Hart. “The Hulkster” non se lo fece certo ripetere due volte ed in poco più di un minuto spazzò via quel gigante tra lo stupore generale della folla. Ma un paio di mesi dopo, in quello che fino al 2002 veniva considerato il capitolo finale della Hulkamania nella WWF, Yokozuna umiliò l’immortale eroe in giallo e rosso, estromettendolo di fatto dalla “federation” che lo aveva visto protagonista per più di dieci anni.

Ma proprio come l’araba fenice, un anno dopo, Hulk Hogan è risorto dalle proprie ceneri, rinvigorito e rivitalizzato, in una nuova compagnia, la World Championship Wrestling ed al suo debutto ha sconfitto “Nature Boy” Ric Flair conquistando la cintura di campione del mondo dei pesi massimi. Un’impresa incredibile, compiuta all’età di quarantuno anni.
Hulk Hogan deterrà quel titolo per più di un anno e lo perderà soltanto nell’inverno del 1995 in circostanze poco chiare contro il gigantesco atleta che oggi conosciamo come The Big Show.

(Hulk Hogan alla WCW nel 1994 insieme a “Macho Man” Randy Savage)

Grazie a questo espediente, Hogan continuò a regalare emozioni ai suoi irriducibili tifosi, che nonostante il suo passaggio dalla parte del male, non smisero un attimo di acclamarlo, segnando così la nascita di una nuova categoria di “superstars” del wrestling: quella dei “cool heels”, ovvero i “cattivi ma amati”, nei quali buona parte del pubblico continua ad identificarsi ancora oggi. Inevitabile la sua conquista del titolo di campione del mondo ai danni di The Giant (The Big Show) nell’estate del 1996. Cintura che perderà soltanto un anno più tardi, nel 1997, a favore di Lex Luger, per poi riconquistarla una settimana dopo.
Hollywood Hogan perderà poi di nuovo il titolo in un discusso, ma altamente spettacolare dal punto di vista scenografico, incontro con Sting a Starrcade 1997.
Tutti i tentativi di Hollywood Hogan di riprendersi la cintura da Sting, si riveleranno dei fallimenti ed il nostro eroe aggiungerà al suo “palmares” un nutrito numero di sconfitte, finchè non riuscirà a battere “Macho Man” Randy Savage (che nel frattempo aveva strappato il titolo a The Stinger) tornando campione WCW per la quarta volta (nono titolo mondiale sommato a quelli vinti nella WWF) nei primi mesi del 1998.

Seguirà a questa vittoria, una delle più emozionanti sconfitte subite da Hogan nella sua carriera; quella contro Bill Goldberg, astro nascente del wrestling.
Di fronte ad una platea di quarantamila spettatori, l’edizione di WCW Monday NITRO nella quale ebbe luogo questo incontro, è entrata di diritto nella storia. Era nelle intenzioni di Hogan passare il testimone al giovane Bill Goldberg, un atleta che fin dal suo debutto aveva scatenato l’immaginario collettivo degli appassionati entrando subito nei loro cuori.
Quindi, con questo match, si è ripetuta ancora una volta la situazione secondo la quale, Hulk Hogan, indipendentemente dal fatto che vinca o che perda, riesce ugualmente a suscitare emozioni uniche.

Emozioni che ha regalato anche quando, nell’autunno del 1998, dopo aver sconfitto The Ultimate Warrior a WCW Halloween Havoc, ha annunciato il suo ritiro dal wrestling per candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti d’America, annunciandolo nel corso del popolarissimi talk-show della NBC “The Tonight Show with Jay Leno”. In realtà, dopo qualche mese, tutto questo si rivelò essere un’abile manovra per rifondare il New World Order e per riportare la cintura di campione WCW intorno alla sua vita, o meglio, sulla sua spalla, per la quinta volta. Infatti, l’allora campione Kevin Nash, si lasciò schienare dall’immortale in modo da permettere la rinascita dello storico gruppo.
Quel titolo lo perderà poi in favore di Ric Flair, in un incontro controverso che di fatto sancì il ritorno di Hulk Hogan nelle grazie dei tifosi e del suo definitivo passaggio dalla parte dei buoni nella WCW.

