NWA Scrapbook #3: We Love Stampede Wrestling - World of Wrestling

Stu Hart riceve un’inaspettata proposta: tenere degli show della Stampede Wrestling nei Caraibi..

Dalla difficile infanzia passata nella povertà più dura fino alla spietata scena del Pro Wrestling di New York, la vita di Stu Hart, avventurosa e complicata, lo aveva reso un uomo che non si stupiva di nulla.
Forse, tuttavia, quando, nel 1982, nella sua celebre e gigantesca casa a Calgary, ricordata per il Dungeon dove tanti grandi lottatori avevano ricevuto un doloroso battesimo al mondo del Pro Wrestling, si presentarono il Ministro Della Giustizia, un senatore e lo stesso Primo Ministro di Antigua e Barbuda per rendergli visita, anche lui rimase senza parole.


Stu Hart
La Stampede Wrestling (inizialmente conosciuta come Big Time Wrestling, poi come Wild Cat Wrestling e arrivata infine alla denominazione con la quale divenne famosa) era ormai da tempo una vera e propria istituzione a Calgary: il conduttore Ed Whalen e lottatori come Archie Gouldie e Abdullah The Butcher erano autentiche celebrità locali.
Non era la più grande e importante delle promotion canadesi: la Maple Leaf Wrestling di Toronto, la Grand Prix Wrestling di Montreal e la All Star Wrestling di Vancouver la superavano tutte.
Con i suoi lunghi viaggi su strade ghiacciate, con i suoi show tenuti in sperduti villaggi di boscaioli in mezzo ai boschi e con la sua reputazione di paghe basse era la classica promotion che ogni lottatore con un minimo di reputazione, nel circuito NWA, cercava di evitare come la peste.
Ma, per gli abitanti di Calgary, poco importava che la Stampede non fosse la promotion più potente: era la loro promotion, e tanto bastava.
E, a partire dai primi anni ’70, era iniziato gradualmente un fenomeno che portò una delle promotion più periferiche dell’America a diventare una delle più popolari al mondo: la circolazione di bootleg clandestini del programma televisivo della Stampede in paesi del Terzo Mondo.
Nel 1981 le vicende della promotion canadese erano diventate il programma più seguito in Arabia Saudita.
Anche a Singapore, a Bangkok, in Nigeria, Tanzania ed Uganda migliaia e migliaia di persone si sintonizzavano sulle scalcinate emittenti televisive locali per seguire il Pro Wrestling.
Negli anni ’70, Ed Whalen ricevette una lettera di Idi Amin, all’epoca dittatore dell’Uganda: l’uomo politico si dichiarava un grandissimo fan della Stampede, e invitò il conduttore e la sua consorte a casa sua, oltre a esprimere il desiderio che si tenesse uno show nel suo paese (per la cronaca, Whalen declinò gentilmente l’invito).
Keith Hart e Bruce Hart ebbero modo di accorgersi della popolarità globale della Stampede durante un tour della Nuova Zelanda: una sera affrontarono Butch Miller e Luke Williams, una coppia di lottatori locali che avevano saltuariamente lavorato per Stu fin dalla metà degli anni ’60.
In Canada, i Kiwis (questo il nome del tag team) erano heel, ma, nella loro terra natia, rivestivano, ovviamente, i panni dei face, e i due Hart erano i cattivi.
Keith rimase sconvolto quando una donna anziana, seduta in prima fila, lo riprese per la sua condotta scorretta:

“A tuo padre e a Ed Whalen non piacerebbe neanche un po’ questo tuo comportamento!”

In seguito, Keith scoprì che la Stampede Wrestling veniva trasmessa da anni nel paese.
Episodio analogo capitò, in Malesia, al dottore di Keith Hart, che notò, mentre viaggiava su un battello fluviale, una delle guide intente a guardare il wrestling canadese in televisione.
Quando rivelò di conoscere personalmente la famiglia Hart fu trattato con riverenza per tutto il resto del viaggio.
Lo stesso Mohammed Ali, quando arrivò a Calgary nel 1976, come parte del tour promozionale che doveva condurre al celebre match con Antonio Inoki, chiese di incontrare Stu Hart.
Quando i due si incontrarono, ebbero, a beneficio delle telecamere, un giocoso scontro verbale sui meriti dei due rispettivi sport.

