NWA Scrapbook #7: I grandi Tag Team - World of Wrestling

Dai Fabulous Kangaroos agli Assassins, un’analisi di alcuni dei più grandi e influenti Tag Team di tutti i tempi..

E’ difficile stabilire con precisione quando sia nato il Tag Team Wrestling.
Una diffusa leggenda vuole che sia stato elaborato, per la prima volta, nel lontano 1901, a San Francisco, mentre Michael Ball, nel suo saggio accademico “Professional Wrestling as Ritual Drama in American Culture”, accredita la sua invenzione al celebre Joe Stecher.
Tuttavia, entrambe queste tesi non sono in alcun modo dimostrabili, e sono da considerare più delle leggende che altro: è vero che Joe Stecher aveva un fratello, Tony, lottatore, suo manager e, in seguito, promoter, ma non ci sono prove che i due abbiano avuto qualche merito nella nascita del Tag Team Wrestling.
Negli anni ’20 erano comuni gli Handicap Match, incontri dove un lottatore doveva vedersela con due avversari, ma il primo Tag Team Match di cui si hanno tracce documentali si svolse il 2 Ottobre del 1936 a Houston.
Paul Boesch, per lungo tempo promoter della città texana, indica che l’idea fu sviluppata dal suo predecessore Morris Siegel, insieme al wrestler Karl Sarpolis.
Il match del 1936, dove i due idoli locali Whiskers Savage e Milo Steinborn affrontarono i due malvagi indiani Tiger Daula e Fazul Mohammed, vedeva tutti e quattro i wrestler sul ring allo stesso tempo, in quello che oggi sarebbe chiamato un Tornado Match.
Nel 1937 e 1938, simili match erano già comuni nel Nord-Ovest, e si diffusero rapidamente per tutti gli Stati Uniti.
I giornali dell’epoca indicano incontri di questo tipo svoltisi in Texas, Missouri e Georgia.
Al Haft, celebre promoter di Columbus, Ohio fece svolgere il primo match simile nel Settembre del 1938.
Anche in questo caso, tutti i quattro uomini erano presenti allo stesso tempo sul ring, e il match terminava quando entrambi i membri di una squadra venivano schienati con un conto di cinque.
Non è del tutto chiaro quando questi match cominciarono a evolversi verso la loro forma moderna, con solo due uomini alla volta sul ring, e il tag. stipulazione che consente un’azione più ordinata e facile da seguire per gli spettatori
Alcuni quotidiani dell’epoca fanno pensare che, in alcune località, già nel 1939 si svolgevano incontri dalle regole simili a quelle moderne.
Tuttavia, è opportuno sottolineare che poche promotion dell’epoca conservavano dei resoconti dettagliati delle proprie card come quella di Siegel, e la storia del Tag Team Wrestling risulta, come inevitabile conseguenza, un po’ incerta.
I primi team composti da fratelli sembrano apparire nel 1938, con Pete e Ivan Managoff in Texas, e Roy e Herb Welch in Tennessee.
Nell’Agosto del 1939, abbiamo il primo team match svoltosi a Kansas City.
Bisogna aspettare il 28 Dicembre dello stesso anno per imbattersi nel primo Tag Team Match femminile: Mildred Burke e Princess Rose White Cloud sconfissero Wilma Gordon e Gladys Gillem a Columbus.
Ad Atlanta il primo Tag Team Match si svolse nel Maggio del 1940, con Cowboy Luttrall e Herb Freeman che affrontarono Hans Schnabel e Angelo Cistoldi.
A questo punto, questo genere di incontri era generalmente conosciuto come Relay Match, e si trattava di scontri particolarmente violenti, dove i lottatori ignoravano completamente l’arbitro e le regole.
Dopo qualche anno ancora, nacquero finalmente i primi titoli dedicati al tag team wrestling: con essi, arrivarono delle coppie fisse di lottatori.
Un Tag Team Title fu introdotto in Texas nel 1944, e il Southern Tag Team Title venne difeso già nel 1945 in Kentucky e nel Tennessee, con i Welch tra i primi campioni.
La Dusek Family Riot Squad, composta dai fratelli Ernie, Emil, Joe e Rudy, dopo che tutti i suoi membri avevano guadagnato fama come singoli, popolarizzò il nuovo tipo di wrestling in diversi territori nella seconda metà degli anni ’40.
Se il Tag Team Wrestling si diffuse molto rapidamente nel Sud degli Stati Uniti, fu invece molto più lento a svilupparsi nel Nord-Est del paese.
Bisognerà aspettare il 1953 per vedere un Tag Team Match in uno show al Madison Square Garden:
il 5 Gennaio di quell’anno, Steve e Gene Stanlee trionfarono contro i malvagi Rudy Kay e Al Williams.
Una curiosità: per molti anni, i promoter e i commentatori chiamarono questo tipo di incontri “Australian Tag Team Match”, cosa che spinse molti a credere che si trattasse di un’invenzione dei popolari Fabulous Kangaroos.
Ma, in realtà, perché questo genere di incontri veniva indicato come australiano?
La spiegazione potrebbe essere più semplice del previsto.
Un giorno, Dick Steinborn, figlio di Milo Steinborn, protagonista del primo incontro di questo tipo, chiese al padre delucidazioni sul perché questo genere di match veniva fatto risalire all’Australia.

