WWE Elimination Chamber 2017 Review (12/02/2017) - World of Wrestling

Benvenuti all’appuntamento con la recensione di WWE Elimination Chamber 2017. Spero mi perdoniate se non darò i voti agli incontri ma è un parametro di valutazione che non sono mai riuscito ad abbinare ai match di wrestling: preferisco fare le consuete considerazioni sui match e spero che il mio punto di vista risulti manifesto anche senza bisogno di assegnare dei voti.

Becky Lynch Vs Mickie James

L’evento inizia con uno dei tre incontri femminili della card, quello fra Becky Lynch e Mickie James. Il match si dimostra inizialmente molto tecnico, con un susseguirsi di leve e mosse di sottomissione eseguite molto bene. Se andate a contare i bump nella prima parte del match, vedrete che saranno al massimo uno o due. Nonostante io abbia apprezzato molto l’estrema tecnicità di questa prima parte, dell’incontro, ho notato con un certo dispiacere che il pubblico sembra avere accolto questa fase passata in buona parte al tappeto con non troppo interesse, salvo poi svegliarsi poco dopo. Dopo questa prima fase il match “esplode” e si entra in una fase molto combattuta che guadagna (finalmente) il meritato interesse del pubblico. Come mio solito ho dato una scorsa a vari pareri sul web (non sono il padre eterno e a volte può capitare di perdermi qualche aspetto rilevante) e, nonostante diversi pareri negativi dei fan del WWE Universe, confesso di avere gradito abbastanza questo incontro, che sinceramente mi sembra abbia mostrato i vantaggi che può apportare ad un match da un punto di vista tecnico e dello storytelling, la scelta di affiancare una lottatrice di esperienza ad un giovane (ma ormai, direi, già esploso), talento. Con un finale degno di un buon match, Becky tira fuori un coniglio dal cilindro riuscendo a schienare Mickie dopo una serie di roll-up che ha sottolineato l’incertezza e l’indecisione delle sorti dell’incontro, un elemento che è stato presentato alla perfezione dal primo all’ultimo minuto. Il primo incontro del PPV, almeno secondo la mia modesta opinione, convince molto e, soprattutto grazie alla sua prima parte, dimostra alla perfezione come per fare del buon wrestling non è necessario distruggersi la schiena a suon di bump. A mio parere un buon inizio per la serata.

Dolph Ziggler Vs Apollo Crews & Kalisto

L’evento continua con l’Handicap Match che ha visto Dolph Ziggler affrontare Apollo Crews e Kalisto. O meglio, così sarebbe dovuta andare, ma Dolph Ziggler decide di aggredire Kalisto sullo stage e metterlo momentaneamente fuori gioco, ma su questo ritorneremo dopo. Quello su cui vorrei concentrami è lo scarso interesse che il pubblico ha dedicato al match. Anzi, ad essere sinceri, dagli spalti si sentiva riecheggiare solo qualche coraggioso e sparuto coro, ma ad aver prevalso sono stati il disinteresse e il silenzio degli spettatori. Una reazione, a mio parere, abbastanza esagerata, che non ha tenuto conto della precisione con cui è stato condotto il match: Ziggler ha spezzato il fiato ad Apollo Crews, attaccandolo ripetutamente alle vie respiratorie, anche con l’ausilio delle corde. Arriviamo ora al punto che mi ha lasciato più perplesso il finale. Sarò sincero, non l’ho capito. Il match non era stato trasformato in uno contro uno? Oppure dopo l’attacco iniziale è proseguito con le regole di un Handicap Match nonostante l’assenza di Kalisto? Non lo so, ma Kalisto che sale sul ring e prende il cambio, sinceramente, mi ha lasciato perplesso. Sinceramente, le perplessità continuano quando, dopo l’aggressione post-match perpetrata da Ziggler ai danni dei due avversari, l’arbitro non richiama neppure il suono della campana e aspetta apparentemente troppo prima di chiamare i rinforzi. Arriva un altro arbitro dal backstage e se ne sta fermo per diversi secondi fuori dal ring. Perdonatemi ma la dinamica finale non l’ho proprio capita. A parte questa mia considerazione, detta probabilmente da un’estrema fissazione per i dettagli, sono rimasto tristemente divertito (sì, ridevo per non piangere) nel sentire il pubblico ringraziare Dolph per avere infortunato Apollo Crews. Quando il pubblico reagisce in questo modo è forse il caso di farsi qualche domanda. Sia chiaro che io non sono un booker e non voglio fingere di capirne quanto i membri del team creativo della WWE, ma forse c’è qualcosa da rivedere.

