Quattordici anni fa, un ragazzo toscano ed uno calabrese si unirono per dare vita al primo sito italiano su The Ultimate Warrior. Oggi, questi stessi ragazzi divenuti uomini, si riuniscono sul Titan Tron per rendere omaggio al guerriero!

di “Titan Morgan” Manuele Poli
(@TitanMorgan)

– Nessun talento della WWE diventa una leggenda da solo. Il cuore di ogni uomo un giorno batterà il suo ultimo battito, i suoi polmoni esaleranno l’ultimo respiro. E se quello che l’uomo ha fatto nella sua vita, fa pulsare il sangue nelle vene di altri uomini e gli fa credere profondamente in qualcosa più grande della vita stessa, allora la sua essenza ed il suo spirito saranno resi immortali dai narratori, dalla fedeltà, dalla memoria di coloro che lo onoreranno e faranno vivere per sempre ciò che l’uomo ha fatto nella sua vita. Voi siete quelli che hanno reso The Ultimate Warrior una leggenda. Nel backstage ho visto molte potenziali leggende. In alcune di queste ho intravisto lo spirito del guerriero. Voi farete lo stesso con loro. Deciderete se hanno vissuto con passione e intensità, tanto quanto serve per farvi raccontare le loro storie e farli diventare leggende. Io sono The Ultimate Warrior, voi siete i fans di The Ultimate Warrior. E lo spirito di The Ultimate Warrior vivrà in eterno!!!

Queste sono state le ultime parole di The Ultimate Warrior pronunciate davanti a milioni di persone. Il giorno dopo, il guerriero ci ha lasciati. Stavolta per sempre.

Certo, se avessi la possibilità di scegliere come morire, anche a me piacerebbe andarmene dopo aver affidato al mondo una testimonianza come questa, quasi un testamento.
Parole semplici, ma piene di speranza, di energia, di forza e di intensità. Proprio come colui che le ha pronunciate, The Ultimate Warrior.
Tante volte, nel corso degli anni, mi è capitato di leggere in giro per il web che un personaggio come quello di The Ultimate Warrior, se avesse debuttato al giorno d’oggi, non sarebbe stato preso sul serio, ma anzi, molto probabilmente sarebbe stato deriso e preso in giro dalle nuove generazioni di fans del wrestling, soprattutto in Italia.
E questo, mi duole dirlo, probabilmente corrisponde a verità. Ma non perchè, come sostiene qualcuno, si trattava di un “character” troppo fumettistico o surreale, bensì piuttosto perchè nella società di oggi, interamente imperniata sulla negatività e sul pressapochismo, non c’è più posto per qualcuno che pretende di incarnare la realizzazione personale ottenuta con l’impegno, il sacrificio ed il duro lavoro, trasmettendo nel contempo un messaggio positivo che invita la gente a “crederci sempre”, perchè niente è impossibile.
No, oggi ci si limiterebbe ad etichettare uno come The Ultimate Warrior come “un ammasso di muscoli pompati con gli steroidi anabolizzanti ed altre sostanze illegali”, senza minimamente tenere conto che per potersi permettere un fisico del genere, occorrono anni ed anni di sacrifici e rinunce, in palestra, a tavola e nella vita quotidiana.
The Ultimate Warrior ha sempre detto che se cominci la giornata pensando che non ce la farai a fare qualcosa, è molto probabile che tu non ce la faccia veramente. Da qui è nato il suo motto “always believe”, ovvero crederci sempre.

Ma nella società di oggi, i “filosofi” ed i salottieri radical-chic (molto ben rappresentati dal registra Paolo Sorrentino nel suo film “La Grande Bellezza”…) che con il loro fare snobista ormai dettano le tendenze di questo nuovo millennio, accavallerebbero le loro gambe rinsecchite ben nascoste da un abito sartoriale mostrando il calzino di seta che spunta da sotto i pantaloni, e sentenzierebbero che si tratta di un’altra stupida americanata alla quale soltanto gli yankee possono dare credito.
Chi, infatti, in questa nuova società, potrebbe ancora credere in un motto come “always believe”? Non certo quei giovani che trascorrono le loro giornate nei centri sociali gridando “Facciamo la rivoluzione! Rovesciamo il sistema! Ok, prima però andiamo a fumarci un paio di canne, poi ci penseremo domani…”.

No, chi crede nella filosofia di vita di The Ultimate Warrior deve mettercela tutta ogni maledetto giorno della propria vita, vivendo con intensità ciascuna giornata come se fosse l’ultima, perchè non c’è tempo da perdere, neanche un minuto deve andare sprecato!
Gli anni ottanta, nel bene e nel male, sono stati pesantemente influenzati dalla cultura popolare americana. Oggi, gli opinionisti ed i revisionisti di stampo radicale che trattano la storia e la cultura nazional-popolare, tendono ad evidenziare soltanto gli aspetti negativi di questa influenza d’oltreoceano, ma la verità è che assorbendo il pensiero e lo stile di vita americano, anche noi italiani avevamo avuto un’impennata di energia e di positività. Tutti ci sentivamo spinti a fare di più, a sognare, a sperare nel futuro, ci rendevamo conto che se avessimo lavorato duramente, se ci fossimo impegnati al massimo, nessun obiettivo era irraggiungibile.
The Ultimate Warrior rappresentava la personificazione di questo pensiero, dello spirito indomito e selvaggio degli anni ottanta. Personaggi come lui ed Hulk Hogan, all’epoca venivano ammirati in quanto uomini di successo, che non si stancavano mai di impegnarsi al massimo per perseguire un nuovo traguardo, che con ogni probabilità, sarebbero riusciti a raggiungere.