Di ritorno da un grave infortunio al ginocchio sinistro, Hulk Hogan vincerà il suo sesto titolo di campione del mondo WCW (undicesimo titolo mondiale) da “Macho Man” Randy Savage, scatenando ancora una volta il delirio collettivo dei fans presenti nell’arena.
E lo perderà di nuovo dopo qualche mese contro Sting, atleta che lo aveva sempre battuto nel recente passato. Ma poco prima di questa sconfitta, Hulk Hogan aveva completamente abbandonato i panni del suo “alter-ego” Hollywood Hogan tornando al suo vecchio completo giallo e rosso. Altra grande emozione regalata agli “Hulkamaniacs” di tutto il mondo.

Nell’estate del 2000, venne consumato quello che pareva essere l’ultimo episodio nella storia della Hulkamania. Da qualche mese, alla guida della World Championship Wrestling era stato posto Vince Russo, un “writer” (coloro che scrivono le storie e le scenografie degli show di wrestling) che aveva una visione decisamente controcorrente del mondo dell’intrattenimento sportivo. A dire il vero, lo scopo primario di Vince Russo sembrava essere quello di diventare famoso, più famoso delle superstars e soprattutto più famoso di Vince McMahon, storico proprietario della World Wrestling Federation.
Ed ecco che a Bash at the Beach 2000, evento estivo della World Championship Wrestling, Russo si cimentò in quello che viene ancora oggi ricordato come uno degli episodi più controversi nella storia del wrestling. E chi poteva essere l’obiettivo di un tale parassita ed arrampicatore sociale? Chi altri se non Hulk Hogan, che da tempo veniva utilizzato da molti come una sorta di trampolino umano verso il successo e la popolarità. Infatti, anche chi si voleva fare un nome sul web all’epoca, lo faceva prendendo una scorciatoia molto semplice: gettare fango su Hulk Hogan. Parlare male del nome più noto del business permetteva a chiunque di farsi conoscere in breve tempo. E così deve aver pensato anche Vince Russo in occasione di WCW Bash at the Beach 2000.
Pochi giorni prima di quell’evento in pay-per-view, Hogan si era conquistato con una vittoria sul ring il diritto di sfidare Jeff Jarrett per la cintura di campione del mondo, ma una volta salito sul quadrato, Hulk si trovò al cospetto del campione Jeff Jarrett che si sdraiò per terra volontariamente; come da copione, Hulk Hogan provò a redarguirlo dicendogli: – Andiamo Jeff, non farlo, tu sei uno di noi ragazzi! -.
Jarrett in un primo momento sembrò lasciarsi convincere dalle parole di Hogan ma subito dopo arrivò Vince Russo che gridò: – Resta a terra Jeff! Non muoverti! Hogan, vuoi la cintura? Prenditela! -.
Hulk schienò Jarrett e se ne andò dall’arena con la cintura di campione. Questa è stata di fatto l’ultima volta che Hulk è apparso in uno show della World Championship Wrestling.

Ma come racconta lo stesso Hogan nella sua autobiografia uscita nel 2002, fin qui lui e Russo erano d’accordo. Quello che invece non era stato concordato, era ciò che avvenne più tardi, quando ormai Hulk aveva lasciato l’arena.Infatti poco dopo, Vince Russo salì sul ring per spiegare ai fans spaesati (e magari anche incavolati, dato che avevano pagato il biglietto per vedere un incontro di Hulk Hogan) ciò che era accaduto. Come suo solito, Vince Russo si esibì in un monologo infarcito di varie volgarità, riferendosi ad Hulk Hogan come ad un “pezzo di merda” e ad un “figlio di puttana”, lasciando i fans alquanto perplessi e confusi, poichè non avevano idea di ciò che Russo stesse dicendo. Come fu spiegato molti anni più tardi, quando ormai la WCW era stata inglobata alla WWE, Hogan, Russo, Bischoff e gli altri “writer” della compagnia erano giunti ad un accordo secondo il quale Hulk avrebbe sconfitto Jeff Jarrett quella sera, lasciando la WCW per volontà di Russo ma portando con se il titolo di campione del mondo. Ma nei piani originali, il titolo mondiale WCW sarebbe stato riassegnato in un torneo organizzato nelle settimane successive e Hogan avrebbe dovuto ripresentarsi pochi mesi dopo ad Halloween Havoc, ancora in possesso della vecchia cintura, proclamandosi il vero campione. Ma sappiamo tutti come andò a finire, Vince Russo volle agire di testa sua con l’unico intento di crearsi un nome ed una fama a scapito dell’uomo più rappresentativo del wrestling mondiale e di conseguenza Hulk Hogan lasciò la WCW intentando anche una causa contro la compagnia per il mancato rispetto di una serie di obblighi contrattuali.

