NWA Scrapbook #9: New York prima della WWWF - World of Wrestling

La storia del Pro Wrestling a New York tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e la nascita della World Wide Wrestling Federation..

Il 30 Marzo del 1938, al Madison Square Garden di New York, si tenne l’ennesimo show di Pro Wrestling: nonostante la pioggia e uno spettacolo rivale con Jim Londos che si svolgeva nel Bronx, circa seimila spettatori assistettero a un Main Event tutto irlandese, dove Steve Casey sconfisse l’ex campione Danno O’Mahoney.
Quello che gli spettatori non sapevano è che quello a cui avevano appena assistito sarebbe stato l’ultimo show tenutosi nella storica arena per molto, molto tempo.
Per la precisione, nessun evento di Pro Wrestling si terrà più al Madison Square Garden per undici anni.
La crisi del wrestling, dalla fine degli anni ’30 a quella degli anni ’40, non fu limitata a New York, e si può considerare un fenomeno nazionale (l’unica, vera, eccezione fu la St.Louis di Tom Packs, grazie soprattutto alla straordinaria popolarità di Wild Bill Longson).
Secondo lo storico J. Michael Kenyon, una parte importante, nel declino della lotta, fu giocata dall’emergere di nuove forme di intrattenimento.
I Roller Derby o le piste di pattinaggio su ghiaccio, virtualmente sconosciute prima del 1936, divennero infatti popolarissime proprio in quel periodo.
Ma pensiamo anche al cinema, che raggiunse un picco di popolarità, nel 1939, (anno in cui uscirono “Wizard Of Oz”, “Mr.Smith Goes to Washington” e “Gone with the wind”) forse mai più raggiunto.
Va anche detto, però, che il Pro Wrestling era stato piagato da una serie di scandali e rivelazioni su quello che accadeva dietro le quinte che ne avevano gravemente minato la credibilità.
Aveva iniziato Jack Pfefer, uno storico e particolarmente intrigante manager/promoter che, vistosi tagliato fuori dal business a New York, cominciò a denunciare la natura predeterminata del Pro Wrestling, verso la fine del 1933.
Poi, nel caos seguito al Double Cross di Dick Shikat ai danni del campione Danno O’Mahoney, altre rivelazioni, e altre pubblicità negative, erano arrivate.
Quasi a significare la fine di un’era, Jack Curley, lo storico promoter di New York, morì il 12 Luglio del 1937.
Nel frattempo, la più grande star del wrestling, Jim Londos, aveva abbandonato gli Stati Uniti (ormai, diventato milionario, non doveva più sottostare a nessun promoter), dedicandosi a un lucroso tour mondiale.


Il popolare lottatore irlandese Steve Casey, protagonista dell’ultimo show al Madison Square Garden degli anni ’30

Il fatto che, per tanti anni, il Madisono Square Garden non ospitò più nessuno show di lotta professionistica non deve però far pensare che a New York il wrestling fosse completamente scomparso: Ray Fabiani, alleato con Toots Mondt e con il promoter di Los Angeles Lou Daro, promosse degli show all’Hippodrome Theater.
Situato a Manhattan, il Theater poteva ospitare, al massimo, cinquemila spettatori: il massimo a cui, realisticamente, si poteva aspirare, in quei giorni.
Anzi, i tre main eventer dell’epoca, Dave Levin, Dean Detton e la leggenda del football Bronko Nagurski, a dirla tutta, facevano fatica a riempire la metà dei posti disponibili.
Con il ritorno di Jim Londos sulla scena, le cose andarono meglio, ma non in modo così significativo: il campione greco, che, fino a qualche anno prima, attirava regolarmente più diecimila spettatori, a stento ne richiamava ora tremila o quattromila.
Totts Mondt continuò a ripetere, per tutti gli anni ’40, che non gli venivano concesse date per il Madison Square Garden, ma questo è credibile, più o meno, come le continue rassicurazioni che tutti gli incontri di Pro Wrestling fossero degli shoot.
Semplicemente, nessun promoter di New York poteva permettersi l’affitto del Madison Square Garden, in quel momento di crisi nera.
Nel 1942, l’IRS bussò alla porta di Toots Mondt, chiedendogli tasse arretrate per 18.000 dollari (all’epoca una cifra considerevole): per un certo periodo di tempo, Mondt si ridusse a gestire una rivendita di birra e hot dog all’Olympic Auditorium di Los Angeles.
Ma, come un politico italiano, Mondt riusciva sempre a tornare a galla, e nel 1946, eccolo di nuovo impegnato a gestire, insieme a Al Mayer, ex aiutante di Jack Pfefer, un’agenzia di booking.
Il suo ritorno al vertice del business fu completato con due colpi da maestro: divenne manager di Primo Carnera (ex campione di pugilato fatto ritornare negli Stati Uniti al termine della Seconda Guerra Mondiale, per dedicarsi al wrestling) e, insieme a Kola Kwariani, di Antonino Rocca.
Carnera si rivelò fin da subito un successo al box office, nonostante le sue scarse, per non dire nulle, capacità sul ring, e il ritmo lento e noioso che imprimeva agli incontri, la sua fama era più che sufficienti ad attirare spettatori paganti.
Nel 1948, Mondt si separò da Fabiani e fondò la Manhattan Booking Agency, con Rudy Miller come general manager e Milo Steinborn come matchmaker.
Mondt era adesso ottimamente posizionato per sfruttare la nuova ondata di popolarità del Pro Wrestling: ondata di popolarità che ebbe come principale motore la televisione.

Lentamente, nel secondo dopoguerra, il wrestling cominciò a riprendersi, fino a raggiungere, nella prima metà degli anni ’50, un successo stratosferico.
A New York, la città degli Stati Uniti dove il nuovo medium era di gran lunga più diffuso, i promoter sognavano un ritorno in grande stile al Madison Square Garden.
La prospettiva di forti guadagni fece dimenticare i rancori del passato e Mondt, Dusek, Bill e Charles Johnston, impegnati in duri scontri per la supremazia nei decenni precedenti, unirono le loro forze.
Bill Johnston dichiarò alla stampa:

“Ricordate l’età d’oro del wrestling, alla fine degli anni ’20 e all’inizio degli anni ’30, quando Londos, Stecher, Lewis, Browning e Sonnenberg riempivano il Madison Square Garden?
Bene, stiamo per far rivivere quei giorni passati.”


Gorgeous George, popolarissmo nella West Coast, non riuscì ad avere successo a New York

