L’ultimo fuorilegge: la vita di Stan Hansen - World of Wrestling

Diretta da Scott Teal, la Crowbar Press è una piccola casa editrice indipendente specializzata in libri sul wrestling storico (anni 50′, 60′ e 70′), di pregevole fattura.
Una delle proposte più interessanti del loro catalogo è senza dubbio “The Last Outlaw”, la lunga e dettagliata autobiografia di Stan Hansen.
“The Last Outlaw” è tante cose: un esaustivo compendio della storia del Pro Wrestling dell’epoca, la storia di una vita avventurosa e singolare e una raccolta di opinioni (chiaramente nostalgiche del passato, ma sempre ben esposte e che non scadono mai nella faciloneria) su quello che dovrebbe essere il Pro Wrestling.
Chi cerca un elenco di date e di fatti non rimarrà, forse, contento del testo: Hansen è un narratore prolisso, e a volte si fatica un po’ a seguire il filo delle varie vicende.
Tuttavia, per conoscere la mentalità dei protagonisti del Pro Wrestling dell’epoca, è un libro importante e molto utile.
Hansen, da come emerge lungo la narrazione, è una persona ben diversa dal suo personaggio, violento e incontrollabile, sul ring: pacato, tranquillo…”con i piedi per terra” è l’espressione che lo definisce meglio.
Il tema ricorrente della sua narrazione è uno solo: i soldi.
Hansen chiarisce bene che l’unica motivazione che lo ha spinto a intraprendere la carriera di wrestler è quella economica, e una buona parte del volume approfondisce il modo in cui venivano regolate le trattative, gli ingegnosi metodi dei lottatori per risparmiare denaro durante gli interminabili viaggi che sono, da sempre, una parte fondamentale della professione, ecc.
D’altronde, la carriera di Stan Hansen iniziò, quasi per caso, proprio per un’allettante offerta economica.

Oggi, se paga la quota, chiunque può entrare in una scuola e muovere i primi passi nel mondo del wrestling.
Negli anni ’70 era tradizione essere molto più selettivi e a ben pochi era permesso anche solo iniziare ad allenarsi.
Il rovescio della medaglia era che, se venivi accettato, i promoter si prendevano cura di te e, nella maggior parte dei casi, potevi vivere a tempo pieno come lottatore.
Così, quando Dory Funk Sr. chiamò un giovane Stan Hansen, fu in grado di garantirgli subito un guadagno maggiore (addirittura triplo) di quello che stava ottenendo come coach al College, sistemazione che aveva trovato dopo la sua esperienza come giocatore di football nella West Texas University.
Hansen, sposato e preoccupato del futuro economico della sua famiglia, accettò con entusiasmo.
Prima di salire sul ring per la prima volta dovette naturalmente allenarsi…per un’ora.
Il resto della sua preparazione avvenne direttamente sul campo, impegnato in tutte le svariate città del territorio di Amarillo, quasi 30 giorni su 30, come arbitro quando non c’era spazio per lui come lottatore.
Hansen, riflettendo sulla cosa anni dopo, ritiene che questo metodo di apprendimento sia il migliore:

“Tutti i wrestler devono imparare i metodi e le mosse base del wrestling.
Tuttavia, il modo in cui si imparano è molto importante.
La mia generazione ha imparato le basi durante delle sessioni d’allenamento, ma il grosso dell’apprendimento avveniva sul ring, davanti al pubblico.
Tutte le notti imparavamo che nulla è sempre lo stesso.
Dovevamo cambiare le nostre mosse e prese su base giornaliera.
Potevamo fare qualcosa in un match, una serata, che non avremmo ripetuto la sera dopo.
Dovevamo costantemente pensare, adattarci e escogitare nuove cose.
Tutto era fatto spontaneamente.
Nel fare così, ciascuno di noi ha potuto sviluppare il suo stile personale.
Oggi, tutti i wrestler sono la copia carbone dell’istruttore che ha insegnato loro le mosse.
Si fa fatica a distinguerli l’uno dall’altro.
E’ difficile emergere quando tutti sono uguali e tutti fanno le stesse cose.
La colpa non è loro.
La colpa risiede nel fatto che, con la morte dei territori, non ci sono luoghi dove possono imparare diverse tecniche e stili.”

Fare esperienza significava quindi muoversi da una promotion all’altra: e così i Funk mandarono un giovane e ancora molto inesperto Hansen in Florida, territorio amministrato da Eddie Graham.
Apparentemenrte, la Florida era un territorio ideale: solo tre o quattro date alla settimana, percorsi di viaggio gestibili e un clima splendido.
Tuttavia…Graham non era famoso per essere generoso con le paghe, e non era disposto ad aiutare i giovani emergenti come lo erano i Funk.
Venire sconfitti nel programma televisivo poteva essere un modo per arrotondare, perché ogni job veniva pagato venticinque dollari.
Se invece il match eri destinato a vincerlo, Graham non pagava nulla…dopotutto, chi vinceva un match davanti al pubblico non poteva pretendere anche di guadagnare.
Hansen non ha un ricordo particolarmente felice dei quattro mesi trascorsi in Florida, dove tuttavia impara alcune cose che gli saranno utili nel resto della sua carriera.
Innanzitutto, come gli disse un veterano:

“Nel mondo del wrestling non è importante quanto guadagni, ma quanto riesci a mettere da parte.”

Conoscere a memoria gli alberghi meno costosi (dove solitamente, i wrestler dormivano in quattro o cinque nella stessa camera, uno sul letto e gli altri sul pavimento) e i ristoranti dove si poteva mangiare di più e pagare meno era una parte della professione come imparare a cadere.
Inoltre si accorge che la sua notevole condizione atletica, eredità dei duri allenamenti nel football, lo può aiutare a far collaborare wrestler che non intendevano collaborare alla riuscità del match, magari vecchi veterani che continuavano a lottare perché non avevano un soldo e che si limitavano a fare lo stretto indispensabile sul ring: accelerando il ritmo del match fino a farli scoppiare, diventavano poi più malleabili e seguivano le sue indicazioni.
In secondo luogo, Hansen ebbe l’opportunità di lavorare con una delle più grandi leggende del business: Johnny Valentine, famoso per essere il più abile maestro della Ring Psychology e per la sua volontà di lavorare il più stiff possibile.
Nel backstage Valentine si raccomandò con lui di colpirlo in modo duro durante la finish, poi durante il match, come racconta Hansen:

