WWE Fastlane 2017 Review (05/03/2017) - World of Wrestling

Benvenuti all’appuntamento con la recensione di WWE Fastlane 2017. Spero mi perdoniate se non darò i voti agli incontri ma è un parametro di valutazione che non sono mai riuscito ad abbinare ai match di wrestling: preferisco fare le consuete considerazioni sui match e spero che il mio punto di vista risulti manifesto anche senza bisogno di assegnare dei voti.

Sami Zayn Vs Samoa Joe

L’evento si apre con l’incontro fra Sami Zayn e Samoa Joe. Match tutto sommato godibile, con un Samoa Joe che sfrutta la propria imponenza e mette in difficoltà Zayn imponendo il ritmo del match e impedendogli di prendere le redini della contesa, non mancando tuttavia di dimostrare un’agilità e una velocità che è sempre piacevole riscontrare in lottatori della sua stazza (ne è testimone un fulmineo Enziguri Kick, sottolineato anche dai commentatori di lingua originale). Come appena accennato, il match è più che sufficiente, ma resta la forte impressione che i due si siano fortemente limitati e che si siano posti un limite da non superare, in vista di una futura continuazione della faida. Il match, potenzialmente, sarebbe quindi potuto essere molto più elaborato e più interessante, ma accontentiamoci in vista di ulteriori contese fra i due wrestlers.

Raw Tag Team Titles: The Club (c) Vs Enzo Amore and Big Cass

Il secondo match della serata vede in palio i Titoli di Coppia di Raw: da una parte i campioni Luke Gallows e Karl Anderson, dall’altra gli sfidanti Enzo Amore e Big Cass. Match, sinceramente, che quasi nessuno aspettava. Il risultato era ovvio e la contesa è stata portata avanti come tutti gli incontri degli italo-americani: Enzo viene isolato, subisce per tutto il match, Big Cass entra e fa piazza pulita ma nel finale Enzo viene nuovamente isolato e subisce il conteggio di tre dopo una scorrettezza degli avversari. Sinceramente, a parere di chi scrive non c’è molto altro da dire. Non era un match di cui si sentiva la necessità e la divisione tag team dello show rosso non sembra essere in gran forma e, soprattutto, ha l’aria di essere eccessivamente stagnante. Probabilmente c’è bisogno di una ventata di aria fresca e non penso sia poi così pessimista affermare che, probabilmente, solo il prossimo draft riuscirà a darla.

Sasha Banks Vs Nia Jax

Il terzo incontro dello show è la prima contesa femminile della card e vede Sasha Banks contro Nia Jax, probabilmente in vista di un Fatal 4-Way Match a WrestleMania. Il match in per sé non sarebbe neanche disastroso, d’altronde il carisma e l’esperienza di Sasha Banks si fanno sentire e l’ex campionessa riesce a guidare l’avversaria in un incontro che, oggettivamente parlando, un senso ce l’ha. Il problema è, però, che questo senso è lo stesso dei due match precedenti: piccolo contro grande, Davide contro Golia (d’altronde nel match di coppia Enzo Amore è stato sul ring per l’80% del tempo). Tre match con questa costruzione uno dietro l’altro risultano eccessivamente monotoni e la visione di questo incontro è stata rovinata da un senso di noia che, leggendo in giro per il web, mi sembra essere stato riscontrato da buona parte dei fan. Quindi, in conclusione, le due atlete hanno, tutto sommato, fatto il loro lavoro, ma si tratta di un altro match (quasi) a caso e, almeno a parere di chi scrive, inserito nella card in modo non appropriato.

Cesaro Vs Jinder Mahal e Big Show Vs Rusev w/Lana

Seguono i match di Cesaro contro Jinder Mahal e di Big Show contro Rusev, accompagnato da Lana. Di questi due match parlerò insieme, visto che altrimenti dovrei ripetere all’incirca le stesse cose. I due incontri, se considerati fuori dal contesto, non sono così disastrosi come hanno dichiarato, in preda al furore, centinaia di fan specializzati in polemica estrema; in particolar modo il primo, grazie ad un Cesaro che, metaforicamente parlando, ha preso Jinder Mahal per la manina e lo ha accompagnato dall’inizio alla fine. Il problema, però, è proprio il contesto dei due match e la domanda che sorge è: “Ce n’era davvero bisogno?”. In altre parole, qual è il motivo per il quale questi due incontri sono stati inseriti nella card? Riempitivo? Dispiacere nel lasciare fuori dall’evento Cesaro e un Big Show in bella forma? Non saprei quale sia l’ipotesi più realistica, ma il risultato è che questi due match hanno semplicemente appesantito una card forse già fin troppo piena e, siamo sinceri, probabilmente sarebbero stati molto meglio all’interno di una puntata di Raw.