Con l’avvento dell’Europa unita e l’entrata nel nuovo millennio, la nostra società ha quasi interamente abbandonato l’influenza della pop-culture americana che ci aveva invasi negli anni ottanta, considerandola alla stregua di una buffonata o giù di lì. Oggi, i personaggi di successo, non vengono più ammirati, ma invidiati e di conseguenza detestati. In modo particolare qui da noi, il ragazzo italiano medio non pensa più che se ce la metterà tutta e ci crederà sempre, potrà arrivare dove sono arrivati loro. No, ormai questi pensieri non sono altro che “americanate”, è più comodo pensare che quelli là sono soltanto dei privilegiati e visto che non riusciremo mai ad essere come loro, è giusto schernirli, sminuirli, odiarli.
I nuovi modelli di riferimento sono gli “sfigati”, probabilmente perchè non hanno alcuna qualità per essere invidiati.
Quello si che è un grande, hai visto come è diventato famoso partecipando al Grande Fratello?”, tanto per fare un esempio, “Potrei farlo anche io, cosa ci vuole? Bisogna solo avere una buona dose di fortuna ed essere scelti ai provini!”.
Certo, perchè fare tanta fatica quando ormai il destino viene affidato alla fortuna? Basta vedere tutte le sale slot ed i centri di scommesse che da troppi anni stanno invadendo le nostre città spuntando fuori come funghi.

Una società come questa, non ti da più modo di sognare e di sperare nel futuro e di conseguenza hanno ragione quelli che dicono che un personaggio come The Ultimate Warrior, al giorno d’oggi, non avrebbe avuto alcuna possibilità di successo.
Ma se ancora oggi, noi ragazzi cresciuti negli anni ottanta, quando ci troviamo di fronte a delle difficoltà apparentemente insormontabili che scoraggerebbero chiunque altro, anziché andare a nasconderci, metterci a piangere o impasticcarci con chissà quali porcherie, alziamo la testa, cominciamo a sbuffare, a batterci il petto ed a “scuotere le corde”, una parte del merito va anche a lui, a The Ultimate Warrior, che ogni volta che ha fatto parte della nostra vita ci ha insegnato a reagire sempre con grinta ed intensità alle avversità che l’esistenza ci propone, “credendoci sempre”!

Coloro che mi seguono abitualmente, ricorderanno che la mia personale esperienza di fan di The Ultimate Warrior ho già avuto modo di raccontarla un paio di anni fa, in un articolo che potete leggere cliccando QUI .
Per tale ragione, in via del tutto eccezionale, in questa edizione del Titan Tron lascio la parola a due vecchi amici, che nel 2000 fondarono un sito interamente dedicato a The Ultimate Warrior e chiamato Warriormania: il “Maestro Zamo” Francesco Zamori ed Emanuele Vartolo, due ragazzi della generazione degli anni ottanta ai quali, possiamo dirlo, il guerriero ha davvero cambiato la vita!

Always believe!

“Titan Morgan” Manuele Poli
titanmorgan@hotmail.com

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LA TESTIMONIANZA DEL “MAESTRO ZAMO” FRANCESCO ZAMORI

Sapete, dicono che quando si muore la vita ti trascorre davanti agli occhi come in un film… la nascita, la primissima giovinezza in casa, le cure dei tuoi familiari, il mondo dei teenager, la maturità, i primi contatti con il lavoro, la tua famiglia, la tua pelle e i tuoi occhi che diventano più esperti, giù giù fino a quel momento che sembra eterno in attesa di… qualcosa. Ho 34 anni, alla parte “finale” vorrei sperare di arrivare molto più in là, ma la stessa sensazione l’ho avuta quando, Mercoledì mattina, accendendo il mio smartphone, il mio amico Emanuele (e, pochi secondi dopo, il mio best buddy Manuele) mi hanno mandato la notizia che il mio idolo di una vita, James Brian Hellwig, meglio conosciuto come The Ultimate Warrior, era tragicamente morto, morto dopo appena 24 ore dal suo ultimo discorso, a Monday Night Raw, davanti ad una folla in delirio che cantava il suo nome e si gasava, come negli anni Novanta, al ritmo di “Unstable”, la sua theme song. Non più fisico scolpito, anche se la giacca faceva intravedere che i numeri c’erano ancora per un 54enne, non più capelli folti e al vento, ma un simpatico pizzetto bianco e una criniera altrettanto brizzolata, non più il face-paint di guerra, ma una maschera con su dipinto i colori che lo avevano contraddistinto tutta la sua carriera.

Avevo 11 anni, era il 1991, quando il mio amico Emiliano a scuola mi parlò della nuova linea di giocattoli (si, giocattoli, all’epoca non si definivano ancora in maniera altisonante “action figures”) dedicata al “reslin”. Io, dal canto mio, non sapevo nemmeno di cosa stesse parlando. Conoscevo un po’ Hulk Hogan, per via che l’Hulkster era stato, è e sarà sempre prima di tutto un personaggio mediatico, ma per il resto buio pesto. Il mio amico mi consigliò di sintonizzarmi verso le 16:30 su Tele+2 e vedere Dan Peterson commentare i match. Fu amore a prima vista, una prima vista particolare se si considera che il primo match fu uno squash di Undertaker. Emiliano però era fan di un lottatore non molto presente sugli schermi, e per questo misterioso e affascinante. Mi diceva che aveva lottato contro Hogan, e che l’aveva battuto a Wrestlemania. Aveva un fisico possente ed incredibile, e scuoteva le corde, e correva, e ti metteva addosso una carica incredibile… un certo “altamet uorrior”. Boh… poi un giorno ecco che Dan Peterson presenta alcuni match del passato, ed ecco che i Legion of Doom (quelli si, ormai, li conoscevo bene!) si sarebbero scontrati contro i Demolition (nella loro versione a tre, Ax, Smash e Crush), in squadra con The Ultimate Warrior. E capii tutto.

Da lì in poi ho cominciato letteralmente a “bere” informazioni su Warrior, a registrare sulle mie vhs stra-consumate dai passaggi alla sera sul videoregistratore in salotto, con mio padre che ripeteva (e ripete ancora, ad essere sinceri!)… “e son tutti uguali… o ‘un lo vedi che è tutto finto!”. Adesso so bene cos’è un “work”, cos’è uno “shoot” e cos’è una “storyline”, ma all’epoca, Dio ce ne scampi, era tutto vero fino all’ultima goccia di sudore del guerriero! Il mio amore crebbe nell’attesa di vedere il mio idolo in coppia con il campione del mondo WWF Hulk Hogan contro gli idioti iracheni (Col.Mustafa, Sgt.Slaughter e Gen.Adnan) a Summerslam, il mio primo pay-per-view, o super evento come veniva chiamato da me ed i miei amici a scuola. E poi dopo niente.