“Quando mi sussurrò capì che intendeva iniziare il finale.
Ero inesperto e non sapevo realmente come sferrare un pugno, così portai indietro il braccio e lo colpì piuttosto duramente sulla fronte.
Lui continuò a trattenere il mio braccio e non reagì in alcun modo.
<più duro=””> mi sussurrò, mentre scrollava le spalle e mi fissava.</più>
Lo colpì più duramente, come mi aveva appena detto.
Scosse la testa e mi fissò di nuovo.
<più></più>
Mi ero fatto male alla mano quando l’avevo colpito l’ultima volta ma pensai <<Ok, se è questo quello che vuoi…>>
Portai indietro il braccio e lo colpì con tutta la mia forza, proprio in mezzo agli occhi.
Il suo sguardo vacillò per un momento.
Mollò la presa e fece un passo indietro.
Questa era una cosa che faceva raramente nei match televisivi, specialmente per un jobber come me, ma fece un passo indietro.
Come tornò ad avanzare, gli angoli della sua bocca si piegarono in un leggero sorriso, e mi sussurrò: <<Questo mi è piaciuto, ragazzo>>”

Terminata l’esperienza in Florida, Hansen tornò ad Amarillo, dove incontrò due giovani come lui, in cerca di fortuna nel business: Jumbo Tsuruta e Bob Backlund.
Backlund, data la sua esperienza nell’amateur wrestling, veniva utilizzato dai Funk per lanciare sfide agli spettatori: normalmente, i wrestler impegnati in questo genere di match vincevano utilizzando tecniche di sottomissione, ma Backlund era così forte da non averne bisogno.
Gli bastava mettere a segno una semplice Side Headlock, stando attento a che le ossa dell’avambraccio strisciassero contro la guancia dell’avversario, per farlo urlare per il dolore.
Essendo la Side Headlock una tecnica comunemente utilizzata nei match di Pro Wrestling, Backlund pensava che impiegandola difendesse la legittimità della disciplina.
Nello stesso periodo, Baba fondò la sua AJPW e si rivolse ai Funk per ottenere dei lottatori americani: Hansen sarebbe dovuto andare a lottare in Giappone, ma un incidente fermò, per il momento, la sua avventura nella terra del Sol Levante.
Una sera, ubriaco, calciò una porta senza accorgersi che la parte inferiore di essa era fatta di vetro: il vetro si ruppe e il suo piede rimase incastrato, provocandogli un taglio del tendine di Achille.
Fortunatamente, era usanza dei Funk tenere da parte una somma di denaro per aiutare i wrestler infortunati (pratica assolutamente non comune all’epoca): Hansen non rischiò di morire di fame, ma comunque, dopo tre mesi senza poter lottare, aveva dato fondo ai suoi risparmi, e cominciò a pensare seriamente di abbandonare il mondo del wrestling, decidendo, infine, di darsi un altro anno di tempo.
Ritornato in azione, i Funk lo spedirono nel territorio di Dallas (diretto da Fritz Von Erich) per un tour di due settimane, dove Hansen ebbe l’occasione di incontrare nuovamente una vecchia conoscenza dei tempi dell’Università: Frank Goodish, che diventerà noto nel mondo del wrestling come Bruiser Brody.
Quando Dory Funk Sr comunicò a Hansen che la sua esperienza ad Amarillo era terminata, Hansen lo pregò di non mandarlo in Louisiana, promotion nota per avere i viaggi più lunghi di tutti gli Stati Uniti.

Dory Funk Sr annuì…per poi comunicargli, qualche giorno dopo, che era atteso in Lousiana.
All’epoca era pratica comune che i promoter provvedessero ai booking futuri dei loro wrestler, quando il loro impegno presso la promotion era terminato.
Forse Funk Sr doveva dei favori a Leroy McGuirk (promoter della Lousiana) o forse Hansen, giovane e sconosciuto, non sarebbe stato richiesto altrove.
Sta di fatto che Hansen finì in Lousiana e scoprì che quello che si raccontava sui viaggi nella promotion non era vero…la realtà era molto peggio.
Impegnati sette giorni su sette, con centinaia di miglia da percorrere ogni giorno, molti wrestler potevano veder passare dei mesi prima di rivedere le famiglie, e il tasso di lottatori infortunati in incidenti stradali era spaventoso.
Tuttavia, non tutto il male vien per nuocere: Hansen si imbattè nuovamente in Bruiser Brody, ed ebbe la sua prima opportunità di lasciare il segno.
Grizzly Smith, un uomo gigantesco (padre di Jake “The Snake” Roberts) ex wrestler e che ricopriva l’incarico di booker della Louisiana, pensò che fosse naturale mettere insieme i due rookie, e Hansen e Brody cominciarono lentamente a generare heat col pubblico.
Fu proprio in questo periodo che i due cominciarono a prendere l’abitudine di correre tra il pubblico, e di inseguire gli spettatori che li insultavano; cosa assai pericolosa da fare, in Louisiana, dove praticamente ogni spettatore aveva con se un coltello o una pistola, ma che li aiutò a farsi riconoscere.
Pian piano, Hansen e Brody stavano cominciando a farsi un nome e a venire bookati nelle città migliori, quando Grizzly Smith cedette il suo incarico di booker a Bill Watts.
Watts portò con se talenti dalla Florida, come Dick Murdoch, The Spoiler e Killer Karl Kox, e non prestò particolare attenzione ai due emergenti, anche se si stavano pian piano conquistando uno spazio nel cuore dei fan.
Il tag team di Brody e Hansens venne sciolto, e i due wrestler confinati a lavorare nella zona a nord della promotion, l’Oklahoma, con piccole città e paghe misere.
Commenti negativi fatti da Watts su di loro, che giunsero alle orecchie di Brody, lo ferirono profondamente, e furono la causa del suo atteggiamento di ostilità verso i promoter che lo condusse, molti anni più tardi, a una morte prematura.
Hansen, all’epoca, non approvò la decisione di Watts di separarli, ma, anni dopo, riflettendo a freddo, riconosce che la decisione fu quella giusta: entrambi avevano bisogno di maturare come singoli.
Dopo un altro infortunio al ginocchio, e un’altra pausa forzata, Hansen ritorna in Texas, dove apprende che Dory Funk Jr. l’ha inserito in un tour della All Japan Pro Wrestling.

