Salve a tutti, o genti, mi presento: sono Taitanus, seguo il wrestling ormai da svariati anni e mi sono, col tempo, appassionato della scena europea. Un mondo non semplice e variegato, dove ogni nazione ha una sua identità, suoi campioni e sue storie. Curo da poco più di un anno Voice of Europe, una rubrica parallela su Xtreme Wrestling Managers. Lì osservo tutta la scena europea, compresa quella italiana, ma qui, essendoci l’ottimo Taigerman con il suo Wrestling Boot, l’ottica sarà abbastanza diversa.

E’ innegabile che il wrestling odierno sia nato negli USA. Nel bene o nel male, sia che lo vogliamo o no, lo stile di Stamford e soci ha influenzato e continua ad influenzare ampie zone del mondo. Anche zone con tradizioni più “gloriose”, come Messico e Giappone, subiscono il fascino di storyline e feud, di turn e di commedy in salsa statunitense, anche se lo stile USA ha assorbito dentro di alcuni degli aspetti di questi mondi. E se passi per strada e chiedi all’italiano medio cosa è il wrestling ti rispondono con Hulk Hogan. Ma in un mondo così globalizzato, in mano alle varie WWE, NJPW, TNA, AAA e compagnia, ha senso parlare di Europa o siamo condannati a sentir parlare di altri? Abbiamo anche noi una identità? Quello che mi pongo di dimostrare (scusate, deformazione professionale: sono ingegnere!) in questo e nel prossimo numero (EF #0.1-Alla console) e che noi abbiamo tutto il diritto di parlare d’Europa, di non sentirci come la Cenerentola delle panorama mondiale, ma di metterci su un piedistallo!

Potevo partire in molti modi. Potevo snocciolarvi davanti pagine e pagine di risultati di atleti che pochi conoscono (roba da newsboard, ma sono info che più avanti saranno anche qui presenti), potevo partire in maniera diretta dicendovi come è oggi la scena europea, ma ho preferito, essendo un numero zero, partire con calma, come si fa al mare con l’acqua fredda. Oggi si insegna storia, signori: la storia del wrestling.

Se vogliamo indicare un periodo dove quello che oggi chiamiamo wrestling, inteso come Sport-Spettacolo, è nato, non possiamo che andare indietro fino all’antichità europea. Più precisamente, partiremo dalla Grecia delle origini. Là si hanno le basi di quella che è oggi la Lotta (in inglese, la lotta greco-romana viene definita proprio wrestling). Nei giochi olimpici è una delle categorie possibili. Gli atleti combattono, nudi, e il vincitore aveva lodi e onori. Ogni movimento, ogni mossa era finalizzata ad un obbiettivo: la vittoria. Ma se qui comincia la storia della parte sportiva, lo spettacolo nasce a Roma! In un arena spettacolare come il Colosseo, gruppi di gladiatori combattono anche qui, come in Grecia, tra loro per decretare il vincitore, ma l’obbiettivo non è la vittoria: è lo show! E’ una idea errata quella secondo la quale i combattimenti si concludono sempre con la morte degli atleti. Succede nei casi di condanne a morte e di combattimenti con animali, ma è raro nei casi di uomo contro uomo. I gladiatori, divisi a seconda degli stili usati, combattono cercando di divertire il pubblico. Non è il sangue che sgorgava a divertire la folla, ma lo spettacolo che viene fuori. Se poi esso è messo dentro una storia, come quelle mitologiche o di rivisitazione di guerre, tanto meglio! E se sai già chi deve vincere, ti concentri sul come arrivare alla fine, su ciò che il pubblico deve vedere. I gladiatori più bravi hanno fama, sono ricercati, e vengono venduti oggetti legati a loro… In 2000 anni non è cambiato nulla!

Con l’arrivo del medioevo la situazione però muta. La fuga dalle città più grandi fa calare la domanda di spettacolo, i nuovi sovrani sono disinteressati a queste attività e la Chiesa non ama questo tipo di divertimento. C’è disinteresse e si perde un mondo. Ma la storia non finisce. Se la parte di tecnica resta in pratica immutata, la forma dello spettacolo prende altre vie e esula da quella del combattimento. I tornei medioevali, infatti, più che sul singolo scontro preferiscono forme diverse di confronto, ma sicuramente non è più lo show da offrire l’idea di chi combatte. Nascono o si evolvono in questo periodo le fiere di paese, dove i tendoni arrivano, fanno uno spettacolo e se ne vanno in giro. Qui si ha un aspetto secondo me fondamentale del wrestling odierno, ovvero le famose prova di forza. Giganti che sollevano rocce o tronchi, che spostano carri, che sembrano imbattibili. Non è la tecnica a essere il centro dello show, ma la forza fisica e brutale….la potenza! Un concetto che nell’antichità non era previsto nello show (non si combatteva a mani nude, normalmente), che sicuramente era presente, ma aveva meno visibilità.Il centro di questo stile non è più il sud Europa, ma il nord. Posti come la Germania, la Francia, l’Inghilterra.

Poi, col Rinascimento e l’Illuminismo (per dare una data in Italia e una Europea), si ha una rinnovata scoperta degli spettacoli romani e si fondono i due aspetti. La tecnica si somma alla potenza. Sono forme di spettacolo che non hanno in realtà elevato successo, troppo colte per il popolo basso e troppo basse per quello colto. Sopravivono mascherate come Boxe o come lotta greca-romana. Non parliamo di semplice lotta, ma di una lotta finalizzata allo spettacolo. E’ probabile che in un mondo avanzato (o con un popolo più incline alla violenza come era allora) come l’Inghilterra la situazione sia migliore. Lì si ha la prima fusione della lotta con le arti marziali e con gi altri stili, visto che un Impero come quello inglese raccoglieva culture molto diverse. Sbarca da lì negli USA, principalmente alla fine dell’ottocento e qui trova un po’ di vigore, ritrova energia….nascono federazioni che ne inventeranno le regole e daranno una forma più appetibile… col tempo nascerà una idea, chiamata NWA…e la storia seguirà di nuovo il corso che conosciamo.
La lezione è finita, ma non la mia voglia di raccontare. Alla prossima!!!!

P.s. Un ulteriore curiosità. Se volete, andate su Wikipedia inglese e cercate Undisputed Championship. Chi leggerà, avrà delle sorprese.

Tiziano “Taitanus” Girletti

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