NWA Scrapbook #1: Sam Muchnick, l’anima della NWA - World of Wrestling

Dalla nascita della NWA a Bruiser Brody, dal regno di Lou Thesz a David Von Erich: la vita, la personalità e le idee dell’uomo più decisivo nella storia del wrestling..

L’unica parte del Kiel Auditorium rimasta intatta sono gli spogliatoi, dove innumerevoli wrestler hanno condiviso il loro tempo e le loro esperienze.
Mitch Hartsey e Larry Matysik li osservano, il primo con la curiosità dello storico, il secondo con la malinconia di chi vede irrimediabilmente trascorsi i momenti migliori della sua vita.
Poi, in silenzio, cospargono, l’Undici Maggio del 2005, tra le rovine dell’arena simbolo di un’epoca e di un modo di concepire il wrestling scomparso per sempre, le ceneri di Lou Thesz.

Alcuni uomini fanno la storia immersi nelle luci della ribalta, altri dietro le quinte.
Vince McMahon Jr. le luci della ribalta le ha sempre amate: il suo sogno di gioventù era quello di essere un wrestler, è stato, dopo lo stesso Larry Matysik, il più giovane commentatore di wrestling degli Stati Uniti e, negli anni ’90, è diventato un personaggio televisivo di vitale importanza per la WWE.
Sam Muchnick ha passato tutta la sua lunga carriera dietro le quinte.
Ma questo non tragga in inganno: Muchnick, nella storia della disciplina, ha avuto un’importanza che può tranquillamente essere considerata pari a quella del suo più famoso collega.
A uno sguardo superficiale, la WWE e la NWA non potrebbero apparire più differenti: la prima guidata e controllata con il pugno di ferro da un singolo uomo, la seconda un caotico conglomerato di territori e promoter.
Ed è vero…entro certi limiti.
Perché la NWA non sarebbe mai diventata la federazione più potente della storia, e non sarebbe sopravvissuta ai suoi momenti di declino e di caos senza l’influenza, le capacità politiche e la lungimiranza di Sam Muchnick.
La sua storia è impossibile da racchiudere in un singolo articolo, perché è la storia del Pro Wrestling statunitense, dal difficile secondo dopoguerra agli inizi di Ted DiBiase, dal regno di campione di Lou Thesz alle vittorie di Harley Race e Jack Brisco.
Il cronista non può fare altro che accostarsi timidamente a una materia così sterminata, provando a cogliere gli aspetti più significativi.

Saul Muchnick e Rebecca Salob si sposarono a St.Louis nel 1904, e, un anno dopo, si recarono in Ucraina per visitare la famiglia.
Il loro figlio, Jeshua Muchnick, nacque, con due mesi di anticipo, a Novograd-Volinsk, a trenta chilometri da Kiev.
I suoi genitori decisero che sarebbe stato troppo pericoloso, per un bambino così piccolo, affrontare il viaggio di ritorno, e così la famiglia si separò.
Saul ritornò negli Stati Uniti, mentre Rebecca rimase in Ucraina.
La riunione avvenne nel 1911, quando Jeshua e la madre arrivarono, dopo un lungo viaggio, a Baltimora.
Saul Muchnick, nello stesso anno, cambiò il nome del figlio da Jeshua a Sam.
Sam, con i suoi fratelli Harry e Simon, viveva in Franklin Avenue, una zona di St.Louis abitata da famiglie della classe operaia.
Dopo avere conseguito il diploma alla Central High School, nel Giugno del 1924, cominciò a lavorare alle poste.
Ma la sua grande passione era il baseball, e un colpo di fortuna gli fece ottenere un posto di giornalista sportivo al St.Louis Times.
Inizialmente, com’era consuetudine per i novizi, si occupò di eventi minori, ma, in breve, grazie alla sua dedizione al lavoro e all’autentica passione che lo animava, gli venne affidato il compito di seguire i St.Louis Cardinals, la squadra di baseball più importante della città.
Non era assolutamente il miglior scrittore, ma era assolutamente il miglior reporter, capace di ricavare da ogni vicenda una buona storia.
Poi, i suoi interessi cominciarono ad allargarsi, e, nell’estate del 1930, cominciò a scrivere articoli riguardanti il Pro Wrestling, che, a St.Louis, era organizzato dal promoter Tom Packs.
Saltuariamente, sul Times cominciò ad apparire un editoriale intitolato “In The Ring With Sam Muchnick”, che trattava degli incontri di Pro Wrestling e di Pugilato.
Contemporaneamente, conobbe diversi famosi wrestler, come Ray Steele, Ed Lewis e Lou Thesz.
In breve, tramite queste connessioni, Muchnick e Packs divennero amici, e il giovane giornalista accettò un lavoro nella promotion, come pubblicista.
A colpire Packs fu il fatto che Muchnick trattava la sua disciplina con professionalità e serietà, doti solitamente riservate ad altri sport.
Sam spese innumerevoli ore, nelle palestre di St.Louis, imparando tutto quello che poteva dai lottatori, e, in breve, cominciò a svolgere le mansioni di road agent, arbitro e matchmaker per Packs.
Tra tutti i wrestler conosciuti in quel periodo, legò in modo particolare con Lou Thesz, all’epoca un giovane e promettente peso massimo, destinato a una straordinaria carriera.
Muchnick era all’angolo di Thesz la notte del 1939 in cui il titolo della National Wrestling Association gli venne strappato da Bronko Nagurski, e fu sempre lui ad accompagnarlo in ospedale per un infortunio al ginocchio rimediato durante il match.
Oggi, in un’epoca dove i lottatori vengono selezionati in “reality show” e dove i booker provengono spesso e volentieri dal mondo del cinema o delle serie televisive, il fatto che un ragazzo, di professione giornalista sportivo, entri a far parte dell’ambiente del wrestling può sembrare normale.
Ma all’epoca non lo era affatto: il Pro Wrestling era un universo a parte, ermeticamente chiuso e difficilmente una persona che non era nata e cresciuta al suo interno veniva resa “smizart” ,termine che indicava, nel gergo dei lottatori, qualcuno al corrente del segreto della predeterminazione (che, ancora negli anni ’60 e ’70, non veniva svelato, in alcuni casi, neppure ai cameramen che riprendevano gli show per le televisioni).
Ancora più difficile se la persona in questione era di origini ebraiche, visto che nella società statunitense dell’epoca, specialmente nelle fasce più povere e ignoranti della popolazione, dalle quali proveniva la grande maggioranza di coloro che vivevano di wrestling, serpeggiava ancora un certo antisemitismo.
E’ ben documentato che diversi promoter si riferivano a Muchnick, quando lui non era a portata d’orecchio, come a “quel maiale ebreo di St.Louis”.
Tuttavia, se la sua iniziale estraneità al mondo del Pro Wrestling si rivelò, nelle prime fasi della sua carriera di promoter, un ostacolo (molti wrestler erano risentiti all’idea di prendere ordini da una persona che “non aveva mai preso un bump in tutta la sua vita”), alla lunga si rivelò un’arma vincente, non solo per Muchnick, ma per la disciplina nel suo complesso.
All’epoca, la maggior parte dei promoter proveniva dai tempi antichi delle fiere e dei circhi; nelle parole di Lou Thesz “non erano mai usciti da sotto al tendone”.
Una mentalità più moderna e professionale era quello che ci voleva per dare credibilità e prestigio al Pro Wrestling.
Anche se, come vedremo, gli inizi furono tutt’altro che facili.