WWE SmackDown Tag Team Championship Turmoil Match

Il terzo incontro è il Turmoil Match valido i titoli di coppia di SmackDown. Stipulazione di certo apprezzata dagli amanti della divisione Tag Team, anche se forse non necessaria data la scarsa credibilità di alcuni contendenti, i Breezango in primis. È sinceramente un match che avrei gradito vedere maggiormente fra le coppie di Raw, show che al momento, parere personale, presenta un numero maggiore di coppie più credibili per una vittoria dei titoli. A parte questa piccola precisamente, è comunque stato un match di buon intrattenimento che ha raggiunto lo scopo di aumentare la credibilità degli American Alpha, nonostante non mi sia apparsa intelligente la scelta di lasciare gli Ascension nel gran finale insieme ai campioni: forse sarebbe stato più credibile mettere gli Usos al loro posto, anche se, secondo me, i gemelli samoani nella discutibile versione heel sono forse uno degli sprechi maggiori del potenziale della divisione di coppia della WWE.

Nikki Bella Vs Natalya

Segue il secondo dei tre match femminili della serata e assistiamo al concretizzarsi della faida fra Nikki Bella e Natalya, fino ad ora tutto fumo e niente arrosto. Chiamatele comare del paese, galline starnazzanti o nel modo che più vi aggrada, ma di certo non si è trattato di un feud con solide basi: il “Tu sei famosa solo grazie al tuo fidanzato” è un tema ricorrente non solo nel mondo del Wrestling ma, più in generale, anche in quello di tutto l’intrattenimento e sinceramente mi è sembrato un piccolo passo indietro in un periodo nel quale la divisione femminile ha presentato match costruiti, in alcuni casi, forse addirittura meglio di quelli dei colleghi maschili. L’incontro inizia con uno stile che, fra grida isteriche e tirate di capelli (ho contato almeno una mezza dozzina di “Non i capelli!” dell’arbitro) ricorda uno stile che sinceramente speravo di non rivedere più. Però, quasi a spezzare queste mie elucubrazioni, il match si fa sempre più duro e, fra Superplex e Sharpshooter, riesce ad attirare l’attenzione del pubblico e, lo ammetto, anche la mia. Il tutto finisce con un doppio count-out che è probabilmente il risultato più azzeccato e che, insieme alla rissa che segue e che vede vincitrice Nikki bella, riesce a regalare, almeno in parte, quelle emozioni che fino ad ora la faida aveva tentato invano (e, ammettiamolo, in modo abbastanza imbarazzante) di trasmettere.

Randy Orton Vs Luke Harper

Si prosegue nella card e si arriva al match fra Randy Orton e Luke Harper. Incontro che sinceramente mi ha stupito in positivo e che ho trovato caratterizzato da una buona dinamicità, caratteristica sicuramente apprezzabile e che, lo ammetto, non mi sarei aspettato di trovare in questo match. Finalmente sto iniziando a ricredermi su Luke Harper, che in questa occasione è stato molto intelligente e preciso nel condurre il match ed è riuscito a guadagnarsi la meritata attenzione del pubblico. Questo feud all’interno della famiglia contro Randy Orton penso che gli stia giovando molto, soprattutto a livello di capacità di story-telling. L’unica pecca, a mio avviso, è l’eccessiva scontentezza della contesa. Mi spiego meglio: se ci fosse stato almeno un minimo dubbio su quale sarebbe potuto essere il vincitore dell’incontro, sicuramente questo match (che, ripeto, è stato gestito molto bene dai due atleti) ci avrebbe potuto regalare qualche emozione in più.

WWE SmackDown Women’s Championship: Alexa Bliss Vs Naomi

Arriviamo così all’ultimo incontro prima dell’Elimination Chamber: si tratta del match valido per il titolo femminile di SmackDown, che vede la campionessa in carica Alexa Bliss contro la sfidante Naomi. Qui, lasciatemi parlare con sincerità, vediamo l’estrema superficialità della maggior parte dei fan italiani. Dopo la vittoria di Naomi, il pubblico presente all’arena intona il coro “You Deserve It” (“Te lo sei meritato”, ndr) e il palazzetto è tutto per lei. I fan italiani, invece, sono per la maggior parte contrariati e trasformano la vittoria di Naomi in una tragedia. Ora, chi scrive è un grande fan di Alexa, quindi sicuramente c’è stato un momento di riflessione per capire che se Naomi meritasse davvero la vittoria del titolo. La risposta è, a mio avviso, sì. Parliamo di una ragazza che è in WWE da ormai un bel po’ di tempo e che ha sempre fatto il suo dovere. Al di là dei gusti personali, ha sempre interpretato bene i ruoli che le sono stati dati e, nonostante da un punto di vista tecnico non sia al livello di alcune delle ragazze giunte con la cosiddetta “Divas Revolution”, si è comunque sempre impegnata per fornire dei match di buon intrattenimento e, nell’ultimo periodo, ha compiuto notevoli miglioramenti. Vuoi anche grazie all’aiuto fornitole dalla nuova caratterizzazione del suo personaggio, che la rende molto carismatica e apprezzata dal pubblico, Naomi è probabilmente giunta a quel punto in cui c’è bisogno di una spintarella per farle fare il salto e darle l’opportunità che merita. In questo senso, penso che la WWE ci abbia visto giusto. Adesso bisogna solo vedere come sarà gestito tutto questo.