“Perché nessuno poteva verificarlo.”

fu la lapidaria risposta di Milo.

Semplicemente, il riferimento a un continente lontano aggiungeva un pizzico di esotismo e mistero a queste contese.

Come tutto il Pro Wrestling, anche la categoria Tag Team beneficiò enormemente dell’avvento della televisione.
In breve, team come i Becker e i Garibaldi divennero famosi in tutta la nazione, appena dietro, come popolarità, a grandi star come Gorgeous George e Antonino Rocca.
Il Tag Team Wrestling divenne, in questo periodo, una presenza fissa (con l’unica eccezione di Buffalo) in tutte le promotion di un qualche rilievo, ma il suo paradiso era la Jim Crockett Promotion, diffusa in Virginia e in North e South Carolina.
Dai primi anni ’50, con i Becker e gli Smith Brothers, fino agli anni ’70, quando le cose cambiarono con l’arrivo del nuovo booker George Scott e di Johnny Valentine, i tag team rimasero, in questo territorio, più importanti dei wrestler singoli.
Non troppo diversa la situazione nel Tennessee, altro territorio con il Tag Team Wrestling al centro della scena.
Anche a New York, pian piano, questo tipo di wrestling divenne sempre più importante, soprattutto quando, a partire dalla metà degli anni ’50, Vince McMahon Sr.. consolidò la sua presa sul territorio.
McMahon amava uno stile di wrestling fortemente incentrato sul brawling e sugli scontri fuori dal ring, caratteristiche che si sposavano particolarmente bene con i match di coppia.
Con Antonino Rocca e Miguel Perez come protagonisti, per ingraziarsi il numeroso pubblico latino, i match di coppia furono nel Main Event nella stragrande maggioranza dei 30 show tenutisi al Madison Square Garden dal 1957 al 1959.
Quando la stella di Rocca cominciò a declinare, il suo posto fu preso da Buddy Rogers e Bob Orton Sr.
In Canada, il Canadian Open Tag Team Title nacque nel 1952.
Billy Watson e Pat Flanagan divvenero i primi campioni, vincendo un torneo e ricevendo come premio il prestigioso Calvert Trophy, che poi, tipicamente, fin distrutto durante un angle con i Mills Brothers nel 1954.
Anche in AWA team come Dick The Bruiser & The Crusher o Nick Bockwinkel & Ray Stevens occupavano spesso il Main Event.
Nella West Coast, gli Sharpe Brothers dominarono la scena negli anni ’50.
Dopo di loro, i Tag Team non ebbero più una posizione di rilievo nella scena californiana, fino all’arrivo, negli anni ’70, di Goliath e Black Gordman.

Con il passare degli anni, il Tag Team Wrestling, pur rimanendo una presenza fissa all’interno di praticamente tutte le promotion, cominciò un lieve declino.
Nella NWA non si arrivò mai a creare un titolo singolo, unificato, per i tag team, nonostante le richieste in tal senso di alcuni lottatori.
In particolare Jerry Oates, membro di un popolare tag team insieme al fratello Ted, insistette a lungo con Bob Geigel affinché fosse creato un unico nazionale.
Ma la richiesta non fu mai accolta:

“Ancora oggi non capisco perché non fu fatto.
Avresti potuto avere il campione singolo che lavorava in una costa e i campioni di coppia nell’altra.
Avresti potuto avere i campioni locali che sfidavano quelli nazionali.
Sarebbe stato un grande successo, credo, con il Tag Team giusto.”

Invece, la situazione non cambiò, con ogni singolo territorio che aveva il proprio titolo tag team, alcuni addirittura più di uno, e questo finì inevitabilmente per annacquare il prestigio di simili cinture.
Nel frattempo, a New York, con la nascita della WWWF, l’attenzione passò dai tag team a campioni singoli come Bruno Sammartino e Pedro Morales.
Negli anni ’60 e ’70, l’unico team che riuscirà a rimanere, in modo stabile, nei piani alti della card fu quello composto da John e Jimmy Valiant.
Una rinascita avverrò negli anni ’80 quando molti tag team, sia nella WWF che nella NWA, catturarono nuovamente l’attenzione del pubblico.
Il Tag Team più popolare dell’epoca, e, forse, di tutti i tempi, fu quello dei Road Warriors, inventato da Ole Anderson, grande booker e lui stesso, con la importante Minnesota Wrecking Crew, protagonista di questo tipo di wrestling.
Esaminando la storia di questo tipo di wrestling, si può giungere alla conclusione che ha sempre avuto un’importanza maggiore nel Sud degli Stati Uniti, piuttosto che nel Nord.
In parte per le preferenze personali dei promoter, come sottolinea Al Snow:

“In alcune parti del paese i promoter amavano il Tag Team Wrestling, erano affascinati da esso, e quindi lo promuovevano.
Nel Nord-Est era più una semplice attrazione, una cosa minore.
Vince McMahon lo considera in questo modo.
Ecco perché è trattato così, nella WWE, e perché i fan non ne hanno una grande considerazione: siamo stati noi a educarli così”

In parte, forse, anche perché il pubblico del Sud rispondeva più facilmente all’heat provocato da questo tipo di match.
Ora, dopo questa breve e tutt’altro che esaustiva storia del Tag Team Wrestling, proviamo ad esaminare le vicende di alcune delle coppia più significative di tutti i tempi.