Nove anni dopo avere conosciuto Tom Packs, Sam Muchnick dirigeva praticamente la promotion da solo: assorbiti abbastanza insegnamenti dal suo vecchio mentore, era arrivato il momento di mettersi in proprio.
Il primo show da lui organizzato si tenne il 24 Marzo del 1942.
Dopo una pausa forzata, causata dalla Seconda Guerra Mondiale, riprende da dove aveva lasciato, e il 5 Dicembre del 1946, si tiene uno show al Kiel Auditorium con Ed “Strangler” Lewis, Roy Dunn e Lee Wykoff.
Due anni più tardi, Tom Packs uscì di scena, rovinato dai debiti, e la sua promotion viene rilevata da una cordata composta da diversi promoter canadesi e da due lottatori: Lou Thesz e “Wild” Billy Longson.
Non potevano esistere due wrestler più diversi di questi: preciso e scientifico Thesz, selvaggio e apparentemente rozzo Longson, il vero primo brawler puro della storia.
I due erano i protagonisti indiscussi del loro stesso show, più o meno star dello stesso livello, almeno fino a quando Thesz non tornò a vincere il titolo della National Wrestling Association, a Indianapolis.
Ma Muchnick, consapevole di non poter vincere la guerra promozionale di St.Louis da solo, se ne uscì con un formidabile asso nella manica: una nuova NWA, acronimo che stava per National Wrestling Alliance.
Fondata inizialmente da Pinkie George, nel Settembre del 1948 si tenne una riunione, a Minneapolis, dove vennero introdotti diversi nuovi membri; in quella occasione, Sam Muchnick fu eletto segretario e tesoriere.
Nell’Ottobre dello stesso anno si tenne un’altra riunione, in un’hotel di Chicago, alla quale era presente anche Lou Thesz: Muchnick gli propose di riunire le loro due promotion, ma il wrestler rifiutò: nonostante la sua amicizia con Tony Stecher e Pinkie George, non era disposto a rinunciare alla sua promotion, avendo intuito la possibilità di guadagnare molti più soldi che come semplice wrestler.
Thesz aveva avuto un margine di vantaggio iniziale, nel suo scontro con Muchnick, ma ora Sam stava rapidamente guadagnando terreno, grazie all’aiuto dei membri dell’Alleanza, e, il 4 Febbraio del 1949, 10.651 spettatori assistettero a uno scontro tra Buddy Rogers e Don Eagle.
Alla fine, un accordo dietro le quinte fu raggiunto nell’Agosto del 1949: fu deliberato che i due titoli NWA (quello della National Wrestling Association e quello della neonata National Wrestling Alliance) sarebbero stati unificati, in un incontro tra Orville Brown e Lou Thesz.
A St.Louis, i due gruppi avrebbero mantenuto una competizione di facciata, promuovendo due show alla settimana, ma, di fatto, era Muchnick era controllare entrambe le promotion.
Brown non poté però combattere contro Thesz, a causa di un grave incidente stradale che pose fine alla sua carriera, e Lou venne dichiarato campione d’ufficio.
A Muchnick venne affidato l’incarico di organizzare gli spostamenti del campione, e di occuparsi del booking dei suoi incontri.
Tra tutti gli affiliati alla NWA, Sam era quello che credeva più fermamente nelle potenzialità della nuova organizzazione, e, dopo alcuni anni passati a rispettare fedelmente le direttive di Pinkie George, fu nominato presidente nel Settembre del 1950.
Gli altri membri sapevano che la NWA non avrebbe funzionato nelle mani di nessun altro: Muchnick era il più fervido sostenitore della necessità dell’alleanza, e l’unico ad avere la lungimiranza di mettere il bene comune al di sopra dei suoi interessi personali.
Apprese rapidamente che la carica comportava potere, ma anche grandi seccature: oltre a gestire la sua promotion, doveva ora anche farsi carico di amministrare le rivalità tra i litigiosi membri della NWA.
Tuttavia, nonostante le difficoltà, era ben determinato a raggiungere uno degli obiettivi fondamentali della nuova organizzazione: il riconoscimento di un unico campione di wrestling negli Stati Uniti.

Un unico campione


Lou Thesz, con Ed Lewis

Nel 1950, i tempi di Frank Gotch e di Joe Stecher erano ormai lontani: il mondo del Pro Wrestling era frammentato in una miriade di titoli e campioni, tutti con la pretesa di essere i migliori, tutti allo stesso modo insignificanti.
La cosa danneggiava la credibilità della disciplina, e l’interesse nei suoi confronti da parte del pubblico.
Era necessario un unico campione, e Muchnick conosceva l’uomo che faceva al caso suo: Lou Thesz, il suo vecchio amico e rivale.
La combinazione Thesz-Muchnick travolse il mondo del wrestling, con il campione che lottava sul ring, davanti al pubblico, e Muchnick che operava dietro le quinte, con uno stile bonario e pacificatore, che nascondeva però una determinazione di ferro.
Thesz non era un semplice performer, ma godeva della reputazione di “hooker”, un lottatore, cioé, particolarmente abile nell’applicare al suo avversario delle tecniche di sottomissione.
Il suo primo insegnante fu George Tragos, lottatore di origine greca, temuto dai colleghi per il suo carattere imprevedibile e violento (lo stesso Thesz, nella sua autobiografia “Hooker”, racconta di come Tragos avesse storpiato deliberatamente diversi colleghi, per offese reali o immaginarie), ma poi, a dargli i tocchi finali, fu Ad Santel, grande lottatore famoso per le sue sfide con i judoka giapponesi negli anni ’20.
Santel, in una intervista rilasciata il 24 Febbraio del 1953 al “San Francisco Chronicle”, dichiarò:

“Molti promoter preferirebbero avere qualcun altro come campione.
Thesz è anonimo.
Mi vengono in mente almeno altre venti persone che sono showmen migliori di lui, senza essere cattivi wrestler.
Ma non possono batterlo.
Lui rappresenta un ritorno ai tempi in cui il wrestling era al tappeto, non in piedi.”