Finii la scuola elementare, quando la mamma e il babbo fanno davvero tutto, la fine delle prime innocenze e l’inizio di un mondo nuovo. Si cresce, ci si scontra con i primissimi rifiuti d’amore. Ecco, in un certo senso, è stato quello che è successo. Warrior era scomparso, non lo si vedeva più. Certo, c’era ancora Hogan, c’era Savage, c’era persino Ric Flair, così osannato da Dan Peterson e della sua mamma che lo vedeva ad ogni pie’ sospinto al supermercato (“Buongiorno Sig.Flair” – “Buongiorno, Sig.ra Peterson!”)… ma non erano lui per me. Una sera di primavera, però, litigai con papà che non voleva assolutamente lasciarmi vedere Wrestlemania 8 alla TV in diretta. “Ma è in diretta!” – “Chissenefrega, domani c’è scuola, si registra e poi lo vedi con calma”… per fortuna che internet, facebook, twitter e tutti i maledetti social network di questo pianeta erano ben lungi dal nascere, e il pericolo di sapere qualcosa in anticipo era davvero impossibile (come avete detto che si chiama? Spoiler? Mai sentita questa parola…). L’evento fu spettacolare, almeno per l’epoca, con Flair battuto da Savage per il titolo del mondo e Undertaker che aveva sottomesso Jake “The Snake” Roberts dopo ben due ddt… ma l’ultimo incontro era quello più atteso, nessun titolo, solo l’onore e forse persino il futuro ritiro di Hogan (si, all’epoca ci credevamo…). Sid Justice, il gigante, contro l’immortale (se non erro, quella è stata la prima volta che Hulk è stato coniato con questo nomignolo) Hogan. Alla fine, Hulk sottomette con la sua gamba tesa il gigante, ma Sid esce e arrivano (inspiegabilmente, a dire il vero…) il manager Dr.Harvey Wippleman e Papa Shango a disturbare l’eroe in giallo e rosso. Suona la musica… Warrior è tornato!

I mesi che seguirono (pochi, a dir la verità) furono un cacciare continuo dei match del guerriero… mi sono esaltato per ogni intervista, ho visto Warrior vs. Skinner con la stessa, identica intensità con cui i ragazzi di oggi hanno vissuto la scalata al successo di Daniel Bryan a Wrestlemania (con l’unica differenza che Warrior non pesava 30 kg meno di me e non era più basso di me di 50 cm… senza nessuna offesa). Poi, però, alla vigilia di un grande incontro di coppia (ci pensate? Warrior e Macho Man insieme! Wow!) vengo a sapere che a fianco del leader della Madness c’è Mr.Perfect. Niente di male, grande lottatore Curt Hennig, ci mancherebbe.. ma al posto di Warrior? Non c’è paragone! Di lì a poco il wrestling in TV stava per finire, dopo Wrestlemania 9 e le qualificazioni del King of the Ring, dopo i pietosi “stendipanni” di Jim Corsi e gli ultimi fuochi di paglia, il wrestling stava per scomparire dalla TV. Per un po’ ho cercato di mantenere l’interesse, ma i primi brufoli stavano crescendo incessantemente, le ultime videocassette che avevo trovato in vendita a MondoVideo a Viareggio erano – appunto – le ultime, e ben presto la italo dance, le camicie di flanella e – soprattutto – le belle ragazze con i loro reggiseni imbottiti cominciarono ad attirarmi, lentamente ma inesorabilmente, verso lidi decisamente più interessanti ed adulti.

Non tutto però si era assopito. Una volta mi sembrò persino di vedere Warrior al fianco di Jean-Claude Van Damme in uno dei film che mio cugino, appassionato del karateka belga e di tutto il cinema di arti marziali in generale, ci passava alla domenica sera… ma quello non poteva essere il guerriero, anche perché i titoli di coda riportavano un certo “James Hellwig” come nome dell’attore. Mi ero decisamente sbagliato.
Nel ’94 il wrestling era poi tornato – molto brevemente – sugli schermi italiani. Io non me ne ero perso nemmeno una puntata, ma non era il mio wrestling. Il tizio bellino per ragazzine che lottava nei Rockers, adesso era una delle top star, e c’erano personaggi di un carisma che definire imbarazzante era dir poco. Certo, la voce di Peterson rendeva il tutto decisamente meglio di quel che appariva, ma non era bastato affinchè l’amore che avevo per il wrestling ritornasse forte e potente come quando ero giovanissimo, nella vecchia casa dove ero cresciuto. Poi, un giorno del 96, mio padre mi portò con se a Milano (lui doveva essere lì per lavoro, e Milano è sempre stata una città bellissima), e su di uno scaffale delle Messaggerie Musicali scorsi un’immagine familiare, che mi fece fare un tuffo al cuore. Era Lui.

Warrior campeggiava in copertina, con un esplicito “He’s Back!”. Era tornato, forte, potente e possente come un tempo. Ah ah! Immaginai, vedendo l’interno (nel frattempo avevo sistematicamente corrotto papà per l’acquisto del magazine), che Shawn Michaels, Goldust o Owen Hart niente avrebbero potuto contro il ritorno del guerriero. A dire il vero, essendo ormai un sedicenne, avevo digerito un po’ male i deliri sulla “destrucity”, come Warrior chiamava la sua personale filosofia di vita… ma che diamine, se lo dice lui, deve essere qualcosa di convincente. I mie compagni di scuola, del liceo ormai, mi prendevano un po’ bonariamente in giro. “Non sei un po’ grandino per gasarti con i giornaletti del wrestling?”. La mia fortuna con le ragazze non era effettivamente delle migliori (anche se – ad onor del vero e per la mia difesa – ce la mettevo tutta!) e certamente l’interesse per grossi ragazzi muscolosi che se le davano di santa ragione non aiutava il tutto. Ma Warrior era lì. Dopotutto, nonostante quei piccoli cambiamenti della vita, che a sedici anni sembrano montagne enormi da scalare, lui era là, e fu in questo periodo che lessi per la prima volta il motto “always believe”, credici sempre.

