Cari lettori, quello che state per leggere è uno speciale che ho nel cuore da sempre.
Da quando i miei occhi si aprirono sul mondo del puroresu e sulla scena nipponica, rendendomi consapevole che il mondo del wrestling era grande, vario, vivo ed incredibile.
Da allora ho sempre voluto realizzare uno speciale per celebrare questa pagina del pro-wrestling. Non sono mai riuscito a farlo, vuoi per inesperienza, vuoi per mancanza di tempo, cuoi perché non mi sentivo pronto… ora, dopo quasi 10 anni, i tempi sono maturi.
Quindi senza indugi andiamo ad iniziare…

Ci sono eventi che restano per sempre nella grande Storia del wrestling.
Eventi unici per ciò che vi accade, per il prestigio dei partecipanti, perché segnano un momento di cambiamento.

La Super J Cup del 1994 (da cui in poi JCup 94) è uno di essi.
Torneo che non sarà solo uno dei più prestigiosi del mondo e del Sol Levante (assieme al Top/Best of Super Junior), ma un vero e proprio “manifesto” di un’intera categoria, di uno stile di lotta, di un’intera generazione di atleti. La J Cup ’94 segna l’apice di un momento unico e non a caso è indicata ancora oggi come una delle migliori manifestazioni degli anni ’90.
Forse l’edizione seguente del 1995 può competere in quanto a livello tecnico/qualitativo, ma questa è il punto d’origine dove inizia la Storia.

Andiamo però con ordine…

In Giappone tra il 1993 ed il 1995 la divisione dei pesi leggeri conosce un grande momento d’oro, segnato da una generazione di incredibili talenti che infiammano i ring del Sol Levante (e grazie alle collaborazioni internazionali anche del Messico). La New Japan Pro Wrestling (NJPW) è il principale teatro in cui questi straordinari atleti si danno battaglia.
Jushin ‘Thunder’ Lyger è uno dei massimi esponenti di questa divisione che sotto la sua guida è cresciuta in maniera esponenziale, diventando una realtà a se stante e non solo una versione in piccolo della categoria heavyweight.
Il panorama delle federazioni e promotion è però frizzante e palpitante. Nuove realtà si affacciano e tentano di trovare il loro spazio.
Ed a questo punto Lyger ha un vero e proprio colpo di genio: per promuovere l’intera scena degli Juniors giapponesi decide di istituire un torneo a cui inviterà i massimi esponenti di questa categoria di ogni realtà. Ovviamente sotto l’egida della NJPW (perché vuole, giustamente, capitalizzare a beneficio della sua compagnia questa idea).
Viene così a crearsi un torneo ad eliminazione diretta in cui si affronteranno i più forti Juniors del paese.

Nasce così la Super J Cup.

Ecco la lista dei partecipanti:
NJPW: Dean Malenko, Shinjiro Ohtani, Black Tiger II (Eddie Guerrero nella seconda incarnazione della nemesi di Tiger Mask), El Samurai, Negro Casas, Jushin ‘Thunder’ Lyger e ‘Wild Pegasus’ Chris Benoit
MICHINOKU PRO (meglio conosciuta in Giappone come North Eastern Wrestling): Super Delphin, TAKA Michinoku (ricordato da molti per il suo periodo alla WWF/E) e The Great Sasuke
FMW: Ricky Fuji e Hayabusa
WAR: Gedo
SPWF (Social Progress Wrestling Federation): Masayoshi Motegi

Come si può ben vedere la rappresentanza della NJPW, ovvero la compagnia promotrice dell’evento, è la più numerosa e se vogliamo la più talentuosa. Sarebbe facile prevedere delle vittorie schiaccianti… Invece è qui che emerge la sapienza di un booking perfetto, equilibrato e mai scontato.
Ve ne renderete conto ora che andremo ad analizzare gli incontri…

FIRST ROUND
nota: ‘Wild Pegasus’ Benoit e Great Sasuke accedono direttamente al Second Round.