Può apparire strano che, in un’epoca come gli anni ’50, dove stavano riscuotendo un enorme successo gimmick come quella di Gorgeous George, venisse scelto, per rappresentare il mondo del Pro Wrestling, un lottatore dallo stile così apparentemente antiquato, ma Thesz rappresentava il volto “serio” della disciplina, quello più legato all’evento sportivo e meno all’attrazione folcloristica e sopra le righe.
Tuttavia, essere il campione della NWA non comportava solo il saper lottare sul ring: sotto la guida di Muchnick, l’alleanza prosperava, arrivando a raggiungere, nel 1953, i 32 associati.
Secondo i patti iniziali, Thesz avrebbe dovuto lottare tre volte alla settimana, con una settimana libera al mese.
Ma poi, si trovò a disputare dei match, sempre più frequentemente, cinque sere alla settimana…e la settimana libera si mostrò spesso un miraggio.
Muchnick doveva cercare di accontentare tutti i promoter che facevano parte della NWA, anche quando questo comportava il far lottare il campione in territori e città minori, davanti a un pubblico scarso e con la prospettiva di un guadagno ancora peggiore.
Thesz sorprese tutti dimostrando una resistenza incredibile alla vita on the road, caratteristica fondamentale per ogni campione NWA, e procedette a unificare i titoli più importanti presenti nel territorio statunitense.
Il momento più alto del suo regno fu raggiunto il 21 Maggio del 1952, quando sconfisse Baron Michele Leone a Hollywood, match che fece registrare un pubblico di 25.256 persone, con un incasso record di oltre centomila dollari.
Nonostante il grande successo, molti promoter della NWA ritennero il match un’occasione mancata: avrebbero infatti preferito che Thesz perdesse il titolo contro Leone, per poi dare vita a tutta una serie di lucrosi rematch negli Stati Uniti.
Thesz non diede il suo consenso all’idea, ma, tre anni più tardi, quando gli venne proposto un piano simile, fu molto più disponibile ad ascoltare.
E così, la stessa NWA, dopo avere speso tanto tempo e tante energie nel creare e nel dare prestigio a un titolo unificato, commise alcuni errori che ne minarono la credibilità.
Il primo vide protagonista un atleta di origine italiana, nato a Lucca nel 1924, Leo Joseph Nomellini, che, prima di dedicarsi al Pro Wrestling, aveva avuto un’importante carriera nella National Football League.
Thesz e Nomellini si erano già affrontati due volte, con un ottimo riscontro di pubblico, in due match che avevano riscosso un grande successo a San Francisco.
Nel terzo scontro tra i due, tenutosi il 22 Marzo del 1955, al Cow Palace di San Francisco, Thesz si aggiudicò la prima caduta e Nomellini la seconda.
Nella terza, l’arbitro squalificò Thesz per ripetute infrazioni, proclamando poi Nomellini vincitore e nuovo campione.
La NWA continuò ufficialmente a riconoscere Thesz come campione, visto che il titolo non poteva cambiare di mano per squalifica, ma l’incontro generò un enorme interesse a livello nazionale.
L’idea era quella di avere due campioni (uno “legittimo” e uno “controverso”), anziché uno solo: in questo modo si potevano generare più match di cartello e, nel contempo, alleggerire la pesante agenda di Thesz.
E tuttavia, anche se ben studiato, il piano fallì.
Nomellini si rivelò capace di attirare pubblico solo nella nativa San Francisco, dove era una star grazie al suo passato nel Football professionistico: nel resto dei Terrirori, l’interesse nei suoi confronti era molto basso.
Alla fine, l’unico risultato del progetto fu quello di sminuire il valore del titolo che si era tanto faticosamente creato.
Il 15 Luglio del 1955, Lou Thesz sconfisse Nomellini a St.Louis, ponendo fine all’infelice esperimento.
Nonostante il fiasco, lo stesso scenario fu riproposto due anni più tardi, con Edouard Carpentier al posto di Leo Nomellini.
Carpentier, lottatore dallo stile acrobatico, simile a quello di Antonino Rocca, aveva già vinto il titolo, l’otto Maggio del 1957, il titolo locale a Montreal, sconfiggendo Wladek “Killer” Kowalski.
Thesz era sempre più disilluso e stanco della NWA, e stava pianificando un tour asiatico di due mesi, fiutando le opportunità del nuovo e ricco mercato giapponese.
I membri della NWA erano preoccupati: rischiavano, privi del campione, di veder ridursi l’affluenza di pubblico.
La soluzione più logica sarebbe stata quella di far perdere il titolo a Lou Thesz prima della sua partenza, per poi riconsegnarglielo al ritorno; ma il titolo NWA aveva un prestigio enorme in Giappone e Thesz temeva di perdere molto del suo prestigio, senza di esso.
Si arrivò quindi alla decisione di creare un nuovo campione controverso: il 12 Giugno Carpentier perse il suo titolo locale contro Gene Kiniski per poi, due giorni dopo, vincere contro Thesz per squalifica.
Tuttavia, avvenne un imprevisto: nella riunione annuale, tenutasi ad Agosto, Eddie Quinn e Sam Muchnick finirono ai ferri corti, e il primo annunciò la sua uscita dall’Alleanza.
Il motivo della rottura fu la presenza di Jack Pfefer al meeting, promoter che Eddie Quinn odiava con tutto il cuore.
Muchnick rispose proclamando che la NWA non aveva mai riconosciuto il titolo di Carpentier, e che il campione indiscusso rimaneva Lou Thesz.
Tuttavia, anche senza il titolo, Carpentier rimaneva l’attrazione maggiore del mondo del wrestling, e, con Eddie Quinn che controllava i suoi booking, non era disponibile ai promoter dell’Alleanza.
O almeno, non fu disponibile fino a quando Fred Kohler, con la promessa di guadagni maggiori, non lo convinse a lasciare Quinn e a unirsi a lui (Quinn, furibondo per il tradimento, tentò in seguito, nel 1959, di invadere Chicago, centro di potere di Kohler).
Carpentier ottenne ottimi riscontri di pubblico a New York, Philadelphia, Denver e St.Louis.
Tuttavia, Sam aveva urgentemente bisogno che Thesz tornasse negli Stati Uniti e riprendesse il ruolo di campione, ma il wrestler non era intenzionato ad accontentarlo.
Ora che aveva consolidato la sua fama e il suo prestigio internazionale, e guadagnato grandi quantità di denaro con i suoi incontri con Rikidozan, non vedeva la necessità di tornare a sottoporsi ai ritmi massacranti che doveva affrontare un campione NWA negli Stati Uniti.
Thesz, inoltre, non era disposto a cedere la sua cintura a chiunque; in particolare non voleva che Verne Gagne e Buddy Rogers divenissero campioni.
Gagne era, insieme a Thesz, il wrestler più popolare degli anni ’50, in alcune città anche più popolare del campione.
Godeva del pieno appoggio del promoter di Chicago, Fred Kohler, che lo insignì, per un breve periodo, dello “United States Heavyweight Title”, destinato a essere difeso durante le trasmissioni televisive.
Thesz non approvò la mossa, vedendo in essa un tentativo di svalutare il suo titolo assoluto.
Alla fine, su pressione di Thesz e Muchnick, Kohler accettò di cambiare il nome del titolo in “U.S. Television Title”.
Probabilmente, dalla querelle nacque una forte rivalità tra i due wrestler, il che spiegherebbe il rifiuto di Thesz di far diventare Gagne il suo erede, scelta che sarebbe stata la più naturale e logica, se si fosse seguito il gradimento del pubblico.
Quanto a Buddy Rogers, anch’egli amato dai fan, aveva commesso l’errore di insultare Ed Lewis in presenza di Thesz, nove anni prima, e Lou era un uomo capace di serbare rancore come pochi altri.
Un altro possibile candidato era George Gordienko, ottimo showman e considerato da molti l’uomo più duro del business.
Ma Gordienko aveva un difetto: era un simpatizzante comunista e, nel pieno della caccia alle streghe di McCarthy, simili idee politiche non potevano essere quelle di un campione NWA, pena correre il rischio di attirare attenzioni indesiderate.
Alla fine, la scelta ricadde su Dick Hutton, ex campione universitario di amateur wrestling, ritenuto da Thesz il miglior peso massimo presente sul suolo americano.
E’ stato spesso scritto che l’unico a credere in Dick Hutton, campione che si rivelò fallimentare, fosse Thesz, ma la cosa non è del tutto esatta.
Lo stesso Muchnick, in una lettera ai membri del 1 Novembre 1957, scriveva che:

“I wrestler sembrano aver dimenticato tutti i fondamentali e, quando sono sul ring, fanno tutto tranne che lottare.”

Era sua profonda convinzione che le risse sanguinose, le gimmick e gli angle sopra le righe potessero attirare pubblico nell’immediato, ma che danneggiassero la reputazione del Pro Wrestling a lungo termine.
Un campione dalle solidissime credenziali come Hutton poteva ristabilirne la reputazione, con il suo stile scientifico e tecnico.
E così, il 14 Novembre del 1957, Dick Hutton sconfisse Lou Thesz a Toronto, laureandosi nuovo campione mondiale.

Nel corso degli anni ’50, le varie vicissitudini del titolo mondiale non furono l’unico problema che Sam Muchnick si trovò ad affrontare.
Il Dipartimento di Giustizia e l’FBI svolsero numerose indagini sulla NWA, sospettata di essere un monopolio illegale
Il sospetto non era certo infondato: uno dei principali motivi della nascita dell’Alleanza era quello di garantire, ai suoi vari membri, un controllo totale del loro territorio: se qualche promoter “fuorilegge” invadeva le città di un affiliato della NWA, quest’ultimo poteva contare sul pieno sostegno di tutti gli altri.
Inoltre, un wrestler che si rifiutava di ubbidire alle direttive poteva essere messo nella “lista nera”, e scoprire che nessuno voleva più utilizzarlo.
Scarsamente efficace contro i lottatori più affermati, questa misura poteva rivelarsi devastante per lowcarder e midcarder.
Muchnick affrontò la tempesta con due obiettivi in mente: impedire che l’FBI ordinasse lo scioglimento della National Wrestling Alliance e evitare un lungo processo che avrebbe fatto inevitabilmente emergere la natura predeterminata del Pro Wrestling.
Il presidente della NWA aveva dalla sua un asso nella manica: l’amicizia del senatore Mel Price.
Proprio come Muchnick, Price era stato un ex giornalista sportivo, e i due si conoscevano da tempo.
Probabilmente, furono proprio i contatti politici di Muchnick a salvare la NWA, che alla fine se la cavò con un “consent decree”.
Nel frattempo, erano cominciate, a St.Louis, le trasmissioni di uno dei programmi televisivi di wrestling più longevi e importanti della storia.

Wrestling At The Chase: la storia e i protagonisti

“Guarda questo dollaro.
E’ verde.
E non ho idea di chi l’abbia speso per comprare un biglietto, forse un dottore o forse un ladro.
Il suo valore non cambia, e chiunque l’abbia speso per noi merita un grande show e il nostro rispetto.”
Sam Muchnick

Inizialmente, Sam Muchnick veniva pagato, per il suo ruolo di presidente della NWA, con una percentuale degli incassi dei match di Lou Thesz.
Nel Settembre del 1955, si decise di conferirgli uno stipendio annuale di 15.000 dollari.
Questo lo rese libero di dedicarsi a una sola città, St.Louis, invece che alle sei che costituivano precedentemente il suo territorio.
Sotto la direzione di Muchnick, St.Louis divenne la capitale del wrestling mondiale, una piazza superiore, per prestigio e importanza, a tutte le altre, in cui i wrestler di tutto il mondo facevano a gara per lottare.
Chi aspirava a diventare campione NWA, doveva per prima cosa impressionare positivamente Muchnick a St.Louis.
E, nonostante il ring fosse, a detta di molti, duro come il cemento e più grande (24×24 piedi, mentre quasi tutti gli altri ring utilizzati dalla NWA erano 18×18) della media, tutti sapevano che a St.Louis bisognava sempre lottare dando il massimo.
Va anche detto che Sam Muchnick era uomo di onestà cristallina, dote difficile da trovare altrove, tra i promoter degli Stati Uniti.
Chi lottava per lui non doveva preoccuparsi di contare gli spettatori presenti nell’arena; poteva essere sicuri che la loro paga sarebbe stata corrisposta fino all’ultimo centesimo.
Un giorno, nel 1953, Muchnick si trovò costretto a cancellare uno show, perché il Kiel Auditorium era rimasto senza elettricità.
Visto che i wrestler erano già in città, si offrì di pagarli lo stesso e li aspettò nella sua stanza al Claridge Hotel.
Solo che nessuno sembrava volersi presentare.
Alla fine Hans Schmidt bussò alla sua porta e gli disse:

“Sam, tutti i ragazzi si sono incontrati e abbiamo capito che questa cancellazione non è colpa tua.
Nessuno vuole un centesimo da te.
Sei sempre stato onesto con noi, e questo incidente non cambia nulla.”