Nei due anni seguenti, ero cresciuto. Il wrestling era sempre fuori dal mio circuito visivo, si affacciavano i primi modem e le prime connessioni internet. La prima cosa che feci (beh… non proprio la prima… la prima fu vedere qualche foto a luci rosse, lo ammetto!) fu cercare notizie del Guerriero. La prima cosa fu scoprire il suo vero nome, James Brian Hellwig, che aveva lottato nella rivale WCW per un breve periodo nel 98, e che era scomparso ancora una volta dai radar della WWE. Non ci sarebbe tornato, se non dopo 18 anni.
Nel 99 la scuola superiore era finita, il wrestling era un lontano ricordo, e persino il face-paint di Warrior era ormai uno sbiadito ricordo della mia infanzia. Mi ero fidanzato, l’università non andava proprio per il meglio ed erano sorti i primi dubbi della vita… i primi amori infranti, le prime decisioni veramente importanti, il primo lavoro. In questo periodo, il wrestling e internet cominciarono a tornare prepontemente nella mia vita, in maniera decisamente più incisiva che negli anni Novanta. E non l’avrebbero mai lasciata. Scoprii che esistevano persone in tutta Italia appassionate come me di questa disciplina, che avevano lottato, incessamente, per un suo ritorno in TV. Persone che si scambiavano VHS con incontri, VHS magari di 125ma generazione, praticamente un velo nero sgranato in cui a malapena si riconoscevano le sagome di due uomini (uomini? Mi pare…non si vede bene) che lottavano. E c’erano appassionati del Guerriero. Esistevano persone che – come me – avevano amato le sue gesta, che avevano sofferto per i suoi addii, che avevano adorato il suo salvataggio di Hogan a Wrestlemania 8. Alcune di quelle persone sarebbero diventate miei grandissimi amici.

Cominciai a scrivere su questi cosiddetti “forum”, una sorta di circoli di amicizia on-line, dove si scambiavano opinioni e pareri e, che ci crediate o no, c’erano persino ragazze da quelle parti (beh… o almeno così si identificavano dietro la loro tastiera…). Un ragazzo in particolare fu colpito dalla mia passione per Warror e mi chiese se gli andava di scrivere un articolo per il suo sito web. Questo ragazzo si era battuto per portare il wrestling ad una nuova giovinezza, rompendo le scatole a più riprese ai tizi del circuito Supersix per riportare in tv le vecchie puntate del catch di Tony Fusaro. Non mi vergogno a dirlo, non ho mai visto nel periodo d’oro il puroresu in TV, né tantomeno sapevo chi era ‘sto Fusaro, ma il suo impegno era davvero unico, e poi era la prima persona che non mi trattava come un deficiente per la mia passione per questo tizio mezzo nudo e con la faccia dipinta. Accettai, e scrissi un articolo proprio su Warrior, intitolato “Il Riposo del Guerriero”. Quel ragazzo era Michele Posa, anni prima della sua gimnick del bardo, anni prima di Stream, Sky e dei suoi libri.

All’interno del suo sito, Wrestlingmania.it, un altro ragazzo contattò la mia migliore amica Maddalena (a conferma delle poche ragazze da quelle parti…), che aveva commentato il mio primo articolo che avevo scritto sul wrestling. Maddalena non era certo un’appassionata, ma essendo fiorentina, ed essendo il ragazzo nato in quel di Vicchio nel Mugello, era quantomeno inusuale che due toscani fossero interessati a quella disciplina! Maddalena mise in contatto il ragazzo (un vero fan di Hulk Hogan, al limite dell’incredibile!) con me e ci incontrammo in Piazza Duomo, a Prato. Era un gran ragazzone, muscoloso ma al contempo molto distinto e di notevole gentilezza e cultura, accompagnato da una bellissima ragazza. I nostri scontri su chi fosse più forte tra Ultimate Warrior e Hulk Hogan sono stati leggendari. Era questo il periodo delle leggende sul guerriero, su quella volta che subì ben 7 piledriver da Undertaker o di quando si lacerò i polsi eseguendo una press slam su André the Giant. Warrior mi aveva portato a conoscere uno dei miei migliori amici. Anni dopo io e lui saremmo diventati i commentatori ufficiale della ICW, passandone davvero di cotte e di crude, e sarei stato al suo fianco il giorno del suo matrimonio con quella bella figliola che aveva portato quel giorno. Grazie ad Ultimate Warrior, e alla sua forza e passione che mi avevo trasmesso, mi aveva fatto conoscere quella grande persona che è Manuele Poli, a.k.a. Titan Morgan.

(Il Maestro Zamo con Titan Morgan ad uno show della WWE)

Ma la mia avventura su Warrior stava per giungere ad una notevole svolta. Mi contattò un ragazzo da Catanzaro. Davvero una cosa strana, pensavo di essere il fan numero uno del guerriero, il suo più accanito “follower”, per utilizzare un termine tanto in voga oggi, ma questo ragazzo – diamine! – mi metteva veramente alla prova! Eravamo proprio testa a testa nella classifica dei pazzoidi ed esagitati “little warriors” di ogni tempo (questo ben prima che Fabrizio Zuffi si facesse tatuare il guerriero sul suo corpo e si abbracciasse con lui in diretta youtube, stracciando praticamente ogni nostra speranza di essere il numero uno), e decidemmo quindi di impegnarci al massimo per far sapere al popolo del web quanto fosse forte il nostro amore per quell’omaccione che ci stregava con quella sua energia e carica, con quella sua corsa incessante verso il ring e quelle interviste così strampalate ma al contempo così piene di intensità che ti faceva venire voglia di sentirle, sentirle… ed ancora risentirle. Quel ragazzo si chiamava Emanuele Vartolo, ed era nato il sito Warriormania.