I politici che erano venuti a far visita a Stu non erano solo dei fan e fecero una proposta ben precisa: portare tutti i migliori talenti della Stampede, incluso Ed Whalen, in uno show nei Caraibi.
Per convincere Stu della popolarità della Stampede nel loro paese, i dignitari gli fecero ascoltare un pezzo reggae, che gli assicurarono essere uno straordinario successo ad Antigua, il cui ritornello recitava “We love Stampede Wrestling, we love Stampede Wrestling”.
Charles Buffong, un uomo di Antigua che lavorava per Stu all’epoca, gli confermò che i suoi parenti guardavano la Stampede Wrestling e ne erano entusiasti: nelle sere del Lunedì, quando lo show veniva trasmesso, le strade erano completamente vuote.
Con qualche esitazione, Stu Hart accettò.
L’accoglienza che il pubblico locale riservò agli atleti della Stampede non fu pari alle aspettative: le superò di gran lunga.
Migliaia di fan sorridenti e acclamanti gli aspettavano all’aeroporto, dove una banda li accolse suonando.
I wrestler decisero di improvvisare un piccolo show per quel pubblico così numeroso e accogliente, con gli heel che attaccarono i face.
L’idea ebbe fin troppo successo, e i lottatori, probabilmente, non tennero conto del fatto che il pubblico caraibico era più caldo di quello canadese: centinaia di persone provarono ad aiutare direttamente i loro beniamini e fu necessario un intervento della polizia per evitare un linciaggio.
Lo stesso Primo Ministro, presente all’aeroporto per accogliere gli ospiti, dovette dare prova di un’inaspettata agilità nello schivare gli oggetti scagliati dalla folla.
Gli show, due tenuti ad Antigua e uno a Guadeloupe, una piccola isola nel Sud, si rivelarono un enorme successo, con oltre ventimila spettatori paganti per il primo.
I wrestler venivano trattati come dei membri di una famiglia reale, e passavano il tempo a ordinare caviale e champagne all’albergo.
Al puritano Ed Whalen venne offerta una prostituta per la notte: forse per correttezza morale o forse per la presenza della moglie rifiutò.
Tra le star della Stampede sbarcate nei Caraibi spiccavano Dynamite Kid, David Schultz, Kerry Brown, Duke Myers, John Foley, Jim Neidhart e Charlie Buffong.
Dynamite Kid e David Schultz erano i due più importanti, nel Main Event delle card: entrambi tanto bravi sul ring quanto problematici nel backstage.

Tom “Dynamite Kid” Billington era stato casualmente scoperto da Bruce Hart durante un suo tour inglese per la Joint Promotions.
Nato a Golborne, vicino a Wigan, Billington proveniva da una famiglia di pugili; suo padre e, soprattutto, suo nonno erano famosi per essere dei temibili combattenti e dei bulli.
Abbandonata presto la scuola, iniziò a lottare a sedici anni e, arrivato a diciotto, l’età in cui incontrò Bruce Hart, deteneva già il British Lightweight Title e l’European Welterweight Title.
Accettata l’offerta di Bruce, arrivò a Calgary, dove diventò in breve tempo, grazie al suo rivoluzionario stile sul quadrato, uno degli atleti di punta, lavorando, nel frattempo, in modo ossessivo ad aumentare la massa muscolare.
Tuttavia Billington divenne presto noto, nel backstage della Stampede, per un carattere tutt’altro che facile.
Scrive Bret Hart, nella sua autobiografia:

“Billington aveva un cuore nero, il tipo di ragazzo che si diverte a torturare gli animali.”


Dynamite Kid

E anche Schultz, salito agli onori della cronaca anni dopo, quando, durante il suo breve stint in WWF, picchiò un giornalista che aveva osato insinuare che il wrestling era predeterminato, era un uomo dal carattere imprevedibile e violento, al punto che molti colleghi erano restii a salire sul ring con lui.


David Schultz
Stu non si era recato personalmente ai Caraibi: visto che uno dei suoi figli, Smith Hart, aveva una moglie di Puerto Rico, decise di affidare a lui la direzione degli show.
In realtà, pare che dovesse essere Bruce Hart a dover fare le veci di Stu, ma, nello stesso giorno in cui si teneva uno degli show di Antigua, era previsto un evento alle Hawai in onore di Peter Maiva, morto recentemente.
I rapporti tra Smith e Stu non erano idilliaci, il padre si era spesso sentito deluso dai comportamenti del figlio, e la decisione fu probabilmente presa nello spirito di offrirgli un’ultima possibilità.
Il risultato fu che, al termine del breve tour, si scoprì che l’incasso era misteriosamente sparito nel nulla: i wrestler erano comprensibilmente furibondi e Dynamite Kid, in particolare, voleva la testa di Smith.
Questi raccontò alla famiglia che, durante una breve visita a Puerto Rico, aveva affidato il denaro a un wrestler, nel timore di essere derubato; wrestler che poi si era rifiutato di restituirlo.
Gli show nei Caraibi erano stati un successo incredibile, ma Stu, alla fine, dovette pagare molti dei suoi wrestler di tasca sua.
Al di là dei danni economici, la cosa ebbe conseguenze disastrose sul roster: Dynamite Kid, sospettando di essere stato imbrogliato deliberatamente, abbandonò la Stampede e andò a lavorare a Portland.
Schultz (in quel periodo coinvolto in un importante feud con Honky Tonk Man) cercò di inaugurare una promotion rivale a Calgary e Edmonton.
Nell’Ottobre dello stesso anno, la Stampede Wrestling tornò ad Antigua per un altro show: questa volta, Stu Hart fu presente.

Nicola

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