Ci furono diverse cose del Giappone che piacquero immediatamente a Hansen.
La prima fu la possibilità di guadagnare mille dollari alla settimana.
La seconda fu la presenza degli “sponsor”: fan (a volte membri della Yakuza, a volte semplici cittadini) che portavano i wrestler al ristorante, offrendo la cena.
Abdullah The Buthcer era il maestro riconosciuto nello sfruttare gli sponsor e cenava per settimane intere senza mai dover sborsare una lira.
L’arbitro Joe Higuchi era la guida per i gaijin, nonché l’interprete ufficiale della All Japan.
Svolgeva anche altri compiti “ufficiosi”, come tirare fuori dai guai i lottatori statunitensi che commettevano, spesso a causa dell’ubriachezza, qualche stupidaggine.
Nel 1975, Baba e Jumbo Tsuruta erano i due wrestler giapponesi più popolari, mentre Abdullah The Butcher era il gaijin più importante.
Hansen spesso lottava in coppia con Bobby Jaggers, nelle parti basse della card, venendo poi sconfitto, nell’ultima data del tour dal leggendario Dick “The Destroyer” Beyer.
La cosa più difficile, racconta, fu abituarsi alla silenziosità del pubblico giapponese, così diversa dal chiasso a cui era abituato negli States.

Se il primo tour giapponese di Hansen si può considerare un successo, il texano era comunque ancora lontano dall’essere la grande attrazione che diventerà negli anni successivi.
Tuttavia, sapendo che, al termine del tour, sarebbe andato a Dallas, Hansen cominciò a sviluppare, anche grazie ai suggerimenti di Ox Baker, altro lottatore incontrato in Giappone, delle modifiche alla sua gimmick del cowboy, che avrebbe utilizzato negli Stati Uniti, in particolare la scritta “Bad Man” sulla sua schiena.
A Dallas, promotion gestita da Fritz Von Erich, il booker Red Bastien garantì a Hansen la posizione di secondo heel della compagnia (il primo era Archie “The Mongolian Stomper” Gouldie) e buoni guadagni.
Ci fu inoltre la possibilità di disputare alcuni lunghi match con un giovane rookie, Rick Martel, nell’incontro finale della card.
E’ bene specificare che, all’epoca, il match finale della card non era considerato necessariamente il Main Event, che anzi era spesso collocato a metà serata: questo per permette all’heel di uscire dall’arena prima del resto del pubblico, evitando il linciaggio.
Inoltre Fritz Von Erich era ancora l’eroe e il top face del territorio, ma, a causa delle sue ginocchia malandate e del suo terribile vizio del fumo (circa tre pacchetti al giorno), non era più in grado di sostenere match di trenta-quaranta minuti, come dovevano necessariamente essere quelli finali: preferiva quindi riservare a se stesso un Main Event di dieci minuti a metà della card, e collocare dei giovani più in forma nell’ultimo incontro.
Né Hansen, né Martel, all’epoca, avevano l’esperienza per essere realmente capaci di sostenere un match così lungo, ma riuscirono comunque a cavarsela dignitosamente.
Mike Paidousis, un veterano dell’area di Pittsburh, rimase impressionato da Hansen, e parlò a Bruno Sammartino, leggendario campione della WWWF, di un “grosso texano che sapeva muoversi e prendere bump”.
Un mese dopo, di ritorno a Dallas, diede a Hansen il numero di telefono di Sammartino.
Le cose si misero in moto, e, qualche settimana dopo, Vince McMahon Sr. contattò Red Bastien, dicendogli di essere interessato a Hansen, che così ebbe la grande opportunità di lavorare a New York, per la WWWF.
E’ da notare che la decisione di portare Hansen nel Nord-Est fu di Sammartino, non di Vince McMahon Sr.
C’erano spesso tensioni tra i due: Sammartino sapeva di essere indispensabile per McMahon e ogni tanto agiva in perfetta autonomia.

Quando Hansen arrivò a New York, c’erano tre manager nel territorio: Freddie Blassie, The Grand Wizard e Captain Lou Albano.
Ogni heel veniva assegnato a un manager e a lui toccò Blassie.
Il rapporto tra Blassie e Hansen fu piuttosto teso perché il texano pensava che il suo manager tendesse a mettere in luce se stesso, piuttosto che i suoi assistiti, e gli impose di lasciargli la maggior parte del tempo nelle interviste, limitandosi a parlare per i primi secondi.
Il primo match tra Sammartino e Hansen, il 26 Aprile del 1976 si risolse in un disastro.
Un errore di esecuzione durante un Bodyslam fratturò al campione italiano, atterrato direttamente sul collo, tre vertebre.
Hansen si accorse immediatamente che qualcosa non andava:

“Gli arrivai alle spalle, lo sollevai da terra e lo misi in una headlock.
Preoccupato, la mantenni per alcuni secondi, prima di chiedergli
Non rispose nulla immediatamente, limitandosi a rimanere fermo.
Poi finalmente rispose
Essendo l’uomo che era, Bruno continuò a lavorare e a vendere i miei colpi per alcuni minuti, mentre si ricomponeva.
Pensai che forse non gli avevo fatto male per nulla.”

Ma le illusioni di Hansen vennero infrante negli spogliatoi, dove un furibondo Vince McMahon gli fece una scenata, dicendogli che aveva infortunato gravemente il campione.
Non era una bella situazione per un lottatore appena giunto in una promotion, avere subito infortunato il suo uomo di punta.
La tensione, nello spogliatoio era palpabile, con gli altri wrestler che evitavano di guardarlo in faccia…senza Bruno, le loro possibilità di guadagno erano messe in pericolo.
Il giorno dopo, vincendo la paura e l’imbarazzo, telefonò a Sammartino in ospedale, ma la sua risposta lo lasciò sorpreso:

“Non ti preoccupare.
Sono cose che capitano.
Quando tornerò, faremo dei buoni affari insieme.
Prenditi cura di te, con gli altri wrestler e con la dirigenza.
Non fare nulla che possa compromettere il nostro rematch.
Voglio che tu sia in una posizione di forza quanto tornerò.”

Bruno Sammartino, da consumato veterano qual’era, aveva immediatamente capito che il suo infortunio poteva essere sfruttato per un lucroso rematch.
Rematch per il quale Hansen firmò un contratto di 5.000 dollari con McMahon, la cifra più alta della sua carriera…ma non furono dollari guadagnati facilmente.
Gli italiani di New York odiavano seriamente quel texano che aveva infortunato il loro eroe.
Hansen ebbe modo di rendersene conto la prima volta quando un distinto signore anziano gli si avvicinò, mentre viaggiava nel bus, e cominciò a colpirlo con il suo bastone da passeggio, urlandogli:

“Questo è per quello che hai fatto a Bruno, maledetto figlio di puttana!”

