Al giorno d’oggi, con Internet e i Social Network, è diventato sempre più difficile riuscire a stupire i fans facendo loro provare delle emozioni forti come avvenuto in passato. Ma grazie al cielo ci sono sempre alcune eccezioni…

TITAN TRON #25: SORPRESE ED EMOZIONI

di “Titan Morgan” Manuele Poli
(@TitanMorgan)

Di emozioni forti ne ho provate tante da quando ho cominciato a seguire il wrestling, vale a dire dal 1986: il ritorno di The Ultimate Warrior a WrestleMania VIII, la vittoria del titolo WWF da parte di Hulk Hogan in un match non sanzionato a WrestleMania IX, il passaggio di Ric Flair alla WWF nel 1991, Andrè the Giant che nel 1988 strappò la cintura a “The Hulkster” dopo che questi l’aveva detenuta per quattro anni consecutivi e chissà quante altre.
In ogni occasione si è sempre trattato di eventi sorprendenti, istanti capaci di lasciarti a bocca aperta con la consapevolezza di aver appena vissuto in prima persona ad un pezzo di storia.
Oggi è davvero difficile vivere emozioni pure come queste, forse per colpa di Internet, o magari perchè i fans vogliono sapere tutto prima ancora che questo accada o semplicemente perché i creativi non sanno più cosa inventarsi.
L’evoluzione del wrestling, nel bene e nel male, rappresenta uno specchio per la società in cui viviamo, divenuta sempre più frenetica e povera di valori e nella quale sembra non esserci più spazio per le emozioni più genuine.

Tuttavia, c’è sempre qualche eccezione. Un esempio è accaduto lo scorso 2 giugno 2014 a WWE Monday Night RAW, quando Seth Rollins ha colpito con una sedia i suoi due “fratelli” dello Shield, Roman Reigns e Dean Ambrose, alleandosi con Triple H e l’Evolution e decretando la fine di una popolarissima fazione che tanto successo aveva riscosso negli ultimi due anni.
Si è trattato di un momento del tutto inatteso, nessuno si sarebbe aspettato che sarebbe stato proprio Seth Rollins a causare la fine dello Shield, fra i tre membri era sicuramente quello meno quotato per rendersi protagonista di un tradimento così plateale.
Facile scrivere il giorno dopo sui Forum e sui Social Network “Ma dai, non è stato niente di speciale, io me lo aspettavo!”, ma la verità è che nei giorni, nelle settimane e nei mesi precedenti, nessuno aveva avanzato un’ipotesi simile, da nessuna parte.

Ma se devo proprio raccontare quella che è stata l’emozione più forte che io abbia mai vissuto in ventotto anni che seguo il wrestling, occorre tornare al 1996, ben diciotto anni fa e per la precisione a WCW Bash at the Beach, un evento che ha semplicemente sconvolto la storia di questa disciplina.
In quegli anni seguivo i programmi della World Championship Wrestling sull’emittente satellitare gratuita TNT Europe, che trasmetteva WCW Monday NITRO ogni venerdì sera con una settimana di ritardo rispetto agli Stati Uniti. Per gli eventi in pay per view invece, c’era il canale tedesco in chiaro DSF, che li irradiava in esclusiva per la Germania con due settimane di ritardo, ma quando volevo vederli senza conoscere i risultati, mi facevo spedire una videocassetta mediante “posta prioritaria” dal webmaster di questo sito, Andrea Martinelli, dato che lui aveva la possibilità di registrarli in diretta grazie ad un impianto di ricezione satellitare sicuramente molto più costoso e dotato del mio. E fu così per Bash at the Beach 1996.