Per essere sicuri che il ritorno al Madison Square Garden fosse trionfale, si chiamò, dalla costa occidentale, Gorgeous George, forse il più famoso tra i wrestler divenuti star televisive.
Tuttavia, nonostante tutte le speranze e le fanfare, lo show del 22 Febbraio 1949, che segnò il ritorno del wrestling al Madison Square Garden, si rivelò un fiasco colossale, con solo 4.197 spettatori.
La stampa sottolineò come la prestazione di Gorgeous George fosse deludente, e il lottatore fuori forma.
Ma si trattò solo di una sconfitta momentanea: dieci mesi dopo, si tentò nuovamente, e, questa volta, con successo, di riempire la storica arena.
Lasciato Gorgeous George nella West Coast, la card era piena di nomi importanti: Kola Kwariani, Primo Carnera, il veterano Joe Savoldi e, soprattutto, Antonino Rocca, che sconfisse Gene Stanlee nel Main Event.
Quasi diciottomila spettatori assistettero ai match, con un incasso complessivo superiore ai cinquantamila dollari; come la stampa non mancò di far notare, l’incontro di pugilato tra Jake LaMotta e Robert Villemain, tenutosi al Garden solo tre giorni prima, aveva attirato meno di diecimila persone.
Il Pro Wrestling era tornato, superando anche, in popolarità, l’altro sport da ring, e New York era nuovamente una delle capitali del business.
A Marzo e a Maggio del 1950 altri due show attirarono rispettivamente 16.979 e 14.246 spettatori, sempre con Antonino Rocca, Primo Carnera e Gene Stanlee nelle posizioni principali della card (un ruolo significativo lo ebbe anche il “capo indiano” Don Eagle).
Dei tre, l’unico a non avere origini italiane era Gene Stanlee (vero nome Eugene Stanley Zygowicz, di origini polacche): nato a Chicago, aveva servito nella Marina durante la guerra, per poi esordire nel Pro Wrestling nel 1946.
Soprannominato Mr.America, e vincitore di innumerevoli gare di Bodybuilding, Stanlee ebbe una illustre carriera nel mondo del wrestling, per poi diventare allenatore e dietologo di molte celebrità di Hollywood, come Tom Hanks e Tom Cruise.
Ma la star più grande di tutte era Antonino Rocca.
Nato con il nome di Antonino Biasetton, il 13 Aprile 1921, a Treviso, verso il 1939, si diresse, insieme ai suoi fratelli, a Rosario, in Argentina, per lavoro.
Da allora la sua storia diventa nebulosa ed è difficile distinguere la verità dalla propaganda: quello che è certo e che lottò per Karl Nowina a Buenos Aires, e lì lo scoprì il promoter di New York Kola Kwariani.
Rocca fece il suo debutto negli Stati Uniti in Texas , per il promoter Morris Sigel, il 19 Luglio del 1948 a Galveston: sconfisse Gorilla Macias a suon di Dropkick e Head Scissors.
Rocca non era un grande wrestler, basando il suo lavoro sul ring quasi esclusivamente su uno straordinario atletismo e su routine dal sapore quasi comico, come saltare sulle spalle del suo avversario, per poi montarlo a mo’ di cavallo o schiaffeggiare il suo rivale coi piedi.
Sicuramente molti puristi storcevano il naso di fronte a certe cose, e un’infinità di shooter lo avrebbero sconfitto in pochi secondi…ma che importava?
Il pubblico impazziva comunque per lui e faceva a gomitate per assistere ai suoi incontri.


Antonino Rocca, l’uomo che fece rinascere il wrestling a New York

Nel frattempo, negli Stati Uniti stava diventando sempre più potente la National Wrestling Alliance, un cartello di promoter destinato a monopolizzare il business.
Mondt e Dusek ne entrarono a fare parte, e ogni altro promoter della zona era costretto, senza eccezioni, a trattare con loro per avere dei wrestler.
Questo indebolì la storica famiglia Johnston (da tempo promoter del Madison Square Garden), provata anche dalla morte di Jimmy, il promoter più esperto del clan, mentre Al Mayer, la cui richiesta di entrare a far parte della NWA fu respinta, rimase fuori dai giochi.
Bill Johnston, figlio di Jmmy, che aveva mantenuto qualche interesse nel wrestling a Kingston, tentò di lanciare una promotion concorrente alla NWA, utilizzando come campione il quarantacinquenne Abe Coleman.
L’idea di Bill Johnston era quella di riunire in un nuovo sindacato tutti i promoter storici tagliati fuori dal business dalla nascita della NWA.
Sulla carta un’ottima strategia, che però sbatteva contro un problema insormontabile: tutti i lottatori più importanti, quelli davvero in grado di attirare pubblico, erano nelle mani dell’Alleanza.
Abe Jacobs non era più un giovanotto, e gli altri wrestler di Johnson (Lenny Montana, Ivan Gorky e Lord Spears) andavano bene per uno show o due, ma non erano in grado di suscitare un interesse durevole da parte del pubblico.
Non ci volle molto, a Bill Johnston, per capire che la sua idea era irrealizzabile, e ad abbandonare la lotta.
Se si esclude uno show tenutosi allo Yankee Stadium, il 12 Luglio del 1950, con una deludente affluenza di 9500 spettatori, il grande wrestling rimase assente da New York fino al Gennaio del 1952.
In quel mese, il wrestling tornò a essere ospitato al Madison Square Garden, con un pareggio tra Antonino Rocca e Primo Carnera nel Main Event.
Charley Johnston era diventato il nuovo promoter del Madison Square Garden, e lo rimase per molti anni.
Nel Novembre dello stesso anno, si tornarono a far registrare grandi numeri, con oltre 18.000 spettatori per un’altra card al Garden, sempre con Rocca nel Main Event, e Lou Thesz, per la prima volta nella storica arena, che sconfisse Gene Stanlee.
Il Pro Wrestling era così popolare che divenne anche il soggetto di un episodio di “Superman”, intitolato “No Holds Barred”, trasmesso il 28 Novembre del 1952.
In esso, un malvagio promoter utilizzava un wrestler straniero, chiamato The Swami, che sfruttava la sua conoscenza dei punti di pressione per paralizzare l’avversario.
Nel telefilm, Clark Kent, dopo avere assistito alla tecnica, insegna a un lottatore come neutralizzarla.
Ma torniamo allo show di Novembre e apriamo una parentesi su Lou Thesz: il grande campione non riuscì mai del tutto a conquistare il pubblico di New York, per due ragioni: la prima è che la Commissione Atletica di New York non riconosceva alcun titolo, e proibiva che i match venissero annunciati come valevoli per la cintura…come inevitabile conseguenza, l’essere campione NWA non significava granché per gli spettatori.
La seconda è che lo stile di Thesz non soddisfaceva appieno i gusti del pubblico newyorchese, abituato a uno stile di grappling più appariscente e spettacolare, rappresentato perfettamente da Rocca.
Nel frattempo, le cose erano in movimento dietro le quinte: la Manhattan Booking Agency fu venduta al giovane Pedro Martinez per 100.000 dollari.
Martinez, visto il boom del wrestling, sognava di sfruttarlo per arricchirsi, ma commise un grave errore affidando le operazioni del booking office a Toots Mondt.
Mondt spendeva ogni spicciolo che gli capitava sotto mano per scommettere alle corse dei cavalli, e le sue discutibili decisioni di booking danneggiarono il business in diverse città.
Non passò molto tempo prima che Martinez gettasse la spugna e vendesse l’agenzia di booking a…Toots Mondt.
Mondt fondò la Sports Promoters Engineers Inc., insieme a Charlie Johnston e al promoter di Chicago Fred Kohler, garantendosi, con questa mossa, la disponibilità di molti dei talenti migliori degli Stati Uniti.
Tra questi spiccava il giovane Verne Gagne che sconfisse Rocca nel Dicembre del 1953 e si dimostrò complessivamente un solido draw: a New York, superiore a Thesz.
Grande campione di Amateur Wrestling, Gagne era stato lanciato a Chicago da Fred Kohler, che aveva istituito per lui il titolo statunitense, ed era il face definitivo: giovane, di bell’aspetto e dalle eccellenti qualità sul ring.