In breve, all’ufficio di New York cominciarono a arrivare diverse minacce di morte, e, una sera, mentre Hansen si dirigeva nello spogliatoio, gli si parò davanti un ragazzo con una pistola in pugno.
Il tempestivo intervento di un altro wrestler, Jerry Blackwell, mise in fuga il fan, ma Hansen non ebbe dubbi sul fatto che il ragazzo fosse seriamente intenzionato a ucciderlo.
In seguito a questi episodi, Vince McMahon prese la decisione di far tornare Hansen in Texas, per poi farlo ritornare a New York solo in vista del rematch con Sammartino.
Il 25 Giugno del 1976, Bruno Sammartino si prese la sua rivincita, al Shea Stadium, davanti a 32.000 spettatori, cifra record per New York.
Il match terminò con Hansen che lasciò il ring, perdendo così per count out.
Finale che si rivelò assai più pericoloso del previsto, perché come racconta Hansen:

“Essendo molto miope, potei solo vedere un movimento indistinto mentre fissavo i posti a sedere sopra all’uscita.
Poi, in un secondo, compresi che un’ondata di persone stava cercando di sbarrarmi il passo.
I fan avevano capito che stavo abbandonando l’arena, e, essendo stati fatti infuriare dalle mie azioni durante il match, volevano il mio sangue.
Credo che, letteralmente, fossero pronti ad uccidermi.
Quando uno dei poliziotti che mi scortavano urlò <corri!> tutti ci mettemmo a correre verso l’uscita.</corri!>
Potevamo vedere la folla che ci rincorreva.
Era molto vicina.
Se fossero riusciti a tagliarmi la via d’uscita prima che la raggiungessi, credo che sarei stato picchiato fino alla morte.”

Hansen fu fortunato, un po’ meno alcuni poliziotti, che, non avendo potuto raggiungere in tempo l’uscita, furono brutalmente malmenati.
Fatto entrare in un taxi, si acquattò come poteva sotto i piedi di sua moglie, in modo che nessuno potesse vederlo, per poi allontanarsi rapidamente.
Ad Agosto, Bruno chiuse definitivamente la sua rivalità con Hansen, in un Cage Match al Madison Square Garden.
Dopo una serie di altri match con Sammartino in città minori, Hansen passò gli ultimi suoi mesi a New York nuovamente in coppia con Bruiser Brody.
A Novembre, l’avventura di Hansen in WWWF era finita, e Vince McMahon Sr, fece in modo che il texano prendesse parte a un tour della New Japan Pro Wrestling, la promotion fondata da Antonio Inoki.

Durante questo primo tour con la New Japan, Hansen ebbe l’occasione di studiare lo stile del top heel della compagnia, Tiger Jeet Singh: mediocre sul ring, colpì però la sua attenzione con il suo spettacolare ingresso, dove inseguiva e colpiva i fan con il piatto della sua spada.
Ma è solo nel secondo tour con la New Japan, nell’Agosto del 1977, dove l’altro gaijin di spicco era Blackjack Mulligan, che comincia a prendere forma lo Stan Hansen più famoso: invece che con una spada, con una corda, inizia anche lui a inseguire e colpire i fan durante l’ingresso.
C’è però una differenza tra quello che faceva Hansen e quello che facevano Tiger Jeet Sing o Abdullah The Butcher: Stan Hansen, grazie al suo passato nel football, è molto più dinamico e con una capacità polmonare nettamente più sviluppata.
Era capace di portare il combattimento fuori dal ring e poi riportarcelo dentro, o di inseguire gli spettatori per più di cinque minuti senza stancarsi.
Creato il personaggio, Hansen cercò sempre, in tutti i modi, di proteggerlo: nonostante le insistenze della dirigenza, e di diversi suoi colleghi, si rifiutò di concedere a qualcuno di uscire dalla sua finisher, il Lariat.
C’è un’altra cosa, inoltre, alla quale attribuire il successo di Hansen in Giappone.
Nelle sue stesse parole:

“Nello spogliatoio prima di ogni match, non pensavo a quello che stavo per fare.
A parte conoscere il finale, i miei match erano interamente spontanei.
Non sapevo cosa stavo per fare fino a quando non lo facevo.
Credo che sia questa la ragione principale per cui andai così over.
I miei match non sembravano predeterminati…perché non lo erano.
Questo è quello che rendeva i miei match diversi da quelli di tutti gli altri, ed è questo che mi ha reso così over in Giappone.”

Questa spontaneità spiega anche il perché non ci fu nessuna difficoltà linguistica, nonostante il fatto che Hansen non abbia mai imparato il giapponese:

“Non c’era nessuna barriera linguistica sul ring.
Utilizzavamo uno stile old school, match semplici fatti di mosse e contromosse.
Molti dei wrestler capivano istintivamente come agire e come reagire a quello che facevano gli avversari.
Questa era una parte del wrestling, completamente perduta oggi, dove i wrestler pianificano tutte le loro mosse dall’inizio alla fine del match.”

Hansen preferisce il vecchio stile al nuovo:

“Proprio come negli Stati Uniti, il business cominciò lentamente a cambiare anche in Giappone.
I match diventarono come quelli statunitensi, con molte mosse in sequenza.
Questo cominciò ad avvenire quando la dirigenza lanciò giovani come Kobashi, Misawa e Kawada al top.
Preferivo il vecchio stile.
Il pubblico non riusciva sempre a vedere o comprendere la logica dietro ai nuovi spot.
I match non appaiono più spontanei, e l’azione sembra predeterminata.”

Nel secondo tour con la NJPW, il terzo in Giappone, Hansen affrontò tutti i lottatori più forti, perdendo solo, per schienamento, con Antonio Inoki, in un match valevole per il titolo NWF.