WWE World Heavyweight Championship Elimination Chamber Match: John Cena Vs AJ Styles Vs Dean Ambrose Vs The Miz Vs Baron Corbin Vs Bray Wyatt

Si arriva così, finalmente, al Main Event, cioè l’Elimination Chamber Match.

Innanzitutto vorrei fare qualche cenno sulla nuova struttura, rinnovata rispetto a quella precedente. È fortemente innovativa in tutti i suoi aspetti: è più alta e di conseguenza risulta più pratico effettuare manovre lanciandosi dal tetto delle piattaforme laterali, il sistema di apertura è molto più intelligente e presenta meno rischi di inceppamento e le nuove telecamere interne automatiche consentono delle riprese di miglior qualità. Sinceramente, mi stupisce che molte persone si siano lamentate dei tappetini di protezione apposti fuori dal ring in modo da coprire le grate della struttura: ci lamentiamo sempre che la WWE pone poca attenzione alla salvaguardia della salute dei suoi atleti e poi, appena viene fatto qualcosa in proposito, ci scandalizziamo perché “l’Elimination Chamber deve essere più duro”. Va bene, dopo però non lamentatevi se il vostro beniamino di turno alterna un mese di attività a quattro mesi di riposo per infortunio e finisce per ritirarsi presto.

Parlando più in concreto dell’incontro, è stata azzeccata la scelta di far partire subito AJ Styles e John Cena, per far capire che si riprende da dove si era rimasti alla Royal Rumble, con il passaggio di mano della cintura e la successiva ripresa della contesa, questa volta “ampliata” con altri quattro lottatori. Da sottolineare quanto Dean Ambrose, entrato come terzo contendente, sia stato estremamente a suo agio all’interno della struttura, sfruttando le sue potenzialità e offrendo spettacolo allo stato puro. La sua eliminazione, causata formalmente da The Miz ma di fatto da Baron Corbin, apre una contesa con quest’ultimo che sembra indirizzata a trovare il suo culmine a WrestleMania. A questo punto dobbiamo solo aspettare e dire se sarà valsa la pena di averlo eliminato in questo modo. Una menzione la merita anche The Miz, entrato alla fine e protagonista di una fase relativamente breve in cui ha dominato tutti, per poi venire eliminato velocemente da John Cena. Nonostante la sua permanenza in gara sia stata breve, The Miz ha confermato ancora una volta le sue ammirevoli doti da intrattenitore, riuscendo a comunicare emozioni e sentimenti anche se rinchiuso in quella che è stata l’ultima piattaforma laterale ad aprirsi. Ultima considerazione sull’incontro, ho ritenuto saggia la scelta di lasciare AJ Styles e Bray Wyatt come due ultimi wrestlers in gara. Certo, ad essere sinceri la vittoria di Wyatt era molto probabile e prevista da quasi tutti, ma forse proprio per questo la WWE ha deciso di non lasciare il campione in carica in quella che potremmo definire la finalissima dell’Elimination Chamber, in modo da garantire al match quell’incertezza e quella sorpresa necessarie in una stipulazione come questa, almeno nel penultimo schienamento della contesa.

Considerazioni finali

Per concludere, l’evento è ruotato intorno al Main Event ed è ovviamente stato questo a catalizzare l’attenzione del pubblico. Nonostante la vera e propria attrazione della serata sia stata solo una, mi sembrerebbe ingiusto scartare totalmente tutto l’evento. Match sicuramente troppo scontati, ma sinceramente in passato abbiamo chiuso un occhio di fronte a difetti ben peggiori e, tutto sommato, pur non avendo assolto totalmente a quello che dovrebbe essere lo scopo di ogni PPV, cioè stupire e creare nuovi presupposti per il futuro, raggiunto solo per quello che riguarda il match valido per il titolo femminile e per l’Elimination Chamber Match, mi sento comunque di definire l’evento come sufficiente, nella speranza che nei prossimi PPV la WWE riesca a costruire i match in modo più coraggioso, cosa che in questo evento non è successa (salvo le due predette eccezioni) probabilmente per la paura di rovinare la costruzione che il team creativo ha in mente per l’ormai imminente WrestleMania.

Recensione a cura di Edoardo Lolli

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