– DEAN MALENKO vs GEDO –

Ci troviamo di fronte ad un opener solido e ben combattuto. Malenko fa sfoggio della sua solita pulizia e raffinatezza nell’esecuzione, aggiungendoci la perfetta padronanza del ring. Da subito la maggiore bravura ed esperienza di Dean si fanno vedere, soprattutto quando in alcuni passaggi “nasconde” abilmente alcuni errori di Gedo, dovuti alla sua irruenza. L’atleta della WAR però si difende bene, contrapponendo la propria fisicità e maggiore forza alla tecnica ed alle submissions di Malenko. Dean però in varie occasioni dimostra di non essere solo sofisticato, rivelando tutta la propria grinta ed esplosività. Regala infatti uno splendido “Jackhammer” (come verrà poi conosciuto al grande pubblico, in anni in cui Goldberg ancora sta imparando la differenza tra il suo piede destro e quello sinistro), marchio di fabbrica del Malenko orientale.
Si ha per tutto l’incontro la sensazione di due avversari che lottano ad armi pari: laddove uno brilla per tecnica ed esperienza, l’altro sopperisce con resistenza e voglia di vincere.
Match combattuto, ma Gedo porta a casa la contesa con una potente powerslam che vale il conto di tre.
NOTA PERSONALE: Gedo vince a mani basse il premio per l’attire più brutto degli anni ’90. Orripilante, davvero orripilante. E fatico sempre a distinguere la sua faccia dalla maschera di Ebessan…

– SHINJIRO OHTANI vs SUPER DELPHIN –

Altro incontro solidissimo, anche se non spettacolare. Siamo in crescendo e si vede. Othani parte subito forte concentrandosi sulla gamba di Delphin, applicandogli varie leve e colpendo duro. Shinjiro svolge molto bene il ruolo di heel in questo incontro, con l’obbiettivo di distruggere l’arto dell’avversario. Delphin non vende tantissimo la cosa durante l’incontro, ma ha sempre fatto parte del suo personaggio sopra le righe e del suo modo di fare. Al wrestling metodico e se vogliamo classico per un junior di Othani, Delphin contrappone il suo stile eclettico e versatile.
Strappa esclamazioni il gesto di Ohtani all’indirizzo di un Delphin fuori dal ring: Shinjiro invita palesemente l’avversario a rientrare sul quadrato, tenendo allargate le corde per agevolargli l’ingresso. Per il pubblico giapponese una mancanza di rispetto, ma anche un sfida a viso aperto.
Delphin fa vedere alcune delle mosse che lo hanno reso un avversario temibile: il suo backdrop suplex e l’ancor più temibile Brainbuster, suo cavallo di battaglia. Anche Othani non è da meno con una splendida Spaceman Plancha ed uno splendido slingshot dropkcik.
Super Delphin chiude con il suo Tornado DDT brevettato seguito dalla mitica Delphin Clutch.
Con questa sconfitta di Ohtani nessun atleta della NJPW (tolto Benoit) ha per ora ottenuto il passaggio allo Stage Two.
NOTA PERSONALE: La prima volta che vidi questo match, non sapendo i risultati, feci un gran tifo per Delphin. Mi è sempre piaciuto, se non per lo stile, per il personaggio che porta sul ring. Mosse stravaganti, o meglio combo, e pin inutili solo per mettersi in posa… Lo adoravo.