Dopo il suo secondo tour con la NJPW, Hansen lavorò per un breve periodo in Georgia, territorio diretto da Ole Anderson (considerato da Hansen il booker migliore che abbia mai incontrato, insieme a Bill Watts).
Oltre al wrestling, Hansen e Anderson avevano un’altra passione in comune: risparmiare denaro.
La tirchieria di Anderson era leggendaria, tra i wrestler dell’epoca, ma aveva visto molti lottatori rimanere completamente al verde, al termine della loro carriera, e non voleva fare la stessa fine.
Per i primi mesi, in Georgia, Hansen collezionò vittorie contro giovani come Ted Allen, Jerry Stubbs o Richard Blood, avendo anche l’occasione di affrontare un giovanissimo Tommy Rich.
Rich fece una grande impressione a Hansen, che insistette con Anderson per avere un feud con lui, vincendo infine le resistenze del booker.
Nel Maggio del 1978, Stan Hansen diventò face, e fece coppia proprio con Tommy Rich, dando vita a un lungo feud con Ivan Koloff e Ole Anderson.
Dopo due anni e mezzo in Georgia, la NJPW tornò a contattare Hansen, che tornò così in Giappone, non prima però, di aver affrontato un giovane Sterling Golden, l’uomo che, in seguito, diventerà noto come Hulk Hogan.
E proprio Hulk Hogan diventerà il partner di Hansen nel Madison Square Garden Tag Team Tournament della fine del 1980, uno dei tornei più prestigiosi tenuti dalla NJPW (anni più tardi, Hogan offrì a Hansen un posto in WWF: Stan rifiutò perché, lavorando per la promotion di Stamford avrebbe potuto guadagnare di più, ma non avrebbe più avuto tempo per la sua famiglia).
Ma Hansen considera fondamentali, nella sua nuova esperienza con la New Japan, i match con André The Giant.
Solitamente, André demoliva i suoi avversari, ma, con Hansen, si adattò allo stile dell’avversario, vendendo i suoi colpi e passando parte del match sulla difensiva.
L’ultimo match tra i due avvenne il 23 Settembre del 1981: 3000 persone dovettero essere mandate via perché i biglietti erano esauriti.
Hansen eseguì, per la prima volta, una Body Slam sul gigante.
Il match rubò la scena al Main Event con Inoki, e fu la cosa che rese davvero e definitivamente over Stan Hansen in Giappone.
Il texano, da quel momento, considerò il Giappone il “suo” territorio, e la sua primaria fonte di guadagni…il che implicava proteggerlo da altri gaijin che avessero il potenziale per rubargli la scena.
Lo scoprì, a sue spese, Dusty Rhodes, che, in un breve tour per la New Japan, affrontò alcune volte Hansen: in uno dei match venne spinto fino al limite delle resistenza fisica, rischiando di svenire sul ring.
L’8 Maggio del 1981, una incredibile notizia sconvolse il mondo del Puroresu: Abdullah The Butcher, per anni il top gaijin di Baba, era passato alla NJPW.
Hansen apprese la notizia nel modo più diretto, vedendo Abdullah a Kawasaki, mentre si preparava con Hogan a dei taping televisivi.
Ottima notizia per Inoki, ma preoccupante per Hansen, che vedeva compromesso il suo ruolo, di uno dei gaijin più importanti per la compagnia.
Qualche giorno dopo, incontrò Shinma, l’uomo incaricato di seguire le relazioni con i talenti stranieri della NJPW, e, durante il meeting, il giapponese disse una cosa che disturbò Hansen:

“Non preoccuparti di Abdullah.
E’ solo un grasso sacco di merda.
E comunque morirà tra pochi anni, per cui…non preoccuparti.”

E’ probabile che Shinma tentasse di rassicurare Hansen, sminuendo il valore di Abdullah, ma sortì il risultato opposto.
Se parla in questo modo così spregiativo di Abdullah, non potè fare a meno di chiedersi Hansen, cosa diranno di me alle spalle?
Le trattative andarono a buon fine, e gli furono garantiti un aumento e ulteriori booking, ma, ormai, tra la NJPW e Hansen i rapporti erano incrinati.
Durante lo stesso periodo, tramite i buoni uffici della NJPW, Hansen tornò, per cinque mesi, in WWF.
In questo breve periodo, Hansen divise lo stesso appartamento con Hulk Hogan, ed era presente quando Stallone lo contattò per il ruolo in Rocky III.
La WWF gli chiese ripetutamente di perdere contro Backlund e Sammartino, ma lui oppose sempre un netto rifiuto.
Il Giappone aveva la precedenza, per lui, e non intendeva fare nulla che potesse indebolire il suo personaggio e la sua reputazione lì.
Hansen cominciava a essere visto come un “fuorilegge” dai promoter statunitensi, che non apprezzavano la sua indipendenza.

Con l’arrivo di Abdullah The Butcher e l’esplosione di Satoru Sayama, la NJPW vide un incremento dei suoi profitti del venti per cento, e cominciarono a circolare voci su un fallimento della All Japan.
Probabilmente queste erano eccessive, la All Japan soffrì sì della perdita, ma non in modo così drammatico, ma comunque, con la partenza del suo gaijin più importante, la promotion di Baba cominciò a essere considerata, dai fan e dalla stampa specializzata, la numero due del Giappone.
Osserva Hansen:

“La cosa mi preoccupò.
Fin dal mio primo giorno nel business, ero consapevole di quanto fosse importante la competizione tra promotion.
Tutti sapevamo che, se ci fosse stata una sola promotion, noi wrestler non avremmo avuto nessun potere.
Questo fu uno dei motivi per cui passai alla All Japan.”

Baba, per mezzo del suo intermediario Terry Funk, contattò Stan Hansen e gli offrì di passare alla All Japan.
I due si incontrarono in un meeting segreto tenutosi a Dallas, e assieme discussero del suo futuro ruolo nella compagnia.
Baba, va detto, è forse l’unico promoter, in tutta la storia del wrestling, su cui sia impossibile trovare una sola parola negativa, e la sua reputazione lo precedeva.
Lo stesso Sammartino aveva raccontato a Hansen di aver preferito la AJPW alla NJPW, nonostante McMahon insistesse perché lavorasse per Inoki, per via della sua amicizia personale con Baba “la cui parola valeva più di qualsiasi contratto”.
Nei futuri diciassette anni, Hansen non avrà mai un contratto scritto con Baba: tutti gli accordi furono raggiunti solo a voce e con una stretta di mano.
Hansen apparve in tre tour della New Japan prima della sua partenza, senza dire a nessuno dell’accordo raggiunto con Baba; vane furono le insistenze di Shinma per spingerlo a firmare un nuovo contratto.
Stan Hansen esordì durante la serata finale, il 13 Dicembre, di un tour, come secondo di Jimmy Snuka e Bruiser Brody (nel frattempo, passato anch’esso alla AJPW), impegnati contro Terry Funk e Dory Funk Jr.
Naturalmente, scoppiò poi una rissa con Terry, e, quando i Funk sembrarono avere la peggio, Baba e Jumbo Tsuruta intervennero in loro aiuto.
Dopo una breve e furibonda rissa, con Hansen ricoperto di sangue, i lottatori si diressero negli spogliatoi…ma la cosa importante doveva ancora avvenire.
Hansen, seguito da Brody, si diresse verso il camerino di Baba, dove si stava tenendo una conferenza stampa con i giornalisti, e lo aggredì, riprendendo la rissa iniziata nell’arena.
La mossa, totalmente non pianificata, colse di sorpresa Baba, che, dopo un breve momento di smarrimento iniziale stette al gioco, ed ebbe una grande risonanza mediatica in Giappone.
L’episodio stabili il tono del lungo stint di Hansen in AJPW: violento e imprevedibile.
Il primo tour di Hansen con la AJPW iniziò a Gennaio del 1982; va anche detto che alcuni aspetti della compagnia di Baba non lo soddisfecero.
La NJPW era gestita e organizzata come una vera e propria corporazione giapponese, puntuale e precisa al millimetro.
La AJPW, in contrasto, sembrava un’azienda familiare, più calorosa e amichevole, magari, ma anche meno professionale.
In particolare, Hansen fu infastidito dal fatto che ci fosse un solo bus, dove viaggiavano insieme i giapponesi e i gaijin, perché questo rompeva la kayfabe.
Come Dick Beyer prima di lui (che teneva sempre la maschera in pubblico), anche Hansen cercava di rimanere nel personaggio in pubblico il più possibile, ad esempio, allontanando con il lazo i fan che aspettavano i lottatori fuori dal bus o all’ingresso dell’albergo.
Una volta, quando un tifoso giapponese gli chiese un autografo, lo colpì duramente con la corda in testa….l’uomo non demordette e continuò a protendere il foglio verso di lui.
Dopo altri due colpi, sempre più duri, Hansen, vedendo che l’altro non aveva intenzione di smettere, scoppiò a ridere e gli firmò l’autografo.