The Fabulous Kangaroos

Contrariamente alla leggenda, i Fabulous Kangaroos non hanno inventato il Tag Team Wrestling.
Ma, probabilmente, hanno fatto più di chiunque altro per renderlo popolare in tutto il globo.
Per circa venti anni, questo Tag Team giramondo, composto, nella sua formazione originale da Al Costello e Ray Heffernan, e, in seguito, da Costello con partner come Ray St.Clair e Joseph Smith Jr., ha lottato in ogni continente.
E, se i Kangaroos erano innovativi sul ring, lo erano anche come immagine e nel modo di promuoversi.
Certo, esagerazioni a scopo promozionale sono sempre esistite, nel bizzarro mondo del Pro Wrestling, ma chi, oltre ai Kangaroos, si è mai presentato come un esperto di caccia grossa che ha inventato un boomerang così tagliente da sgozzare un orso Grizzly a distanza?
Al Costello (vero nome Giacomo Costa) nacque in Italia, a Lingua di Salina, il 14 Dicembre del 1919.
All’età di sei anni si trasferì in Australia insieme alla sua famiglia: dopo un’adolescenza dedicata al pugilato dilettantistico, passò al Pro Wrestling sotto gli auspici di Basher Bonas, il Middleweight Champion australiano.
Tuttavia, non poteva utilizzare, in questa nuova carriera, il suo vero nome: i suoi genitori, molto tradizionalisti, non avrebbero mai accettato che il loro figlio si dedicasse a una professione così poco dignitosa.
Così Giacomo pensò a due celebri italiani, Al Capone e Frank Costello, e un i loro nomi, facendo nascere il ring name di Al Costello, che lo accompagnò per il resto della sua carriera.
Giacomo fin per diventare conosciuto, nel business, come “l’uomo dalle mille prese”, ma le sue attività non si limitarono al Pro Wrestling: nel corso della sua avventurosa vita fu anche buttafuori, pittore e cantante lirico.
Si esibì anche con la Sidney Simphony, fu soprannominato “il Caruso australiano” durante un tour di Singapore, e, qualche volta, si lanciava in numeri canori prima dei suoi match.
Laurence Roy Heffernan, invece, era un body builder australiano che divenne un Pro all’età di vent’anni, nel suo paese natale, per poi imbarcarsi, nel 1953, in un lungo tour che lo portò ad esibirsi in India, Pakistan, Canada ed Europa.
Nessuno dei due ebbe una carriera particolarmente significativa da singolo: wrestler secondari, che lottavano nei preliminari o, nei casi più fortunati, a metà della card.
All’età di 36 anni, Costello, dopo quattro anni passati a lottare in Nord America (per i lottatori australiani era quasi obbligatorio passare qualche anno della loro carriera negli Stati Uniti, altrimenti si veniva considerati “lottatori di provincia”, ed era impossibile fare carriera) illustrò la sua idea di un tag team australiano al promoter Joe Blanchard.
Visto che Heffernan era suo amico, l’idea di averlo come compagno di coppia fu naturale.
I Fabulous Kangaroos ebbero il loro primo match il 3 Maggio del 1957, ad Alberta, per Stu Hart, lottando contro Maurice LaPointe e Tony Baillargeon.
Il successo fu immediato, e, solo dopo pochi mesi, si trovavano a competere con i nomi più importanti della categoria.
Nel 1958, i Kangaroos furono completati dal loquace manager Wild Red Berry.
A cosa fu dovuto l’immediato e durevole grande successo della coppia?
I Fabulous Kangaroos si distinguevano dagli altri Tag Team della loro era perché erano degli autentici showman: salivano sul ring sulle note di “Waltzing Matilda”, in un’epoca dove pochissimi utilizzavano una theme song, gettavano al pubblico boomerang di cartone, e salivano sul ringp ortando con loro una grande bandiera australiana.
Nel Marzo del 1958, ebbero il loro primo match al Madison Square Garden, e in breve apparvero come una credibile minaccia per gli imbattibili campioni Antonino Rocca e Miguel Perez.
Presentati come i “Kangaroo Men”, costrinsero i campioni latini, nell’Agosto del 1958, a un No Contest, accompagnato da un fitto lancio di frutta e pietre, che costrinse i promoter ad accendere le luci e a far partire l’inno nazionale per evitare una rivolta.
Nei mesi successivi, si spinsero a Sud, dove sconfissero, per la versione locale dei titoli di coppia, Pepper Gomez e El Medico.
Nel 1960 fecero il loro trionfale ritorno al Madison Square Garden, dove furono per tre volte nel Main Event contro diverse combinazioni di Johnny Valentine, Argentina Apollo e Rocca.
Tra il ’60 e il ’62, i Kangaroos detennero il titolo di coppia per ben tre volte nella Capitol Sports Promotion, la progenitrice della WWWF.
I Fabulous Kangaross erano dei bravi wrestler, ma, soprattutto, avevano due stili che si completavano a vicenda: Costello tecnico e maestro della lotta al tappeto, Heffernan istrionico e pittoresco showman.
Ma, se Costello era un autentico shooter, anche Heffernan sapeva badare a se stesso, come scoprì a sue spese un Kickboxer che, in una palestra di Hong Kong, fece davanti a lui dei commenti poco lusinghieri sul Pro Wrestling.
Giocando sopratutto sul nazionalismo, i due erano anche capacissimi di attirarsi l’heat del pubblico, fino a provocare numerose rivolte.
Nel 1964, Stan Stasiak fu reso un canguro onorario, per un incontro, a Winnipeg, contro Karl Gotch, Don Leo Jonathan e Roy McClarty.
Il pubblico, inferocito, cominciò a scagliare contro di loro le sedie, e i cattivi furono costretti a rifugiarsi sotto il ring.
Ma neanche questo nascondiglio si rivelò sicuro: la folla diede fuoco al drappo del ring, nella speranza che il fumo gli costringesse ad uscire.
Nel Giugno del 1965 disputarono il loro ultimo match in Nord America, venendo sconfitti da Don Leo Jonathan e Jim Hady: Heffernan, assente dall’Australia dal 1953, desiderava tornare in patria.
Per sua fortuna, in quel periodo l’Australia, sotto la sapiente guida del promoter Jim Barnett, era diventato uno dei territori NWA più importanti e dove i wrestler venivano meglio retribuiti.
Cominciò una buona carriera da singolo, per sua fortuna, ma per disgrazia del suo collega Costello, che si ritrovò privo del suo tag team partner.
Nell’Agosto del 1967, Costello riformò i Kangaroos con il wrestler inglese Ray St.Clair (vero nome Tinker Todd).
Costello aveva già 47 anni, ma una dieta rigorosa e salutare (Costello era vegetariano) e il costante esercizio fisico lo rendevano ancora perfettamente in grado di lavorare sul ring.
Questa nuova versione dei Kangaroos ottenne in breve il successo nella promotion, basata a Detroit, di Sheik, dove conquistarono il titolo di coppia nella leggendaria Cobo Hall.
Tornarono poi in WWWF, dove non ebbero difficoltà a ricatturare l’odio del pubblico…con anche troppo successo.
A Cincinnati, i due ebbero la pessima idea di far sanguinare, con un colpo particolarmente violento, il popolarissimo lottatore nero Bobo Brazil, di fronte a un pubblico composto in maggioranza da afroamericani.
Il pubblico si infuriò talmente che cercò di forzare le porte del backstage, dove i due erano riusciti miracolosamente a rifugiarsi.
Costello e St.Clair furono costretti a fuggire rapidamente fuori dall’arena, per poi passare tutta la notte nascosti dentro un bidone della spazzatura.
Oltre al danno la beffa: quando, la mattina, sporchi e infreddoliti, riuscirono a tornare verso l’automobile di St.Clair, scoprirono che tutte e quattro le gomme erano state tagliate.