Si trattava di altri tempi rispetto ad oggi, quelli descritti erano rimasti per noi fans gli unici modi per riuscire a vedere il wrestling, “sport” che l’Italia aveva ormai dimenticato da oltre un paio di anni che sembravano due secoli.
Ricordo che me ne stavo comodamente seduto in poltrona attendendo il main-event di Bash at the Beach, nel quale i tre difensori della WCW, ovvero Sting, Lex Luger e “Macho Man” Randy Savage, avrebbero dovuto affrontare gli “invasori” arrivati dalla rivale World Wrestling Federation, vale a dire Kevin Nash (fino ad allora noto come Diesel), Scott Hall (conosciuto precedentemente come Razor Ramon) ed un terzo componente che, come fece sapere lo stesso Hall, sarebbe comparso più tardi nella serata. Dopo qualche minuto di duro combattimento, Lex Luger si infortunò e fu scortato fuori in barella e la situazione si portò quindi in parità, due contro due. Io mi ero quasi dimenticato di questo famigerato ed annunciato terzo elemento a sorpresa, che ancora non si era fatto vedere.
Ad un certo punto, Scott Hall e Kevin Nash sembravano aver preso il sopravvento e stavano letteralmente dominando l’incontro; Sting si trovava fuori del quadrato esanime, mentre Randy Savage, sdraiato sul ring, stava subendo i pesanti colpi dei due “Outsiders”.

Ma finalmente, una figura in giallo e rosso comparve sulla rampa di accesso! Io cominciai a saltare come un matto sulla poltrona. Era lui! Era ricomparso dopo qualche mese di assenza quando tutti lo davano ormai per ritirato! Hulk Hogan era tornato per difendere l’onore della World Championship Wrestling che aveva subito l’attacco di questi due infami invasori arrivati dal nord-est!
O almeno questo fu ciò che io pensai, ma non appena salito sul ring, Hulk si lanciò alle corde e colpì “Macho Man” Randy Savage con la sua celeberrima e collaudata Leg Drop of Doom!
Qualcuno avrebbe dovuto immortalare l’espressione dipinta sul mio volto in quel preciso istante! Non riuscivo a crederci, non era possibile, si trattava sicuramente di un errore o forse di un sogno. Ecco spiegato tutto, stavo solo sognando!
Invece no, la scena a cui avevo appena assistito, non solo era vera, ma aveva appena modificato inesorabilmente e per sempre il corso della storia del wrestling fino ad allora conosciuta.
Hulk Hogan era stato il più noto e popolare eroe positivo degli ultimi tredici anni, un autentico modello di vita per tutti i ragazzi cresciuti seguendo i suoi preziosi insegnamenti, ovvero pregare, assumere vitamine, allenarsi e credere in se stessi.
Adesso invece, microfono alla mano, Hulk stava rinnegando tutti i suoi Hulkamaniacs, dicendo loro che tutto ciò che aveva detto o fatto nella sua carriera fino a quel preciso istante, lo aveva fatto esclusivamente per i soldi e per se stesso.

In un primo momento rimasi semplicemente sbigottito e successivamente perplesso. Non riuscivo a credere che Hulk Hogan avesse potuto compiere un simile gesto, ma non perchè io ero un Hulkamaniac sfegatato ed un suo “mark” da quasi un decennio. Il fatto è che tutti pensavamo che ormai Hulk Hogan stesse giocando i tempi supplementari della sua carriera, che non avesse più niente da dire nel mondo del wrestling, che la WCW lo utilizzasse soltanto come una sorta di ambasciatore (un po’ come fa oggi la WWE) prima del suo ritiro definitivo che sarebbe stato soltanto questione di mesi o forse addirittura di settimane. Sul serio, nessuno si aspettava che Hogan, in quella fase della sua vita, potesse ripartire da capo con una nuova carriera.
Fu davvero un fulmine a ciel sereno!
Ma per capire le ragioni di questo cambiamento radicale della sua personalità, cercai di informarmi meglio attraverso gli organi d’informazione più diffusi di allora (all’epoca non avevo un computer), ovvero le riviste americane d’importazione, il televideo di alcune emittenti satellitari ed in particolar modo una “fanzine” italiana completamente dedicata al wrestling che il mio amico Andrea Martinelli spediva ogni settimana a casa degli abbonati.
Venni quindi a sapere che il reale motivo per cui Hulk Hogan si era ribellato ai suoi fans, era perché da qualche anno, una parte del pubblico presente nelle arene della WCW si permetteva di fischiarlo dopo tutto ciò che The Hulkster aveva fatto per il wrestling.
Nella mia testa non era stato quindi Hulk Hogan a voltare le spalle ai propri fans, bensì il contrario.