I wrestler ricambiavano mostrando, nei confronti di Muchnick, una rara lealtà.
Il 31 Gennaio del 1958, Gene Kiniski doveva affrontare il campione NWA Dick Hutton per il titolo.
Purtroppo, una violenta bufera di neve costrinse il suo aereo a fermarsi a Kansas City alle cinque del pomeriggio.
Ma, per Kiniski, un “no show” a uno spettacolo di St.Louis era inconcepibile: affittò un’automobile e cominciò un avventuroso viaggio verso l’arena.
Per due volte l’automobile uscì di strada, scivolando sul ghiaccio, e per due volte Kiniski dovette spingercela nuovamente.
Guidando in mezzo a una bufera di neve, si fermava ogni volta che vedeva una cabina del telefono, per chiamare Muchnick e informarlo della sua posizione.
Sam, ansioso, diede ordine ai lottatori impegnati nei preliminari di far durare i loro match il più a lungo possibile, ma alla fine fu costretto a cambiare il programma, mandando Dick Hutton contro “Big” Ben Miller.
Kiniski arrivò nell’arena quando il match era iniziato da venti minuti, e salì sul ring, in abiti civili, per aggredire il campione.
Poi si cambiò e portò a termine il suo match.
Ovviamente, se Sam Muchnick era sempre onesto con i suoi wrestler, si aspettava anche molto da loro.
Non presentarsi a uno show poteva essere tollerato in altre città, ma, a St.Louis era il modo più sicuro per non essere mai più richiamato.
Anche il contegno dei wrestler cambiava: i pesanti scherzi e le risse comuni nel backstage di altri territori qui scarseggiavano.
Sam Muchnick era un uomo grassoccio e dall’aria bonaria, sempre vestito in giacca e cravatta, ma tutti capivano che l’apparenza mite nascondeva un carattere forte e che non era persona da tollerare certi atteggiamenti.
St.Louis non ebbe mai un vero e proprio roster fisso: inizialmente i lottatori provenivano, in larga maggioranza, da Kansas City, in seguito, man mano che il prestigio della città aumentava, da tutti gli Stati Uniti.
Un giorno, per puro caso, Muchnick si trovò, durante un volo aereo, seduto al fianco di Harold Koplar, proprietario sia del Chase-Park Plaza Hotel che della stazione televisiva KPLR.
Chiacchierando, i due ebbero l’idea di trasmettere un programma di wrestling dalla Khorassan Room.
Fu così che nacque “Wrestling At The Chase”, programma televisivo tra i più longevi (durò 24 anni, dal 1959 al 1983) e influenti nella storia del Pro Wrestling statunitense.
Altre promotion avevano dei programmi televisivi, ma poche riuscirono a strappare contratti come quello che legava Muchnick alla KPLR: la televisione pagava il St.Louis Wrestling Club (organizzazione nata dalla fusione tra quella di Muchnick e quella di Thesz) 1500 dollari per un giorno di taping, in cambio di una percentuale del 5% sugli incassi di ogni show al Kiel Auditorium.
Inoltre, i costi di produzione erano interamente a carico della stazione televisiva; all’epoca, nella smania di avere spazio in Tv, diversi promoter prendevano su di sé le spese.
“Wrestling At The Chase” andava in scena in un luogo elegante, decorato con candelabri, e gran parte dell’alta società di St.Louis cenava lì mentre assisteva agli incontri.
Come commentatore venne scelto Joe Garagiola, che era anche telecronista delle partite dei Cardinals: una scelta non casuale, mirante a dare un’aura di autentico sport al wrestling.
In seguito, il ruolo fu svolto da Mickey Garagiola, Don Cinningham e Larry Matysik.
Il programma andò incontro a un successo duraturo, attirando in media centomila spettatori, e diventando il terzo programma locale più seguito, subito dopo il notiziario e le partite dei Cardinals.
Sulla scia di “Wrestling At The Chase”, altre stazioni televisive cominciarono a essere interessate a trasmettere show di wrestling.
Nelle parole del figlio di Harold Koplar, Ted:

“St.Louis fu un catalizzatore per il wrestling.
Se questa città non lo avesse accettato nel modo in cui lo ha fatto, il wrestling potrebbe non essere mai diventato un fenomeno nazionale.
Sam era famoso in tutta la nazione, un Vince McMahon dei suoi tempi.”

Nel corso del tempo, svariati booker si alternarono a St.Louis: Frankie Talabor, Bill Melby, Billy Darnell, Bobby Managoff e Bobby Bruns ebbero tutti l’occasione di scrivere le storyline e i match per la promotion.
Tuttavia, ci sono pochi dubbi sul fatto che Sam Muchnick abbia sempre mantenuto sotto stretto controllo tutto quello che succedeva, fissando paletti ben precisi per loro.
Utilizzando una metafora, si potrebbe dire che Muchnick tracciava le linee, lasciando ai booker il compito di colorare gli spazi vuoti.
Non a caso, quando questi booker vennero chiamati in altri Territori, nessuno di loro riuscì mai a replicare il successo ottenuto a St.Louis.
Per comprendere la peculiare visione che Sam Muchnick aveva del Pro Wrestling, è necessario tenere ben presente il suo background di giornalista sportivo.
Come riassume intelligentemente Irvin Muchnick, nipote del grande promoter, nel libro “Wrestling Babylon”:

“Mio zio promuoveva uno sport finto, Vince McMahon un vero teatro.”

Quante volte capita, in una partita di calcio, che uno dei giocatori compia un turn heel e faccia autogol?
E quante volte, durante una partita di football americano, una terza squadra scende in campo e comincia a giocare contro le altre come se nulla fosse?
Dopo il ritiro di Muchnick, finali controversi, pieni di run in e di interferenze segneranno la storia della NWA e, in seguito, quella della sua erede spirituale, la WCW.
Uno spettatore, che conoscesse solo ed esclusivamente la storia recente, sarebbe portato a concludere che uno stile di booking di questo genere sia sempre stato tipico della NWA: in realtà simili finali erano aborriti da Muchnick e non si vedevano praticamente mai a St.Louis, né erano permessi per gli incontri valevoli per il titolo NWA, finché Sam si occupò dei booking del campione.
Come scrive Ric Flair nella sua autobiografia:

“Prima che Sam Muchnick si dimettesse dalla carica di presidente della NWA, nel 1975, un promoter locale non avrebbe osato proporre certi finali a un campione.
Se ci avesse provato, sarebbe bastata una telefonata da St.Louis per rimetterlo in riga.”


Dory Funk Jr. combatte contro Harley Race

Altri promoter ritenevano che conclusioni “sporche” di questo genere fossero necessarie per evitare di danneggiare uno dei due wrestler, ma l’opinione di Muchnick era differente.
Un finale che non rischiava di danneggiare nessuno era anche, secondo lui, un finale che non aiutava nessuno, e quindi una cosa inutile, che non serviva ai wrestler e che, alla lunga, annoiava e irritava il pubblico.
Secondo Muchnick, un wrestler non rischiava di essere danneggiato da una sconfitta, avvenuta dopo uno scontro combattuto e contro un avversario quotato; rischiava, casomai, di essere danneggiato da una cattiva gestione dopo la sconfitta, se si trovava improvvisamente retrocesso.
Muchnick, e, anche in questo, è possibile cogliere un’importante differenza con i promoter del passato, provenienti dal mondo delle fiere, rispettava profondamente il pubblico, e non si riferiva mai ai fan con il termine dispregiativo di “mark”.
E, se il pubblico assisteva ad altri eventi sportivi sopratutto per scoprire il vincitore, lo stesso doveva essere valido per il Pro Wrestling.
Dando il giusto valore ai risultati e la giusta importanza ai titolo, non c’era neanche necessità di inventare continuamente storyline particolari: un match valevole per il titolo era importante semplicemente per questo motivo.
Non è una coincidenza che, a St.Louis, si siano tenuti numerosi incontri Face Vs Face o anche Heel Vs Heel: questo era possibile perché il valore sportivo dell’incontro era in primo piano rispetto a rivalità personali.
Inoltre, mentre in altri Territori era pratica comune annunciare Main Event che non sarebbero avvenuti, solo per spingere gli spettatori a acquistare il biglietto, a St.Louis questo non successe mai.
Sam Muchnick non aveva solo le idee chiare su quello che doveva essere uno show di Pro Wrestling; possedeva anche sicurezza e fiducia nei propri metodi, ai quali rimase sempre fedele, senza mai cercare di raggiungere l’impossibile obiettivo di raggiungere ogni nicchia di mercato.
Anche negli inevitabili momenti fisiologici dove si verificava un calo di pubblico e di interesse, non ricorreva agli “hot shot”, termine che indicava angle particolarmente bizzarri e sopra le righe, nei quali era specializzato Eddie “The Sheik” Farhat, celebre promoter e wrestler di Detroit.
I Territori che ricorrevano agli “hot shot” vedevano senza dubbio un incremento di pubblico…che si pagava, però, con un forte calo di interesse nella stagione successiva.