Verne Gagne lottò nei Main Event di diversi show al Madison Square Garden

Guardano le card e l’affluenza di pubblico del breve regno della Sports Promoters, tutto andava bene…ma solo in apparenza.
Nell’Aprile del 1954, la Manhattan Booking Agency, di Toots Mondt, Antonino Rocca e Kola Kwariani, dichiarò la bancarotta; mossa che lasciò sbalordite tante persone.
Come poteva uno dei territori più prestigiosi e ricchi degli Stati Uniti andare in bancarotta?
Ma, per i meglio informati, la notizia non era così inaspettata.
Toots Mondt aveva acquistato il booking office da Pedro Martinez per 25.000 dollari, ma stava facendo molta, ma davvero molta fatica a onorare i suoi impegni.
Il 15 Febbraio del 1954, al Madison Square Garden, un furibondo Martinez stese Mondt con un pugno al mento nello spogliatoio.
L’unica soddisfazione che poté togliersi, perché, una volta dichiarata la bancarotta, si dovette accontentare del denaro che aveva ricevuto fino ad allora (circa un quinto della somma totale).
Per aggiungere la beffa al danno, Martinez acquistò la Manhattan Booking Agency, a un’asta pubblica, per soli 200 dollari; poi, con in mano un territorio, chiese di poter entrare nella NWA.
La richiesta fu respinta, grazie a un cavillo che proibiva di acquistare un territorio in seguito a una bancarotta.
Martinez riuscirà finalmente a entrare nel ristretto club dell’Alleanza nel 1955, dopo aver acquistato il territorio di Buffalo da Ed Don George.
Nel resto del 1954, e nel 1955, New York fu gestita da Al Haft e Eddie Quinn, il promoter di Montreal.
Nella primavera del 1955 la DuMont cancellò il suo programma sul wrestling, lasciando un vuoto in molte città.
Iniziò poi, il 4 Agosto dello stesso anno, una nuova trasmissione sulla lotta, registrata nel DuMont Telecenter Studio di New York.
Nella prima puntata, Pat O’Connor sconfisse Antone Leone e Don Leo Jonathan ebbe la meglio su George Babich (lo show proseguì per 46 puntate).
Tuttavia, le cose, adesso, stavano andando molto male a New York.
Star canadesi importate da Montreal, come Yukon Erich e Don Leo Jonathan, Antonino Rocca, wrestler scientifici come Verne Gagne e Pat O’Connor…nulla sembrava funzionare.
Emblematico, al riguardo, lo show del 18 Ottobre 1955: tenutosi al Madison Square Garden, poteva vantare una card stellare: Lou Thesz contro Pat O’Connor nel Main Event, più Antonino Rocca, Don Eagle, Don Leo Jonathan e Buddy Rogers nei preliminari.
In teoria, un successo assicurato al botteghino.
In pratica invece, un disastro che attirò solamente 6.792 spettatori, al punto tale che un altro show, dalla card pressoché identica, previsto per il 14 Novembre, fu frettolosamente cancellato.
Un’ affluenza assai deludente fece registrare anche lo spettacolo del 12 Dicembre 1955: dopo questo ulteriore fallimento, le porte del Madison Square Garden tornarono a chiudersi.
Almeno fino al Novembre dell’anno successivo, quando divenne matchmaker della storica arena un uomo chiamato Vince McMahon.


Vince McMahon Sr. iniziò a Washington la sua lunga carriera di promoter

Figlio del rispettato promoter di wrestling e, soprattutto, pugilato, Jess McMahon, Vince fece il suo ingresso nel business il Dicembre del 1952, acquistando il territorio di Washington da Gabe Menendez per 60.000 dollari, inclusi i diritti per gli show alla Turner Arena.
La prima card si tenne il 7 Gennaio del 1953, con una forte presenza di talenti presi in prestito dalla New York di Toots Mondt.
In seguito, il wrestling di Washington ebbe un buon successo: erano presenti gimmick come Zebra Kid, Golden Terror e Swedish Angel, mentre i lottatori più popolari erano Antonino Rocca e Verne Gagne.
Verso la fine del 1955, Vince McMahon cominciò a promuovere una futura apparizione di Lou Thesz a Washington, e iniziò un torneo per stabilire il suo sfidante: prestigiosi lottatori come Yukon Eric, Great Kato e Antonino Rocca ne presero parte.
Tuttavia, McMahon ebbe una brutta sorpresa quando scoprì che Ray Fabiani progettava di espandersi, da Philadelphia, nella sua Washington, e che Lou Thesz era annunciato in uno degli show del rivale.
Il fatto che Thesz potesse lavorare per Fabiani faceva nascere il dubbio su quale dei due promoter fosse sostenuto dalla NWA, e una simile incertezza non poteva capitare a McMahon in un momento peggiore.
Infatti, proprio allora stava negoziando con la WTTG, affiliata locale del DuMont Network, la trasmissione di uno show dal vivo dalla Turner Arena, ribattezzata (per venire incontro a una specifica richiesta dell’emittente televisiva) Capitol Arena.
McMahon dovette pagare di tasca sua i primi due episodi della trasmissione (il primo andò in onda il 5 Gennaio del 1956), per convincere i dubbiosi capi della DuMont.
Il 6 Gennaio, Ray Fabiani fece debuttare la sua nuova promotion alla Uline Arena.
McMahon aveva bisogno del sostegno della NWA, e lo ottenne.
Sam Muchnick, da St.Louis, tirò le fila, e si decise che Lou Thesz avrebbe lottato per Vince McMahon.
Ray Fabiani aveva messo sotto contratto l’ex campione di pugilato Joe Louis, poteva contare su Buddy Rogers, e sul sostegno di Al Haft, promoter di Columbus, che gli forniva lottatori come Billy Darnell, Bobo Brazil e Angelo Savoldi.
Tuttavia, senza il sostegno della NWA, non era un avversario temibile, e la guerra terminò, a favore di McMahon, brevemente e senza lasciare vittime sul campo.
Nel frattempo, il nuovo programma televisivo di McMahon si stava rivelando uno strepitoso successo, al punto tale che venne scelto per sostituire il noioso programma registrato al Telecenter come trasmissione di New York.
Grazie a questo, Vince McMahon aveva ora in mano le chiavi del Madison Square Garden, che tornò ad ospitare uno show di Pro Wrestling il 26 Novembre del 1956.

Qual era il segreto del successo di McMahon?
Innanzitutto, cosa che potrà stupire i fan italiani, che hanno conosciuto la WWF degli anni ’80, Vince McMahon proponeva all’epoca, nel suo programma dal vivo, il Main Event della serata agli spettatori.
Una mossa rischiosa, che andava contro le convinzioni di molti altri promoter dell’epoca: se gli spettatori potevano comodamente vedersi dei match di grande livello sul divano di casa, perché avrebbero dovuto prendersi la briga di comprare un biglietto per lo spettacolo dal vivo?
Ma le cose funzionarono all’opposto: una volta assistito a dei match di qualità in Tv, il pubblico era invogliato ad andare alla Capitol Arena.
Per quanto riguarda la filosofia di booking, diamo un’occhiata alla card completa del 26 Novembre 1956: è uno show storico, perché fu il primo a tenersi, al Madison Square Garden, sotto l’egida di McMahon, e permette di cogliere alcuni punti:

Antonino Rocca sconfigge Dick The Bruiser (17:38)
Hans Schmidt sconfigge Dick Steinborn (12:56)
Mr.Moto sconfigge Wildman Jackie Fargo (17:29)
Skull Murphy pareggia contro Great Scott (Dutch Schweigert) (15:00)
Midgets: Lord Littlebrook & Little Beaver sconfiggono Fuzzy Cupid & Ivan The Terrible (2-1)
Cowboy Rocky Lee (Don Lee) sconfigge Harry Lewis (5:12)
Miguel Perez sconfigge Kenny Ackles (10:02)

Naturalmente, nel wrestling esistevano già da tempo i face e gli heel.
In altri territori della NWA, però, la distinzione tra “buoni e cattivi” aveva un carattere prevalentemente sportivo: l’heel era un wrestler disposto a ricorrere a qualche scorrettezza pur di vincere (dopo essersi reso conto di non essere in grado di battere l’avversario seguendo le regole), come tirare i capelli, appoggiare i piedi sulle corde o sferrare dei colpi a mani chiuse.
Per McMahon invece, la distinzione tra face e heel era molto più marcata e sopra le righe, quasi più allegoria morale che evento sportivo.
I cattivi erano o bruti violenti o stranieri malvagi, e infatti abbiamo Dick The Bruiser nel Main Event e Hans Schmidt nel penultimo match.
A Washington, il top heel era Karl Von Hess, che apparirà in show successivi, e che, come Hans Schmidt, giocava la carta dello stereotipato tedesco malvagio.
Altra cosa: per McMahon tutti i wrestler dovevano avere qualcosa che li distinguesse: appartenenza etnica (Mr.Moto, Great Scott) aspetto fisico (Skull Murphy) o gimmick come quella di Cowboy Rocky Lee…non dovevano esserci performer anonimi, che il pubblico non potesse distinguere.
Significativo, a tal proposito, il fatto che il primo show al Madison Square Garden gestito da Vince McMahon segnò anche la prima apparizione dei midget nella storica arena.