Vince Russo riuscì effettivamente nel suo intento. Nel bene o nel male, divenne famoso, più famoso dei lottatori stessi e da lì in avanti, tutti lo avrebbero conosciuto, specialmente sul web, mentre Hulk Hogan, la cui carriera sembrò essere irrimediabilmente distrutta e completamente ridimensionata, abbandonò il mondo del wrestling precipitando nell’oblìo, portando però con se anche la World Championship Wrestling.
Infatti, nei mesi seguenti l’estromissione di Hulk Hogan dalla compagnia, gli ascolti televisivi dei programmi WCW crollarono e la politica di Vince Russo, che consisteva essenzialmente nel mettere da parte tutti i nomi più noti in favore di una serie di giovani sconosciuti e da lui facilmente controllabili e manipolabili, si rivelò un clamoroso fallimento.
La AOL/Time Warner, decise in seguito di non rinnovare il contratto che legava le proprie emittenti televisive alla World Championship Wrestling e questa venne acquistata da Vince McMahon e dalla sua World Wrestling Federation Entertainment Inc.

Nonostante le numerose voci che lo volevano rientrante alla WWF, Hulk Hogan tornò a calcare un ring di wrestling soltanto nel novembre del 2001 e lo fece in una neonata compagnia, la XWF, sigla fondata dall’amico Jimmy Hart in collaborazione con alcuni nomi storici del wrestling, quali Greg “The Hammer” Valentine e Brian Knobs.
Di fronte a poche centinaia di spettatori, quasi come se volesse ricominciare tutto da capo, Hulk Hogan sconfisse il compianto “Mr.Perfect” Curt Hennig grazie al suo “leg drop” brevettato.
Ma finalmente, nei primi mesi del 2002, Vince McMahon decise di resuscitare il New World Order nella World Wrestling Federation e lo fece riportando alla sua promotion i membri originali del gruppo, ovvero Hollywood Hulk Hogan, Kevin Nash e Scott Hall.

Sebbene Hulk Hogan si fosse presentato come un cattivo, compiendo le peggiori nefandezze ai danni dei beniamini del pubblico quali The Rock e “Stone Cold” Steve Austin, la gente cominciò fin da subito ad aprire gli occhi nei suoi confronti. Ed ecco che a WrestleMania XVIII, tutte le menzogne, tutte le falsità che nel corso degli anni erano state dette su di lui e tutti i tentativi messi in atto da Russo per distruggere la sua carriera, vennero per sempre seppelliti e la Hulkamania tornò a correre selvaggia.
In occasione di quel memorabile evento, Hulk Hogan fu sconfitto da The Rock in maniera pulita in uno degli incontri più belli nella storia del wrestling, ma in compenso ebbe indietro tutti i suoi Hulkamaniacs, che lo incitarono dall’inizio alla fine del match.

Fu un po’ come se la gente avesse voluto mandare un chiaro messaggio a tutti quegli sciacalli che avevano visto in Hulk Hogan un trampolino di lancio da sfruttare per arrivare alla fama e questo messaggio era chiaro: “io non ci stò!“, “io ho una testa per pensare e ragionare e non credo a tutte le menzogne che mi volete impartire!“.
Questa fu la vittoria più grande di Hulk Hogan. Una vittoria alla quale seguirà poi la conquista del suo dodicesimo titolo di campione del mondo a WWE Backlash 2002, ai danni di Triple H.
Una vittoria che consacrò definitivamente Hulk Hogan come icona indiscussa nella storia del wrestling e che permise alla World Wrestling Entertainment di riabbracciare di fatto il proprio passato terminando così la politica di revisione storica che aveva contraddistinto la compagnia nel periodo dell’era Attitude.
In quel periodo, Hogan lavorò alla WWE soprattutto per aiutare alcune giovani stelle a consacrare definitivamente la loro carriera, in particolar modo The Rock, Kurt Angle, Brock Lesnar e Edge.
Ed è un po’ quello che Hulk Hogan, mantenendo sempre intatto il suo status di stella di prima grandezza, nonostante ciò che qualche disinformato va dicendo, ha sempre fatto a partire dagli anni novanta. Infatti, mantenendo intatta la sua credibilità “sportiva” evitando di perdere contro cani e porci, ma riservando l’onore di farsi schienare soltanto ai potenziali “migliori”, Hulk Hogan ha dato ad una serie di futuri grandi nomi la possibilità di far decollare la loro carriera grazie ad una vittoria su di lui: The Ultimate Warrior, The Undertaker, Yokozuna, The Big Show, Lex Luger, Sting, Bill Goldberg, The Rock, Kurt Angle, Triple H, Brock Lesnar. Questi sono tutti nomi di superstars che nel loro curriculum hanno potuto inserire un’importante vittoria sulla più grande stella di tutti i tempi. Una vittoria che ha davvero significato qualcosa non solo nella loro carriera, ma anche nella storia stessa della disciplina.
Un’opportunità che, ad esempio, Ric Flair negli anni più recenti non ha potuto concedere a nessuno, in quanto facendosi sconfiggere abitualmente da chiunque, anche da dei signori nessuno quali Kenny Dykstra, ha completamente svalutato il proprio status al punto tale che una vittoria su di lui non contava praticamente niente ed era destinata a passare inosservata ai più.