Negli anni ’70, due ex giocatori di football della West Texas State University cercavano il successo nel mondo del Pro Wrestling.
Nonostante il loro talento e le loro capacità atletiche, il loro stint in Oklahoma, territorio di Billy Watts, non andò particolarmente bene.
Confinati in città minori, con pochi spettatori e paghe insoddisfacenti, avevano la sensazione che la loro carriera non stesse andando da nessuna parte.
Peggio ancora, nutrivano il sospetto che Watts li stesse deliberatamente sabotando.
E il sopetto venne confermato quando qualcuno riferì loro che Watts aveva detto, davanti ad altri wrestler: “ho intenzione di tenere questi due grossi e goffi imbecilli a girare in eterno nel circuito minore”.
Uno dei due, Stan Hansen, non rimase particolarmente impressionato dalla cosa, ma l’altro, Frankie Goodish, noto nel mondo del Pro Wrestling come Bruiser Brody, sviluppò da quel giorno una forte diffidenza nei confronti dei promoter, che lo accompagnò per il resto della sua carriera e che, con tutta probabilità, finì per condurlo a una morte tragica e prematura.
In tutta la sua carriera, incontrò soltanto due uomini che riuscirono a vincere la sua ostilità, due promoter di cui, solo grazie alla parola data e a una stretta di mano, sentiva di potersi pienamente fidare: Baba e Sam Muchnick.
Quando apparve per la prima volta a “Wrestling At The Chase”, il 29 Luglio del 1978, Bruiser Brody fu ribattezzato King Kong Brody, visto che a St.Louis era già attivo Dick The Bruiser e non si volevano avere due lottatori con lo stesso soprannome.
Con la sua straordinaria intensità sul ring, King Kong Brody conquistò fin da subito il pubblico di St.Louis, ottenendo inoltre importanti successi: sconfisse Jack Brisco il 16 Settembre 1978, e, tre settimane dopo, Pat O’Connor.
Un mese dopo, durante una puntata di “Wrestling At The Chase”, Brody dimostrò il carattere duro che lo aveva reso famoso nel business.
Era solito entrare grugnendo e abbaiando sul ring; quella sera il suo rivale, un certo Ed Schaeffer, cominciò ad abbaiare a sua volta.
Brody, rabbuiatosi, gli disse di smetterla immediatamente; per tutta risposta Schaeffer gli abbaiò in faccia.
Seguirono pochi attimi di silenzio.
Poi Brody si rivolse all’arbitro, dicendogli:

“Stai fuori da questa faccenda, se non vuoi farti davvero male.”

Procedendo poi, nei cinque minuti successivi a portare a compimento lo squash previsto…anche se in uno shoot piuttosto che in un work.
Schaeffer fu trascinato in un angolo: il primo pugno gli aprì un profondo taglio sul sopracciglio, che cominciò a sanguinare copiosamente, poi gli arrivò un calcio sulla punta del naso.
Calcio dopo calcio, pugno dopo pugno, Brody procedette a demolire l’uomo che gli aveva mancato di rispetto.
Al termine, Schaeffer non sapeva più in quale città si trovava: due arbitri lo aiutarono a rientrare nel backstage.
Muchnick commentò l’incidente con un laconico:

“Brody aveva ragione.
Questo tizio ha avuto quello che si meritava.”

Brody fu sempre professionale a St.Louis, anche se molto protettivo nei confronti del suo personaggio: era disposto essere sconfitto, ma non contro chiunque, e solo se significava qualcosa.
Uno dei pochi a ricevere quest’onore fu un giovane Ted DiBiase, il 24 Ottobre del 1980.
Anni dopo, con Sam Muchnick ritirato, Bruiser Brody, ormai una star consolidata in Giappone, tornò a St.Louis per affrontare il campione NWA Ric Flair, l’undici Febbraio del 1983.
16.695 spettatori seguirono lo spettacolare match, risoltosi in un pareggio dopo un’ora di lotta.
Non particolarmente famoso, questo incontro è considerato da Ric Flair uno dei più belli della sua carriera, e da diversi esperti uno dei migliori della storia.


Larry Matysik intervista David Von Erich

David Von Erich era soprannominato “ragno” da King Kong Brody, perché era “tutto braccia, tutto gambe, niente corpo”.
Il secondo figlio più vecchio di Fritz Von Erich, David fece il suo esordio a St.Louis il 17 Febbraio del 1978, sconfiggendo il wrestler giapponese Seki.
Tuttavia, il suo arrivo in città aveva una ragione particolare.
Sam Muchnick aveva organizzato una partita di basket: una squadra di giornalisti sportivi avrebbe affrontato una di wrestler, e aveva assolutamente bisogno di David, che si era distinto proprio nel basket all’Università.
Ma, anche se il suo arrivo nulla c’entrava col wrestling, Von Erich convinse in breve tempo tutti delle sue grandi capacità.
Nella puntata di “Wrestling At The Chase” del 27 Maggio 1979, Fritz e David Von Erich affrontarono Harley Race in un Handicap Match: Race avrebbe dovuto ottenere un pin su entrambi per vincere.
Fritz non ebbe nemmeno bisogno di entrare nel ring: suo figlio fece cedere Race con la Iron Claw resa celebre dal padre.
Il match fu trasmesso in tutti gli Stati Uniti e anche in Giappone, facendo diventare David una star dall’oggi al domani.
In seguito, ebbe altri grandi match, contro King Kong Brody, Ric Flair e Sgt.Slaughter.
Poi David, su consiglio di Jack Brisco, si staccò dall’influenza paterna e cominciò a lottare come heel in Florida.
Tuttavia, la vita da wrestler lo stava devastando: divorziò dalla sua giovane moglie appena sposata (nella decisione pesò anche il fatto che il loro figlio morì a due mesi dalla nascita) e cominciò ad abusare di alcolici e antidolorifici.
Il 10 Febbraio del 1984, David Von Erich era impegnato in un tour del Giappone, ma non si presentò nell’arena.
Bruiser Brody e l’arbitro Joe Higuchi forzarono la porta della sua camera d’albergo e lo scoprirono morto.
Brody vuotò un contenitore di pillole nel gabinetto, per nascondere alla famiglia che il ragazzo era morto di overdose.