Fu durante il secondo tour con la AJPW che la carriera di Hansen cominciò realmente a decollare, quando iniziò combattere nuovamente in tag team con Bruiser Brody.
Il loro primo match come coppia avvenne il 20 Aprile del 1982, contro Baba e Jumbo Tsuruta; da quella volta combatterono insieme 56 volte, anche se, nella maggior parte delle card, erano impegnati in match singoli.

Lo stile di Hansen in AJPW, va sottolineato, non cambiò rispetto a quello utlizzato in NJPW: lo stesso Hansen aveva specificato a Baba che intendeva mantenere lo stesso metodo, selvaggio e imprevedibile, sperimentato nella promotion di Inoki.
Lui e Brody portarono la loro abitudine di seminare il panico tra il pubblico a un intero nuovo livello, muovendosi tra gli spettatori per quattro o cinque minuti alla volta.
Inoltre uno stile estremamente stiff:

“Non mi sono mai trattenuto mentre lavoravo per Baba.
Lavoravo sempre molto stiff.
Quando lottavo contro Baba, Terry Funk o chiunque altro, li colpivo duramente quanto potevo.
Baba non mi chiese mai di trattenere i colpi.”

I match con Baba (163 in totale, tra singoli e di coppia) sono quelli che Hansen ricorda con più piacere.
Il proprietario della AJPW è ingiustamente sottovalutato come worker e rimase estremamente valido fino a quando, tra i 40 e i 50 anni, l’artrite non cominciò a minare il suo fisico.
Baba era abituato a condurre il match, ma con Hansen era forzato a improvvisare maggiormente, adattandosi allo stile del suo avversario:

“Questo rendeva i match interessanti perché erano davvero competitivi, e i fan erano spesso colti di sorpresa dal fatto di non vedere le mosse che si aspettavano.
Erano davvero coinvolti dai match perché non sembravano pianificati.
Ho sempre pensato che una reazione autentica sia migliore di una pianificata in precedenza.
Prima che i wrestler iniziassero a pianificare ogni cosa dall’inizio alla fine, potevano discutere di qualcosa e veniva detto loro il finale, ma era nelle loro mani decidere come arrivarci.
Non ci sedevamo nello spogliatoio a decidere ogni singola mossa.
Reagivamo l’uno all’altro e prendevamo decisioni spontanee sul ring.

Penso che uno dei miei punti di forza fosse la capacità di costringere l’altro a reagire.
Io non sapevo cosa stavo per fare fino a quando non lo facevo, e, di conseguenza, i miei avversari non sapevano cosa stava per succedere, e non potevano preparare in anticipo delle mosse.
Ho sempre cercato di fare l’opposto di quello che l’altro wrestler poteva aspettarsi.
Così, la loro reazione alle mie mosse inaspettate era autentica, e il pubblico poteva percepirlo.
Questa è stata una delle ragioni per cui sono andato over, e perché la promotion mi ha tenuto così a lungo.
Credetemi, è molto più facile seguire un copione.
Lasciare che ciascuno abbia i suoi piccoli High Spot e mandare tutti a casa soddisfatti.
Ma, nel fare questo,abbiamo perso una parte importante di ciò che ha reso il Pro Wrestling grande per decenni.”

Il modo di lottare di Hansen allontanò la compagnia di Baba dallo stile NWA, più preciso e metodico, che ne aveva caratterizzato i primi anni di vita, tuttavia questo nuovo metodo aveva anche i suoi rischi: ogni tanto qualche spettatore finiva travolto, una volta Baba venne colpito duramente al volto quando Hansen gli scagliò in faccia la cintura e ogni tanto qualche wrestler rimaneva infortunato.
Il 20 Febbraio del 1982, Stan Hansen e Bruiser Brody lottarono contro Baba e Jumbo Tsuruta a St.Petersburg, Florida.
Hansen e Brody dominarono i loro avversari dall’inizio alla fine, colpendo durissimo e quasi non vendendo le loro mosse.
In parte per mantenere i loro personaggi, in parte per spaventare i lottatori statunitensi, e renderli riluttanti all’idea di tentare la fortuna in Giappone.
Nel 1985, contro il consiglio di Hansen, Brody lasciò Baba per la NJPW.
Tuttavia, le cose tra lui e Inoki non andarono bene, e fu rilasciato dopo soli dieci mesi; Brody non tornò in Giappone fino al 1987, quando Baba gli offrì una seconda opportunità in All Japan.