Non avevo più dubbi, quei fans vigliacchi e traditori avevano avuto ciò che si meritavano ed ora sapevo da quale parte avrei dovuto stare: da quella di Hulk Hogan (che cambiò nome in Hollywood Hogan) e dell’organizzazione clandestina che aveva appena fondato insieme a Scott Hall e Kevin Nash, ovvero il New World Order (nWo)!
Da quel momento in poi cambiai addirittura il mio stile nel vestire e cominciai ad indossare capi d’abbigliamento di colore nero ed occhiali scuri simili a quelli sfoggiati dai membri del nWo.
Certo, questo è stato davvero uno scenario storico, ma di momenti emozionanti e particolari ne accadono ancora nel wrestling, l’unica differenza è che spesso e volentieri li viviamo con la consapevolezza che stanno per succedere e raramente ci prendono per davvero alla sprovvista e quando lo fanno, beh, di sicuro non provocano emozioni forti come quella vissuta a Bash at the Beach nel 1996.

Anche il tradimento dello Shield da parte di Seth Rollins è stato senz’altro sorprendente, ma niente a che vedere con ciò che accadde in quell’estate di diciotto anni fa.
Sono tanti quelli che auspicano il famigerato turn-heel di John Cena, paragonandolo a quello di Hulk Hogan del 1996, ma la realtà è che si tratterebbe di una situazione completamente differente: il passaggio di John Cena dalla parte dei “cattivi” viene invocato a gran voce da una consistente fetta di fans ormai da anni e se un giorno avverrà davvero, in molti tireranno addirittura un sospiro di sollievo.
Al contrario, il turn-heel di Hulk Hogan non veniva auspicato da nessuno, proprio perchè nessuno credeva che Hogan avesse ancora qualche cartuccia da sparare nel mondo wrestling e l’unica cosa che ci si aspettava da lui era che annunciasse il suo ritiro da un momento all’altro.
La verità è che, anche a causa dell’utilizzo smodato che si fa di internet, stupire e sorprendere i fans come avveniva puntualmente nella seconda metà degli anni novanta, è divenuto sempre più difficile.

Anzi, se devo dirla tutta, secondo il mio punto di vista noi fans ci stiamo anche un po’ accontentando perché amiamo il wrestling alla follia e spesso nei nostri commenti finiamo per attribuire un valore decisamente eccessivo ad episodi che in realtà non hanno niente di così speciale, un po’ come avvenne qualche anno fa in occasione della formazione del Nexus, che in tanti, sul web, definirono come la cosa più incredibile dai tempi del New World Order.
Se devo essere sincero, io non ci vidi niente di così eccezionale. Alla fine si trattò di un gruppo di giovanotti semisconosciuti che prima attaccarono John Cena e qualche altro personaggio di Monday Night RAW e poi si misero a smontare il ring alla fine dello show. Ma tutto fu decisamente “all’acqua di rose”, basti pensare che Daniel Bryan fu addirittura licenziato (sul serio, non nella kayfabe…) perchè aveva finto di strangolare l’annunciatore Justin Roberts tirandogli la cravatta… wow, che scena terribile, da brividi direi…

Decisamente più sorprendente invece l’annuncio del debutto di Kurt Angle alla TNA con quel famoso video trasmesso alla fine del pay-per-view TNA No Surrender nel settembre del 2006. In quell’occasione, si credeva che Kurt Angle avesse lasciato la WWE per recuperare da una serie di infortuni che stavano mettendo a rischio la sua salute e la sua integrità, per questo nessuno si aspettava che avrebbe debuttato in un altra promotion così presto. In quell’occasione, molti equipararono l’arrivo di Kurt Angle alla TNA a quello di Hulk Hogan alla WCW avvenuto nel 1994 ma come abbiamo visto, non è stato esattamente la stessa cosa per due semplici ragioni: la prima è che la TNA non era la WCW e non ha mai avuto le risorse delle quali invece disponeva l’organizzazione di Ted Turner e la seconda è che Kurt Angle, per quanto bravo, non era Hulk Hogan e non godeva ne della sua stessa fama, ne della sua stessa popolarità.
Tuttavia, l’arrivo di Angle riuscì comunque a dare un bello scossone alla TNA, facendo anche salire di un bel po’ gli ascolti degli show televisivi.
E di certo fu una bella sorpresa, per giunta capitata in un periodo in cui stupire i fans sembrava essere diventato a dir poco impossibile.