Bruiser Brody

In altri territori della NWA, Dick Murdoch era un face, e il suo stile di lotta includeva Dropkick, Flying Head Scissors e scambi di prese al tappeto.
A St.Louis era un heel, e si limitava al brawling.
Ma questo, per lui non era un problema: quando gli fu proposto di ampliare il suo parco mosse, rispose che non aveva bisogno di altro per andare over con il pubblico.
E aveva ragione: il suo stile duro e credibile gli guadagnò sempre il rispetto degli spettatori…compresi gli elementi più turbolenti.
Una volta, quando un fan particolarmente esagitato gli scagliò contro una birra, chiese alla polizia di occuparsene personalmente: dopo pochi minuti da solo nel backstage con lui, il tifoso violento si era trasformato miracolosamente in una persona mite e ragionevole.
Anche qualche wrestler scoprì, suo malgrado, che Murdoch, nonostante l’aspetto non esattamente da grande atleta, era duro come il ferro.
Kerry Von Erich, all’inizio della sua carriera, mostrava già delle straordinarie doti atletiche, ma non aveva un buon controllo del suo corpo e non collaborava nel modo giusto con l’avversario: a detta di molti, era solo questione di tempo prima che provocasse un infortunio grave.
Problema aggravato dall’utilizzo costante di sostanze stupefacenti.
Il 2 Novembre del 1979, Kerry Von Erich ebbe il suo primo Main Event a St.Louis, proprio contro Dick Murdoch, e, forse per la tensione, si comportò peggio del solito.
Murdoch riuscì a portare pazienza per un po’, poi, passato il limite, trascinò Kerry fuori dal ring tirandolo per i capelli, con una forza tale che per poco non gli strappò lo scalpo, lo appoggiò sul tavolo dei commentatori, gli sferrò un duro pugno sul naso e, dopo avergli torto il collo, gli disse:

“Datti una calmata, o ti strappo la testa e te la infilo su per il culo!”


Dick Murdoch
Come forse avrete indovinato, Kerry si calmò e il resto del match proseguì senza intoppi.
Murdoch fu tre volte campione del Missouri (il titolo regionale difeso a St.Louis), combattendo contro tutti i nomi più importanti.
A detta di molti, sarebbe stato anche un ottimo campione NWA, alloro che, però, gli sfuggì sempre.
Quando iniziò l’ascesa di Vince McMahon Jr., la ABC mandò in onda un programma che doveva dimostrare quanto fosse “finto” il Pro Wrestling.
Uno dei metodi usati era quello di mostrare alcuni fasi di un match al rallentatore, e venne scelto un incontro, tenutosi al Madison Square Garden, tra i Brisco e Adrian Adonis con Dick Murdoch.
Però, il pugno sferrato da Murdoch a Jack Brisco non appariva finto neppure al rallentatore…anzi si vedeva bene che il naso non si era fratturato per un soffio.
Per tutto il resto della sua vita, Dick Murdoch si vantò di avere picchiato Jack Brisco davanti a milioni di spettatori.


Larry Matysik intervista Bruiser Brody
Lotte politiche e scissioni

I tentativi di promuovere Dick Hutton come campione si esaurirono rapidamente.
Sarebbe probabilmente ingiusto dare troppe colpe al wrestler per il fallimento: i tempi erano cambiati e un lottatore integerrimo alla Thesz non entusiasmava più il pubblico.
Inoltre, Hutton non riusciva a sostenere la vita on the road nello stesso, eccellente, modo in cui ci era riuscito Thesz: nel giro di pochi mesi era visibilmente ingrassato, e le sue prestazioni sul ring peggioravano sempre più.
Dopo tredici mesi, il suo posto venne preso da Pat O’Connor, lottatore di origine neozelandese, che riuscì a farsi amare dal pubblico in tutti i territori.
Nell’Agosto del 1960, Sam Muchnick rassegnò le dimissioni dalla sua carica di presidente, e il suo posto venne preso da Frank Tunney.
Sam continuò nei suoi ruoli di segretario, tesoriere e booker dei match del campione: la leadership della NWA, in questo modo, fu come divisa in due.
La riunione del 1960 si tenne ad Acapulco, e in essa Vince McMahon Sr., insieme al suo collega Toots Mondt, si presentò con uno scopo ben preciso: promuovere Buddy Rogers come nuovo campione.
Rogers, controllato dalla Capitol Wrestling di McMahon, era di gran lunga l’uomo più popolare di tutto il business, e non fu difficile convincere l’assemblea a concedergli il massimo alloro.
Il 30 Giugno del 1961, a Chicago, una incredibile folla di 38.000 fan assistette alla vittoria di Buddy Rogers su Pat O’Connor.
Il regno di Rogers era partito nel modo migliore, e, nelle settimane successive, continuò ancora meglio.
Per la prima volta, un autentico showman era campione della NWA, e il pubblico affollava le arene, nella speranza di vedere l’odioso heel umiliato e sconfitto.
Ma cominciarono ad emergere anche delle debolezze strutturali dell’Alleanza: anche se Muchnick era, come sempre, il booker del campione, le sue date erano, di fatto, decise da Vince McMahon e da Toots Mondt.
Le sue apparizioni erano concentrate soprattutto nel Nord Est, il territorio della Capitol, poi venivano St.Louis, Chicago, il Texas e Toronto.
I promoter che controllavano città e territori meno ricchi scoprirono ben presto di essere snobbati dal nuovo campione.
Nell’Agosto del 1961, Fred Kohler fu eletto presidente della NWA: in tutto il mondo del Pro Wrestling, non c’era uomo più ostile a Sam Muchnick.
La rivalità tra i due risaliva agli anni ’50, quando ci fu la disputa riguardante il titolo statunitense di Verne Gagne.
In seguito, quando Eddie Quinn provò a invadere Chicago, Kohler sospettò che il promoter ribelle godesse del sostegno segreto di Muchnick.
Quando, nel Novembre del 1961, Sam fu ricoverato in ospedale, Kohler riunì i membri della NWA per realizzare, con il strenuo lealista dell’organizzazione fuori dai giochi, lo scioglimento dell’Alleanza: molti credevano che, sotto il costante scrutinio dei federali, la federazione non potesse più funzionare.
Alla fine, Muchnick si riprese e i piani di Kohler furono sventati: nell’Agosto del 1962 Doc Sarpolis di Amarillo fu eletto nuovo presidente.
Ironicamente, il nuovo leader della NWA non riconosceva Rogers come campione: nel suo territorio texano regnava Gene Kiniski.
Nella stessa conferenza, Vince McMahon Sr. divenne vicepresidente.
Tre mesi dopo, Rogers si infortunò a Montreal, e si decise che era venuto il momento di sostituirlo: Muchnick si rivolse nuovamente a Lou Thesz, nella speranza di riportare il titolo in mani fidate.
Sam era consapevole che Vince McMahon aveva in mente di lanciare un suo campione, e sapeva altresì che non sarebbe stato facile convincere Rogers a essere schienato da Thesz.
Il campione riuscì a evitare due incontri programmati con Thesz, ma alla fine non poté fare a meno di combattere contro di lui a Toronto, il 24 Gennaio del 1963, perdendo il titolo come previsto.