Warriormania non è stata un’esperienza semplice, gestire un sito web, benchè limitato, è una piccola impresa. In quel piccolo gioiellino, impreziosito da una schermata di entrata in flash davvero all’altezza di tanti altri siti ufficiali, con il logo del guerriero e la sua inconfondibile musica di sottofondo che apparivano sul piccolo schermo del pc, vi hanno scritto molti futuri nomi del panorama del wrestling web italiano. Persino un giovane “Qriz”, dietro cui si celava il futuro commentatore di Italia 1 Christan Recalcati. Nel frattempo, Warrior era scomparso. Sul web se ne parlava davvero poco, ormai spopolavano Stone Cold, The Rock, Triple H e la “attitude” era. Molti dei mie personali veli di Schopenauer sul wrestling erano scomparsi. Il wrestling era davvero predeterminato come diceva papà, e continuava a non essere un argomento di conversazione tra i migliori per approcciare una ragazza.
Grazie comunque allo sforzo di tutti noi, il wrestling era tornato in Italia, sia tramite la WWE, che attraverso l’impegno di persone che promuovevano, timidamente ma inesorabilmente, show e manifestazioni attraverso tutto il paese del bel sole. Fu durante il primo spettacolo della neonata Nu-Wrestling Evolution, il Wrestling Gala, che ebbi le prime informazioni su Warrior dopo tanti anni. Gli organizzatori mi dissero che prima di Bret Hart (che era poi l’ospite d’onore della serata), il loro primo intento era di portare il Guerrriero in Italia. Ma ci pensate! Ovviamente io mi ero presentato completo di t-shirt e cappellino del guerriero, in mezzo a centinaia di persone che vestivano o magliette delle nuove leve del wrestling o magliette di Bret Hart. Insomma, il classico pugno nell’occhio. Ebbi solo l’apprezzamente incondizionato del povero Trent Acid, atleta CZW, che mi disse che Warrior era stato il suo idolo da ragazzino.

(Trent Acid con il Maestro Zamo nel 2003)

Warrior, intanto, si era fatto risentire. Niente immagini o incontri, ma fiumi di parole scritte sul suo sito ufficiale, che mi colpirono come un macigno allo stomaco. Warrior non era per niente in buoni rapporti con il mondo dello sport-entertainment. Non vi era alcun vero abbraccio alla fine di Wrestlemania 6, non esisteva nessun Team Warrior, e scoprii che Warrior era stato trattato come pezza da piedi sia da Vince McMahon alla WWE, sia da Eric Bischoff alla WCW. Ora, ognuno ha detto la sua su questo argomento, ma da buon, vecchio fan di Warrior lasciatemi dire la mia una volta per tutte. Partiamo da McMahon: si è sempre sbracciato dicendo che Warrior era partito dalla WWE perché voleva troppi soldi, mentre Hellwig sosteneva che Vince non aveva dato l’ok per un suo allontamento da un House Show per via della prematura morte del padre del Guerriero. Ovviamente non è dato sapere chi avesse ragione, ma per un attimo pensateci su: se Hellwig fosse stato così assatanato di quattrini, non avrebbe girato il mondo del wrestling in cerca di qualche ingaggio, anche di dubbio gusto, soltanto per racimolare soldi? Non avrebbe potuto accasarsi alla TNA che sicuramente non avrebbe disprezzato avere nel suo roster una personalità così di spicco? Warrior negli anni 90 non era al di sotto dei vari Hogan, Savage e Flair, e certamente non credo che le cifre richieste siano state così esose al pari di quelle richieste da un Goldberg nel 2003, ad esempio. McMahon, invece, è stato tacciato di poco sensibile in quegli anni da molte persone, oltre al Guerriero, ma questo non necessariamente significa che sia vero, anche se persino i suoi amici più stretti dicono che per Vince “il business arriva prima di tutto”. Per quanto riguarda Bischoff, non merita nemmeno di sprecare un minuto del nostro tempo. Secondo lui, il “One Warrior Nation” era un angle da spazzatura, anzi, per utilizzare le sue stesse parole, da “buttare nel cesso”. Molto più calzanti invece farne una copia indecente, ingannando i fan di vecchia data, con le stesse movenze e pitture corporali, e chiamandolo “The Renegade”. Molto più accattivante far lottare David Arquette, o mettere in coppia un gigante come Hogan con Jay Leno.

(The Renegade, il clone di Ultimate Warrior ideato dalla WCW nel 1995…)

Non parliamo poi di quelle persone, che adesso si sdilnquono in abbracci commoventi, ma che non hanno esistato un momento a gettare fango. Bret Hart nel suo libro parla di Warrior come di un poco di buono, un essere spregevole, steroidato e senza cervello, con nessun rispetto dell’arte del quadrato. Bret cita un momento in cui Warrior non avrebbe speso un minuto con un suo piccolo fan malato terminale, quello stesso Warrior che pubblicamente (e non dietro le pagine di un libro) ha elogiato John Cena per aver esaudito milioni di desideri della “Make a Wish Foundation”, dichiarando che queste devono essere le superstars, un esempio per le generazioni future. O Il suo rinnovato amico Hulk Hogan, che nel suo libro parla di Warrior come di una persona che voleva rubargli la scena nel 90, ma che invece non c’era riuscito in quanto il match per il titolo del mondo a Wrestlemania 6 l’aveva fatto praticamente da solo, contro un Guerriero praticamente a zero fiato dopo pochi minuti dall’inizio e che aveva surclassato negli occhi dei fans con quel gesto clamoroso dell’abbraccio a centro ring. Quello che Hogan non ha mai considerato è che i fans possono avere ben più di un beniamino. E tralascio volentieri i vari Ted DiBiase di turno, e tutti coloro che lo tacciono di omofobia (ma non è Pat Patterson, dichiaratamente omosessuale, uno dei suoi più grandi sostenitori? Esiste persino un file audio con la sua voce dove si narra che Warrior, in lacrime, aveva ringraziato lui e la WWE al termine dell’Ultimate Challenge per la straordinaria opportunità datagli).