Karl Von Hess, top heel di Vince McMahon a Washington

Tre ulteriori show si tennero al Garden in rapida successione, il 4 Febbraio e l’11 e il 30 Marzo, e tutti e tre fecero registrare il tutto esaurito.
Vince McMahon si era alleato con Toots Mondt, che, nel frattempo, aveva aperto un’altra agenzia di booking: Mondt gli serviva per gestire altre ingombranti personalità come Kola Kwariani, togliendoli un bel po’ di pressione, e aveva inoltre un lucroso contratto con Antonino Rocca.
Tuttavia, le capacità di booker di Mondt non erano più quelle di un tempo, senza contare il suo terribile vizio del gioco.
Così, McMahon ricorse all’aiuto di Johnny Doyle, storico promoter di Los Angeles.
Toots Mondt non ebbe alcun problema con la decisione, visto che Doyle era da lungo tempo suo amico, e così i tre, il 1 Agosto del 1957, fondarono la Capitol Wrestling Corporation.
Sia McMahon che Mondt possedevano il 42% delle azioni della compagnia, mentre Doyle aveva il restante 16%.
La Capitol Wrestling era, essenzialmente, un booking office, e aveva sotto contratto sedici wrestler, di cui sei erano main eventer e gli altri dieci jobber.
Altri lottatori venivano presi in prestito da altre agenzie di booking: ad esempio il campione NWA da St.Louis e Edouard Carpentier da Jim Barnett a Chicago.
Ricky Starr, un popolarissimo lottatore con l’insolita gimmick del ballerino era diventato rapidamente molto popolare a New York (tanto che, nello show dell’11 Marzo al Garden, gli fu concesso di sconfiggere Dick The Bruiser): nel suo caso, si arrivò a un accordo con il suo manager Jack Pfefer, che cedette, per un periodo di tempo, i diritti del suo booking alla Capitol.
I wrestler sotto contratto con la Capitol venivano pagati in base al loro valore al box office: Antonino Rocca era quello meglio retribuito (almeno in teoria…in pratica molti dei suoi guadagni finivano nelle tasche di Mondt e Kwariani, e Rocca finì la sua vita in miseria), mentre i lottatori che apparivano nei preliminari venivano pagati molto meno.
I booking al Madison Square Garden venivano gestiti in modo leggermente diverso: Charlie Johnston, promoter ufficiale dell’arena, si rifiutò di concedere completamente i diritti di matchmaking alla Capitol, basandosi invece sui suoi associati, Kola Kwariani e Harry Finkelstein.
Tuttavia, solo McMahon disponeva delle star e della copertura televisiva per rendere uno show al Garden un sicuro successo, e un compromesso con la Capitol era comunque inevitabile: le card del Garden ospitavano sia wrestler della scuderia di Kwariani, sia della Capitol.
Né Johnston né McMahon erano entusiasti del compromesso (probabilmente, tra i due uomini, c’era anche una sincera antipatia personale), reso comunque obbligatorio dalle circostanze.
In breve, Doyle e McMahon arrivarono ad avere sotto di loro una trentina di wrestler, impegnati in un circuito di 40 arene, dalla Virginia al Maine.
Usando la trasmissione della DuMont, vista in undici stati, si espandettero rapidamente e arrivarono a dichiarare, nel 1957, 120.000 dollari di profitto.
Dopo ogni show, pagate le tasse, il promoter locale si teneva il 40% degli incassi, il resto veniva diviso tra i lottatori e la Capitol.
Le paghe erano giuste, e il morale dei lottatori molto più alto di quando le cose erano gestite da Mondt.

Nello show del 30 Marzo, per la prima volta, il Main Event fu un tag team match: da allora, questa divenne una caratteristica distintiva del wrestling di New York, che durerà fino all’avvento di Bruno Sammartino.
Il sempre popolarissimo Antonino Rocca fu affiancato a Miguel Perez, che divenne suo compagno e alleato in innumerevoli scontri.


Miguel Perez con Antonino Rocca: il loro Tag Team segnò un’epoca nel wrestling di New York

L’unico inconveniente era l’eccessivo heat che Rocca e Perez provocavano, con frutta e scarpe che venivano spesso pericolosamente scagliate sul ring.
La situazione degenerò il 19 Novembre del 1957, una notte diventata famosa per una pericolosa rivolta scoppiata tra il pubblico, quando Jerry Graham e Antonino Rocca cominciarono a scambiarsi colpi reali sul ring, senza più seguire il copione.
La Commissione Atletica di New York, in seguito all’episodio, proibì ai minori di quattordici anni di assistere a show di Pro Wresling al Madison Square Garden: il decreto era ancora in vigore negli anni ’70.
Inoltre, tutti i wrestler protagonisti della vicenda (Antonino Rocca, Edouard Carpentier, Dick The Bruiser e Jerry Graham) vennero multati e fu messo in chiaro che, al ripetersi di un simile episodio, il wrestling sarebbe stato bandito per sempre dallo stato di New York.
Il 9 Dicembre del 1957, nello show del Garden immediatamente successivo alla rivolta, solo 9264 spettatori erano presenti.
Tuttavia, il dubbio che il momento d’oro di New York fosse stato interrotto dall’incidente si dissipò presto: anzi, il 1958 fu un anno meraviglioso per la Capitol Wrestling.
Sette show al Madison Square Garden furono organizzati tra il Febbraio e l’Agosto del 1958, tutti con un’affluenza di pubblico di almeno 15.000 spettatori.
Il tag team di Rocca e Perez fu nel Main Event di ognuno di questi show, contro i Tolos, gli Hamilton o i Graham Brothers.
Il team australiano dei Fabulous Kangaroos fu loro rivale in due card tenutesi ad Agosto, entrambe con oltre 20.000 spettatori presenti.
Diversi nuovi lottatori fecero il loro esordio in quell’anno: The Sheik, un nuovo heel che fece molto parlare di se nei primi mesi, e Johnny Valentine i due più importanti.
Johnny Valentine, in particolare, inanellò una rispettabile serie di vittorie negli episodi televisivi e fu, in seguito, riconosciuto ufficialmente come “campione televisivo” della regione, proclamando che aveva vinto un torneo tenutosi a Chicago (ovviamente mai avvenuto, nella migliore tradizione del Pro Wrestling).
Molto importante fu anche l’arrivo dei due nativi di Buffalo Mark Lewin e Don Curtis, verso la seconda metà dell’anno.
Curtis e Lewins erano perfetti sul ring e abili a farsi applaudire dalla folla: i rivali ideali per i numerosi team di malvagi presenti a New York.
A Luglio, vennero dichiarati detentori dell’US Tag Team Title, sulla base di un altro torneo immaginario, tenutosi, questa volta, a Kansas City.
In breve, questo titolo divenne il più importante della promotion, e l’unico a passare di mano con frequenza: i Graham Brothers lo vinsero nel 4 Settembre del 1958, poi Curtis e Lewin tornarono campioni a Dicembre.


Johnny Valentine, primo campione televisivo di New York

Lo scrittore Gay Talese, in quell’anno, nel tentativo di comprendere la popolarità di Antonino Rocca presso la comunità sudamericana, lo seguì durante una sua giornata.
Quello che vide lo lasciò senza fiato: Rocca, per i suoi compatrioti, non era soltanto un lottatore:

“Se il problema è la disoccupazione, Rocca cerca di trovare loro un lavoro.
Se una donna sta avendo problemi con suo marito, chiama Rocca.
Rocca fa cessare delle risse, fissa appuntamenti col medico, presta denaro.
E’ invitato a centinaia di matrimoni, cene e feste.”