Buddy Rogers

Poco dopo, nacque la WWWF, che riconobbe Rogers come suo primo campione, proclamando che aveva vinto un immaginario torneo in Brasile.
Un leader più emotivo avrebbe scatenato una guerra che non poteva essere vinta, ma Muchnick (rieletto alla presidenza il 24 Agosto del 1963) era un uomo lucido e razionale: consapevole della forza di Vince McMahon (che, a sua volta lo rispettava e ammirava) mantenne sempre aperti i canali di comunicazione con lui.
Nel 1965, si discusse seriamente della possibilità di un match tra Lou Thesz e Bruno Sammartino, per la riunificazione dei titoli WWWF e NWA: il piano non andò in porto sia per l’odio di Lou Thesz nei confronti di Toots Mondt (e Thesz chiese una somma esorbitante per il match) sia perché Sammartino, abituato ai ritmi di viaggio relativamente confortevoli del Nord Est, non voleva imbarcarsi in tour massacranti come quelli previsti per i campioni NWA.
Anni dopo, nel 1971, Vince McMahon chiese di ritornare a far parte della NWA, e la sua richiesta fu prontamente accolta da Muchnick, che vedeva così premiato un lungo e laborioso processo di persuasione dietro le quinte.
Una riunione speciale si tenne a St.Louis il 21 Novembre del 1971: Vince McMahon accettò di riconoscere Dory Funk Jr. come campione, di fatto degradando il titolo WWWF a titolo regionale, anche se, di fatto, la cintura conservò sempre un valore pari a quella della NWA.
Il ritorno nell’Alleanza fu molto utile a Vince McMahon Sr., che poté finalmente introdurre al pubblico di New York campioni come i Funk e i Brisco, Karl Gotch e Jimmy Valiant.
E, qualche anno dopo, Bruno Sammartino lottò per la prima volta a St.Louis.
In realtà, Muchnick non aveva particolarmente bisogno di Bruno come lottatore: non era popolare a St.Louis e, come worker, il suo livello era troppo basso per poter essere apprezzato da un pubblico così esigente.
Il principale motivo della sua presenza era politico: in quel momento la NWA era in subbuglio perché Dory Funk Jr., che avrebbe dovuto perdere il titolo NWA contro Jack Brisco, non si era presentato all’incontro a causa di un incidente stradale.
Brisco, da sempre in cattivi rapporti con Dory Funk Sr da quando, anni prima, agli inizi della sua carriera, lo aveva costretto a una lunga e umiliante serie di job contro i suoi due figli, sospettava che l’incidente fosse inventato, una scusa per non consegnarli la cintura.
Ma, dietro le quinte, si temeva che il potente promoter texano potesse mettersi in proprio, sequestrando la cintura NWA: facendo apparire Sammartino a St.Louis, Muchnick gli mandò un sottile segnale.
St.Louis aveva un filo diretto con New York, ed era in grado di sostenere una guerra, che, alla fine, non si verificò.
Nel 1975, McMahon si trovò ad affrontare una minaccia nella sua stessa New York: Pedro e Ron Martinez, Eddie Einhorn e Robert F.Hatch lanciarono la International Wrestling Association (IWA), una nuova promotion, dotata di ampie risorse e decisa a strappare New York alla WWWF e a distruggere il monopolio della NWA una volta per tutte.
Ivan Koloff, Argentina Apollo, Ernie Ladd e Bob Ellis lottavano per la IWA, che aveva il leggendario campione messicano Mil Mascaras come campione.
La crisi venne superata in parte grazie all’appoggio della NWA, che fornì diversi validi performer a McMahon, in parte perché la IWA si era spinta troppo in la con le ambizioni e finì in bancarotta alla fine del 1975.


Vince McMahon Sr.
Un’altra scissione si era verificata nel 1960, quando Verne Gagne, esasperato dai continui rifiuti della NWA di cedergli il titolo, si era messo in proprio, assieme a Wally Karbo, da lungo tempo consigliere del promoter Tony Stecher, fondando la AWA.
Gagne lanciò una sfida per il titolo a Pat O’Connor, dandogli novanta giorni di tempo per accettarla: quando il campione neozelandese, ovviamente, non lo fece, Karbo dichiarò che Gagne doveva essere considerato il nuovo campione.
Anche in questo caso, Muchnick rimase fedele alla sua consueta strategia: continuò ad avere buoni rapporti con Gagne, sia pure venati di un certo disprezzo nei confronti di una federazione che considerava minore, ed evitò un inutile scontro frontale.


Verne Gagne

Nei primi anni ’70, Muchnick cominciava ad essere stanco: gli impegni che la sua carica richiedeva erano assillanti, e stavano minando la sua salute.
Nella riunione del 20 Agosto 1972, i suoi colleghi lo convinsero a prolungare la sua presidenza di un altro anno.
Alla fine, quello che doveva essere un singolo anno si tramutò in tre, e Muchnick restò presidente fino all’Agosto del 1975, quando passò l’incarico a Jack Adkisson, e i booking del campione a Jim Barnett.
Rimase comunque un membro della commissione fino al 1982, anno del suo ritiro.
Il 1 Gennaio del 1982, andò in scena il suo ultimo show, davanti a oltre 19.000 spettatori, al Checkerdome di St.Louis.


Poco più tardi, Vince McMahon Jr. lanciò la sua campagna di conquista del mondo del wrestling, e il business fu cambiato per sempre.
Possiamo solo immaginare cosa sarebbe successo se Vince si fosse dovuto confrontare, invece che con una NWA debole e frammentata, guidata da presidenti non all’altezza e dimentica dello stile di booking che l’aveva resa grande, con una NWA guidata da uno uno degli uomini più abili della storia del wrestling.
Sappiamo però che tutti, all’interno della NWA, sapevano quanto fosse essenziale Muchnick per l’organizzazione.
Lo stesso Harley Race disse a Larry Matysik, conduttore di “Wrestling At The Chase” e braccio destro di Muchnick:

“Con il vecchio fuori dai giochi, cadrà tutto a pezzi.
Dobbiamo assolutamente continuare a coinvolgerlo.”

Ma, alla fine, Muchnick non rimase più coinvolto, complice anche la morte della moglie Helen, nel 1981, che lo convinse in modo definitivo a lasciare il Pro Wrestling, salvo una breve comparsa a Starrcade nel 1990.
La NWA continuò il suo declino, e gradualmente, Vince McMahon arrivò a dominare il business come nessun altro aveva fatto prima di lui.
Larry Matysik racconta di una sua conversazione con Muchnick, anni dopo il suo ritiro:

“<<Credi che Vince, se non mi fossi ritirato, avrebbe cercato di occupare St.Louis?>>
mi chiese Muchnick.
Con tutta la stima e la devozione che avevo per l’uomo, gli risposi:
<<Sam, sono convinto che Vince avrebbe avuto un tale rispetto per te che si sarebbe raggiunto un accordo.
Non avrebbe mai cercato di buttarti fuori dal business.>>
Sam annuì.

Forse, chissà, mi credette anche.”


Sam Muchnick, 1905-1998
Nicola

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