WWE Cruiserweight Title: Neville (c) Vs Jack Gallagher

Il sesto incontro dell’evento è uno dei due match più accattivanti e interessanti di tutta la card, forse addirittura il migliore. Si tratta della contesa valida per il Titolo dei Pesi Leggeri, che vede il campione in carica Neville difendere la propria cintura dall’attacco di Jack Gallagher. Nelle scorse recensioni ho ribadito più volte come la divisione dei pesi leggeri non sia riuscita, almeno per il momento, a catturare l’attenzione del pubblico, vuoi per incontri inseriti in contesti dove l’attenzione cade per forza di cose su altri match, vuoi per la scarsa elaborazione di diversi personaggi. Questa volta, però, è successo l’esatto contrario ed è forse questo il match più emozionante di tutta la serata, con i due atleti che hanno costruito una contesa perfetta sono tutti i punti di vista: dall’aspetto tecnico allo storytelling, dalle manovre aeree all’interazione con il pubblico. Questo incontro, inserito poco dopo la metà della card, aiuta a “risvegliare” il pubblico e si presenta come il primo davvero degno di un PPV. Una menzione particolare va a Jack Gallagher, uno dei pochi pesi leggeri a presentare un personaggio praticamente perfetto, almeno secondo la mia modesta opinione. Ovviamente non è da meno un Neville che, in versione Heel, convince sicuramente molto di più rispetto alla precedente versione Face.

Roman Reigns Vs Braun Strowman

Segue il match fra Roman Reigns e Braun Strowman, il migliore incontro della serata insieme a quello dei pesi leggeri, forse anche solo per il fatto che è stata una delle poche contese di questo PPV ad avere una qualche costruzione alle spalle. In mezzo ad un susseguirsi di match nati dal nulla, lo scontro fra Reigns e Strowman, riesce se non altro a trovare un senso e a porsi come punto determinante di una faida che, seppur raffazzonata e nata quasi per caso, riesce comunque a dare un perché all’incontro. I due wrestlers riescono a costruire un match molto duro, che, è da ammettere, riesce a catturare l’interesse del pubblico. Strappa un sorriso (ironico) il pubblico che ringrazia Strowman nei momenti in cui è quest’ultimo a sembrare in vantaggio. Tecnicamente non dovrebbe andare così, ma è pur sempre una reazione e, dopo un susseguirsi di match praticamente ignorati dal pubblico (fatta eccezione per quello dei pesi leggeri) ci si può accontentare.

Raw Women’s Championship: Bayley (c) Vs Charlotte Flair

Il penultimo incontro dello show vede Bayley difendere il Titolo Femminile di Raw contro la precedente campionessa Charlotte. Nonostante le diverse critiche rivolte da molti fan a questo match, sarebbe ingiusto descriverlo in modo totalmente negativo. La contesa, di per sé, è stata interessante ed entrambe le atlete hanno mostrato le doti che già da tempo hanno dato prova di possedere. I problemi maggiori sono due. Il primo è che, sinceramente, non si sentiva la necessità di questo incontro, almeno non in questo momento: dopo così poco tempo dall’ultimo scontro fra le due lottatrici e a così breve distanza da WrestleMania, questo match assume semplicemente i connotati di “conferma” di Bayley come campionessa e non aggiunge nulla di nuovo. O, meglio, non lo aggiungerebbe se non fosse per l’intervento di Sasha Banks, ed è qui che rileva il secondo problema. L’intervento della Boss va, almeno a parere di chi scrive, a minare alle fondamenta il regno di Bayley, riducendone la credibilità e andando paradossalmente a supportare le accuse di Charlotte, creando una strana situazione in cui la precedente detentrice del titolo, per quanto possa sembrare assurdo, ha effettivamente ragione. L’intervento di Sasha è stato probabilmente orchestrato per predisporre un Fatal 4-Way Match a WrestleMania e conferma l’impressione che la WWE stia organizzando il tutto per chiudere definitivamente la questione fra le attuali lottatrici di Raw allo Showcase of the Immortals, in modo da rimescolare poi le carte con il successivo draft.