Nonostante il successo, Todd era tormentato da gravi problemi al ginocchio, che lo costrinsero infine, dopo soli sei mesi, a lasciare il Tag Team.
Ma Costello non si diede per vinto e, dopo qualche mese, trovò un nuovo compagno in Joseph Smith Jr.
Grande atleta (aveva gareggiato, con ottimi risultati, sia nel Football che nel Baseball) e intrattenitore naturale (aveva interpretato la parte di Mr.Bullethead nello show “Wallace & Ladmo”, molto popolare nell’Arizona), era stato introdotto al Pro Wrestling da nientedimeno che Larry Chene, e aveva esordito da Pro nel 1956.
Nella Central States aveva già detenuto il titolo massimo, lottando con il nome di Don Kent.
Quest’ultima versione dei Kangaroos si dimostrò durevole come quella composta da Costello e Heffernan.
Smith Jr. e Costello vinsero i loro primi titolo in Giappone, verso la fine del 1968, a cui presto seguirono i massimi allori nella WWA di Indianapolis e nei territori del Michigan e del Tennessee.
Accompagnati dal manager George “Crybaby” Cannon tornarono brevemente a New York nel 1971, impegnando Terry e Dory Funk in un pareggio di 45 minuti al Madison Square Garden.
A questo punto della sua carriera, Costello si limitava a sfruttare magistralmente la sua esperienza per aizzare il pubblico, mente Smith Jr. si prendeva tutti i bump.
Nel 1974, i Kangaroos iniziarono a rallentare la loro corsa.
All’inizio del 1975, Costello ebbe un breve stint come singolo, per poi unirsi alla International Wrestling Association, promotion nata con grandi ambizioni, ma di breve vita, nel ruolo di manager.
Dopo essere stato operato all’anca, Costello fondò i New Kangaroos con Tony Charles, e tornò a lottare con Smith Jr. in un tour di Puerto Rico nel 1977.
Vennero presentati, al loro arrivo, come campioni WWC, ed ebbero un feud con Jose Rivera e Invader I.
Nello stesso anno, Costello diede vita a una incarnazione dei Kangaroos con Bruce Swayze, con il quale lotterà, a Indianapolis, contro Moose Cholak e Paul Christy.
Finirà per rimanere attivo sul ring, in un modo o nell’altro, fino all’età di 67 anni: come manager dei New Fabulous Kangaroos, passerà la torcia a Mickey Dole, Denny Kass e a un giovane Al Snow.
Come ricorda Snow:

“Al Costello era un individuo davvero particolare.
Aveva uno stile di wrestling unico, hooking style, che amavo imparare.”

Heffernan e Smith Jr, morirono a pochi mesi l’uno dall’altro: il primo nel Settembre del 1992, per un infarto, il secondo il Giugno del 1993, di leucemia.
Costello invece si spense, all’età di 80 anni, nel Gennaio del 2000.

Pat Patterson & Ray Stevens

Nato e cresciuto in una famiglia poverissima di Montreal, con quattro fratelli e quattro sorelle, Pierre Clermont cominciò a lottare giovanissimo con il nome di Pat Patterson.
A diciannove anni, dopo un feroce litigio col padre, che non accettava la sua omosessualità, lasciò il Canada e si recò a Boston, con pochi soldi e con una conoscenza dell’inglese che rasentava lo zero, per tentare fortuna nel mondo del Pro Wrestling.
Lentamente, la sua carriera cominciò a ingranare, anche grazie all’amicizia dell’influente e temuto Maurice “Mad Dog” Vachon, raggiungendo qualche risultato durante uno stint a Portland, Oregon.
Ma la vera svolta arrivò nel Gennaio del 1965, quando arrivò a San Francisco, città gestita dal geniale promoter Roy Shire.
La star di San Francisco era Ray Stevens, che, quando Pat Patterson arrivò, si trovava impegnato in un tour dell’Australia: al ritorno, il canadese ebbe l’ordine di schiarirsi i capelli, per diventare il nuovo tag team partner del grande wrestler, con il quale formò i Blond Bombers.

Se Patterson, nel 1965, era solo un giovane di belle speranze, Ray Steves era già una leggenda del business.
Nato il 5 Settembre del 1935 a Point Pleasant, West Virginia, e cresciuto da uno zio a Columbus, Ohio, Stevens cominciò a lottare a 15 anni, sotto il promoter Al Haft, e a 17 era una star.
Buddy Rogers contribuì ad allenarlo (in seguito Rogers parlerà di lui come di uno dei wrestler più dotati che avesse mai conosciuto), e una serie di match contro il grande Gorgeous George affinarono le sue incredibili capacità naturali.
In Carolina, formò un tag team con Buddy Lee, e un altro con Shire a Indianapolis.
Nel 1960, l’ambizioso Shire iniziò una guerra promozionale per il controllo di San Francisco, contro il promoter NWA Joe Malciewicz, ed utilizzò proprio Stevens come sua principale attrazione.
E Stevens era più che pronto per un simile incarico: il suo stile era incredibile, straordinariamente innovativo e dinamico per l’epoca.
Uno di quei performer che alzano l’asticella e stabiliscono nuovi standard, Stevens affrontò, a San Francisco, tutti i wrestler più importanti della sua epoca: Wilbur Snyder, Bobo Brazil, Bruno Sammartino, “Cowboy” Bob Ellis, Karl Gotch, Pedro Morales, Jose Lothario e innumerevoli altri.
La sua rivalità più importante fu quella contro Pepper Gomez, un Body Builder che si vantava di avere addominali duri come l’acciaio.
Gomez aveva lanciato una Open Challenge a tutti i membri del roster, invitandoli a balzare sul suo stomaco, ma nessuno era stato in grado neppure di scuoterlo.
Stevens gli disse che avrebbe raccolto la sua sfida…balzandogli addosso da una scala.
Gomez accettò, e Stevens si lanciò sul suo stomaco da circa metà della scala: il body builder rimase però impassibile.
Allora Stevens si arrampicò fino alla cima della scala, alta circa tre metri e mezzo, poi, con la sua Bombs Away Knee Drop si lasciò cadere sulla gola di Gomez, che rimase gravemente infortunato, sputando sangue, e rimase fuori dall’azione per diverse settimane.
Il risultante match tra i due fece registrare un tutto esaurito di 17.000 spettatori al Cow Palace, con altri 5.000 che dovettero essere allontanati.

Il nuovo Tag Team, composto da una giovane promessa e da un lottatore affermato, esordì il 17 Aprile del 1965, conquistando i West Coast Titles contro The Destroyer e Billy Red Lyons.
Si trattò del primo dei due regni dei Blond Bombers, con il secondo che iniziò nel 1967.
Nel 1968, Patterson ebbe un breve stint ad Amarillo, mentre Stevens divenne face.
Al ritorno di Patterson i due ex alleati ebbero un’accesa rivalità durata quasi due anni.
Patterson rimarrà a San Francisco fino al 1977, ma, a San Francisco, non ebbe altre occasioni di lottare insieme a Stevens.