– TAKA MICHINOKU vs BLACK TIGER II (Eddie Guerrero) –

Incontro tutto al servizio della cattiveria e dell’aggressività di Black Tiger ai danni del giovane TAKA. Fin dall’inizio Eddie controlla e domina.
Incontro forse tra i meno soddisfacenti dal punto di vista tecnico visti i presupposti: ci sono alcune piccole incomprensioni tra i due, si nota soprattutto all’inizio del match. L’orientale infatti mostra in questa contesa i suoi limiti a confronto con workers di ben altro livello (pur essendo un lottatore che si sta affermando con solide prestazioni).
Quando torna però ad essere se stesso, TAKA riesce a figurare bene grazie soprattutto ad una bella Spaceman Plancha. Michinoku domina il finale del match (in cui la Frog Splash di Guerrero, all’epoca ben diversa, vale solo un conto di 2), ma la vittoria finale va a Black Tiger che dopo un brainbuster chiude con un Tornado DDT.
Black Tiger II accede al prossimo stage, primo tra i membri della NJPW (escluso Benoit).
NOTA PERSONALE: Una delle prime cose che vidi ripercorrendo a ritroso la carriera di Eddie Guerrero… questo è forse il suo incontro meno riuscito nei panni della nemesi di Tiger Mask. TAKA qui è ancora giovane, ben lontano dall’essere quel worker rispettato in tutto l’ambiente nipponico. Piccola nota su TAKA: è la primissima gimmick che usò The Great Sasuke prima di mascherarsi… e la musica su cui entra se non ricordo male è una famosa aria tradizionale giapponese.

– EL SAMURAI vs MASAYOSHI MOTEGI –

L’incontro che meno mi è piaciuto dell’intero evento.
Vuoi perché El Samurai non è mai stato uno dei miei preferiti (per quando lo apprezzi come worker), vuoi perché Motegi è senza ombra di dubbio l’atleta che in questa card considero il più “debole”.
Motegi è ricordato solo per il suo repeated german, El Samurai pur essendo come dicevo un worker affidabili e di caratura non spicca come i suoi colleghi e resta sempre un po’ anonimo.
Il match è caratterizzato da alcuni errori minori di Motegi e da pesanti incomprensioni tra i due che alla lunga danneggiano il match (evidente nel finale), nonostante ci siano effettivamente delle buone idee, qualche bel volo ed alcune mosse di sicuro impatto.
El Samurai, a dimostrazione proprio delle sue indubbie qualità, ci mette una pezza per tutto l’incontro. Dopo la non esaltante prestazione di Guerrero e TAKA un match migliore sarebbe stato manna dal cielo, questo incontro invece spezza il crescendo che stava vivendo la manifestazione.
Un incontro davvero da dimenticare, in certi punti si nota la frustrazione di entrambi i lottatori che se rendono conto di non riuscire ad esprimersi come vorrebbero. Sensazione che affligge ad un certo punto anche lo spettatore.
Dopo la raffinatezza di Malenko, l’inventiva di Delphin e la rabbia di Black Tiger II gli evidenti limiti di questo incontro sono ancora più evidenti.
Alla fine El Samurai porta a casa la vittoria con una Thunderfire Powerbomb (Samurai Bomb).
Ed ecco un altro NJPW che passa il turno…
NOTA PERSONALE: Non c’è niente da fare… El Samurai non mi piace proprio. Posso dirvi che in fondo è bravo, che ha qualche bella mossa, che ci sa fare… Eppure non riesco a farmelo piacere. Davvero, ha un qualcosa che me lo rende indigesto.

– RICKY FUJI vs NEGRO CASAS –

Match di impostazione classica, che più classica non si può.
Se non si sapesse che è la Super J Cup questo incontro potrebbe essere in una qualsiasi card di un qualsiasi show dell’epoca… E questo è assieme il suo più grande pregio ed il suo più grande difetto. Se da un lato rappresenta bene lo “standard” anche di federazioni non prettamente votate ai pesi leggeri (ricordiamo che Fuji rappresenta la FMW), dall’altro non presenta spunti degni di nota o che lo consegnino ai posteri.
Sarebbe quindi facile parlare male di questo match… se non fosse che, a parte la mancanza di spettacolarità, esso è in tutto e per tutto un “classico” match di juniors: con la sua serie di prese, di scambi veloci, di mat wrestling e di high moves. Il tutto lottato bene, senza errori, con la giusta psicologia e la giusta dose di cattiveria. Insomma, la rappresentazione della norma in mezzo all’eccezionale… può questo essere un demerito? A mio avviso no, anche tenendo conto che si trattava dello scontro tra due atleti rispettati.
La vittoria va a Ricky Fuji grazie al suo Tiger Driver.
NOTA PERSONALE: Fuji è un altro di quei wrestler per cui ho sempre provato istintivamente simpatia. Non è eccelso in nessun campo, ma sa lavorare bene con tutti ed un gran personaggio, rispettato dai colleghi. Un’icona della FMW. Ed un ring attire che mi è sempre piaciuto un casino ed una grande theme.