Certamente Warrior non è Ric Flair o Bret Hart, e nemmeno CM Punk. I suoi match non erano “a cinque stelle”, le sue mosse si potevano contare sulle dita di una mano. Ma non era questa la magia. La magia era il trasporto che in pochi minuti ti stordiva la mente, dimenticando che non è così importante fare un match di un’ora con mosse e contromosse. Nel ring si deve raccontare una storia, trasmettere ai fan qualcosa. E lui ci riusciva, o se ci riusciva! Durante il mio breve stint (non ci credo, o proprio detto così?) nella 2PW ho avuto modo di conoscere personalmente Dusty Wolfe. Per chi non lo sapesse, Dusty era uno dei jobber eccellenti della WWF, al pari per esempio di Tom Stone e Barry Horowitz. Mi disse che lui e i ragazzi come lui non dividevano lo spogliatoio con le grandi stelle, ma che nei momenti in cui parlavano del loro incontro, Warrior si era dimostrato all’altezza del suo nome. Non si era tirato indietro Dusty nel dire che effettivamente era alquanto “un tipo strano”, ma che era anche un bravo ragazzo e che non aveva mai fatto pesare, a differenza di altri, il suo status da main eventer. Warrior era duro, selvaggio, e qualche volta se non si stava attenti era facile infortunarsi preda della sua carica animalesca. Ma era un bravo ragazzo.

Negli ultimi anni Warrior era rientrato così prepontemente nella mia vita che non esisteva giorno che non avessi modo di leggere qualcosa di lui. I suoi falsi avvisi di ritorno, le sue apparizioni alle conferenze motivazionali, i suoi videogame, i libri che parlavano (male) di lui. Ma non bastava. Poi, la stessa Nu-Wrestling era riuscita ad organizzare quello che, tristemente a ben vedere, è stato l’ultimo incontro di Warrior, in Spagna contro Orlando Jordan per il titolo assoluto della federazione. Ho passato la sera in piena trepidazione, in attesa di rivedere il guerriero scuotere le corde ancora una volta, ed ho scoperto, nuovamente, di non essere il solo ad attenderlo con ansia. Warrior era là. Più invecchiato, certo, ma ancora con un buon fisicaccio, ma la cosa che mi aveva impressionato era che già da quell’incontro si evinceva quanto la sua famiglia fosse importante per lui, esattamente come lo è sempre stato per me.

Aveva avuto un percorso parallelo al mio il Guerriero, con i problemi sul lavoro, una prima donna che lo aveva tradito (una spogliarellista, tipica “ragazza da wrestler” che qualche tempo fa aveva ancora un sito web online con su scritta la qualifica “ex-moglie del wrestler Ultimate Warrior”), un nuovo grande, immenso amore, la passione per le due figlie e per le generazioni future. Warrior non ha ceduto in seguito ai cori da “one more match”, nemmeno quelli che conservo ancora, ormai inutilmente, nel mio cuore. “No more matches” ha detto, ma aiutare le future stelle a diventare altri Ultimate Warrior, e ringraziare i fan per lo splendido amore a lui riservato.

Io, Emanuele, Fabrizio e pochi altri non abbiamo mai smesso di credere in lui ed in un suo ritorno. E questo inverno è successo. Le voci erano diventate realtà, finalmente Warrior sarebbe tornato. Il mio mondo, ed il mondo del wrestling era cambiato. Le vhs avevano lasciato posto ai download ed allo streaming, le notizie erano all’ordine del giorno, bastava accendere internet e… zac! Lui era lì. Qualche giorno fa ero in attesa trepidante di vederlo, nella mia camera, luci spente, quasi in maniera sacrale, ad accogliere nella mia stanza la sua voce, le sue gesta, ancora una volta. Come quando insieme agli LOD aveva distrutto i Demolition, come quando era tornato ad aiutare Hogan, come quando aveva conquistato il pubblico spagnolo. Mi sono emozionato, il giusto tributo era stato dato ad una leggenda immensa.
Poi, ben prima di poter vedere il suo promo a Raw, Emanuele mi contatta con un laconico “sono senza parole”. Warrior è morto.

(The Ultimate Warrior abbraccia le sue due bambine, Indiana e Mattigan, alla cerimonia della Hall of Fame)

Com’è possibile? Poche ore prima lo applaudivano da ogni dove, aveva rimesso le cose posto, con Vince, con Triple H (dimostrando grande carisma e forza d’animo, dopo che nel dvd a lui dedicato anni fa HHH aveva coniato per lui la frase “the most unprofessional guy I ever worked with”), persino con Hulk Hogan e Ted DiBase. Si era ricordato degli amici, da Red Bastien a Sting. Ma non aveva mai dimenticato i suoi due amori, la famiglia ed i fans. Mi sono fermato un attimo.
Non ho pianto, non ho speso lacrime. Lui non avrebbe mai pianto. Ho visto Raw, ho sentito le sue ultime parole, in pieno “Warrior Style”. E quando è uscito da sotto il titan tron ho capito che quella era, inesorabilmente, tristemente e sconsolatamente… l’ultima volta. No More Matches. No More Speeches. Non più blog e attacchi personali. Non più ritorni ed addii. Non più. Ma non ho pianto.

Ho pensato che esiste un senso a tutto cio’. Un circolo che si chiude, che ha portato Warrior a dire “vedete? Io sono tornato, dopo ben 18 anni e sono ancora lì, che impazziscono ancora per me, che urlano il mio nome, che comprano le mie t-shirt e le mie vhs… ops, volevo dire dvd e blu-ray.” Adesso, andandosene così, passeggiando con la moglie che amava tanto, con le testimonianze di tanti fan che lo hanno visto così ben disposto a scattare foto con lui, ha impresso il suo nome nella leggenda. Una leggenda che non puo’ morire.
Adesso Warrior se n’è andato, ma mi ha fatto capire che quando si è soli, disperati, dopo aver avuto tante speranze e tanti insuccessi… bisogna sempre credere di farcela, credere in noi stessi, comprendere che non importa chi ti metterà i bastoni tra le ruote, chi parlerà male di te, chi tenterà in tutti i modi di tirarti verso il basso. Ci sarà un momento che torneranno a cantare il tuo nome, dove potrai rimetterti il mantello e sfoggiare il tuo personale face-paint… e lasciarli così. Nella leggenda.