Tra la fine dello scorso anno e l’inizio di quello in corso, la WWE avrebbe avuto almeno un paio di occasioni davvero uniche per lasciare di stucco i telespettatori. Infatti, nei mesi scorsi, i contratti che legavano Sting ed AJ Styles alla Total Nonstop Action sono scaduti e queste due grandi superstars si sono ritrovate ad essere a tutti gli effetti dei free agents.
Sting è probabilmente il più grande personaggio nella storia del wrestling americano a non essere mai passato dalla WWE, mentre AJ Styles era a tutti gli effetti il portabandiera della compagnia rivale, l’uomo che per undici anni è stato il simbolo della TNA.
Pensate se la WWE avesse messo sotto contratto The Stinger e lo avesse fatto debuttare in grande stile a Monday Night RAW qualche mese prima di WrestleMania XXX… The Undertaker, la cui “streak” all’epoca era ancora intatta, saliva sul ring per annunciare che ormai aveva battuto tutti i suoi avversari e che non aveva più niente da dimostrare a nessuno, ma le luci si spegnevano e ad un tratto un faro illuminava un’oscura figura nella piccionaia dell’arena, che osservava la scena dall’alto… e dopo poco partiva la musica di Sting!
Inutile che qualcuno dica che questa scena l’abbiamo già vista e rivista tante volte nella seconda metà degli anni novanta alla WCW… la verità è che avrebbe lasciato tutti a bocca aperta, altro che Brock Lesnar!

Ed AJ Styles? Ok, qualcuno recriminerà che la TNA non è conosciuta ai livelli della WWE, che ha poca visibilità, che ai fans della WWE non interessa, ma suvvia, se uno è veramente appassionato di wrestling in America non può non sapere chi sia AJ Styles e cosa ha rappresentato per la compagnia concorrente. Magari non lo avranno seguito in tutte le sue imprese, forse non hanno mai visto un suo incontro, ma non possono non sapere chi è, soprattutto al giorno d’oggi in cui ormai la gente vive su Internet.
Per questo sarebbe stato davvero interessante se la WWE lo avesse ingaggiato in gran segreto subito dopo la sua uscita dalla TNA, facendolo debuttare a sorpresa a Monday Night RAW, con il suo nome, il suo costume ed il suo personaggio. Anche questa sarebbe stata una bellissima sorpresa.
Invece, come sappiamo, AJ Styles si è accasato in Giappone, dove ha subito conquistato il titolo IWGP dei pesi massimi della New Japan Pro Wrestling ed è assai probabile che se la WWE lo avesse messo sotto contratto, lo avrebbe prima “parcheggiato” ad NXT per fargli prendere dimestichezza con lo “stile WWE” e probabilmente lo avrebbero pure rinominato George Gainesville o con qualche altro nomignolo generico. Distruggendo, così, ogni possibilità di poterlo sfruttare per sorprendere il pubblico.

Ma a conti fatti, se ci pensiamo bene, un po’ di piacevoli sorprese la WWE e la TNA ce le hanno regalate anche negli ultimi anni. Magari non sono state così sconvolgenti come quella di Bash at the Beach 1996, ma sempre e comunque interessanti. Si pensi ad esempio al ritorno di Brock Lesnar nell’aprile del 2012, in pochi se lo aspettavano. O anche il modo in cui è iniziata WrestleMania XXX tre mesi fa, con Hulk Hogan, The Rock e Stone Cold Steve Austin tutti insieme sul ring. Nessuno poteva prevedere qualcosa del genere.
E sempre a proposito di Brock Lesnar, quando lo scorso 6 aprile ha schienato The Undertaker ponendo fine alla sua famigerata “streak” a WrestleMania, ho pensato a come devono essersi sentiti tutti quei fans che il 18 gennaio 1971, rimasero ammutoliti facendo scendere sul Madison Square Garden di New York un silenzio surreale, dopo che Ivan Koloff aveva messo al tappeto per il conto di tre Bruno Sammartino, ponendo fine al suo regno di campione dei pesi massimi WWWF durato quasi otto anni!

Man mano che il tempo passa, sorprendere i fans diventerà sempre più difficile, ma personalmente rimango comunque fiducioso e sono sicuro che tante altre belle sorprese ci attendono dietro uno dei quattro angoli del ring della WWE o dietro uno dei sei di quello della TNA.
Alla prossima… brothers!!!

 

 

“Titan Morgan” Manuele Poli
titanmorgan@hotmail.com


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