E nel 2003, un po’ come accadeva nei videogames di un tempo, Hulk Hogan si è anche trovato faccia a faccia con il boss finale a WrestleMania XIX: Vince McMahon in persona! Dopo aver sconfitto tutti i suoi avversari, sembrava quasi che Vince fosse rimasto l’ultimo ostacolo verso la gloria definitiva. Un ostacolo superato combattendo un incontro davvero indimenticabile.
Ed infatti il 2003 lo possiamo anche considerare l’ultimo anno della carriera “agonistica” di Hulk Hogan, che da allora, si è limitato soltanto a qualche apparizione.
Nel 2003 The Hulkster conquistò addirittura i titoli “tag-team” in coppia con Edge, che da bambino era uno sfegatato Hulkamaniac. L’emozione che deve aver vissuto Edge in quell’occasione è un qualcosa che nessun altro fan di Hulk potrà mai provare.
Ed in ottobre, The Hulkster tornò nella terra del Sol Levante per salutare un’ultima volta anche i suoi fans giapponesi che ebbero la fortuna di assistere dal vivo al suo grande match contro l’icona del “puroresu” Masahiro Chono.

Ma di emozioni la Hulkamania ha continuato a darcene anche negli anni successivi, quando nel 2005 Hulk è tornato per un breve periodo alla WWE, dapprima combattendo al fianco di Shawn Michaels per poi affrontarlo e batterlo a SummerSlam. E l’anno successivo, nel 2006, quando sempre a SummerSlam ha posto fine all’eccidio di leggende che il “Legend Killer” Randy Orton aveva compiuto in quel periodo, un po’ come a voler dire “Puoi distruggere tutte le leggende, ma non La Leggenda!”.
Dal 2009 al 2013, The Hulkster ha poi lavorato alla Total Nonstop Action, spesso in qualità di general manager dello show Impact Wrestling. A dire il vero, in questi quattro anni, di emozioni non ne ha regalate poi molte, perchè Hulk Hogan non è mai sembrato a suo agio nei panni del “dirigente”. Hulk Hogan è una superstar, è un’icona, una leggenda, un mito… non un general manager.
Ma anche alla TNA, in pochi si dimenticheranno il finale di uno dei suoi rarissimi match combattuti per questa promotion, a Bound for Glory 2011, quando dopo aver perso per l’ennesima volta contro Sting, incitato a gran voce dal pubblico di Philadelphia, ha difeso il rivale che era stato attaccato da una schiera di “cattivi”. Mai nella storia della TNA si era sentito un tale boato in un’arena!

In conclusione, questo articolo non è altro che una raccolta delle più grandi emozioni che la “Hulkamania” ci ha regalato in questi trenta anni ed è stato realizzato dal sottoscritto per celebrare la storica data del 23 gennaio.
In questi giorni si stanno susseguendo molte notizie sul futuro di Hulk Hogan. Sembra ormai scontato che The Hulkster tornerà alla WWE e che prenderà parte a WrestleMania XXX in primavera.
Non sappiamo se le sue condizioni fisiche e di salute gli permetteranno di combattere un ultimo match per concludere in bellezza la sua straordinaria carriera, ma sono più che certo, che qualsiasi cosa Hulk potrà fare, sarà in grando di regalare ancora un’altra emozione a tutti i suoi fans, perchè tutti noi sappiamo che nonostante i mille ostacoli e le infinite battaglie, la “Hulkamania” non morirà mai!

“Titan Morgan” Manuele Poli
titanmorgan@hotmail.com

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