Se, a San Francisco, Stevens e Patterson ebbero degli importanti risultati dal punto di vista professionale, diventando, a detta di molti wrestler, il più grande Tag Team di tutti i tempi, la promotion di Roy Shire aveva anche alcuni lati negativi.
Il Cow Palace aveva la meritata reputazione di essere una delle arene più pericolose di tutti gli Stati Uniti.
Gli spettatori erano rischiosamente vicini ai wrestler durante l’ingresso, e calci, pugni e tentativi di accoltellamento erano all’ordine del giorno.
I fan, a un certo punto, riuscirono anche a scoprire dove abitava Patterson, che finì per correre seri rischi anche nella sua vita privata , e avere le finestre di casa sfasciate.
Inoltre Roy Shire, definito da Bill Watts, nella sua biografia, un “genio frustrante” non era un uomo facile con cui avere a che fare.
Significativo il suo primo colloquio con Pat Patterson, come ricordato dal canadese:

Shire: “Ho sentito dire che sei diverso.”
Patterson: “In che senso, Mr.Shire?”
Shire: “Ho sentito dire che sei un finocchio.”
Patterson: “Sarò onesto con voi signore, lavorerò duramente e non la metterò mai in imbarazzo.
Per il resto, preferirei essere chiamato gay.”
Shire: “Ok.
Ma il tuo aspetto fa vomitare.
Sarà meglio che inizi ad allenarti.”

Superati i pregiudizi, o, più probabilmente, compreso che con Patterson si poteva guadagnare bene, Shire divenne un superiore più tollerante.
Ma rimaneva un promoter molto esigente con i suoi talenti, con una forte tendenza a esercitare un controllo eccessivo (sempre Watts attribuisce il graduale declino della sua promotion alla poca libertà creativa lasciata ai performer) e attaccatissimo al denaro.
Fu proprio per motivi economici, difatti, che Patterson lasciò San Francisco, nel 1977.
Patterson, consapevole del passare degli anni, era interessato ad avere una quota della promotion, che gli fu negata da Shire.
Solo un anno più tardi, nel 1978, i Blond Bombers ebbero l’opportunità di lottare nuovamente insieme.
Patterson era alla fine di un frustrante stint in Florida come booker, dove una forte divergenza di vedute con Johnny Valentine gli aveva reso praticamente impossibile lavorare.
Stevens si trovava in AWA, e lo invitò ad unirsi a lui.
I riformati Blond Bombers si trovarono ancora una volta nella parte alta della card, che terminò quando Patterson se ne andò a New York, dove divenne un uomo chiave della WWF, mettendo a frutto le lezioni di booking apprese a San Francisco.

Se Ray Stevens vinse il titolo di coppia AWA una volta con Pat Patterson, fu però il suo Tag Team con Nick Bockwinkel a passare alla storia.
Insieme al manager Bobby Heenan, vinsero il titolo tre volte, la prima strappandolo a The Crusher e Red Bastien, quest’ultimo un altro eccellente worker e high flyer.
D’altronde, come avrebbe potuto fallire la combinazione di Stevens, Bockwinkel e Heeman?
Difficile immaginare una squadra più eccellente, sia sul ring che al microfono.

Ray Stevens morì nel 1966, a soli sessant’anni.
Va detto che non si era mai preso particolarmente cura della sua salute, continuando a bere e fumare fino all’ultimo giorno.

The Assassins

Jody Hamilton non aveva mai incontrato Tom Renesto prima di quella sera del Dicembre 1961, in cui, ad Atlanta, unirono per la prima volta le forze in un Tag Team Match, anche se Renesto aveva lottato, alcuni anni prima, col suo fratello maggiore, Larry, in Carolina.
Ma, nonostante questo, Hamilton si accorse subito che gli Assassins, questo il nome del tag team, sarebbero stati qualcosa di speciale:

“A sette o otto minuti dall’inizio del match, capii che saremmo stati una grande combinazione, perché lui anticipava le cose che stavo per fare, e io anticipavo le cose che stava per fare lui.
Di conseguenza, eravamo sempre al posto giusto al momento giusto.”