Il successo della Capitol Wrestling rese alcuni membri della NWA gelosi, al punto che si lamentarono con Muchnick del fatto che Toots Mondt non pubblicizzasse Dick Hutton (succeduto a Lou Thesz come detentore del titolo NWA) come campione del mondo.
Mondt, secondo loro, doveva essere severamente punito, o addirittura espulso dall’Alleanza.
Mondt corse ai ripari, facendo lottare Hutton in due occasioni, a Giugno, a Arlington, Virginia e a Settembre, nella Capitol Arena di Washington.
In questa seconda occasione, Hutton non si trovava nel Main Event, dove, al suo posto, Antonino Rocca e Chief Big Heart affrontarono i Fabulous Kangaroos.
Normalmente, questo comportamento avrebbe attirato l’ira di Sam Muchnick, ma Toots Mondt godeva di un certo favoritismo.
Muchnick era consapevole che New York interpretava molto liberamente le regole della NWA, ma era disponibile a chiudere un occhio, per mantenere buoni rapporti con uno dei territori più ricchi e potenti degli Stati Uniti.

Tutto sembrava andare per il meglio, per la Capitol, ma, all’improvviso, McMahon perdette il monopolio del wrestling televisivo a New York.
Il Sunnyside Garden ottenne un suo programma, sotto gli auspici di Rudy Dusek e di Haskell Cohen, della National Basketball Association: gli stessi due uomini, per inciso, che si occupavano della vecchia trasmissione dal Telecenter, soppiantata dal programma, trasmesso da Washington, di McMahon.
Nel frattempo Johnny Doyle, lasciata la Capitol e diventato booker di Paul Bowser a Boston, riuscì a ottenere il lancio di un nuovo programma di wrestling a New York, “Bedlam From Boston”.
“Bedlam From Boston” andò in onda dal 7 Novembre 1958 al 21 Agosto 1959: nel primo episodio apparvero Antonino Rocca, Killer Kowalski e Haystacks Calhoun.
Fedele al suo nome, questo programma proponeva un tipo di wrestling più selvaggio e violento di quello tipico della Capitol.
Ma l’autentico rivale di McMahon era il programma del Sunnyside Garden: trasmesso il martedì sera, dalle 21.00 alle 23.00 (il programma della Capitol veniva invece trasmesso il giovedì, allo stesso orario), si appoggiava alla stable di wrestler di Kola Kwariani, dandogli un’opportunità di promuovere i suoi show dal vivo, in opposizione a quelli della Capitol, e veniva trasmesso sullo stesso canale del programma di McMahon.
Kwariani si alleò con Pedro Martinez, divenuto promoter di Buffalo, importando nomi come Ilio DiPaolo, i fratelli Gallagher e i Brunetti.
Il 17 Novembre del 1958, per la prima volta in quell’anno, lo show del Madison Square Garden fece registrare un’affluenza deludente, con poco più di 11.000 spettatori (si trattò, per la verità, di un calo temporaneo, visto che già nello show successivo, del 1 Dicembre, l’affluenza tornò intorno ai 20.000 spettatori).
Aver perso il monopolio delle trasmissioni televisive sul wrestling a New York fu, senza dubbio, un grave colpo per McMahon, ma approfittò della difficoltà per rafforzare il suo impero.
Aggiunse un secondo programma televisivo alla sua offerta, trasmesso dalla Knight Of Columbus Hall di Bridgeport, Connecticut.
A partire dall’11 Febbraio del 1959, “Heavyweight Wrestling From Bridgeport” andò in scena tutti i mercoledì, dalle 20.30 alle 22.30.
Nel primo episodio apparvero Gene Stanlee, The Sheik e Bull Curry.
Gli show settimanali erano promossi da Joe Smith, amico di lunga data della famiglia McMahon.
In qualche modo, Vince aveva bisogno dello show di Bridgeport per riaffermare la sua supremazia nel mondo del wrestling: avere due show televisivi, mentre la concorrenza ne disponeva di uno solo, era un modo per distinguersi.
Nei programmi televisivi, Kwariani e McMahon ricorrevano soprattutto a wrestler del loro roster, con l’eccezione di Rocca e di alcuni altri.
Negli show dal vivo, invece, si raggiungevano spesso dei compromessi: sopratutto al Madison Square Garden apparivano wrestler di entrambi gli schieramenti.
Ricky Starr era uno dei pochi che appariva liberamente sia nei programmi televisivi di McMahon che in quelli di Kwariani: questo era dovuto al fatto che non lavorava per nessuno dei due, ma per Jack Pfefer, che progettava di ritornare in grande stile a New York, e intendeva sfruttare il drawing power di Starr per guadagnare una posizione di vantaggio.


Ricky Starr: la sua particolare gimmick lo rese popolarissimo

Oltre a Starr, Pfefer aveva un altro asso nella manica: The Amazing Zuma, uno spudorato plagio di Rocca (Pfefer era celebre per copiare le gimmick di successo).
Tuttavia, Zuma era un Highflyer straordinario, dotato di autentiche qualità, e divenne popolarissimo presso il pubblico.
Tra Ricky Starr, Zuma e i Fargo, Pfefer venne riammesso nella gerarchia dei promoter, e la sua influenza, nel corso del 1959, divenne sempre più evidente negli show al Madison Square Garden.
Pfefer era un autentico maestro della manipolazione, e sapeva perfettamente come giocare la rivalità tra Kwariani e McMahon a suo vantaggio.
Nel frattempo, in tutto il territorio della Capitol, la popolarità del wrestling continuava a essere in una fase di boom, e tutti potevano fare ottimi affari.
All’Island Garden Arena, in West Hempstead si fece registrare un record di pubblico, l’11 Aprile 1959, quando 7419 spettatori assistettero alla vittoria dei Graham Brothers su Antonino Rocca e Gene Stanlee.
McMahon stabilì un nuovo record a Washington, al Griffith Stadium, il 24 Agosto, con 11.200 spettatori.
Nel Main Event, un match a otto uomini, Rocca guidò i face alla vittoria: arbitri speciali erano i pugili Max Baer e Joe Walcott.

E’ opinione comune, nel business, che il successo sia ciclico, e New York, nel 1958, aveva ottenuto un enorme successo, grazie, soprattutto, alla ricca programmazione televisiva.
Chicago, al contrario, era in profonda crisi.
Fred Kohler, perso il suo fondamentale programma televisivo del sabato, sul DuMont Network, e logorato da un’estenuante guerra con il promoter di Montreal, Eddie Quinn, era sull’orlo della bancarotta.
Vince McMahon era consapevole dei problemi di Chicago, e vide l’opportunità di intervenire, con in mente sia gli interessi di Kohler che quelli della Capitol.
Sfruttò quindi la sua reputazione per convincere gli esecutivi della WNBQ di Chicago a trasmettere uno dei suoi programmi di wrestling il sabato: non quello di Washington, ma quello, appena nato, di Bridgeport.
McMahon, saggiamente, strinse poi un accordo con Kohler: il programma debuttò a Chicago il 19 Settembre del 1959, e Kohler lo utilizzò per pubblicizzare i suoi show dal vivo.
Si trattò di una manovra da maestro da parte di McMahon: si era allargato in una seconda e importantissima città come Chicago, senza però dare l’impressione di invaderla, anzi, aiutando un amico in difficoltà.