Addio amico, buon viaggio e grazie di tutto.

Francesco
(@Francesco Zamori)

 

LA TESTIMONIANZA DI EMANUELE VARTOLO

…Ti accorgi che stai cominciando ad invecchiare quando realizzi che quasi tutti gli eroi della tua infanzia sono morti…

Non so dove tempo fa lessi questa frase. Probabilmente in una canzone. Per me è tremendamente vera. Magari invecchiare per una persona di 32 anni è una parola grossa. Effettivamente lo è. E’allora più verosimile dire che l’improvvisa scomparsa di Ultimate Warrior mi fa di colpo sentire meno ragazzo.
Mi successe la stessa cosa una decina di anni fa, quando un altro idolo della mia infanzia, Christopher Reeve, l’indimenticato Superman, morì dopo quasi dieci anni di lotta al suo destino, che lo aveva completamente immobilizzato a letto, paralizzato a causa di una stupida caduta da cavallo. Lui, che sul set cinematografico volava “up, up and away” costretto a non poter più muovere neanche un dito; lui, vero Super-eroe nel piccolo schermo e nella vita.
Non scrivo più su siti di wrestling dal 2004, ed ho smesso di seguire questo sport-enterteinment nel 2005, anche se naturalmente rimango informato sui fatti eclatanti del mondo della WWE, pur non conoscendo se non per nome gli eroi delle nuove generazioni.
La passione per il wrestling, crescendo, è venuta a mancare dentro di me. Al contrario, non ho mai smesso di seguire la vita di Ultimate Warrior.
Per essere totalmente scomparso dal wrestling web da così tanto tempo, la maggioranza di voi che leggerete quest’articolo disconosce che io ed un altro mio caro “Warrior Amico” Francesco Zamori, nel lontano 2001 fondammo un sito tutto dedicato al nostro amato Guerriero, si chiamava Warriormania.
Riscosse così tanto successo, ricordo, che venne definito da un affermato sito internet di wrestling negli Stati Uniti(sono passati tanti anni e non ricordo il nome) uno dei migliori tra quelli dedicati ad un solo wrestler professionista.
Questo per dirvi quanto fosse grande in noi la passione per l’ultimo guerriero.

Quante volte nella vita abbiamo detto frasi come “la vita è strana” o “sembra tutto già scritto” o ancora “quanto è cinico il destino”, molto probabilmente abusandone all’eccesso per situazioni tutto sommato normali.
La storia di Jim Hellwig, dal suo inizio fino al suo incredibile epilogo, non è assolutamente normale.
E’ una storia condita di rimpianti, di “poteva essere ma non è stato”, di sé e di ma.
Una storia che comincia nel 1987, quando da “Parts Unknown” giunse il guerriero dallo spirito indomito, un “self made man”.
In pochi anni il suo modo di fare fa impazzire i fans fino a scalfire e in alcuni frangenti spodestare il regno dell’icona assoluta del pro wrestling, l’immortale Hulk Hogan.

E’inutile dirvi che rimasi assolutamente affascinato da questo personaggio. Mentre la maggoranza dei miei coetanei erano tifosi di Hulk Hogan, io riuscii a distinguermi, folgorato dalle gesta di questo elettrizzante personaggio.
Ultimate Warrior raggiunse rapidamente la vetta, diventando nel 1990 il personaggio più importante dell’industria del wrestling. Ma solo due anni dopo lo stesso Guerriero se ne andrà, incapace di accettare regole, compensi e soprattutto compromessi, al culmine di una carriera che avrebbe potuto(e dovuto) tranquillamente issarlo a leader degli anni
novanta. 
Poi assistemmo a brevi tentativi di ritorno, giusto per aggiungere ulteriori rimpianti su rimpianti. Infine il definitivo ritiro nel 1998 a soli 39 anni.
Questa breve storia giunge velocemente fino ai giorni nostri:  dopo ben 18 anni di contrasti, di accuse reciproche, di battute al veleno, mi sorprendo nel constatare  l’improvvisa e inaspettata riconciliazione tra Warrior e la WWE.

Alla fine, mi dicevo, avevamo ragione noi, i “Warriormaniaci”! Ultimate Warrior sarebbe davvero tornato!!!
Viene annunciata l’uscita di un DVD, che, purtroppo, arriverà in questi giorni ormai postumo.
Arrivo dunque alla notte del 5 aprile, domenica 6 aprile per noi italiani.
Mi sveglio tutto preso dalla voglia di vedere finalmente celebrato degnamente il mio beniamino nel posto dove lui merita.
Riesco pertanto a scovare immediatamente il video integrale della sua induzione, e rimango colpito dalle sue parole di amore verso la sua famiglia.
Commovente nel raccontare alle sue figlie che prima dei successi nella vita passata come lottatore professionista,  essere il loro padre era la cosa migliore che avesse mai potuto fare.

(The Ultimate Warrior in compagnia di sua moglie Dana e delle sue due figlie Indiana e Mattigan)

Non un filo di rancore verso chi per anni lo aveva infangato, solo qualche accenno di ironia. “Il Dvd è stata una cosa sbagliata. Punto”.
Un discorso appassionato rivolto principalmente alle nuove generazioni.
In quella notte – e per tutto il fine settimana nelle sue apparizioni a WrestleMania 30 e poi lunedi notte a RAW– sembrava avesse l’intenzione di mettere tutte le cose a posto.
Sono rimasto sorpreso dalla ricerca in platea dell’uomo che forse più di ogni altro lo aveva diffamato con cattiveria in tutti questi anni, Ted di Biase. Lo ha cercato, scovato tra tanti, salutato. Giusto per tendere per primo la mano.
Stessa cosa più tardi con Hulk Hogan, “Amico mettiamoci alle spalle i reciproci rancori”, si saranno detti successivamente nel backstage vicendevolmente.
Ed ancora lo stesso dicasi per Triple H, colui che lo aveva definito “l’atleta meno professionale col quale ho lavorato”.