Nel Settembre del 1985, Stan Hansen si diresse a Minneapolis, per lavorare nella AWA di Verne Gagne, che si trovava in una situazione difficile.
Aveva appena perso il suo uomo di punta, Hulk Hogan, in seguito a una disputa sui ricavi del merchandising.
La promotion stava cercando di lanciare Scott Hall come sua nuova stella, ma, mentre Hogan aveva anni di esperienza, Hall era, seppur talentuoso, troppo acerbo per quel ruolo.
La AWA rimaneva comunque un territorio in grado attrarre molti wrestler, soprattutto per via della sua agenda molto meno impegnativa rispetto a quella di altre: sotto Gagne, si era impegnati solo tre o quattro giorni alla settimana.
Hansen non si aspettava di ricevere un grande push in AWA: Gagne sapeva che la sua priorità era il Giappone, e che non intendeva sacrificarlo per nessuna promotion statunitense.
Dopo aver affrontato un giovane Leon White e Rick Martel a Superclash, fu quindi sorpreso di apprendere che la dirigenza aveva deciso di renderlo campione.
Hansen all’inizio fu contento di essere il campione, pensando di avere l’opportunità di guadagnare bene, ma si rese presto conto che le cose non andavano nel modo giusto.
Gagne non sembrava interessato a iniziare nessun angle con lui, né a promuoverlo.
Nelle sue intenzioni, Hansen doveva essere un semplice campione heel di transizione, in attesa di consegnare la cintura a qualcun altro.
In più, è opinione di Hansen che Gagne avesse ormai perso il contatto col pubblico e non sapesse né promuovere correttamente i suoi lottatori, né sfruttare in modo adeguato il suo spazio televisivo.
Le puntate tv della AWA erano una semplice sfilza di squash ai danni di jobber; nessun angle, nessuna rivalità, nessun match di un qualche interesse.
Hansen era particolarmente irritato: senza un feud di rilievo, come poteva attirare pubblico?
Il suo regno da campione, potenziale fonte di guadagni, stava venendo interamente sprecato.
Una sera, mentre si stava cambiando nello spogliatoio, Nick Bockwinkel gli chiese di raggiungerlo nelle docce.
Gagne era lì ad aspettarlo, e gli disse che doveva perdere la cintura, quella sera stessa, contro Bockwinkel.
Ma Hansen non era dello stesso parere e rifiutò.
L’aria diventò tesa, e rischiò di sfociare in una rissa…alla fine, semplicemente, Hansen se ne andò dall’arena senza lottare, portando con se la cintura.
Qualche tempo dopo, Jerry Blackwell gli chiese, per conto di Gagne, di restituirla, ma lui rifiutò.
In seguito raggiunto da una lettera dell’avvocato di Gagne, la restituì…dopo esserci passato sopra con il suo trattore (anche se Hansen nega di averlo fatto apposta e sostiene che si sia trattato di un semplice incidente).

Nel 1988, Terry Gordy telefonò a Hansen nel cuore della notte, per dargli la notizia che Bruiser Brody, accoltellato a Puerto Rico, era morto.
Hansen ne rimase sconvolto, Brody era sempre stato il suo migliore amico nel business, eppure, in qualche modo, non sorpreso.
Hansen e Brody avevano lottato in Puerto Rico per anni (un loro match contro Abdullah The Butcher e Carlos Colon aveva segnato il record di pubblico nell’isola), ed erano consapevoli che, tutte le volte che entravano nell’arena, stavano rischiando la loro vita.
Il pubblico portoricano era di gran lunga il più violento del mondo e, al confronto dell’aggressività che poteva sprigionarsi lì, l’heat che Hansen aveva provato sulla sua pelle a New York non era nulla.
Una notte, mentre lottava contro Carlos Colon, un fan scagliò un coltello sul ring, che si conficcò sul tappeto.
Hansen e Colon si fissarono per un istante…poi si scagliarono l’uno contro l’altro, rotolandosi al tappeto, cercando di posizionare l’altro come scudo per eventuali altri proiettili.
C’erano diverse cose che un wrestler doveva imparare a Puerto Rico, se voleva sopravvivere: tenere d’occhio costantemente il pubblico mentre lottava e controllare le mani dei fan quando entrava o usciva dal ring erano le basi.
Poi bisognava apprendere qual era il sottile confine tra l’apparire troppo aggressivi e deboli: generalmente, scrive Hansen, se gli arrivava un colpo debole da parte di un fan faceva finta di non averlo sentito, ma, se si trattava di un pugno ben piazzato, ignorarlo poteva essere interpretato come un segno di debolezza, e portare a un’escalation.
Brody aveva, ritiene Hansen, una mentalità diversa dalla sua.
Anche lui ebbe spesso contrasti con i promoter, ma non prendeva mai queste dispute sul personale; Brody, d’altro canto, era eccessivamente sospettoso e riteneva che tutti i promoter fossero il nemico.
Stesso discorso per i giovani wrestler, che si rifiutava nel modo più assoluto di aiutare perché potenziali concorrenti futuri.
Il 29 Agosto del 1988, come tributo a Frank, la All Japan tenne una “Bruiser Brody Memorial Night”; durante la serata Barbara, la vedova del lottatore, consegnò a Hansen la sua catena.
Abdullah intendeva utilizzarla per un’angle, ma Hansen non apprezzò l’idea e la restituì alla vedova.

“Non sapevo cosa farmene e volevo tenerla fuori da tutte le stronzate per cui certa gente voleva utilizzarla.”

Leon White diventò, con il nome di Vader, il top gaijin della NJPW.
Il 10 Febbraio del 1990, la AJPW e la NJPW unirono le forze per presentare uno show congiunto al Tokyo Dome.
Stan Hansen fu messo contro Vader, perché era il match che tutti desideravano vedere.
Vader non aveva mai dimenticato il loro match a Meadowlands, in AWA, che diversi reporter avevano descritto come totalmente dominato da Hansen., ed era ben deciso a impostare questo incontro in modo completamente diverso.
Se aggiungiamo a questo la responsabilità di rappresentare la propria promotion, che ciascuno dei due sentiva, c’erano tutti gli ingredienti per un match duro.
Vader colpiva duramente Hansen, e questo rispondeva con colpi altrettanto duri.
D’un tratto, Vader indietreggiò e si tolse la maschera.
Hansen era praticamente cieco senza gli occhiali, ma riuscì a distinguere l’occhio del rivale che sembrava cadere sulla guancia.
Il match terminò in un doppo count-out, ma Hansen non sapeva cosa aspettarsi da Vader nello spogliatoio.
Ma, alla fine, non successe nulla: Vader entrò nel suo camerino e gli disse: “grande match”.