WWE Universal Championship: Kevin Owens (c) Vs Goldberg

Si  arriva così all’ultimo match dell’evento, che vede Kevin Owens contro Goldberg con il WWE Universal Championship in palio.

Inutile sottolineare che quanto successo (cioè Chris Jericho che interviene subito distraendo Owens e Goldberg che ne approfitta chiudendo l’incontro in pochi istanti e conquistando così il titolo) ha scatenato l’inferno sul web. Come al solito, si sono delineati i due soliti schieramenti: da una parte quelli che, per qualche strano motivo, faticano ancora a capire che, volente o nolente, sono proprio i part-timer a fare il tutto esaurito a WrestleMania e, dall’altro, chi si erge a strenuo difensore delle politiche della WWE e taccia di incompetenza chiunque provi a far notare che continuare a vedere main event di PPV della durata di venti secondi è parecchio frustrante.

Qui, in realtà, il discorso è molto ma molto più complesso di quello che può sembrare a prima vista e non può di certo essere ridotto ad un “Che schifo, non guardo più la WWE” (commento che in questi giorni sta andando di moda) o ad un “Be’, è un business e hanno fatto bene” (il business in questione è quello dell’intrattenimento, quindi se uno non gradisce lo spettacolo proposto, non vedo perché non dovrebbe esternarlo).

Vorrei però aprire una piccola parentesi: criticare le scelte della WWE è legittimo, ma sarebbe logico aspettarselo da chi, ecco la parola che vi farà scandalizzare, PAGA per vedere lo spettacolo offerto dalla WWE. Se uno, invece di comprare i PPV su Sky o invece di iscriversi al WWE Network, scarica i PPV illegalmente, perché pretende poi che la propria opinione venga presa in considerazione?

Chiusa questa piccola parentesi, forse sarebbe il caso di allontanarsi un attimo e di guardare le cose da una prospettiva più ampia. Mi spiego meglio: vedere Owens che perde in ventidue secondi è sicuramente uno spettacolo osceno. Vedere Goldberg che continua a vincere senza, tuttavia, lottare (e questa è la realtà dei fatti) è sicuramente estremamente fastidioso, soprattutto perché continua ad accadere nei main event dei PPV… però, e qui c’è un però, dobbiamo considerare che siamo in vista di WrestleMania. Questo che cosa significa? Significa che la WWE ha sfruttato questo PPV per quello che è, cioè un mero evento di transizione. Che quanto sia successo è effettivamente fastidioso è sicuro, ma, parliamo sinceramente, davvero esiste qualcuno che si aspettava qualcosa di diverso da Fastlane? Davvero qualcuno pensa che FastLane possa, vista la sua estrema vicinanza a WrestleMania, essere qualcosa di più rispetto a una semplice serata in cui la WWE fa quanto è necessario per creare i presupposti per lo Showcase of the Immortals?

Sia chiaro, qui non si sta dicendo che la WWE abbia fatto bene. Il sottoscritto, appena terminato il PPV, ha lanciato il tablet sul divano (sì, stavo guardando l’evento sul WWE Network) e si è allontanato con una sonora imprecazione. Sta di fatto, però, che sembra una reazione ingenua continuare a lamentarsi per giorni e giorni, quando la cosa migliore da fare è probabilmente archiviare quanto successo e concentrarsi sull’imminente WrestleMania.

Per concludere, si è trattato di un PPV di transizione di cui sicuramente non serberemo memoria e che ha presentato match in buona parte senza costruzione, fatta qualche eccezione. C’era bisogno di creare determinati presupposti in vista di WrestleMania e quasi tutto il PPV è stato piegato a questa necessità. Le polemiche su quanto successo si sono già sprecate e non è lo scopo di queste recensioni gettare benzina sul fuoco, quindi non penso che ci sia altro da aggiungere su un PPV che, sinceramente, esiste solo per non lasciare un buco fra l’Elimination Chamber e WrestleMania.

Recensione a cura di Edoardo Lolli

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