E pensare che la gimmick di questo tag team era nata quasi per caso.
In origine, Hamilton avrebbe dovuto interpretare, ad Atlanta, il personaggio di The Iron Russian, poi, d’un tratto, gli fu affibbiata la gimmick di Assassin.
Prima di arrivare ad Atlanta, il giovane Hamilton era già stato un buon pugile dilettante, poi aveva seguito le orme del fratello, il famoso Missouri Mauler, con il quale aveva affrontato, nel 1958, Antonino Rocca e Miguel Perez, diventando il wrestler più giovane ad essere mai apparso in un Main Event al Madison Square Garden.
Il primo match di Assassin fu contro Country Plowboy, interpretato da Stan Frazier, il wrestler che ebbe una breve notorietà, alcuni anni più tardi come Uncle Elmer in WWF.
Frazier da giovane era scarso esattamente come lo era da vecchio, e l’incontro risultò davvero scadente, poi, man mano che affrontava avversari migliori, il personaggio di Assassin, heel come la maggior parte dei lottatori mascherati, cominciò ad andare over.
Con l’arrivo di Tom Renesto ad Atlanta, nacque il Tag Team degli Assassins.
Tom Renesto aveva già avuto successo come wrestler mascherato in Carolina, dove era noto come Great Bolo, gimmick che aveva ereditato da Al Lovelock.
Sul ring, Hamilton, per quanto giovane, era già eccellente.
Ma in altre aree aveva ancora molte cose da imparare, e Renesto si dimostrò un ottimo maestro.
Innanzitutto, su come lottare con la maschera, cosa che richiede, visto che il pubblico non può vedere le espressioni del volto, una adeguata accentuazione dei movimenti corporei.
Ma soprattutto, Renesto era un autentico maestro nelle interviste, dove invece Hamilton era ancora molto acerbo.
Renesto non era un heel brutale come Dick The Bruiser le cui interviste consistevano sopratutto in grugniti e minacce, ma un heel calcolatore e astuto.
Non sbraitava, ma parlava in modo pacato e tranquillo. (“non hai bisogno di suonare arrogante quando parli in modo intelligente.
Se parli in modo intelligente, il pubblico penserà automaticamente che lo stai trattando dall’alto in basso”).
Poteva iniziare i suoi promo televisivi in questo modo:

“Ora, prima che vi parli del mio match di Martedì, voglio che togliate la gallina da davanti al televisore, e che facciate uscire i maiali dal salotto.
Voglio che possiate sedervi, senza essere distratti, e ascoltare con attenzione, perché devo dirvi delle cose importanti.”

E’ opportuno tenere presente che, in Carolina, c’erano molte zone rurali, e, se i maiali in salotto erano un’esagerazione, molte persone potevano benissimo avere davvero una gallina davanti al televisore.
Per Renesto, soprannominato dai colleghi “The Silver Tongued Devil”, un’intervista, per poter funzionare doveva avere un ingrediente fondamentale: la sincerità.
Come scrive lo stesso Hamilton, ricordando le lezioni impartitegli da Renesto:

“L’ingrediente chiave di un’intervista, quello che fa sì che i fan abbiano voglia di ascoltarla, e non la considerino un semplice spot commerciale, è aggiungere ad essa un’aria di sincerità.
Se non riesci a fare questo, sei finito.
Il pubblico non doveva mai, mai, pensare che stessimo promuovendo qualcosa.
Questo è uno dei motivi per cui Tom e io, nella maggior parte dei casi, non urlavamo o sbraitavamo.
Parlavamo in tono fermo e intelligente, e rendevamo il promo sincero quanto potevamo.”

Una volta assorbire tutte le lezioni di Renesto, gli Assassins divennero uno dei Tag Team più completi di tutti i tempi, sia fuori che dentro il ring.
Erano capaci di adattarsi a qualsiasi avversario e a qualsiasi stile, da quello statunitense a quelli giapponese e messicano.
Vinsero dei titoli in ogni parte del mondo, a Vancouver, in Georgia, in California, in Australia e in Giappone.
Il 13 Maggio del 1965, gli Assassins divennero campioni WWA, a Los Angeles, sconfiggendo Kurt e Karl Von Stroheim.
Nello stesso anno, si imarcarono in un lungo tour del Giappone, dove affrontarono diverse volte Baba e Toyonobori.
Per Jim Crockett, non lottarono come gli Assassins, ma sotto in nomi di Bolo e Great Bolo, riprendendo la gimmick che aveva già spinto al successo Renesto.
Il loro feud più lungo, riproposto in diverse promotion, fu quello contro i Kentuckians, team composto dai giganteschi Tiny Smith e Luke Brown.
Renesto e Hamilton li aiutarono a lottare in modo consono alla loro corporatura, vendendo al massimo le loro mosse, e facendoli apparire come colossi dotati di una forza gigantesca.
Nel 1972, il tag team fu vittima di una guerra interna alla NWA.
Alla morte di Gunkel, molti wrestler seguirono la sua vedova, Ann, nella All South Wrestling, una promotion rivale della NWA.
Gli Assassins seguirono la Gunkel nella nuova avventura, con Renesto che svolgeva anche l’incarico di booker.
E fu proprio Renesto a venire a sapere che la NWA intendeva far circolare delle foto di lui e Hamilton smascherati, in modo da rovinare la loro gimmick.
L’unica soluzione era battere i rivali sul tempo, smascherandosi in televisione, mentre Hamilton si trovava in Giappone.
Può sembrare incredibile oggi, ma il figlio di Renesto, Tom Jr., scoprii che il padre era uno degli Assassins guardando la TV, e con lui tutto il resto della famiglia.
La All South Wrestling aveva un buon roster, ma la NWA le faceva una concorrenza spietata e, cosa più grave, non aveva la possibilità di inserire nuovi lottatori: tutti erano restii a lavorare per la Gunkel, per paura di finire boicottati dagli altri promoter statunitensi.
Inevitabilmente, i vari feud ed angle, senza mai volti nuovi, divennero stantii e ripetitivi.
Rientrati nella NWA, gli Assassins imboccarono la fase discendente della loro carriera.
Hamilton avrà altri partner, il più importante dei quali fu Randy Colley, ma non riuscii mai a ricreare la magia della formazione originaria.
Entrambi i membri originari degli Assassins smisero di lottare in via definitiva negli anni ’80.