Quella con l’AWA fu l’ultima esperienza americana di Hansen, fino a quando, nell’Agosto del 1990, il suo vecchio amico Ole Anderson non lo contattò per uno stint in WCW.
Il wrestling statunitense stava cambiando, e non tutti i cambiamenti erano apprezzati da Hansen:

“Rick e Scott Steiner eseguivano delle mosse veramente pericolose come team…pericolose per il loro avversario.
Una di esse, nota come lo Steiner Device, consisteva in uno di loro che teneva l’avversario sulle spalle, mentre l’altro saliva sul paletto e piombava su di lui con una Clothesline.
Una mossa devastante, che avrebbe dovuto essere una finisher, ma loro la utilizzavano come semplice High Spot.
Cercarono di mettere sulle spalle anche me, mentre lavoravo per la WCW.
Nella mia opinione, è il tipo di mossa che sembra spettacolare, ma è illogica.
Come fa qualcuno a stare perfettamente bilanciato sulle spalle fino a quando l’avversario non lo colpisce con una Clothesline?
E’ una cosa che espone il business, perché è evidente che la persona sulle spalle deve collaborare.
Sembra pianificata, e non mi piace per nulla.
Quando gli Steiner cercavano di eseguirla su di me, io continuavo a perdere l’equilibrio da una parte o dall’altra.
Non volevo prendere un bump sulla testa o sul collo da quell’altezza.
Avevo visto molti altri prenderlo, e nessuno cadeva due volte allo stesso modo.
Mi rifiuto di mettere a repentaglio la mia salute per l’High Spot di qualcuno.”

In WCW, Hansen si pose l’obiettivo di rendere differente il suo aspetto da quello degli altri lottatori:

“Molti dei talenti della WCW volevano apparire allo stesso modo: definiti, muscolosi e carini.
In qualche modo, anche gli heel volevano apparire come di bell’aspetto o cool.
Io volevo essere differente.
Volevo essere il più brutto e sguaiato heel che i fan avessero mai visto, quello che io vedevo come un vero heel.
Non volevo essere applaudito dai fan degli heel.
Molti altri heel volevano questo genere di attenzioni, e la dirigenza non aveva problemi con questo, cosa che mi fece capire che non afferravano la psicologia del Pro Wrestling.”

Così Hansen portò all’estremo il suo personaggio del cowboy texano, e cominciò a masticare tabacco durante le interviste e sul ring.
Quando un fan tendeva le mani verso di lui, gli sputava tabacco in faccia.
Negli spogliatoi, finiva spesso per vomitare, perché del succo di tabacco gli era finito nei polmoni, ma la cosa lo rese senz’altro diverso dagli altri talenti della WCW.
Dopo qualche settimana, Ole Anderson riferì a Hansen che la sua gimmick era considerata troppo disgustosa per la televisione, e i dirigenti ritenevano che fosse un cattivo esempio per i giovani.
“Digli che Stan Hansen è un ottimo esempio del perché i giovani non dovrebbero masticare tabacco” fu la replica del lottatore.
Quando Anderson fu licenziato, Hansen capì che il suo tempo con la federazione di Atlanta stava per giungere alla fine.
D’altra parte, Dusty Rhodes, che sostituì Anderson come booker, era intenzionato a portare la compagnia in una direzione, più fumettistica, che non gli piaceva e non gli interessava.

Terry Gordy fu il tag team partner di Hansen per un paio di anni, dal 1987 al 1989.
La All Japan vedeva in Gordy il naturale sostituto di Hanse: giovane, grande, agile e ottimo worker.
Tuttavia, Gordy aveva un problema: gli piaceva troppo bere e non riusciva a fermarsi entro i suoi limiti.
Inoltre, Gordy aveva un carattere difficile: nell’Aprile del 1990, alla viglia di uno show congiunto con la WWF, si rifiutò di perdere, come previsto, con Hulk Hogan: la AJPW dovette contattare in fretta e furia Hansen (che si trovava negli Stati Uniti) per farlo arrivare in Giappone.
Tuttavia, la All Japan continuò nei suoi piani (nello stesso periodo in cui Jumbo Tsuruta, gravemente malato, veniva sostituito gradualmente da Misawa) e, il 17 Luglio del 1990, a Kazazawa, Terry Gordy sconfisse Stan Hansen, strappandogli il titolo Triple Crown.
Tuttavia, poco dopo, il cuore di Gordy cessò di battere in un night club a Roppongi.
Fortunatamente, si riuscì a rianimare il lottatore, ma i piani per la sua carriera vennero messi da parte.
Il 27 Luglio dello stesso anno, Hansen sostituì Gordy in un match contro Misawa, recuperando la Triple Crown.
La AJPW continuò comunque a sostenere Gordy, sia pure in modo minore, assegnandoli come partner Steve Williams.
Il ruolo di Wiliams, dietro le quinte, era quello di controllare Gordy, e lo tirò fuori da brutte situazioni più di una volta.
Nel 1993, Gordy svenne durante un volo aereo, rimanendo in coma per cinque giorni; da allora, non fu più lo stesso.

In parte perché molti dei gaijin che avrebbero dovuto sostituirlo non si dimostrarono affidabili, in parte grazie alla sua scrupolosa preparazione fisica (Hansen non ebbe mai un fisico definito, ma curò sempre la preparazione aerobica), Hansen rimase sempre un wrester di spicco della All Japan, rimanendole fedele anche nei momenti difficili della compagnia.
Tuttavia, l’età cominciava a non essere più dalla sua parte.
La prima parte del corpo di un wrester a cedere sono le ginocchia e, negli ultimi cinque anni di carriera, Hansen soffriva di dolori così forti da fare fatica a salire le scale.
Il 21 Ottobre del 2001, Hansen lottò contro Tenryu, nella semifinale di un torneo per il titolo.
Qualche giorno prima, le sue gambe si erano intorpidite dopo una Body Slam.
Dopo il match con Tenryu, durante il quale era caduto sulla testa subendo una Power Bomb, svenne nello spogliatoio.

“Molti anni prima, avevo visto wrestler veterani trascinarsi stancamente sul ring, molto dopo che le loro capacità se n’erano andate.
Molti si mettevano in imbarazzo da soli, cercando di fare cose che non erano più in grado di fare.
Era triste vedere tante leggende imboccare quella strada.
Dopo avere visto questo scenario ripetersi tante volte, feci a me stesso la promessa che non avrei tirato per le lunghe la mia carriera quando mi sarei trovato in quella posizione.”

Dopo il suo match con Tenryu, Hansen andò dalla vedova di Baba (che guidava la compagnia dopo la morte del marito) e le disse che intendeva ritirarsi.
Il 28 Gennaio del 2001, dopo essersi operato alle ginocchia e alle spalle, Hansen prese parte alla sua cerimonia di ritiro, durante uno show della All Japan.

 

Nicola

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