– HAYABUSA vs JUSHIN ‘THUNDER’ LYGER –

Questo match ha una sua importanza storica in quanto è il debutto in Giappone di Hayabusa. O meglio della maschera di Hayabusa, in quando Eiji Ezaki (il suo vero nome) aveva già debuttato nella FMW. Prenderà la sua identità mascherata nel 1993 in Messico, dove viene introdotto ai segreti della lucha libre da Rey Misterio Sr (zio dell’attuale Rey Misterio della WWE… giusto per dire quanto la maschera di Rey Misterio sia carica di storia e tradizione).
Sicuramente questo è il miglior incontro del First Round, anche grazie ad un Lyger in grande spolvero. Questi sono a mio avviso i suoi anni migliori, sia come atleta che come booker.
Hayabusa (altra grande icona della FMW e dei pesi leggeri giapponesi) da subito inizio al match prima della campana colpendo Lyger, mandadolo fuori ring e connettendo una somersault plancha… Comportamento questo, da parte di un “novizio” del ring a confronto con il “Sempai”, che stupisce il pubblico e da subito l’idea della voglia di vincere di Hayabusa.
Nonostante l’iniziale dominio il match poi passa solidamente in mano a Lyger che lo controllerà per la maggior parte del tempo.
Match tutto improntato sulla contrapposizione tra l’esplosività e le mosse aeree di Hayabusa e l’esperienza e la roughness di Lyger. Jushin infatti quando domina attacca senza sosta con colpi duri, leve e le solite devastanti mosse.
L’eterna lotta tra giovane promessa ed affermato atleta, ovviamente nella declinazione tutta giapponese.
Sulla Shooting Star Press non connessa, Hayabusa mostra tutta la sua “inesperienza” (anche se, ad onore del vero, non ha mai avuto un perfetto controllo di questa mossa)… che viene ripagata da Lyger che non perde tempo a fingere che sia stata connessa e ripaga il giovane con la sua Lyger Bomb, anche se solo per il conto di due.
Chiuderà poco dopo con il suo altrettanto letale Fisherman Brainbuster.
Molto belle le immagini finali, con Lyger stesso che versa acqua fredda sulla nuca del suo giovane avversario, lo invita ad alzarsi e si complimenta con lui. Evidentemente ne aveva intravisto l’enorme potenziale e gli rende omaggio.
NOTA PERSONALE: Come detto, l’incontro migliore del primo Stage. Da subito si vede la classe di Hayabusa, pura e cristallina. Evidenti anche, ad essere onesti, le lacune che ancora lo caratterizzano (e che per certi versi avrà sempre: chi lo ha seguito negli anni sa che aveva la tendenza a sbagliare sempre le stesse cose). Lyger qui si dimostra per quello che è: una delle leggende del puroresu. Tecnico, potente, carismatico e rapido.

Si conclude con questo incontro il First Round della Super J Cup.
Accedono al successivo stage: Gedo, Super Delphin, Black Tiger II (Eddie Guerrero), El Samurai, Ricky Fuji e Jushin ‘Thunder’ Lyger. Ricordo che ‘Wild Pegasus’ Chris Benoit e The Great Sasuke sono passati direttamente al Second Round.
La prima fase eliminatoria si è dunque conclusa ed ora la competizione si fa ancora più dura!

Termina qui il primo appuntamento con questa pagina di Storia, vi aspetto numerosi per seguire la prossima fase!

Thierry “Tsunami” Gerbore

 

Data originale di pubblicazione: 06/12/2010

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