Minnesota Wrecking Crew

Definito sia da Stan Hansen che da Tony Atlas una delle menti più brillanti del mondo del Pro Wrestling, Ole Anderson ha influenzato a tanti livelli il business.
Inventò la Press Slam, a uso di Atlas, negli anni ’70, e, nei primi anni ’80, fu la mente dietro alla nascita di uno dei più popolari e vincenti tag team di tutti i tempi, i Road Warriors.
Tuttavia, oltre a inventare i Road Warriors, Ole Anderson è stato anche membro di uno dei più importanti e influenti tag team degli anni ’70, noto come Minnesota Wrecking Crew.
La formazione originaria era composta da Lars Anderson e Gene Anderson.
In realtà, il Pro Wrestling era la cosa più lontana dalla mente di Larry Heiniemi, l’uomo che diverrà noto come Lars Anderson, fino a quando, insieme a Gene Anderson, non cominciò ad allenarsi sotto la guida di Verne Gagne.
Lars e Gene diedero vita alla dinastia degli Anderson in Tennessee, poi si mossero in Georgia e nella Mid Atlantic.
In questo periodo, svilupparono alcune delle manovre che diventeranno poi classiche nel repertorio di ogni tag team.
Ad esempio, il “tag and block”, dove gli Anderson si davano il tag posizionandosi, allo stesso tempo, in modo tale da impedire agli avversari di fare lo stesso.
Nel Giugno del 1968, Gene e Larry introdussero un terzo membro della loro squadra, un altro nativo del Minnesota, Alan Rogowski, che assumerà il nome di Ole Anderson.
Anch’esso allenato da Verne Gagne, Ole si inserì molto bene nel solco dello stile tracciato da Lars e Gene.
Il trio combatteva in Six Man Tag Match, e cambiava formazione di volta in volta nei normali tag match.
Vero la fine del 1968, Lars iniziò una carriera da singolo in AWA, mentre Ole e Gene rimasero come gli Anderson in Carolina (dove detennero gli Atlantic Coast Titles tre volte) e in Georgia (dove detennero il titolo di coppia sette volte).
Occasionalmente, Lars tornava a diventare un Anderson, ed ebbe anche un feud fratello contro fratello con Ole, nel 1980 in Georgia.
Ma lo stile rimaneva lo stesso, in linea con gli insegnamenti di Gagne (che, in fondo, aveva allenato tutti gli Anderson): realistico e stiff, con molta attenzione alla psicologia.
Gli Anderson chiudevano uno degli avversari in un angolo, impedendogli di dare il cambio al compagno, poi si accanivano contro uno dei suoi arti: uno storytelling semplice ma efficace.
A volte, nel suscitare l’odio del pubblico, anche troppo efficace: nel Maggio del 1976, un fan salito sul ring aprì un terribile squarcio sul petto e sul braccio di Ole con una coltellata.
I medici spesero quattro ore a ricucire Ole, con oltre 100 punti.
Gene e Ole divennero famosi soprattutto per i lunghi match contro Paul Jones e Wahoo McDaniel, con cui condividevano la stessa filosofia di wrestling.
Nell’Ottobre del 1981, Gene fu colpito alla nuca da Wahoo McDaniel, con una mazza da baseball: ovviamente, doveva trattarsi di un semplice angle, ma la cosa finì per avere conseguenza molto serie.
Gene, nei rimanenti dieci anni della sua vita, non sarà più lo stesso, manifestando qualche difficoltà a parlare correttamente e a ricordare le cose.
Morì d’infarto il 31 Ottobre del 1991.
Con Gene ritirato, per età e problemi di salute, Ole troverà un nuovo compagno di tag team in Thunderbolt Patterson, popolarissimo face nero della Georgia.
Patterson e Ole vinceranno il NWA National Tag Team Title, ma poi, quando Arn Anderson comincerà ad avere successo nella Mid Atlantic, Ole comincerà a pensare seriamente a una rifondazione della Minnesota Wrescking Crew.
In un episodio di World Championship Wrestling. Ole tradirà Patterson, cosa che poi porterà a uno scontro tra Thunderbolt Patterson e Manny Fernandez con Ole & Arn Anderson per il titolo.

L’ultima versione degli Anderson, composta da Ole e Arn, riprenderà sostanzialmente lo stile tracciato dalle precedenti, e i due entreranno anche a far parte della celeberrima stable dei Four Horsemen.
Ole, tuttavia, si è sempre mostrato non particolarmente soddisfatto di questa parte della sua carriera, dichiarando più volte che il wrestling migliore l’ha espresso insieme a Gene.

 

Nicola

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