Zuma, il nuovo Rocca di Jack Pfefer

Il team di Antonino Rocca e Miguel Perez continuò a essere protagonista del Madison Square Garden, sconfiggendo i Tolos Brothers, i Graham e Johnny Valentine & The Sheik; anche se, forse, l’affluenza era, complessivamente, un po’ inferiore al 1958, rimaneva comunque molto solida.
Nell’estate del 1959, Pedro Martinez si ritirò da New York, concentrandosi esclusivamente su Buffalo.
Pfefer, invece, continuava a essere uno degli uomini più potenti di New York.
L’ascesa di Zuma fu tale che, il 13 Novembre del 1959, nel Main Event di uno show al Madison Square Garden ci fu, per la prima volta da due anni, un match singolo: The Mighty Zuma Vs Antonino Rocca.
La sfida tra l’originale e l’imitatore fu qualcosa di profondamente sentito a New York, specialmente nelle comunità portoricane e sudamericane, costrette a scegliere tra uno dei loro due beniamini.
Un pubblico record di 21.890 spettatori assistette alla sfida, vinta da Rocca per Count Out, quando il suo avversario, scagliato fuori dal ring, fu incapace di tornare a combattere.
Nonostante il successo, Pfefer non era felice.
Le manovre politiche precedenti al match lo avevano disgustato, e giurò che non avrebbe mai più lavorato con Rocca.
Tuttavia, l’insistenza di Kwariani e McMahon, che volevano un altro match, finì per convincerlo.
In una lettera del 16 Dicembre 1959, il suo amico Willie Ginzenberg lo metteva in guardia dal pericolo di un rematch: Zuma poteva essere destinato a diventare un secondo Rocca, un grande attrazione per gli anni a venire, ed era importante proteggerlo, evitandogli troppe sconfitte.
Ma Pfefer preferì non ascoltarlo: il 2 Gennaio del 1960 un altro record fu stabilito, con 21.950 spettatori, e Rocca vinse, per la seconda volta di fila, per Count Out.
Nello stesso show, fece il suo esordio al Garden un giovane italiano, Bruno Sammartino, che sconfisse il texano Bull Curry in cinque minuti.
Dan Parker, giornalista del “New York Daily Mirror”, scrisse:

“La rivalità tra Zuma e Rocca è la cosa più importante del wrestling dai tempi di Jimmie Londos e Joe Savoldi, venticinque anni fa.”

Per il terzo match, Pfefer chiese che il ring venisse circondato da una rete metallica, per impedire che Zuma venisse, ancora una volta scagliato fuori dal ring, e dare ai fan una conclusione soddisfacente, ma la Commissione Atletica negò la richiesta.
E così, il 25 Agosto del 1960, 15,675 spettatori assistettero a un finale fotocopia dei precedenti, con il Dropkick di Rocca che fece volare Zuma fuori dal ring, facendogli ottenere un’altra vittoria per Count Out.
Zuma era bruciato: non apparve più in nessun Main Event al Madison Square Garden, e la sua carriera non fu più la stessa.
Qualche mese dopo, un quarto match tra i due, tenutosi all’Island Garden di West Hempstead, attirò solamente 5.594 spettatori.

All’inizio del 1960, cominciarono a circolare delle voci inquietanti, per la Capitol Wrestling: pareva che Al Haft, promoter di Columbus, fosse intenzionato a espandersi a Pittsburgh, con l’aiuto di Buddy Rogers.
I due avrebbero avuto forti legami con Eddie Quinn di Montreal.
Considerata l’invasione di Quinn a Chicago, e i suoi forti legami con St.Louis e Boston, ce n’era abbastanza da preoccupare seriamente Vince McMahon, che iniziò, proprio in questo periodo a trattare dietro le quinte con Buddy Rogers.
Piuttosto che lasciare che l’immenso drawing power del Nature Boy fosse sfruttato da un potenziale rivale, questo fu probabilmente il ragionamento di Vince McMahon, meglio fare subito la prima mossa e metterlo sotto contratto.
Rogers era un uomo difficile, forse la persona con cui era più difficile trattare di tutto il business.
Un fenomenale worker e showman, con due decenni di esperienza, Rogers era una delle più grandi attrazioni del mondo del Pro Wrestling, forse la più grande in assoluto.
Tuttavia, negli ultimi anni non era più un semplice wrestler: in tutti i territori in cui appariva, finiva per acquisire un grande potere politico.
Aveva una forte influenza nel booking, e era sostanzialmente libero di decidere quando e con chi perdere, cosa che suscitava inevitabilmente forti antipatie e invidie presso i colleghi.
McMahon era disposto a lavorare con Rogers: tutti gli inconvenienti gli sembravano delle piccolezze, rispetto alla prospettiva di fare grandi affari.
Più ostile nei confronti del Nature Boy era Mondt (che aveva già avuto degli scontri con Rogers), ma, alla fine, l’accordo tra la Capitol e il wrestler fu raggiunto.
Buddy Rogers, presentato come campione statunitense (titolo riconosciuto solo nel territorio di McMahon) fece il suo esordio al Madison Square Garden il 21 Maggio del 1960, in un No Contest contro Antonino Rocca, davanti a 17.988 spettatori.
Il 4 Giugno sconfiggerà Sweet Daddy Siki, in uno show che vedrà l’esordio di Bruno Sammartino nel Main Event (in coppia con Antonino Rocca, sconfiggerà Pampero Firpo e Great Antonio).


Spesso imitato, ma mai eguagliato: Buddy Rogers, il Nature Boy originale

Il 14 Marzo del 1959, morì Ed Contos di Baltimora, uno dei più importanti promoter del circuito di McMahon.
La famiglia Contos decise di portare avanti il business di famiglia, e, per qualche mese, le cose proseguirono come prima.
Quando però, in estate, McMahon pretese un ulteriore 10% degli incassi di Baltimora (in aggiunta al 50% che già gli veniva assegnato), Ed Contos Jr. recise tutti i legami con la Capitol Wrestling, e si legò con Pedro Martinez di Buffalo, lo storico rivale di McMahon.
Tuttavia, la cancellazione del programma televisivo regionale provocò una forte diminuzione del pubblico,e, a Gennaio del 1960, Martinez abbandonò Baltimora.
Disperato, Contos cercò di riappacificarsi con Vince McMahon, che però cominciò a collaborare con un nuovo promoter di Baltimora, l’ex arbitro Harry Smythe.
La famiglia Contos, allora, fece causa per 300.000 dollari a Vince McMahon, Toots Mondt e alla Capitol Wrestling, accusandoli di aver cercato di monopolizzare il wrestling nella regione.
In se e per se, la causa intentata dai Contos non era particolarmente preoccupante, ma era resa molto peggiore da un altro problema legale emerso in quel periodo.
In Virginia, William Olivas, noto come Elephant Boy, aveva deciso di aprire una propria promotion indipendente, pestando i piedi agli associati NWA Bill Lewis e Jim Crockett.
Quando Chief Little Eagle, un popolare wrestler della Capitol, prese parte a uno show di Olivas, tutti i suoi booking nel territorio di New York vennero immediatamente cancellati.
Olivas non era però disposto a farsi togliere di mezzo tanto facilmente: e denunciò le condizioni monopolistiche del wrestling in Virginia al governatore James Almond.
La NWA era già stata nel mirino del governo alla metà degli anni ’50, e la tempesta sembrava poter scatenarsi di nuovo.
Toots Mondt ne venne coinvolto: il 12 Luglio del 1960, due agenti dell’FBI bussarono alle porte degli uffici della Capitol, a Washington, e lui fu interrogato per molte ore.
Mondt spiegò di essere pressoché ritirato, e McMahon confermò che prendeva tutte le sue decisioni senza consultarlo.
Però Jerry Graham, uno dei wrestler della Capitol, parlò con l’FBI, sostenendo che McMahon era solo un prestanome, e confermando i sospetti che fosse Mondt l’uomo in carica nella Capitol: fortunatamente per McMahon, le dichiarazioni di Graham erano rese poco credibili dai suoi precedenti guai con la giustizia.
Ma le brutte notizie continuavano: in questo periodo McMahon perse il controllo del Madison Square Garden, che finì interamente nelle mani di Kwariani e Pfefer.
I due gli sottrassero anche Bruno Sammartino, il giovane e promettente lottatore italiano.
A partire dal 16 Luglio del 1960, e per cinque altri show, nessun wrester legato alla Capitol apparve al Madison Square Garden.