(The Ultimate Warrior solleva Triple H a WrestleMania XII nel 1996)

Si era poi riavvicinato con Jake the Snake Roberts, e, soprattutto, con Vince McMahon, il numero uno dell’industria del wrestling, l’uomo che addirittura decise di produrre un dvd per denigrare pubblicamente un suo ex dipendente.
Certo, anche Jim Hellwig aveva molto da farsi perdonare, non stiamo certamente parlando di una persona esente da colpe.
Ma Warrior ha fatto un capolavoro: è riuscito in soli due giorni a riconciliarsi con il mondo del wrestling, che a torto o a ragione lo aveva ferito.
In tutti questi anni affermò in diverse occasioni di non soffrire per questa sua “emarginazione”, ma si vedeva quanto soffriva per quella pioggia di insulti che aveva ricevuto da ogni parte.
Era come se avesse una missione da compiere e il tempo a sua disposizione non era molto.

(La famiglia di Ultimate Warrior in prima fila alla cerimonia della Hall of Fame)

Il pubblico invece, non lo aveva mai abbandonato.
In tutti questi anni -rivolgendosi ai suoi guerrieri- vi hanno fatto il lavaggio del cervello per convincervi che ero un poco di buono, una persona non degna di stima. Ma io ero e resto un  bravo ragazzo.”.
Questo racconto giunge alla sera di martedì 8 aprile. Vengo “taggato” in un post su facebook di “Titan Morgan” Manuele Poli, che scriveva “Ti rendi conto di quanti anni siano passati quando senti partire la leggendaria musica “Unstable” di Jim Johnston e ti aspetti di vedere arrivare una sorta di locomotiva umana che corre come un pazzo e travolge tutto ciò che trova sul suo cammino… ed invece si presenta un distinto signore con i capelli brizzolati in giacca e cravatta…”.

(T.C. the Punisher, il Maestro Zamo, Titan Morgan ed Emanuele Vartolo ad uno show della WWE)

Da lì un susseguirsi di commenti tutti felici, sereni ed appagati finalmente nel prendere atto che una volta tanto si poteva parlare di una storia che aveva avuto un lieto fine.
Io stesso scrissi di essere a metà strada tra la felicità per il ricongiungimento del mio idolo con la WWE dopo ben 18 anni e l’amarezza nel constatare che la stessa cosa sarebbe potuta avvenire molto tempo prima.
Tra un invito rivolto a Fabrizio Zuffi ad invitare il Guerriero in Italia data la sua personale conoscenza e la certezza di poterlo rivedere finalmente presto in tv sugli schermi WWE, terminai la serata e andai a dormire felice pubblicando la foto che ritraeva il mio beniamino abbracciato con Vince McMahon dicendo “Questa foto dimostra che nella vita tutto è possibile!”.

Beh ancora una volta, per uno scherzo del destino, dovetti constatare che quel modo di dire era così veritiero. Tutto è infatti possibile, nella vita, anche svegliarsi la mattina col pensiero di aprire in fretta il tuo Ipad per andare a leggere ulteriori commenti sul ritorno del tuo idolo e leggere, al contrario, la seguente frase:
Ultimate Warrior passes away”.
Una frazione di secondo mi è servita per strabuzzare gli occhi e realizzare quello che incredibilmente era successo. Ultimate Warrior, il soggetto dei nostri ultimi pensieri prima di addormentarci, era morto. La morte di Ultimate Warrior mi ha scioccato profondamente.
Certo, so benissimo che non si tratta della perdita di un nostro parente né di un amico. Ma allo stesso tempo, da quell’ 8 aprile avverto una sensazione di amaro in bocca che non vuole andar via.

Una morte non proprio imprevedibile (quanti wrestler, purtroppo, sono deceduti prematuramente per le medesime cause) eppure dicevo scioccante, come accade sempre per qualcuno che è riuscito a conquistare i cuori di milioni di persone ai quattro angoli del mondo.
Già di per sé le morti improvvise sono quelle che ci lasciano più attoniti. Ci costringono in pochi istanti a dover “riprogrammare” il nostro cervello, portando a pensare al passato colui che fino a un attimo prima era vivo e vitale ai nostri occhi.
Il contesto in cui si inquadra la morte del Guerriero per certi aspetti diventa ancora più sconvolgente.

Perchè Ultimate Warrior sembrava finalmente aver raggiunto la pace, amava la sua famiglia ed aveva chiuso il cerchio con il suo passato, superando le cattiverie e incomprensioni degli ultimi diciotto anni.
Aveva finalmente ottenuto che sulla sua vicenda potesse essere raccontata “the right story ”.
Ad ogni modo, seppure nella tristezza, sono felice che il mio beniamino abbia avuto l’opportunità di ricevere il giusto tributo alla sua carriera e di ringraziare solennemente i suoi fan.
E’ difficile al termine di questo articolo non scivolare nella retorica. Credetemi non è questo il caso, perchè mai come stavolta le parole escono dal cuore.
Per questo non provo vergogna a dirti grazie, mio caro Ultimo Guerriero.


Grazie perchè mi hai insegnato sin da piccolo che la vita è fatta di passioni, e che senza di esse la vita diventa un involucro senza contenuti.
Grazie, perchè la tua improvvisa dipartita ci ha ancora una volta evidenziato alcuni dettagli che spesso la quotidianità della vita ci fa dimenticare: che non bisogna mai dimenticare di dire ai  nostri cari quanto li amiamo, innanzitutto. Che non bisogna rinviare all’infinito il momento per  mettere da parte i vecchi rancori.
Perchè il domani non è mai garantito, per nessuno. In questo, caro Jim, tu sei stato un uomo fortunato.

E ti perdono, se per l’ennesima volta hai deciso, all’indomani del tuo ennesimo ritorno, di fuggire, questa volta definitivamente.
Infine ti dico grazie personalmente perchè se non ci fosse stata la comune passione nei tuoi confronti, mai avrei potuto conoscere un caro amico nonché una bravissima persona, il cui nome è Francesco Zamori.
Riposa in pace, Guerriero. I tuoi insegnamenti vivranno per sempre.

Emanuele
(Facebook.com/emanuele.vartolo)

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