Bruno Sammartino ebbe una relazione spesso tormentata con i McMahon

I problemi di Vince McMahon cominciarono a risolversi ad Agosto, quando prese parte alla convenzione annuale della National Wrestling Alliance, ad Acapulco; fu in quell’occasione che Sam Muchnick dopo dieci anni, rassegnò le sue dimissioni da presidente dell’Alleanza, venendo sostituito da Jack Tunney.
Ovviamente, McMahon aveva bisogno del sostegno della NWA, nella sua lotta contro Kwariani e Pfefer; oltre a ciò, ad Acapulco ottenne altri due risultati importanti.
Per prima cosa divenne ufficialmente membro della NWA: prima di allora, il rappresentante dell’Alleanza a New York era stato Mondt, ma adesso era necessario che gli ingombranti legami tra lui e la Capitol cessassero, almeno ufficialmente.
Toots Mondt fu spedito a gestire una nuova promotion a Pittsburgh.
Poi, il titolo statunitense di Buddy Rogers fu riconosciuto da tutti i membri della NWA, cessando di essere una cintura meramente regionale.

Nel frattempo, Kwariani e Pfefer non stavano facendo esattamente faville, nella loro gestione del Madison Square Garden.
Pampero Firpo come heel e la coppia Antonino Rocca – Bruno Sammartino non funzionavano.
E neppure una riunione del tag team tra Rocca e Miguel Perez funzionò.
Ugualmente fallimentare si rivelò un dream match tra le due stelle italiane, Rocca e Sammartino, che si affrontarono a Ottobre e Novembre del 1960 (in questo secondo show, fece il suo esordio al Garden Karl Krauser, meglio noto agli appassionati come Karl Gotch).
Vince McMahon tornò a essere il matchmaker del Garden il 23 Dicembre del 1960, con uno show che vide Antonino Rocca e Johnny Valentine affrontare i Fabulous Kangaroos.
Bruno Sammartino, terminata l’avventura di Kwariani, tornò a far parte della Capitol.
Ma, il 4 Marzo del 1961, apparve a San Francisco, per il promoter Roy Shire (un impegno preso da Kwariani, che Sammartino era deciso a rispettare).
Al Cow Palace, 16.533 fan entusiasti applaudirono il campione italiano, ma Vince McMahon era furibondo.
Nella stessa data, voleva che Bruno Sammartino apparisse a Baltimora, e, per la seconda volta, era stato tradito.
La Commissione Atletica del Maryland sospese Sammartino in seguito alla sua mancata apparizione, e la National Wrestling Association mise un bando su di lui.
Alla fine, McMahon, consapevole del potenziale di Sammartino, intervenne per far annullare il bando, e Bruno tornò ad apparire al Madison Square Garden nell’Agosto del 1961.


Lo storico match tra Pat O’Connor e Buddy Rogers fece segnare nuovi record di incasso

La NWA era all’inizio di un grande cambiamento, e Vince McMahon era all’avanguardia di esso.
Insieme a Fred Kohler e a Sam Muchnick, era un forte sostenitore di un cambio di titolo, da Pat O’Connor a Buddy Rogers: un passaggio di consegne quasi simbolico, visto che, per la prima volta, il titolo più prestigioso del mondo del Pro Wrestling non sarebbe stato nelle mani di uno shooter, ma di uno showman.
Per McMahon, far ottenere al suo uomo di punta il titolo NWA era un trionfo.
E’ vero che, a New York, i titolo non erano ufficialmente riconosciuti, ma comunque i fan della zona, tramite riviste o trasmissioni televisive, erano comunque consapevoli di quello che succedeva nel resto del mondo, e sapevano che prestigio avesse quella cintura.
Il 30 Giugno del 1961, un’incredibile folla di 38.000 persone assistettero al match tra Pat O’Connor e Buddy Rogers, con il secondo che divenne campione.
L’incontro, tenutosi a Comiskey Park, fece registrare un nuovo record di incassi negli Stati Uniti, con 125.000 dollari rastrellati.
Il rematch, tenutosi il 1 Settembre del 1961, fece registrare un altro rispettabile incasso di 63.326 dollari.
Sia a Chicago che a New York, Rogers aveva fatto incassare circa un milione di dollari, complessivamente, al box office.
A Washington e a Pittsburgh gli incassi e il numero di spettatori balzarono alle stelle.
Buddy Rogers venne nominato “wrestler dell’anno” dal Ring Magazine sia nel 1961 che nel 1962.
Tuttavia, i numeri, sia pure impressionanti, non bastano a far cogliere la straordinaria importanza e influenza che ebbe Rogers nel Pro Wrestling.
Vale la pena riportare quello che Lou Thesz scrive su di lui, nella sua biografia “Hooker” (il passo è ancora più significativo perché Thesz odiava sinceramente Rogers):

“Rogers è ricordato, sia dai fan che dai wrestler, come una delle più grandi star di tutti i tempi, ma pochi comprendono quanto sia stato realmente influente.
Creò, nel corso di diversi anni, in Nature Boy, il prototipo del cattivo spavaldo, impettito, beffardo, arrogante e biondo che oggi è un cliché.
Rogers ha inventato il personaggio, e credo lo abbia interpretato meglio di chiunque altro.
E’ stato anche uno dei primi a basarsi molto su quelle che noi chiamavamo mosse volanti sul ring: Body Slam, Dropkick, Piledriver, rimbalzare sulle corde per saltare contro l’avversario, azioni che sono comuni oggi.
Tutte mosse che venivano utilizzate anche prima di Rogers, ma raramente: molto del wrestling, prima della sua ascesa, era fatto al tappeto.
Rogers è stato il primo a utilizzare mosse volanti in quantità, tenendosi lontano dal tappeto, e il suo stile divenne così popolare con i fan che gli altri wrestler, me compreso, dovettero seguire il suo esempio.
Rogers era in grado di rendere anche la mossa più fantasiosa convincente.
Inoltre, aveva un istinto naturale per il pubblico.
Sembrava sapere istintivamente, notte dopo notte, come ottenere una reazione.
Per me, è stato il miglior performer che ci sia mai stato nel nostro business.”

Al Madison Square Garden, Buddy Rogers fu protagonista di numerosi Main Event, molti in coppia (prima con Bob Orton, poi con Johnny Barend) e alcuni da singolo (in match singoli, sconfisse Johnny Valentine, Antonino Rocca e Cowboy Bob Ellis).
Sam Muchnick era piuttosto irritato dal fatto che il campione NWA fosse utilizzato così spesso in match di coppia, che credeva sminuissero, agli occhi dei fan, il prestigio del titolo, e, in diverse lettere, se ne lamentò con Vince McMahon, ma con scarsi risultati.
D’altra parte, non era questo il problema più grave che il regno di Buddy Rogers stava creando.
Negli anni passati, il successo del campione significava automaticamente un buono stato di salute dell’Alleanza, ma non era questo il caso.
Le sue apparizioni si concentravano quasi esclusivamente sul territorio della Capitol, e su città importanti come Chicago, Philadelphia, Houston e St.Louis.
I numerosi promoter più piccoli, membri fedeli dell’Alleanza, si vedevano snobbati e trovavano estremamente difficile ottenere delle date con il campione (va anche detto, per la verità, che Rogers era una tipologia di wrestler molto più popolare nelle grandi aree urbane che in quelle rurali, e non veniva particolarmente apprezzato da alcuni fan: Dory Funk Sr dichiarò che Rogers era “l’esatto contrario di ciò che i fan si aspettano da un wrestler” e utilizzò come campione, nel West Texas, Gene Kiniski).
Inoltre, il territorio della Capitol era relativamente compatto, permettendo a Rogers di lottare tutte le sere con dei viaggi relativamente brevi (resi ancora più comodi dal fatto che il campione abitava nel New Jersey).
Da una parte, la NWA riconosceva che Rogers era la più grande attrazione che avesse mai avuto (al punto tale che, nel 1961, gli fu concesso un aumento nella percentuale degli incassi di ogni show che percepiva), dall’altra la sensazione di alcuni membri era che Kohler, Muchnick e McMahon avessero scelto lui come campione con in vista i loro interessi personali, e non quelli dell’Alleanza nel suo complesso.
Sam Muchnick non era più presidente della NWA, ma rimaneva ancora uno dei suoi uomini più influenti, ed era lui, in qualità di segretario esecutivo, a mantenere i rapporti con Toots Mondt e Vince McMahon: la sua preoccupazione, più che le apparizioni di Rogers, era il ritardo sempre crescente con cui la Capitol pagava quando dovuto all’Alleanza per ogni apparizione del campione.


Sam Muchnick, storico presidente della NWA

Poi, il 24 Ottobre, con un telegramma, Vince McMahon rassegnò le sue dimissioni dalla NWA.
A Dicembre, grazie a delle fitte trattative con Muchnick, McMahon cambiò idea e ritirò le sue dimissioni, anche se rimanevano diversi problemi non risolti.
Verso la fine del 1961, Rogers si era infortunato a un braccio, e smise di lottare il 27 Novembre, per operarsi: nel Gennaio del 1962, era già nuovamente in azione.
E’ interessante notare come lo show al Madison Square Garden dell’11 Dicembre 1961, senza Rogers e con Antonino Rocca & Johnny Valentine contro i Fabulous Kangaroos nel Main Event, abbia attirato 13.430 spettatori, con un incasso di 36.763 dollari.
Un mese dopo, il 22 Gennaio del 1962, uno show con Buddy Rogers & Bob Orton contro Johnny Valentine e Bearcat Wright attirò invece 20.777 spettatori, con un incasso di 63,561 dollari.
La differenza fra due card così ravvicinate fa comprendere quale fosse il potere di Buddy Rogers come attrazione.
Il 3 Gennaio dello stesso anno, Sam Muchnick e Vince McMahon si incontrarono a Columbus, Ohio: un accordo fu raggiunto, ma presto si rivelò fragile.
E le cose peggiorarono quando Karl Sarpolis, di Amarillo, fu eletto presidente della NWA: Sarpolis era partner di Dory Funk, e apparteneva alla sfera dei promoter insoddisfatti del regno di Buddy Rogers.
Il 31 Agosto del 1962, al Fairgrounds Coliseum di Columbus, Ohio, Bill Miller e Frank Gotch ebbero un acceso diverbio, nello spogliatoio, con Buddy Rogers, che ne uscì infortunato.
In risposta, McMahon evitò ogni successiva apparizione di Rogers a Columbus; non mancarono di diffondersi delle voci, specialmente nella fazione ostile al campione, che Rogers stesse grandemente esagerando gli effetti del diverbio, come scusa per saltare delle date.
Rogers fu costretto a cancellare diverse apparizioni a Settembre (inclusa una, importante, a St.Louis, cosa che provocò una notevole arrabbiatura a Sam Muchnick: secondo alcuni insider dell’epoca, questo fu l’episodio che iniziò a far pensare a un cambio di titolo), e quando tornò non aveva ancora recuperato pienamente.
Il 21 Novembre, a Montreal, si fratturò una caviglia durante un match contro Killer Kowalski, quando un Dropkick lo scagliò fuori dal ring.
A questo punto, la NWA aveva deciso di restituire il titolo a Lou Thesz, e il passaggio di consegne sarebbe dovuto avvenire a Houston, il 14 Dicembre.
Ma l’infortunio di Rogers cambiò i piani, e molti pensarono che il problema di salute fosse stato inventato di sana pianta.
A Houston, Kowalski fu presentato come nuovo campione e difese il titolo contro Thesz, in un match terminato in pareggio dopo 90 minuti.
Anche a St.Louis, il 4 Gennaio del 1963, fu presentato come campione, per un match contro Johnny Valentine (va però notato che, anche se Kowalski venne presentato come campione in questo periodo, per degli incontri dove sostituiva Rogers, il suo regno non fu mai ufficialmente riconosciuto).
Rogers tornò a lottare verso la metà di Gennaio, e sconfisse Kowalski in uno show al Garden tenutosi il 21 Gennaio, togliendo di mezzo ogni dubbio su chi fosse il campione.
McMahon non era entusiasta alla prospettiva di avere Lou Thesz nuovamente come campione: già negli anni ’50 Thesz di era dimostrato un draw non entusiasmante, nel Nord-Est, e non c’erano motivi di credere che le cose sarebbero andate in modo diverso stavolta.


Lou Thesz tornò a essere campione NWA dopo Buddy Rogers

A questo punto, due progetti erano in movimento: la NWA voleva restituire il titolo a Lou Thesz, mentre VinceMcMahon e i suoi associati volevano, seguendo l’esempio stabilito qualche anno prima da Verne Gagne con la sua AWA, creare una propria federazione, con un suo campione.
Lou Thesz cominciò a vincere una serie importante di match a St.Louis, contro avversari del calibro di Don Leo Jonathan, Tarzan Tyler, Buddy Austin, Pat O’Connor e “Cowboy” Bob Ellis.
Il 24 Gennaio del 1963, Lou Thesz, a Toronto, sconfisse Buddy Rogers, tornando così a indossare la cintura di campione NWA (una settimana prima di questo incontro, Lou Thesz perse per squalifica, sempre a St.Louis, contro Pat O’Connor: l’idea di Muchnick era di creare un lucroso rematch tra i due, una volta che Thesz fosse tornato in possesso del titolo).
Due settimane dopo, a Montreal, Lou Thesz vinse un rematch, in un incontro al meglio delle tre cadute.
Il match di Toronto era stato concordato, nonostante tutti i problemi tra loro, tra Sam Muchnick e Vince McMahon, ed entrambi gli uomini erano presenti tra il pubblico.
Molti dei racconti dei contemporanei drammatizzano l’accaduto (in particolare Lou Thesz, nel già menzionato “Hooker”): ad esempio si racconta che Rogers volesse evitare il match, convincendosi solo quando Muchnick lo minacciò di devolvere i suoi 25.000 dollari in beneficenza (quando un wrestler diventava campione NWA, doveva depositare una somma di denaro, che gli veniva restituita quando riconsegnava la cintura), o che Thesz minacciò il rivale di trasformare il match in uno shoot, vista la riluttanza di Rogers a perdere.
La storia dei 25.000 dollari è sicuramente falsa: erano solo 10.000, e la metà vennero restituiti a McMahon da Muchnick, con un assegno, prima del match.
L’altra metà fu versata, senza problemi, quattro giorni dopo.
Quanto alla minaccia di Thesz nei confronti di Rogers…qui, per ovvi motivi, nessuno può sapere con certezza la verità, ma appare una storia estremamente improbabile.
Il divorzio della Capitol dalla NWA fu tumultuoso, ma, in fondo, se non amichevole, almeno più cordiale di quanto traspare da questi racconti.
Vince McMahon non intendeva muovere guerra ai suoi colleghi, solo gestire un proprio territorio, in modo indipendente.
E, in fondo, era una mossa inevitabile, visto che il Nord Est era sufficientemente grande e ricco, e con un circuito di arene sufficientemente esteso, da poter avere un proprio campione.

Buddy Rogers continuò a venir presentato come campione nel territorio della Capitol: il pretesto era che il match svoltosi a Toronto non poteva essere valevole per il titolo, visto che non era stato al meglio delle tre cadute (il rematch di Montreal, svoltosi al meglio delle tre cadute, venne tenuto nascosto, cosa non impossibile, in un’epoca dove non esistevano Internet e newsletter).
Il 25 Marzo del 1963 difese con successo il titolo, per l’ultima volta, al Madison Square Garden, contro l’ex compagno di coppia Johnny Barend.
Nel frattempo, Vince McMahon aveva aperto una nuova e promettente promotion a Cleveland, gestita da Toots Mondt e Larry Atkins, un promoter veterano di pugilato.
Ray Morgan, ringside announcer per la Capitol Arena, parlò per la prima volta dell’esistenza della World Wide Wrestling Federation nella trasmissione del 18 Aprile.
Willie Gilnzenberg fu nominato “presidente” della WWWF, e annunciò che Buddy Rogers era diventato campione vincendo un torneo a Rio De Janeiro.
Il 17 Maggio del 1963, Bruno Sammartino sconfisse Buddy Rogers in una manciata di secondi, diventando campione WWWF, e, per il mondo del Pro Wrestling, iniziò una nuova era.

 

Nicola

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